IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO - LA VIA DEI ROMEI
LA VIA DEI ROMEI, L'EREDE DELLA ROMANA VIA POPILIA
Questa antica strada collegava le regioni dell'Europa orientale a Roma, passando anche dalla costiera adriatica. Superate quindi Venezia e Ravenna, ci si addentrava nell'Appennino. Da Ravenna i pellegrini medievali avevano diverse opportunità per proseguire verso la città di San Pietro. Questo percorso permetteva inoltre ai devoti viaggiatori di raggiungere gli imbarchi della Puglia per la Terra Santa o il Santuario di S. Michele sul Monte Gargano. I Romei potevano provenire da vari luoghi della cristianità medievale e, fin dal 784, una lettera del Papa a Carlo Magno segnalava l'esistenza di un ricovero per pellegrini Romei a Galeata. Durante il Medioevo essi viaggiavano seguendo i percorsi interni, dal ferrarese fino a Faenza, anziché lungo il litorale, all'epoca ancora malsano, trovando il conforto e l'ospitalità delle comunità monastiche che incontravano lungo il cammino. La prima era quella benedettina di Pomposa, quindi - discendendo- i pellegrini trovavano Comacchio, mentre verso Ravenna a Sant'Alberto, il Monastero omonimo in Insula Parei rappresentava il riferimento per coloro che si dirigevano a Ravenna.
DA RAVENNA ALL'APPENNINO
Appena fuori Ravenna, si visita la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, situata in aperta campagna: al suo interno vengono conservati pregevoli sarcofagi del V e VI sec. e magnifici mosaici databili fra il VI e il VII sec.. Nei pressi della Basilica si estende la pineta di Classe.
Dopodichè si può scegliere di procedere da un lato verso Cesena lungo la Via del Dismano e dall'altro verso Forlì lungo l'attuale Ravegnana. Entrambi i percorsi sono costellati di antiche pievi di campagna.
Un ulteriore tragitto, verso l'entroterra, conduce dal Delta del Po a Faenza. Esso conduce dapprima a Ferrara: una sosta di due o tre giorni consente di approfondire la conoscenza della città estense. Da Ferrara i pellegrini procedevano a piedi fino ad Argenta, quindi si servivano delle imbarcazioni per giungere fino al margine meridionale delle paludi.
Lungo il percorso si incontrano la Pieve di S. Maria in Fabriago e la Pieve di S. Pietro in Sylvis a Bagnacavallo. Eretta nel VII secolo, è una delle pievi meglio conservate del Ravennate. La dedica rimanda alla presenza di un'antica foresta, al cui limitare si trovava la pieve. A questo punto si inizia a varcare lo spartiacque dell'Appennino, che offre diverse opportunità.
ITINERARI FRA LE VALLI
A Faenza il turista può visitare il MIC, il Duomo, Palazzo Mazzolani, la Cattedrale, la Pinacoteca e la Chiesa della Commenda. Dall'antica "Faventia", il viaggiatore può scegliere tre alternative, in base alle direttrici vallive del Senio, del Lamone e del Tramazzo.
Tappe di riferimento del primo percorso sono Riolo Terme e Casola Valsenio, quindi Palazzuolo in territorio toscano. L'antico borgo di Riolo Terme era già noto ai romani per le qualità curative delle sue acque; Casola Valsenio presenta varie attrattive: la Rocca di Monte Battaglia, il Giardino Officinale e, ad appena 2 Km dal centro il Cardello, risalente forse all'XI secolo.
Il secondo percorso parte da Brisighella, dove si visiteranno la duecentesca Torre dell'Orologio, la Collegiata, la Chiesa dell'Osservanza (1525), la Rocca Manfrediana e Veneziana che si compone del cosiddetto "Torrione Veneziano" (XVI secolo) e dell'antico "Torricino" (1300) e la curiosa sopraelevata Via del Borgo, altrimenti detta Via degli Asini. Anche Brisighella è famosa, sin dall'epoca romana, per le sue acque termali.
Il terzo percorso attraverso la Valle del Marzeno ha come centri di riferimento Modigliana e Tredozio: la prima dal X secolo patria della famiglia dei Guidi e quindi al centro di importanti eventi storici, Tredozio invece era già nota al tempo dei Romei per la Pieve di San Michele.
Da Forlì si diramavano, all'epoca dei pellegrini medievali, altre tre strade che conducevano i fedeli in Toscana, quindi a Roma:la prima attraversa la Valle del Montone toccando Terra del Sole e Castrocaro, rinomato centro termale immerso nel verde; la seconda attraversa la Valle del Rabbi che ha come riferimenti principali Predappio e Premilcuore; infine la terza attraversa la Valle del Bidente che conduceva al passo dei Mandrioli e da qui ad Arezzo in territorio toscano.
COME ARRIVARE
Per Ravenna, casello autostradale A14 Ravenna. La città dista 74 Km da Bologna, 136 Km da Firenze, 285 Km da Milano, 366 Km da Roma.
Per Forlì, casello autostradale A14 Forlì. La città dista 63 Km da Bologna, 109 Km da Firenze, 282 Km da Milano, 354 Km da Roma.
LA VIA ROMEA NONANTOLANA: TRA STORIA E NATURA FINO A FANANO
Nell'Alto Medioevo la Via Romea Nonantolana collegava Nonantola a Fanano e attraverso una serie di sentieri giungeva a Roma. La conseguente espansione verso oriente, oltre il Reno, dei Longobardi, indusse all'esigenza di riorganizzare la rete viaria allo scopo di raggiungere più agevolmente l'Italia centrale. L'opera venne iniziata da re Astolfo che cedette il territorio di Fanano al cognato Anselmo, il quale, vestito l'abito monacale, fondò nel 749 il Monastero e l'Ospizio benedettini di Fanano, importanti riferimenti per i pellegrini lungo il crinale appenninico. Tre anni dopo, nel 752 Anselmo fondò un Monastero a Nonantola, destinato a divenire il nodo del nuovo sistema viario.
Nella Val di Lamola (attuale Ospitale) venne in seguito costruito un importante Ospizio, mentre altri "posti tappa" furono creati lungo il percorso, come Ospitaletto a Marano, il cui nome è testimonianza del ruolo avuto da questa località lungo il percorso.
Con la decadenza di Nonantola e l'avanzare delle potenze rivali di Modena e Bologna, si smembrò l'unità territoriale. Nonostante la frammentazione del percorso, un antico tracciato nei pressi di Fanano veniva ancora utilizzato in età feudale divenendo la "Mutina Pistoria".
La Via Romea Nonantolana nelle sue varie tappe è segnalato per tutti i 115 Km e adatto sia al trekking sia alla mountain bike. Il percorso è stato inoltre arricchito con il posizionamento di 10 sculture, sul tema del pellegrinaggio, realizzate nel corso del XV Simposio Internazionale della Scultura su Pietra di Fanano.
Il percorso escursionistico ha inizio a Nonantola, lungo tratti di strada dalle ampie panoramiche sulla sottostante Valle del Panaro, su Marano e sulla Torre della Chiesa di Festà. La piccola borgata di Denzano è tutta raccolta attorno all'antica Pieve del XII secolo. Usciti dal centro, si trovano le omonime Salse, dove si osserva un fenomeno simile a quello delle Salse di Nirano: emissioni di fanghi ed acque melmose fredde sospinte verso l'alto da idrocarburi.
Si prosegue quindi per il centro di Ospitaletto per visitare la sua Parrocchiale, qui il verde si fa particolarmente suggestivo e si può avvistare anche il monte Cimone, mentre scendendo fra ginestre e roverelle, si può godere la veduta dei Sassi di Roccamalatina.
Raggiunta la Provinciale si arriva a un'importante tappa: la Pieve di Coscogno intitolata a Sant'Apollinare. Si procede fra i coltivi con una magnifica vista sulla valle del fosso di Benedello. Nel vicino borgo di Niviano è possibile vedere la Torre, che doveva risalire all'XI secolo, e un bell'Oratorio seicentesco; a Lavacchio i famosi murales.
Situata nei pressi del monte Cimone, Sestola merita una sosta il suo caratteristico borgo medievale. La Torre dell'Orologio ospita il Museo della Civiltà Montanara e il Museo degli Strumenti Musicali Meccanici. Nelle vicinanze l'Oratorio romanico di S. Biagio è circondato dal silenzio e dalla solitudine dei boschi che le fanno da cornice, e il passo del Lupo, sede del Giardino Botanico "Esperia", un "museo" ecologico sulla flora locale ed alpina.

A pochi Km si incontra Fanano, nodo nevralgico della Via Romea Nonantolana, nonché centro dotato di un ricco patrimonio artistico, come il Parco Urbano di Sculture in Pietra, un museo all'aperto che accoglie 213 sculture realizzate nel corso dei diversi simposi di scultura.
Si procede quindi verso Ospitale. Per gli amanti delle escursioni naturalistiche, ci troviamo nell'area del Parco del Frignano, il lago Scaffaiolo e il lago Pratignano fino a giungere uno dei tratti meglio conservati e più affascinanti della Romea, fra boschi e praterie.
COME ARRIVARE
Casello autostradale A1 Modena, quindi si prende la SS 255 per Nonantola. Modena dista 39 Km da Bologna, 130 Km da Firenze, 170 Km da Milano, 404 Km da Roma.


GENERALITÀ DELLA VIA DEI ROMEI

PR Il tratto Adriatico dell'antica Via Francigena, dal XI secolo in poi, prese anche il nome di Via Romea per indicare la destinazione finale: Roma.


Con il termine "Romeo" si designavano tutti coloro che compivano un viaggio di penitenza verso la Città Santa. I pellegrini viaggiavano a piedi o su animali da soma, portando le "Insegne del pellegrinaggio" cioè la chiave per San Pietro a Roma.


I Romei non aprirono nuove strade, ma utlizzarono le "direttrici" create dai romani e talvolta modificate, per motivi militari, dai Goti, Bizantini e Longobardi.


La via partiva dal Brennero, percorreva il Veneto e la Romagna. A Faenza, Forlì e Cesena prendeva diverse ramificazioni per attraversare gli Appennini e giungere in Toscana. Da Forlì, i percorsi dei pellegrini attraversavano la Valle del Montone, la Valle del Tramazzo e la Valle del Bidente.


Nella Valle del Montone, Castrocaro Terme è già presente in documenti che risalgono al 1035 d.c. Da qui, il percorso proseguiva per Dovadola, Rocca San Casciano fino a San Benedetto in Alpe dove si univa al percorso che partiva dalla Valle del Tramazzo, cioè da Modigliana e Tredozio, per arrivare in Toscana.




Il territorio della Valle del Bidente è citato in diverse fonti medioevali. La prima città che si incontrava eraMeldola, si proseguiva poi per Cusercoli, Galeata, Santa Sofia, Campigna.

ITINERARIO DETTAGLIATO
La posizione di Forlì è caratterizzata dall' unione di almeno due strade provenienti dall' Italia Centrale che percorrevano le valli del Montone e del Rabbi. Particolarmente interessante da visitare è la Basilica di San Mercuriale, nata nel IX secolo come monastero benedettino sul luogo di sepoltura del protovescovo Mercuriale. Fu ricostruita negli anni 1178-1235, a tre navate e ampliata alla fine del XV e nel XVI sec. Nel sesto decennio del XII secolo passò alla congregazione vallombrosana.


Partendo da Forlì, dopo circa 10 km della strada statale 67, si incontra l' antica Castrum-Cari, Castrocaro Terme. La cittadina ha origini antiche. Lungo il percorso i pellegrini incontravano la Fortezza, l'imponente Castello, considerato uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medioevale.


Modigliana si trova nella valle parallela a quella del Lamone (il percorso che da Faenza risaliva il Lamone in direzione Marradi), la Valle del Tramazzo - Marzeno, anch' essa utilzzata dai pellegrini. Modigliana è una cittadina ricca di storia, patria fin dal X secolo dei Conti Guidi. Al tempo dei pellegrini esistevano una "Roccaccia", ora un rudere, e il Palazzo Pretorio, costruito nel XII secolo dai Conti Guidi.


Proseguendo per circa 10 km, si arriva a Tredozio, altro borgo antico suggestivo, compreso nel territorio gestito dai Conti Guidi. L' edificio più importante è la Pieve di San Michele, originaria del XII secolo e già conosciuta all' epoca dei romei.


Un' altra via che i Romei potevano percorrere, partendo da Forlì, attraversava il territorio della Valle del Bidente. Allora come oggi, (la strada statale odierna è la 310 del Bidente), Meldola è la prima cittadina che i pellegrini incontravano sul loro percorso. La cittadina ha origini romane ed era dotata di un "Castrum Meldule", un fortilizio sul quale nel secolo XV il Signore di Rimini, Malatesta Novello, fece costruire una parte della rocca.


Proseguendo sulla strada statale 310 del Bidente, a circa 25 km da Forlì, si incontra Cusercoli. Anche questa cittadina possedeva una rocca conosciuta già dal XII secolo e costruita su una prima fortificazione romana di cui resta un muro di pietra a secco.


Dopo Cusercoli, a circa 30 Km da Forlì, la Valle del Bidente si allarga e nella conca sorge Galeata.

Nel Palazzo Pretorio c'è il Museo Civico "Monsignor Domenico Mabrini" dedicato al religioso che nella prima parte del Novecento si adoperò per il recupero e la salvaguardia delle memorie di Galeata. Il Museo raccoglie reperti archeologici della zona e dell' area dell' antica città romana di "Mevaniola" .


A circa 3,5 km da Galeata sorge la Abbazia di Sant' Ellero. A partire dal V secolo, la chiesa faceva parte dell' importante monastero di S. Ellero. La potente abbazia esercitò nel corso dei secoli una grande influenza politica e spirituale sulla valle del Bidente. Nella cripta è conservato il sarcofago del Santo, tuttora meta di pellegrinaggi. L' abbazia è raggiungibile attraverso l' antico sentiero dei pellegrini: al giorno d' oggi si percorre la Via II Giugno, da Galeata, seguendo le edicole della Via Crucis.


Santa Sofia si trova alle sponde opposte del Bidente, a circa 40 km da Forlì. Attraverso la parte più antica del borgo si sale fino alle case costruite sui bastioni dell' antico castello. Da lì, i pellegrini arrivavano a Bagno di Romagna, attraversando l'Alta Valle del Savio. In questo luogo la Via dei Romei che partiva da Forlì si univa con quella che partiva da Cesena. Da Bagno di Romagna, percorrendo l' attuale strada statale 71 della Valle del Savio, si sale fino al Passo dei Mandrioli e si arriva in Toscana.


STORIA
Le strade degli antichi pellegrini
Il pellegrinaggio a Roma durante il medioevo era una delle tre peregrinationes maiores insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela, ma conobbe il suo massimo impulso a partire dal 1300, anno del primo Giubileo cristiano. Tra le vie più utilizzate dagli antichi pellegrini vi era il percorso che dal Brennero scendeva nel Veneto e in Romagna, per proseguire attraverso i valichi appenninici verso la Città Eterna.

Gli storici hanno tuttavia rinunciato al tentativo di individuare un unico itinerario battuto dai viaggiatori medievali. I documenti ci mostrano infatti come il mutamento dei corsi d'acqua, le trasformazioni politiche, la creazione o l'abbandono di insediamenti e luoghi di culto modificassero nel tempo i percorsi e le strade rispetto all'età romana.

Inoltre, per raggiungere gli stessi luoghi, accanto a strade sempre trafficate come la via Emilia, i pellegrini e i mercanti utilizzavano percorsi alternativi che presentavano caratteristiche più convenienti per ragione di natura economica - esenzione da pedaggi o tasse di transito, nuovi mercati - o di natura religiosa per via della presenza di culti di santi o di reliquie che acquistavano un credito crescente. Pertanto gli studiosi oggi preferiscono parlare di "aree di strada" o di "fascio di strade".

Molti dei nostri Romei, una volta giunti a Venezia, utilizzavano la città come scalo. Per chi arrivava dalla Padania occidentale e dal Centro Europa attraverso il Brennero una possibilità poi era quella di utilizzare il Po come via d'acqua.

Fra la laguna di Venezia e Ravenna, attraverso il Delta del Po, i romani avevano costruito verso il 132 a.C. la via consolare Popilia. Ma dopo la crisi dell'impero quella strada era stata lasciata andare e paludi malsane si erano impadronite della zona. Il tracciato ricominciò ad essere utilizzato solo a partire dal '400, sicchè al tempo del medioevo le alternative più importanti divennero le vie d'acqua interne che avevano in Ferrara Argenta e Ravenna i porti fondamentali del tragitto, peraltro già conosciuto ai romani.

L'asse itinerario di base del percorso era il Po di Primaro - che portava a canali e fiumi minori fino al mare - con le vastissime paludi che fiancheggiavano il suo basso corso. Questo percorso fu praticato da personaggi illustri, come gli imperatori della casa di Sassonia, da Ottone I a Ottone III.

Un'altra alternativa per compiere il tratto tra Venezia e Ravenna era costituita dalla navigazione lungo la costa adriatica.

L'Emilia Romagna ha caratteristiche geografiche molto semplici: una costa, una fascia di pianura attraversata dalla via Emilia e infine, verso il confine con la Toscana, una serie di colline e di montagne via via più elevate. Una volta raggiunta la via Emilia - ci fossero arrivati dalla costa adriatica o piuttosto dal Po - i viaggiatori medievali diretti a Roma dovevano per forza incamminarsi in lenta salita per valicare l'Appennino, nei suoi diversi tratti.

Chi volesse, poteva invece scegliere di proseguire il viaggio via mare alla volta della Puglia e quindi della Terrasanta, imbarcandosi dal porto di Rimini.



LE AVVENTURE DI VIAGGIO MEDIEVALI
I pellegrini in cammino verso la Città Eterna provenienti da ogni luogo della cristianità erano chiamati Romei, letteralmente, "coloro che sono diretti a Roma". Molte erano le motivazioni che spingevano uomini e donne nel medioevo a mettersi in viaggio.
Se le fonti dell'epoca tendono a presentarci il viaggiatore come pellegrino alla ricerca di santuari dove pregare per la salvezza propria e dei propri cari, tuttavia le stesse fonti ecclesiastiche mettono in luce come i pellegrini fossero spesso accompagnati da quella curiosità di conoscere il vasto mondo che è più o meno insita in ogni essere umano.
Ad essi si mescolavano spesso i mercanti, che continuarono ad assicurare merci rare e di lusso, anche nei periodi in cui le economie locali tendevano alla sussistenza. La Romagna, zona di passaggio naturale, vide quindi sempre transiti di pellegrini padani o transalpini che lungo la costa si recavano a Roma o al famoso santuario di San Michele del monte Gargano.
Ma la Romagna fu anche zona di transito dei mercanti che, soprattutto a partire dall'età comunale, trasportavano dalla pianura romagnola grano e altri prodotti agricoli, e dalla montagna appenninica legname verso la Toscana. Le vie d'acqua interne o le rotte dell'Adriatico videro poi sempre le navi veneziane distribuire le preziose merci bizantine.
Un'altra categoria un po' particolare di viaggiatori si affiancava poi alle precedenti: quella degli studenti, che sempre più numerosi percorrevano le strade d'Europa dal XII secolo, attirati dalla fama delle Università italiane, quella bolognese prima fra tutte. Ad essi si aggiunsero i "clerici vagantes" che si allontanavano dal loro monastero con dubbi intenti di arricchimento culturale e spirituale ma in realtà per insofferenza della vita monotona in un luogo ristretto.
Viaggiare era pericoloso e scomodo. Spesso i mercanti e i pellegrini preferivano accordarsi con altri che seguissero almeno una parte del percorso per aiutarsi reciprocamente e vincere così la noia e le insidie del lungo camminare.
Gli atti criminali e le raccolte di novelle infatti sono pieni di storie, vere o immaginate, di misteriosi compagni di viaggio incontrati lungo la strada e rivelatisi poi complici di malfattori, ladri e assassini loro stessi o, peggio, inviati del demonio per portare alla perdizione il malcapitato che si era fidato di loro.
Le strade erano dunque spesso i veicoli del mistero, dell'emarginazione sociale o dell'intervento soprannaturale malefico; del turbamento insomma dell'ordine positivo della società.
Contro questa pericolosa smania di viaggiare, di allontanarsi dal mondo noto e rassicurante, si leveranno voci di ecclesiastici autorevoli, preoccupati della perdizione spirituale e materiale in cui poteva incorrere il pellegrino.
• Emilia
• Modena
• Bologna
I TRASPORTI E L'OSPITALITÀ NEL MEDIOEVO
Lungo le tratte dove gli acquitrini avevano cancellato le vie terrestri, il modo più importante di viaggiare nel Medioevo era quello di spostarsi per acque interne su piccole barche, con poco pescaggio, a fondo piatto, adatte alla navigazione fluviale.
I trasferimenti potevano essere effettuati anche solo parzialmente per via d'acqua, là dove le strade erano in cattive condizioni o le paludi avevano cancellato le vie di terra. E questa era la situazione del vasto Delta padano e delle paludi attorno che fiancheggiavano tutto il suo basso corso.
Dove le strade romane invece si erano conservate, nelle zone più asciutte, collinari e montane, gli uomini del medioevo di solito si spostavano a piedi o su animali da soma. Le persone anziane e le nobildonne utilizzavano i carri trainati da buoi oppure le portantine.
Soltanto nobili ed ecclesiastici viaggiavano a cavallo, un mezzo delicato e costoso, simbolo di elevato stato sociale. Anche i mercanti preferivano gli animali da soma, più maneggevoli e veloci dei carri e in grado di superare pendenze maggiori, sebbene non fossero in grado di trasportare grossi carichi.
I viaggi di penitenza o di devozione dovevano però ricevere la benedizione di un sacerdote ed essere compiuti a piedi, quindi avendo con sé il minimo bagaglio possibile: il bastone per aiutarsi e difendersi, un recipiente per l'acqua e poco altro e una quantità di denaro che non invogliasse ladri e banditi.
Lungo i percorsi l'ospitalità era garantita da istituti caritativi: gli "ospedali per pellegrini". Gli "hospitalia" potevano essere autonomi oppure annessi a monasteri, pievi, cattedrali. Secondo il precetto evangelico, qui venivano forniti il riposo per la notte, acqua e un giaciglio che variava da un po' di paglia per terra fino a un letto, magari in comune con altri. Per gli indigenti, l'ospitalità era gratuita. Per i benestanti, si chiedeva un'elemosina o la promessa di un lascito testamentario.
Di solito erano collocati a una giornata di viaggio l'uno dall'altro, e si trovavano sempre nei pressi di un punto particolarmente difficile e pericoloso. Agli Hospitalia era demandata anche la cura del relativo tratto di strada.
Con il crescere dei traffici commerciali, nel basso Medioevo, rinacquero o si rinvigorì l'ospitalità a pagamento. La nuova imprenditorialità degli osti e dei locandieri segnalata nelle fonti bassomedievali è lontana erede di quella romana che punteggiava le grandi strade consolari dando luogo a toponimi come Tavernelle, Tavernuzze e simili.
In alcune di queste osterie, ritenute nei primi secoli del Cristianesimo ricettacoli di ogni vizio e proibite agli ecclesiastici, si poteva solo mangiare e bere, mentre in altre grandi letti potevano ospitare diverse persone.
Non va dimenticato infine che i ricchi e i potenti potevano richiedere ospitalità ai loro sottoposti, ma solo per tre giorni, alle aziende agrarie di loro proprietà oppure presso i parenti o presso i monasteri di famiglia.
• Ferrara

 

   
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