IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
IL SENTIERO FRANCESCANO PER LA PACE

OLTRE IL SENTIERO
Lo scenario naturale in mezzo al quale rivive la sacralità francescana del Sentiero Assisi-Gubbio è un completamento molto significativo per chi percorra le rotte del Giubileo, e anche un'opportunità senza pari per il visitatore dell'Umbria meno impegnato in una direzione penitenziale.
Nell'uno e nell'altro caso, il Sentiero, pur così esteso e paradigmatico, ha il grande pregio aggiunto di non esaurire in se stesso la carica spirituale che gli deriva dall'eredità lasciatavi da san Francesco.
La profonda energia di un uomo che attraversa le fasi più delicate della sua "conversione" oltrepassa i confini stessi del cammino materialmente inteso e si espande, nelle forme più varie, verso altri luoghi, altra natura, altri monumenti, altri itinerari.
Procedendo verso nuove destinazioni comunque adeguate al senso del sacro, si potrà di nuovo attraversare questa terra umbra confortati in ogni senso dai messaggi che è stato possibile cogliere lungo il Sentiero.
Con questo spirito, si propongono qui alcune mete che, dislocate all'interno di un percorso ideale, permetteranno di spostarsi dal Lago Trasimeno alla "Valle Spoletana", entro, cioè, un'area molto vasta del territorio provinciale. Sono vecchi insediamenti, ville, chiese non più officiate in cui ferve una sempre gradevole attività, anche ricettiva, garantita dalla Provincia di Perugia per mezzo di opportuni restauri.
Sono soste di un itinerario talvolta casuale, ricavabili magari all'interno delle più differenti intenzioni di viaggio, ipotesi accessorie a lato di tour già strutturati.
Ma vale la pena tenerne conto, se si vuole andare più al centro della natura e della sacralità, della bellezza e dell'intensità della realtà umbra.


Il sentiero tra Assisi e Gubbio, da tutti riconosciuto come emblematicamente francescano, si intitola al nome di san Francesco non solo per il fatto che egli lo compì molte volte con i suoi frati per recarsi alla Verna, ma anche, e forse soprattutto, perché è al centro di un episodio fondamentale della sua giovinezza. Quando, nel 1206, egli riconsegnò al padre tutti i beni terreni per chiudere in questa forma la citazione giudiziaria intentatagli da Bernardone di fronte al Vescovo Guido, si trovò in un momento di grande esaltazione spirituale e di grave difficoltà contingente. Solo e vestito di una specie di saio, partì alla volta di Gubbio, città in cui poteva contare sull'amicizia di Giacomo Spadalonga per poter riprendere con maggior vigore la sua opera di conversione, di servizio degli altri e di ricostruzione materiale e spirituale della chiesa. Il suo cammino in direzione di Gubbio è narrato succintamente dai biografi e la storiografia contemporanea con un lavoro di composizione delle fonti è riuscita a delineare il percorso di quel viaggio lungo un tracciato ancora in parte esistente. Così, oggi, il "Sentiero francescano della pace" pur sempre primo tratto del percorso che unisce Assisi alla Verna e che verrà completato quanto prima può essere riproposto in tutte le sue valenze mistico-religiose, storico-architetoniche e paesaggistico-ambientali in grado di orientare quel cammino verso la pace - non sempre facile e scontato - al quale è dedicato. In ciò, del resto, lo stesso insegnamento di san Francesco è davvero prezioso in quanto vuole avvertirci che nessuna conquista della pace è definitiva, ma è sempre tale da rimetterci in discussione - e in marcia - nel momento in cui ci proponiamo di affermarla.
Giulio Cozzari
Presidente della Provincia di Perugia


CENTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE TRA I POPOLI
Principi ispiratori e finalità del Sentiero francescano Assisi - Valfabbrica - Gubbio

Il Sentiero della Pace unisce le città di Assisi e Gubbio sviluppandosi lungo il tracciato che Francesco percorse verso Gubbio, dopo la rinuncia ai beni paterni fatta al Vescovo Guido nella piazza di Assisi. Questa via, che Francesco ha percorso tante volte con la pace di Dio nel cuore e innalzando canti di lode al Padre Comune di tutte le creature, vuole costituire un simbolo universale di Pace tra uomini di tutte le confessioni e di tutte le razze, e tra l'uomo e il creato, divenendo un segno di grande valore per un nuovo umanesimo, e per una nuova civiltà dell'amore e della pace. Testimonianza dell'atteggiamento di Francesco verso il mondo e le creature, il Sentiero vuole ispirare e rafforzare i valori di semplicità, di umiltà, di contatto con la natura e di fraternità con tutto il creato, divenendo luogo di letizia spirituale e testimonianza di un nuovo tempo d'amore. Percorribile a piedi, a cavallo e in bicicletta, con esclusione di qualsiasi mezzo a motore, il Sentiero della Pace, si propone la fedeltà all'itinerario storico percorso da San Francesco dopo la rinuncia ai beni del padre Bernardone; l'eliminazione delle situazioni di conflitto con la viabilità ordinaria e con le aree compromesse; la salvaguardia e il rispetto del paesaggio e delle zone circostanti. Concepito per essere una significativa opportunità di conoscenza e d'approfondimento del messaggio francescano - amore per Dio e per tutte le creature, semplicità, umiltà, frugalità, moderazione, povertà, solidarietà - il Sentiero offre una preziosa occasione per un'esperienza di preghiera, di meditazione, di riflessione e di scoperta di sé, proponendosi come un gioioso momento di contatto con la natura, d'incontro tra persone di culture, razze e religioni diverse, e come elemento di riflessione sul valore della pace come perdono, comprensione, tolleranza e giustizia, e sui tempi e sui modi di realizzazione di tutto questo. Altre importanti finalità del Sentiero della Pace sono il recupero strutturale e funzionale di tutti i monumenti francescani posti lungo il percorso: Caprignone, Vallingegno, San Pietro in Vigneto, San Lazzaro, Vittorina ed altri; l'utilizzazione dei monumenti francescani e dei fabbricati adiacenti più significativi dal punto di vista storico, culturale e architettonico, per raccogliere le testimonianze di pace di tutto il mondo, al fine di consentire l'agevole trasmissione del messaggio di cui ogni singola testimonianza è portatrice; l'individuazione dei siti più idonei per la dislocazione, in piena armonia con il paesaggio circostante, di servizi essenziali per quanti percorreranno il sentiero, quali piazzole di sosta e di meditazione, fontanelle e servizi igienici, e infine la collocazione lungo il tracciato, sempre in stretta armonia e compatibilità con l'ambiente, di semplici ed artistici messaggi e simboli francescani legati al Cantico delle Creature e ai Fioretti. Per tutto ciò, inoltre, sarà necessario sia predisporre un coordinamento e una vigilanza in merito alle iniziative economiche che verranno proposte per valorizzare l'idea - facendo in modo di prevenire e avversare ogni speculazione economica che contrasti lo spirito dell'iniziativa e tenda a compromettere l'immagine e le finalità dell'opera - sia approntare un rigido regolamento per la gestione di tutte le attività.

Ulteriori informazioni sulle iniziative collegate all'Evento Giubilare, sono reperibili sui seguenti siti:
Umbria 2000
La Santa Sede



PRIMO TRATTO DELL'ITINERARIO: ASSISI - PIEVE SAN NICOLÒ

Dopo la rinuncia ai beni paterni di fronte al vescovo Guido, alla fine dell'inverno del 1206 (1207, secondo certi storici), san Francesco abbandona la sua città. Il viaggio non sembra avere una destinazione: egli "se ne va per una selva", dice il biografo. In realtà, alla fine del racconto del Celano, il santo sarà arrivato a Gubbio. Certissimi sono, dunque, il luogo di partenza (il vescovado di Assisi), i fatti accaduti lungo la via, il punto d'arrivo (il fondaco di Spadalonga a Gubbio), il tipo di attività svolto in questa città (l'assistenza ai lebbrosi). Verosimilmente le tappe di un simile tragitto possono essere ripercorse tenendo presente la strada per Valfabbrica e Gubbio che - ci informa Fortini - aveva inizio, in Assisi, dalla Porta di Murorupto inferiore, non lontano dall'attuale Porta san Giacomo. E' ipotizzabile che per dirigersi verso questa strada e arrivare da Pieve San Nicolò, alle porte di Valfabbrica, nella località detta "Il Pioppo", san Francesco, anche per gli ostacoli della neve testimoniati dai biografi, non abbia seguito un itinerario regolare, ma che, rivestito della natura divina dell'atto appena compiuto, abbia consentito al suo corpo quella peregrinazione indifferente a uomini e cose dalla quale lo avrebbe ridestato solo la ripresa di un antico canto.
Non più ricchezze immediate, ma neppure più scandali, non più il peso dell'ascesa sociale, ma neppure più il giogo della vergogna, non più la piazza ma neppure un antro dove nascondere il proprio smarrimento. E' interminabile il silenzio che regna in questa città dopo lo strepito del giorno. Il peso sul cuore è come quello di una grande nevicata, dovuto a fiocchi leggerissimi e impalpabili, che da soli non infastidirebbero le piume di un uccello ma che sovrapposti e composti possono spezzare rami robusti, i tetti del ricco non meno che le fradice coperture dei tuguri.
Ma in tanti altri sensi questa grande neve che ancora insiste su Assisi e oltre le sue mura pare non essere caduta per caso. Essa è si un peso, l'emblema di un peso spirituale ma sta anche a dire, a mano a mano che si scoglie, che saremo alleggeriti di quel peso, liberi di andare, di parlare di nuovo, di alzare al cielo le mani non più intirizzite.
Allora la neve sarà un bel ricordo, ridotta all'esplosione del suo candore, orlo e trama di gelo sulle cose che piano piano ricompaiono, irruenza dell'acqua in cui si stempera il rigore invernale.
San Francesco è già al di là dei suoi passi, un torrente in piena nel disgelo della città che attraversa, delle mura che costeggia, del viaggio che è cominciato.



SECONDO TRATTO DELL'ITINERARIO: PIEVE SAN NICOLÒ - VALFABBRICA


Uscito dal bosco, in cui a lungo ha cantato "le lodi di Dio in francese" (Celano), san Francesco è ormai vicino all'importante borgo fortilizio di Valfabbrica. Al "Pioppo", dove il bosco finiva, cominciavano i campi coltivati intorno al castello e, circa mezzo chilometro dopo questo, a sinistra della strada per la Barcaccia e Gubbio, si ergeva il monastero benedettino dal quale dipendeva il fortilizio. Secondo Fortini, che dà il giusto risalto alla Legenda versificata di Enrico Abricense, al "Pioppo" era avvenuta l'aggressione dei ladroni e al monastero di Valfabbrica occorre ascrivere la cattiva ospitalità dei monaci.
Da quanto tempo non ha più parole, San Francesco, per creatura umana, in quale angustia è sepolta la sua voce? Se il suo silenzio, quand'era rimasto in città, sapeva di selva, di brusio proveniente dal fondo di una selva, ora che il bosco non finisce di avvolgerlo e che piccoli rumori ogni tanto - un ramo spezzato, un battito d'ali, un guaito - scuotono il suo corpo dal torpore in cui l'ha lasciato la lotta vittoriosa con il padre terreno, ora, ora per un attimo stupisce nel sentirsi di nuovo uscire qualcosa di bocca, qualcosa che pare non provenire da lui stesso ma da un angolo del bosco o da uno squarcio azzurro fra gli alberi sopra la sua testa.
Anche il passo, d'improvviso, è più franco, sembra che più cose si raccolgano intorno a lui. Con l'esca del canto il cielo l'ha ripreso nei suoi confidenti colloqui d'amore.



TERZO TRATTO DELL'ITINERARIO: Valfabbrica - Coccorano

Durante il viaggio, secondo l'Abricense, san Francesco capitò nel disgelo e trovò una sorta di ricovero in un monastero - forse quello di Valfabbrica - "assediato dalle acque".
Proseguì, quando le condizioni lo permisero, per Gubbio, passando il Chiascio alla Barcaccia e risalendo la via sotto Coccorano.Il castello di Coccorano era dì proprietà della famiglia Bigazzini di Gubbio,"amica del santo dai tempi delle sue ricchezze terrene"(A.R. Vagnarelli).
Si cammina ancora, in mezzo ai campi diventati palude. Quando bisogna attraversarlo nel punto chiamato "Barcaccia", il Chiascio sembra essere anche lui un pezzo di palude, solo più profondo e ribollente. A monte e a valle, le sue anse sono come sparite, sommerse da un costante acquitrino. Melma ancora quando sì sbarca e, per proseguire, in certi tratti bisogna risalire la scarpata. Il baluardo dì Coccorano, castello che aveva avuto in familiarità e la cui ospitalità non aveva disdegnato, appare a san Francesco un monumento della sua giovinezza divenuto improvvisamente silenzioso. Se qualcuno, dì lassù, lo riconoscesse e lo chiamasse, come potrebbero, lui e l'altro, onorarsi dì nuova amicizia se non perdendo nel vuoto ì rispettivi sguardi?



QUARTO TRATTO DELL'ITINERARIO: COCCORANO - BISCINA

Ancora un castello è il riferimento di san Francesco in questo tratto del suo percorso. Non è un fortilizio qualunque, quel castello di Biscina che ancora è un feudo della contea di Coccorano, ma che ben presto sarà sottomesso da Perugia e poi passerà a potenti famiglie, come i Gabrielli, i Montefeltro, i della Porta. Sulla collina di Biscina, nodale punto di controllo di ogni strategia politico - militare, passa il confine tra "i comuni di Gubbio e di Valfabbrica e si situa l'argine del ducato spoletino"(A.R. Vagnarelli).
Il fiume, adesso, ha un corso così tortuoso e anse così sviluppate che non riesce a confondersi con i campi che ha inondato. Basta farsi tornare alla mente questa sua forma di "biscia" per sapere che si è giunti a ridosso del castello di Biscina, per ricordare che questo castello e il suo colle devono avere preso il loro nome proprio dal guizzante serpente che là sotto si dimena. Che nome augurale per una fortezza costruita in un punto che nessuno vorrebbe cedere e che tutti vorrebbero avere, che può appartenere ad ognuno pur sfuggendo dì volta in volta a tutti! Effimera è la gloria dei confini, se tali devono rimanere passando per le mani di signori e briganti. Non resta a san Francesco che portare il suo cuore sul punto più alto della fortezza e lì, come se fosse di pura aria, lasciarlo attraversare dallo sguardo e dalla lancia dì ogni contendente, così che ogni offesa cada nel vuoto e non si debba fare altro che contemplare il mondo tanto ampio.



QUINTO TRATTO DELL'ITINERARIO: BISCINA - VALLINGEGNO

Molti storici hanno sostenuto che san Francesco fu aggredito presso Caprignone e che il monastero in cui trovò asilo fu quello di San Verecondo di Vallingegno. Certo è che, dovunque siano localizzabili gli avvenimenti narrati dal Celano, in questo tratto del Sentiero e nel raggio di pochi chilometri sono riuniti monumenti fondamentali per il francescanesimo: è da ricordare, oltre la chiesa di Caprignone e l'Abbazia di Vallingegno, l'eremo di San Pietro in Vigneto.
Tutti questi insediamenti religiosi sono sorti su preesistenze pagane, a testimonianza di un rinnovamento spirituale che si impone sulle antiche fedi e che tocca i suoi vertici nella vita comunitaria della chiesa. Proprio nei dintorni di Vallingegno si tenne il primo capitolo generale dei francescani fuori Assisi.
La disperazione degli uomini si è manifestata in questo viaggio come aveva detto la voce celeste e come il biografo avrebbe trascritto: "affinché sia compagna della sua povertà la pace nel cammino infestato da insidie e solo il velo della carne lo separi ormai dalla visione di Dio".
Non erano dei disperati i briganti? E non hanno essi tratto con il corpo di san Francesco, mentre il suo spirito era altrove, al di sopra delle sue stesse parole, dei suoi atti, sospeso nel suo "itinerarium in Deum"?
Niente è ciò che stato fatto al suo corpo, tutto viveva già in una dimensione di riscatto e di perdono. Il ponte tra il corpo e lo spirito sta in quelle parole di annuncio, credenziale divina e insieme umana vertigine: io sono "l'Araldo del Gran Re". I luoghi sono confidenti, ormai, lo sono le pietre della terra e il colore del cielo. La chiesa é il corpo che sarà ripreso, quando lo spirito avrà raggiunto la sua meta. La chiesa sarà ogni pietra che i frati porteranno, quando essi, nello spirito, non sentiranno più la pesantezza di nessuna pietra.



SESTO TRATTO DELL'ITINERARIO: VALLINGEGNO - FASSIA

Ormai poco distante da Gubbio, nei pressi della via principale, san Francesco attraversa i luoghi nei quali molti pellegrini si concentravano per avere ospitalità e cura fuori delle mura. In quei luoghi, ben presto, sarebbero sorti due veri e propri ospedali: Santa Maria di Fonte Salice o Montebaroncello e Santa Maria Maddalena di Fassia. Luoghi di dolore e di pietà, confini tra un'assistenza in qualche modo garantita e una meno scontata verso chi in tutto è "minore": i lebbrosi.
La strada che procede verso Gubbio sulla cima di svelte colline ha abbandonato ormai da tempo la prossimità del fiume. La vista di questo si allontana lentamente; il Chiascio è ripreso e racchiuso nella sua valle talmente in fondo rispetto all'altezza su cui si cammina che le voci giungono solo nell'eco. Tutto il cammino è nascosto dietro i tornanti fatti per salire a Vallingegno, passi faticosi ripresi già dalla storia. San Francesco non celebra il peso che si è lasciato alle spalle, non enfatizza il suo coraggio. Se dovesse dire, ammetterebbe che la storia è sanguinaria ad Assisi come a Gubbio, in ognuna di queste terre che affiorano dalle valli o vi si immergono. Cosa, dunque, troverà a Gubbio che, pur reimmergendolo nella storia, lo libererà da essa e così libererà anche, nello spirito, il povero sofferente per la lebbra e il ricco ammalato? Oh si, il perdono!


SETTIMO TRATTO DELL'ITINERARIO: FASSIA - GUBBIO

Alle porte di Gubbio c'era il lebbrosario di San Lazzaro. Da lì si raggiungeva la città, ipoteticamente come san Francesco, entrando dall'attuale porta di San Pietro.
All'inizio del XIII secolo il Campus Mercatalis, dove san Francesco incontra Giacomello Spadalonga, era "un'ampia area inedificata esterna alla cinta muraria"(A.R. Vagnarelli). Sul fondaco dello Spadalonga, intorno al 1240, saranno costruiti la chiesa e il convento di San Francesco ma inizialmente i francescani si erano stabiliti alle porte della città nella piccola chiesa di Santa Maria della Vittoria - o Vittorina - che san Francesco aveva ottenuto nel 1213 dai benedettini di San Pietro. In un certo senso, il viaggio verso Gubbio termina con l'incontro fra il santo e il suo amico dì un tempo. Tuttavia, il successivo impegno del santo verso i lebbrosi - raccontato in sequenza dal Celano - sta a indicare che la meta ultima di un così lungo tragitto coincide non tanto con un'ospitalità ricevuta da san Francesco, quanto con quell'assistenza che egli stesso si è operato a dare a chi molto più di lui ammalato ne aveva bisogno.
Il coraggio del cavaliere, la gaiezza del cantore hanno ripreso il sopravvento nell'animo di san Francesco. L'estasi del percorso è stata così intensa da vincere ogni cupezza, da mitigare ogni sofferenza, da rendere indulgente all'affronto ogni comportamento del santo. Anche adesso, la conversione è così penetrante che sembra a san Francesco o dì non essere mai partito da Assisi o di aver compiuto un percorso tanto lungo nell'attimo dì un volo, quale può sognarlo l'uomo che deliri per la febbre. E febbre è questa - calore di un corpo ravvivato dalla neve, brivido che serpeggia sulle membra accaldate per l'afa - che avvicina san Francesco alla sua meta, le mura dl Gubbio, sotto le quali una grande piazza formicola per il mercato.
Prima l'indifferenza della gente, poi qualcuno che lo nota, si ferma e ferma gli altri. Prima un silenzio senza limiti, ma brevissimo, poi la voce dell'amico che lo chiama a sé.Mentre la piazza s'infervora di nuovo, la febbre di fan Francesco è diventata un tepore indescrivibile, che ha sapore di primavera e ti fa muovere - labbra e mani - come in una preghiera da recitare con chi in tutto è "minore".



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