I TESORI DI CORCIANO
PACE E BELLEZZA: I TESORI DI CORCIANO
di Laura Fratini

Poesia di Corciano

“Al centro di cinque collinette che vestite di ulivi si tengono per mano, davanti al verde e materno Monte Malbe, sta Corciano. Chi non lo conosce non sa che sia bellezza umbra, pace umbra; non dico la bellezza troppo nota di Perugia, Assisi, Orvieto, Montefalco, Gubbio, dico la bellezza e la pace intima della regione, fatta essenzialmente di semplicità, e di quella povertà che san Francesco elevò a poesia.
Corciano è ancora tutto raccolto a tondo nel suo anello di pietra grezza, fermato dal torrione di porta Santa Maria, ed alza anche lui (come ogni paese che abbia storia) le sue due torri “torre d’imperio e torre di preghiera” (…)
Dalla cerchia delle sue mura, perfettamente conservate, non domina, contempla un panorama che si stende dalla vetta azzurra dell’Amiata alle ondulazioni di Marsciano e di Todi, dalle curve pacatamente digradanti sul Trasimeno fra Castel Rigone e Montecolognola, alla asprezza nuda di Monte Tezio e di Monte Acuto. Ed ha questa particolarità: per un lungo raggio in terra umbra, non c’è paese dove non appaia qualche punto che appartiene al panorama di Corciano, e dove un corcianese non possa dire con sorpresa e orgoglio: “Questo si vede anche da noi!”.

Maria Sticco (ottobre 1949).

Il borgo medioevale di Corciano, a circa 12 km da Perugia, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Insieme ad altri 21 piccoli centri storici dell’ Umbria, Corciano è uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Questo paese racchiude in sé tutto il fascino discreto, sobrio, non esibito, di un'Italia minore, nascosta e spesso poco conosciuta.
Personalmente ho avuto il privilegio di recarmi giornalmente, per alcuni anni, in questo splendido paese essendo docente presso la locale scuola media ”Benedetto Bonfigli”. Hanno fatto parte, dunque, del mio vissuto quotidiano quei vicoli, quell’armonia architettonica, quelle scalinate, quella solitudine, quei silenzi, quegli angoli preziosi e sorprendenti che me ne hanno fatto apprezzare e respirare, in ogni momento, una particolare intensa spiritualità.
A Corciano i muri di pietra sono ricoperti di gelsomini e tanti sono gli scorci fioriti creati dai corcianesi per valorizzare e arricchire tanta bellezza…
Non dimentico quelle mattine autunnali nebbiose in cui, arrivando in macchina, venivo puntualmente sorpresa dall’emergere del profilo del paese che si stagliava alto nel sole. E poi ancora, quando nel periodo degli esami, in un clima già estivo, dalle finestre aperte si poteva ascoltare netto e chiaro il canto delle cicale…
Qualche giorno fa mi è capitato di ritornare a Corciano e, all’ingresso del paese, la mia attenzione è stata attirata dall’insegna, ovviamente vista molte volte un precedenza, di una via intitolata a Maria Sticco (1891–1981) scrittrice.
Forse non tutti la conoscono. Sì, Maria Sticco. “Chi era costei”?...
Questa illustre corcianese nacque il 23 novembre 1891, la madre era una contessa Oddi Baldeschi, il padre un colonnello medico.
Da considerarsi figura di primo piano nel mondo cattolico italiano: laica fortemente impegnata, scrittrice di successo e docente universitaria di valore, ha condiviso fin dall’inizio le vicende dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove per quaranta anni ha insegnato Lingua e Letteratura italiana. Ispirata al più genuino spirito francescano, è rimasta sempre legata alla sua terra, a cui ha dedicato numerosi scritti. L’ideale francescano la incantava e pochi hanno saputo come lei esplorarne e apprezzarne la profondità. Parlando della regola francescana affermava: “Mi piace perché è una regola democratica, che concede larga parte all’iniziativa individuale.”
La sua vasta opera letteraria ha celebrato ideali religiosi, di probità morale e di impegno sociale a fianco dei più deboli.
Si possono citare, tra tanti altri, lavori quali: “Pensiero e poesia in San Bernardino da Siena” (1945); “Lettura del Machiavelli”; “La poesia religiosa del Risorgimento”; “Il romanzo italiano del Novecento”; “Una donna tra due secoli”; “Padre Gemelli: appunti per la biografia di un uomo difficile”.
Ha scritto anche una celebre biografia di San Francesco d’Assisi (1926), testo che, giunto alla trentaduesima edizione, è entrato di diritto tra i classici della letteratura francescana.
Maria Sticco muore a Milano il 17 Marzo 1981 ed è sepolta nel cimitero di Perugia.

La “poesia di Corciano” che precede questa mia lettera è tratta da un prezioso volumetto della Sticco, “ Segreto di Assisi”. In questo testo, l’autrice ha fissato le sue emozioni e le sue note più ispirate e, nel quadro e nello spirito del più autentico francescanesimo, gli accenti narrativi del tutto personali del suo stile, molto spesso permeato di poesia.
“I mantelli di san Francesco”, “Sant’Antonio al Monte”, “Segreto di Assisi”, “Ritorno a Roma con San Francesco”, questi sono alcuni dei titoli dei quindici bozzetti dei quali si compone il volumetto in ognuno dei quali vibra e scorre lo spirito del santo…
“Poesia di Corciano” è un bozzetto di nove pagine in cui la Sticco, attraverso un commosso lirismo, “vive” e “canta” la bellezza, la grazia, la solitudine, la serenità della “sua” Corciano.
Non mancano tuttavia anche riferimenti alla storia nobile del suo amato borgo ed ecco allora che affiorano citazioni relative all’origine di Corciano, al suo periodo medioevale testimoniato dalla chiesa francescana, riferimenti all’Umanesimo con il gonfalone del Bonfigli e la tavola del Caporali e altro ancora…
Il volume contiene anche un capitolo molto speciale, diverso dagli altri: il “Taccuino di un pastore”. Si tratta di un diario vero e proprio lasciato da un pastore anglicano, al passaggio del fronte nel 1944, nella casa in cui era stato ospitato, nei pressi di Corciano, ed è un’acuta osservazione sugli usi religiosi del contado in quell’epoca…interessantissimo!
Mi sento di incoraggiare alla ricerca e alla lettura dei testi di questa illustre corcianese per la qualità rilevante e il valore delle sue opere. L’occasione di questa “lettera” mi ha dato l’opportunità di ri-prendere e rileggere “Sete d’infinito”- quasi un’autobiografia di Maria Sticco, opera “corposa” (700 pagine) la cui prefazione recita:
Mi riprende quel rodìo che sentivo da giovane,
come se mi mancasse qualche cosa.
Allora pensavo che mi mancava l’amore.
Soffrivo di non essere amata.
Ora, provando lo stesso vuoto,
capisco che mi mancava e mi manca qualcosa d’altro:
l’infinito.
Si, è sete d’infinito quella che mi strugge.

Maria Sticco (dicembre 1976).


 

   
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