LA FUNIVIA DI GUBBIO
LA FUNIVIA NEL NOME DI DANTE
di Domenico Corucci

Nel 1958 durante il viaggio di ritorno da Thann in Francia in occasione del gemellaggio con quella cittadina, la delegazione eugubina era tutta in due automobili: Fernando Nuti con il sindaco Giuseppe Bei Clementi e con Gioacchino Uccellani con il ragioniere capo del Comune Luigi Fiorucci che fungeva anche da autista. Sull’altra auto c'erano Armando Andreoli, Zeno Cipiciani, Carmine Farneti e Mons. Origene Rogari.
Racconteranno nei mesi successivi che avevano visto una funivia arrampicarsi sui pendii alpini, forse in Svizzera. E avevano cominciato a sognare: pensa che bello se anche a Gubbio…
Probabilmente fu così che, in occasione dell’VIII centenario della morte di S.Ubaldo, in alcuni eugubini si fece strada il progetto di rendere più agevole la salita al Monte Ingino con una funivia, magari solo per andare su alla Basilica del Santo Patrono più spesso durante l’anno o per una più laica passeggiata nel bosco.
Un colle fino allora scalato sì ma con fatica, soprattutto se gli anni si facevano sentire, con qualche automobile e… di corsa per la Festa dei Ceri.
Se ne cominciò a parlare: “Possiamo andare su senza fatica quando ci pare, ma quanto costa, dove troviamo i soldi, certo lassù d’estate è fresco, chissà che panorama salendo. Ma i soldi...”.
Fu aperta una pubblica sottoscrizione cui aderirono oltre duecento persone, versando tra 5 mila lire a qualche milione a seconda delle proprie capacità.
Ne nacque una società di capitali. Per 22 milioni, che poi divennero quasi 40 con i piloni e le strade d’accesso, in un anno la Ditta Marchisio di Torino la costruì, dai 532 metri di altitudine nel cuore di Gubbio fino agli 803 della Basilica.
Arrivò qualche aiuto dalle istituzioni, in particolare 6 milioni di lire dal ministro Zaccagnini su interessamento degli onorevoli Malfatti e Baldelli, ed il 16 novembre 1959 fu firmato l’atto costitutivo della società proprietaria.
Il Comune fece la sua parte sottoscrivendo azioni per 2 milioni complessivi. Fu agevole costruire i piloni sul Monte Ingino, che era stato spogliato delle sue piante durante la guerra: proprio allora si stava procedendo al rimboschimento,
Il 3 dicembre 1960, benedetta da Mons. Beniamino Ubaldi, la funivia tra Gubbio ed il Santuario cominciò a trasportare passeggeri.
Si chiamò Funivia “Colle Eletto” perché Dante Alighieri in persona aveva scelto il nome nel versi del XI canto del Paradiso, dove scrive:
Intra Tupino e l’acqua che discende
del Colle Eletto del Beato Ubaldo,
fertile costa…
All’inaugurazione c’erano tutti gli eugubini. Il biglietto costava duecento lire e la prima a salire fu una bambina, Letizia Ducci. Si racconta che durante l’ascesa verso la basilica qualcuno perse un ponte dentario provvisorio. Altri, ombrelli, cappelli, occhiali, ma quei cestelli di un celeste chiaro un po’ fuori luogo furono in tanti a volerli provare e tutti li chiamarono “buzzi”.
Da quei cestelli in rete, poi rinforzati con una grata, qualcuno, magari alticcio, sarà anche inciampato salendo o scendendo. Ma ogni aneddoto fa parte ormai del fascino e della storia della Funivia Colle Eletto.
Domenico Corucci
Il sito della funivia: www.funiviagubbio.it


 

   
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