ECCELLENZE IN UMBRIA : LA CERAMICA
LA CERAMICA

L'arte della ceramica concerne la fabbricazione dei prodotti formati di terra, foggiati a mano o meccanicamente, e cotti. La parola è derivata dal nome greco dell'argilla ed è passata nelle lingue moderne nel senso in cui i Latini adoperavano fictilis, cioè per indicare ogni oggetto fatto di argilla. Secondo tale accezione originaria, conservata in molte lingue moderne, la ceramica comprende il vasellame, le statue e statuette e gli elementi da costruzione. Tali oggetti riescono diversi nei riguardi tecnici:
a) in dipendenza della varia natura della terra e degli ingredienti talora aggiunti a formare l'impasto, varietà che richiedono appropriato grado di calore;
b) secondo l'eventuale loro rivestimento, nei riguardi ornamentali, secondo l''eventuale tipo di decorazione. Materia prima essenziale è impasto ottenuto dalle mescolanza, con adeguata quantità di acqua, di argilla (v), allo stato naturale o corretta da altre sostanze, il quale offra plasticità e coesione sufficienti.


L'impasto

Il primo prodotto crudo, già relativamente rassodato ( si dice allora verde), poi appositamente essiccato, deve essere sottoposto all'azione del fuoco che contrae l'impasto terroso (pasta) messo in opera, lo indurisce, lo fissa in forma permanente, e secondo la composizione chimica, lo trasforma più o meno intensamente e ne cambia anche il colore; a differenza di quello che avviene nell'affine arte di vetro, non lo fonde ( il che deformerebbe il prodotto); lo porta per talune varietà ceramiche ad un principio di vetrificazione. A cottura subita, gl'impasti possono essere considerati o secondo il diverso grado di compattezza o secondo il colore acquistato; questi differenti risultati possono già servire per una prima classificazione delle paste ceramiche, perché ogni classe di prodotti ha proprie caratteristiche fondamentali; si hanno così ceramiche a paste porosa o a pasta compatta; a pasta colorata o a pasta bianca. Però una classificazione definitiva deve tener conto di un'altro elemento che nella gran parte dei casi è costitutivo di un dato tipo di ceramica, cioè del rivestimento.


Terracotta

La più semplice espressione della ceramica si trova negli oggetti formati di solo impasto: cioè di terracotta, che è anche il nome dato alla prima grande classe di una divisione razionale della produzione: cioè a tutti i manufatti di una argilla, che cuoce porosa e colorata e senza applicazione di rivestimento ( dal mattone al comune vaso da giardino, dalla statuetta alle terracotta ornamentale). Ma la necessità dell'uso e il sentimento estetico hanno suggerito fin dai tempi remotissimi (v. oltre) l'adozione di un processo correttivo della porosità e del colore della pasta mediante l'applicazione di un involucro, più o meno spesso, trasparente od opaco, che tolga la permeabilità alle paste tenere, dia levigatezza a quelle dure, dissimuli col proprio colore il corpo di quelle argille che non cuociono in bianco.


Il rivestimento

A parte il rivestimento alcalino impiegato dai ceramisti dell'antichità e l'ingobbio terroso, formato da un vello bianco di terra ( da noi detta di Siena o di Vicenza) da applicarsi sul verde e richiedente a sua volta un secondo involucro impermeabile (bianchetto si disse e si dice ancora in tante officine d'Italia e fu usato specialmente per le ceramiche da ornare con graffiti) gli altri rivestimenti si possono ridurre a due tipi : le vernici e gli smalti. Le prime sono trasparenti e di esse quella a base di piombo (vernice piombifera) si suol dire anche vetrina o cristallina ed è propria delle paste tenere perché fonde a temperatura relativamente bassa; quelle boraciche e feldspatiche si dicono piuttosto coperta e son più proprie delle porcellane, perchè fondenti a un più alto punto di temperatura. Degli smalti, più noto e comunemente usato è quello bianco,brillante, opacificato dall'ossido di stagno, che forma il classico rivestimento della maiolica . Ambedue queste specie si possono tingere con colori vetrificabili, dovuti a ossidi metallici, i quali, uniti ai necessari fondenti, secondo la temperatura e l'atmosfera del forno (ossidante o riducente), si comportano in modo diverso e danno quindi diverso effetto.


La pittura

Anche la pittura o l'ornato a colore è, nella maggior parte dei casi, dato da colori vetrificabili dovuti a codesti ossidi. Secondo la temperatura che devono subire, i colori si dicono a piccolo fuoco o a fuoco di muffola ( da applicarsi soltano sui rivestimenti: circa 600°) e a gran fuoco ( da applicarsi sotto e dentro i rivestimenti da 900° a 970° e oltre). Il nome dei rivestimenti vaga tutt'ora incerto non solo fra la lingua e lingua, ma anche in italiano. Quelli di tipo vetroso son detti comunemente in fr. glacure;sp. vidriado;ted. Glasur; ing. glaze; termini, che, nella loro vasta comprensione, mal trovano riscontro nella voce invetriatura, che dovrebbe limitarsi a indicare i rivestimenti a smalti colorati (tipo dell Robbia: quindi terrecotte invetriate). Il rivestimento terroso ( che richiede un successivo involucro metallico per dare impermeabilità all'oggetto),detto da noi ingobbio, bianchetto, mezzamaiolica (voce questa che denota piuutosto una fase intermedia fra le due tecniche, con l'aggiunta cioè di una piccola quantità di ossido di stagno per rendere più ricco l'ingobbio),vein detto in fr. engobe,sp. englaba, ted. Halbamiolika, ing. slip. Se alla teraccotta comune (detta in questo caso biscotto) si applica un rivestimento,si produce la seconda grande classe delle ceramiche, quelle delle faenze, la cui varietà più nota è la maiolica. Le altre sue suddivisioni corrispondono ai vari tipi di rivestimento (terrosa o metallico,opaco o trasparente).


Argille speciali

L'impiego di argille appropriate e di speciali ingredienti ci dà la produzione delle altre grandi classi ceramiche, quali il gres (v.);fr.grès; sp. gres, sp. Steinzeug, ing. stonware), che ha una pasta compatta, generalmente colorata (anche bianca e l'opacità lo differenzia allora dalla porcellana, che è translucida), cuoce ad alta temperatura è può essere o no rivestito; la terraglia (v. fr. faience fine,terra de pipe, cailloutage; sp. loza fine, loza inglesa; ted. Steingut; ing. earthenware), che cuoce a pasta bianca ed è di varia compattezza, richiedendo così o una vernice piombifera o una coperta secondo la temperatura alla quale viene portata; la porcellana (v.)fr. porcelaine; sp. porcelana; ted. Porzellan; ingl. porcelain, China), che cuoce ad alta temperatura, a pasta bianca, compatta e richiede una coperta. Allorché si produce senza rivestimento (specialmente in piccoli oggetti d'arte) e imita la grana del marmo, si chiama alla francese, biscuit (sp. bizcocho). L'insieme del vasellame da tavola e da cucina prende il nome collettivo di stoviglie, il quale indica più l'uso che la materia (cfr. il lat.testum; fr. poterie; sp. vajilla; ing. pottery; ted. Topferei)







La ceramica etrusca
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La ceramica etrusca nativa, alla metà dell'VIII secolo a.C., era caratterizzata da argille grossolane, da vasi fatti a mano e cotti in modo approssimativo. Il materiale utilizzato, fino a tutto il IX secolo a.C., fu esclusivamente l'impasto. La conoscenza dei procedimenti greci, presumibilmente attraverso artigiani immigrati, introdusse una migliore depurazione dei materiali di partenza, l'uso del tornio veloce e il controllo della cottura. Le abbondanti importazioni greche venivano imitate o adattate insieme alle forme metalliche e ai modelli decorativi orientali. Allo stesso tempo, si mantenevano le vecchie tradizioni e la ceramica prodotta in territorio etrusco giunse a coprire una gamma molto varia di livelli qualitativi.
I prodotti a fondo chiaro (dovuto al colore dell'argilla o alla presenza dell'ingubbio) si distinguono da quelli a fondo scuro del tipo denominato bucchero, il cui apogeo si pone tra il secondo quarto del VII e la metà del VI secolo a.C. e in cui la pittura è scarsamente presente e la decorazione è data da rilievi e incisioni.
La prima ceramica etrusca dipinta a fondo chiaro è la ceramica etrusco-geometrica. A seguito della dominazione del mercato da parte della ceramica corinzia, e in seguito da parte della ceramica attica a figure nere, si sviluppano la ceramica etrusco-corinzia, intorno al 630 a.C. e, poco prima della metà del VI secolo a.C., la ceramica etrusca a figure nere. Al periodo delle figure nere appartengono due classi ceramiche compatte e di qualità superiore, la localizzazione delle quali è discussa ma che sono più propriamente classificate come greche: la ceramica calcidese, ormai prevalentemente localizzata nella zona di Rhegion, e le idrie ceretane, prodotte da un'unica bottega da localizzarsi sicuramente in Etruria, ma condotta da ceramografi greco-orientali. Tra le ceramiche fabbricate in Etruria, e ritenute prodotti di artigiani greco-orientali immigrati, sono stati classificati anche il Gruppo Campana e il Gruppo Northampton. Le figure nere etrusche finiscono alla metà del V secolo a.C. quando la ceramografia locale si volge alle figure rosse. La tecnica a figure rosse, in terra etrusca, sopravvisse, per un certo periodo, alla fine dello stile consumatosi nella patria originaria.
I prodotti etruschi erano esportati in Campania. L'Etrusco-corinzio è stato trovato nei territori cartaginesi e nelle colonie greche occidentali. Il bucchero aveva un largo raggio di esportazioni che, soprattutto nella forma del kantharos, andava dalle colonie siciliane, alla Grecia propria e all'Egeo.


Vasi pontici


La classe denominata «vasi pontici» è composta prevalentemente da anfore a collo distinto; è probabilmente la più antica tra le figure nere etrusche e quella maggiormente conosciuta. Il nome era stato assegnato pensando si trattasse di lavori prodotti nelle colonie ioniche sul Mar Nero. La bottega che produceva questi vasi si trovava invece a Vulci e fu diretta per circa quarant'anni da un artista a cui è stato assegnato il nome convenzionale di Pittore di Paride; lo stile di questo ceramografo e dei suoi seguaci è basato su quello attico, gli elementi greco-orientali e laconici non denotano nessuna relazione stilistica profonda con alcuna scuola greca, mentre più evidenti sono gli elementi decorativi e le tipologie formali etrusche. L'argilla dei vasi pontici varia dal giallo grigio al rosa ed è frequentemente coperta da un ingubbio giallastro. La pittura è color bruno scuro e dotata di una leggera lucentezza, ma è applicata in modo non uniforme ed è spesso scolorita.



LA MAIOLICA DERUTESE



DERUTA

Città della maiolica.

La città già nel XIII secolo aveva un proprio statuto e poteva governarsi con autonomia da Perugia.vicina e potente città.della quale seguì e condivise comunque nei secoli le sorti. Nel 1540 entra a far parte dello Stato Pontificio e vi resta fino all' unità d'Italia. A partire dalla metà del '500, Deruta gode di un lungo periodo di pace che coincide con il massimo splendore della produzione della maiolica e dell' espansione commerciale. Nel '500 secondo una mappa di G. Fabretti, (1800) risultavano operanti a Deruta, all' interno delle mura urbiche,; cinquantadue fornaci. Fin dal XIV secolo, il rilevante volume produttivo ed il confronto con gli altri centri ceramici, spinse i vasai derutesi ad organizzare una propria corporazione e stilare un proprio statuto, a salvaguardia del prodotto.


La città è situata 15 chilometri a sud di Perugia su un poggio che domina la valle del Tevere. La visita al centro storico può iniziare da Porta S. Michele Arcangelo ai cui lati vi sono tracce dell’antica cinta muraria. Superata la porta sono visibili testimonianze di alcune fornaci una delle quali del 500, usate per la produzione delle ceramiche. Alla destra la piazzetta Biordo Michelotti, su cui si affaccia l’ex chiesa di S. Michele Arcangelo. Di fronte si trova una fontana a pianta poligonale costruita nel 1848 su progetto dell’ing. Fiorenzo Cherubini. Dopo la fontana si apre la piazza dei Consoli, dove sorge il palazzo comunale, sobria architettura trecentesca con portali e bifore ogivali, ristrutturato e modificato nel 1760 da Pietro Carattoli. Nel palazzo si trova la Pinacoteca recentemente riorganizzata in cui sono raccolti la Collezione “Lione Pascoli” e vari dipinti di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. Davanti al palazzo comunale si trova la chiesa di S. Francesco, in stile gotico, consacrata nel 1388 dopo essere stata ricostruita a seguito di un violento terremoto che l’aveva distrutta nel 1303. Attiguo alla chiesa è il convento fondato nel 1008 dai monaci benedettini e ceduto poi ai francescani. In questo edificio nel 1264 morì Papa Urbano IV. Dall’aprile del 1998 ospita il Museo Regionale della Ceramica.








Settecento anni di maiolica.

I primi insediamenti furono favoriti dall' abbondanza di depositi di argilla nel territorio circostante, e dalla posizione geografica di Deruta a ridosso di importanti vie di comunicazione. La produzione nel periodo definito "arcaico ", a cavallo del XIII e XIV secolo, è in larga parte occupata da oggetti di uso domestico quali piatti, boccali, panate, versatori, realizzati al tornio con unica lavorazione, decorati con motivi geometrici o floreali, e talvolta zoomorfi , colorati con verde ramina e bruno manganese, su fondo grigio -bianco, ricoperte da vetrina a base di stagno.

Verso il '400 si assiste ad una evoluzione delle forme con l'affinamento della tecnica del tornio e delle decorazioni,con la comparsa dei colori giallo, blu, arancio. gli oggetti assumono sempre più una funzione decorativa. Alla modifica delle forme si accompagna una notevole complicazione dei motivi ornamentali . Sono di questo periodo le produzioni di albarelli per uso farmaceutico e di vasi con manici a torciglione, recanti spesso l'effige di nobili famiglie umbre; scene di guerra, di caccia ,soggetti amorosi ed allegorici , simboli araldici vengono raffigurati su importanti piatti " da pompa".


Dalla seconda metà del '400, influenzata dal risveglio culturale neoclassico e dalla immigrazione di vasai provenienti da altri centri, la produzione derutese si arricchisce ulteriormente di forme , decori e tecniche. Domina in questo periodo la raffinata tecnica del " lustro", di origine orientale utilizzata per dare alle ceramiche, riflessi metallici oro o rubino con sfumature iridescenti. Le ceramiche rinascimentali derutesi vengono richieste dalle corti di tutta Europa.


Il Trecento
La più antica notizia documentaria riguardante la maiolica di Deruta risale al 1336 ed è relativa alla nomina di tre procuratori legali per la tutela degli interessi della corporazione dei vasai minacciata dalla concorrenza di Perugia e dal tentativo di quest'ultima di attrarre dalla propria i migliori maestri derutesi. Tuttavia è sicuro che anche in precedenza esistesse un'intensa produzione ceramica se, oltre al fatto che i vasai di Deruta già organizzati in corporazione nel 1336 avevano evidentemente una più antica tradizione, numerose sono le maioliche di epoca anteriore rinvenute nel posto. Si tratta nel maggior numero dei casi di oggetti di uso comune, come catini, vasellame ecc., dalle forme ricorrenti e dai caratteristici motivi decorativi comuni ad altri centri della regione, tra cui Orvieto. Costante è anche il tipo di cromatismo basato sull'uso di manganese e del verde ramina. Più tarda è invece l'introduzione del blu, dell'arancio e del giallo.

Il Quattrocento e il Cinquecento
L'attività continua intensa per tutto il Quattrocento al punto che l'arte dei vasai può vantare ben quattro priori contro uno solo nominato per le altre arti. Si ha notizia che lo scultore fiorentino Agostino di Duccio fa eseguire in Deruta le piastrelle pavimentali dell'Oratorio di San Bernardino a Perugia. Intensa è la produzione di piatti da pompa o gameli nel Quattrocento eseguiti per commemorare eventi importanti come un matrimonio. Il massimo sviluppo e la più amplia affermazione dei prodotti derutesi si ha comunque a partire dal primo Cinquecento quando a un'intensa attività produttiva, testimoniata dai bellissimi reperti dei vari musei del mondo e in particolare dal San Sebastiano del Victoria and Albert Museum di Londra. Lo splendido frammento del Pavimento della Chiesa di San Francesco di Deruta, del maestro Nicola Francioli detto Co, offre un'esplicita testionianza del livello artistico e culturale raggiunto dalle fabbriche derutesi del Cinquecento.


Il Seicento e il Settecento
Nella seconda metà del Seicento e per grande parte del secolo successivo non si hanno notizie di rilievo riguardanti la ceramica di Deruta. Comunque è nel corso del Seicento che si vanno fissando e definendo caratteristiche tipologie decorative, di origine cinquecentesca, come le grottesche e gli arabeschi, motivi ancor oggi impiegati e fotremente distintivi della maiolica derutese. Il Settecento è uno dei periodi meno conosciuti nella storia della ceramica derutese ed è in gran parte inedito; solo di recente, infatti, la produzione settecentesca derutese è stata rivalutata e posta all'attenzione degli studosi; la Collezione Milziade Magnini del Museo regionale della Ceramica di Deruta, che raccoglie numerosi esemplari di questo periodo, è stata, infatti, oggetto di studio e di ricerca. Sommariamente può dirsi che questa produzione risulta ancora di una certa consistenza e qualità, mentre le forme e i decori appaiono coerenti al gusto dell'epoca. Verso la metà del secolo emerge, tre le altre, la manifattura di Gregorio Caselli, presso cui è attivo il pittore Giovanni Meazzi, raffinato autore di numerose opere.

Dopo il Settecento
Dal 1700 fino all’inizio del secolo scorso, la ceramica di Deruta cade in disuso e molte botteghe artigiane chiudono i battenti. All’inizio del 1900 torna però alla ribalta riproponendo sia le decorazioni classiche del passato che disegni innovativi e moderni appartenenti alle correnti dell’art decò e del liberty.
La maiolica derutese è decorata prevalentemente con disegni arabeschi e floreali, ma vede anche la presenza di elementi grotteschi, fantastici e legati al mondo animale, con piumaggi di uccelli come i pavoni; comune denominatore di tutte le fantasie è l’uso massiccio del colore: si tratta di decorazioni variopinte, soprattutto sui torni del giallo e del blu.
Molte sono le botteghe e le fabbriche di ceramiche artistiche sul territorio di Deruta e nei paesi circostanti. Inoltre è possibile visitare il Museo Regionale della Ceramica, che ospita mostre temporanee a tema, pezzi di diverse epoche e di grande valore artistico nonché una sezione dedicata alla storia della ceramica umbra.

ARTIGIANI DELLA MAIOLICA DI DERUTA

Deruta

Andreani Alvaro
via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Andreani Bruna
via Tiberina, 253 - 06053 - Deruta PG

Andreani e Siciliani Snc
Via dei Modellatori - 06053 - Deruta PG

Andreani Giampaolo
Via M. Grecchi, 17 - 06053 - Deruta PG

Andreani Giovanna
Via Tiberina, 21 - 06053 - Deruta PG

Andreani Giovanni
P.zza Benincasa - 06053 - Deruta PG

Angelucci Nella
Via Corcioni, 29 - 06053 - Deruta PG

Argenti Marisa
Via Ripe Saracine - 06053 - Deruta PG

Ars Artigiana Deruta
Circonvallazione, 1 - 06053 - Deruta PG

Arte Ceramica Sas
Via Tiberina, 224 - 06053 - Deruta PG

Augusta Majoliche
Via Tiberina, 154 - 06053 - Deruta PG

Banetta Lucia
Via Circonvallazione, 4 - 06053 - Deruta PG

Banetta Vittoria
Via Tiberina, 34 - 06053 - Deruta PG

Barbetti Mario
Via B. Michelotti, 24 - 06053 - Deruta PG

Bartoli Nello
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Batocchi Franca
Via G.Salvemini, 3 - 06053 - Deruta PG

Be - Ta Snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Bernacchia Ivana
Str. dei Catrano, 7 - 06053 - Deruta PG

Berti Antonio
Via dei Mille - 06050 - Ripabianca PG

Berti Fabrizio
Via Belvedere - 06050 - Ripabianca PG

Bettini Germano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Binaglia Adriana
Via Tiberina, 149 - 06053 - Deruta PG

Binaglia Ivana
Via Tiberina, 198 - 06053 - Deruta PG

Blasone M.Angela
Via Umberto I - 06053 - Deruta PG

Boccini Luigi
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Bottega Artigiana Nulli Snc
Via F.lli Cervi - 06053 - Deruta PG

Brenci Caterina
P.zza Cavour, 5 - 06053 - Deruta PG

Buco Giorgio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Caccamo Simona
Via Tiberina, 13 - 06053 - Deruta PG

Cama Snc
Via Tiberina, 113 - 06053 - Deruta PG

Cassetta Giuseppe
Via Ciarufoli, 1 - 06050 - Ripabianca PG

Cavalletti Claudio
Via dei Lustri, 12 - 06053 - Deruta PG

Cavallini Michela
P.zza dei Consoli - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Art. F.lli Niccacci Snc
Via alle Barche, 8 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Cinzia
Via Valterozzi, 5 - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Ceramiche Covarelli Ortenzio e Veschini
P.le Togliatti, 11 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Dottorini
S.Allende, 8 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche f.lli Lisa G. e B. Snc
Via Vincioli, 1 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche FA. GI. MA, Snc
Via dell'Artigianato, 28 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Fastellini Alberto
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Prof. Mancinelli
Via F.lli Bandiera - 06050 - Ripabianca PG

Ceramiche Sberna
Via Tiberina, 146 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Adelmo
Via Matteotti, 8 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Agostina
Via A. De Gasperi, 5 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Alessio
Via G.Amendola, 10 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Patrizio
Via Salvemini, 3 - 06053 - Deruta PG

Ciuffini Giancarlo
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Cogorni Altero
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Conti Franco
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Covarelli Anna Maria
Via Corcioni, 4 - 06053 - Deruta PG

Covarelli Marcello
F. Briganti - 06053 - Deruta PG

Covarelli Massimo
Via Caprara Bassa - 06053 - Pontenuovo PG

Covarelli Ortenzio
Via del Monte Cerviano - 06053 - Deruta PG

Creazioni Ceramiche di Andreani Mauro
Str. di S.Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Creazioni Ceramiche Guastaveglie Snc
Via dell'Enbobbio, 4 - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoiliche Volpi Giuliano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoliche Artistiche
Via dei Pittori, 17 - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoliche di Ficolo Angelica
Via Matteotti, 18 - 06053 - Deruta PG

Deruta Ceramiche Promotion Sas
Via Tiberina, 62 - 06053 - Deruta PG

D'Orsi Silvano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Erica Snc
Via degli Stampatori - 06053 - Deruta PG

F.lli Calzuola Aldo e Alfio Sdf
Via Tiberina, 50 - 06053 - Deruta PG

F.lli Contardi Snc
Via Tiberina, 294 - 06053 - Deruta PG

F.lli Ficola di Scipione srl
Via dell'industria - 06053 - Deruta PG

F.lli Goretti snc
Via Vincioli, 7 - 06053 - Deruta PG

F.lli Mari snc
Via kennedy, 9 - 06089 - Torgiano PG

F.M.C. snc
Via Tiberina, 275 - 06053 - Deruta PG

Favaroni Marsilio
Via F. Maturanzio - 06053 - Deruta PG

Federici Sergio
B. Garibaldi, 14 - 06053 - Deruta PG

Ferrieri Marco
Via del Calcinaiolo - 06053 - Deruta PG

FI.MA, Majoliche Artistiche
Via Tiberina, 111 - 06053 - Deruta PG

Ficola Anna
P.zza Mazzini, 6 - 06053 - Deruta PG

Ficola Augusto
Via Zipirovic, 14 - 06053 - Deruta PG

Ficola Italo
Voc. Casanova - 06052 - Deruta PG

Fochini Giuliana
Via del Tiglio - 06053 - Deruta PG

Fochini Marcella
Via Maturanzio - 06053 - Deruta PG

Fortebraccio Ceramiche Snc
Via Bufaloro - 06089 - Torgiano PG

Fuccelli Bruno
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

G.& P. Snc
Via Tiberina, 300 - 06053 - Deruta PG

G.E.M. Semilavorati di Segoloni Mario
Via Lunghi - 06053 - Pontenuovo PG

Geribi di Ribigini G. e F.
Str. S.Maria di Roncione - 06053 - Deruta PG

Gialletti Giulio Snc
Via Tiberina, 304 - 06053 - Deruta PG

Giansanti Oliviero
Via Marscianese Sud - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Giansanti Sergio
Via Marscianese Sud - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Giglioni Fernando
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Giulia Ceramiche Art. Snc
Via Corcioni, 23 - 06053 - Deruta PG

Granocchia Aldo
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Grifo Due di Calzuola Sergio
Via El Frate, 9 - 06053 - Deruta PG

Guiducci Cesarina
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Guiducci Valter
Lunghi - 06053 - Pontenuovo PG

Idea Ceramica Snc
Via degli Stampatori, 2 - 06053 - Deruta PG

La Bottega del Vasaio
Via Tiberina, 119 - 06053 - Deruta PG

La Ceramica di Monni Elvira
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

La Favorita Snc
Via Zipirovic - 06053 - Deruta PG

La Gioconda di Veschini Claudia s.a.s.
VIA Girolamo Li Causi, 8 - 06053 - Deruta PG

La Nuova Ceramica Rapporti Snc
Via Tiberina, 14 - 06053 - Deruta PG

La Pinturicchio Snc
Via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Labor Snc
Via Tiberina, 133 - 06053 - Deruta PG

Lamincia Luciano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

L'Antica Deruta di Moretti Alviero
Via dell'Artigianato - 06053 - Deruta PG

Leandri Gianpiero
Via Francescana 11 - 06053 - Pontenuovo PG

Lombrici Faustino
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

M.O.D. snc
via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. di Caroli Rita
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Il Vaso di Busti Franco
Str. Dei Catrano - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Montanari Guido
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Picchiotti Nazareno snc
Via dell'Artigiano - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Tecla
P.zza Garibaldi - 06050 - Ripabianca PG

Majoliche Cerrini snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Majoliche Cinzia di Calzolari Fernando
Via R. Margherita - 06053 - Deruta PG

Majoliche di Bizzarri Gina
via alle Barche, 20 - 06053 - Deruta PG

Majoliche di Tran Anh Dung
Via Vitalini - 06053 - Deruta PG

Majoliche Effemme sas
Via Tiberina, 309 - 06053 - Deruta PG

Majoliche F.lli Marcucci
Via Tiberina, 204 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Fidia
Via Vincioli, 17 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Grifo Deruta snc
Via Tiberina, 16/B - 06053 - Deruta PG

Majoliche Margaritelli GP
Via Tiberina, 259 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Michelangelo
Via dell'Artigiano, 14 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Mincioni snc
Via dell'Engobbio, 2 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Originali Deruta
Via Tiberina, 230 - 06053 - Deruta PG

Maras snc
Via Corcioni, 42 - 06053 - Deruta PG

Margaritelli Antonio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Mari Franco
Via Tiberina, 234 - 06053 - Deruta PG

Mari Luciana
Via B. Buozzi, 2 - 06053 - Deruta PG

Marinacci Giuliano
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Martini Giuseppe
Via del Cedro, 6 - 06053 - Deruta PG

Millenium snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Mirabassi Tosello
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Miriam di Favaroni Marcella
Via Umberto I° - 06053 - Deruta PG

Monotti Majoliche
Via Tiberina, 276 - 06053 - Deruta PG

Montanari Marina
Via S. Allende 18 - 06053 - Deruta PG

Mordenti Assunta
Via M. Grecchi 12 - 06053 - Deruta PG

Moschini Mario
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Nataloni Adolfo
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Nataloni Beatrice
Via del Monte, 7 - 06053 - Deruta PG

Niccacci Domenico
Via A. Magnini - 06053 - Deruta PG

Niccacci Enzo
Via Tiberina, 68 - 06053 - Deruta PG

Niccacci Franca
Via dell'Artigiano - 06053 - Deruta PG

Niccacci M. Assunta e C. snc
Via A. Magnini, 8 - 06053 - Deruta PG

Nicolini Novella
Via dell'Arabesco, 2 - 06053 - Deruta PG

Nicolini Umberto
Via Tiberina, 119 - 06053 - Deruta PG

Nuova Majoliche Deruta srl
Via Tiberina, 133 - 06053 - Deruta PG

P. Ceramiche snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Pacifici Antonio
Via Tiberina, 23 - 06053 - Deruta PG

Pacifici Enzo
Via Tiberina, 23 - 06053 - Deruta PG

Pacifici Irma
Via del Fosso della Rena, 3 - 06053 - Deruta PG

Pagnotta Giuseppe
Via Tiberina, 38 - 06053 - Deruta PG

Pannacci Marsilio
Via dei Marchegiani, 8 - 06053 - Deruta PG

Paolo Ceramiche di Preziotti Paolo
Via Tiberina Sud - 06053 - Deruta PG

Papi Marina
Via del Sasso, 20 - 06053 - Pontenuovo PG

Papi Marino
Via A. Magnini, 32 - 06053 - Deruta PG

Papiani Anna Maria
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Patacca Sandro
Via Corcioni - 06053 - Deruta PG

Peccetti G.E S snc
Via Tiberina, 37 - 06053 - Deruta PG

Pelli Bruna
Via Circonvallazione, 9 - 06053 - Deruta PG

Pelli Enzo
Via U. La Malfa - 06053 - Deruta PG

Pelli Grazie e Stefano
via Tiberina, 279 - 06053 - Deruta PG

Pelli Wilma
Via F. Briganti - 06053 - Deruta PG

Penco Maria Teresa
Via Tiberina, 58 D - 06053 - Deruta PG

Pieroni Orlando
Via Tiberina, 112 - 06053 - Deruta PG

Platoni Anna Maria
Via delle Barche - 06053 - Deruta PG

Porzi Francesca
P.R. Niccacci 1 - 06053 - Deruta PG

Porzi Giuseppa
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Prezziotti Marcello
Via dei Fornaciai, 2 - 06053 - Deruta PG

Proietti Ferretti Romolo
Via Belvedere - 06050 - Ripabianca PG

Pulcini Antonio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Purgatorio Maria
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Ribigini Antonio e Fanny snc
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Ribigini Franco
Via S. Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Ricciarelli Giuseppe
Via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Rinaldi Rosanna
Via Tiberina, 218 - 06053 - Deruta PG

Rolli Gino
Via Tiberina, 155 - 06053 - Deruta PG

Rolli Oriano
Via Matteotti - 06053 - Deruta PG

Rolli Perla
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Rolli Reno
Via dell'Argilla - 06053 - Deruta PG

Rolli Rina
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Rolli Rita
Via Tiberina, 72 - 06053 - Deruta PG

Roscini Emiliano
Via del Venturello - 06050 - S. Nicolo' di Celle PG

Rufinelli Franco
Via Tiberina Sud - 06053 - Deruta PG

Saff srl
Via Ripe Saracine - 06053 - Deruta PG

Sambuco Mario e C. snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Sassinelli Pietro
Via A. Magnini, 10 - 06053 - Deruta PG

Sermat di Matteucci Sergio
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Setam
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Sforna Giuseppe
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Soccolini Alberto
Via M. Grecchi, 13 - 06053 - Deruta PG

Spaccini Anna
Via Matteotti, 25 - 06053 - Deruta PG

Spaccini Nazzareno
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Spera Angela
Via Circonvallazione - 06053 - Deruta PG

Stemil snc
Via di Castelleone, 6 - 06053 - Deruta PG

Steudio Ceramico Ranieri Romano
Via dei Terrai - 06053 - Deruta PG

Subbicin Massimo
Via Amendola - 06053 - Deruta PG

Subbicini Antonio
Vai delle Barche - 06053 - Deruta PG

Subbicini Mauro
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Temperoni Giuseppe
Via dei Pittori - 06053 - Deruta PG

Terra e Fuoco
Via Tiberina, 85 - 06053 - Deruta PG

Terrecotte Belvedere di Sciamanna A
Via dei Mille, 28 - 06050 - Ripabianca PG

Terrecotte Berti snc
Via dei Mille, 5 - 06050 - Ripabianca PG

Terrecotte Lazzari snc
Via della Ripabianca - 06050 - Ripabianca PG

Tiber snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Tiriduzzi Bruno e Renato snc
Via Zipirovic - 06053 - Deruta PG

Tiriduzzi Giuseppe
Via della Speranza - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Togni Domenico
Via degli Stampatori - 06053 - Deruta PG

Tomassini e Ferranti sdf
R di A Baglioni - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Tordoni Sperandia
Str. di S. Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Torretti snc
SS E45 Km 55 + 600 - 06053 - Deruta PG

Ubaldo Grazia Majoliche Art. snc
Via Tiberina, 153/A - 06053 - Deruta PG

Urbani Claudio
Via Sotto Cerve - 06053 - Deruta PG

Vento Milena
Via Tiberina, 17 - 06053 - Deruta PG

Verbena di Verbena Eridano
Via della Speranza - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Veschini Agostino
Via A. de Gasperi, 25 - 06053 - Deruta PG

Veschini Alvaro
Via dell'Arabesco, 7 - 06053 - Deruta PG

Veschini Fabio
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Veschini Raffaella
Via Tiberina, 159 - 06053 - Deruta PG

Vitali Alvaro
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Vitali Mario
Via dell'Artigianato - 06053 - Deruta PG

Zepparelli Domenico
Via Marscianese del Piano - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Zinci Rinaldo
Via Maturanzio - 06053 - Deruta PG





LA CERAMICA DI GUALDO TADINO
Nel territorio gualdese la produzione ceramica è sempre stata particolarmente ricca, grazie anche alla presenza degli elementi essenziali per la sua fabbricazione, difatti i rigogliosi boschi dell’Appennino fornivano legname per alimentare le numerose fornaci, i vari torrenti azionavano i mulini che macinavano gli elementi necessari per gli smalti, dalla cava di Monte Fringuello si otteneva l’ossido di ferro – elemento base per i famosi riverberi oro e rubino – e non ultimo, nelle cave della Matalotta, si estraeva un’ argilla con un buon grado di purezza. L’ampia disponibilità di materie prime permise l’autosufficienza nella produzione ceramica e ciò invogliò validi artisti a trasferirsi in questo territorio. I reperti rinvenuti nel sito archeologico di Colle dei Mori testimoniano che fin dal XII secolo a. C. la produzione ceramica era qui presente. Alcuni dei frammenti rinvenuti sono di rozza fattura e cottura approssimativa; altri sono più raffinati e curati, a testimonianza di una certa evoluzione nella lavorazione e nel gusto. Già nel Trecento si registrano in documenti scritti le prime forniture di ceramiche, ma solo nella seconda metà del Quattrocento si ha prova dell’affermazione qualitativa delle maioliche gualdesi; infatti in un documento dei Reggenti di Gubbio del 1456 si autorizza la vendita delle pregiate olle e pignatte gualdesi nei mercati della città. Nei secoli XVI e XVII da alcuni studiosi è ritenuta possibile una produzione ceramica rifinita con la tecnica del lustro, cioè con l’applicazione sul pezzo già finito degli straordinari riverberi oro e rubino, ottenuti durante una terza cottura con fumo di ginestra. Da notare che sulla facciata della chiesa della Madonna del Piano si possono ancora oggi ammirare ventisei piastrelle riverberate rosso rubino, probabilmente secentesche, di cui quattro esemplari sono oggi conservati al Museo del Louvre.
Inoltre, è sempre nei secoli XVI-XVII che si affermano le prime dinastie di ceramisti locali: i Pignani ed i Biagioli. L’11 febbraio 1673 il Papa Clemente X concede ai ceramisti gualdesi Lorenzo e Antonio Pignani, che hanno trasferito la loro attività a Roma, dove producevano ceramiche di pregio, la privativa valida per un quinquennio per lo Stato della Chiesa, di dare colore alla maiolica, appli-cando su essa, l’oro con una tecnica mai usata. Nella Chiesa di San Francesco, si può ammirare una pala d’altare della SS. Trinità, risalente al 1528, modellata e dipinta da un ignoto autore di cultura urbinate e un pre-zioso lavabo, probabile opera di Francesco Biagioli detto il Monina. A Gualdo Tadino la lavorazione della ceramica non ha mai conosciuto interruzione. Il Settecento, infatti, è contraddistinto da una vasta produzione di Madonne col Bambino, anche a seguito di un terribile terremoto che sconvolse la città nel 1751 ed in quel periodo varie mattonelle votive vennero apposte sulle facciate delle case. In via Monina è possibile ammirarne un bell’esempio: una Madonna col Bambino in maiolica policroma datata 17 marzo 1759.

L’Ottocento vede un forte incremento della produzione ceramica, ma è nella seconda metà dello stesso secolo che si assiste ad un fenomeno che muterà decisamente il destino ceramico di Gualdo Tadino e che determinerà la sua fama nel mondo: la ripresa della tecnica dei lustri metallici oro e rubino ad opera di Paolo Rubboli (1838-1890). Prende perciò avvio dalla sua opera una produzione di maioliche artistiche di altissima qualità che inciderà positivamente sul futuro ceramico della città: non a caso ancora oggi quasi venti opifici si rifanno nelle tipologie alla sua produzione. Nel suo lavoro Paolo Rubboli è coadiuvato da validi artisti, tra cui il famoso pittore gualdese Giuseppe Discepoli. Dopo la morte di Paolo, avvenuta nel 1890, la tradizione viene proseguita dalla moglie Daria la quale lascia poi il testimone ai suoi due figli Lorenzo ed Alberto e quindi agli altri eredi. E’ in questo contesto che si inserisce la straordinaria produzione, non solo a riflesso, del grande maestro Alfredo Santarelli, del quale fra i pezzi più pregiati sono conservati, presso il Museo Civico della Rocca Flea. È possibile ammirare i suoi delicati pannelli policromi, inseriti in antiche nicchie, nel centro storico. Negli anni ‘20 poi, alcuni opifici, tra cui la Cooperativa Ceramisti (1907), la Società Ceramica Mastrogiorgio (1925), la Società Luca della Robbia (1925) e altri imiteranno la tecnica e la tipologia introdotta da Paolo Rubboli, rendendo Gualdo Tadino il centro ceramico italiano più importante del Novecento per la produzione di maioliche di tradizione mastrogiorgesca. Da allora il panorama ceramico gualdese si è notevolmente ampliato, fino ad arrivare all’attuale produzione che va dalla ceramica tradizionale artistica prima ricordata, a quella industriale che conta ben sessantotto aziende con oltre mille occupati. Le diverse lavorazioni discendono direttamente dalle antiche tradizioni locali e sono il prodotto di qualità di un territorio che ha saputo conservare e valorizzare le proprie peculiarità artistico-creative, tenendo sempre conto dei progressi tecnologici, senza mai abbandonare però, le antiche tecniche e cotture tradizionali di origine cinquecentesca, tramandate come segreto di padre in figlio, che hanno reso famose le maioliche gualdesi nel mondo.

per saperne di più:
http://www.gualdo.tadino.it/


Ceramica a lustro
Il lustro è un'antica tecnica di decorazione che, attraverso l'applicazione di un impasto di sali metallici e argilla diluito con aceto di vino, e una speciale cottura, produce effetti cromatici iridescenti, di colore giallo oro, rosso rubino, argento. Di origine mediorientale, il lustro ebbe grande diffusione nell'arte ceramica araba, giungendo verso la metà del Quattrocento a Deruta e in pochi altri centri italiani. Non è noto in quale modo, ma sicuramente grazie agli scambi con la Spagna e in particolare con l'isola di Maiorca, da cui anche il nome maiorica, poi maiolica, che nel Rinascimento indicava la sola ceramica lustrata.
Il lustro si applica a pennello sulle superfici di oggetti già finiti, smaltati e cotti, di solito negli spazi appositamente lasciati già dal pittore al momento della decorazione. Così preparati, gli oggetti vengono infornati e cotti per la terza volta.
Si tratta, tuttavia, di una cottura a bassa temperatura, circa 600 C, prodotta in atmosfera riducente, cioe introducendo nel forno sostanze fumogene (legna, ginestre, zucchero, ecc.),che impediscono l'ossidazione dei metalli causando gli speciali effetti di colorazione e rifrazione che contraddistinguono il lustro. Dopo la cottura e un lento raffreddamento, il piatto viene ripulito. Si asportano i residui dell'impasto e di fumo rimasti in superficie e possono così risplendere le metallizzazioni del lustro.


Storia della Città di Gualdo Tadino
Dalle pendici del monte Serrasanta la città domina un'ampia e fertile conca intramontana. Il nome attuale rievoca complesse vicende storiche.
Numerose testimonianze archeologiche dimostrano che la zona fu frequentata fin dall'età preistorica: nella valle di Santo Marzio è stato rinvenuto un ripostiglio con oggetti in bronzo e due dischi aurei del XII secolo a.C., ora al Museo Archeologico Nazionale di Perugia, e anche il Colle Mori, poco più a nord fu occupato sin dal II millennio a.C.
Fra l'VIII-VII secolo e il III secolo a.C. si sviluppò un importantecentro umbro abitato dalla comunità dei Tadinates, che, come attestano le minacce rituali riportate nelle Tavole bronzee di Gubbio, erano in lotta con gli eugubini.
Con la conquista romana dell'Umbria, nel III secolo a.C., sorge nell'area di Sant'Antonio di Rasina, lungo quella via Flaminia che dal 220 a.C. collega Roma e Rimini e che avrebbe determinato le vicende del luogo nei secoli successivi,l'insediamento di Tadinum. Nel VI secolo d.C. la guerra greco-gotica infuriò proprio lungo la Flaminia, che collegava Roma ai possedimenti bizantini e a Ravenna.
Totila, re dei Goti, distrusse Tadinum, ma nella stessa località, nel 552 d.C., durante la decisiva battaglia di Tagina, fu sbaragliato e ucciso dai Bizantini guidati da Narsete. In seguito la città venne saccheggiata dai Longobardi di Alboino e di Liutprando e poi dai Saraceni e fu rasa al suolo da Ottone III nel 996. Pochi anni dopo il Mille risorse con un nuovo nome di origine longobarda, Gualdo, derivato da wald, bosco.

Distrutta da un incendio, fu nuovamente edificata sul colle di San Michele, per concessione diFederico II, poco prima della metà del XIII secolo e il borgo assunse allora la forma che tuttora la caratterizza. Alla fine del XIII secolo fu assoggettata da Perugia, sotto il cui dominio rimase fino al 1469, anno in cui divenne legazione autonoma dello Stato pontificio.
Nel 1833 Gregorio XVI le conferì il titolo di città e ne cambiò il nome da Gualdo di Nocera a Gualdo Tadino.

Paolo Rubboli (1838 - 1890)
La rinascita del lustro a Gualdo Tadino
Paolo Rubboli nacque a Fiorenzuola di Focara in provincia di Pesaro nel 1838. Le notizie che ci sono giunte sulla sua vita sono piuttosto frammentarie, ma sappiamo che arrivò a Gualdo Tadino intorno al 1875 reintroducendo nel territorio la tecnica dei lustri oro e rubino di tradizione mastrogiorgesca che probabilmente aveva appreso sulla scia delle conoscenze degli eugubini Fabbri e Carocci, che già dagli anni '50 dell'Ottocento avevano riscoperto i segreti dell'iride.
Il trasferimento a Gualdo Tadino venne sicuramente dettato da esigenze logistiche, poichè le cave della Matalotta fornivano un'ottima qualità di argilla mentre la miniera di Monte Fringuello era ricca di una delle componenti base dei lustri: l'ossido di ferro. Un'altra ragione del trasferimento in terra gualdese fu anche il legame con la fabrianese Daria Rubboli (1852-1929) che lo affiancò sempre nell'ambizioso progetto, continuandone poi la tradizione dopo la sua morte.
I particolari forni a muffola, su progetto basato sui disegni del 1548 di Cipriano Piccolpasso, vennero dapprima costruiti in alcuni locali dell'ex-convento di San Francesco, poi in altri siti presso l'attuale via delle Fornaci (il toponimo parla da sì) e in ultimo in via del Forno (attuale Via Discepoli), dove venne stabilita la sede definitiva della casa-opificio.
In queste tre sedi furono prodotti negli anni che vanno dal 1875 al 1890 (anno della morte di Paolo) degli autentici capolavori dell'arte ceramica ottocentesca. Sulla spinta dello storicismo e delle recenti vicende storiche che avevano portato all'unità d'Italia, vennero riscoperti i fasti del rinascimento e della storia di Roma. Ovviamente anche l'arte ceramica risentì di questo clima socio-culturale. La rappresentazione nei piatti da pompa, ad esempio, degli eventi della storia del passato glorioso di quelle che erano state le radici della recente italianità riconquistata, adombrava le idee liberali che erano nell'aria ed in cui Paolo Rubboli fermamente credeva. L'attualità e il valore artistico di tali opere, oltre che nel pregio esecutivo, risiedevano anche nel loro senso etico, in quanto simboli della nazione appena nata e finalmente libera.
Fondamentale in quegli anni fu poi l'apporto di valenti artisti come il pittore gualdese Giuseppe Discepoli (1853-1919), il pittore-scultore eugubino Antonio Passalboni (1844-1894) e l'abile pittore di scene romane Temistocle Vecchi (1861-1946), fratello di Daria, attivo nella manifattura sino alla morte.
In quegli anni va altresì ricordata la variegata produzione di servizi da tavola, albarelli, vasi, piatti ovali da portata, boccali, fiasche, targhe e ceramiche di arredo urbano, come Madonnelle e altorilievi di vario genere, tutti oggetti ispirati al Rinascimento, e di conseguenza all'antico, alla mitologia, con una decorazione quasi sempre a raffaellesche e grottesche.
Nel 1890, alla sua morte, la vedova Daria Vecchi, con tre figli ancora in tenera età, Augusto (1878-1930), Lorenzo (1884-1943) e Alberto (1888-1975) prende in mano le sorti della piccola ma fiorente manifattura, portando avanti con determinazione il progetto che aveva intrapreso con Paolo e preservandone la continuità.

A cura di Marinella Caputo e Maurizio Tittarelli Rubboli

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l'Associazione Rubboli:
associazionerubboli@fastwebnet.it




Alfredo Santarelli (1874- 1957)
Un grande maestro del lustro gualdese
Alfredo Santarelli nasce a Gualdo Tadino il 27 Luglio 1874 e fin da ragazzo mostra una grande inclinazione per il disegno, tanto che per esortazione dell'artista concittadino Giuseppe Discepoli frequenta l'Accademia di Belle Arti di Perugia.
Inizia in questi anni la sua formazione come ceramista presso la bottega di Daria Rubboli, erede del prestigio raggiunto dal marito Paolo nella tecnica della riflessatura delle maioliche. Succede a ciò un interessante sodalizio operativo con l'amico Tancredi Fedi.
I lavori del Santarelli otterranno presto notevole successo nelle numerose esposizioni d'arte ceramica alle quali partecipa con riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Figura esemplare di artista e maestro, protagonista di punta della ceramica umbra della prima metà del XX secolo, tenne attiva una propria manifattura a Gualdo Tadino sino al 1957, anno della morte.
L'applicazione dei lustri di tradizione mastrogiorgesca trovò in lui un eccezionale interprete.
La migliore produzione del Santarelli, contraddistinta da un persistente storicismo, si distinse per l'eleganza con cui venivano riproposti i modelli del passato: ispano-moreschi, medievali, rinascimentali, della pittura preraffaellita, i contemporanei fatti del liberty e del dec, di volta in volta riverberati nei toni cangianti dei lustri oro e rubino. Un eleganza che non fu mai disgiunta da perizia tecnica e rigore filologico, come presto riconobbero gli osservatori, gli studiosi (tra essi il De Mauri).
Nella seconda metà degli anni venti, la manifattura Santarelli aderì al Consorzio Italiano Maioliche Artistiche (C.I.M.A), all'insegna delle caratteristiche della produzione storicista ma con uno sguardo alle tendenze del tempo. Sono di questo momento, infatti, anche alcuni validissimi esempi legati all'arte floreale, alcuni di essi ispirati dai modelli orientaleggianti di Galileo Chini.
Pur seguendo le nuove richieste del mercato che ricercava nell'7oggetto anche una funzione di utilità, la fabbrica Santarelli riesce sino alla fine a conservare un buon livello qualitativo.
Alfredo Santarelli si spegne il 19 Agosto del 1957 dopo aver trascorso gli ultimi anni a combattere contro una grave cecità.
Per una compiuta informazione sulla sua attività si rimanda al doppio catalogo curato da M. Becchetti, E. Storelli, G. Franchi, F. Chiucchi in occasione del cinquantenario della morte del maestro e della vasta mostra antologica nella monumentale chiesa di San Francesco, con catalogo edito dalle Grafiche Sabbioni, Trestina 2008. Si è in questo modo onorato un autorevole esponente della ceramica italiana, al quale va riconosciuto un autentico magistero, l'aver rivissuto con alta sensibilità culture artistiche diverse.

A cura del Prof. Enzo Storelli







ARTIGIANI DELLA CERAMICA A GUALDO TADINO



Ceramiche Artistiche Biagiotti Enrico

Via Eugubina, 38 Osteria del Gatto PG

Ceramiche Artistiche La Sovrana S.n.c.

Via Flaminia, km 191 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Artistiche Larca di Paffi Roberta

Via Flaminia, km 187 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Artistiche Passeri Giovanni

Via Flaminia, 1 - Loc. Vaccara - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Bottega D’Arte di Frillici F. & C. S.n.c

Via Flaminia, Km 186 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche C.R. di Paletti e Cusarelli S.n.c.

Via Fratelli Carioli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche d'Arte Manu di Manuela Bellocci

Via del laboratorio - Fraz. Busche - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche d'Arte Mordenti Mauro

Via Vittorio Veneto, 11 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Frillici Nedo

Largo Porta Romana - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Garofoli di Garofoli Cinzia

Via Caduti Marcinelli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Narciso di Cassetta Romano

Zona Ind.le Nord - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Pericoli Graziano

Via Biancospino - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Vecchia Gualdo di Donnini Sergio

Viale Don Bosco, 178 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche XV Secolo di Brunetti Lidiana Nadia

Fraz. Borgonovo, 12 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Zenobi Stefano

Piazzale ex-Orti Lavarelli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Laboratorio Ceramica Artigianale di Luzi Nazzareno

Via Flaminia - 06023 - Gualdo Tadino PG







GUBBIO E LA CERAMICA EUGUBINA




Gubbio fu centro degli Umbri, come testimoniano le Tavole Eugubine, il più antico cimelio epigrafico dell'Italia preromana. Città alleata con Roma e sottoposta al dominio bizantino e longobardo, nel XII sec. raggiunse, come libero comune, un periodo di prosperità e sviluppo. Tra il 1354 e il 1376 Gubbio fu dominata dalla Chiesa. Seguì un periodo di lotte intestine che portò (1384) alla dominazione dei Montefeltro, duchi di Urbino. Dal 1631 in poi Gubbio fece parte dello Stato della Chiesa. Con Napoleone la città fu unita alla Repubblica Romana e poi al Regno Italico. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, fu aggregata all'Umbria.

Una zona ricca di attrattive paesaggistiche e naturali fa da sfondo al centro storico cittadino, caratterizzato da edifici medievali e da notevoli monumenti. Tra essi ricordiamo: I Palazzi Pubblici e Piazza Grande. Complesso monumentale, iniziato dall'architetto Angelo da Orvieto il Pal. dei Consoli, compiuto verso il 1340, ospita il Museo Comunale, articolato nella pinacoteca e nelle sezioni archeologica e delle ceramiche. L'incompiuto Pal. del Podestà è ora residenza municipale. La piazza pensile fu costruita alla fine del sec. XV. Il Pal. Ducale, di origine medioevale, fu edificato dopo il 1470 su disegno di Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro. Magnifico il cortile rinascimentale. La Cattedrale (secc. XIII-XIV), è stata ripristinata internamente all'inizio del '900. E' ricca di pregevoli pale d'altare e di altri oggetti d'arte. Nell'attigua canonica è ospitato il Museo Diocesano. S. Francesco, chiesa a tre navate risalente alle seconda metà del '200. Nelle absidi affreschi del Nelli e di anonimi dei secc. XIII e XIV. Suggestivi i chiostri e altre parti dell'attiguo convento (in cui ha sede una raccolta d'arte). Di notevole interesse storico-artistico sono pure le chiese di S. Agostino, S. Domenico, S. Pietro e S. Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra S. Francesco e il Lupo. Il Teatro Romano risale alla fine del I sec. a.C. Restaurato all'inizio del '900, è oggi sede di spettacoli estivi. Il Parco Ranghiasci, "ad uso inglese", con villini e giardini, fu realizzato nella prima metà dell' '800.

Festa dei Ceri. Si svolge ogni anno il 15 maggio in onore di S. Ubaldo, protettore della città. I Ceri sono tre alti e pesanti manufatti lignei sormontati rispettivamente dalle statue di S. Ubaldo, S. Giorgio e S. Antonio Abate. I ceraioli li portano a spalla e di corsa con delle barelle per le vie della città fino alla basilica di S. Ubaldo, sulla vetta del monte Ingino. Palio della Balestra (ultima domenica di maggio). E' una tradizionale competizione con l'antica balestra da postazione. I balestrieri eugubini e di Sansepolcro si danno appuntamento in Piazza Grande. La gara consiste nel centrare un bersaglio posto a 36 metri di distanza, ed è accompagnata dall'esibizione degli Sbandieratori. Processione del Cristo Morto (o del Venerdì Santo). Viene organizzata dalla Confraternita di S. Croce della Foce ed è una rappresentazione simbolica del dramma della Passione di Cristo. I confratelli sfilano all'imbrunire portando i simboli della Passione. Il corteo è chiuso dalle statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata; dietro di esse intonano le loro laudi i cantori del "Miserere".



Dal 500 ad oggi il lustro di Mastro Giorgio ha reso Gubbio famosa nel mondo.

I più antichi manufatti ceramici risalgono al neolitico (VI - V millennio a.C.). Sono inoltre emerse testimonianze dell'eneolitico, dell'età del bronzo, del ferro e, soprattutto, del periodo romano: in località Vittorina è stata individuata un'officina del I sec. d.C. in cui si producevano anche tentativi di terra sigillata. L'attività produttiva nel campo della ceramica, documentata sin dal XII sec., ebbe grande sviluppo a partire dalla metà del XV sec. Ai numerosi vasai locali si associarono allora maestri forestieri (provenienti da Siena, Norcia, Borgo Sansepolcro, Teramo etc.), determinando un confronto di esperienze.

Tra i figuli operanti sullo scorcio del '400 un ruolo di rilievo lo ebbe Giacomo di Paoluccio, titolare di una prestigiosa bottega locale. Con lui contrassero società i fratelli Salimbene, Giovanni e Giorgio Andreoli, originari di Intra sul Lago Maggiore. In questo periodo la fama della ceramica eugubina è legata ai lustri rossi, argentei e dorati, ottenuti in terza cottura secondo la tecnica araba codificata dal Piccolpasso (chiamata "maiolica" e ora conosciuta come "lustro ad impasto" o "lustro metallico"). Già nel 1495 - e più espicitamente nel 1501 - Giacomo di Paoluccio e gli Andreoli producevano ceramica lustrata, presumibilmente simile a quella derutese ma arricchita da un intenso lustro rosso rubino. I più antichi esemplari che ci sono pervenuti, datano al secondo decennio del '500, periodo in cui prende avvio la serie delle maioliche siglate o firmate da Mastro Giorgio che morì nella primavera del 1554.

Durante il XVI sec. furono attivi a Gubbio anche altri vasai che praticavano la ceramica lustrata, alcuni dei quali vennero in contatto con Mastro Giorgio: Traversi; Floris; Giovanni Maria, Bartolomeo e Vincenzo Cattani, figli di Giovanni, fratello di Mastro Giorgio.Fra '600 e '700 la ceramica eugubina ebbe un decremento produttivo e qualitativo. Sembra comunque che la maiolica locale, fin dallo stile compendiario, rimandasse a consuetudini delle regioni adriatiche, ma anche a modelli derutesi. Questo oscillare fra tipologie dell'Umbria e delle Marche rimane una delle caratteristiche salienti della produzione eugubina del XVII sec. Sporadiche testimonianze della prima metà del '700 ci permettono di stabilire che a Gubbio persisteva allora la produzione di maiolica decorata, tra cui quella a foglie blu su fondo azzurrato. Le carte d'archivio ci consentono invece di documentare l'esistenza di fabbriche locali di Maiolica Rossa e di Maiolica Bianca nel secondo quarto del XVIII sec.

Tra il 1856 e il 1857 venne ufficializzata la riscoperta dei lustri metallici da parte delle fabbriche eugubine, per merito di Angelico Fabbri e a Luigi Carocci, che condussero esperimenti e ottennero soddisfacenti risultati in proposito. Il perfezionamento dei lustri eugubini avvenne, dal 1865 ca., nella fabbrica diretta da Giovanni Spinaci, il quale sembra abbia appreso dal Carocci il segreto di tale lavorazione. A partire dai primi anni '80 fu attivo pure lo stabilimento ceramico di Antonio Passalboni, che produsse caratteristici piatti con intensi lustri e raffinate decorazioni a rilievo. Maioliche riverberate, ma anche e soprattutto in policromia, vennero minuziosamente decorate fino all'inizio del '900 da Giuseppe Magni, per lungo tempo professore di disegno nelle scuole tecniche di Gubbio. A partire dall'inizio degli anni '20 di questo secolo furono poi aperte numerose fabbriche, tra cui la società Vasellari Eugubini diretta da Ilario Ciaurro e la Fabbrica Majoliche Mastro Giorgio di Polidoro Benveduti, nella quale venne anche sperimentata la tecnica del bucchero. E' questo il periodo al quale risalgono le prime esperienze nel campo della ceramica di Aldo Ajò (il cui stile originalissimo fu imitato da allievi ed epigoni) e di altri abili ceramisti eugubini del '900 (Baffoni, Cavicchi, Faravelli, Monarchi, Notari, i fratelli Rossi etc.).

Lo statuto cittadino del 1338 approvò l'arte dei vasai (ars vasariorum et figulorum) assieme ad altre arti. E' bene comunque ricordare che nel suddetto statuto venne imposto alle arti di lasciar libero il mercato, imposizione riconfermata nello statuto del 1624.Già dal 1326 l'arte dei vasai è rappresentata in consiglio comunale da un proprio capitano, figura che comunque, a partire dal XVI sec., viene esautorata di ogni potere di elezione.Tale rappresentanza è documentata fino al 1406 mentre al 1520 risale la conferma, sempre in consiglio comunale, del breve dei figuli, oggi purtroppo perduto.Siamo anche a conoscenza della misura protezionistica adottata a favore di questa arte nel 1456, segno evidente della considerevole valenza economica che l'attività allora rivestiva. Analoghi provvedimenti furono presi pure nel corso del XVIII sec. Una privativa per la produzione a lustri metallici fu concessa alla Società Fabbri-Carocci dal Governo Pontificio poco prima dell'unità d'Italia.



ARTIGIANI DELLA CERAMICA A GUBBIO


A.C.E.R. Artigiani Ceramisti Eugubini Riuniti
Largo del Bargello - 06024 - Gubbio PG

Arte Pittura di Baldinelli Anna Maria
06020 - Gubbio PG

Baffoni Raimondo Romano
Via dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Buccheri Antonio Rossi
Via Savelli della Porta - 06024 - Gubbio PG

C.A.F.F. s.n.c.
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Capanelli Beatrice
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

Capanelli Mario
Via della Repubblica - 06024 - Gubbio PG

Carlino Giuseppe e Carlino Giuliano s.n.c.
Via XX Settembre - 06024 - Gubbio PG

Casagrande Dolores
Via Fontevole - 06024 - Gubbio PG

Casagrande Giorgio
Via Baldassini - 06024 - Gubbio PG

Ceramica Lupo d'Agobio di Baffoni Sergio Romano
Loc. Cipolleto - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche Artistiche La Eugubina
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche Duca di Montefeltro di Baldelli Katia

Via dei Consoli, 33 - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche La Mastro Giorgio
Via Tifernate - 06024 - Gubbio PG

Corazzi Giampiero
Via S. Agostino - 06024 - Gubbio PG

Eredi Sebastiani Franco s.n.c.
Via Reposati - 06020 - Gubbio PG

Fiorucci Giuseppe
Via dell’Arboreto - 06024 - Gubbio PG

Fumanti Aldo
Via Pier Luigi da Palestrina - 06024 - Gubbio PG

Grilli Leo
Via Dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Grossi Particolari di Arredo
Via Gabrielli - 06024 - Gubbio PG

Magnanelli Giovanni
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

Mengoni Gabriele
Via dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Minelli Giancarlo
Via Benedetto Croce, 29 - 06024 - Gubbio PG

Monacelli Giuliana
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Morelli Francesco
Via Raffaello Sanzio - 06024 - Gubbio

Rampini s.n.c.
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

S.I.C. s.n.c.
06024 - Gubbio PG

Spogli Ines Aiò
Via della Cattedrale - 06024 - Gubbio PG



IL MAESTRO ENRICO MARRANI
"L'artista nasce a Ripa, un paesino vicino a Perugia, il 22 agosto 1952. Dopo essersi diplomato
all'Istituto d'Arte "Bernardino di Betto" si è perfezionato in pittura e scultura, nonché tecnica del
restauro, presso l'Accademia di Belle Arti "P. Vannucci" a Perugia.
Alla luce di una vocazione artistica già fortemente delineata, dopo un primo periodo di ricerca e
sperimentazione, Enrico Marrani ha trovato la sua più autentica e matura dimensione artistica nella
pittura su ceramica. È su questo sfondo di antiche formelle e suggestive terrecotte (cui fanno da
cornice massicci telai di legno antico) che emergono, in tutta la loro armoniosa bellezza, i temi e i
soggetti cari all'autore: scene di caccia, immagini ieratiche, volti di dame e cavalieri e soprattutto il
dolce paesaggio umbro; il tutto caratterizzato da un'ispirazione sempre viva e ricca di felici intuizioni
cromatiche. Con le sue numerose mostre in Italia e all'estero, Enrico Marrani è ormai diventato un
preciso punto di riferimento per tutti coloro che intendono avvicinarsi alla pittura su ceramica e,
nell'ambito della grande tradizione artistica di Assisi, rappresenta attualmente una delle personalità
più originali e significative."
La specialita' dell’artista e' la pittura artistica in ceramica su cotto e cotto antico. In particolare
nell'arco dell’attivita' trentennale ha sviluppato una tecnica di produzione che prevede numerosi
passaggi, che iniziano con il recupero del materiale antico e relativa pulizia, per poi passare alla
smaltatura con smalto opaco, quindi al disegno, alla pittura, alla cottura in forno, patinatura e
montaggio della ceramica in cornice.
Il tutto rigorosamente realizzato a mano, con la finalità di ottenere delle opere dalle caratteristiche
uniche ed irriproducibili.
I soggetti raffigurati spaziano dalle creazioni personali, di varia natura, alle rivisitazioni di opere dei più
illustri artisti dei secoli scorsi.





 

   
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