FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO
X edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia
dal 6 al 10 Aprile 2016


Il Giornalismo nell’era digitale: #ijf16

La Stampa, DWDL.de e El Pais sono i media partner che pubblicheranno i cinque saggi vincitori sul tema 'Il Giornalismo nell’era digitale'. I saggi verranno distribuiti anche in formato eBook su Kindle Store. Amazon premierà inoltre i cinque autori con un viaggio a Perugia che consentirà loro di partecipare al Festival.

Per il secondo anno consecutivo Amazon presenta il concorso di scrittura della scholarship del Festival Internazionale del Giornalismo. Gli studenti provenienti da tutta Europa, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, si sfideranno nello scrivere un saggio di massimo 1000 parole sul tema 'Il giornalismo nell’era digitale'.
I cinque saggi vincitori verranno pubblicati su La Stampa, DWDL.de e El Paisdurante la settimana dell'evento e riceveranno il rimborso di tutti i costi di trasporto e alloggio per assistere al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (6-10 Aprile).
Il concorso inizia il 15 febbraio e il termine ultimo per la presentazione dei lavori è il 4 marzo 2016. I saggi saranno valutati in base all’attinenza al tema, all’originalità, allo stile di scrittura, alle idee innovative e all’abilità nel coinvolgere i lettori. I vincitori verranno pubblicati anche in formato eBook sul Kindle Store. L’eBook della prima edizione, con i saggi di cinque studentesse provenienti dall'Italia, dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna e dalla Gran Bretagna, è disponibile online.
“Mai come in questi ultimi anni il ruolo dei giornali e del giornalista è cambiato e si è evoluto", sottolinea Massimo Russo, condirettore de La Stampa. "L'era digitale ha aperto la strada a una nuova modalità di comunicare, fruire e condividere le notizie basata sulla conversazione tra giornalista e lettore. Questo rapporto richiede di ripensare le caratteristiche della nostra professione verso una maggiore responsabilità. La nuova edizione della scholarship de La Stampa con Amazon al Festival del Giornalismo rappresenta un'occasione preziosa per arricchire il dibattito con il contributo di giovani penne di tutta Europa cresciute in un sistema digitale".
"Siamo molto lieti di portare per il secondo anno consecutivo al Festival questa scholarship che consente agli studenti provenienti da tutta Europa di partecipare al dibattito, di condividere le proprie idee sul futuro del giornalismo e, forse, di fare parte della prossima generazione dei massimi esponenti di questa professione”, dichiara Russ Grandinetti, Senior VP Kindle. “Siamo orgogliosi di sponsorizzare ancora una volta il Festival Internazionale del Giornalismo, importante forum per condividere idee e scoprire le nuove modalità in cui noi lettori fruiremo di notizie, idee e opinioni nel futuro”.
Gli studenti possono presentare la propria candidatura alla scholarship semplicemente caricando il proprio saggio e compilando il modulo di registrazione, entro il 4 marzo 2016. I vincitori saranno annunciati a marzo. Per maggiori informazioni o per consultare il regolamento completo è possibile visitare la pagina ufficiale del concorso.
Amazon sarà per il terzo anno consecutivo sponsor principale del del Festival Internazionale del Giornalismo, il più grande evento dedicato ai media in Europa: la decima edizione avrà luogo dal 6 al 10 aprile a Perugia


PROGRAMMA provvisorio - ultimo aggiornamento domenica 6/03/2016 12:51)


mercoledì 6

06:00 - 08:00
Hotel Brufani - Bar Bellavista
Voci del Mattino - Radio 1

11:30 - 13:00
Hotel Sangallo
Comunicare l'Europa: una sfida tutta da affrontare

14:00 - 16:00
Hotel Sangallo
Tool per raccogliere, pulire e analizzare i dati

15:00 - 16:00
Palazzo Sorbello
Il caso Giornale dell'Umbria: limiti e possibilità dell'editoria locale

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Priori
La democrazia e il controllo elettronico di massa nell’era post-Snowden

15:00 - 16:00
Centro Servizi G. Alessi
Le basi della ricerca investigativa

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Google Advanced Search, Images & Trends

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Il giornalista e la protezione delle fonti

16:00 - 17:30
Hotel Sangallo
I dati, Excel e i segreti di Python

16:00 - 17:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Com'è difficile informare: il caso degli OGM

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Video storytelling: a lezione dai grandi del mondo

16:00 - 17:30
Centro Servizi G. Alessi
Whistleblowing e le indagini sulla violenza sessuale

16:00 - 17:00
Palazzo Sorbello
I media e il suicidio

16:15 - 16:30
Teatro della Sapienza
Cerimonia di premiazione: il Premio "InFormazione"

16:30 - 18:00
Teatro della Sapienza
Cronaca nera, effetti collaterali

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Datemi un (micro)drone e vi solleverò il giornalismo

17:00 - 18:00
Palazzo Sorbello
Meno odio, più conversazione: la moderazione dei commenti e il caso “Less hate, more speech”

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Lo storytelling in TV: come sviluppare e costruire storie impossibili da dimenticare

17:30 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
C'è un futuro per il giornalismo indipendente?

17:30 - 19:30
Hotel Sangallo
Masterclass per giornalisti: Twitter e Periscope

17:30 - 18:30
Centro Servizi G. Alessi
The Khadija Project: the campaign to free jailed Azerbaijan journalist Khadija Ismayilova

18:00 - 19:00
Palazzo Sorbello
Inspiration for passionate journalism on migration

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Data journalism; riproducibile, trasparente e all'avanguardia

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Information warfare, guerra con droni, nuovi equilibri geopolitici elettronici: realtà e fantasia

18:00 - 19:30
Sala dei Notari
Vi racconto San Pietro: incontro con Alberto Angela

18:30 - 19:30
Centro Servizi G. Alessi
Tra civic journalism e data journalism: lavorare a un'inchiesta coinvolgendo i cittadini

21:00 - 22:30
Teatro della Sapienza
Il teatro degli oggetti: uno spettacolo-monologo animato di Fulvio Abbate

giovedì 7

06:00 - 08:00
Hotel Brufani - Bar Bellavista
Voci del Mattino - Radio 1

09:30 - 10:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Open data e inchieste: aspetti giuridici

09:30 - 11:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Data journalism: formazione con GlobalStat

09:30 - 10:30
Palazzo Sorbello
Dinamiche sociali nell’era della credulità

09:30 - 10:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
YouTube, Hangout and other multimedia tools

10:00 - 10:45
Centro Servizi G. Alessi
Etica e deontologia giornalistiche per tutti

10:30 - 11:30
Hotel Brufani - Sala Priori
La diffamazione online, satira, parodia

10:30 - 11:30
Palazzo Sorbello
The hidden fleet: inchiesta sulla rete siriana che contrabbanda armi, droga e rifugiati

10:30 - 11:30
Sala del Dottorato
Disruptive storytelling nell’era digitale

10:30 - 11:45
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il trauma dei giornalisti alle prese con video e immagini violente

10:45 - 11:45
Centro Servizi G. Alessi
Il buono, il brutto e il cattivo: una roadmap per tecnologie mobile e giornalismo digitale

11:00 - 11:30
Hotel Brufani - Sala Perugino
Strumenti gratuiti per il data journalism

11:00 - 13:00
Hotel Sangallo
Masterclass per giornalisti: Twitter e Periscope

11:30 - 12:30
Hotel Brufani - Sala Priori
La privacy e la protezione dei dati

11:30 - 13:00
Palazzo Sorbello
Social letteratura: scrivere di letteratura in 140 caratteri

11:30 - 12:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Come vincere una borsa di studio di giornalismo

11:30 - 13:00
Sala del Dottorato
Curare gli spazi social per coinvolgere i lettori

11:30 - 12:30
Sala dei Notari
Internet, i nostri diritti

11:45 - 13:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Le PR nell'era digitale: comunicazione o informazione?

11:45 - 13:15
Centro Servizi G. Alessi
L’età d’oro del giornalismo investigativo?

12:00 - 13:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Robot: strumenti, condizioni e sfide del giornalismo automatizzato

12:30 - 13:30
Hotel Brufani - Sala Priori
FOIA in Italia e il giornalismo investigativo

14:00 - 15:00
Sala del Dottorato
Reporting on the refugee crisis

14:00 - 15:30
Hotel Sangallo
Vuoi diventare un GEOrnalista?

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Priori
L'innovazione delle digital news in un piccolo mercato europeo

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Oltre il crowdsourcing: come coinvolgere i cittadini nel giornalismo investigativo

14:00 - 15:00
Palazzo Sorbello
La politica digitale in Italia: a che punto siamo e dove stiamo andando

14:00 - 15:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
La fine dell’obiettività nel giornalismo

14:00 - 15:00
Centro Servizi G. Alessi
Best practices: mobile video vs social video

15:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Fare PR e informazione sui social media

15:00 - 16:30
Sala del Dottorato
Diversità e competenze trans-culturali nel giornalismo: un'opportunità creativa

15:00 - 16:30
Centro Servizi G. Alessi
Hacking the newsroom

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Riuscire a far parlare “i cattivi”

15:00 - 16:00
Palazzo Sorbello
Maledetto storytelling

15:00 - 16:30
Teatro della Sapienza
Piano Juncker: tra mito e realtà

15:30 - 16:30
Hotel Sangallo
Vi svelo i segreti del data-driven journalism

15:30 - 16:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il futuro dell’informazione in TV

15:30 - 17:00
Sala dei Notari
Il tabù del sesso: perché in Italia è impossibile parlare di sessualità e sentimenti a scuola

16:30 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Point-and-click scraping

16:30 - 18:00
Centro Servizi G. Alessi
Gli ultimi sviluppatori: ingegneri e redattori insieme per una redazione innovativa

16:30 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Automatizzare la verifica: fino a dove possiamo arrivare?

16:30 - 18:30
Hotel Sangallo
Google Advanced Search, Images & Trends

16:30 - 17:30
Sala del Dottorato
Giornalismo in prima persona: dal gonzo journalism all'immersive journalism

17:00 - 18:30
Palazzo Sorbello
Captured news media: the case of Turkey

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Riportare immagini forti: come proteggere voi stessi e il vostro pubblico

17:30 - 19:00
Sala del Dottorato
Smascherare la corruzione: da segui i soldi a segui i titoli azionari

18:00 - 19:00
Centro Servizi G. Alessi
Promuovere l'innovazione

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Strumenti e tecniche per verificare i contenuti social

18:00 - 19:00
Teatro della Sapienza
Morti di mafia: a cura di Lirio Abbate

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Proteggere le fonti giornalistiche nell’era digitale

18:30 - 19:30
Palazzo Sorbello
Ripresa all'italiana o rinascita economica? Tra propaganda e realtà?

21:00 - 23:00
Sala dei Notari
#ThisIsACoup: come l’Unione Europa ha distrutto il primo governo Tsipras

venerdì 8

06:00 - 07:30
Hotel Brufani - reception
Sunrise film walk

06:00 - 08:00
Hotel Brufani - Bar Bellavista
Voci del Mattino - Radio 1

09:00 - 10:00
Palazzo Sorbello
The Coral Project: lavorare con la community per un giornalismo migliore

09:00 - 10:00
Hotel Brufani - Bar Bellavista
Lateral - Radio Capital

09:00 - 10:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Maps, Streetview and Photosphere

09:30 - 10:30
Hotel Brufani - Sala Priori
I crimini informatici nel panorama internazionale: trend attuali e futuri

09:30 - 10:30
Sala del Dottorato
Verso un manifesto europeo del data journalism

09:30 - 10:30
Hotel Sangallo
L'engagement è giornalismo

09:30 - 10:30
Hotel Brufani - Sala Perugino
Start-up thinking for journalists and newsrooms

09:30 - 10:30
Centro Servizi G. Alessi
How journalists can save public service media

10:00 - 11:30
Palazzo Sorbello
Cos’è il constructive journalism e perché ne abbiamo bisogno

10:30 - 11:30
Hotel Brufani - Sala Priori
I captatori informatici e le intercettazioni: limiti giuridici

10:30 - 12:00
Sala del Dottorato
L'uso dei dati dell'audience e delle metriche nelle redazioni

10:30 - 12:00
Centro Servizi G. Alessi
Podcast: nascita di un nuovo mezzo di comunicazione?

10:30 - 11:45
Hotel Sangallo
The case for engaged journalism

11:00 - 12:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Come difendersi dai criminali informatici

11:30 - 12:15
Sala dei Notari
Il giornalismo nell'era post-Web: cosa abbiamo perso, cosa abbiamo conquistato, cosa ci aspetta

11:30 - 12:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Le espressioni d'odio in rete

11:30 - 13:00
Palazzo Sorbello
Reporting da aree di crisi: traumi psicologici, resilienza e prevenzione

11:45 - 13:15
Hotel Sangallo
Strumenti e tecnologie dell'engagement

12:00 - 13:00
Sala Fiume, Palazzo Donini
"Bufale" in ambito medico-scientifico

12:00 - 13:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Sorveglianza senza Frontiere: il ruolo delle imprese

12:00 - 13:15
Centro Servizi G. Alessi
Addio Tito, benvenuto caos!

12:00 - 13:00
Teatro della Sapienza
Giornalismo e politica, politica e giornalismo: il dilemma infinito

12:15 - 13:00
Sala dei Notari
Twitter compie dieci anni: quale futuro per la piattaforma che ha rivoluzionato le news?

12:30 - 13:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Content curation tool, news aggregator, social media e diritto d’autore

14:00 - 15:00
Sala del Dottorato
Frontiere: giornalisti, fotografi, scrittori raccontano la tragedia dei migranti

14:00 - 15:30
Hotel Sangallo
Dalle fonti statistiche alle API: estrarre dati dal web

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
La guerra persa per la sicurezza delle informazioni

14:00 - 15:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Può un robot fare il giornalista?

14:00 - 15:00
Centro Servizi G. Alessi
La crescita di network chiusi decreta la fine del newsgathering social?

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Priori
I numeri che regolano la nostra vita

14:00 - 15:00
Palazzo Sorbello
Quale futuro per il giornalismo indipendente locale

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Giornalisti e citizen reporter siriani rischiano la vita ogni giorno: chi sono, chi li attacca e come possono difendersi

15:00 - 16:30
Centro Servizi G. Alessi
Perché le scuole di giornalismo insegnano come se fossimo ancora nel 1996?

15:00 - 16:30
Hotel Brufani - Sala Priori
ReNews: stress-test del giornalismo digitale in Italia

15:00 - 16:30
Palazzo Sorbello
Il successo del fact-checking in un mondo di Pinocchi

15:00 - 16:00
Sala del Dottorato
Where are you?

15:00 - 16:30
Sala dei Notari
Speaking out: quando l'inchiesta cambia la storia

15:30 - 16:15
Hotel Sangallo
I dati nel giornalismo investigativo: come il computing contribuisce alla mobilitazione e al cambiamento

15:30 - 17:00
Teatro della Sapienza
Querele, minacce e protezione delle fonti a rischio: attacco al giornalismo

15:30 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Perché sostenere il buon giornalismo è importante

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Quando il giornalista è un bersaglio

16:00 - 17:00
Sala del Dottorato
Mettere fine alle mutilazioni genitali femminili: giornalismo e attivismo su scala globale

16:15 - 17:30
Hotel Sangallo
La grammatica della grafica: disegnare, consultare e trasformare i dati

16:30 - 18:00
Palazzo Sorbello
Scoprire, verificare e distribuire storie: start-up che sviluppano tecnologie per le redazioni

16:30 - 17:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Sviluppare competenze social per ottenere una raccolta di news più efficace

16:30 - 18:00
Centro Servizi G. Alessi
Siria: giornalisti raccontano la speranza

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Tra Cryptoparty e Bruxelles: quanto sta a cuore la battaglia per i diritti digitali?

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Anas Aremeyaw Anas, il pluripremiato giornalista investigativo che lavora sotto copertura

17:00 - 18:00
Teatro della Sapienza
Censura e autocensura: il giornalismo è un potere debole?

17:00 - 18:00
Sala del Dottorato
Cosa è successo quando ho “hackerato” il mio cancro al cervello

17:00 - 18:30
Teatro Morlacchi
#EuFactor: a tu per tu con la scienza!

17:30 - 18:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Indagini open source

18:00 - 19:30
Palazzo Sorbello
Yemen: la guerra silenziosa

18:00 - 19:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Abbate & Buttafuoco Magic Ensemble

18:00 - 19:30
Centro Servizi G. Alessi
Cambiamenti climatici e migrazione: la storia non raccontata

18:00 - 19:00
Sala dei Notari
Corrado Formigli incontra Karim Franceschi: storia di un italiano che ha difeso Kobane dall’Isis

18:00 - 19:30
Sala del Dottorato
Piattaforme di pubblicazione: il rapporto tra motori di ricerca, social media e mezzi di informazione

18:00 - 19:30
Teatro della Sapienza
Da WikiLeaks a Snowden: proteggere le fonti nell’era della sorveglianza di massa

18:30 - 19:30
Hotel Brufani - Sala Priori
La strategia internazionale di Buzzfeed

19:30 - 20:30
Teatro della Sapienza
The Idealist: Aaron Swartz and the rise of free culture on the internet

Mock'n'troll: satira, bufale e altri comfort
Breve storia di troll, bufale e notizie false in Italia e nel mondo, da Benjamin Franklin a Lercio.

19:30 - 21:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Mock'n'troll: satira, bufale e altri comfort

19:30 - 20:30
Sala dei Notari
Giovanni Floris: La prima regola degli Shardana

20:30 - 22:30
Teatro della Sapienza
The Internet’s Own Boy: la storia di Aaron Swartz

21:00 - 22:30
Teatro Morlacchi
Incontro con Marco Travaglio

22:00 - 23:30
Sala dei Notari
Gazebo live!

sabato 9

06:00 - 07:30
Hotel Brufani - reception
Sunrise film walk

09:00 - 10:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Communicating complex economic news

09:30 - 10:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Trasparenza e tecnologia contro la corruzione

09:30 - 18:00
Hotel La Rosetta
Hack the money

09:30 - 13:00
Hotel Sangallo
Giornalismo, attivismo e diritti umani

09:30 - 10:30
Palazzo Sorbello
Fare giornalismo d'inchiesta in Italia

09:30 - 10:30
Centro Servizi G. Alessi
Israele-Palestina: narrazione, cronaca, interpretazione

09:30 - 10:30
Sala del Dottorato
Fotogiornalismo: nuovi codici visivi per uno nuovo storytelling

10:00 - 11:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Ricordati che sei osservato: storie horror sul software dei tuoi dispositivi

10:00 - 11:30
Teatro della Sapienza
Giornalismo e Silicon Valley

10:00 - 11:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Coprire gli attacchi terroristici

10:00 - 12:00
Teatro Morlacchi
42 - Radio Capital

10:00 - 11:00
Sala dei Notari
Prove tecniche di trasmissione

10:30 - 11:30
Hotel Brufani - Sala Priori
L'OSINT per i giornalisti: introduzione all'analisi di fonti aperte

10:30 - 11:30
Palazzo Sorbello
Raccontare le elezioni: dalle maratone TV al web

10:30 - 11:30
Sala del Dottorato
Perché il tuo computer è diventato una questione di sicurezza nazionale

10:30 - 11:30
Centro Servizi G. Alessi
Dovremmo dimenticare il ‘diritto all’oblio’?

11:00 - 12:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
La comunicazione è una bella storia

11:00 - 12:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Evil maid e gli attacchi informatici con accesso fisico

11:30 - 12:15
Sala dei Notari
#ijf16talk di Iyad El-Baghdadi

11:30 - 12:30
Centro Servizi G. Alessi
Slow news: la rivoluzione lenta

11:30 - 13:00
Sala del Dottorato
Scrivere di mafia glocally

11:30 - 12:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Dagli hacker ai giornalisti: prove di dialogo e basi di tecnologia e di sicurezza

11:30 - 12:30
Palazzo Sorbello
Europa anno zero. Il ritorno dei nazionalismi

11:30 - 13:00
Teatro della Sapienza
Mercato unico digitale: creare l'occupazione con un click

12:00 - 13:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il giornalismo nell'era digitale

12:00 - 13:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Oltre i malware: gli effetti sgradevoli degli attacchi ai client

12:15 - 13:00
Sala dei Notari
La guerra al terrore e la guerra alla libertà di informazione

12:30 - 13:15
Centro Servizi G. Alessi
Women in media

12:30 - 13:30
Hotel Brufani - Sala Priori
I limiti dell’osceno, della blasfemia e della pornografia

12:30 - 13:30
Palazzo Sorbello
Case history per smentire alcune narrazioni su Cina e Giappone

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Comprendere i danni dell'analisi predittiva per la privacy

14:00 - 15:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il giornalismo dopo Snowden

14:00 - 15:30
Sala del Dottorato
Proteggere un testimone oculare nell’era dei social media

14:00 - 15:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Quando la correlazione è causalità

14:00 - 15:00
Centro Servizi G. Alessi
Newsroom creative e nuove idee per il giornalismo

14:00 - 15:30
Sala dei Notari
La crisi dei rifugiati: in che modo la televisione può contribuire a comprenderla meglio?

14:30 - 15:30
Palazzo Sorbello
Comunicazione e giornalismo: come cambiano nell’epoca dei social media

15:00 - 16:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Google Digital News Initiative: promoting innovation and high quality in digital journalism

15:00 - 16:30
Centro Servizi G. Alessi
Raccontare la guerra da freelance

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Gender & tech

15:30 - 16:30
Sala del Dottorato
The Red Web: come Putin controlla il web e i nuovi ribelli digitali

15:30 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Piqd and the slow journalism movement

15:30 - 16:30
Sala dei Notari
Storie maledette: il metodo giornalistico e il racconto televisivo. Incontro con Franca Leosini

15:30 - 16:30
Palazzo Sorbello
Islam, rifugiati, Europa: la politica oltre la paura

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Attacchi informatici: chi sta attaccando chi e come?

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Le ‘quattro C’ dell'uso di contenuti presi dai social: Copyright, Control, Credit e Cash!

16:00 - 17:30
Teatro della Sapienza
Giornalismo politico, propaganda, conformismo e consenso

16:30 - 17:30
Sala del Dottorato
Come i dati stanno conquistando le redazioni spagnole

16:30 - 17:30
Palazzo Sorbello
Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges

16:30 - 17:30
Sala dei Notari
Raqqa is Being Slaughtered Silently: il coraggio di raccontare la Siria sotto l’ISIS

16:30 - 17:30
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Drone journalism

16:30 - 18:00
Centro Servizi G. Alessi
Com’è cambiata la diffusione delle news

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
La cybersicurezza nelle automobili

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Schermi e stream: il flusso di notizie nell'epoca in cui tutto diventa schermo

17:30 - 19:00
Hotel Sangallo
Soluzioni per un giornalismo costruttivo

17:30 - 18:30
Palazzo Sorbello
L'odio online: violenza verbale e ossessioni in rete

17:30 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Donne “digitali” al comando: era ora!

17:30 - 18:30
Sala del Dottorato
The capture of traditional media by Facebook

18:00 - 19:00
Sala dei Notari
Da Twitter al teatro: i nuovi linguaggi del giornalismo

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Perugino
Hacking Team, big data e social media: quando la notizia passa (quasi) inosservata

18:00 - 19:00
Hotel Brufani - Sala Priori
Come sfruttare al meglio i motori di ricerca per il giornalismo

18:00 - 19:30
Centro Servizi G. Alessi
The iconic image on social media: the death of Aylan Kurdi

18:30 - 19:30
Sala del Dottorato
Flop News: imparare sbagliando

21:00 - 22:30
Teatro Morlacchi
Tra musica, parole, social e attivismo: incontro con Fedez

domenica 10

09:30 - 11:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
The millenials: inseguendo e costruendo le nuove comunità online

10:00 - 11:00
Centro Servizi G. Alessi
Le correzzioni

10:00 - 13:00
Hotel Sangallo
Costruire un'impresa editoriale: dall'idea al modello di business

10:30 - 11:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Come difendersi dalla sorveglianza digitale

10:30 - 11:30
Sala del Dottorato
Silenzi di Stato: il primo fondo per sostenere l'accesso all'informazione

10:30 - 11:30
Palazzo Sorbello
Siria, come (non) si racconta una guerra

11:00 - 12:00
Centro Servizi G. Alessi
La rinascita della newsletter

11:00 - 12:00
Sala dei Notari
La guerra del Sacro. Terrorismo, laicità e democrazia radicale

11:00 - 12:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Silicon Valley: i signori del silicio. In conversazione con Evgeny Morozov

11:30 - 12:30
Hotel Brufani - Sala Priori
Il giornalismo tecnologico e scientifico nell’era digitale

11:30 - 13:00
Sala del Dottorato
#SocialRadio: il web, gli smartphone e il futuro dell'informazione radiofonica

11:30 - 13:00
Palazzo Sorbello
Who's fighting against corruption in SE Europe: the media or the police?

12:00 - 13:00
Centro Servizi G. Alessi
Quello che i dati raccontano e gli analytics dei social media non dicono

12:00 - 13:15
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il FOIA italiano funziona?

12:30 - 13:30
Hotel Brufani - Sala Priori
La sicurezza dei dispositivi e dei dati dei giornalisti

14:15 - 15:00
Sala dei Notari
Torn – Strappati di Alessandro Gassman

14:30 - 16:00
Hotel Sangallo
Dati e social: tra strategia e analisi

14:30 - 16:00
Centro Servizi G. Alessi
Diritti LGBT, unioni civili, matrimonio egualitario, stepchild adoption e GPA (Gestazione Per Altri)

15:00 - 16:30
Sala dei Notari
L'arte e il giornalismo in tempo di guerra

15:00 - 16:30
Sala del Dottorato
Comunicare la scienza: linguaggi, casi studio e metodi di divulgazione

15:00 - 16:00
Hotel Brufani - Sala Priori
LegalLeaks: come chiedere e ottenere informazioni

16:00 - 17:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Lo stato parallelo: inchiesta sull’Eni

16:30 - 18:00
Sala dei Notari
Radio, informazione, intrattenimento: liberi e fuori dagli schemi

17:00 - 18:00
Hotel Brufani - Sala Raffaello
Il giornalismo investigativo salverà il mondo (e il giornalismo)?

18:00 - 19:00
Sala dei Notari
La crisi del giornalismo italiano (e della politica)

19:00 - 20:30
Sala dei Notari
Come sopravvivere all’hype: le storie di Calcutta e I Cani

21:00 - 22:30
Sala dei Notari
Greenpeace. How to change the world


Speaker 2016 (elenco in continuo aggiornamento - ultimo aggiornamento domenica 6/03/2016 20:11)

• Abbate Fulvio scrittore
• Abbate Lirio L'Espresso
• Accolla Dario giornalista e scrittore
• Accorsi Alessandro J-School City University London
• Adow Mohammed Al Jazeera
• Agosti Claudio Tactical Technology Collective • Agur Colin Information Society Project Yale Law School
• Al Khatib Hadi Tactical Technology Collective
• Albanese Chiara Bloomberg News
• Aleckovic Lamija HRT
• Alhamza Abdalaziz fondatore Raqqa is Being Slaughtered Silently
• Alibhai-Brown Yasmin The Independent • Altintas Baris P24
• Amenduni Dino Proforma
• Ananievska Jovana HERA
• Andrade Diogo Queiroz creative director Observador.pt
• Anesi Cecilia co-fondatrice IRPI
• Angela Alberto Ulisse Rai 3 • Angelini Roberto cantautore
• Annunziata Lucia direttore L'Huffington Post Italia
• Aprile Marianna Oggi
• Arceri Enzo Giornale Radio Rai
• Arellanes Douglas co-fondatore Sourcefabric
• Aremeyaw Anas Anas giornalista investigativo • Arenstein Justin direttore Code For Africa
• Armano Antonio giornalista e scrittore
• Arsheed Alaa violinist
• Ascani Anna deputato Partito Democratico
• Babakar Mevan Full Fact
• Bacchiddu Paola giornalista • Badaloni Federico Gruppo L'Espresso
• Balestrieri Gerardo musicista
• Banda_Osiris gruppo musicale
• Barber Greg The Washington Post
• Barber Marsha Università Ryerson
• Barberis Paolo consigliere per l'innovazione Presidente del Consiglio • Bardazzi Marco executive VP comunicazione esterna Eni
• Barisani Andrea Inverse Path
• Barkin Noah Reuters
• Barnathan Joyce presidente ICFJ
• Barot Trushar mobile editor BBC World Service
• Bartoccini Umberto Università per Stranieri di Perugia • Bartoli Carlo presidente ODG Toscana
• Bartolini Laura Istituto Universitario Europeo
• Bartolozzi Chiara Istituto Italiano di Tecnologia
• Baschieri Francesco fondatore e CEO Spreaker
• Bassan Valerio VICE News Italia
• Battaglia Laura Silvia giornalista freelance • Battaglia Rosy fondatrice Cittadini Reattivi
• Beckedahl Markus fondatore e direttore Netzpolitik
• Beckett Charlie direttore Polis
• Belair-Gagnon Valerie ISP Yale Law School
• Belam Martin social & new formats editor The Guardian
• Belisario Ernesto avvocato e scrittore • Bell Emily direttrice Tow Center for Digital Journalism
• Bell Fergus fondatore Dig Deeper Media
• Bellardi Nadia consulente comunicazione interculturale
• Benelli Eva agenzia di editoria scientifica Zadig
• Beretta Mazzotta Chiara Punto & Zeta
• Bergonzi Perrone Marcello avvocato • Bernaola Itziar vicedirettrice El Obietivo
• Bertolino Enrico 42 Radio Capital
• Bianchi Diego Gazebo Rai 3
• Bianchi Leonardo VICE News Italia
• Bini Smaghi Bernardo Cassa Depositi e Prestiti
• Biondi Alfonso Lercio.it • Biscarini Chiara Università per Stranieri di Perugia
• Black Crofton Bureau of Investigative Journalism
• Blecher Ludovic Digital News Initiative Google
• Boccia Artieri Giovanni Università di Urbino
• Bodea Roxana direttrice Median Research Centre
• Bodoky Tamás fondatore e direttore Atlatszo.hu • Bogaerts Geert-Jan direttore digital media VPRO
• Bogdani Aleksandra Balkan Investigative Reporting Network
• Bolognesi Guido consulente sicurezza informazioni
• Borogan Irina vicedirettrice Agentura.ru
• Borruso Andrea Dataninja
• Bosco Francesca UNICRI • Bottura Luca Lateral Radio Capital
• Bouyer Anne-Lise Journalism++
• Bovi Daniele cofondatore Umbria24.it
• Brandi Emilia Cose nostre Rai 1
• Braun Michael Die Tageszeitung
• Brescia Rossella Tutti pazzi per RDS • Brock George Department of Journalism, City University
• Broddle Alison Canadian Broadcasting Corporation
• Broussard Meredith Arthur L. Carter Journalism Institute
• Browne Malachy Reported.ly
• Buttafuoco Pietrangelo Il Foglio
• Caferri Francesca La Repubblica • Calabresi Mario direttore La Repubblica
• Calamari Marco Punto Informatico
• Calcutta cantautore
• Calise Mauro Università di Napoli Federico II
• Campion Mukti Jain fondatrice Culture Wise
• Campo Dall'Orto Antonio direttore generale Rai • Cardini Franco Istituto Italiano di Scienze Umane
• Carney Jay senior VP global corporate affairs Amazon
• Carrada Giovanni Superquark Rai 1
• Carson Mary The Guardian
• Carvin Andy direttore Reported.ly
• Castaldo Franco fondatore e direttore Grandangolo • Cavallo Melita ex presidente Tribunale Minori Roma
• Cerantola Alessia co-fondatrice IRPI
• Cesarano Claudio Diritto di Sapere
• Cherubini Federica consulente media
• Chiale Stefania L'Erba dei vicini Rai 3
• Chiarazzo Stefano fondatore Social Radio Lab • Chiarion Casoni Giorgio Commissione Europea
• Chieffi Daniele responsabile social media management Eni
• Chiesa Raoul fondatore e president The Security Brokers
• Chinnappa Madhav direttore strategic relations Google
• Chiusi Fabio giornalista freelance
• Ciarapica Giulia Ghigliottina.it • Cimarelli Alessio co-fondatore Dataninja
• Ciulli Diego Google Italia
• Coban Murat vicedirettore P24
• Coccagna Barbara ANAC
• Colebourn Richard BBC News
• Colletti Giampaolo giornalista e storyteller • Columbro Donata giornalista freelance
• Conforti Alessio Gruppo BEI
• Contessa Niccolò cantante e produttore discografico
• Conticelli Roberto direttore La Nazione - Umbria
• Cooke Matt Google News Lab UK
• Coppola Caterina Wild Italy • Cordova Claudio fondatore e direttore Il Dispaccio
• Coskun Canan Cumhuriyet
• Costa Silvia Parlamento europeo
• Coyer Kate Central European University
• Craig Iona giornalista freelance
• Crawford David Correct!v • Crowley John digital editor The Wall Street Journal
• Cruciani Giuseppe La Zanzara Radio 24
• D'Orazio Francesco cofondatore e VP product Pulsar
• Dabbous Susan giornalista freelance
• Dacrema Eugenio Università di Trento
• Dalmonte Emilio Commissione Europea Rappresentanza in Italia • Damilano Marco L'Espresso
• Darbishire Helen fondatore Access Info Europe
• De Baggis Mafe co-fondatrice Pleens
• De Biase Luca Il Sole 24 Ore
• De Bortoli Ferruccio presidente Longanesi
• De Filippi Loris presidente MSF Italia • De Martino Gianluca Dataninja
• De Romanis Veronica economista e autrice
• De Simone Amalia Corriere.it
• Debrouwere Stijn analytics expert
• Degen Guy giornalista freelance
• Dehesdin Cecile direttrice Buzzfeed France • Del Monte Davide direttore Transparency International Italia
• Del Vecchio Davide co-fondatore Centro Hermes
• Derakhshan Hossein giornalista freelance
• DeVigal Andrew Università dell'Oregon
• Di Cosimo Giovanni trombettista
• Di Lazzaro Antonella direttore media Twitter Italia • Di Pietro Lorenzo giornalista freelance
• Di Salvo Philip European Journalism Observatory
• Diakopoulos Nicholas Università di Maryland
• Djassi Janto Refugee Radio Network
• Dormino Davide scultore
• Dragoni Gianni Il Sole 24 Ore • Drepper Daniel cofondatore Correct!v
• Druker Jeremy direttore Transitions
• Dubberley Sam co-fondatore Eyewitness Media Hub
• Duch Guillot Jaume director for media European Parliament
• Dukureh Jaha attivista
• Dumont François direttore comunicazione MSF Italia • Eder Florian Politico Europe
• Eeman Ezra direttore VRT Start-Up
• Eesa Hussam fondatore Raqqa is Being Slaughtered Silently
• El-Baghdadi Iyad attivista per i diritti umani
• Esposito Marco direttore Giornalettismo.com
• Fabris Monica presidente Episteme • Faini Fernanda Università di Bologna
• Falcioni Davide Fanpage.it
• Falcomatà Igor fondatore Sikurezza.org
• Fancher Mike Washington Coalition for Open Government
• Farano Adriano cofondatore e CEO Watchup
• Fattori Giuseppe Comunicazione Pubblica e Istituzionale • Fedez rapper
• Fedon Giorgio cofondatore Minded Security
• Ferguson Kate direttore Protection Approaches
• Ferrara Giuliano fondatore Il Foglio
• Ferrari Roberto digital communication manager Eni
• Fielding-Smith Abigail Bureau of Investigative Journalism • Finocchiaro Elisa direttrice Change.org Italia
• Fischer Frederik direttore Piq.de
• Fittipaldi Emiliano L'Espresso
• Flores d'Arcais Paolo direttore MicroMega
• Floris Giovanni Di martedì LA7
• Foederl-Schmid Alexandra direttrice Der Standard • Forlin Luca Google
• Formigli Corrado Piazzapulita LA7
• Franceschi Karim attivista e scrittore
• Frediani Carola co-fondatrice Effecinque
• Frith Holden direttore The Week
• Gabriele Renato esperto ICT • Gallus Giovanni Battista avvocato
• García-Ziemsen Ramon Deutsche Welle
• Garrod Mike fondatore e direttore World Fixer
• Gassmann Alessandro attore
• Gheno Vera Accademia della Crusca
• Giammaria Duilio Tg1 • Giardini Paolo direttore OPSI
• Gilioli Alessandro L'Espresso
• Gillmor Dan Walter Cronkite J-School
• Giovannini Eva Ballarò Rai 3
• Giraud Caroline Global Forum for Media Development
• Giugliano Ferdinando La Repubblica • Giuli Andrea CDR Giornale dell'Umbria
• Giuliani Fulvio RTL 102.5
• Giustozzi Corrado Osservatorio Sicurezza Nazionale
• Goering Laurie Thomson Reuters Foundation
• Goetz John ARD-Hauptstadtstudio
• Gomez Peter direttore ilfattoquotidiano.it • Goodman Garrett Wochit
• Goracci Lucia RAI News 24
• Goslinga Maaike De Correspondent
• Graefe Andreas Tow Center for Digital Journalism
• Grandi Matteo direttore Piacere Magazine
• Grasso Daniele El Confidencial • Greco Andrea La Repubblica
• Greste Peter Al Jazeera English
• Gruhnwald Sylke SRF Data
• Guarnieri Claudio The Citizen Lab Università di Toronto
• Guerrini Federico giornalista e scrittore
• Guidi Caterina Francesca European University Institute • Guimaraes Celia Rai News
• Gursel Kadri Al-Monitor.com
• Gyldensted Cathrine Università di Windesheim
• Haeg Andrew fondatore e CEO GroundSource
• Hamilton Mary The Guardian
• Harman Gulsin International Press Institute • Harrison Sarah WikiLeaks
• Helal Ibrahim editorial advisor Aljazeera Network
• Heravi Bahareh Università Nazionale d'Irlanda
• Herman Burt cofondatore Hacks/Hackers
• Heron Liz direttrice The Huffington Post
• Horn Sebastian direttore Ze.tt • Hussain Abdurahman regista
• Iacoboni Jacopo La Stampa
• Iacolare Livia Twitter Italia
• Iacona Riccardo Presadiretta Rai 3
• Iaconesi Salvatore fondatore Art is Open Source
• Iannuzzi Andrea direttore AGL • Ingram Mathew Fortune Magazine
• Ishaq Sara regista
• Ivanovic Milorad direttore Newsweek Serbia
• Jaksic Bosko Politika
• Jelenkowska-Luca Ewelina Commissione Europea
• Jenkins Mandy Storyful • Jockers Simon Correct!v
• Jolley Rachael direttrice Index on Censorship
• Jori Matteo Università degli Studi di Milano
• Kalita Mitra The Los Angeles Times
• Kaltheuner Frederike Università di Amsterdam
• Kambhampati Sandhya Knight-Mozilla OpenNews • Kaplan Renée The Financial Times
• Karstens Eric consulente di comunicazione
• Kerr Aine manager of journalism partnerships Facebook
• Khoder Salam Flair Media Consulting
• Kingsley Patrick The Guardian
• Kljenak Nina N1 • Kochavi Adi Vocativ Films
• Konrath Steffen fondatore Liquid Newsroom
• Kron Manuela direttore corporate affairs Nestlé
• Lalli Chiara bioeticista
• Lalovic Marina Radio3Mondo Rai Radio 3
• Lamanna Antonello Università per Stranieri di Perugia • Langer Ulrike giornalista freelance
• Large Tim Thomson Reuters Foundation
• Lasagni Costanza QCodeMagazine
• Lattanzi Vittorio Lercio.it
• Lau Svenja Hamburg Media School
• Laufer Peter SOJC Università dell'Oregon • Lavallee Marc The New York Times
• LeCompte Celeste ProPublica
• Lekovic Sasa fondatore Investigative Journalism Center
• Leogrande Alessandro vicedirettore Lo Straniero
• Leopold Juliane freelance digital consultant
• Leosini Franca Storie Maledette Rai 3 • Lipperini Loredana Radio 3
• Little Mark vicepresidente media Europa-Africa Twitter
• Llewellyn Sue consulente strategie digitali
• Louderback Jim Social Starts
• Luccioli Andrea CDR Giornale dell'Umbria
• Lucero Megan data journalism editor The Times • Lusa Stefano Radio Capodistria
• MacAskill Ewen The Guardian
• Macaulay Larry fondatore e direttore Refugee Radio Network
• Maiorca Umberto CDR Giornale dell'Umbria
• Makkox fumettista
• Malvaldi Marco scrittore • Manco Gaia giornalista freelance
• Manili Patrizia Università per Stranieri di Perugia
• Mannocchi Francesca reporter freelance
• Mantellini Massimo giornalista e scrittore
• Manuli Gabriela Global Investigative Journalism Network
• Mapelli Cristiana collaboratrice Giornale dell'Umbria • Marcolongo Andrea consulente di comunicazione
• Marcus Lucy CEO Marcus Venture Consulting
• Marra Wanda Il Fatto Quotidiano
• Marthoz Jean-Paul Comitato per la Protezione dei Giornalisti
• Masera Anna garante del lettore La Stampa
• Mason Paul giornalista freelance • Massarotto Marco fondatore DOING
• Mastrobuoni Tonia La Repubblica
• Matejcic Barbara giornalista freelance
• Matteucci Mirko Gazebo Rai 3
• Maurizi Stefania giornalista e scrittrice
• Mauro Andrea Nelson cofondatore Dataninja • Mauro Antonio Osservatorio per la Sicurezza Nazionale
• Mautino Beatrice giornalista e scrittrice
• Mayer Catherine giornalista e scrittrice
• McClenaghan Maeve Greenpeace
• McHugh Claire CEO Axonista
• Medina Pablo El Mundo Data • Meldolesi Anna Corriere della Sera
• Mele Stefano Studio Legale Associato Carnelutti
• Menapace Andrea Open Mgration
• Mentana Enrico direttore TgLA7
• Merelli Annalisa Quartz
• Messinis Aris Agenzia France Press Atene • Meucci Matteo cofondatore e CEO Minded Security
• Mhanna Ayman direttore Global Forum for Media Development
• Michielotto Andrea Lercio.it
• Micozzi Francesco Paolo avvocato e scrittore
• Midolo Emanuele J-School City University London
• Millar Erin cofondatrice e CEO Discourse Media • Mina An Xiao Meedan
• Montgomery Robb consulente multimediale
• Monzini Jacopo IFAD
• Morgante Michele Università di Udine
• Morozov Evgeny giornalista e scrittore
• Mossuto Anna direttrice Corriere dell'Umbria • Mottola Giorgio Report Rai 3
• Murgia Michela scrittrice
• Murillo Alfredo direttore Buzzfeed Spagna
• Murphy Maggie Transparency International
• Mushtaq Layth executive manager Flair Media Consultancy
• Myers Justin automation editor Associated Press • Narisetti Raju senior vice president News Corp
• Nelson Zed fotografo
• Neufeld James fondatore e CEO SAM
• Niculescu Cristian Romanian Centre for Investigative Journalism
• Nielsen Rasmus Reuters Institute for the Study of Journalism
• Oddo Giuseppe Finanza & Potere • Ongaro Francesco ISGroup
• Orchard Rob cofondatore Slow Journalism Company
• Ottaviani Jacopo giornalista freelance
• Paci Francesca La Stampa
• Pain Julien direttore The Observers - France 24
• Palazzi Elisa Institute of Atmospheric Sciences and Climate • Palermo Antonella Radio Vaticana
• Palmer Robert Global Witness
• Pancheri Giovanna Sky TG24
• Panseri Simona direttore comunicazione sud Europa Google
• Paoletti Diletta Università di Perugia
• Patrucic Miranda OCCRP • Patti Maria Anna Casa dei Lettori
• Pennasilico Alessio security evangelist Obiectivo Technology
• Perna Stefano Università di Salerno
• Perri Pierluigi Università degli Studi di Milano
• Persico Oriana Art is Open Source
• Peters Justin Slate • Petrillo Marina Reported.ly
• Petrioli Chiara Università La Sapienza di Roma
• Picazo Belen Eldiario.es
• Pieranni Simone fondatore China Files
• Pilhofer Aron The Guardian
• Pires Marco Tulio direttore School of Data • Pisani Stefano Lercio.it
• Platinette W l'Italia RTL 102.5
• Pompili Giulia Il Foglio
• Popescu Marina Central European University
• Porsia Nancy giornalista freelance
• Posetti Julie Fairfax Media • Pregliasco Lorenzo cofondatore YouTrend
• Price Roy vice presidente Amazon Studios
• Puliafito Alberto direttore Blogo
• Purgatori Andrea presidente Greenpeace Italia
• Quah Nick fondatore Hot Pod
• Quattrociocchi Walter IMT Lucca School for Advanced Studies • Quigley Paul cofondatore e CEO NewsWhip
• Quirico Domenico La Stampa
• Raineri Daniele Il Foglio
• Raiola Francesco Fanpage.it
• Ramirez Maria cofondatrice El Espanol
• Raspadori Fabio Università di Perugia • Rees Gavin direttore Dart Centre Europe
• Reinhold Theresia European Digital Rights
• Rendle Adam studio legale Taylor Wessing
• Richter Frederik Correct!v
• Ricucci Amedeo TG1
• Rijtano Rosita giornalista freelance • Riley Kate BBC News
• Rizzo Nervo Nino presidente CISSFAGR
• Rodolfi Alessandro Università degli Studi di Milano
• Rodotà Stefano Università di Roma La Sapienza
• Romagnoli Carlo Pragma
• Romenzi Alessio fotografo freelance • Romeo Guido co-fondatore Diritto di Sapere
• Rose Mandy University of the West Englands
• Rosenbach Marcel Der Spiegel
• Rota Alessandro fotoreporter freelance
• Rothler David Università di Salisburgo
• Roug Louise global news editor Mashable • Rubino Giulio co-fondatore IRPI
• Ruetten Wilfried direttore European Journalism Centre
• Ruggiero Christian Università La Sapienza di Roma
• Russo Massimo condirettore La Stampa
• Salerno Andrea Gazebo Rai 3
• Salerno Paolo Voci del Mattino Radio 1 • Sambrook Richard direttore Cardiff School of Journalism
• Sami Carlotta portavoce UNHCR per il Sud Europa
• Sandvik Linda Knight-Mozilla OpenNews
• Santarelli Alessio director EU Kindle Store Amazon
• Santoro Eugenio Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
• Santoro Pier Luca DataMediaHub • Santos Mariana Fusion Media (via Skype)
• Sardoni Alessandra In Onda LA7
• Sargent Jenni direttrice First Draft News
• Sarzanini Fiorenza Corriere della Sera
• Sassoli David vicepresidente Parlamento europeo
• Schiavulli Barbara giornalista e scrittrice • Schiller Vivian executive committee chair Vocativ
• Scorza Guido Istituto per le Politiche dell'Innovazione
• Seminerio Mario giornalista e scrittore
• Serafini Marta Corriere della Sera
• Serra Barbara Al Jazeera English
• Sestini Massimo fotografo • Severgnini Beppe Corriere della Sera
• Sgarzi Barbara giornalista e scrittrice
• Shapiro Bruce direttore Dart Center for Journalism & Trauma
• Shaw Craig Center for Investigative Journalism
• Shehwaro Marcell Dispatches from Syria
• Shields Elinor BBC News • Shumanov Ilya Transparency International Russia
• Sikka Madhulika direttrice Mic
• Silverman Craig direttore Buzzfeed Canada
• Simeth David Torial Academy
• Simi Lelio co-fondatore DataMediaHub
• Simon Basile BBC News Labs • Sinopoli Antonella co-fondatrice e direttore Voci Globali
• Skarlatos Theopi giornalista e regista
• Smouter Karel vicedirettore De Correspondent
• Socci Antonio direttore Scuola di Giornalismo Perugia
• Soffici Caterina giornalista e scrittrice
• Sofi Antonio Gazebo Rai 3 • Sofri Luca fondatore Il Post
• Soldatov Andrei direttore Argentura.ru
• Sommella Roberto direttore relazioni esterne AGCM
• Sonnenfeld Isabelle Google News Lab Germany
• Spangenberg Jochen Deutsche Welle
• Spetia Simone Effetto giorno Radio 24 • Spocci Costanza cofondatrice Nawart Press
• Srivastava Lina cofondatrice Regarding Humanity
• Stabe Martin The Financial Times
• Standage Tom vicedirettore The Economist
• Stearns Josh direttore Local News Lab GR Dodge Foundation
• Steen Michael Banca Centrale Europea • Stencel Mark condirettore Duke Reporter Lab
• Stern Gabriella director of media Bill&Melinda Gates Foundation
• Stevis Matina The Wall Street Journal
• Stokes Christopher direttore generale MSF
• Stroehlein Andrew EU media director Human Rights Watch
• Suarez Roberto direttore Media Intelligence Service EBU • Taddia Federico L'Altra Europa Radio 24
• Tajani Antonio vicepresidente Parlamento europeo
• Talia Antonio Informant
• Tavella Paola giornalista freelance
• Tedeschini Lalli Mario Gruppo L'Espresso
• Terranova Nadia giornalista e scrittrice • Thomas Patricia Associated Press Television News
• Tola Elisabetta Google News Lab
• Tolontan Catalin giornalista e scrittore
• Tondelli Jacopo cofondatore e direttore Gli Stati Generali
• Travaglio Marco direttore Il Fatto Quotidiano
• Trombetta Lorenzo ANSA • Usher Nikki George Washington University
• Vacca Manuela attivista dati aperti
• Vaccari Cristian Royal Holloway Università di London
• Valerio Chiara scrittrice
• Valtorta Luca La Repubblica
• Varetto Sarah direttore Sky TG24 • Vílchez Danae Confidencial.ni
• Verheyden Tim VRT News
• Vertua Valerio Edoardo co-fondatore Cloud Security Alliance Italy
• Vianello Andrea giornalista
• Vidal Ignacio Gonzalez fondatore En Caliente Prensa Libre
• Viola Antonella Università di Padova • Viola Roberto direttore generale DG Connect
• Vis Farida direttrice Visual Social Media Lab
• Vitale Pierluigi fondatore Socialistening.it
• Volan Ingeborg direttrice sviluppo digitale Adresseavisen
• von Habsburg Georg ambasciatore straordinario Ungheria
• Vujovic Oliver segretario generale SEEMO • Waite Matt fondatore Drone Journalism Lab
• Wardle Claire Tow Center for Digital Journalism
• Wehrmeyer Stefan Correct!v
• Weichert Stephan digital thinker
• Wolff Stefan Università di Birmingham
• Woods Paolo fotografo • Xynou Maria Tactical Technology Collective
• York Jillian Electronic Frontier Foundation
• Zagni Giovanni Pagella Politica
• Zambotti Sara Caterpillar Radio 2
• Zamora Amanda ProPublica
• Zhang Christine Knight-Mozilla OpenNews • Ziccardi Giovanni Università degli Studi di Milano
• Ziedan Eva archeologa
• Zollo Fabiana IMT Lucca School for Advanced Studies

 

LA DISCESA INTERNAZIONALE DEL TEVERE ( DIT)
Città di Castello dal 23 Aprile al 1 Maggio 2016

La DISCESA INTERNAZIONALE DEL TEVERE - DIT è un percorso guidato in canoa (negli ultimi anni aperto anche alle biciclette ed ai camminatori) con finalità turistiche e sportive a contatto con la natura. La discesa si effettua in gruppo in 7/9 tappe di una giornata ciascuna ed è possibile partecipare anche solo ad alcune tappe. Partecipano sportivi sia dall'Italia sia dall'estero, sia esperti sia non esperti. A scelta si può pernottare lungo il fiume, con tende proprie, in palestre, in agriturismo o camper. La discesa è anche occasione per visitare luoghi d'arte e siti archeologici umbri e laziali. Le cene sono in comune ed organizzate da Enti e/o Associazioni locali.
Tutti sono benvenuti, ma ci si troverà meglio se si ha spirito di adattamento, capacità di fare da sé, disponibilità e simpatia verso gli altri.
La Discesa cerca di ridurre il proprio impatto sull’ambiente ed promuove comportamenti che favoriscono la persistenza delle risorse naturali.

E' possibile noleggiare l'attrezzatura e partecipare a corsi di introduzione alla canoa.

Informatevi sui corsi di canoa e gli OPEN DAY organizzati tra marzo ad aprile per i principianti nella sezione EVENTI.

IL PROGRAMMA IN CANOA, BICICLETTA ed a PIEDI

Sabato 23/04: - Città di Castello to Umbertide
Domenica 24/4: - Umbertide ¬ to Pretola (Perugia)
Lunedì 25/4: - Pretola (Perugia) - ¬ Sant'Angelo di Celle (Deruta)
Martedì 26/4: - Madonna del Piano (Monte Castel di Vibio) to Lago di Corbara (Orvieto) *
Mercoledì 27/4: - Attigliano to Orte *
Giovedì 28/4: - Nera Montoro (Narni) to Otricoli (Terni) *
Venerdì 29/04: - Ponte Felice (Civita Castelana) to Ponzano Romano *
Sabato 30/04: - Ponzano to Nazzano *
Domenica 1/5: - Rome: Castel Giubileo to Ponte Marconi

* Percorso a piedi sono con numero minimo di partecipanti


Cosa è la DIT
La discesa in canoa è guidata da canoisti esperti ed è composta di tappe giornaliere di 20-30 km con difficoltà WW I-II-(III). Si pernotta con materiale proprio in strutture coperte gentilmente messe a disposizione dalle amministrazioni comunali in cui si fa tappa lungo il fiume, ovvero, per chi lo desideri, nella propria tenda o camper.
Con pullman si effettua il ben noto servizio di riporto degli autisti che, ogni giorno, conducono anticipatamente al punto di arrivo la propria auto.
Chi intende aggregarsi alla Discesa successivamente al primo giorno, è bene che arrivi la sera prima presso il luogo del pernottamento (vedi sotto le tappe), intorno alle ore 18. Altrimenti la mattina, al più tardi alle ore 7.00, in modo da avere tempo per informarsi sulle istruzioni per la giornata, prepararsi e inserirsi nel gruppo.

In generale, la mattina i gruppi sportivi si ritrovano alle ore 9 al fiume per prepararsi alla partenza che avviene alle ore 10. Per tale ora quindi occorre aver fatto colazione, essersi procurati le provviste per il pranzo al sacco, aver fatto e disposto i bagagli. Il principio generale è che l'organizzazione non può farsi carico di esigenze individuali, fatta salva naturalmente l'emergenza.

Nelle carovane di trasferimento, i veicoli devono ovviamente rispettare il codice della strada (ricordarsi di fare rifornimento di carburante in anticipo!). Per dar modo agli altri veicoli di superare la carovana e per motivi di sicurezza stradale, la carovana viaggia a velocità ridotta: di solito 50 km/h sulle strade ordinarie e 80 km/h sulla E45 e in autostrada.

La prima discesa del Tevere in canoa, con il percorso che è poi diventato l'attuale da Città di Castello a Roma e della quale si ha notizia certa risale al 1969. Il periodo fu lo stesso poi prescelto per quasi tutte le altre edizioni, ovvero quello fra il 25 aprile (data che è suscettibile di modifica per ragioni di calendario) ed il 1 maggio, che garantisce sia un discreto numero di festività che una portata del fiume adeguata.
L'autore fu il milanese Granacci, autore anche di una prima guida del fiume in cui venivano segnalati le varie rapide e i passaggi invalicabili.

Oggi, dopo quaranta anni, quella guida non è più molto attendibile, sia perché le condizioni del fiume mutano di anno in anno, sia perché la capacità media del canoista è migliorata, tanto che adesso gli unici ostacoli considerati invalicabili sono le numerose dighe sparse lungo il percorso, e neanche tutte. (Va precisato subito però che la Discesa del Tevere invita alla prudenza, al rispetto del fiume e di tutte le misure di sicurezza. I passaggi più difficili sono sempre affrontati, con precauzione e con l'assistenza di canoisti esperti e di gente a terra, solo da chi vuole cimentarsi nell'impresa. D'altra parte l'obiettivo della Discesa è quello di invitare la gente agodersi la canoa e la natura). Dopo quella del 1969, nel 1973 fu organizzata una discesa del Tevere da Città di Castello fino a Roma, promossa dal Canoa Club Milano in collaborazione con il Canoa Club Città di Castello e annunciata con un simpatico manifesto in stile naïf del pittore e canoista
Tonino Capaccioni.

Per motivi organizzativi però la discesa arrivò solo fino al lago di Corbara, e per questa ragione non ne fu tenuto conto nella numerazione delle edizioni successive. Il resoconto delle avventure di quella discesa fu pubblicato sulla rivista "Fiumi" in un vivace articolo della canoista tedesca Doris Schuster che aveva già partecipato alla prima edizione in viaggio di nozze.

Nel 1975 la discesa fu organizzata dal Canoa Club Città di Castello; su questa edizione abbiamo poche informazioni e non si sa dove si sia arrestata. Nel 1982 vi fu la prima discesa organizzata da colui che viene considerato, a tutti gli effetti, il papà della manifestazione, ovvero Francesco Bartolozzi. Quell'anno la discesa fu fatta solo da un ristretto gruppo di canoisti romani e da quelli del Canoa Club Città di Castello (ma solo in Umbria), inoltre la stessa fu perseguitata dal maltempo. Prima di Roma si aggiunse un gruppetto di canoisti che portò il numero totale di canoe (fino ad allora 6) a 25 circa all'ingresso nella capitale. La discesa venne, in base a quanto detto prima, denominata "III Discesa del Tevere da Città di Castello a Roma". Va data atto a Francesco Bartolozzi di aver insistito nella manifestazione pur dopo un avvio abbastanza deludente, e i risultati non tardarono ad arrivare. L'anno dopo, il 1983, si svolse la IV discesa, che cominciò ad avere i connotati delle ultime.

A questa discesa partecipò, per la prima volta, un altro personaggio che ha dato un grande impulso alla manifestazione: Mauro Marsilii. Per la prima volta venne utilizzato un camion dell'esercito per il trasporto dei bagagli e cominciò a crescere il numero dei partecipanti (che spesso salivano in canoa per la prima volta, con conseguenti "bagni" a ripetizione).

Nel 1984 la Discesa del Tevere era ormai diventata adulta. I partecipanti arrivarono a circa duecento e vi fu l'assistenza dell'esercito che fornì due camion con i quali veniva effettuato il recupero degli autisti delle canoe ed il trasporto dei bagagli. Cominciò inoltre ad essere nutrita la partecipazioni di equipaggi tedeschi, attirati anche dalle zone artisticamente interessanti attraversate dal Tevere. Negli anni successivi la manifestazione si è standardizzata ed è diventata ormai un classico degli appuntamenti canoistici europei. Il numero di partecipanti è variabile, ma generalmente attestato intorno alle 100-200 iscrizioni. Partecipano singoli e famiglie, dai 5 agli 80 anni, dall'Italia, ma anche tanti dalla Germania, Austria, Svizzera e da altri paesi.

Numerose sono state le riprese da parte delle reti televisive, sia pubbliche che private,così come costanti sono stati i servizi sui quotidiani che annunciavano e poi descrivevano la storia della allegra brigata che ogni anno pagaiava da Città di Castello a Roma. Infinite sono state le avventure, le peripezie, le amicizie, i fatti piccoli e grandi, le risate, le prese in giro e gli sfottò in tutti questi anni. Tanti si sono conosciuti e sono rimasti amici anche dopo che, per una ragione o per l'altra, non hanno più partecipato alla manifestazione e comunque è raro trovare qualcuno che abbia partecipato a questa manifestazione e ne parli in modo negativo.
Un amico canoista, Franco Pecchioli, ha trovato su una vecchia rivista del Touring Club, antecedente la 2° guerra mondiale, un articolo di Roberto Degli Uberti

Chiediamo scusa per altre eventuali dimenticanze e invitiamo chiunque abbia notizia di altre discese sul Tevere, anche parziali, a scriverci per rettificare il presente testo.

Si tratta di un camping nautico in sette tappe per canoisti italiani e stranieri. La Discesa ha finalità sportive, naturalistiche, turistiche e di promozione della canoa come sano mezzo di conoscenza del territorio; non ha finalitàagonistiche. L'atmosfera della Discesa è festosa, ma ordinata. Tutti sono benvenuti, ma ci si troverà meglio se si ha spirito di adattamento, capacità di fare da sé, disponibilità e simpatia verso gli altri. Tra canoisti ci si aiuta sempre, nella Discesa in modo particolare. I familiari e gli amici dei canoisti che non vanno in canoa potranno giornalmente mettersi d'accordo per visite dei dintorni ed escursioni in bicicletta. La ricchezza della valle del Tevere stimola visite di ambienti
e paesi famosi (Perugia, Assisi, Deruta, Todi, Orvieto, Orte...).

Informatevi sui corsi di canoa organizzati dal 15 marzo ad aprile per i principianti !

Anche in questa edizione si ripeterà la fortunata formula di una organizzazione distribuita tra 4 associazioni con una robusta storia canoistica. Per il partecipante non ci saranno variazioni evidenti. Sarà sempre possibile una iscrizione forfetaria cumulativa, così come una iscrizione giornaliera. Il sito www.discesadeltevere.org, il blog http://discesateverecanoa2015.blogspot.it/ ed il forum http://it.groups.yahoo.com/group/discesadeltevere/ e Facebook (DIT-Discesa Internazionale del Tevere) sono i punti di riferimento informativo generale. Informazioni specifiche sulle varie tappe vanno però richieste ai rispettivi club organizzatori, con i riferimenti riportati in fondo a questo documento.

E’ obbligatorio, pena l’esclusione dalla manifestazione, attenersi al

L’ECOLOGIA
Poiché, com'è noto, nei corsi d'acqua confluiscono tutti gli elementi inquinanti del territorio e poiché il canoista si bagna dell'acqua che percorre, egli è portato a rivendicare che rispettosi dell'ambiente lo siano anche gli altri: dunque è un ambientalista "per sua natura" specie se non è motivato dalla vittoria di una gara, ma dalla predilezione che usa accordare alla qualità della vita, alla semplicità, al contatto con la natura.
Inoltre, poiché un pezzo di territorio abbandonato diventa fatalmente luogo di rifiuti, si può affermare che gli utenti del fiume ne contrastino il degrado anche soltanto attraverso la frequentazione.
Il canoista, specie se indigeno, effettua - anche inconsapevolmente - un monitoraggio continuo e periodico del corso di un fiume. Difficilmente gli sfuggono fenomeni e aggressioni come l’erosione delle sponde, i prelievi illegali di acqua, le immissioni inquinanti, le morie di pesci, l’invasione di specie alloctone, gli sbarramenti non autorizzati, la presenza di non biodegradabili. Tutti fenomeni che un monitoraggio tradizionale attuerebbe con grande difficoltà.


 

DINOSAURI A GUBBIO - SULLE TRACCE DELL'ESTINZIONE
Fino al 30 giugno 2016 tornano i dinosauri a Gubbio.

Nell’antico monastero di San Benedetto che ospita il centro
“Archivio della terra”.
Dai terrificanti carnivori agli erbivori da record, ricostruzioni originali degli ambienti e delle forme di questi animali nei vari stadi evolutivi.

Organizzata dal Comune di Gubbio e da Gubbio Cultura e Multiservizi, con la collaborazione del GAL Alta Umbria e sarà l'evento di punta in città per il 2015 e 2016, con percorsi e iniziative collegate che coinvolgeranno anche il Laboratorio multimediale "Archivio della Terra" e la vicina Gola del Bottaccione.

La mostra resterà aperta fino al 17 maggio 2015 e poi, di nuovo e ininterrottamente, dal 15 settembre 2015 al 01 luglio 2016 - presso il complesso monastico di San Benedetto.

Gli esemplari dei fossili di dinosauri che saranno esposti nella mostra “Dinosauri a Gubbio - Sulle tracce dell’estinzione” permetteranno di osservare le caratteristiche morfologiche a grandezza naturale, gli ambienti e gli stili di vita di questi animali che dominarono la superficie terrestre per oltre 180 milioni di anni. I fossili esposti provengono per la gran parte dal Sud America e dalla Patagonia in particolare. Era questa una delle regioni privilegiate dai dinosauri, dove erano particolarmente sviluppate le foreste di conifere e di alberi molto grandi come le araucarie.

La mostra è allestita in maniera tale da dare una panoramica sull’evoluzione dei dinosauri partendo dai più antichi conosciuti, come i piccoli Eoraptor Lunensis che vivevano in Sud America già 225 milioni di anni fa o le uova di dinosauri con nidi di piccoli Mussaurus Patagonicus che vivevano alla fine del Trias, circa 200 milioni di anni fa.

Uno degli esemplari principali che caratterizzeranno la mostra è lo scheletro completo di un Giganotosaurus Carolinii, un dinosauro lungo circa 15 metri e pesante otto tonnellate, che dominava le pianure patagoniche all’inizio del Cretaceo (circa 100 milioni di anni fa), un carnivoro più grande del più noto Tyrannosaurus Rex. Quest’ultimo viveva nelle regioni del nord America e non sembra che Giganotosaurus carolini e T-Rex si siano mai incontrati.

Un altro grande esemplare esposto è il Rebbachisaurus Tessonei, un erbivoro lungo oltre 17 metri e pesante oltre 10 tonnellate che popolava le sterminate foreste patagoniche alla fine del periodo Cretaceo. Questo erbivoro, molto probabilmente, è parente di un altro
genere simile trovato in Marocco: questa sarebbe un’ulteriore conferma della teoria della tettonica a zolle in quanto, nel Cretaceo inferiore (120 milioni di anni fa), non si era ancora formato l’Oceano Atlantico centrale e Africa e Sud-America sarebbero state collegate via terra.

Nello stomaco di questi dinosauri erbivori sono stati trovati frammenti di pietre (gastroliti) che venivano utilizzate nelle fasi digestive dei vegetali, lo stesso processo che oggi avviene in molti uccelli erbivori, lontani parenti dei dinosauri.
Molto interessante è lo scheletro del grande Megaraptor Namunhuaiquii, un carnivoro con zampe gigantesche munite di artigli lunghi anche 46 centimetri e che venivano utilizzati come coltelli per infierire sulle prede. Un altro importante dinosauro carnivoro esposto è il Carnotaurus Sastrei, lungo 8 metri e del peso di una tonnellata, dotato di due corna frontali nel cranio che gli conferiva un aspetto veramente terrificante. Infine lo scheletro completo di un Tuaranginsaurus Cabazai, un plesiosauro marino lungo 2,7 metri che viveva nei mari dell’emisfero australe; non può essere considerato un dinosauro, ma un rettile marino coevo dei dinosauri.
Questi e tanti altri esemplari, insieme a femori, vertebre e crani di diversi altri dinosauri, e accanto a ricostruzioni originali degli ambienti e delle forme di questi animali nei vari stadi evolutivi, saranno esposti nella mostra.

Il percorso museale ed espositivo realizzato si collega alla vicina Gola del Bottaccione in un facile itinerario, fruibile da tutti, che include anche la stessa città di Gubbio.
La mostra e gli itinerari a essa collegati permetteranno a singoli, gruppi, famiglie e scuole di conoscere, a diversi livelli di approfondimento, una parte importante della storia della vita sulla terra; sarà inaugurata sabato 28 febbraio 2015 e resterà visitabile fino al 17 Maggio 2015 e, in una seconda tranche, dal 15 settembre 2015 al 1° luglio 2016, all'interno dell'antico monastero di San Benedetto.
Il complesso benedettino olivetano trecentesco è situato proprio all'inizio della Gola del Bottaccione, la fenditura rocciosa fra i contrafforti appenninici che custodisce il segreto della scomparsa dei dinosauri, avvenuta 65 milioni di anni fa. Proprio qui, alle porte della medievale città di Gubbio, il fisico statunitense e premio Nobel Luis Álvarez e suo figlio Walter, archeologo e geologo, a partire dagli anni Settanta, studiano le rocce che rivelano la concentrazione di Iridio, elemento molto raro nella crosta terrestre e più abbondante nei meteoriti, perciò di origine extra-terrestre.
Grazie alle ricerche realizzate in vent'anni nella Gola del Bottaccione, dunque, gli Álvarez trovano tutte le conferme alla loro teoria sull'estinzione dei giganteschi dominatori del pianeta terra, causata dalla collisione del nostro pianeta con un asteroide di grandi
dimensioni.

Questi animali stupefacenti torneranno a impressionare ed emozionare adulti e bambini intorno a quello che dal 2009 è il laboratorio multimediale “Gola del Bottaccione - Archivio della Terra”, lo spazio che - insieme alla Gola stessa - rappresenta il legame tra Gubbio e i dinosauri.

Orario:
dal lunedì al venerdì 10.00 - 13.00 / 15.00-18.00
sabato e domenica orario continuato 10.00 - 19.00


Info: 075.9920285 - info@dinosauriagubbio.com


La Gola del Bottaccione
Le rocce della Gola del Bottaccione e l’estinzione dei dinosauri

Le rocce di colore rosso, che affiorano nella parte alta della Gola del Bottaccione sono note come Formazione della Scaglia Rossa ed hanno un’età che va da circa 100 a 65 milioni di anni fa ricadente nel periodo Cretaceo. Sono composte da carbonato di calcio che deriva per gran parte dai gusci di microfossili, i foraminiferi. Questi hanno dimensioni del decimo di millimetro e sono osservabili al microscopio ottico, anche se in taluni casi sono visibili anche ad occhio nudo. Essi costituiscono il plancton marino e si sono sedimentati sul fondo di un mare profondo molte centinaia di metri. I sedimenti poi trasformati in rocce, oggi sono disposti in strati inclinati verso monte (NE) di circa 30° e piegati dalle forze tettoniche che hanno formato l’Appennino negli ultimi 10 milioni di anni.
La composizione chimica di queste rocce fornisce importanti informazioni sulle caratteristiche dell’ambiente marino, sulla temperatura dell’acqua, ma anche sulla composizione dell’atmosfera e quindi sul clima della terra in un importante arco temporale. Allo stesso modo i foraminiferi, attraverso l’evoluzione delle loro forme e le loro abitudini di vita ci dicono come era la vita sulla Terra nel corso dei milioni di anni. Alla Gola del Bottaccione, il limite tra Era Secondaria e Terziaria è stato stabilito proprio attraverso la scomparsa dei foraminiferi, una delle specie viventi che, come i dinosauri, subirono la totale estinzione alla fine del Cretaceo (ad esempio la Abathomphalus Mayaroensis). Nel Paleocene (Terziario o Cenozoico) si ha poi la comparsa di piccole nuove specie come la Parvularugoglobigerina Eugubina. Sappiamo che 65,5 milioni di anni fa si estinsero circa il 50% delle specie viventi, come i foraminiferi, le ammoniti e le rudiste nei mari, ma soprattutto sulla terraferma scomparvero gran parte degli animali di peso superiore ai 40 kg. Sopravvissero soprattutto quegli animali meno evoluti e specializzati che hanno saputo riadattarsi alle nuove condizione di vita sulla Terra. Tra questi anche i piccoli mammiferi.
Studiando proprio la velocità di accumulo dei sedimenti al limite K/T alla Gola del Bottaccione, Walter Alvarez e suoi collaboratori, all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso, trovarono un’anomalia nella concentrazione dell’iridio. L’iridio è raro sulla superficie terrestre, ma molto comune nelle meteoriti e asteroidi e nel nucleo terrestre. Questa anomala concentrazione è stata poi verificata e confermata in molte altre parti del mondo dove era noto il limite K/T. Da qui l’elaborazione della teoria dell’impatto sulla Terra di un meteorite di circa 10 km di diametro, 65,5 milioni di anni fa. Questo avrebbe rilasciato una quantità di gas e polveri nell’atmosfera in una quantità tale da mettere in crisi per molte migliaia di anni l’intero sistema ecologico a scala planetaria. Oggi esistono molte conferme a supporto di questa teoria. La prima riguarda la scoperta di un grande cratere da impatto, di oltre 180 km di diametro, presente nel sottosuolo nella parte settentrionale della penisola dello Yucatan in Mexico, vicino alla città di Chiluxub che ha un’età coincidente con i fossili della Gola del Bottaccione. Nell’intorno di questo cratere sono state trovate molte evidenze dell’impatto di questo oggetto extraterrestre con la superficie terrestre. Prima fra tutte, le rocce deformate dall’impatto e la presenza di depositi di “tsunamiti” fino a molte migliaia di chilometri. Inoltre è stato rilevato l’aumento della concentrazione di iridio, la presenza di sferule di vetro fuso legate all’impatto, cristalli di quarzo deformati per alta pressione presenti proprio nelle rocce di 65,5 milioni di anni. Il 18 luglio 1994 è stato possibile osservare dettagliatamente l’impatto dei frammenti rocciosi della Cometa Shoemaker-Levy 9 con il pianeta Giove, a conferma che questo tipo di eventi catastrofici sono possibili anche attualmente nel nostro sistema solare.
Gli studi più recenti sul limite K/T, cercano di dettagliare gli avvenimenti che ebbero luogo 65,5 milioni di anni fa, verificando come l’estinzione di molte specie non avvenne in maniera rapida e sincrona, ma probabilmente in momenti diversi. È stata proposta la possibilità che l’impatto del meteorite sia avvenuto a cavallo di due importanti eruzioni vulcaniche nel Deccan in India. Eruzioni che hanno accentuato ed allungato il periodo di crisi ecologica sulla superficie terrestre, con variazioni anomale nella composizione e nella temperatura delle acque e dell’atmosfera. Anomalie che appunto hanno messo in crisi tutto il sistema ecologico terrestre.

Dal Sud America alla mostra di Gubbio
In Patagonia ritrovato il 10 per cento di tutte le specie di dinosauri

La Patagonia è una regione dell’America meridionale carica di fascino e di mistero. Il nome che significa terra abitata da “giganti”, dato dai primi esploratori europei agli indigeni, si è rilevato vero solo dal punto di vista paleontologico. Infatti, 180 milioni di anni fa, i suoi territori erano dominati da specie di dinosauri che presentano peculiarità così straordinarie da suscitare oggi l’interesse di scienziati e paleontologi di tutto il mondo. Nell’odierna Argentina sono state individuate oltre 50 specie di dinosauri, circa il 10 per cento del totale delle specie rinvenute fino a oggi in tutto il mondo. Un dato che testimonia la rilevanza a livello mondiale di questo territorio nel processo evolutivo dei grandi rettili.
L’inizio dello sviluppo di questi esseri viventi inizia nel periodo post Triassico, quando il ritiro delle acque, la formazione di grandi laghi e la crescita di una fitta vegetazione, costituiscono un habitat ideale per la loro evoluzione. Nel corso del Giurassico questi giganti si nutrono delle foreste di conifere e di alberi enormi, come ad esempio le araucarie. Durante ilCretaceo, più di 100 milioni di anni fa, il territorio della Patagonia è caratterizzata dalla presenza di vaste praterie, foreste, numerosi corsi d’acqua e vulcani attivi; in questo contesto si sviluppa il Giganotosaurus Carolinii, il carnivoro più grande fra tutte le specie identificate. Lungo circa 15 metri e pesante 8 tonnellate, questo dinosauro possiede capacità olfattive molto più potenti rispetto a quelle del suo omologo nell’emisfero settentrionale, il Tyrannosaurus Rex, qualità che lo rende un cacciatore prevalentemente notturno.
Fra gli erbivori che vivono nel Cretaceo, spicca il Rebacchisaurus Tassonei, lungo circa 17 metri e pesante 10 tonnellate, che utilizze gastroliti, pietre, che hanno la funzione di facilitare la digestione delle piante più dure, non essendo in grado di masticare completamente il cibo. Lo scheletro originale e una serie di impronte del dinosauro, rinvenuti lungo la sponda del lago Ezequiel Ramos Mexia, hanno facilitato la ricostruzione dell’eco-sistema delle zone di El Chocòn e Picon Leufu. Qui alcune centinaia di milioni di anni fa, l’ambiente era caratterizzato da estesi specchi d’acqua bassa e da aree alluvionali temporanee, che si formavano durante la stagione delle piogge. Questo ambiente era favorevole sia al mantenimento delle impronte che i dinosauri potevano lasciare nel fango, ma soprattutto ai processi di fossilizzazione.
Insieme a questo gigante convivono dinosauri erbivori dalle dimensioni molto più contenute, simili a quelle di un cane, chiamatiGasparinisaura Cincosaltensis, che avevano un comportamento gregario.
Nel corso degli ultimi anni, nella parte settentrionale della Patagonia, sono stati rinvenuti numerosi giacimenti di uova di dinosauri, fra cui il nido del Mussaurus Patagonicus, considerato il più antico mai ritrovato. Si tratta di un dinosauro di dimensioni piccole, il cui nome è fuorviante, poiché significa “lucertola topo”.

Dai terrificanti carnivori agli erbivori da record
C’è anche uno scheletro di Giganotosaurus Carolinii, il “cugino” del T-Rex

Gli esemplari dei fossili di dinosauri che saranno esposti nella mostra “Dinosauri a Gubbio – Sulle tracce dell’estinzione” (dal 28 febbraio al 17 Maggio 2015 e dal 15 settembre 2015 al 1° luglio 2016) permetteranno di osservare le caratteristiche morfologiche a grandezza naturale, gli ambienti e gli stili di vita di questi animali che dominarono la superficie terrestre per oltre 180 milioni di anni. I fossili esposti provengono per la gran parte dal Sud America e dalla Patagonia in particolare. Era questa una delle regioni privilegiate dai dinosauri, dove erano particolarmente sviluppate le foreste di conifere e di alberi molto grandi come le araucarie.
La mostra è allestita in maniera tale da dare una panoramica sull’evoluzione dei dinosauri partendo dai più antichi conosciuti, come i piccoli Eoraptor Lunensis che vivevano in Sud America già 225 milioni di anni fa o le uova di dinosauri con nidi di piccoli Mussaurus Patagonicus che vivevano alla fine del Trias, circa 200 milioni di anni fa.
Uno degli esemplari principali che caratterizzeranno la mostra è lo scheletro completo di un Giganotosaurus Carolinii, un dinosauro lungo circa 15 metri e pesante otto tonnellate, che dominava le pianure patagoniche all’inizio del Cretaceo (circa 100 milioni di anni fa), un carnivoro più grande del più noto Tyrannosaurus Rex. Quest’ultimo viveva nelle regioni del nord America e non sembra che Giganotosaurus carolini e T-Rex si siano mai incontrati.
Un altro grande esemplare esposto è il Rebbachisaurus Tessonei, un erbivoro lungo oltre 17 metri e pesante oltre 10 tonnellate che popolava le sterminate foreste patagoniche alla fine del periodo Cretaceo. Questo erbivoro, molto probabilmente, è parente di un altro genere simile trovato in Marocco: questa sarebbe un’ulteriore conferma della teoria della tettonica a zolle in quanto, nel Cretaceo inferiore (120 milioni di anni fa), non si era ancora formato l’Oceano Atlantico centrale e Africa e Sud-America sarebbero state collegate via terra.
Nello stomaco di questi dinosauri erbivori sono stati trovati frammenti di pietre (gastroliti) che venivano utilizzate nelle fasi digestive dei vegetali, lo stesso processo che oggi avviene in molti uccelli erbivori, lontani parenti dei dinosauri.
Molto interessante è lo scheletro del grande Megaraptor Namunhuaiquii, un carnivoro con zampe gigantesche munite di artigli lunghi anche 46 centimetri e che venivano utilizzati come coltelli per infierire sulle prede. Un altro importante dinosauro carnivoro esposto è ilCarnotaurus Sastrei, lungo 8 metri e del peso di una tonnellata, dotato di due corna frontali nel cranio che gli conferiva un aspetto veramente terrificante. Infine lo scheletro completo di un Tuaranginsaurus Cabazai, un plesiosauro marino lungo 2,7 metri che viveva nei mari dell’emisfero australe. Non può essere considerato un dinosauro, ma un rettile marino coevo dei dinosauri.
Questi e tanti altri esemplari, insieme a femori, vertebre e crani di diversi altri dinosauri, e accanto a ricostruzioni originali degli ambienti e delle forme di questi animali nei vari stadi evolutivi, saranno esposti nella mostra.
Il percorso museale ed espositivo realizzato si collega alla vicina Gola del Bottaccione in un facile itinerario, fruibile da tutti, che include anche la stessa città di Gubbio. La mostra e gli itinerari a essa collegati permetteranno a singoli, gruppi, famiglie e scuole di conoscere, a diversi livelli di approfondimento, una parte importante della storia della vita sulla terra.

Alla scoperta della Gola del Bottaccione

Sali a bordo del Trenosauro e parti per un viaggio alla scoperta della Gola del Bottaccione, un luogo magico e unico che racchiude in sé il segreto della scomparsa dei Dinosauri. Tra reperti medievali e scorci paesaggistici di suggestione unica, scoprirai il famoso limite K/T, dove una anomala concentrazione di Iridio, elemento rarissimo sulla superficie terrestre, ha spinto molti studiosi ad elaborare la principale teoria sulla scomparsa dei Dinosauri.
Il Tour con il trenino turistico Gubbio Express prevede viaggio e sosta al sito geologico della Gola del Bottaccione, accompagnato dal racconto della nostra Audio-Video Guida e di un operatore museale che vi condurrà alla scoperta del famoso limite K/T.
PARTENZA: Complesso di San Benedetto – Mostra “Dinosauri a Gubbio” – www.dinosauriagubbio.com
DURATA: 30 minuti.
CAPIENZA: 60 persone ( n.1 posto per portatori di Handicap)
PER INFO E PRENOTAZIONI:
info@dinosauriagubbio.com – 075.9920285


 

FESTA DI SANTA RITA 22 MAGGIO, A CASCIA
Il 22 maggio, a Cascia, festeggiamo tutti insieme la nostra amata Santa Rita.
È una festa del popolo che, in tutto il mese di maggio, accorre al Santuario di Cascia da ogni angolo della terra per partecipare agli eventi ritiani, fermarsi accanto all’urna della Santa e trovare la comprensione, il raccoglimento e l’ascolto di cui ognuno di noi ha bisogno.

CALENDARIO EVENTI RITIANI

1a domenica di maggio - Giornata della vocazione familiare
A ricordo della vita familiare di Rita, vissuta cristianamente con semplicità e laboriosità, numerose famiglie partecipano alla festa, ricevendo in dono una pergamena ricordo ed una rosa.

12-20 maggio - Novena
Nove giorni per prepararsi alla festa del 22 maggio. Al termine di ogni celebrazione in Basilica, i fedeli possono avvicinarsi all’urna d’argento e cristallo che custodisce il corpo di Rita.

La domenica di maggio che precede la festa - Processione dello Stendardo
La processione, oggi chiamata “dello Stendardo”, fu istituita dal Comune di Cascia nel 1731 per ringraziare l'allora beata Rita della sua protezione sulla città in occasione del terremoto del 1730. Nel tempo, nella processione fu portato anche lo “Stendardo processionale”, fatto dipingere dal Comune di Cascia nel 1614, che si portava in processione il 22 maggio festa della Santa. In questo, è raffigurato l'ingresso di Rita nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, in un lato, e la santa in atto di ricevere la stimmate, nell’altro.

20-22 maggio - FESTA DI SANTA RITA
20 MAGGIO
Presentazione Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Ogni anno, un importante personaggio dell’informazione mediatica presenta alla comunità, le donne protagoniste del Riconoscimento, che mira a individuare le donne di oggi “portatrici del messaggio ritiano nel mondo”.
21 MAGGIO
Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Le donne protagoniste del prestigioso riconoscimento ricevono una pergamena che attesta la loro opera di donne ritiane, che si sono distinte, cioè, per aver contribuito a portare il dialogo e la pace, ai nostri giorni. Il Riconoscimento Intemazionale Santa Rita da Cascia è stato istituito nel 1988 dal Comune di Cascia per mettere in risalto il fatto che anche oggi vi sono persone che vivono i valori del perdono, di pace, di solidarietà, di dedizione, di fede, di amore, già incarnati dalla umile donna di Roccaporena di Cascia.
Transito di Santa Rita. La cerimonia liturgica del Transito ricorda la morte di Rita: il momento in cui la sofferenza della donna si trasforma in pace e il suo nome entra nella storia.
Fiaccola. Ogni anno Cascia rivive la tradizione della sera in cui furono in tanti, ad accorrere al monastero per accompagnare Rita nel suo ritorno al Padre. Migliaia di fiammelle accese creano uno spettacolo unico, mentre un atleta giunge con la fiaccola sul sagrato della Basilica. La fiaccola viene così consegnata al rappresentante della Città gemellata con Cascia, che accende il tripode votivo.
22 MAGGIO
Corteo Storico. Si tratta della rievocazione in costume della vita di Rita e della gente del suo tempo. Ogni pellegrino sembra riconoscersi in uno dei figuranti che rappresentano Rita, nelle vesti di figlia, moglie, madre, vedova e suora, ma anche il popolo di Rita, la gente comune, la stessa che tutti gli anni inonda i portici, i vicoli e le piazze di Cascia.
Pontificale. Solenne Celebrazione liturgica in onore di Santa Rita.
Benedizione delle rose. A chiusura del Pontificale, i numerosi pellegrini presenti alzano verso il cielo le rose, quasi a voler raccogliere quanta più grazia possibile dalla benedizione fatta dal celebrante, così da condividerla, al ritorno a casa, con la famiglia e le persone più care


IL MESSAGGIO
Santa Rita ha tramandato il suo messaggio senza mai scrivere niente, ma usando l’esempioconcreto del vivere quotidiano fatto di rispetto verso l’altro e verso il creato.
Le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo di fedeli “santa dei casi impossibili” (o santa degli impossibili), in quanto, così come Rita ci ha insegnato, se ci si affida a Dio, tutto può accadere. Questa piccola, grande donna ha lasciato tracce di numerose opere miracolose sia in vita, che dopo la morte. Guarigioni che sembrano inspiegabili. Migliaia, sono le testimonianze di grazie ricevute che ogni anno arrivano in monastero.
Donna del dialogo e della riconciliazione, Santa Rita si rivolge a tutti: ai cristiani nel mondo, ma anche alle persone che hanno un credo religioso diverso da quello cristiano.
La strada che Santa Rita ti suggerisce è fatta di umiltà, sacrificio, ascolto dell’altro e ricerca del dialogo. Non è semplice, ma è l’unica strada che ci avvicina a Dio e rende tutto realizzabile.
Il suo esempio di semplicità e fede in Dio arriva a te, oggi, sopra il tempo e lo spazio, per ricordarti che la pace si raggiunge solo costruendola sul dialogo.


I FIORETTI
La letteratura fiorettistica non è solo del Medioevo; la troviamo presente in ogni epoca storica.
I romanzi storici che affollano le nostre librerie sono fatti fantasiosi, romanzati che girano intorno ad un fatto storico. I sogni che facciamo ad occhi aperti, le speranze che nutrono la nostra vita, non sono modi con i quali immaginiamo la realtà futura, per sottrarla al male imperante? Guai a quell’uomo e a quella donna che non sognano un futuro migliore di quello che stanno vivendo!
Con quest’animo dunque leggiamo i “fioretti”, che l’amore del popolo ha inventato per i suoi santi; nel caso nostro, per Santa Rita.
Così la vite, germogliata da un bastone secco, ha mostrato la virtù dell’obbedienza, che è unatto d’amore, come risposta alla prova cui Dio, per mezzo della Badessa, l’aveva sottoposta.
Le api che volano intorno a Rita nella culla sono segno della dolcezza, delicatezza di cui si rivestirà Rita nel corso della sua vita.
Il sogno segreto di Rita fanciulla di consacrarsi al Signore e il proposito dei genitori di trovarle un giovane con il quale formare una famiglia cristiana, sono segno dell’amore di Dio e del prossimo, precetto che compendia tutto il cristianesimo.
La tradizione poi presentandoci il giovane sposo, come arrogante, violento, ci vuole solo mettere in risalto la pazienza, lo spirito di sopportazione e l’amore di Rita sposa per il coniuge.
L’altro straordinario fioretto di Rita che, dopo esser rimasta sola per la morte del marito e dei due figli, spicca il volo dallo scoglio di Roccaporena al Monastero delle agostiniane di Cascia, aiutata dai suoi protettori San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino, vuole mostrarci il grande desiderio di consacrarsi completamente a Dio, secondo l’immagine che dell’amore dà Sant’Agostino: L’amore è il piede e la mano dell’anima: il piede perché corre in avanti, la mano perché chi ama, s’identifica con l’oggetto amato, lo possiede, lo afferra.
C’è anche il fioretto della rosa e i fichi: Rita, gravemente malata, nell’inverno prima di morire, chiese ad una parente che era andata a visitarla, delle rose e dei fichi del suo orto di Roccaporena; ella ve li trovò e li portò a Rita, che li lesse come un segno della bontà di Dio che aveva accolto in cielo i suoi due figli ed il marito.
I “fioretti” non sono favole per bambini, ma fatti che, pur se accresciuti dal forte alone di santità, affondano le loro radici nella storia.
Rita ne è una degna protagonista. Lei, che in vita era ritenuta dal popolo casciano una santa, tanto è vero che si narra alla sua morte le campane si misero a suonare da sole e l’iconografia dell’epoca la ritrae con l’aureola, è anche un personaggio storico, come è storica la sua santità.


RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE SANTA RITA
È stato istituito nel 1988 dal Comune e dal Monastero di Cascia. Nel suo genere, si tratta diuno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali.
Scopo del Riconoscimento Internazionale Santa Rita, è quello di mostrare al mondo l’operato delle donne che vivono secondo quei valori che contraddistinsero l’esistenza di Rita: il perdono e l’amore. Sono le donne di Rita. Donne che si sono distinte per la forza del perdono o per avere vissuto come una missione l’impegno in difesa della dignità dei diritti e dei doveri dell’uomo.
Internazionale e interconfessionale. Il Riconoscimento viene assegnato il 21 maggio, vigilia della festa di Santa Rita, a donne di ogni età, condizione, nazione, religione. I criteri di assegnazione, infatti, non si basano necessariamente su aspetti religiosi del modello ritiano, ma anche etici e sociali. Perché il messaggio di Rita è senza tempo, così come il modello di santità che vogliamo perseguire


 

CELEBRAZIONI BENEDETTINE 20- 21 MARZO 2016 + 11 LUGLIO 2016
Le solenni Celebrazioni Benedettine a Norcia si svolgono in due diversi periodi dell’anno: il 21 marzo, giorno in cui tutte le Comunità Benedettine commemorano la morte del loro fondatore, e l’11 luglio, giorno della festività di San Benedetto secondo la Chiesa Cattolica Romana da quando Papa Paolo VI proclamò il Santo di Norcia Patrono Principale dell’intera Europa (1964). Una delle iniziative più significative delle Celebrazioni è rappresentata dal viaggio della “Fiaccola Benedettina della Pace”. Oltre che importante espressione di amore e di devozione al grande Patriarca Benedetto da parte dei suoi concittadini, impegnati nella custodia e nella diffusione del suo grande patrimonio spirituale, con il passare degli anni la Fiaccola è divenuta uno strumento di dialogo ad altissimo livello tra la piccola città di Norcia e le grandi istituzioni delegate a guidare i popoli di tutto il mondo, sulla via dell’unità e della pace, dando voce ad uno dei più significativi appelli lanciati da Papa Giovanni Paolo II: “Alla luce splendente di codesta fiaccola possano, quanti incontrerete lungo le strade del vostro pellegrinaggio, sentirsi fratelli e comporre le ragioni dei dissidi e dei conflitti che fanno gli uomini nemici tra loro, e diventare capaci di perdono reciproco, di rispetto, di concordia e di collaborazione. Sia la vostra davvero la fiaccola della pace…”
Promossa dalla città di Norcia, grazie alla proficua collaborazione dell’Amministrazione Comunale, dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia e del Monastero Benedettino di Maria Sedes Sapientiae, dal 1964, anno della proclamazione di S. Benedetto a Patrono principale d’Europa da parte del Pontefice Paolo VI, la Fiaccola Benedettina della Pace va rafforzando nel tempo la sua missione di recuperare, valorizzare e diffondere in tutto il mondo quei valori benedettini sui quali sono state impiantate la cultura e la civiltà del continente europeo.
Ogni anno, scortata da una staffetta di giovani atleti, viene accesa come ideale segno della luce di S. Benedetto in una diversa e significativa località, suscitando sentimenti di fraternità, amicizia e pace, di cui il Santo da Norcia fu apostolo infaticabile in mezzo ai popoli, sotto il segno cristiano della croce e dell’aratro, tradotto dal motto emblematico ‘Ora et labora’.
Per il suo alto valore spirituale, la Fiaccola è stata più volte benedetta dal Santo Padre in Vaticano e accolta presso la sede del Governo a Roma da illustri esponenti del mondo politico. In coincidenza con gli avvenimenti storici più significativi e recenti, è stata accesa a Berlino, a Praga, a Budapest, a Varsavia, a Montecassino, a Londra, a Madrid, a Bruxelles, a Lisbona, a Vienna, a Skopje,.. a Roma nell’anno Giubilare, in America (Abbazia di S. Meinrad – Indiana), in Australia (Abbazia di New Norcia vicino Perth), in Terra Santa (Gerusalemme), in Russia (Mosca), in Georgia (Tblisi), in Romania (Bucarest) … La finalità di questa iniziativa è stata infatti anche quella di favorire il dialogo interreligioso tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa. Al termine del suo viaggio-missione, la Fiaccola è attesa a Norcia, in Piazza San Benedetto, da autorità politiche e religiose ma anche da Ambasciatori europei ed extraeuropei.
Evento sempre molto atteso in coincidenza delle Celebrazioni Benedettine è anche quello della sfilata del Corteo Storico medievale che, traendo le sue origini dagli Antichi Statuti e dalle successive riformanze, vede partecipare, con i loro meravigliosi costumi d’epoca, le rappresentanze delle sei guaite (gli attuali rioni della città): Porta Meggiana; Porta Massari; Porta Orientale; Porta Palatina; Porta Valledonna e Porta Narenula.
Ogni rappresentanza si compone di un conestabile, due valletti, un vessillifero, un doppiere, due balestrieri e un tamburino. I Castelli sono presenti per l’offerta del Pallio, un vessillo di stoffa pregiata, riccamente ricamato, recante lo stemma del Castello. Dal Palazzo Comunale scendono verso la Basilica i due Signori Consoli, scortati da armigeri e annunciati dal suono solenne di 10 clarine, con il Notaro delle riformanze e due abbondanzieri, mentre il clero è schierato sul sagrato della Basilica. Con molta solennità, inizia quindi la cerimonia dell’offerta del Pallio da parte dei rappresentanti dei Castelli: un tripudio di colori, di costumi, di suoni, di bandiere, nel rigore di una precisa ricostruzione storica.
La sfilata del corteo è seguita dalla celebrazione in Basilica della solenne funzione religiosa presieduta dal Vescovo e, nel pomeriggio, dalla competizione tra le guaite alla balestra antica, una gara spettacolare che si ricollega agli antichi tornei, prodotto del Feudalesimo e della Cavalleria.
Il tipo di Balestra usato dalla guaite è chiamato “Ruota d’ingranaggio”.

 

I MERCATINI DELL’ANTIQUARIATO (E MODERNARIATO) IN UMBRIA - 2016

IL MERCATINO DELL’ANTIQUARIATO DI PISSIGNANO
a pochi passi dal tempietto e dalle fonti del Clitunno ogni Prima Domenica del mese.


Ogni prima domenica del mese a Pissignano, frazione di Campello, si svolge un Mercato dell'Antiquariato, dell'Usato e del Collezionismo che conta ormai ben 250 espositori. Per importanza e grandezza è stimata essere la 1° Fiera dell'Umbria e la 4° Fiera d'Italia di questo genere. Luogo privilegiato dove andare a caccia per cogliere occasioni irripetibili.
Tantissime le proposte: dall'old Sheffield e dall'argento e silverplate, alle porcellane e ceramiche di varia manifattura, dai mobili d'epoca ai quadri ed agli orologi antichi e da collezione, ma anche pezzi e curiosità dalla "soffitta della nonna", dell' artigianato locale ed artistico.
In questa grande kermesse, o parco dei divertimenti per collezionisti di tutte le età, sarà possibile fare un viaggio a ritroso nel tempo osservando gli utensili più specifici e disparati delle passate arti e mestieri che raccontano la storia degli "stili di vita", dei cambiamenti riguardanti non solo il gusto, ma le abitudini del vivere quotidiano.
Un appuntamento fra i più graditi dai collezionisti del Centro Italia ed imperdibile per quanti amano il Bello e l'Introvabile.

Pissignano, il mercatino dell’antiquariato a pochi passi dal tempietto e dalle fonti del Clitunno
by Valeria Cenci

Ogni prima domenica del mese nel piccolo borgo di Pissignano (Pg), in prossimità delle fonti del Clitunno, c’è un mercatino dell’antiquariato che attira collezionisti, amatori del settore o semplici curiosi.
Rallegrano la strada principale del paese più di 200 stand con mobili, stampe, ceramiche, libri antichi, fumetti, stoffe, merletti, vintage e molto altro. Il percorso si snoda anche intorno alle celebri Fonti, lungo l’antica “Via Flaminia”, fino ad arrivare in prossimità del Tempietto del Clitunno (Patrimonio Mondiale Unesco).

Noi andiamo spesso anche per fare una semplice passeggiata, vista la particolare bellezza del luogo. Ci piace perderci tra le tante bancarelle, curiosare e chiacchierare con i simpatici espositori. D’obbligo, un saluto a Leonardo, nostro caro amico esperto venditore di libri antichi, che con pioggia, vento e forse anche la neve… potrette sempre trovare ogni prima domenica del mese sotto il suo gazebo bianco.
In genere concludiamo la giornata con un aperitivo al bar, proprio accanto all’ingresso delle fonti del Clitunno. Tra salici piangenti e pioppi si può ammirare il laghetto formato dalle sorgenti (fonti) che scaturiscono direttamente dal terreno, considerate sacre dai Romani.

Se avete un po’ di tempo vi consigliamo di visitare questo luogo particolarmente amato da poeti, artisti e viaggiatori che nei secoli sono rimasti rapiti dalla sua bellezza. Giosuè Carducci, nel 1876, ne decanta il paesaggio e la valenza storica attraverso un’ode che vuole ricordare l’antica sacralità del luogo: qui il dio Clitunno dispensava i suoi oracoli di cui si avvalsero anche gli imperatori romani Caligola e Onorio.

Da non perdere anche il Tempietto del Clitunno, edificato tra il IV e V secolo d.C. reimpiegando materiali di epoca romana: infatti nell’area sorgevano numerose ville, terme, tempietti di divinità minori e il tempio eretto in onore del dio Clitunno, come ricorda lo stesso scrittore latino Plinio il Giovane nel I secolo d.C. (Epistulae VIII, 8). Intitolato a San Salvatore, è un bellissimo esempio di sintesi e unione tra il raffinato linguaggio classico (di reimpiego) e il simbolismo cristiano delle origini. Dell’VIII secolo d.C. gli affreschi nell’abside raffiguranti Cristo benedicente, San Pietro, San Paolo, Angeli con Croce Gemmata.

Per visitare le fonti del Clitunno:
www.fontidelclitunno.it

Il Tempietto del Clitunno è gestito direttamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, gli orari variano spesso a seconda dei giorni e delle stagioni consigliamo di telefonare allo 0743 275085 per avere maggiori informazioni… se entra il fax non vi preoccupate, vuol dire che in quel momento il tempietto è chiuso… ritentate successivamente, qualcuno prima o poi risponderà



RETRÒ, A CITTÀ DI CASTELLO LA TERZA DOMENICA DI OGNI MESE
Retrò, mercatino mensile di cose vecchie ed antiche
A Città di Castello (PG), in Piazza Matteotti e Loggiato Gildoni, la terza domenica di ogni mese trovi Retrò, un mercato, una festa, un luogo d'incontro. Passi per i banchi della Fiera e trovi tanti oggetti che ti attirano, che ti parlano; oggetti vivi perché raccontano di chi li ha realizzati, delle sue esigenze, dei suoi sogni, delle sue conquiste.
La cornice è quella dei palazzi nobili, delle vie e delle piazze che caratterizzano il centro storico di Città di Castellocon gli splendidi Palazzi della Signoria Vitelli: a Sant'Egidio dove sorgerà un centro per l'arte contemporanea; alla Cannoniera, sede della Pinacoteca comunale con la facciata splendidamente affrescata dai graffiti del Vasari; aSan Giacomo, presto sede della Biblioteca comunale e dell'archivio storico; all'Abbondanza che si affaccia sulla piazza principale della città. Una pluralità di palazzi e residenze signorili e tanti altri tesori cinquecenteschi che riassumono la caratteristica di Città di Castello quale porta rinascimentale dell'Umbria.
Retrò quindi, non solo come occasione per una curiosa caccia al tesoro, per l'acquisto di un oggetto a lungo cercato, ma anche la possibilità di scoprire una città ricca di opere d'arte appartenenti a tutte le epoche, dal Medioevo al Rinascimento in una sequenza ininterrotta che è giunta fino ai nostri giorni.
E dopo aver visitato la città ed esserti soffermato a curiosare fra i banchi di Retrò non perderti il piacere di assaggiare nelle diverse trattorie della città i piatti della gastronomia locale. Primo fra tutti il tartufo che qui trovi in tutte le stagioni: la trifola in autunno e inverno, il bianchetto a primavera, il nero (scorzone) in estate; sicuramente sapranno consigliarti i piatti dove meglio gustarlo e non c'è dubbio che rimarrai ammaliato dal suo sapore inconfondibile. Il vino da abbinare, preferibilmente rosso, che sia di Torgiano o a scelta tra le doc di Assisi o Colli Perugini.

Ufficio IAT di Città di Castello
(Comuni di Città di Castello, Citerna, Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide)
Corso Cavour 5 - 06012 Città di Castello
Tel. +390758554922
Fax. +390758529314


MERCATINO DEL CONTADINO E MERCATINO DELLE PULCI
Trevi (Pg) Quarta domenica del mese

Ogni 4° domenica del mese si svolge, a Trevi in Umbria, il mercatino delle pulci e del contadino (farmer's market).

Il mercatino delle pulci si tiene nella Piazza Garibaldi dalle 9 al tramonto e possono partecipare: antiquari, rigattieri,
collezionisti (oggetti, orologi, abiti vintage..) "veri" artigiani.

Il mercatino del contadino si tiene nella piazza Mazzini dalle 9 alle 13 e possono partecipare: produttori UMBRI
di ortaggi, olio, di vino, di legumi, marmellate, coltivatori di piante aromatiche, di fiori..

Una scelta, quella dell'Amministrazione comunale di Trevi di puntare, per la valorizzazione e la promozione del territorio, sia sul piccolo antiquariato, sia sullavalorizzazione delle produzioni agricole locali e di dare visibilità ai tanti piccoli tenaci produttori agricoli che utilizzano la nostra terra per offrire prodotti di qualità.

L'obiettivo è anche quello di accorciare la filiera attraverso l'incontro diretto tra produttore e consumatore (sia locale che "forestiero"), avere, cioè, "mercati senza mercanti". Vendere su scala locale, vendere direttamente dove si produce, evitando il trasporto su lunghe distanze e riscoprendo il rapporto con il proprio territorio. Incentivare le tecniche biologiche di coltivazione dei prodotti e il rispetto delle stagionalità.

Benefici per il consumatore, in quanto la "filiera corta" garantisce al consumatore un prezzo più conveniente rispetto a quello praticato negli esercizi commerciali, oltre ad una garanzia di assoluta freschezza, qualità e rintracciabilità del prodotto. Vantaggi anche per l'ambiente grazie alla riduzione dei trasporti e degli imballaggi.

I mercati contadini hanno anche un importante risvolto culturale, a partire dal contributo che svolgono nel rilancio dei centri storici.

Il Mercatino del Contadino "Farmer's Market"promosso dal Comune di Trevi si svolge ogni 4° domenica del mese in occasione del mercato dell'antiquariato.

Il mercatino e la "filiera corta" si legano all'iniziativa "Menu a km 0", che consiste nella proposta di originali menu a base di prodotti locali da parte dei ristoratori di Trevi.


ALTRI MERCATINI


• Secondo sabato del mese
Mercanti in piazza, Foligno (Pg)
Mercato d’antiquariato, d’artigianato e del rigattiere. Organizzato dall’associazione culturale Innamorati del Centro in Piazza Matteotti a Foligno, dall’alba al tramonto.
• Secondo sabato e domenica del mese
Arte e Antiquariato, Orvieto (Tr)
Mercatino di arte e antiquariato nella splendida cornice del centro storico di Orvieto.
• Secondo sabato e domenica del mese
Mercatino dell’Antiquariato, Terni
Il mercatino dell’Antiquariato si svolge in piazza Dalmazia, nel centro storico di Terni, attirando molti curiosi e appassionati di antiquariato.
• Seconda domenica del mese
L’Antico….. fa Arte, Santa Maria degli Angeli (Pg)
Mercatino di antiquariato e collezionismo nella stupenda piazza della Porziuncola di fronte alla Basilica di Santa Maria degli Angeli. Un ricco mercato di antiquariato e prodotti artigianali con stand che rimangono aperti al pubblico dalle 9:00 alle 23:00.
• Seconda domenica del mese
Mercatino delle Briciole, Spoleto (Pg)
Curiosi, avventori occasionali e turisti potranno girare tra le bancarelle degli oltre 100 espositori, nelle vie e nelle piazze del centro di Spoleto, in Piazza Carducci, viale Matteotti, via Benedetto Egio, Piazza della Libertà, via Brignone, Piazza Fontana, Corso Mazzini e via della Trattoria, con una prossima estensione anche a Piazza della Genga

• Terzo sabato e domenica del mese (da aprile a settembre) – Terza domenica del mese (da ottobre a marzo)
Mercatino del Pidocchietto, Passignano sul Trasimeno (Pg)
Circa cinquanta espositori nel centro storico di Passignano sul Trasimeno per tutti gli amanti dell’antiquariato, collezionismo e artigianato.
• Terza domenica del mese
Mercatino dell’Antiquariato, Gubbio (Pg)
Il mercatino, che si svolge tra piazza 40 Martiri e le logge dei Tiratori, attira ogni mese curiosi e appassionati di antiquariato e collezionismo.
• Terza domenica del mese
Retrò – Mercatino delle cose vecchie ed antiche, Città di Castello (Pg)
Alla rassegna partecipano un centinaio di espositori che propongono oltre a pezzi di antiquariato e modernariato una vasta gamma di oggettistica di pregio legata ai diversi ambiti del collezionismo.
Il mercatino si svolge in piazza Matteotti e nelle piazze attigue del centro storico dalle ore 8.00 alle ore 20.00

• Ultimo sabato e domenica del mese
Mostra mercato dell’antiquariato e del collezionismo, Perugia
La mostra mercato si svolge nel cuore della città di Perugia tra piazza Italia, largo della Libertà (archi Prefettura) e difronte la Banca d’Italia.
• Ultima domenica del mese
Antiquariato sotto le mura, Amelia (Tr)
Mostra mercato del collezionismo e dell’antiquariato in viale dei Giardini, a ridosso delle mura romane della città di Amelia.


 

2016 - QUEST’ANNO E’ DI MODA CAMMINARE

ALCUNI ITINERARI TURISTICI IN UMBRIA

Itinerari Naturalistici
Cammino della Luce

Da Perugia ad Assisi (km 25)

si percorre sostanzialmente la stessa strada della classica "Marcia della Pace" evitando però quando possibile l'asfalto della strada principale che uscendo da porta s. Costanzo si dirige ad Assisi attraverso Ponte san Giovanni, Collestrada, Ospedalicchio, Bastiola. Partendo dalla Cattedrale ci si dirige attraverso piazza Matteotti, via Oberdan e le scalette poste in fondo verso la sottostante chiesa di S. Ercolano, corso Cavour (complesso di San Domenico), porta San Pietro, Borgo XX giugno (San Pietro), porta S. Costanzo fino alla sottostante grande rotatoria con una bella fontana al centro. Da qui prendendo a sinistra ci si dirige per una stradina secondaria verso la stazione ferroviaria di Piscille, si costeggia il cimitero e si giunge a Ponte San Giovanni dopo avere attraversato un passaggio a livello. Si prosegue fino al ponte sul Tevere e si costeggia la superstrada E 45 fino al primo sottopasso a destra che si attraversa e si prende la strada sterrata posta di fronte che conduce a Collestrada, passando davanti al cimitero.

Da Collestrada ad Assisi non occorrono indicazioni particolari perchè si naviga a vista prendendo come faro la basilica di San Francesco che sta di fronte. Se si vuole evitare la strada asfaltata, esiste un percorso alternativo, come indicato nella sottostante cartina. Giunti comunque al ponte sul torrente Tescio ci si dirige verso la strada in forte salita che conduce direttamente alla Basilica di San Francesco.

Da Assisi a Deruta (Km 22).

Partendo dal centro di Assisi (da qualsiasi punto: piazza del comune, San Rufino, S. Chiara, Sacro Convento, S. Damiano) ci si dirige verso la Chiesa di San Pietro, ove si consiglia una sosta prima della partenza tenuto anche conto della meta del pellegrinaggio, e si esce dalla città per la omonima porta San Pietro. Attraversata la piazza antistante (check point per gli autobus turistici) si scendono le scalette che portano alla cosiddetta “mattonata” ovvero la ricostruzione dell’antica strada mattonata che andava da Assisi alla Porziuncola e si segue la stessa fino alla Basilica di S. Maria degli Angeli (km 3). Oltre la grande piazza antistante, si attraversa la strada principale all’altezza della rotonda e si imbocca per via S. Bernardino da Siena, tutta diritta fino a Tordandrea (km 7). Attraversato il paese (via della Porziuncola e via del Santo Patrono) ad un incrocio si scorge una maestà (S. Rocco, S. Antonio), si prende a destra per via S. Simeone, in aperta campagna. Al primo quadrivio si prende a sinistra per via Ose e si prosegue per via Torte per confluire sulla sp 404 (via Assisi) duecento metri prima dell’attraversamento del ponte sul fiume Topino per giungere a Passaggio di Bettona (km

Dalla rotonda posta davanti alla chiesa della Madonna del Ponte si va verso destra fino a Signoria di Torgiano (Km 16) sp 403 e si prosegue verso Torgiano fino al bivio per Pontenuovo-Deruta (km 18), imboccare a sinistra la sp 400 fino a Pontenuovo (km 20) e proseguire per Deruta (km 22).

Note: si possono evitare circa 3,5 km di sp 403 tra Passaggio e Signoria, imboccando a destra (alla seconda rotonda a partire dalla chiesa della Madonna del Ponte, circa 500 m) per via Ponte di Ferro e proseguendo poi per via Salceto che riporta alla 403 nei pressi della loc. Signoria.

Se si decide di arrivare al Santuario della Madonna dei Bagni, il percorso diventa di 24 km perché il Santuario sta 2 km a sud della zona commerciale di Deruta, dove invece è possibile alloggiare all’hotel Melody (40/45 euro la mezza pensione) o al vicino agriturismo Alveare- via della vigna 7 (solo pernottamento 30 euro bassa stagione, 60 alta).

Da Deruta a Todi (Km 25). 23 km

(se si parte dal Santuario della Madonna dei Bagni.)

Itinerario facile, basta seguire la vecchia ss. Tiberina, attualmente suddivisa in diversi tronchi di strade provinciali, che costeggia praticamente sempre la E45.

Il primo centro abitato è Casalina (km 3,5) sulla cui piazza principale si trova la chiesa di san Girolamo ed annesso antico spedale dei pellegrini. Dopo Ripabianca (km 6,5), al bivio (km 7) proseguire per Collepepe e al km 8,5 proseguire sulla sp 383 di Pantalla. Al km 9,5 ignorare la segnaletica stradale per Todi sulla destra e proseguire diritto. Oltrepassato Collepepe si giunge ad Acquasanta (km 12). Sulla destra, vicino al Tevere, la chiesetta della Madonna dell’Acquasanta con affresco di scuola senese del sec. XVI. Pantalla (km 14), rettilineo fino al km 19,500. A sinistra per Pian di Porto, si percorre un lungo rettilineo lungo la E 45 poi nei pressi dell’Hotel Palace si gira verso destra e si imbocca un sottopasso sulla strada che va verso Orvieto, ai piedi del colle di Todi. Al primo incrocio si gira a sinistra per Ponte Rio (km 23) fino alla fine dell’abitato, dove nei pressi di una antica chiesa posta accanto alla strada sopraelevata, si prende a destra per una strada in forte pendenza (poco più di un km, ma veramente duro) che costeggia l’antico cimitero di Todi ed entra nella città da Porta Perugina.

Note: vi consigliamo di seguire l’itinerario indicato, anche se si tratta di strada asfaltata, perché poco trafficata e perché non esistono, al momento, alternative valide. Si sta comunque cercando di realizzare un percorso verde lungo il Tevere che, una volta definito, verrà indicato in questa guida.

Da Todi a Amelia (Km 34).

Uscendo dal centro storico attraverso la porta Amerina (a Todi detta anche porta Fratta) si scende per via s. Raffaele, piccola sosta alla chiesetta romanica di s. Stefano, e si prosegue per via delle Piagge fino a Ponte Naia. Cappella della Beata Vergine del Perpetuo Soccorso (km 1,2), poi andando in direzione Fiore (lungo il campo sportivo) si incontra (km 3) la chiesetta di S. Maria delle Grazie fatta costruire da Antonio Di Domenico PGR nel 1734 su precedente edicola del ‘500. poco più avanti si prende per la strada bianca a sinistra che costeggia il fiume Arnata e si dirige verso la Torricella. Superata l’unica casa che si incontra a sinistra lungo la strada in salita, ci si addentra subito dopo in un boschetto che porta ad una nuova piantagione di noci, al termine della quale la stradina rientra nel bosco dove al primo incrocio si gira a destra in direzione del toponimo Ospedaletto di Vasciano (km 6) o antico Ospedale di S. Maria Maddalena, posto lungo la via Amerina. La strada prosegue in direzione sud lungo la riva destra dell’Arnata fino a giungere al bel Ponte di Pesciano, tenendo sempre d’occhio sulla collina di fronte la Torre Olivola (strategica torre segnaletica a presidio della via Amerina che caratterizza questo tratto di territorio).

Attraversato il ponte di Pesciano si prosegue costeggiando l’Arnata, ora lungo la riva sinistra, fino al mulino di Ciuccio (oggi detto degli Inglesi). Superato il mulino di circa 200 metri ci si addentra nel bosco verso sinistra per circa 100 metri dirigendosi verso il guado del Fosso di Civitella, affluente dell’Arnata.

Attraversato il torrente, si entra in un campo seminativo che costeggia il tracciato della via Amerina nascosto tra filari di alberi posti lungo il campo sulla destra. Alla fine del campo, si prosegue per la strada che costeggia l’Azienda Faunistica Anguillara fino ai resti dell’antico ponte della Falce posto nei pressi del mulino Olivieri o di Pesciano. Attraversato il ponte della Falce prendere a destra per una dura salita che costeggia sempre l’Azienda Faunistica e porta alla mestaiola di Sismano (S. Eurosia), dove scollina e si dirige in discesa verso Forte Cesare e Castel dell’Aquila che si intravedono all’orizzonte verso sud. Di poco scostato a sinistra si vede anche Avigliano Umbro con la inconfondibile torre quadrata dell’acquedotto.

Percorsi alternativi:

1) al mulino degli Inglesi, abbandonare la strada maestra e dirigersi – prima del fabbricato – a sinistra verso l’Arnata per attraversarlo sopra un piccolo ponte pedonale e proseguire per la strada bianca per circa 3 km fino al mulino di Pesciano o Olivieri (consente di evitare il passaggio a guado del Fosso di Civitella che soprattutto nei mesi invernali porta molta acqua).

2) al mulino Olivieri si può costeggiare per circa 500 metri la riva sinistra del fiume fino ai resti del ponte romano della Falce e quindi prendere la ripida salita a sinistra prima del ponte verso la mestaiola di Sismano oppure si può salire fino alla mestaiola di Sismano per una strada alternativa più comoda della precedente, carrozzabile, anche se bianca ma un po’ più lunga, partendo direttamente dal molino Olivieri.

Dalla mestaiola di Sismano,dedicata a S. Eurosia, comunque procedere per la strada indicata prima che si dirige verso Castel dell’Aquila, attraverso i toponimi di Osteriaccia, Poggio della Mandorla, Santomanno, tenendo sempre sulla destra la sagoma inconfondibile di Forte Cesare Giunti alla zona artigianale ci si immette sulla strada asfaltata (km 18,5) che porta all’abitato di Castel dell’Aquila (km 20) sovrastato dalla chiesa di San Giacomo. Il paese dispone per l’accoglienza del centro parrocchiale, oltre ad alcuni agriturismi.

In caso di gruppi numerosi, nelle immediate vicinanze del centro parrocchiale c'è anche una palestra comunale (Comune di Montecastrilli) dove è possibile usufruire delle docce; rivolgendosi preventivamente all'incaricato o ottenere autorizzazione dal Comune di Montecastrilli.

A Castel dell'Aquila è possibile effettuare una semitappa per chi non riesce a fare l'intero tratto di 34 km tra Todi e Amelia.

Da Castel dell'Aquila ad Amelia rimangono 14 km, un percorso abbastanza facile e interamente segnato, quasi tutto in piano o discesa, ad eccezione di un leggera ascesa tra il ponte di S. Maria in Canale e le rovine del Castello del Lacoscello e circa un km di salita dal ponte di san Leonardo al convento dei Cappuccini (già antico ospedale di san Giacomo). Per chi percorre il Cammino Francescano dei Monti Amerini, con una piccola deviazione di pochi km. è possibile visitare sopra Collicello lo speco francescano ed il vicino rudere di un antico convento benedettino (richiedere informazioni sul posto).

Comunque uscendo da Castel dell'Aquila ci si immette sulla provinciale che va verso Amelia, dopo circa 700 metri in corrispondenza di un edicola sacra, prendere la stradina bianca a dx che va a costeggiare il torrente, fino al ponte di Collicello, si riprende la provinciale verso Amelia per circa 200 metri e si lascia di nuovo per la stradina bianca sulla dx; si prosegue fino in cima in loc. Laguscello, per ridiscendere a sn verso la stessa provinciale che conduce a Sambucetole; all'ingresso del paese si prende per l'indicazione dei Cappuccini Km 2. L'attuale convento dei Cappuccini venne costruito ampliando l'antico ospedale di san Giacomo, dal piazzale antistante già si vede il profilo di Amelia che dista circa 5 km. Si prosegue per la stessa strada fino a giungere al parco fluviale del Rio Grande, attraversato un nuovo ponte di legno, si sale sino ad Amelia che è di fronte.

Da Amelia a Orte (Km 18)

Tra Amelia ed Orte si possono fare diversi itinerari:

il primo è prendere la strada asfaltata che congiunge i due centri, circa 15 km.

Poi ce ne sono altri due che hanno in comune la prima parte fino ad arrivare in prossimità del confine tra le province di Terni e Viterbo (Umbria e Lazio), poi si può optare per una strada di fondovalle, lungo il Rio Grande o di crinale. Le due strade si ricongiungono circa 2 km prima di entrare nella cittadina di Orte. Di questi due che sono quelli da noi consigliati, quello di crinale è più breve (circa 16 km) quello di fondovalle è un po' più lungo (circa 18 km) ma assai più interessante sia dal punto di vista naturalistico (si attraversa il Rio Grande a guado ed una zona di solfatare con emissioni gassose e sorgive) sia dal punto di vista archeologico perchè si costeggia un tratto del fondo della antica via Amerina con i resti di un monumento funebre romano e si possono visitare gli scavi di un antico porto fluviale sul Tevere in loc. Seripola.

Partendo da porta Romana si prende la via primo Maggio verso Giove e si percorre per circa 3 km fino alla grotta di Lourdes in loc. Montenero. Da quel punto si prende la strada di S. Silvestro e la si percorre tutta sul crinale per circa 1 km e 400 m. L'ultimo tratto costeggia un grande vigneto, nel quale poi si entra per costeggiare il tracciato della antica via che si può intuire tra i rovi, sulla dx.Alla fine del vigneto si continua a costeggiare l'antico tracciato o si percorre in alternativa un sentiero nel bosco che ricalca ugualmente una vecchia strada o il sentiero fatto dall'ENEL sotto i pali di un elettrodotto in direzione Sud (il tutto per circa 500 m.). Si prosegue poi per circa 1 km lungo il bordo del campo stessa direzione, tenendo sulla destra il visibile antico tracciato segnato da rovi, ma anche da alberi di alto fusto, al confine tra le proprietà. Al termine del campo, sotto una villa di recente costruzione arroccata sul poggio, il cammino si divarica.

1) itinerario di crinale: si prende a sn, 100 m. fino alla provinciale Amelia Orte che si imbocca verso dx e la si percorre per circa 2, 5 km costeggiando gli agriturismi Campo Antico e la Vecchia Fattoria ed un altro casolare con una grande torre palombara fino ad una curva dove ci prende la strada bianca in accentuata salita, proseguendo poi lungo il crinale, avendo come punto di riferimento il casolare posto più in alto (loc. Cimacolle). Si prosegue costeggiando il fondo chiuso propr. Ciucci per circa un km fino alla confluenza della strada bianca sulla strada asfaltata che proviene da Penna in Teverina. Di fronte si vedrà l'indicazione del porto di Seripola (per chi volesse comunque visitarlo, è distante circa 500 metri, si deve scendere oltre l'agriturismo "la Chiocciola" fino al Tevere e poi tornare indietro fino al precedente incrocio) ; qui è il punto di incontro con l'altro itinerario di fondovalle (che sale dal porto di Seripola), da dove si prosegue per Orte, prendendo la strada provinciale verso sn per 700 m. e poi svoltare a dx per uno sterrato che discende verso il fiume e l'autostrada.

Al primo incrocio con una stradina interpoderale asfaltata, si prosegue a sn per 1,1 km fino a gioungere in prossimità della antica chiesa di San Lorenzo con memoria del passaggio di san Francesco (attualmente privata, ma in genere il proprietario su richiesta la lascia visitare). Si prosegue poi per un sottopassaggio oltre il quale si incontra un fontanile con copiosa acqua acetosa. Dopo il fontanile, a 100 m. ci si immette sulla strada principale verso dx., attraversato Tevere e Autostrada si prende la stradina posta sulla curva in forte ascesa per entrare ad Orte dalla porta di San Cesareo.


Itinerario La Via Amerina
Dobbiamo distinguerlo in due parti:

La prima è quella che parte dalla mansio ad Vacanas e giunge ad Ameria.

La seconda è quella che parte da Ameria e prosegue per Todi, Perugia, Gubbio, Luceoli, ecc.

La prima era sicuramente basolata, la seconda probabilmente no.

Quindi la prima parte è sicuramente individuabile per quasi tutto il suo tracciato, perché vari tratti di basolato emergono perfettamente conservati, utilizzati talvolta ancora come strade interpoderali.

Rilevamenti e scavi sono stati effettuati dall’Istituto Britannico fino a Puntone del Ponte (insediamento falisco situato tra Corchiano e Gallese/Vasanello) nel periodo a cavallo tra sec. XIX e sec. XX.
Dal 1973 al 1985 l’archeologo T. Potter del B.M. ha condotto importantissime ricerche nei dintorni di Nepi, sull’ antico abitato di Narce che sorgeva lungo l’Amerina ed è giunto alla scoperta della domusculta di Capracorum, tipo di insediamento rurale fortificato del periodo alto medievale tra villa rustica (ex periodo imperiale) e castello vero e proprio.

Nel 1983 sono cominciati gli scavi in loc. San Lorenzo, Tre Ponti e Cavo degli Zucchi da parte del Gruppo Archeologico Romano sotto la direzione della D.ssa Laura Caretta, a sud di Falerii Novi che hanno rivelato, ai margini del basolato perfettamente conservato e poggiato su precedenti strade ricavate nel tufo, la necropoli della città con sepolture databili dal II sec. A.C. al IV dell’era volgare.

Alcune di queste tombe sono state rinvenute miracolosamente intatte, nonostante la frequentazione bimillenaria del sito, che ha visto il passaggio di orde di invasori da ultimo i Normanni che hanno distrutto nel 1100 Falerii Novi. E poi tombaroli a non finire.

Da Puntone del Ponte la strada giungeva a Vasanello passando ad Ovest di Gallese nei pressi della stazione ferroviaria di Montilapi e da li scendeva verso le Terme di Orte, costeggiava il lago Vadimone e attraversava il Tevere nei pressi del porto di Seripola, poi proseguiva lungo il corso del Rio Grande con un paio di attraversamenti.
Si stabiliva sulla riva sinistra di fronte alle solfatare, proseguiva in direzione Totano fino alle pendici di Monte Nero (ove attualmente c’è la grotta della Madonna di Lourdes) e poi verso Amelia sull’attuale tracciato della Provinciale ai lati della quale emergono inconfondibili testimonianze del suo passaggio, peraltro documentato fino al sec. XVIII dalle relazioni delle visite periodiche dei maggiorenti della Città di Amelia ai confini del Comune, sulle quali viene riportato che “ partendo da Porta Busolina prendevano la strada romana fino a Montenero, ecc:”

La distanza da Roma alla mansio ad Vacanas era di 21 miglia. Fino ad Amelia altre 34, cioè 51 km mentre la linea virtuale diretta misurerebbe solo 48 Km.

Del ponte sul Tevere nei pressi di Seripola non è rimasta traccia, mentre sono evidenti i resti del cosiddetto Ponte di Augusto, situato circa 1 Km più verso Orte.

Comunque l’abitato di Seripola dovrebbe essere stato abbandonato intorno al VII secolo d.C. Molti si affannano a costruire complicate teorie che servono a poco.

I due ponti potevano coesistere, oppure un nuovo ponte è stato costruito nel tempo più a Sud per ragioni di opportunità magari dettate dai movimenti del lago vulcanico di Vadimone o dagli allagamenti della valle delTevere prodotti dalle ricorrenti mutazioni climatiche.

Per il momento non ci è dato di sapere, anche perché studi approfonditi sui resti del cosiddetto Ponte di Augusto, salvo errori, non esistono.
E’ certo che da Seripola partiva anche un’altra strada di crinale che raggiungeva la strategica collina di Cimacolle per poi raggiungere località Campo Antico e da li Totano.Cimacolle oltre ad essere collegato con una strada diretta al porto di Seripola, guarda diretto anche al cosiddetto Ponte di Augusto. C’è da approfondire.

Il Ponte di Augusto, detto anche Pontaccio è crollato tra il 1514 e il 1524, si dice per le piene del Tevere. Qualcuno afferma che sia stato fatto crollare per ragioni strategiche legate alla difesa di Bracciano.

Sicuramente il traffico sulla via Amerina da quel momento è molto diminuito e da quel momento, fino alla costruzione di un nuovo ponte, l’attraversamento del Tevere avverrà con le barche o barconi. Abbiamo due toponimi “Barca”: uno nei pressi del l’antico porto di Seripola e l’altro,
la Barca di San Francesco, in corrispondenza della strada che scendeva da Castel Bagnolo.
In alcune carte del sei/settecento la via Amerina è segnata lì da dove proseguiva verso Narni e Todi senza passare per Amelia, ricalcando praticamente il tracciato della attuale Tiberina, con un passo di Amelia tuttora esistente nei pressi di Sangemini

A proposito di San Francesco almeno un volta deve essere transitato sulla via Amerina di ritorno da Roma nel 1209, dopo l’approvazione orale della Regola da parte di Innocenzo III.
I biografi raccontano della sua sosta ad Orte per una quindicina di giorni e del passaggio attraverso una zona ricca di sorgenti d’acqua ferruginosa e di fumarole di tipo solfureo, dunque le attuali terme, l’acqua acetosa di San Lorenso, le solfatare lungo il Rio Grande…
C’è chi dice che abbia sostato presso la Barca di San Francesco nella chiesa di s.Nicolao, chi a s. Masseo, chi a s. Lorenzo. C’è veramente da approfondire, come sulla funzione delle innumerevoli torri e fortificazioni situate nel territorio ortano, sicuramente legate al transito della via Amerina e dei suoi diverticoli. A voi la parola!

Il secondo tratto per Todi, Perugia, Gubbio, ecc., partiva da Amelia lungo la riva sinistra del Rio Grande che attraversava in loc. Le Rote; proseguiva poi lungo la sponda destra fino al ponte di San Leonardo (oltre i Cappuccini, per intenderci) ove lo attraversava di nuovo. Proseguiva lungo la vallata collegando tutta una serie di castelli e piccoli paesi (che in realtà sono nati …dopo, sulla via Amerina): Sambucetole, Lacuscello, Collicello, Canale, Frattuccia, Castel dell’Aquila, Forte Cesare fino alla cosiddetta Mestaiola di Sismano nelle cui vicinanze sorgeva il paese di Civitelle.
Da qui si tuffava nella valle del fiume Arnata che costeggiava e attraversava in più punti (o i suoi affluenti) su ponti tuttora esistenti fino a raggiungere Todi ove entrava da Porta Amerina a formare
un decumanus maximus (come dice lo storico e archeologo Giovanni Becatti) ma secondo me è forse più il cardo maximus; attraversato il foro usciva a Nord, traversava il torrente Rio e si dirigeva verso Deruta, Vettona, ecc. sulla riva sinistra del Tevere. Percorso tra Todi e Perugia sostanzialmente ricalcato dalla moderna Via Tiberina.

E’ chiaro che nel medioevo, con la nascita dei castelli, venne gradualmente abbandonato il percorso di fondovalle diventato malsicuro per preferire un nuovo tracciato di crinale, parallelo a quello più antico, che unisce Avigliano, Dunarobba, Sismano, Pesciano, Montenero, Vasciano oppure sul lato opposto S. Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Collelungo, Izzalini, Fiore, ecc. oppure l’altro
intermedio che unisce Castel dell’Aquila a Camerata e Torre Gentile passando per Torre Olivola che rappresenta la più imponente e strategica fortificazione posta a vigilare sulla valle dell’Arnata tra Castel dell’Aquila e Todi.




Percorso circolare di Collicello:un tracciato tra fra le dolci colline intorno Amelia
Il tracciato del Percorso Circolare di Collicello è un’occasione per camminare lungo antichi percorsi segnalati, incontrando sulla strada ruderi di antichi monasteri, testimonianze di un passato denso di storia e di misticismo, immmergendosi in un ambiente di tranquillità senza pari, impreziosito da una flora e da una fauna di grande interesse.
Lungo il percorso, piacevole soprattutto nella bella stagione, ci si imbatte nel passaggio per lo "Speco Francescano" dove si può visitare l'angusta "Grotta" dove secondo la storia-leggenda si fermava a pregare San Francesco.

Più oltre si scoprono i ruderi del "Convento Benedettino". Da alcuni bellissimi particolari ancora intatti si può immaginare il passato splendore architettonico della costruzione.
Proseguendo ci si avvia al Belvedere verso la Piana di Monte Piglio attraversando prati dove è se si è fortunati è possibile ancora vedere cavalli allo stato brado, allevamenti di daini e greggi di pecore.
In prossimità dell'abitato di Collicello, al termine dell'escursione, si scoprono le rovine del "Castello di Canale", un complesso molto articolato, ricco di storia e di fascino.
Quando si avvistano le possenti torri che caratterizzano il piccolo centro di Collicello siamo giunti alla fine di questa incantevole passeggiata in questo angolo dell'Umbria.

Il Percorso Circolare di Collicello è aperto tutto l'anno.
Sono previsti tre tipi di percorsi:

- Percorso rosso - Mountain bike di 10 km

- Percorso verde breve di 6 km;

- Percorso blu completo di 11 km
Info: www.prolococollicello.it


Percorso da da Amelia a Montecampano

Percorso tra boschi secolari, rocche e castelli
Il territorio amerino si snoda tra boschi tipici della macchia mediterranea, rilievi collinari ed ampie pianure, dove le colture agricole si alternano a vigneti ed uliveti e dove le vicende storiche hanno lasciato il loro segno inconfondibile.
Numerosi i piccoli paesi medioevali, casolari di campagna, resti di antichi castelli e borghi fortificati sorti in posizione strategica lungo quello che, anticamente era il Corridoio Bizantino, l'unica arteria che a partire dal VI secolo d.c. assicurava il collegamento tra Roma e l'Adriatico in alternativa alla Via consolare Flaminia che era sotto il Ducato Longobardo.
Da Amelia, si percorre la Str. Statale 205 in direzione di Narni e, superato il monumentale ingresso a Villa Aspreta, conosciuto come Le Colonne, si prosegue lungo la provinciale Tuderte-Amerina.
Si supera Foce, si lascia la strada provinciale al bivio per Sambucetole che conserva parte dell'impianto medievale e qualche tratto di mura, quindi si raggiunge il paese diCollicello con cerchia muraria e torri ancora visibili, poi Castel dell'Aquila; del castello sorto nel XIII° secolo rimane una torre e parte della cinta muraria.

Qui ha sede il Museo della Civiltà Contadina.
Vicino sono i ruderi di Forte Cesare, strategica fortificazione sorta lungo il Corridoio Bizantino che attraversava il territorio. A Galiscianosi trova la grotta dove soggiornò San Francesco. Non lontano sono i ruderi della Rocca di Canale e infine il grazioso borgo medievale diFrattuccia.

Una piccola area naturalistica tra Porchiano del Monte (Amelia) e Attigliano

Piccola area naturalistica tra Porchiano ed Attigliano, è attraversata da un sentiero ad anello (segnavia rossi e bianchi) che si può percorrere in circa un'ora. L'ingresso è libero e soltanto a piedi. L'ingresso nord si trova lungo la provinciale 86 Porchiano - Attigliano, ed è visibile poiché posto nei pressi di una bacheca esplicativa, dove si può lasciare l'auto. Lungo il sentiero sono presenti una serie di cartelli divulgativi sulle piante e sugli animali presenti nella zona. Ci sono punti che presentano brevi salite. Il sentiero è aperto tutto l'anno e volendo è possibile contattare una guida che gratuitamente accompagnerà i visitatori. Per fare questo, contattare Marcello Paolocci al numero 338 1127340.
Durante l'anno vengono organizzate delle iniziative (corsi di riconoscimento di piante medicinali e alimentari, passeggiate notturne, riconoscimento uccelli, iniziative per le scuole, ecc.) e maggiori indicazioni si possono ricavare consultando il sito: http://www.sentierodipalliccio.blogspot.it/






Informazioni turistiche: I.A.T. - Amerino
Piazza Augusto Vera
05022 Amelia
Tel. 0744.981453 - Fax 0744.981566
E-mail: info@iat.amelia.tr.it



ITINERARI RELIGIOSI NEL TERRITORIO AMERINO

Itinerario Francescano
Chiesa di S.Francesco

San Francesco, nel corso dei suoi continui pellegrinaggi in terra d'Umbria, visità anche Amelia, e alcune località dei dintorni lasciando tracce della sua presenza vivificatrice e del suo operato.
Ad Amelia fu edificata la Chiesa di S.Francesco (1287) cui nel XIV sec. fu annesso il Convento dei frati Minori. All'interno notevoli, nella Cappella di Sant'Antonio, sulla destra, i monumenti funebri della famiglia Geraldini, in particolare quelli di Matteo ed Elisabetta, opera di Agostino di Duccio (1477). Uscendo dalla chiesa si può accedere, a destra, attraverso un bel portale rinascimentale all' Ex Collegio Boccarini, oggi sede del Museo Civico Archeologico e Pinacoteca "E.Rosa" che ospita la nota statua del Germanico.
www.sistemamuseo.it

Chiesa di Santa Maria delle Cinque Fonti

La Chiesa della Madonna delle Cinque Fonti, che risale al sec.XV, con successivi rimaneggiamenti, deve il suo onme alla presenza, nelle immediate vicinanze, di cinque arconi medievali contenenti cinque fonti,purtroppo oggi inglobati da sovrastrutture moderne. La tradizione vuole che la Chiesa sia stata eretta in memoria di una conversione operata dal San Francesco in questo luogo nel 1213.
L’esterno dell’edificio, alquanto semplice, presenta una facciata caratterizzata da due finestre dette del “viandante”: esse permettevano di seguire la messa anche dall’esterno. All’interno vi sono delle pregevoli pitture a fresco; sull'altar maggiore Maria SS.con bambino, ai lati i “Santi Rocco, Cristoforo e Sebastiano”, senza dubbio l’opera più antica.

Convento della SS.Annunziata

Il Convento della SS.Annunziata immerso nel verde di una lecceta a pochi chilometri da Amelia è il più noto ed antico Convento francescano dell'amerino.Il primo nucleo abitato era di eremiti; la chiesa, cui si accede da un bel cortile, presenta all'interno un’Annunciazione dipinta dal Bruschi.
In origine nella chiesa si conservava la famosa “Annunciazione Gardner” dipinta nel 1481da Pier Matteo d’Amelia ed oggi esposta nel Museo Gardner di Boston. Con ingresso dal cortile antistante la chiesa è visitabile il magnifico presepio permanente realizzato interamente in gesso dal presepista spagnolo Juan Marì Oliva coadiuvato da Carlo Chippafreddo di Amelia.

Convento di S.Giacomo dei Cappuccini

L’edificio, a pochi chilometri dal centro è posto in una ammirevole posizione panoramica immersa nel silenzioso verde di un bosco; già ospizio per i pellegrini e gli ammalati (1156), poi dimora delle “Monache di San Magno”, nel sec. XVI (1550?), il complesso,noto come “San Giacomo de Redere”, passò ai frati Minori Cappuccini.Recentemente ampliato e ristrutturato, può ospitare pellegrini e turisti desiderosi di ritemprare lo spirito.
Nella chiesa si possono ammirare: una bella tela attribuita al Piazza, raffigurante “La Madonna con Santi”; un notevole “Crocifisso ligneo” posto nel coro; un pregiato quadro de “L’Ultima cena” collocato nel refettorio. Al centro del chiostro è stata recentemente collocata una moderna statua di San Francesco di Assisi, opera dello sculture Aurelio De Felice.
(fonte: www.sanfracescoassisi.org)



Itinerario Mariano
Ad Amelia e nel suo territorio il culto mariano ha da sempre costituito un saldo punto di riferimento nella maturazione spirituale dei fedeli, la stessa città è consacrata alla Madonna; tante le chiese, le immagini, le edicole Mariane.
Sulla stessa porta principale di accesso alla città, porta Romana, nel 1703 fu posta una iscrizione con la quale la città di Amelia rendeva grazie alla Vergine Maria per averla salvata da un terribile terremoto che nel 1703 sconvolse l’Italia Centrale. Sopra la scritta è altresì presente un’immagine dell’Assunta attribuita a Mario di Amelia (sec. XV).
Nel centro storico si trovano molte Chiese dedicate al culto mariano, come:

La Chiesa di Santa Maria dei Laici o chiesa dell´Ospedaletto, dove nel secolo XIII venne fatto erigere dall´0monima confraternita un piccolo ospedale a sollievo dei poveri e dei pellegrini. La piccola chiesa conserva un immagine della Madonna con il Bambino, molto venerata nel secolo scorso, attribuita a Taddeo Zuccari.
Al piano superiore c´è un importante affresco (sec. XVI) attribuito alla Scuola Senese raffigurante S. Maria dei Laici il quale rappresenta Maria che copre con il suo mantello tutti coloro che si affidano a lei.

La Chiesa della Madonnina ( o Santa Maria di Porta) nella quale si venera un´immagine particolare di Maria: la Madonna è infatti rappresentata nell´atteggiamento di dare il latte al Bambino Gesù; è infatti conosciuta come Madonna del Latte. Si tratta di un affresco del XV sec. asportato da un arco di un vicolo della città.

La Chiesa della Madonna della Visitazione della Confraternita di San Girolamo in Posterola. La chiesa conserva un affresco prima collocato sopra una della porte della città. L´immagine era molto venerata poiché la Vergine concedeva favori e grazie tanto che i papi Paolo III (1548) e Innocenzo X (1646) concessero molte indulgenze ai fedeli che avessero pregato dinanzi ad essa.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta costruita nel punto più alto della città, dove presso l’altare maggiore è custodita la piccola tavola dipinta dell’Assunta, preziosa opera trecentesca attribuita a lungo al pittore senese Duccio di Boninsegna e successivamente ad un anonimo pittore locale. L’immagine per un’antica tradizione viene esposta alla venerazione dei fedeli nei mesi di maggio ed agosto con una solenne processione il giorno 15.

Il Santuario della Madonna delle Grazie nella frazione di Foce si trova il bel santuario della Madonna delle Grazie (sec XVII). Esso conserva un’immagine della Madonna tutt’oggi molto venerata (sec. XV) che un tempo si trovava in una edicola costruita ai piedi del colle, presso il torrente Beccio. Il 13 maggio 1629 la Sacra Immagine fu solennemente e miracolosamente, traslata in paese dove venne costruito l’attuale Santuario e dove il 13 giugno 1859 fu incoronata su nulla osta del papa Pio IX a testimonianza dei tanti fatti prodigiosi avvenuti per intercessione di Maria.

Fonte: Amelia Città di Maria - Sandro Bigi anno 2002



Una passeggiata nel Parco del Rio Grande - AMELIA
Il territorio Amerino, per la sua naturale configurazione, permette la pratica di molti sport all’aria aperta.
Immergersi nella natura, percorrerla a piedi o in mountain bike, viverla nei suoi molteplici aspetti è quello che si può realizzare in questo territorio dove lo sport non è solo fonte di benessere ma anche “un’avventura” da vivere intensamente. Sul territorio si possono effettuare una serie di itinerari naturalistici, molti dei quali opportunamente segnalati, adatti ad ogni grado di preparazione fisica; dalle passeggiate più rilassanti alle impegnative escursioni in trekking e in mountain bike, si può praticare la pesca sportiva e il birdwatching.
I monti del nostra zona si animano anche di un suggestivo mondo sotterraneo, meta degli speleologi. L’esplorazione del sottosuolo riserva inaspettate sorprese nel territorio amerino, basti pensare alle numerose escursioni speleogiche che si possono effettuare nelle cavità naturali della zona.

Per gli amanti dell’equitazione, numerose strutture agrituristiche di Amelia ed intorni offrono la possibilità di seguire dei corsi di equitazione e di effettuare lunghe e piacevoli passeggiate a cavallo nei boschi immergendosi nel verde e nel silenzio delle colline umbre.
Numerosi i parchi attrezzati come "La Cavallerizza", a pochi km da Amelia, il Parco di San Silvestro presso Fornole e il Parco Mattia e S.Giovanni a Porchiano del Monte.

Il Parco del Rio Grande, sulla strada da Amelia a Macchie, è uno dei luoghi più interessanti della zona dove è stata realizzata una pista ciclabile e pedonale e un rilassante percorso-salute provvisto di tabelle e segnalazioni che consente al visitatore di percorrere dei sentieri fino al piccolo specchio d’acqua del lago Vecchio e quindi alla medievale e suggestiva Diga de “La Para”.

Il Lago Vecchio, pittoresco specchio d’acqua ottenuto con lo sbarramento del Rio Grande, con il tempo e grazie al trasporto di sedimenti ha acquistato sempre più i caratteri di un grazioso stagno, le cui sponde, in piccolo, riproducono quelle del Lago di Alviano, con gli ontani, i salici, i pioppi.

In momenti tranquilli si può intravedere il volo di qualche anatra selvatica o di uno spettacolare airone. Il lago può essere attraversato in barca a remi, partendo da un attracco sulla strada comunale per Macchie, percorrendo le sue anse fino a toccare una spiaggetta e giungendo fin sotto alla grande diga medievale in mattoni.

Intorno ad Amelia, incassato in una stretta valle rocciosa, scende il Rio Grande che raccoglie le acque di un insieme di torrenti provenienti dai rilievi retrostanti, passando sotto leggendari ponti dal nome evocativo:l’Infernaccio, Il Purgatorio e il Paradiso.

Ideale per trascorrere una domenica al Lago, il Parco è attrezzato con tavoli per pic-nic; si può anche praticare la pesca sportiva. L’area è oggetto di un progetto di valorizzazione che prevede il recupero delle specie arboree presenti tra cui il reimpianto dei cosiddetti “frutteti antichi” che un tempo caratterizzavano la zona.
La zona è sotto la tutela dell' Associazione "Amici del Rio Grande", associazione di volontariato nata nel 1974 che si prefigge di conservare e tutelare lo sviluppo delle specie animali e vegetali presenti nello specchio d’acqua e nelle sue adiacenze attraverso la creazione e la manutenzione delle strutture necessarie alla fruibilità turistica, nonchè il suo recupero funzionale e la sua valorizzazione. L’associazione gestisce un punto di ristoro presso ponte Alvario, cura la pulizia del percorso pedonale e ciclabile del “Parco fluviale”.
La sede della Associazione si trova in località Ponte Alvario, presso il Rio Grande di Amelia.
tel. 0744-981067 347-4819214




ITINERARI ENOGASTRONOMICI NEL TERRITORIO DI AMELIA



AMELIA E DINTORNI , SAPORI E TRADIZIONI

Infinite sono le trame che legano le tradizioni di questa terra e sono fatte con il profumo dei vini, degli arrosti, con il verde delle erbe e, in molti casi, con le esperienze dell’uomo.

La cucina è una gioia, e, qui, è un aspetto della cultura; è una cucina casalinga e paziente, originalissima, che trova le sue radici nei prodotti della terra e nel ricordo di antiche discipline.

Le tradizioni ancora incontaminate si ricollegano agli usi e alle consuetudini di un piccolo mondo agricolo-rurale. Importanti i primi piatti gustosi,le frittate con le erbe; con la persa o maggiorana , la varietà delle minestre. Di ceci, di zucca, di piselli, di fave.

E poi la cacciagione e la selvaggina, tra cui il”palombaccio alla leccarda”, piatto tipico amerino, in cui il palombaccio viene arrostito allo spiedo e fuoco lento e condito con una salsa particolare detta “leccarda” che si gusta su fette di pane abbrustolito.

E poi il pane, i prodotti da forno, la pasta alimentare, che vengono trattati sia industrialmente sia a livello artigianale. Ricordiamo i manfricoli fatti a mano, il pane e la pizza cotti a legna. Ci sono poi i dolci tipici, con delizie stagionali come il pampepato a Natale, i biscotti con il mosto in autunno e le pizze di Pasqua dolci e al formaggio.

La coltura dell’olivo, diffusissima fin dall’antichità,produce nel territorioun olio extravergine particolarmente apprezzato, vero segreto della cucina che i numerosi frantoi locali ancora ricavano macinando con la mola in pietra o comunque con metodi tradizionali, a garanzia di un prodotto purissimo. Da novembre a febbraio, numerosi frantoi locali presentano l’olio novello con degustazioni a base di bruschetta, pane tostato profumato con aglio (per chi lo gradisce) e abbondante olio.

Per l’olio, c’è una denominazione di origine protetta, estesa sui Colli amerini, e il Comune di Amelia fa parte dell’Associazione “Strada dell’Olio DOP Umbria” , sorta per valorizzare appieno questo prodotto tipico di eccellente qualità, l’olio extravergine di oliva, presente nelle specie moraiolo, leccino, rajo, frantoio, in un territorio che essendo, in larga misura, ancora privo della presenza di parassiti, non necessita l'uso di sostanze anticrittogamiche, consentendo quindi una coltivazione del tutto naturale.

Anche i vini prodotti in queste terre possiedono tutti i requisiti per soddisfare i gusti più esigenti; Amelia e il suo territorio fanno parte della Strada dei Vini Etrusco - Romana che si propone di far conoscere ed apprezzare le produzioni di qualità delle cantine vitivinicole della zona aderenti all’iniziativa. Attraverso un itinerario nelle migliori aziende vitivinicole della zona, si possono degustare i vini D.O.C. dei Colli Amerini, che offrono una varietà che va dai tradizionali bianco, rosso e rosato ai pregiati e delicati Malvasia e Novello.
www.stradadeivinietruscoromana.it

I prodotti della montagna.

Tutto il versante nord dei Monti Amerini è particolarmente indicato per la raccolta dei funghi. In autunno il sottobosco montano offre gradite sorprese anche ai cercatori meno esperti.
Il porcino e l’ovulo sono le specie più raffinate, ma anche le più difficili da trovare.

Tra i prodotti tipici i fichi Girotti, confezionati secondo una tradizione che risale al 1830, essiccati e farciti secondo un metodo di lavorazione manuale del tutto particolare. I fichi locali,di cui già i romani conoscevano la bontà, vengono fatti essiccare poi tagliati , riempiti di condimento (cioccolato e canditi oppure cioccolato e mandorle tostate o noci) e fatti passare sotto una pressa artigianale fino a formare una sorta di mattonella dalla forma rotonda.

Un altro prodotto tipico della zona è la “Fava Cottora” di Collicello (Amelia), recentemente entrata nel Progetto di Sloow Food ”Terre dell’Umbria Meridionale”, per l’istituzione di un nuovo presidio umbro che ne tuteli la sopravvivenza e la diffusione.

AMELIA A TAVOLA ..UN PRANZO

N.B.: (Le ricette e le notizie sul “Pranzo Amerino” sono state gentilmente fornite dalla Dott.ssa Igea Federici di Amelia.)

Antipasti: crostini di fegatini di pollo , bruschetta, prosciutto e salame.

Fettuccine al sugo di pomodoro dove sono stati ben cotti i fegatini di pollo.

Piccioncino e pollo arrosto, patate al forno ed insalata di cicoria di campo o di raperonzoli

Frutta: mele

Dolce: crostata o zuppa inglese (biscotti savoiardi bagnati nel rhum rosso e coperti di buona crema).

La cucina amerina annovera alcune produzioni tipiche e piatti che sono legati ad una tradizione millenaria, che tiene conto del gusto, delle lunghe soste a tavola (almeno fino ad alcuni anni fa), di ricette tramandate spesso oralmente di madre in figlia.
Ora i ritmi sono più veloci, tuttavia la nostalgia delle cose buone, " fatte come una volta" è sempre fortissima negli abitanti del territorio come se la cucina fosse, e per molti aspetti lo è ancora, un antico rito che si ripete quotidianamente.

Punto forte della tradizione amerina e del circondario è la cacciagione, cucinata in svariati modi che sarebbe impossibile elencare.
Un piatto tipico è il " Palombaccio alla leccarda", cucinato con una salsa particolare: la "leccarda" : si dispongono in un tegame di coccio foglie di salvia, un rametto di rosmarino, aglio schiacciato , sale, pepe, olio , bacche di ginepro, un bicchiere di vino bianco, un bicchiere di vino rosso, un bicchiere di aceto, olive nere, due cucchiai di salsa di olive:il tutto è accompagnato dai "palombacci" ( si possono usare anche filetto di vitella o magro di maiale) che vengono cotti allo spiedo, lentamente, mentre il loro sugo va a cadere nel tegame della "leccarda.
La mistura che si forma con il grasso che cola dalla carne allo spiedo e va a finire nel "coccio" della salsa va poi spalmata costantemente sul palombaccio in cottura e sui crostini di pane abbrustoliti.
Per ulteriori informazioni:
www.comune.amelia.tr.it




STRADA DEI VINI ETRUSCO-ROMANA

Percorrere la Strada dei vini Etrusco Romana, nelle antiche terre degli Etruschi e dei Romani lungo il Tevere, rappresenta un vero e proprio viaggio nell'antico e nel moderno, alla ricerca delle suggestioni del paesaggio e di incontri ravvicinati con i vini d'eccellenza e i sapori della tradizione umbra.
La denominazione e il logo sintetizzano le radici culturali che contraddistinguono il territorio: la cultura romana, con la testa del Germanicodi Amelia, e quella etrusca, con la testa di fanciullo dagli affreschi etruschi della tomba Golini nell'Orvietano.
L'itinerario della Strada, segnato da un susseguirsi di cantine e di aziende vinicole, inscindibilmente legato alle bellezze storiche, artistiche e ambientali, è naturalmente connesso con l'offerta della filiera del gusto tradizionale e certificata, dalla produzione olearia della DOP Umbria ai prodotti dell'agricoltura biologica, a quelli tipici e dell'artigianato artistico.
Oltre alla rete degli sportelli turistici territoriali (IAT), lungo la Strada dei Vini è a disposizione dei viaggiatori per documentarsi sui servizi il "Palazzo del Gusto" di Orvieto.
Il percorso della strada è articolato tra le zone di produzione dei vini a Denominazione di origine controllata di Orvieto e Amelia.

La Strada dei Vini Etrusco Romana è parte de "Le strade del vino" dell'Umbria, un progetto regionale che intende promuovere il cosiddetto enoturismo; una particolare forma di turismo che abbina itinerari sul territorio ad alta vocazione vitivinicola con la conoscenza dei valori ambientali, culturali e artistici. È un percorso attraverso le zone di produzione di vini prestigiosi a Denominazione di Origine Controllata bianchi e rossi (Orvieto Classico, Rosso Orvietano, Lago di Corbara, Colli Amerini), oppure con Indicazione Geografica Tipica.

Tra le manifestazioni promozionali che mirano a valorizzare questo prodotto citiamo “Cantine Aperte” a cura del Movimento Turismo Vino, che si svolge ogni anno l’ultima domenica di maggio, con apertura e degustazioni gratuite nelle cantine aderenti all’iniziativa. Gli appassionati e non solo in questa occasione possono degustare i vini, conoscere i produttori e partecipare alle varie iniziative: passeggiate tra i vigneti, degustazioni tipiche, percorsi alla scoperta del territorio.





Itinerario tra gli organi storici di Amelia e territorio
Viaggio alla conoscenza degli organi storici dell'Amerino
Numerosi sono gli organi storici,oltre a strumenti di più recente costruzione,custoditi nelle Chiese di Amelia e del Comprensorio,che suscitano grande interesse e non solo fra gli addetti al mestiere e amanti della musica.

Ad Amelia presso la Cattedrale, la Chiesa più importante della città ,sono presenti due organi: quello grande, costruito dalla Ditta Rieger nella Slesia Austriaca dentro la cassa settecentesca posta nel presbiterio, che è l'ultimo di una serie di strumenti che si sono succeduti nel corso degli anni, ed un organo positivo ad ala,( per la disposizione delle canne in ordine decrescente da sinistra verso destra) di scuola romana del 1700 ,tipico strumento da trasporto, sia all'interno di grandi Chiese ,che su carri per le processioni.

Tra tutti, sicuramente quello più pregevole per l'intera città, oggetto di visita studio da parte di organisti e organologi, che gode di notevole fama anche all'estero, è quello ubicato nella Chiesa del monastero delle benedettine di S.Magno. Lo strumento, “monacale”, destinato cioè ad essere suonato da religiose, in genere di clausura, è unico nel suo genere in quanto presenta una tastiera posta in cantoria ed una in basso, al piano della Chiesa,chiusa in un armadio, utilizzabile da eventuali musicisti estranei al monastero.

Altri organi sono collocati nelle Chiese di Avigliano Umbro, Collicello, Foce , Guardea,Toscolano, Giove. Quest'ultimo,progettato da Wijnand van de Pol,posto sopra la porta di ingresso della Chiesa parrocchiale,è racchiuso in una cassa riccamente ornata, di tipo nordico ed è lo strumento più interessante dell'intera Provincia di Terni, tra quelli di nuova costruzione.

L'organo della Chiesa di S.Chiara a Lugnano in Teverina, è uno dei pochissimi strumenti antichi ad essere datato (A.D 1756 ) e firmato dall'artefice, l'organaro tedesco Johannes Conradus Werler.

La schedatura la promozione del restauro del ricco patrimonio organario, nonché il ripristino di alcuni strumenti e la progettazione e la costruzione di nuovi, costituiscono parte dell'attività dall'Associazione Ameria Umbra, che sin dagli anni '70 ne cura la valorizzazione e la tutela. L'associazione gestisce al suo interno l'Accademia Organistica Umbra che organizza corsi di perfezionamento e seminari e la Scuola di musica di organo, che conta oltre cento iscritti e che sia per la qualificazione del corpo insegnante che per le iniziative svolte nel Comprensorio, è una delle più affermate in tutta la Regione.

In questo contesto si inserisce la manifestazione, che si effettua ormai da oltre 30 anni,” il Maggio Organistico”,ciclo di concerti che si tengono nelle chiese del Comprensorio nel mese di maggio di ogni anno.


 

2016 . QUEST'ANNO E' DI MODA CAMMINARE
IL PIACERE DI CAMMINARE in Umbria -
Due serie di proposte di percorsi fra i boschi ed i luoghi santi dell'Umbria.

ALLERONA - ACQUAPENDENTE - RISERVA NATURALE DEL MONTE RUFERNO
Da marzo a ottobre le camminate 2016

Assessorato Sport e Turismo Comune di Acquapendente, Riserva Naturale Monte Rufeno, Comune di Allerona, Pro Loco di Allerona, Pro Loco Trevinano, Pro Loco di Proceno


IL PIACERE DI CAMMINARE


Camminare è anche un modo di vivere, una filosofia di vita, un modo di entrare nel quotidiano fatto a misura di ognuno, col passo giusto, al ritmo corretto, in equilibrio assoluto tra noi e ciò che ci circonda.
Il cammino è l'approccio a chiunque decida di iniziare a dedicare un po' di tempo a se stesso, al proprio corpo, alla propria salute attraverso una pratica sportiva.
E' l'ideale trampolino di lancio anche per quanti pensano di dedicarsi ad una disciplina di maggior intensità, ma necessitano di un graduale condizionamento fisico onde evitare iniziali scoraggiamenti, delusioni od un impatto troppo pesante con la nuova realtà.

E' assolutamente il massimo per chi vuole dare completamento ad attività sportive specialistiche che già pratica. Aiuta il recupero e la rigenerazione, è uno degli strumenti ideali per la ripresa dopo gli infortuni o per non fermarsi del tutto durante gli stessi.
E' soprattutto un'attività specifica, allenante, uno sport affascinante e coinvolgente, uno stile di vita.
Il piacere di camminare

- per tutte le età
- non traumatico

Lo si può:

- da soli od in compagnia
- all'aperto ed in palestra
-in qualsiasi momento della giornata
-Praticare sportivamente il cammino o Trekking ha molti vantaggi dal punto di vista fisico e mentale.
-E' un'attività dimagrante.
Diversi studi effettuati su persone o gruppi di persone praticanti il cammino a diversi livelli di intensità e quantità, hanno evidenziato i notevoli effetti positivi sulla perdita di peso corporeo derivanti dalla sua pratica continuativa.
E' rigenerante dal punto di vista fisico e psicologico ed è, per la sua natura di attività a basso profilo d'intensità, un ottimo antistress.
E' considerato una delle migliori attività motorie per la prevenzione di molte malattie, e principalmente dei disturbi a carico dell'apparato cardio-circolatorio.
Il trekking favorisce l'acquisizione ed il mantenimento di un ottimo tono muscolare.

Trekking: attività sportiva adatta a tutti
Spesso la facilità di approccio e la grande flessibilità e modulazione - che lo rendono adatto ad ogni livello di preparazione fisica - hanno dato di questa disciplina un'immagine sottostimata. Invece, se praticata nel modo giusto - meglio se sotto la guida di un istruttore abilitato - essa non ha nulla da invidiare alle diverse discipline aerobiche.
Con il cammino fitwalking si possono stimolare il nostro cuore ed i nostri muscoli a livelli di ottimo impegno, percependo appieno la piacevole sensazione di un corpo che reagisce al lavoro man mano che si avanza sia nell'intensità che nella durata.
Migliorare la qualità della vita
La rivoluzione del cammino o fitwalking è quella di permettere a tutti di sentirsi in grado di fare dello sport.
Immergersi completamente in questo stile di vita non significa cambiare il nostro normale modo di vivere, ma influenzarlo e trasformarlo positivamente per migliorarlo.
Il cammino o fitwalking entrerà con i suoi valori nella nostra vita riequilibrando così non solo il rapporto tra il fisico e la mente, ma evidenziando nelle nostre giornate ciò che è racchiuso nel senso del cammino:

- giusti ritmi di vita
-tranquillità e serenità
-equilibrio psico-fisico
- attenzione verso noi stessi
- controllo della nostra salute
-allontanamento dallo stress e dall'aggressività
- cura dell'alimentazione
-amore per la natura e per l'ambiente

Un modo di vivere che si acquisisce camminando

Usciamo ogni giorno per il nostro cammino: ogni volta che ci è possibile, quando il nostro corpo ce lo sollecita, ma ricordandoci sempre che i benefici maggiori si ottengono dalla continuità; ed ogni giorno ci accorgiamo che ci stiamo muovendo nella nostra vita.
I nostri piedi e le gambe avanzano nel gesto del cammino, e il nostro corpo, la nostra mente e tutto quanto ci circonda assumono una dimensione di grande unità, come se tutto procedesse insieme pur percependo che ogni parte è chiaramente distinta.
Sentiamo i nostri passi sul terreno farsi via via più frequenti, il nostro corpo rispondere alle sollecitazioni del lavoro che si fa più intenso, i nostri pensieri vagare in mille diverse direzioni. La mente focalizza ora l'ambiente nel quale ci muoviamo, verifichiamo tramite il nostro strumento di heart control le sensazioni che il corpo ci trasmette, per poi lasciare nuovamente i pensieri muoversi in libertà. Questa stretta relazioni tra le diverse parti del nostro corpo ci permette di gustare sempre più le sensazioni positive del nostro fisico in movimento.
Abbiamo raggiunto un equilibrio perfetto tra noi e tutto ciò che ci circonda. Stiamo percependo la forza del camminare.

Ora, se credete di aver compreso l'essenza di questo messaggio, non vi resta che mettervi un buon paio di scarpe, trovare un percorso adatto, un insegnate o un compagno, ed iniziare.
Ma non ingannatevi: cammina cammina potrete accorgervi che
non è una passeggiata.

Maurizio Damilano
Campione Olimpionico


Per chi ama lo sport in libertà

ALLERONA – Un viaggio nel cuore verde d’Italia, fra l’Umbria e l’alto Lazio. Una domenica in mezzo alla natura, lontano dal tram tram quotidiano.
“Il Piacere di camminare” è una programma di passeggiate naturalistiche con percorsi ogni volta differenti che coinvolgono Allerona per l’Umbria, ma anche le cittadine di Acquapendente, Torre Alfina, Proceno, Trevinano in provincia di Viterbo.
Punta di diamante è la “Scarpinata” a Monte Rufeno che si svolgerà a settembre: ogni giorno un percorso differente all’interno del “Triangolo Benedetto dei Camminatori d’Italia”, ossia Allerona, Trevinano ed Acquapendente.



N.B. La partecipazione alle camminate si intende volontaria e a carattere amichevole. Ogni partecipante si assume la responsabilità per la propria incolumità fisica.
Comune di Allerona - P.zza A. Lupi, 2 – 05011
Allerona (TR) - Tel: 0763 628312 - Fax: 0763 628117
Posta elettronica certificata: comune.allerona@postacert.umbria.it


I SENTIERI DELLA PACE - camminate naturalistiche sulle orme di S. Francesco

PERCORRENDO I BOSCHI SULLE ORME DI S. FRANCESCO

ALLA SCOPERTA DELLE BELLEZZE NATURALISTICHE DEL BOSCO LA MARZOLANA SUL SENTIERO DELLA PACE A SANT'ARCANGELO DI MAGIONE (PG)


La Festa di Primavera organizzata dalla Cooperativa La Marzolana in località Sant’Arcangelo di Magione. Nel corso della giornata si potrà partecipare, al mattino, alla passeggiata naturalistico-didattica con partenza dalla Pienella di Sant' Arcangelo, punto di inizio del Sentiero della Pace. La passeggiata, aperta a tutti, toccherà alcuni dei punti più caratteristici del bosco, quali il leccio grande e la fonte di Sant' Andrea. Nel pomeriggio, dalle 14, sarà in funzione un bus navetta dalla piazza della Chiesa di Sant'Arcangelo alla Pienella a disposizione dei partecipanti, per un momento conviviale comune e per ammirare un panorama unico del lago Trasimeno.
Sito di interesse comunitario, la Marzolana, posta alle spalle della frazione di Sant'Arcangelo, è uno splendido bosco che si estende per circa 140 ettari con una vegetazione costituita da querce, cerri, corbezzoli e lecci, con esemplari molto vecchi di imponenti dimensioni.
La Marzolana è di proprietà della cooperativa omonima composta da 115 soci costituitasi nel 1980. I soci stanno attuando, da alcuni anni, un progetto di valorizzazione del bosco e della sua salvaguardia ambientale. La Cooperativa ha realizzato la segnalazione di sentieri che si possono percorrere a piedi, punti di osservazione panoramici e di sosta nelle località Pienella e Marzolana bassa. Alla Pienella è stato realizzato un parcheggio e un sentiero didattico che attraversa il bosco, chiamato Sentiero della Pace. Inoltre una casetta di legno, in cui è allestita una mostra permanente sulle specie arboree e i prodotti del bosco. Nell'anno 2000, è stata restaurata una vecchia fonte, la Fonte di Sant' Andrea, l'acqua è stata incanalata fino all'area pic-nic della Pienella.



FORRE DEL RIO GRANDE: SUI PASSI DI SAN FRANCESCO A VALFABBRICA


Una serie di itinerari ispirati al percorso intrapreso da San Francesco quando, nel 1207 subito dopo la sua spoliazione pubblica sulla Piazza di Assisi, partì dalla sua casa per giungere a Gubbio.
L’occasione per incamminarsi lungo un sentiero ancora selvaggio, immerso tra i boschi tipici dell’Umbria: oltre 40 chilometri suddivisi su diversi percorsi da godersi a piedi, in bicicletta o a cavallo.
Il tutto completato da un panorama appagante, che fu dello stesso Francesco, estimatore attento e profondo della natura, riflesso del volto di Dio.
Ecco uno degli itinerari più suggestivi e più interessanti sia a livello paesaggistico che vegetativo.
A confine fra il comune di Valfabbrica e di Assisi il torrente "Rio Grande" ci offre un paesaggio ancora incontaminato dalla presenza umana, caratterizzato da una formazione vegetativa costituita prevalentemente da specie arboree ed arbustive tipiche della macchia mediterranea. Le numerose specie termofile qui presenti ci fanno capire che sia a livello geologico che a livello climatico ci troviamo in una sacca atipica della zona preappenninica dove è presente un microclima anomalo, ma grazie a questo ed alla morfologia accidentata dal terreno, le forre del Rio Grande offrono all'attento e rispettoso visitatore uno scenario unico per la sua bellezza.
Arrivati a Valfabbrica (SS. 318) per chi viene da Perugia in prossimità dell’inizio del paese, lasciare la statale e girare a destra e seguire l'indicazione Strada Francescana-"Pieve S. Nicolò.
Dopo 150 mt. circa e dopo aver attraversato un ponticello, percorrere altri 40 mt. e girare a destra ignorando la strada in salita che lasciamo alla nostra sinistra. Da qui percorrere circa 600 mt. fino ad arrivare alla località il Pioppo. Qui la strada si biforca aggirando un bellissimo casale ristrutturato. Prendere a sinistra per la strada bianca, costeggiando il torrente Rio Grande. Dopo circa 1 Km troviamo sulla nostra destra una stradina bianca che attraversando il torrente tramite un ponticello si immette in un fitto sottobosco. Ignorando questa, a circa 10 mt. da questo incrocio possiamo vedere che la strada gira bruscamente a sinistra iniziando a salire. In prossimità di questa curva lasciare la macchina e proseguire a piedi.
Seguendo il sentiero che costeggia il torrente Rio Grande prendere sempre verso sinistra per circa 300 mt. dopo aver attraversato una radura incolta e pianeggiante. A questo punto sembra che il sentiero finisca, ma così non è, superando una piccola scarpata alla nostra destra ci troveremo di fronte ad un agevole guado, attraversato questo seguire sempre il sentiero che costeggia il torrente. Attraversando una seconda radura il paesaggio già da questo punto del sentiero ci appare in tutta la sua bellezza. Circondati da lecci (Quercus ilex) piante arboree sempre verdi tipiche della macchia mediterranea: Spartium iunceum (ginestra), Citisus scoparius Junipertib oxicedrus (ginepro rosso), Smilax aspera (straccia brache). Ci rendiamo conto che in pochi metri percorsi siamo passati da un ambiente vegetativo caratterizzato dal Lauretum freddo ad un ambiente del Lauretum caldo, tipico delle coste tirreniche. Quello che la natura ha fatto in questa zona è veramente unico ed irripetibile.
Seguendo il sentiero lungo il torrente, dopo circa 10 minuti di cammino ci troviamo di fronte ad una mulattiera scavata sulla roccia alla nostra sinistra. mentre alla nostra destra il sentiero diventa sempre più sfatto e ci costringerà ad effettuare un altro facilissimo guado. Ignorando la mulattiera di sinistra (si fa notare che la strada termina dopo appena 20 mt.) si prende il sentiero di destra e da questo punto in avanti seguendo il sentiero principale e seguendo il torrente ci troviamo nelle forre del torrente Rio Grande.
Descrivere il sentiero qui non è facile anche perché la morfologia impervia della zona impedisce dì chiudere il percorso ad anello; quindi usando la massima cautela, risalendo il torrente, ci troveremo di fronte a delle gole che rendono alquanto difficile il proseguo del cammino, quindi a questo punto si consiglia di ritornare indietro percorrendo il sentiero in senso inverso.

TEMPI
Due ore circa



DA VALFABBRICA A POGGIO SAN DIONISIO: SUI PASSI DI SAN FRANCESCO


Una serie di itinerari ispirati al percorso intrapreso da San Francesco quando, nel 1207 subito dopo la sua spoliazione pubblica sulla Piazza di Assisi, partì dalla sua casa per giungere a Gubbio.
L’occasione per incamminarsi lungo un sentiero ancora selvaggio, immerso tra i boschi tipici dell’Umbria: oltre 40 chilometri suddivisi su diversi percorsi da godersi a piedi, in bicicletta o a cavallo.
Il tutto completato da un panorama appagante, che fu dello stesso Francesco, estimatore attento e profondo della natura, riflesso del volto di Dio.

Due importanti centri storici immersi nel cuore della verde Umbria entrambi caratterizzati da strutture Medievali in ottimo stato di manutenzione. Non meno suggestivo appare il paesaggio caratterizzato da vallate attraversate da numerosi torrenti. La morfologia del territorio ha fatto si che questa zona conservasse pressoché inalterata l'antica civiltà contadina umbra. I numerosi boschi, costituiti prevalentemente da specie arboree tipiche dell'ambiente collinare preappenninico, insieme pile numerose specie di animali in essi presenti rendono questa breve escursione alquanto suggestiva e ricca di emozione.
Arrivati a Valfabbrica parcheggiare l'auto e proseguire a piedi, prendere la via in prossimità di un ristorante e percorrerla tutta.
Arrivati in cima alla salita troviamo 3 strade, ignorare sia quella di destra che di sinistra e proseguire diritti per la strada bianca. Dopo circa 200 mt. in leggera discesa ci troviamo in prossimità di un maneggio, proseguire per la strada bianca costeggiando la recinzione a sinistra, mentre alla nostra destra abbiamo il torrente "Rio della Bionda". La vallata che percorriamo ci appare subito nella sua bellezza, infatti i numerosi boschi (Ornostrieti) ben governati e preservati da tagli selvaggi, offrono al visitatore uno scenario alquanto suggestivo.
A circa 100 metri dalla recinzione del maneggio troviamo un ponticello che attraversa il torrente, ignorando il primo sentiero a destra e proseguendo per altri 150 mt. circa, troviamo sulla sinistra due sentieri distaccati fra loro circa 20 mt., ignorando il primo, si prende il secondo dopo aver guadato il torrente. Da qui non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalla ripida, ma breve salita che ci porterà dopo circa 200 mt. fino alla località di Poggio S. Dionisio. Inizialmente, dopo il guado il sentiero costeggia sulla destra un piccolo appezzamento di terreno coltivato per poi immetterci in mezzo alla fitta, ma suggestiva vegetazione che protegge il sentiero fino ad una casa colonica (Voc. Cannarecole).
Da qui il sentiero da mulattiera si trasforma in strada bianca che, dopo un breve tratto, ci porta a ridosso del centro abitato. Una volta in cima al sentiero troviamo alla nostra sinistra un piccolo cimitero, prendendo a destra e facendo circa 100 metri di strada pianeggiante ci troviamo a Poggio S. Dionisio.
Il panorama che si può gustare da questo posto è notevole; a sud-ovest si riesce a scoprire Perugia, a est sud-est ci appare imponente ed estremamente vicino il Monte Subasio, a nord-ovest due castelli, il più vicino "Giomici" caratterizzato da due torri, mentre quello più lontano il castello della "Biscina". Una visita al grazioso centro di Poggio S. Dionisio è consigliata.
A questo punto si riprende in discesa per la strada asfaltata che dopo circa 1,5 Km ci riporta al centro di Valfabbrica. Anche qui si consiglia la visita al suggestivo centro storico il "Pedicino" caratterizzato da torri medioevali e da graziose vie risalenti al 1100

TEMPI: circa 3 ore comprese le soste



DAL CASTELLO DI COCCORANO A SAMBUCO: SUI PASSI DI SAN FRANCESCO A VALFABBRICA


Una serie di itinerari ispirati al percorso intrapreso da San Francesco quando, nel 1207 subito dopo la sua spoliazione pubblica sulla Piazza di Assisi, partì dalla sua casa per giungere a Gubbio.
L’occasione per incamminarsi lungo un sentiero ancora selvaggio, immerso tra i boschi tipici dell’Umbria: oltre 40 chilometri suddivisi su diversi percorsi da godersi a piedi, in bicicletta o a cavallo.
Il tutto completato da un panorama appagante, che fu dello stesso Francesco, estimatore attento e profondo della natura, riflesso del volto di Dio.
Percorrendo le colline che circondano il Lago di Valfabbrica, con questo sentiero si possono vedere 3 centri storici risalenti al 1200 (Castello di Coccoranaccio, Castello di Coccorano, Sambuco). Attraversando i boschi che caratterizzano la zona preappenninica dell’Umbria è possibile avvistare anche numerosi rapaci (poiane, gheppi, nibbi comuni e reali).
Da Perugia si raggiunge Valfabbrica (SS. 318), dopo circa 2 Km oltrepassato Valfabbrica in direzione Gualdo Tadino si svolta a sinistra seguendo le indicazioni Lago di Valfabbrica-Strada Francescana. Arrivati sul lato sinistro del muraglione della diga sul fiume Chiascio, ci troveremo di fronte dopo circa 200 metri i ruderi del Castello di Coccoranaccio, si parcheggia la macchina e si prosegue a piedi.

TEMPI Circa 3 ore e mezzo escluse le soste




DA MONTEVERDE A MONTE DELLE CERQUE: SUI PASSI DI SAN FRANCESCO A VALFABBRICA


Una serie di itinerari ispirati al percorso intrapreso da San Francesco quando, nel 1207 subito dopo la sua spoliazione pubblica sulla Piazza di Assisi, partì dalla sua casa per giungere a Gubbio.
L’occasione per incamminarsi lungo un sentiero ancora selvaggio, immerso tra i boschi tipici dell’Umbria: oltre 40 chilometri suddivisi su diversi percorsi da godersi a piedi, in bicicletta o a cavallo.
Il tutto completato da un panorama appagante, che fu dello stesso Francesco, estimatore attento e profondo della natura, riflesso del volto di Dio.
Da Monteverde, piccolo paese di alta collina che si affaccia con vista panoramica verso i colli perugini e i monti Martani, si parte per una non difficoltosa ma suggestiva passeggiata immersa nel verde pre-montano tipico dell’Umbria.
Da Perugia si raggiunge Valfabbrica (SS. 318), da qui si seguono le indicazioni Coccorano-Monteverde, dopo circa 10 Km di salita si giunge a Monteverde dove si parcheggia la macchina e si prosegue a piedi.
Dopo aver parcheggiato l'auto all'interno del paese si percorrono circa 100 metri andando verso Coccorano seguendo la strada principale costeggiando sulla sinistra una fitta pineta di Pinus nigra (pino nero).
Al primo bivio si prende una strada in lieve discesa a sinistra, lasciandoci sulla destra la strada principale. Dopo aver lasciato un casale sulla sinistra a circa 60 mt dal bivio sopra citato si segue sempre la strada principale che dopo una curva a destra inizia a salire dolcemente portandoci verso il "Monte delle Cerque".
Fatto circa 1,5 Km in prossimità di un altro casale sempre sulla sinistra, arriviamo ad un trivio dove ignorando la strada bianca a sinistra e la strada bianca a destra troviamo, sempre a destra, una strada sterrata che apparentemente sembra riportarci indietro, ma in effetti è la strada sterrata che si inerpica dolcemente alla radura del "Monte delle Cerque".
Presa la strada sterrata ci lasciamo alle spalle il vicino paese di Fratticiola Selvatica; a sinistra troviamo sotto di noi tutta la vallata del fiume Chiascio con ben in evidenza il relativo invaso che si spinge fino all'orizzonte dove troviamo compatta la catena appenninica umbro-marchigiana, mentre a destra troviamo in primo piano i colli perugini ed i Monti Martani. Questo punto del percorso appare particolarmente suggestivo sia nel periodo autunnale che invernale, infatti durante il tramonto con giornate particolarmente limpide, il sole definisce con particolare fascino i colli perugini e la stessa città di Perugia.
La vegetazione che qui troviamo è tipica del lauretum freddo, infatti l'azione dei forti venti che in queste zone insistono si evidenzia sia sulle specie arboree che arbustive, le quali essendo caratterizzate da Quercus cerris (certo), Quercus pubescens (roverella), Juniperus comunis ed oxicedrus (ginepro) non riescono a superare i 10 mt di altezza per le specie arboree e circa 1 mt per quelle arbustive.
Dopo aver percorso circa 200 metri in lieve salita e dopo aver attraversato un giovane querceto arriviamo in una radura panoramica di eccezionale bellezza. Durante il periodo estivo questo luogo non a caso è utilizzato per effettuare avvistamenti antincendio. All'orizzonte da nord a sud-est sì può vedere tutta la catena appenninica umbro-marchigiana dove a nord nord-est è ben visibile il Monte Cucco mentre ad est-sud est spicca la cima del Monte Vettore. Più vicino a noi (sud-est) si può vedere imponente il Monte Subasio.
Facendo particolare attenzione nei periodi caldi da qui è possibile inoltrarci nei numerosi sentieri del Monte delle Cerque; se dotati di un po' dì fortuna e di un buon binocolo è possibile vedere i numerosi rapaci in volo: poiane, gheppi, nibbi e nibbi reali. Ritornati alla radura panoramica e lasciandoci alle spalle il sentiero che ci ha condotti fin qui, troviamo di fronte a noi una ciottolosa ed ampia mulattiera in discesa; presa questa dopo appena 150 mt. ci ritroviamo alla strada principale (Valfabbrica-Monteverde) in località C. Spinella. Da qui si procede a destra e dopo circa 2,5 Km ritorniamo al grazioso paesino di Monteverde.

TEMPI
Circa 2,5 ore comprese le soste



DA LOCALITÀ LA VALLE DI ARRONE (TR) A TRIPOZZO PER UN ANTICO SENTIERO DELL'OLIO


Il sentiero, un tempo utilizzato come collegamento con i muli tra il paese di Arrone e quello di Tripozzo, sale tra gli uliveti
percorrendo il paesaggio tipico collegato alla tradizionale coltura dell’olivo.
Non distante dalla Fonte San Lorenzo, che si incontra lungo il sentiero a 485 m s.l.m. , sono visibili i resti di un antico mulino, la cui datazione presumibilmente riconducibile all’epoca romana, conferma l’importanza della coltivazione dell’olivo per l’area già da tempi antichi.
Il percorso si chiude raggiungendo il piccolo borgo rurale di Tripozzo, posto a mezza costa sulle pendici dell’omonimo monte, area archeologica nella quale sono stati rinvenuti materiale in ceramica, brani di murature, probabili tracce di edificio nel quale, tra il I sec a.C. ed il I sec. d.C., veniva eseguita una fase della lavorazione per la produzione di olio d’oliva.
PARTENZA: Arrone Loc. La Valle (321 m. s.l.m.)
ARRIVO: Tripozzo (560 m. s.l.m.)
DISLIVELLO: 239 m
TEMPO DI PERCORRENZA: ANDATA 1 ora - RITORNO 45 minuti
DIFFICOLTA’ : Facile
QUOTA MASSIMA: Tripozzo (560 m. s.l.m.)
ITINERARIO: segnalato



DAL CENTRO DI ARRONE (TR) A MONTE DI ARRONE


L’itinerario è particolarmente apprezzabile sia per gli scorci paesaggistici che regala, sia perché ha rappresentato luogo di ritrovamento di reperti archeologici.
Partendo dal centro di Arrone, antico castello fondato nell’anno 880, si raggiunge, attraverso un percorso agevole, la cima del Monte di Arrone. Da qui si può godere di un punto privilegiato di osservazione con lo sguardo che abbraccia il paesaggio della bassa Valnerina.
La cima conserva poi le tracce di un antico luogo di culto per sacrifici ed offerte votive: un santuario di vetta, oggi ricordato dallo scavo rettangolare nella roccia calcarea, area di rinvenimento di reperti di valore, tra cui, oltre a bronzetti votivi, anche una testa in marmo di divinità appartenuta presumibilmente ad una statua di culto presente nel santuario.
PARTENZA: Arrone (236 m. s.l.m.)
ARRIVO: Monte di Arrone (420 m. s.l.m.)
DISLIVELLO: 126 m
TEMPO DI PERCORRENZA: ANDATA 45 minuti - RITORNO 30 minuti
DIFFICOLTA’ : Facile
QUOTA MASSIMA: Monte di Arrone (420 m. s.l.m.)
ITINERARIO: segnalato




DA CASTELDILAGO DI ARRONE (TR) ALL'EREMO DELLA MADONNA DELLO SCOGLIO


Una proposta per chi desidera gustare la varietà botanica della zona, immersa nel contesto del fiume Nera, per raggiungere l'Eremo
della Madonna dello Scoglio, meta dell'itinerario.
L’eremo, immerso nella ricca vegetazione, è un edificio di origine cinquecentesca, sottoposto a successivi ampliamenti nel corso del XVII e XVIII secolo.
Si erge su uno sperone di roccia a strapiombo, nel luogo in cui fu dipinta proprio sulla roccia l’immagine della Madonna, apparsa proprio in quel luogo al nobiluomo di Casteldilago Pietro Lelli.
Il sito è diventato meta di processioni durante le quali ancora oggi, a memoria del miracoloso evento, si intona la “Canzoncina in lode a Maria Santissima dello Scoglio Rotondo” composta all’epoca dell’apparizione dall’arciprete locale.
PARTENZA: Casteldilago (220 m. s.l.m.)
ARRIVO: Eremo della Madonna dello Scoglio (465 m. s.l.m.)
DISLIVELLO: 245m
TEMPO DI PERCORRENZA: ANDATA 1 ora - RITORNO 45 minuti
DIFFICOLTA’ : Facile
QUOTA MASSIMA: Eremo della Madonna dello Scoglio (465 m. s.l.m.)
ITINERARIO: segnalato




 

IL SENTIERO DELLA PACE - CAMMINATA NATURALISTICA -
ALLA SCOPERTA DELLE BELLEZZE NATURALISTICHE DEL BOSCO LA MARZOLANA SUL SENTIERO DELLA PACE
SANT'ARCANGELO DI MAGIONE (PG)

Sito di interesse comunitario, la Marzolana, posta alle spalle della frazione di Sant'Arcangelo, è uno splendido bosco che si estende per circa 140 ettari con una vegetazione costituita da querce, cerri, corbezzoli e lecci, con esemplari molto vecchi di imponenti dimensioni.
La Marzolana è di proprietà della cooperativa omonima composta da 115 soci costituitasi nel 1980. I soci stanno attuando, da alcuni anni, un progetto di valorizzazione del bosco e della sua salvaguardia ambientale. La Cooperativa ha realizzato la segnalazione di sentieri che si possono percorrere a piedi, punti di osservazione panoramici e di sosta nelle località Pienella e Marzolana bassa. Alla Pienella è stato realizzato un parcheggio e un sentiero didattico che attraversa il bosco, chiamato Sentiero della Pace. Inoltre una casetta di legno, in cui è allestita una mostra permanente sulle specie arboree e i prodotti del bosco. Nell'anno 2000, è stata restaurata una vecchia fonte, la Fonte di Sant' Andrea, l'acqua è stata incanalata fino all'area pic-nic della Pienella.


 

I PRODOTTI AGRICOLI DELL’UMBRIA
Broccoletti del Lago

I broccoletti del lago sono coltivati nei terreni sabbiosi adiacenti il Lago Trasimeno in particolare nell'area che interessa Comuni di Magione, Passignano sul Trasimeno, Tuoro sul Trasimeno, Castiglione del Lago e Panicale. I brocoletti(o camette) sono i ricacci che la pianta della rapa emette numerosi se viene cimata prima che sbocci il fiore e che, dopo essere bolliti e risaltati in padella con olio e aglio, vengono apprezzati per il delicato sapore amarognolo.
La semina viene effettuata nella seconda decade di agosto. Irrigazioni se necessarie dopo la semina, secondo la stagione. La raccolta si effettua a fine inverno, inizio primavera.
L'area del Lago Trasimeno da sempre è stata caratterizzata dalla produzione di ortaggi, grazie al clima mite e al terreno "sciolto" di questa zona. Tuttavia, nel corso del tempo, tali produzioni hanno subìto la pressante concorrenza delle produzioni extraregionali, tanto che sono quasi scomparse le varietà un tempo coltivate.




CASTAGNE
Le castagne umbre apparatengono prevalentemente alla qualità "marroni" , hanno una forma ovale o a cuore. Sono caratterizzati da una buccia solitamente più chiara rispetto alle castagne, mentre la polpa è poco aderente alla pellicola



Fagiolina del Lago


Conosciuta anche come Fagiolina del lago è Seme molto piccolo color crema, di forma allungata la cui coltivazione fu introdotta in Umbria probabilmente dai romani. Presenta una colorazione varia, con differenti screziature. Diffusa in particolare nei Comuni di: Spello, Foligno e Castiglione del Lago. Il terreno viene concimato prima della semina con potassio e fosforo; una successiva concimazione può essere effettuata a ridosso della fioritura. La semina avviene mediamente tra metà maggio e metà giugno, secondo la stagione e la qualità del terreno, alla distanza 75cm x 10 cm con profondità 5 cm.. La germinazione avviene abbastanza velocemente (3/4 giorni). Le cure colturali successive richieste sono:
- Sarchiatura (può essere ripetuta più volte) e/o scerbature manuali;
- Irrigazioni con cadenza settimanale;
- interventi di emergenza vengono effettuati se la stagione è particolarmente asciutta, nel periodo che va
dalla fioritura all’invaiatura (colore del seme);
- trattamenti preventivi a base di poltiglia bordolese contro patogeni fungini.
- La raccolta inizia dalla fine di agosto, e si protrae a settembre ed ottobre se la stagione lo consente.
Le piante vengono sfalciate, sistemate in andane (strisce in mezzo al campo) e lasciate essiccare naturalmente al sole per 3/5 giorni per poi essere raccolte con apposita macchina operatrice (trebbiatrice e/o mietitrebbiatrice). Il prodotto raccolto viene sistemato in silos in atmosfera addizionata di anidride carbonica, oppure in sacchi di juta in attesa di essere selezionato e confezionato per la vendita.
La fagiolina del Lago viene chiamato Risina in dialetto perugino poiché questo tipo di colore chiaro, senza occhio, somiglia molto al riso.






Ceci e Cicerchie
E’ noto che nella dieta mediterranea i legumi erano la principale fonte di proteine e rappresentavano soprattutto una forma di produzione importantissima per le aziende agricole, perché si alternavano ai cereali e miglioravano così le proprietà chimiche del terreno. Con la scoperta dei concimi di sintesi e con lo spostamento dei consumi verso le proteine animali, i legumi in genere hanno subito un indebolimento sostanziale del loro uso presso il grande pubblico prima di vedersi riconosciuto, negli ultimi anni, un ruolo da protagonisti nella cultura gastronomica tradizionale. E’ il caso dell’Umbria, patria di eccellenti produzioni come ceci e cicerchie, che con pazienza ha saputo attraversare i tempi e le mode e regalare una serie infinita di preparazioni a base di questi meravigliosi legumi, utilizzati soprattutto per zuppe che da queste parti sono un punto di eccellenza assoluto.
La cicerchia (Lathyrus sativus), è un legume ormai poco conosciuto che trova tuttavia ampia coltivazione in alcune zone dell'Italia centrale e particolarmente nella montagna Umbra. La cicerchia si semina in primavera, la raccolta manuale avviene nel mese di Luglio, seguita da essiccazione naturale sul terreno. La trebbiatura avviene tra la seconda decade di Luglio e la prima decade di Agosto, con relativa pulitura e selezione del prodotto. Seguono le fasi di vagliatura e confezionamento. Ricca di proteine, di fibra e di potassio, il suo utilizzo è chiaramente documentato in ricette seicentesche di zuppe e minestre. In particolare, i ceci e le cicerchie, erano un tempo presenti in ogni orto familiare ed erano componenti di nutrienti e saporiti minestroni.La cicerchia viene usata in cucina per accompagnare salsicce, zampetti o cotiche di maiale




Cipolla di Cannara
Nota ai più per le innumerevoli proprietà terapeutiche, la cipolla è una pianta bulbosa erbacea che nel corso di due anni raggiunge il suo massimo sviluppo vegetativo. Può essere tondeggiante, appiattita, oppure globosa o a forma di trottola. Può avere le tuniche che ricoprono il bulbo di colore bianco, biondo o addirittura violaceo. In Umbria c’è una tradizione consolidata e le testimonianze sulle proprietà gastronomiche della cipolla ci giungono fin dal 1600, periodo in cui veniva utilizzata per la preparazione di zuppe con rape, bietola e piselli. Cannara, nei pressi di Foligno, è l’area tipica di produzione delle cipolle nel territorio umbro, dove, nonostante la rinomata nomea di questo prodotto, i coltivatori sono poco più di una diecina. Il perché il territorio di Cannara sia ideale per la coltivazione della cipolla è da far risalire alla sua conformazione, sabbiosa e umida, una terra che in antichità era una palude piena di canne, da cui il nome del paese. Tra le varietà coltivate è senz’altro la rossa a detenere il primato di qualità superiore: ha forma rotonda, una buccia rosso intenso e una polpa bianca con venature più scure. La caratteristica principale della cipolla rossa di Cannara è senz’altro la sua digeribilità e dolcezza, che ne permette anche un consumo a crudo in insalata. Le altre varietà di cipolla coltivate a Cannara sono quella dorata, ottima da cuocere e con cui si preparano deliziose zuppe e la piatta che si presenta con la sua classica forma schiacciata. Nel periodo della raccolta, durante la sagra della cipolla di Cannara è possibile assistere alla legatura dei bulbi nelle caratteristiche trecce che facilitano la conservazione e l’uso del prodotto stesso: con 7/8 cipolle si confeziona una treccia, con 25/30 invece il cosiddetto mazzocco.







Farro
Il nome significa biada in latino ed è un tipo particolare di frumento che era largamente coltivato in epoca romana. Nel corso del Medio Evo si assiste ad una drastica diminuzione delle aree dedicate al farro, sostituito quasi ovunque dal grano per il consumo umano e dall’avena e dall’orzo per l’alimentazione degli animali. La coltivazione del farro fu via via circoscritta alle zone appenniniche di Toscana, Abruzzo, Lazio e Umbria, in particolare nella zona di Monteleone di Spoleto. Il mantenimento di questa coltura ha avuto ragioni soprattutto climatiche visto che la pianta di farro resiste benissimo a rigide temperature e può essere coltivata fino a 1.000 metri sul livello del mare. Per gli stessi motivi il farro non ha necessità di grandi trattamenti ed è stato identificato in Umbria come principale ingrediente di preparazioni genuine e salubri. Ricco di fibre e proprietà nutrizionali, il farro è utilizzato dalla tradizione culinaria umbra per numerose preparazioni, prime fra tutte le squisite zuppe.







FORMAGGI DELL’UMBRIA





CACIOTTA

Noto al grande pubblico per la sua prima apparizione nella guida gastronomica d'italia del TCI del 1931, la caciotta o cacio fiore rappresenta un tradizionale formaggio vaccino, ricavato dal miglior latte del bestiame al pascolo nel periodo primaverile.
Si tratta di un formaggio di gran pregio, particolarmente apprezzato dagli umbri, che un tempo di latte bovino ne vedevano ben poco, poiché le razze locali erano più da lavoro e da carne, che non da latte.
Il cacio fiore viene confezionato in caciotte fresche, di sapore delicato ed aromatico ricavate dal latte intero appena munto e può essere consumato in molte maniere: come parte di un antipasto alla umbra, come piatto principale, insieme con insalate e del buon pane cotto a legna, come dessert, oppure a merenda, con delle fette sottili messe a riempire un panino.
Un'altra combinazione assai apprezzata è la torta al testo farcita di fette di caciotta, insieme con verdure selvatiche di campo.
Nella tradizione gastronomica, il cacio fiore più pregiato è quello prodotto nell'area del Iian di Chiavano, nei pressi di Cascia, per l'aroma conferitogli dai pascoli della zona.




FORMAGGIO FARCITO


Formaggio da taglio prodotto con latte ovino o vaccino in forme di peso variabile, compreso tra 1-3 kg, con aggiunta di ingredienti diversi quali: tartufo; peperoncino; olive; erbe aromatiche; cipolla; aglio.
Il latte viene prima pastorizzato a temperature di 70°c, quando la temperatura scende a 36°c si aggiunge il caglio naturale ed in seguito a coagulo si procede alla rottura della cagliata con lo spino a mano.
Dopo la spinatura si aggiungono alla cagliata gli ingredienti per la farcitura, pastorizzati con salatura il giorno precedente.
SI procede alla sistemazione su fuscelle (cerchi per la formatura), poi si sala a secco e si provvede all’eliminazione del siero con getto di vapore per 1 ora. Il giorno seguente le forme vengono messe nelle celle frigorifere a 7°c dove rimangono per un periodo di circa 30 giorni a maturare.
Durante questa fase il formaggio viene periodicamente girato e controllato, e all’apparire delle prime muffe le forme di 1-3 kg di peso, vengono lavate con acqua e sale.





PECORINO

Un'antica citazione sul formaggio pecorino ci proviene dalla storia naturale di Plinio il vecchio (i secolo dopo Cristo), il quale, descrivendo i diversi tipi di formaggio presenti in roma, elogia il pecorino all'epoca chiamato "sarsinate".
In quasi duemila anni, la tradizione orale ha tramandato le tecniche e gli strumenti di caseificazione del pecorino, con riferimento ai metodi di cagliazione o coagulazione del latte, alla frantumazione della cagliata, alla compressione, premitura, sgocciolatura, scottatura e salatura, a seconda dei diversi tipi di pecorino che si vuole ottenere.
Il caglio naturale è talvolta aromatizzato con varie erbe, spezie e germogli, fra cui maggiorana, serpillo, germogli di rovo, chiodi di garofano, noce moscata, ecc. Alle finestre dei produttori della zona sono appesi gli stomaci degli agnelli dai quali viene tratto appunto il caglio. Il pecorino migliore è quello prodotto tra maggio e giugno, fatto con il latte dei pascoli primaverili.
Il pecorino si distingue in fresco (dolce) e stagionato (forte). Il primo si deve mangiare poco dopo la caseificazione, mentre il secondo va stagionato in luogo fresco, oscuro e poco areato perchè acquisti sapore nel tempo.
La consistenza del pecorino stagionato è tale che le forme, ancor oggi, vengono utilizzate nel gioco del ruzzolone (o ruzzicone), lanciandole mediante strisce di cuoio lungo le strade di campagna. La posta del gioco è rappresentata dalle forme di pecorino della squadra perdente.
Ulteriori elementi distintivi dei pecorini sono rappresentati dal diverso grado di "occhiatura", vale a dire dimensione e numero dei fori interni al formaggio.
Fin dal passato era usanza provvedere alla salatura ed aromatizzazione delle forme da stagionare, a seconda dei gusti delle diverse aree della regione e dei consumatori.
Oltre al prodotto fresco o stagionato, sono disponibili pecorini con gusto più delicato (con aggiunta di latte bovino) o aromatizzati alle erbe, al tartufo nero di Norcia.
Vi sono poi pecorini realizzati secondo particolari procedure di stagionatura: il pecorino di fossa, quello di grotta, quello alla cenere.









Secondo alcuni, il pecorino alla cenere nasce dal tentativo dei mezzadri o dei pastori di nascondere il formaggio al proprietario, in vecchie botti piene di cenere, onde non doverlo dividere con lui. L'epoca di stagionatura andrebbe dal 24 giugno (San Giovanni) all'11 novembre (San Martino), così da consumarlo insieme con il vino nuovo.
Comunque sia, la conservazione sotto cenere evita la presenza di ossigeno e di umidità, mentre la stagionatura in grotta e all'aria asciutta determinano un'evoluzione completamente diversa.
Per ottenere il pecorino di fossa, le forme vengono messe a stagionare da aprile-maggio fino ad agosto, momento in cui, una volta riposti in sacchi di tela bianca, sono inseriti in fosse (solitamente a pareti di tufo) per 100 giorni, fino a novembre. Questo procedimento fa subire alle forme una rifermentazione in assenza di ossigeno e fornisce al prodotto quel caratteristico gusto, un colore ambrato e un profumo particolare. Il formaggio così ottenuto può essere consumato a scaglie per accompagnare diversi piatti oppure gustato come dessert.
In Umbria, c'è anche il pecorino "'mbriaco", ottenuto mettendo forme di pecorino stagionato per due mesi in botte di vino rosso, come ad esempio quello di Montefalco.
Un'ultima variante è il pecorino al miele, con le forme spalmate di miele ed avvolte con foglie di noce e quindi messe sotto la cenere.




RAVIGGIOLO

Formaggio freschissimo prodotto con latte intero vaccino, a pasta molle, cremoso, ricco di fermenti; sapore dolce e colore bianco latte.
Dopo la pastorizzazione a 72°c il latte passa nella polivalente e quando si trova ad una temperatura di circa 36°c si aggiungono i fermenti ed il caglio.
Dopo la rottura della cagliata, si elimina il siero attraverso una leggera stufatura. Si sala lievemente, e si raccoglie il prodotto in formine da 250 grammi circa, che gli conferiscono una caratteristica forma a canestrello.
Il formaggio viene subito messo in vendita e deve essere mantenuto alla temperatura di 4°c. La freschezza del prodotto limita la conservabilità a 7-10 giorni.









RICOTTA


La ricotta rappresenta un prodotto dal sapore delicato, particolarmente diffuso nelle aree tradizionalmente vocate alla pastorizia.
Dopo aver ricavato la pasta per pecorino, il liquido rimasto nella caldara, chiamato scaciatu, ricco di lattoalbumina, viene fatto riscaldare sul fuoco a 90-92 gradi, fino alla comparsa dei fiocchi di ricotta. Questi vengono schiumati e versati nelle fuscelle di giunco, che favoriscono la scolatura del rimanente liquido: la scotta.
Nella medicina popolare, con quest'ultima si fanno bagni o impacchi, per curare distorsioni e fratture.
In alcuni casi ed aree, al posto delle fuscelle sono usati dei piccoli sacchi di canapa a forma di imbuto, che permettono al siero di scolare nel tempo e favoriscono così la stagionatura per la produzione di una ricotta salata dal sapore più intenso.
Oggigiorno, accanto ad una maggior gamma di prodotti a disposizione (ricotta di pecora, mista, pastorizzata, ecc.), la produzione artigianale fornisce prodotti aromatizzati alle erbe, al peperoncino, al tartufo, nonché diversi tipi di ricotte stagionate (sotto cenere, con crusca, con liquore, ecc.), che recuperano antichi sapori e tradizioni dell'Umbria e delle Marche.
Ancora oggi, la ricotta è presente in alcuni riti e tradizioni delle popolazioni della Valnerina e della dorsale appenninica umbra.
A Cascia ad esempio, nel giorno della festa di S. Antonio abate, il 17 gennaio, vengono distribuite alla popolazione porzioni di ricotta condita con liquore, così come in molte frazioni circostanti, nel giorno dell'ascensione, i pastori offrono ai paesani la cagliata o giuncata.





Funghi
In Umbria, una delle regioni d’Italia a più alto indice di boscosità, la raccolta dei funghi è attività da sempre molto praticata.
Anche intorno a questo frutto del bosco si hanno numerosi racconti e storie legate alla mitologia e alla tradizione: si dice che nell’antico Egitto gli unici ad essere degni di mangiare questo prodotto fossero i faraoni e che durante l’Impero romano i soldati si cibassero dei funghi per avere più forza.
Nel nostro territorio sono molte le varietà che si possono incontrare nel sottobosco umbro: si possono raccogliere porcini, la specie più pregiata ma anche la più difficile da trovare, mentre turrini, rosciole, sanguinosi e manine possono essere scovati con maggior facilità.
Ci sono varie specie di porcini, ma tutti si caratterizzano per avere un cappello carnoso e sodo ed un gambo grosso e panciuto.
Si raccolgono nel periodo autunnale, ma è possibile incontrarli anche in primavera in boschi di latifofoglie, ma anche di conifere a seconda della specie.
Il turino, detto in molte zone anche prataiolo, è uno dei funghi maggiormente raccolti; di colore bianco sporco, con un gambo robusto e a seconda della specie, lungo e tozzo, si può raccogliere nei pascoli montani, ma anche in ampie radure ai margini del bosco, purché in zone umide.


Lenticchia di Castelluccio
Caratterizzata da un’elevata rusticità e da un breve ciclo vegetativo, da sempre la lenticchia ha rappresentato la principale fonte proteica nell’alimentazione delle popolazioni e del bestiame delle aree montane dell’Appennino umbro. E’ coltivata a Castelluccio, una pianura magnifica incastonata nei Monti Sibillini, con una tecnica immutata nei secoli. Oggi la lenticchia di Castelluccio IGP è famosa in ogni dove e spesso si trovano commercializzati legumi con questo marchio, ma coltivati e prodotti altrove. La caratteristica principale di questa meraviglia umbra è il suo gusto delicato e la straordinaria facilità di cottura: non necessita infatti di ammollo preventivo in acqua fredda ed è sufficiente bollirla per una ventina di minuti per portare in tavola questa bontà ineguagliabile.







MIELE
I primi dati storici circa la produzione di miele risalgono all’antico Impero Egizio, quando vennero avviati i processi di domesticazione e allevamento delle api. In questo periodo storico
i prodotti dell’alveare trovavano una larga utilizzazione non solo nell’alimentazione ma anche nella medicina e nella cosmetica.
Non meno dediti all’apicoltura furono i Greci che svilupparono un sistema produttivo alquanto progredito e ricco di varie qualità di miele.
Il miele era molto presente nella dieta alimentare ed era alla base di molti cibi: particolarmente utilizzato nei dolci (torte al miele e cotte mielate), per le conserve di frutta (miele e pere) e per moderare il sapore aspro del vino greco.
Gli studi contemporanei ci consentono di definire il miele sotto due punti di vista: considerando l’aspetto biologico il miele deve essere definito come un alimento di riserva delle api, che attraverso la raccolta di nettare e polline assolvono alle loro necessità di accumulare scorte di cibo, mentre dal punto di vista alimentare può essere visto come una fonte di zuccheri semplici e per questo è un cibo altamente energetico e dolcificante.
In questa categoriaè l’unico che non necessita di nessuna trasformazione per arrivare dalla natura alla nostra tavola.
Anche nella nostra terra l’apicoltura è una tradizione antica e grazie ai vari studi e all’utilizzo di tecniche sempre più avanzate oggi, nel nostro territorio,è possibile trovare molteplici varietà di miele.
Il miele millefiori è quello maggiormente prodotto e consumato; non è facile descriverne le caratteristiche in quanto variano a seconda dei fiori usati di volta in volta dalle api, ma può essere considerato il re dei mieli.
Un’unica caratteristica accomuna tutti i millefiori: la cristallizzazione che avviene quasi sempre nel corso di alcune settimane.
Il miele di castagno, dal colore scuro con tonalità rossastre, si caratterizza per avere un sapore forte, leggermente amarognolo e aspro, per essere ricco di sali minerali, soprattutto di ferro;è adattissimo ai convalescenti, agli anemici e agli sportivi.
Dal colore più chiaro, che va dal bianco al giallo paglierino, il miele di acacia, caratterizzato da un’alta percentuale di fruttosio, ha un sapore particolarmente delicato ed è noto come miele che resta sempre liquido per l’assenza dei processi di cristallizzazione.
Il miele di girasole, dal colore giallo vivo e intenso, ha un sapore leggermente erbaceo, che tende a stemperarsi diventando delicato dopo la cristallizzazione.
È un ottimo emolliente per le tossi stizzose delle prime vie respiratorie. Classico miele estivo, racchiude nelle sue caratteristiche tutta la solarità della pianta e della stagione.
Tra i mieli primaverili abbiamo il miele di sulla, simile a quello di acacia sia per il sapore che per il colore.
Il miele di lupinella ha un sapore delicato e molto gradevole, ma oggi è considerato raro, in quanto la coltivazione di lupinella, utilizzata come foraggio per il bestiame, è stata quasi ovunque abbandonata.
Infine il miele di melata, generalmente scuro, a volte quasi nero con tonalità dal rossastro all’ebano, raramente è oggetto di processi di cristallizzazione.
La melata proviene dalla linfa dei fiori, ricca di sostanze zuccherine, estratta dagli afidi ed espulsa sotto forma di goccioline che le api raccolgono e trasformano in miele.
Esistono molti tipi di miele di melata; in Umbria il più diffuso è quello di quercia, dal sapore forte, di colore bruno tendente all’ebano.







Patata Rossa di Colfiorito
La patata fu introdotta in Umbria nella prima metà del XVIII secolo, ma fu soprattutto dal 1960 che una selezione olandese di patate si affermò nella Piana di Colfiorito, al confine tra Umbria e Marche, e nelle zone circostanti trovandovi un ambiente particolarmente cogeniale.
Ha una forma ovale allungata, molto irregolare, con buccia rossa e polpa giallo chiara, particolarmente adatta per la preparazione di gnocchi e la cottura sotto la brace. Attraversando la Piana di Colfiorito, zona umida di enorme valore ambientale e faunistico, è difficile non incontrare i coltivatori del luogo che vendono i loro prodotti direttamente al consumatore. La tipicità della patata di Colfiorito è stata riconosciuta anche dall’Unione Europea che nel 1998 le ha concesso la Certificazione Geografica Tipica. Meritano una citazione per l’indubbia qualità anche le patate coltivate ad Annifo nel Comune di Foligno e a Pietralunga nella parte nord-orientale dell’Alta Valle del Tevere.






Sedano Nero di Trevi
Il sedano oggi coltivato deriva da quello selvatico il cui uso si trova documentato fin dal V secolo a.C. anche se l’impiego domestico è di epoca medioevale. La pianta ha caratteristiche diuretiche e digestive ed è ricca di sali minerali e vitamine. In un’area ristretta nelle vicinanze del fiume Clitunno viene coltivata una varietà di sedano (la nera) fin dal XVII secolo, periodo in cui, su iniziativa del Cardinale Ludovico Valenti, si realizzarono le opere di bonifica della palude dove sorgono le fonti a cui Carducci dedicò un’ode memorabile. Il risanamento permise lo sviluppo dell’agricoltura e il diffondersi della coltivazione del sedano nero che divenne famoso nei mercati di tutt’Italia. Nella tradizione rituale del luogo si vuole che la messa a dimora dei piccolissimi semi di sedano avvenga nel giorno della vigilia di Pasqua e si lascino germogliare fino a quando la pianta non raggiunge l’altezza di trenta centimetri. Da questo momento e con estrema cura si effettua un progressivo rincalzo (ancora oggi per gran parte manuale) che permette di avere nel periodo di settembre-ottobre larghe coste dal colore e dal profumo intensi, da consumarsi preferibilmente a crudo intinto nell’oro verde di Trevi (l’olio extravergine d’oliva) oppure elaborato in una gustosa ricetta come la parmigiana.






Tartufo
. Il Tartufo rappresenta l’espressione massima dei prodotti del bosco tra i quali si pone come dominatore incontrastato delle tavole e della fantasia dei buongustai.
I primi a decantarnele qualità furono i Babilonesi e gli Egizi: lo stesso faraone Cheope li apprezzava in modo particolare soprattutto cotti, rivestiti di grasso d’oca.
È poi testimoniato l’uso gastronomico che i Greci fecero di questo pregiato fungo: il filosofo Teofrasto, allievo di Aristotele, nei suoi studi di botanica, ne opera una prima classificazione scientifica, attribuendo la nascita del tartufo alla combinazione, di matrice divina, tra pioggia e tuono.
Non minore utilizzo ebbe in epoca romana quando i suoi elogi furono cantati da numerosi filosofi, poeti e gastronomi: il più noto gastronomo romano Marco Gavio Apicio, nella sua opera De Re Coquinaria ne tesse particolarmente le lodi e ne descrive le prime modalità di preparazione nella cucina romana.
Nel Medioevo gli studi sul tartufo si incentrarono sulla disputa della sua origine e costituzione botanica: venne definito come una escrescenza degenerativa del terreno, addirittura cibo del diavolo o delle streghe e alcuni sostenevano che fosse l’anello di congiunzione tra il regno animale e quello vegetale.
Nel 1700 il tartufo era considerato uno dei cibi più pregiati presso tutte le Corti europee.
La sua ricerca costituiva un divertimento di palazzo per cui ospiti e ambasciatori stranieri erano invitati ad assistervi. Nelle epoche successive non poche furono le personalità della cultura che dichiararono pubblicamente di apprezzare i pregi di questo prezioso prodotto: solo per ricordare i principali, citeremo il Conte Camillo Benso di Cavour che nelle sue attività politiche utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico, Gioacchino Rossini che lo soprannominò Il Mozart dei funghi, Lord Byron che lo teneva sulla scrivania perché il suo profumo gli destasse la creatività e Alexandre Dumas che lo definì il Sancta Santorum della tavola.




CARATTERISTICHE DEL TARTUFO

Il tartufo è un fungo ipogeo, che in milioni di anni di evoluzione ha scelto questo tipo di habitat protetto dal clima e dagli animali di superficie.
Nasce e si sviluppa vicino alle radici degli alberi, soprattutto pioppi, tigli, querce e salici, diventando, dopo la formazione, un vero e proprio parassita.
Si caratterizza per il suo forte profumo aromatico che emana solo quando le sue spore sono perfettamente mature.
In fase di raccolta il corpo fruttifero deve essere estratto in perfette condizioni di maturazione perché mantenga tutti i pregi organolettici: l’esemplare acerbo si presenta più pesante rispetto a quello maturo, ma risulta completamente privo di aroma.
La raccolta avviene solo in determinati periodi dell’anno, quando le spore hanno terminato la loro fase di maturazione, ed esclusivamente con l’ausilio dei cani (una volta si usavano anche i maiali).
La tutela di questo prodotto impone di evitare l’uso di mezzi meccanici o manuali, che provocherebbero gravi danni allo sviluppo di nuovi filamenti, che risultano profondamente interconnessi con il sistema radicale delle piante verdi del bosco.
Il territorio del perugino può considerarsi un enorme tartufaia anche grazie ai numerosi boschi presenti: oltre ai tartufi bianchi ed al tartufo nero pregiato, esistono nel territorio almeno altre sette-otto specie di tartufi presenti in tutto l’arco dell’anno.
Ecco i diversi tipi di tartufo che si trovano nel territorio umbro:

IL TARTUFO NERO PREGIATO UMBRO

Il Tartufo Nero Pregiato umbro (Tuber Melanosporum Vittadini) è la qualità prevalente presente nel territorio: è conosciuto in tutto il mondo quello di Norcia e di Spoleto ma è diffuso anche nei comuni di Cascia, Preci, Monteleone di Spoleto, Poggiodomo, Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, Sellano, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Stroncone..
La sua area di diffusione comprende tutti i territori che fiancheggiano il corso del Nera e, nella provincia di Perugia, si trova principalmente sul monte Subasio.
Cresce e vegeta in terreni calcarei, con un buon contenuto di argilla, vive in simbiosi con altre piante, soprattutto quercia e leccio, ma anche con il faggio ed il castagno.
La sua grandezza può variare da quella di una noce per arrivare alle dimensioni di una mela, è rotondeggiante, spesso irregolare; la superficie risulta ruvida al tatto, ma non spigolosa.
Si caratterizza per avere un forte profumo aromatico, una polpa nero rossastra con venature sottili bianche. La lavorazione prevede una prima fase di cernita e di lavaggio. La cernita permette di selezionare i tartufi in base alla specie, alla pezzatura, allo stadio di maturazione ecc. essa viene eseguita a mano da
personale esperto. Il lavaggio permette di eliminare tutte le particelle terrose ed estranee presenti sulla superficie del carpoforo e avviene mediante lavatrice per tartufi. Dopo la cernita ed il lavaggio, i tartufi vengono separati nelle seguenti categorie:
Tartufi super extra, tartufi di prima scelta, tartufi di seconda scelta, pezzi di tartufo, tritume di tartufo. Le diverse frazioni ottenute, possono essere utilizzati mediante l’uso del freddo o del caldo.
- Utilizzazione mediante la linea del freddo:
Con questa linea i tartufi delle categorie superiori, possono essere conservati in sotto vuoto e quindi congelati rapidamente mediante l’abbattitore della temperatura.
- Utilizzazione mediante la linea del caldo:
Con questa linea vengono conservate tutte le categorie di tartufo e tutti i preparati quali, salse, creme, patè ecc. Il prodotto viene posto in vasi di adeguate dimensioni che vengono tappati e immessi in autoclave per la sterilizzazione. La sterilizzazione si ottiene alla temperatura 120 -130 °C per 30 minuti. Per la preparazione delle creme viene utilizzato il cutter che consente di omogeneizzare il
preparato.


IL TARTUFO BIANCO O TRIFOLA

Il tartufo bianco è il più raro e pregiato di questa classe di prodotti.
Il nome scientifico è Tuber Magnatum Pico: magnatum, perché è destinato ai magnati, ai grandi signori della tavola; Pico, dal cognome del medico torinese che per primo ne descrisse le caratteristiche nel 1788 .
È il tartufo che può raggiungere le maggiori dimensioni; di forma ovoidale, di colore giallo biancastro con una polpa di colore nocciola a seconda del grado di maturazione e con sfumature rossastre.
È presente nei terreni calcarei dei Comuni di Città di Castello, Umbertide, Pietralunga, Montone, Monte S. Maria Tiberina, Citerna, S. Giustino, Gubbio, Scheggia, Pascelupo, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Valfabbrica, Orvieto, Porano, Montecchio, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Allerona, Ficulle, Parrano, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Fabro. La lavorazione prevede una prima fase di cernita e di lavaggio. La cernita permette di selezionare i tartufi in base alla specie, alla pezzatura, allo stadio di maturazione ecc. essa viene eseguita a mano da personale esperto. Il lavaggio permette di eliminare tutte le particelle terrose ed estranee presenti sulla superficie del carpoforo e avviene mediante lavatrice per tartufi. Dopo la cernita ed il lavaggio, i tartufi vengono separati nelle seguenti categorie:
Tartufi super extra, tartufi di prima scelta, tartufi di seconda scelta, pezzi di tartufo, tritume di tartufo. Le diverse frazioni ottenute, possono essere utilizzati mediante l’uso del freddo o del caldo.
- Utilizzazione mediante la linea del freddo: con questa linea i tartufi delle categorie superiori, possono essere conservati in sotto vuoto e quindi congelati rapidamente mediante l’abbattitore della temperatura.
- Utilizzazione mediante la linea del caldo: con questa linea vengono conservate tutte le categorie di tartufo e tutti i preparati quali, salse, creme, patè ecc. Il prodotto viene posto in vasi di adeguate dimensioni che vengono tappati e immessi in autoclave per la sterilizzazione. La sterilizzazione si ottiene alla temperatura 120°-130°C per 30 minuti. Per la preparazione delle creme viene utilizzato il cutter che consente di omogeneizzare il preparato.


SCORZONE

Lo scorzone è un tartufo meno pregiato di quello nero, che a seconda della stagione è chiamato scorzone d’estate e scorzone d’autunno, due tipologie di tartufi che presentano analogie nella forma pur avendo differenti periodi di maturazione.
Lo scorzone estivo può raggiungere dimensioni notevoli, e il suo odore è leggermente aromatico e meno intenso del tartufo nero.
Cresce in terreni, sia sabbiosi che argillosi, nei boschi di latifoglie; a volte lo si può trovare anche nelle pinete. E’ molto apprezzato e viene utilizzato per la produzione di insaccati e salse.
Il periodo di raccolta va da Maggio a Dicembre.
Lo scorzone autunnale ha una scorza liscia, di colore marrone bruciato ed internamente presenta venature molto visibili.
Si raccoglie dal 1 Ottobre al 31 Dicembre.


IL BIANCHETTO O MARZUOLO

E’ una specialità di tartufo molto diffusa che si trova in pianura, in collina o in montagna, a poca profondità, in terreni calcareoargillosi, associati sia alle latifoglie che alle conifere.
È di piccole dimensioni, esternamente liscio, di colore rosso bruno; internamenteè chiaro con numerose venature ramificate.
Emana un profumo debolmente agliaceo e per questo risulta poco apprezzato.


IL TARTUFO NERO D’INVERNO E IL TARTUFO MOSCATO
Queste due specie sono molto diffuse nel territorio provinciale essendo meno esigenti dal punto di vista ambientale.
Esteriormente sono neri con verruche poco ungenti al tatto; l’interno è grigio nerastro con venature bianche molto marcate; nel tartufo moscato l’interno è nero con venature molto larghe.
Il primo ha un profumo forte e penetrante, mentre il secondoè pressoché inodore.
Entrambi maturano nei mesi invernali.






Lo Zafferano
dell’Umbria





La pianta, originaria dell’Asia Minore, fu impiegata fin dall’antichità per uso tintorio, farmacologico, cosmetico e gastronomico. Le sue proprietà erano note agli Egizi come conferma il Papiro di Ebers del 1550 a.C. ca, ma anche in ambito cretese-miceneo, tanto che il fiore dello zafferano è raffigurato nelle pareti del Palazzo di Cnosso. Nella Bibbia e precisamente nel Cantico dei Cantici, lo zafferano viene associato alle piante più aromatiche e pregiate che nascono nel giardino. Conosciuto anche in India, è citato nei Veda, tra i più antichi testi del brahamanesimo ed ancora usato dai monaci buddisti per tingere le loro vesti. I Greci, successivamente i Romani e gli uomini del Medioevo, chiamarono la pianta “croco” (dal greco krokos).
Omero nell'Iliade indica il croco, insieme al loto e al giacinto, tra i fiori del letto di nuvole di Zeus, re dell’Olimpo. Il medico greco Ippocrate loda le sue facoltà farmacologiche raccomandandolo contro i reumatismi, la gotta e il mal di denti. Il collega Galeno addirittura lo prescrive per tutti i mali. I Romani lo usarono soprattutto in cucina: famose le ricette di Apicio con salse a base di croco per condire il pesce. Gli Arabi lo diffusero in Spagna, che ancora oggi è la più grande produttrice di questa pianta. Si deve pertanto agli Arabi il mutamento nel corso del Medioevo del nome, da croco a zafferano. La parola deriva dal persiano sahafaran, da asfar (giallo), passato nell’arabo za'faran e quindi nello spagnolo azafran. Il giallo si riferisce al colore assunto dagli stimmi dopo la cottura.
Soprattutto in Italia, con lo sviluppo della civiltà mercantile del sec. XIII, lo zafferano fu coltivato e commerciato come pianta tintoria, in particolare per colorare panni di lana, seta, lino e fu usato anche nella pittura. Nel Medioevo continuò comunque anche l’uso farmacologico, come antispasmodico e sedativo, contro i dolori mestruali e dentali, l’insonnia, l’isteria. Lo zafferano fu ritenuto importante per la salute di stomaco, milza, fegato, cuore. Si pensò perfino che favorisse il parto, ritardasse la vecchiaia e aumentasse le capacità amatorie. Di conseguenza, oltre che in svariati liquori, nei profumi e nei cosmetici, lo zafferano ebbe largo impiego tra Medioevo e Rinascimento anche in cucina. Fu così la regina delle spezie prima che si diffondessero altre piante a seguito della scoperta dell’America.
In Italia centrale fu usato per condire carni di capretto, piccione, pollo, pesci quali lucci e tinche, minestre, frittate, formaggi, biscotti, frittelle... Fu accompagnato a farro, ceci, piselli, zucche, fave, rape, funghi…
Una pianta così magica non poteva non colpire i poeti, affascinati, tra l’altro, dalla bellezza del fiore violetto, dagli stimmi di un rosso infuocato e da un colorante dal giallo splendente:

Lo zafferano di Città della Pieve
Circa vent’anni fa l’Agronomo Dr. Alberto Vigano, impiantò nelle sue proprietà situate nel territorio pievese alcuni bulbi di zafferano provenienti dalla Spagna e precisamente dal territorio di Valencia. Da questa esperienza derivarono altre piccole coltivazioni condotte da alcuni coltivatori
pievesi affascinati anch’essi dalla spezia.
Nel giugno 2003, con la fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Città della Pieve, della Comunità Montana Monti del Trasimeno e della Facoltà di Agraria di Perugia affiancate da altri soggetti quali Gal Trasimeno Orvietano Slow Food – Condotta Trasimeno e Associazioni di Categoria, nasce il Consorzio “Alberto Viganò” per la tutela del “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano purissimo in fili di Città della Pieve” . Il Consorzio associa ad oggi 21 soci, tutti produttori di zafferano, le cui aziende ricadono nella Zona di Produzione che comprende i terreni posti a quota da 300 m a 600 m slm dei Comuni di Città della Pieve, Paciano, Panicale, Piegaro Castiglione del Lago (limitatamente al suo settore meridionale) Monteleone d’Orvieto e Montegabbione.
Il Consorzio è stato costituito per la tutela dello Zafferano di Città della Pieve e si propone di distinguere, tutelare e promuovere la produzione ed il commercio salvaguardandone la tipicità e le caratteristiche peculiari.
Il Consorzio si è dotato di un disciplinare di produzione a cui devono attenersi rigorosamente i produttori per potere utilizzare il marchio del Consorzio. Sono inoltre determinate le pratiche colturali e di produzione, con particolare attenzione a tecniche agronomiche eco-compatibili, le caratteristiche del prodotto e le norme di confezionamento.
Che lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve a partire perlomeno dal sec. XIII° è testimoniato dallo Statuto di Perugia del 1279, dove si vietava nel contado perugino la semina della pianta, citata come grocum ovvero croco, ai forestieri. Si trattava pertanto di una sorta di protezionismo doganale operata dalle autorità della città dominante.
Negli Statuti della Gabella di Castel della Pieve del 1537 compare, tra le altre rubriche, la raccolta di zafferano. Si precisa che i produttori pievesi devono denunciare al Comune entro l’8 novembre il loro quantitativo e conseguentemente pagare l’imposta. Si prevedono multe per coloro che non denunciano correttamente e si invita chiunque alla delazione sotto lauto compenso. Negli Statuti del Danno Dato, sempre del 1537, si elencano minuziosamente tutti i possibili danneggiamenti ai campi di zafferano da parte di individui o di animali e i relativi risarcimenti al proprietario. Nello Statuto della Gabella del 1539 si riporta la tassazione per coloro che intendano vendere o comprare zafferano nel mercato di Castel della Pieve.
Da quanto sopra si evince che la produzione di zafferano era molto importante per l’economia della città. La pianta doveva principalmente servire alla tintura dei tessuti, se Castel della Pieve era un importante centro di produzione del panno fin dal sec. XIII°. Negli statuti sono spesso e non a caso citati i tintori insieme ai tessitori.
Il fatto che lo zafferano sia stato coltivato nel tempo in cui visse il più grande figlio di Città della Pieve, Pietro Cristoforo Vannucci detto “Il Perugino” (1450 ca – 1523), uno dei grandi maestri del Rinascimento Italiano in duce a stabilire un collegamento con la cucina del suo tempo.

Lo Zafferano di Cascia
Il progetto di reintroduzione dello zafferano in Umbria nasce nel 1999 su iniziativa dell’Unione Provinciale degli Agricoltori di Perugia, con la collaborazione del CEDRAV e della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia con il prof. Cappelli; nella fase sperimentale aderiscono una trentina di aziende, soprattutto localizzate nell’area della Valnerina, le quali con notevole iniziativa acquistano il primo materiale di riproduzione a Navelli in Abruzzo, in questa fase il supporto tecnico è determinante per la riuscita del progetto.
Nel 2001 i Produttori presenti ormai su di un ampio territorio regionale, soddisfatti dei risultati raggiunti nei due anni precedenti, si compattano in una Associazione “di fatto” adottando un marchio per il loro prodotto e dandosi delle regole precise sia per le tecniche di coltivazione che per la commercializzazione.
Nel 2002 l’Associazione dei Produttori collabora con l’ARUSIA al progetto per la “Diffusione e valorizzazione dello zafferano” nell’ambito della misura 2.1.3 azione g del Piano di Sviluppo Rurale.
Il passo decisivo si compie nel settembre del 2003 quando si formalizza la “Associazione dello Zafferano di Cascia - Zafferano purissimo dell’Umbria” con un proprio Statuto, un Disciplinare volontario, un Regolamento del Marchio, un organigramma al suo interno.
Attualmente gli associati sono ventitre, nella quasi totalità produttori, ma è aperta ad accogliere anche altri soggetti che comunque siano interessati alla diffusione della cultura, della conoscenza o dell’utilizzo dello zafferano.
Si tratta di realtà aziendali policolturali, generalmente medio piccole, all’interno delle quali la coltura dello zafferano costituisce un importante prodotto di immagine e di qualità, affiancato ad altri prodotti tipici, quali: farro, lenticchia, cicerchia, olio, roveja. L’area interessata dalla denominazione del marchio comprende oltre al Comune di Cascia, tutti i territori della Valnerina, proseguendo per quelli della Valle Umbra sino alla Valtopina, seguendo l’antica tradizione della coltura, così come evidenziata dagli studi storiografici.
I prodotti sono in vendita presso le Aziende Agricole degli Associati, alcuni negozi specializzati in prodotti tipici e selezionati ristoranti sul territorio che hanno dimostrato interesse alla riscoperta della spezia nella tradizione umbra.
Ogni anno viene fissato il prezzo minimo del prodotto in occasione della festa di Santa Caterina di Alessandria che cade il 25 novembre, proseguendo un’antica tradizione medievale.




Zafferano di Cascia: la purezza dell’Umbria





CASCIA - Ci vogliono quasi duecento fiori, per ottenere un solo grammo di stimmi di zafferano. Solo da questo, si capisce perché lo zafferano sia stato in antichità parificato all’oro (e tuttora, non vada lontano). L’ottobre della Valnerina si identifica, da 11 anni, con la Mostra Mercato dello Zafferano di Cascia. Dal 29 ottobre prossimo per 4 giorni, in mostra e in vendita l’oro profumato.
Come ogni anno riparte, infatti, la Mostra-Mercato che raduna i più importanti produttori di Zafferano di Cascia, denominato “Zafferano purissimo dell’Umbria”. Dal 29 ottobre al primo novembre, mercati e stand, assaggi e degustazioni, ma anche mostre e convegni per sapere di tutto e di più sulla pregiata spezia, attireranno golosi e appassionati da tutta Italia. Lo Zafferano di Cascia è un prodotto di pregio altissimo, riscoperto appena 11 anni fa dopo secoli di oblìo, e riportato in auge da un gruppo allora esiguo di coraggiosi coltivatori: oggi lo “Zaffarame” è un vero business, in linea con quello che era il valore della spezie nell’antichità medievale, quando veniva spesso e volentieri parificata all’oro come merce di scambio.
La Mostra Mercato dello Zafferano di Cascia si svolge nel periodo immediatamente successivo alla fioritura della pianta, tardiva rispetto alle altre come stagione, che fiorisce al massimo nell’arco di tre settimane. Il costo della spezia, oltre che nel valore intrinseco, risiede nella fatica richiesta per produrla. La raccolta è realizzata rigorosamente a mano nelle prime ore del giorno, prima che i fiori si aprano, per permettere di mantenere pulite le parti pregiate, limitate agli stimmi e ai pistilli: sono le parti che poi saranno tostate per circa 20 minuti, fino a quando si polverizzeranno, letteralmente, fra le dita.
Con la Mostra-Mercato di Cascia, lo Zafferano ritorna agli antichi fasti e viene conosciuto dal grande pubblico. Sotto molteplici aspetti, quello gastronomico di sicuro, ma anche quello socio-antropologico, con lo Zafferano in mostra e in Biblioteca, e quello agricolo, con le visite ai campi coltivati, dove sarà possibile conoscere i produttori dell’associazione Zafferano di Cascia.
Per chi invece vuole togliersi uno sfizio di qualità, e bando all’avarizia, tra gli stand di Cascia sarà possibile acquistare zafferano purissimo in stimmi sigillati in appositi vasetti che lo riparano dalla luce, in confezioni da 0,30 grammi, 0,50 grammi, 1 grammo e, per i ristoratori, 5 grammi.
Laura Santi
Info: www.zafferanodicascia.com



 

ECCELLENZE IN UMBRIA : LA CERAMICA
LA CERAMICA

L'arte della ceramica concerne la fabbricazione dei prodotti formati di terra, foggiati a mano o meccanicamente, e cotti. La parola è derivata dal nome greco dell'argilla ed è passata nelle lingue moderne nel senso in cui i Latini adoperavano fictilis, cioè per indicare ogni oggetto fatto di argilla. Secondo tale accezione originaria, conservata in molte lingue moderne, la ceramica comprende il vasellame, le statue e statuette e gli elementi da costruzione. Tali oggetti riescono diversi nei riguardi tecnici:
a) in dipendenza della varia natura della terra e degli ingredienti talora aggiunti a formare l'impasto, varietà che richiedono appropriato grado di calore;
b) secondo l'eventuale loro rivestimento, nei riguardi ornamentali, secondo l''eventuale tipo di decorazione. Materia prima essenziale è impasto ottenuto dalle mescolanza, con adeguata quantità di acqua, di argilla (v), allo stato naturale o corretta da altre sostanze, il quale offra plasticità e coesione sufficienti.


L'impasto

Il primo prodotto crudo, già relativamente rassodato ( si dice allora verde), poi appositamente essiccato, deve essere sottoposto all'azione del fuoco che contrae l'impasto terroso (pasta) messo in opera, lo indurisce, lo fissa in forma permanente, e secondo la composizione chimica, lo trasforma più o meno intensamente e ne cambia anche il colore; a differenza di quello che avviene nell'affine arte di vetro, non lo fonde ( il che deformerebbe il prodotto); lo porta per talune varietà ceramiche ad un principio di vetrificazione. A cottura subita, gl'impasti possono essere considerati o secondo il diverso grado di compattezza o secondo il colore acquistato; questi differenti risultati possono già servire per una prima classificazione delle paste ceramiche, perché ogni classe di prodotti ha proprie caratteristiche fondamentali; si hanno così ceramiche a paste porosa o a pasta compatta; a pasta colorata o a pasta bianca. Però una classificazione definitiva deve tener conto di un'altro elemento che nella gran parte dei casi è costitutivo di un dato tipo di ceramica, cioè del rivestimento.


Terracotta

La più semplice espressione della ceramica si trova negli oggetti formati di solo impasto: cioè di terracotta, che è anche il nome dato alla prima grande classe di una divisione razionale della produzione: cioè a tutti i manufatti di una argilla, che cuoce porosa e colorata e senza applicazione di rivestimento ( dal mattone al comune vaso da giardino, dalla statuetta alle terracotta ornamentale). Ma la necessità dell'uso e il sentimento estetico hanno suggerito fin dai tempi remotissimi (v. oltre) l'adozione di un processo correttivo della porosità e del colore della pasta mediante l'applicazione di un involucro, più o meno spesso, trasparente od opaco, che tolga la permeabilità alle paste tenere, dia levigatezza a quelle dure, dissimuli col proprio colore il corpo di quelle argille che non cuociono in bianco.


Il rivestimento

A parte il rivestimento alcalino impiegato dai ceramisti dell'antichità e l'ingobbio terroso, formato da un vello bianco di terra ( da noi detta di Siena o di Vicenza) da applicarsi sul verde e richiedente a sua volta un secondo involucro impermeabile (bianchetto si disse e si dice ancora in tante officine d'Italia e fu usato specialmente per le ceramiche da ornare con graffiti) gli altri rivestimenti si possono ridurre a due tipi : le vernici e gli smalti. Le prime sono trasparenti e di esse quella a base di piombo (vernice piombifera) si suol dire anche vetrina o cristallina ed è propria delle paste tenere perché fonde a temperatura relativamente bassa; quelle boraciche e feldspatiche si dicono piuttosto coperta e son più proprie delle porcellane, perchè fondenti a un più alto punto di temperatura. Degli smalti, più noto e comunemente usato è quello bianco,brillante, opacificato dall'ossido di stagno, che forma il classico rivestimento della maiolica . Ambedue queste specie si possono tingere con colori vetrificabili, dovuti a ossidi metallici, i quali, uniti ai necessari fondenti, secondo la temperatura e l'atmosfera del forno (ossidante o riducente), si comportano in modo diverso e danno quindi diverso effetto.


La pittura

Anche la pittura o l'ornato a colore è, nella maggior parte dei casi, dato da colori vetrificabili dovuti a codesti ossidi. Secondo la temperatura che devono subire, i colori si dicono a piccolo fuoco o a fuoco di muffola ( da applicarsi soltano sui rivestimenti: circa 600°) e a gran fuoco ( da applicarsi sotto e dentro i rivestimenti da 900° a 970° e oltre). Il nome dei rivestimenti vaga tutt'ora incerto non solo fra la lingua e lingua, ma anche in italiano. Quelli di tipo vetroso son detti comunemente in fr. glacure;sp. vidriado;ted. Glasur; ing. glaze; termini, che, nella loro vasta comprensione, mal trovano riscontro nella voce invetriatura, che dovrebbe limitarsi a indicare i rivestimenti a smalti colorati (tipo dell Robbia: quindi terrecotte invetriate). Il rivestimento terroso ( che richiede un successivo involucro metallico per dare impermeabilità all'oggetto),detto da noi ingobbio, bianchetto, mezzamaiolica (voce questa che denota piuutosto una fase intermedia fra le due tecniche, con l'aggiunta cioè di una piccola quantità di ossido di stagno per rendere più ricco l'ingobbio),vein detto in fr. engobe,sp. englaba, ted. Halbamiolika, ing. slip. Se alla teraccotta comune (detta in questo caso biscotto) si applica un rivestimento,si produce la seconda grande classe delle ceramiche, quelle delle faenze, la cui varietà più nota è la maiolica. Le altre sue suddivisioni corrispondono ai vari tipi di rivestimento (terrosa o metallico,opaco o trasparente).


Argille speciali

L'impiego di argille appropriate e di speciali ingredienti ci dà la produzione delle altre grandi classi ceramiche, quali il gres (v.);fr.grès; sp. gres, sp. Steinzeug, ing. stonware), che ha una pasta compatta, generalmente colorata (anche bianca e l'opacità lo differenzia allora dalla porcellana, che è translucida), cuoce ad alta temperatura è può essere o no rivestito; la terraglia (v. fr. faience fine,terra de pipe, cailloutage; sp. loza fine, loza inglesa; ted. Steingut; ing. earthenware), che cuoce a pasta bianca ed è di varia compattezza, richiedendo così o una vernice piombifera o una coperta secondo la temperatura alla quale viene portata; la porcellana (v.)fr. porcelaine; sp. porcelana; ted. Porzellan; ingl. porcelain, China), che cuoce ad alta temperatura, a pasta bianca, compatta e richiede una coperta. Allorché si produce senza rivestimento (specialmente in piccoli oggetti d'arte) e imita la grana del marmo, si chiama alla francese, biscuit (sp. bizcocho). L'insieme del vasellame da tavola e da cucina prende il nome collettivo di stoviglie, il quale indica più l'uso che la materia (cfr. il lat.testum; fr. poterie; sp. vajilla; ing. pottery; ted. Topferei)







La ceramica etrusca
.


La ceramica etrusca nativa, alla metà dell'VIII secolo a.C., era caratterizzata da argille grossolane, da vasi fatti a mano e cotti in modo approssimativo. Il materiale utilizzato, fino a tutto il IX secolo a.C., fu esclusivamente l'impasto. La conoscenza dei procedimenti greci, presumibilmente attraverso artigiani immigrati, introdusse una migliore depurazione dei materiali di partenza, l'uso del tornio veloce e il controllo della cottura. Le abbondanti importazioni greche venivano imitate o adattate insieme alle forme metalliche e ai modelli decorativi orientali. Allo stesso tempo, si mantenevano le vecchie tradizioni e la ceramica prodotta in territorio etrusco giunse a coprire una gamma molto varia di livelli qualitativi.
I prodotti a fondo chiaro (dovuto al colore dell'argilla o alla presenza dell'ingubbio) si distinguono da quelli a fondo scuro del tipo denominato bucchero, il cui apogeo si pone tra il secondo quarto del VII e la metà del VI secolo a.C. e in cui la pittura è scarsamente presente e la decorazione è data da rilievi e incisioni.
La prima ceramica etrusca dipinta a fondo chiaro è la ceramica etrusco-geometrica. A seguito della dominazione del mercato da parte della ceramica corinzia, e in seguito da parte della ceramica attica a figure nere, si sviluppano la ceramica etrusco-corinzia, intorno al 630 a.C. e, poco prima della metà del VI secolo a.C., la ceramica etrusca a figure nere. Al periodo delle figure nere appartengono due classi ceramiche compatte e di qualità superiore, la localizzazione delle quali è discussa ma che sono più propriamente classificate come greche: la ceramica calcidese, ormai prevalentemente localizzata nella zona di Rhegion, e le idrie ceretane, prodotte da un'unica bottega da localizzarsi sicuramente in Etruria, ma condotta da ceramografi greco-orientali. Tra le ceramiche fabbricate in Etruria, e ritenute prodotti di artigiani greco-orientali immigrati, sono stati classificati anche il Gruppo Campana e il Gruppo Northampton. Le figure nere etrusche finiscono alla metà del V secolo a.C. quando la ceramografia locale si volge alle figure rosse. La tecnica a figure rosse, in terra etrusca, sopravvisse, per un certo periodo, alla fine dello stile consumatosi nella patria originaria.
I prodotti etruschi erano esportati in Campania. L'Etrusco-corinzio è stato trovato nei territori cartaginesi e nelle colonie greche occidentali. Il bucchero aveva un largo raggio di esportazioni che, soprattutto nella forma del kantharos, andava dalle colonie siciliane, alla Grecia propria e all'Egeo.


Vasi pontici


La classe denominata «vasi pontici» è composta prevalentemente da anfore a collo distinto; è probabilmente la più antica tra le figure nere etrusche e quella maggiormente conosciuta. Il nome era stato assegnato pensando si trattasse di lavori prodotti nelle colonie ioniche sul Mar Nero. La bottega che produceva questi vasi si trovava invece a Vulci e fu diretta per circa quarant'anni da un artista a cui è stato assegnato il nome convenzionale di Pittore di Paride; lo stile di questo ceramografo e dei suoi seguaci è basato su quello attico, gli elementi greco-orientali e laconici non denotano nessuna relazione stilistica profonda con alcuna scuola greca, mentre più evidenti sono gli elementi decorativi e le tipologie formali etrusche. L'argilla dei vasi pontici varia dal giallo grigio al rosa ed è frequentemente coperta da un ingubbio giallastro. La pittura è color bruno scuro e dotata di una leggera lucentezza, ma è applicata in modo non uniforme ed è spesso scolorita.



LA MAIOLICA DERUTESE



DERUTA

Città della maiolica.

La città già nel XIII secolo aveva un proprio statuto e poteva governarsi con autonomia da Perugia.vicina e potente città.della quale seguì e condivise comunque nei secoli le sorti. Nel 1540 entra a far parte dello Stato Pontificio e vi resta fino all' unità d'Italia. A partire dalla metà del '500, Deruta gode di un lungo periodo di pace che coincide con il massimo splendore della produzione della maiolica e dell' espansione commerciale. Nel '500 secondo una mappa di G. Fabretti, (1800) risultavano operanti a Deruta, all' interno delle mura urbiche,; cinquantadue fornaci. Fin dal XIV secolo, il rilevante volume produttivo ed il confronto con gli altri centri ceramici, spinse i vasai derutesi ad organizzare una propria corporazione e stilare un proprio statuto, a salvaguardia del prodotto.


La città è situata 15 chilometri a sud di Perugia su un poggio che domina la valle del Tevere. La visita al centro storico può iniziare da Porta S. Michele Arcangelo ai cui lati vi sono tracce dell’antica cinta muraria. Superata la porta sono visibili testimonianze di alcune fornaci una delle quali del 500, usate per la produzione delle ceramiche. Alla destra la piazzetta Biordo Michelotti, su cui si affaccia l’ex chiesa di S. Michele Arcangelo. Di fronte si trova una fontana a pianta poligonale costruita nel 1848 su progetto dell’ing. Fiorenzo Cherubini. Dopo la fontana si apre la piazza dei Consoli, dove sorge il palazzo comunale, sobria architettura trecentesca con portali e bifore ogivali, ristrutturato e modificato nel 1760 da Pietro Carattoli. Nel palazzo si trova la Pinacoteca recentemente riorganizzata in cui sono raccolti la Collezione “Lione Pascoli” e vari dipinti di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. Davanti al palazzo comunale si trova la chiesa di S. Francesco, in stile gotico, consacrata nel 1388 dopo essere stata ricostruita a seguito di un violento terremoto che l’aveva distrutta nel 1303. Attiguo alla chiesa è il convento fondato nel 1008 dai monaci benedettini e ceduto poi ai francescani. In questo edificio nel 1264 morì Papa Urbano IV. Dall’aprile del 1998 ospita il Museo Regionale della Ceramica.








Settecento anni di maiolica.

I primi insediamenti furono favoriti dall' abbondanza di depositi di argilla nel territorio circostante, e dalla posizione geografica di Deruta a ridosso di importanti vie di comunicazione. La produzione nel periodo definito "arcaico ", a cavallo del XIII e XIV secolo, è in larga parte occupata da oggetti di uso domestico quali piatti, boccali, panate, versatori, realizzati al tornio con unica lavorazione, decorati con motivi geometrici o floreali, e talvolta zoomorfi , colorati con verde ramina e bruno manganese, su fondo grigio -bianco, ricoperte da vetrina a base di stagno.

Verso il '400 si assiste ad una evoluzione delle forme con l'affinamento della tecnica del tornio e delle decorazioni,con la comparsa dei colori giallo, blu, arancio. gli oggetti assumono sempre più una funzione decorativa. Alla modifica delle forme si accompagna una notevole complicazione dei motivi ornamentali . Sono di questo periodo le produzioni di albarelli per uso farmaceutico e di vasi con manici a torciglione, recanti spesso l'effige di nobili famiglie umbre; scene di guerra, di caccia ,soggetti amorosi ed allegorici , simboli araldici vengono raffigurati su importanti piatti " da pompa".


Dalla seconda metà del '400, influenzata dal risveglio culturale neoclassico e dalla immigrazione di vasai provenienti da altri centri, la produzione derutese si arricchisce ulteriormente di forme , decori e tecniche. Domina in questo periodo la raffinata tecnica del " lustro", di origine orientale utilizzata per dare alle ceramiche, riflessi metallici oro o rubino con sfumature iridescenti. Le ceramiche rinascimentali derutesi vengono richieste dalle corti di tutta Europa.


Il Trecento
La più antica notizia documentaria riguardante la maiolica di Deruta risale al 1336 ed è relativa alla nomina di tre procuratori legali per la tutela degli interessi della corporazione dei vasai minacciata dalla concorrenza di Perugia e dal tentativo di quest'ultima di attrarre dalla propria i migliori maestri derutesi. Tuttavia è sicuro che anche in precedenza esistesse un'intensa produzione ceramica se, oltre al fatto che i vasai di Deruta già organizzati in corporazione nel 1336 avevano evidentemente una più antica tradizione, numerose sono le maioliche di epoca anteriore rinvenute nel posto. Si tratta nel maggior numero dei casi di oggetti di uso comune, come catini, vasellame ecc., dalle forme ricorrenti e dai caratteristici motivi decorativi comuni ad altri centri della regione, tra cui Orvieto. Costante è anche il tipo di cromatismo basato sull'uso di manganese e del verde ramina. Più tarda è invece l'introduzione del blu, dell'arancio e del giallo.

Il Quattrocento e il Cinquecento
L'attività continua intensa per tutto il Quattrocento al punto che l'arte dei vasai può vantare ben quattro priori contro uno solo nominato per le altre arti. Si ha notizia che lo scultore fiorentino Agostino di Duccio fa eseguire in Deruta le piastrelle pavimentali dell'Oratorio di San Bernardino a Perugia. Intensa è la produzione di piatti da pompa o gameli nel Quattrocento eseguiti per commemorare eventi importanti come un matrimonio. Il massimo sviluppo e la più amplia affermazione dei prodotti derutesi si ha comunque a partire dal primo Cinquecento quando a un'intensa attività produttiva, testimoniata dai bellissimi reperti dei vari musei del mondo e in particolare dal San Sebastiano del Victoria and Albert Museum di Londra. Lo splendido frammento del Pavimento della Chiesa di San Francesco di Deruta, del maestro Nicola Francioli detto Co, offre un'esplicita testionianza del livello artistico e culturale raggiunto dalle fabbriche derutesi del Cinquecento.


Il Seicento e il Settecento
Nella seconda metà del Seicento e per grande parte del secolo successivo non si hanno notizie di rilievo riguardanti la ceramica di Deruta. Comunque è nel corso del Seicento che si vanno fissando e definendo caratteristiche tipologie decorative, di origine cinquecentesca, come le grottesche e gli arabeschi, motivi ancor oggi impiegati e fotremente distintivi della maiolica derutese. Il Settecento è uno dei periodi meno conosciuti nella storia della ceramica derutese ed è in gran parte inedito; solo di recente, infatti, la produzione settecentesca derutese è stata rivalutata e posta all'attenzione degli studosi; la Collezione Milziade Magnini del Museo regionale della Ceramica di Deruta, che raccoglie numerosi esemplari di questo periodo, è stata, infatti, oggetto di studio e di ricerca. Sommariamente può dirsi che questa produzione risulta ancora di una certa consistenza e qualità, mentre le forme e i decori appaiono coerenti al gusto dell'epoca. Verso la metà del secolo emerge, tre le altre, la manifattura di Gregorio Caselli, presso cui è attivo il pittore Giovanni Meazzi, raffinato autore di numerose opere.

Dopo il Settecento
Dal 1700 fino all’inizio del secolo scorso, la ceramica di Deruta cade in disuso e molte botteghe artigiane chiudono i battenti. All’inizio del 1900 torna però alla ribalta riproponendo sia le decorazioni classiche del passato che disegni innovativi e moderni appartenenti alle correnti dell’art decò e del liberty.
La maiolica derutese è decorata prevalentemente con disegni arabeschi e floreali, ma vede anche la presenza di elementi grotteschi, fantastici e legati al mondo animale, con piumaggi di uccelli come i pavoni; comune denominatore di tutte le fantasie è l’uso massiccio del colore: si tratta di decorazioni variopinte, soprattutto sui torni del giallo e del blu.
Molte sono le botteghe e le fabbriche di ceramiche artistiche sul territorio di Deruta e nei paesi circostanti. Inoltre è possibile visitare il Museo Regionale della Ceramica, che ospita mostre temporanee a tema, pezzi di diverse epoche e di grande valore artistico nonché una sezione dedicata alla storia della ceramica umbra.

ARTIGIANI DELLA MAIOLICA DI DERUTA

Deruta

Andreani Alvaro
via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Andreani Bruna
via Tiberina, 253 - 06053 - Deruta PG

Andreani e Siciliani Snc
Via dei Modellatori - 06053 - Deruta PG

Andreani Giampaolo
Via M. Grecchi, 17 - 06053 - Deruta PG

Andreani Giovanna
Via Tiberina, 21 - 06053 - Deruta PG

Andreani Giovanni
P.zza Benincasa - 06053 - Deruta PG

Angelucci Nella
Via Corcioni, 29 - 06053 - Deruta PG

Argenti Marisa
Via Ripe Saracine - 06053 - Deruta PG

Ars Artigiana Deruta
Circonvallazione, 1 - 06053 - Deruta PG

Arte Ceramica Sas
Via Tiberina, 224 - 06053 - Deruta PG

Augusta Majoliche
Via Tiberina, 154 - 06053 - Deruta PG

Banetta Lucia
Via Circonvallazione, 4 - 06053 - Deruta PG

Banetta Vittoria
Via Tiberina, 34 - 06053 - Deruta PG

Barbetti Mario
Via B. Michelotti, 24 - 06053 - Deruta PG

Bartoli Nello
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Batocchi Franca
Via G.Salvemini, 3 - 06053 - Deruta PG

Be - Ta Snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Bernacchia Ivana
Str. dei Catrano, 7 - 06053 - Deruta PG

Berti Antonio
Via dei Mille - 06050 - Ripabianca PG

Berti Fabrizio
Via Belvedere - 06050 - Ripabianca PG

Bettini Germano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Binaglia Adriana
Via Tiberina, 149 - 06053 - Deruta PG

Binaglia Ivana
Via Tiberina, 198 - 06053 - Deruta PG

Blasone M.Angela
Via Umberto I - 06053 - Deruta PG

Boccini Luigi
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Bottega Artigiana Nulli Snc
Via F.lli Cervi - 06053 - Deruta PG

Brenci Caterina
P.zza Cavour, 5 - 06053 - Deruta PG

Buco Giorgio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Caccamo Simona
Via Tiberina, 13 - 06053 - Deruta PG

Cama Snc
Via Tiberina, 113 - 06053 - Deruta PG

Cassetta Giuseppe
Via Ciarufoli, 1 - 06050 - Ripabianca PG

Cavalletti Claudio
Via dei Lustri, 12 - 06053 - Deruta PG

Cavallini Michela
P.zza dei Consoli - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Art. F.lli Niccacci Snc
Via alle Barche, 8 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Cinzia
Via Valterozzi, 5 - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Ceramiche Covarelli Ortenzio e Veschini
P.le Togliatti, 11 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Dottorini
S.Allende, 8 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche f.lli Lisa G. e B. Snc
Via Vincioli, 1 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche FA. GI. MA, Snc
Via dell'Artigianato, 28 - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Fastellini Alberto
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Ceramiche Prof. Mancinelli
Via F.lli Bandiera - 06050 - Ripabianca PG

Ceramiche Sberna
Via Tiberina, 146 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Adelmo
Via Matteotti, 8 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Agostina
Via A. De Gasperi, 5 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Alessio
Via G.Amendola, 10 - 06053 - Deruta PG

Chiucchiù Patrizio
Via Salvemini, 3 - 06053 - Deruta PG

Ciuffini Giancarlo
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Cogorni Altero
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Conti Franco
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Covarelli Anna Maria
Via Corcioni, 4 - 06053 - Deruta PG

Covarelli Marcello
F. Briganti - 06053 - Deruta PG

Covarelli Massimo
Via Caprara Bassa - 06053 - Pontenuovo PG

Covarelli Ortenzio
Via del Monte Cerviano - 06053 - Deruta PG

Creazioni Ceramiche di Andreani Mauro
Str. di S.Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Creazioni Ceramiche Guastaveglie Snc
Via dell'Enbobbio, 4 - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoiliche Volpi Giuliano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoliche Artistiche
Via dei Pittori, 17 - 06053 - Deruta PG

Creazioni Majoliche di Ficolo Angelica
Via Matteotti, 18 - 06053 - Deruta PG

Deruta Ceramiche Promotion Sas
Via Tiberina, 62 - 06053 - Deruta PG

D'Orsi Silvano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Erica Snc
Via degli Stampatori - 06053 - Deruta PG

F.lli Calzuola Aldo e Alfio Sdf
Via Tiberina, 50 - 06053 - Deruta PG

F.lli Contardi Snc
Via Tiberina, 294 - 06053 - Deruta PG

F.lli Ficola di Scipione srl
Via dell'industria - 06053 - Deruta PG

F.lli Goretti snc
Via Vincioli, 7 - 06053 - Deruta PG

F.lli Mari snc
Via kennedy, 9 - 06089 - Torgiano PG

F.M.C. snc
Via Tiberina, 275 - 06053 - Deruta PG

Favaroni Marsilio
Via F. Maturanzio - 06053 - Deruta PG

Federici Sergio
B. Garibaldi, 14 - 06053 - Deruta PG

Ferrieri Marco
Via del Calcinaiolo - 06053 - Deruta PG

FI.MA, Majoliche Artistiche
Via Tiberina, 111 - 06053 - Deruta PG

Ficola Anna
P.zza Mazzini, 6 - 06053 - Deruta PG

Ficola Augusto
Via Zipirovic, 14 - 06053 - Deruta PG

Ficola Italo
Voc. Casanova - 06052 - Deruta PG

Fochini Giuliana
Via del Tiglio - 06053 - Deruta PG

Fochini Marcella
Via Maturanzio - 06053 - Deruta PG

Fortebraccio Ceramiche Snc
Via Bufaloro - 06089 - Torgiano PG

Fuccelli Bruno
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

G.& P. Snc
Via Tiberina, 300 - 06053 - Deruta PG

G.E.M. Semilavorati di Segoloni Mario
Via Lunghi - 06053 - Pontenuovo PG

Geribi di Ribigini G. e F.
Str. S.Maria di Roncione - 06053 - Deruta PG

Gialletti Giulio Snc
Via Tiberina, 304 - 06053 - Deruta PG

Giansanti Oliviero
Via Marscianese Sud - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Giansanti Sergio
Via Marscianese Sud - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Giglioni Fernando
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Giulia Ceramiche Art. Snc
Via Corcioni, 23 - 06053 - Deruta PG

Granocchia Aldo
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Grifo Due di Calzuola Sergio
Via El Frate, 9 - 06053 - Deruta PG

Guiducci Cesarina
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Guiducci Valter
Lunghi - 06053 - Pontenuovo PG

Idea Ceramica Snc
Via degli Stampatori, 2 - 06053 - Deruta PG

La Bottega del Vasaio
Via Tiberina, 119 - 06053 - Deruta PG

La Ceramica di Monni Elvira
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

La Favorita Snc
Via Zipirovic - 06053 - Deruta PG

La Gioconda di Veschini Claudia s.a.s.
VIA Girolamo Li Causi, 8 - 06053 - Deruta PG

La Nuova Ceramica Rapporti Snc
Via Tiberina, 14 - 06053 - Deruta PG

La Pinturicchio Snc
Via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Labor Snc
Via Tiberina, 133 - 06053 - Deruta PG

Lamincia Luciano
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

L'Antica Deruta di Moretti Alviero
Via dell'Artigianato - 06053 - Deruta PG

Leandri Gianpiero
Via Francescana 11 - 06053 - Pontenuovo PG

Lombrici Faustino
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

M.O.D. snc
via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. di Caroli Rita
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Il Vaso di Busti Franco
Str. Dei Catrano - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Montanari Guido
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Picchiotti Nazareno snc
Via dell'Artigiano - 06053 - Deruta PG

Majoliche Art. Tecla
P.zza Garibaldi - 06050 - Ripabianca PG

Majoliche Cerrini snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Majoliche Cinzia di Calzolari Fernando
Via R. Margherita - 06053 - Deruta PG

Majoliche di Bizzarri Gina
via alle Barche, 20 - 06053 - Deruta PG

Majoliche di Tran Anh Dung
Via Vitalini - 06053 - Deruta PG

Majoliche Effemme sas
Via Tiberina, 309 - 06053 - Deruta PG

Majoliche F.lli Marcucci
Via Tiberina, 204 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Fidia
Via Vincioli, 17 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Grifo Deruta snc
Via Tiberina, 16/B - 06053 - Deruta PG

Majoliche Margaritelli GP
Via Tiberina, 259 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Michelangelo
Via dell'Artigiano, 14 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Mincioni snc
Via dell'Engobbio, 2 - 06053 - Deruta PG

Majoliche Originali Deruta
Via Tiberina, 230 - 06053 - Deruta PG

Maras snc
Via Corcioni, 42 - 06053 - Deruta PG

Margaritelli Antonio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Mari Franco
Via Tiberina, 234 - 06053 - Deruta PG

Mari Luciana
Via B. Buozzi, 2 - 06053 - Deruta PG

Marinacci Giuliano
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Martini Giuseppe
Via del Cedro, 6 - 06053 - Deruta PG

Millenium snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Mirabassi Tosello
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Miriam di Favaroni Marcella
Via Umberto I° - 06053 - Deruta PG

Monotti Majoliche
Via Tiberina, 276 - 06053 - Deruta PG

Montanari Marina
Via S. Allende 18 - 06053 - Deruta PG

Mordenti Assunta
Via M. Grecchi 12 - 06053 - Deruta PG

Moschini Mario
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Nataloni Adolfo
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Nataloni Beatrice
Via del Monte, 7 - 06053 - Deruta PG

Niccacci Domenico
Via A. Magnini - 06053 - Deruta PG

Niccacci Enzo
Via Tiberina, 68 - 06053 - Deruta PG

Niccacci Franca
Via dell'Artigiano - 06053 - Deruta PG

Niccacci M. Assunta e C. snc
Via A. Magnini, 8 - 06053 - Deruta PG

Nicolini Novella
Via dell'Arabesco, 2 - 06053 - Deruta PG

Nicolini Umberto
Via Tiberina, 119 - 06053 - Deruta PG

Nuova Majoliche Deruta srl
Via Tiberina, 133 - 06053 - Deruta PG

P. Ceramiche snc
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Pacifici Antonio
Via Tiberina, 23 - 06053 - Deruta PG

Pacifici Enzo
Via Tiberina, 23 - 06053 - Deruta PG

Pacifici Irma
Via del Fosso della Rena, 3 - 06053 - Deruta PG

Pagnotta Giuseppe
Via Tiberina, 38 - 06053 - Deruta PG

Pannacci Marsilio
Via dei Marchegiani, 8 - 06053 - Deruta PG

Paolo Ceramiche di Preziotti Paolo
Via Tiberina Sud - 06053 - Deruta PG

Papi Marina
Via del Sasso, 20 - 06053 - Pontenuovo PG

Papi Marino
Via A. Magnini, 32 - 06053 - Deruta PG

Papiani Anna Maria
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Patacca Sandro
Via Corcioni - 06053 - Deruta PG

Peccetti G.E S snc
Via Tiberina, 37 - 06053 - Deruta PG

Pelli Bruna
Via Circonvallazione, 9 - 06053 - Deruta PG

Pelli Enzo
Via U. La Malfa - 06053 - Deruta PG

Pelli Grazie e Stefano
via Tiberina, 279 - 06053 - Deruta PG

Pelli Wilma
Via F. Briganti - 06053 - Deruta PG

Penco Maria Teresa
Via Tiberina, 58 D - 06053 - Deruta PG

Pieroni Orlando
Via Tiberina, 112 - 06053 - Deruta PG

Platoni Anna Maria
Via delle Barche - 06053 - Deruta PG

Porzi Francesca
P.R. Niccacci 1 - 06053 - Deruta PG

Porzi Giuseppa
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Prezziotti Marcello
Via dei Fornaciai, 2 - 06053 - Deruta PG

Proietti Ferretti Romolo
Via Belvedere - 06050 - Ripabianca PG

Pulcini Antonio
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Purgatorio Maria
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Ribigini Antonio e Fanny snc
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Ribigini Franco
Via S. Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Ricciarelli Giuseppe
Via M. Grecchi - 06053 - Deruta PG

Rinaldi Rosanna
Via Tiberina, 218 - 06053 - Deruta PG

Rolli Gino
Via Tiberina, 155 - 06053 - Deruta PG

Rolli Oriano
Via Matteotti - 06053 - Deruta PG

Rolli Perla
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Rolli Reno
Via dell'Argilla - 06053 - Deruta PG

Rolli Rina
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Rolli Rita
Via Tiberina, 72 - 06053 - Deruta PG

Roscini Emiliano
Via del Venturello - 06050 - S. Nicolo' di Celle PG

Rufinelli Franco
Via Tiberina Sud - 06053 - Deruta PG

Saff srl
Via Ripe Saracine - 06053 - Deruta PG

Sambuco Mario e C. snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Sassinelli Pietro
Via A. Magnini, 10 - 06053 - Deruta PG

Sermat di Matteucci Sergio
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Setam
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Sforna Giuseppe
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Soccolini Alberto
Via M. Grecchi, 13 - 06053 - Deruta PG

Spaccini Anna
Via Matteotti, 25 - 06053 - Deruta PG

Spaccini Nazzareno
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Spera Angela
Via Circonvallazione - 06053 - Deruta PG

Stemil snc
Via di Castelleone, 6 - 06053 - Deruta PG

Steudio Ceramico Ranieri Romano
Via dei Terrai - 06053 - Deruta PG

Subbicin Massimo
Via Amendola - 06053 - Deruta PG

Subbicini Antonio
Vai delle Barche - 06053 - Deruta PG

Subbicini Mauro
Via Tiberina - 06053 - Deruta PG

Temperoni Giuseppe
Via dei Pittori - 06053 - Deruta PG

Terra e Fuoco
Via Tiberina, 85 - 06053 - Deruta PG

Terrecotte Belvedere di Sciamanna A
Via dei Mille, 28 - 06050 - Ripabianca PG

Terrecotte Berti snc
Via dei Mille, 5 - 06050 - Ripabianca PG

Terrecotte Lazzari snc
Via della Ripabianca - 06050 - Ripabianca PG

Tiber snc
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Tiriduzzi Bruno e Renato snc
Via Zipirovic - 06053 - Deruta PG

Tiriduzzi Giuseppe
Via della Speranza - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Togni Domenico
Via degli Stampatori - 06053 - Deruta PG

Tomassini e Ferranti sdf
R di A Baglioni - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Tordoni Sperandia
Str. di S. Maria del Roncione - 06053 - Deruta PG

Torretti snc
SS E45 Km 55 + 600 - 06053 - Deruta PG

Ubaldo Grazia Majoliche Art. snc
Via Tiberina, 153/A - 06053 - Deruta PG

Urbani Claudio
Via Sotto Cerve - 06053 - Deruta PG

Vento Milena
Via Tiberina, 17 - 06053 - Deruta PG

Verbena di Verbena Eridano
Via della Speranza - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Veschini Agostino
Via A. de Gasperi, 25 - 06053 - Deruta PG

Veschini Alvaro
Via dell'Arabesco, 7 - 06053 - Deruta PG

Veschini Fabio
Via della Tecnica - 06053 - Deruta PG

Veschini Raffaella
Via Tiberina, 159 - 06053 - Deruta PG

Vitali Alvaro
Via dell'Industria - 06053 - Deruta PG

Vitali Mario
Via dell'Artigianato - 06053 - Deruta PG

Zepparelli Domenico
Via Marscianese del Piano - 06050 - S. Angelo di Celle PG

Zinci Rinaldo
Via Maturanzio - 06053 - Deruta PG





LA CERAMICA DI GUALDO TADINO
Nel territorio gualdese la produzione ceramica è sempre stata particolarmente ricca, grazie anche alla presenza degli elementi essenziali per la sua fabbricazione, difatti i rigogliosi boschi dell’Appennino fornivano legname per alimentare le numerose fornaci, i vari torrenti azionavano i mulini che macinavano gli elementi necessari per gli smalti, dalla cava di Monte Fringuello si otteneva l’ossido di ferro – elemento base per i famosi riverberi oro e rubino – e non ultimo, nelle cave della Matalotta, si estraeva un’ argilla con un buon grado di purezza. L’ampia disponibilità di materie prime permise l’autosufficienza nella produzione ceramica e ciò invogliò validi artisti a trasferirsi in questo territorio. I reperti rinvenuti nel sito archeologico di Colle dei Mori testimoniano che fin dal XII secolo a. C. la produzione ceramica era qui presente. Alcuni dei frammenti rinvenuti sono di rozza fattura e cottura approssimativa; altri sono più raffinati e curati, a testimonianza di una certa evoluzione nella lavorazione e nel gusto. Già nel Trecento si registrano in documenti scritti le prime forniture di ceramiche, ma solo nella seconda metà del Quattrocento si ha prova dell’affermazione qualitativa delle maioliche gualdesi; infatti in un documento dei Reggenti di Gubbio del 1456 si autorizza la vendita delle pregiate olle e pignatte gualdesi nei mercati della città. Nei secoli XVI e XVII da alcuni studiosi è ritenuta possibile una produzione ceramica rifinita con la tecnica del lustro, cioè con l’applicazione sul pezzo già finito degli straordinari riverberi oro e rubino, ottenuti durante una terza cottura con fumo di ginestra. Da notare che sulla facciata della chiesa della Madonna del Piano si possono ancora oggi ammirare ventisei piastrelle riverberate rosso rubino, probabilmente secentesche, di cui quattro esemplari sono oggi conservati al Museo del Louvre.
Inoltre, è sempre nei secoli XVI-XVII che si affermano le prime dinastie di ceramisti locali: i Pignani ed i Biagioli. L’11 febbraio 1673 il Papa Clemente X concede ai ceramisti gualdesi Lorenzo e Antonio Pignani, che hanno trasferito la loro attività a Roma, dove producevano ceramiche di pregio, la privativa valida per un quinquennio per lo Stato della Chiesa, di dare colore alla maiolica, appli-cando su essa, l’oro con una tecnica mai usata. Nella Chiesa di San Francesco, si può ammirare una pala d’altare della SS. Trinità, risalente al 1528, modellata e dipinta da un ignoto autore di cultura urbinate e un pre-zioso lavabo, probabile opera di Francesco Biagioli detto il Monina. A Gualdo Tadino la lavorazione della ceramica non ha mai conosciuto interruzione. Il Settecento, infatti, è contraddistinto da una vasta produzione di Madonne col Bambino, anche a seguito di un terribile terremoto che sconvolse la città nel 1751 ed in quel periodo varie mattonelle votive vennero apposte sulle facciate delle case. In via Monina è possibile ammirarne un bell’esempio: una Madonna col Bambino in maiolica policroma datata 17 marzo 1759.

L’Ottocento vede un forte incremento della produzione ceramica, ma è nella seconda metà dello stesso secolo che si assiste ad un fenomeno che muterà decisamente il destino ceramico di Gualdo Tadino e che determinerà la sua fama nel mondo: la ripresa della tecnica dei lustri metallici oro e rubino ad opera di Paolo Rubboli (1838-1890). Prende perciò avvio dalla sua opera una produzione di maioliche artistiche di altissima qualità che inciderà positivamente sul futuro ceramico della città: non a caso ancora oggi quasi venti opifici si rifanno nelle tipologie alla sua produzione. Nel suo lavoro Paolo Rubboli è coadiuvato da validi artisti, tra cui il famoso pittore gualdese Giuseppe Discepoli. Dopo la morte di Paolo, avvenuta nel 1890, la tradizione viene proseguita dalla moglie Daria la quale lascia poi il testimone ai suoi due figli Lorenzo ed Alberto e quindi agli altri eredi. E’ in questo contesto che si inserisce la straordinaria produzione, non solo a riflesso, del grande maestro Alfredo Santarelli, del quale fra i pezzi più pregiati sono conservati, presso il Museo Civico della Rocca Flea. È possibile ammirare i suoi delicati pannelli policromi, inseriti in antiche nicchie, nel centro storico. Negli anni ‘20 poi, alcuni opifici, tra cui la Cooperativa Ceramisti (1907), la Società Ceramica Mastrogiorgio (1925), la Società Luca della Robbia (1925) e altri imiteranno la tecnica e la tipologia introdotta da Paolo Rubboli, rendendo Gualdo Tadino il centro ceramico italiano più importante del Novecento per la produzione di maioliche di tradizione mastrogiorgesca. Da allora il panorama ceramico gualdese si è notevolmente ampliato, fino ad arrivare all’attuale produzione che va dalla ceramica tradizionale artistica prima ricordata, a quella industriale che conta ben sessantotto aziende con oltre mille occupati. Le diverse lavorazioni discendono direttamente dalle antiche tradizioni locali e sono il prodotto di qualità di un territorio che ha saputo conservare e valorizzare le proprie peculiarità artistico-creative, tenendo sempre conto dei progressi tecnologici, senza mai abbandonare però, le antiche tecniche e cotture tradizionali di origine cinquecentesca, tramandate come segreto di padre in figlio, che hanno reso famose le maioliche gualdesi nel mondo.

per saperne di più:
http://www.gualdo.tadino.it/


Ceramica a lustro
Il lustro è un'antica tecnica di decorazione che, attraverso l'applicazione di un impasto di sali metallici e argilla diluito con aceto di vino, e una speciale cottura, produce effetti cromatici iridescenti, di colore giallo oro, rosso rubino, argento. Di origine mediorientale, il lustro ebbe grande diffusione nell'arte ceramica araba, giungendo verso la metà del Quattrocento a Deruta e in pochi altri centri italiani. Non è noto in quale modo, ma sicuramente grazie agli scambi con la Spagna e in particolare con l'isola di Maiorca, da cui anche il nome maiorica, poi maiolica, che nel Rinascimento indicava la sola ceramica lustrata.
Il lustro si applica a pennello sulle superfici di oggetti già finiti, smaltati e cotti, di solito negli spazi appositamente lasciati già dal pittore al momento della decorazione. Così preparati, gli oggetti vengono infornati e cotti per la terza volta.
Si tratta, tuttavia, di una cottura a bassa temperatura, circa 600 C, prodotta in atmosfera riducente, cioe introducendo nel forno sostanze fumogene (legna, ginestre, zucchero, ecc.),che impediscono l'ossidazione dei metalli causando gli speciali effetti di colorazione e rifrazione che contraddistinguono il lustro. Dopo la cottura e un lento raffreddamento, il piatto viene ripulito. Si asportano i residui dell'impasto e di fumo rimasti in superficie e possono così risplendere le metallizzazioni del lustro.


Storia della Città di Gualdo Tadino
Dalle pendici del monte Serrasanta la città domina un'ampia e fertile conca intramontana. Il nome attuale rievoca complesse vicende storiche.
Numerose testimonianze archeologiche dimostrano che la zona fu frequentata fin dall'età preistorica: nella valle di Santo Marzio è stato rinvenuto un ripostiglio con oggetti in bronzo e due dischi aurei del XII secolo a.C., ora al Museo Archeologico Nazionale di Perugia, e anche il Colle Mori, poco più a nord fu occupato sin dal II millennio a.C.
Fra l'VIII-VII secolo e il III secolo a.C. si sviluppò un importantecentro umbro abitato dalla comunità dei Tadinates, che, come attestano le minacce rituali riportate nelle Tavole bronzee di Gubbio, erano in lotta con gli eugubini.
Con la conquista romana dell'Umbria, nel III secolo a.C., sorge nell'area di Sant'Antonio di Rasina, lungo quella via Flaminia che dal 220 a.C. collega Roma e Rimini e che avrebbe determinato le vicende del luogo nei secoli successivi,l'insediamento di Tadinum. Nel VI secolo d.C. la guerra greco-gotica infuriò proprio lungo la Flaminia, che collegava Roma ai possedimenti bizantini e a Ravenna.
Totila, re dei Goti, distrusse Tadinum, ma nella stessa località, nel 552 d.C., durante la decisiva battaglia di Tagina, fu sbaragliato e ucciso dai Bizantini guidati da Narsete. In seguito la città venne saccheggiata dai Longobardi di Alboino e di Liutprando e poi dai Saraceni e fu rasa al suolo da Ottone III nel 996. Pochi anni dopo il Mille risorse con un nuovo nome di origine longobarda, Gualdo, derivato da wald, bosco.

Distrutta da un incendio, fu nuovamente edificata sul colle di San Michele, per concessione diFederico II, poco prima della metà del XIII secolo e il borgo assunse allora la forma che tuttora la caratterizza. Alla fine del XIII secolo fu assoggettata da Perugia, sotto il cui dominio rimase fino al 1469, anno in cui divenne legazione autonoma dello Stato pontificio.
Nel 1833 Gregorio XVI le conferì il titolo di città e ne cambiò il nome da Gualdo di Nocera a Gualdo Tadino.

Paolo Rubboli (1838 - 1890)
La rinascita del lustro a Gualdo Tadino
Paolo Rubboli nacque a Fiorenzuola di Focara in provincia di Pesaro nel 1838. Le notizie che ci sono giunte sulla sua vita sono piuttosto frammentarie, ma sappiamo che arrivò a Gualdo Tadino intorno al 1875 reintroducendo nel territorio la tecnica dei lustri oro e rubino di tradizione mastrogiorgesca che probabilmente aveva appreso sulla scia delle conoscenze degli eugubini Fabbri e Carocci, che già dagli anni '50 dell'Ottocento avevano riscoperto i segreti dell'iride.
Il trasferimento a Gualdo Tadino venne sicuramente dettato da esigenze logistiche, poichè le cave della Matalotta fornivano un'ottima qualità di argilla mentre la miniera di Monte Fringuello era ricca di una delle componenti base dei lustri: l'ossido di ferro. Un'altra ragione del trasferimento in terra gualdese fu anche il legame con la fabrianese Daria Rubboli (1852-1929) che lo affiancò sempre nell'ambizioso progetto, continuandone poi la tradizione dopo la sua morte.
I particolari forni a muffola, su progetto basato sui disegni del 1548 di Cipriano Piccolpasso, vennero dapprima costruiti in alcuni locali dell'ex-convento di San Francesco, poi in altri siti presso l'attuale via delle Fornaci (il toponimo parla da sì) e in ultimo in via del Forno (attuale Via Discepoli), dove venne stabilita la sede definitiva della casa-opificio.
In queste tre sedi furono prodotti negli anni che vanno dal 1875 al 1890 (anno della morte di Paolo) degli autentici capolavori dell'arte ceramica ottocentesca. Sulla spinta dello storicismo e delle recenti vicende storiche che avevano portato all'unità d'Italia, vennero riscoperti i fasti del rinascimento e della storia di Roma. Ovviamente anche l'arte ceramica risentì di questo clima socio-culturale. La rappresentazione nei piatti da pompa, ad esempio, degli eventi della storia del passato glorioso di quelle che erano state le radici della recente italianità riconquistata, adombrava le idee liberali che erano nell'aria ed in cui Paolo Rubboli fermamente credeva. L'attualità e il valore artistico di tali opere, oltre che nel pregio esecutivo, risiedevano anche nel loro senso etico, in quanto simboli della nazione appena nata e finalmente libera.
Fondamentale in quegli anni fu poi l'apporto di valenti artisti come il pittore gualdese Giuseppe Discepoli (1853-1919), il pittore-scultore eugubino Antonio Passalboni (1844-1894) e l'abile pittore di scene romane Temistocle Vecchi (1861-1946), fratello di Daria, attivo nella manifattura sino alla morte.
In quegli anni va altresì ricordata la variegata produzione di servizi da tavola, albarelli, vasi, piatti ovali da portata, boccali, fiasche, targhe e ceramiche di arredo urbano, come Madonnelle e altorilievi di vario genere, tutti oggetti ispirati al Rinascimento, e di conseguenza all'antico, alla mitologia, con una decorazione quasi sempre a raffaellesche e grottesche.
Nel 1890, alla sua morte, la vedova Daria Vecchi, con tre figli ancora in tenera età, Augusto (1878-1930), Lorenzo (1884-1943) e Alberto (1888-1975) prende in mano le sorti della piccola ma fiorente manifattura, portando avanti con determinazione il progetto che aveva intrapreso con Paolo e preservandone la continuità.

A cura di Marinella Caputo e Maurizio Tittarelli Rubboli

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l'Associazione Rubboli:
associazionerubboli@fastwebnet.it




Alfredo Santarelli (1874- 1957)
Un grande maestro del lustro gualdese
Alfredo Santarelli nasce a Gualdo Tadino il 27 Luglio 1874 e fin da ragazzo mostra una grande inclinazione per il disegno, tanto che per esortazione dell'artista concittadino Giuseppe Discepoli frequenta l'Accademia di Belle Arti di Perugia.
Inizia in questi anni la sua formazione come ceramista presso la bottega di Daria Rubboli, erede del prestigio raggiunto dal marito Paolo nella tecnica della riflessatura delle maioliche. Succede a ciò un interessante sodalizio operativo con l'amico Tancredi Fedi.
I lavori del Santarelli otterranno presto notevole successo nelle numerose esposizioni d'arte ceramica alle quali partecipa con riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Figura esemplare di artista e maestro, protagonista di punta della ceramica umbra della prima metà del XX secolo, tenne attiva una propria manifattura a Gualdo Tadino sino al 1957, anno della morte.
L'applicazione dei lustri di tradizione mastrogiorgesca trovò in lui un eccezionale interprete.
La migliore produzione del Santarelli, contraddistinta da un persistente storicismo, si distinse per l'eleganza con cui venivano riproposti i modelli del passato: ispano-moreschi, medievali, rinascimentali, della pittura preraffaellita, i contemporanei fatti del liberty e del dec, di volta in volta riverberati nei toni cangianti dei lustri oro e rubino. Un eleganza che non fu mai disgiunta da perizia tecnica e rigore filologico, come presto riconobbero gli osservatori, gli studiosi (tra essi il De Mauri).
Nella seconda metà degli anni venti, la manifattura Santarelli aderì al Consorzio Italiano Maioliche Artistiche (C.I.M.A), all'insegna delle caratteristiche della produzione storicista ma con uno sguardo alle tendenze del tempo. Sono di questo momento, infatti, anche alcuni validissimi esempi legati all'arte floreale, alcuni di essi ispirati dai modelli orientaleggianti di Galileo Chini.
Pur seguendo le nuove richieste del mercato che ricercava nell'7oggetto anche una funzione di utilità, la fabbrica Santarelli riesce sino alla fine a conservare un buon livello qualitativo.
Alfredo Santarelli si spegne il 19 Agosto del 1957 dopo aver trascorso gli ultimi anni a combattere contro una grave cecità.
Per una compiuta informazione sulla sua attività si rimanda al doppio catalogo curato da M. Becchetti, E. Storelli, G. Franchi, F. Chiucchi in occasione del cinquantenario della morte del maestro e della vasta mostra antologica nella monumentale chiesa di San Francesco, con catalogo edito dalle Grafiche Sabbioni, Trestina 2008. Si è in questo modo onorato un autorevole esponente della ceramica italiana, al quale va riconosciuto un autentico magistero, l'aver rivissuto con alta sensibilità culture artistiche diverse.

A cura del Prof. Enzo Storelli







ARTIGIANI DELLA CERAMICA A GUALDO TADINO



Ceramiche Artistiche Biagiotti Enrico

Via Eugubina, 38 Osteria del Gatto PG

Ceramiche Artistiche La Sovrana S.n.c.

Via Flaminia, km 191 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Artistiche Larca di Paffi Roberta

Via Flaminia, km 187 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Artistiche Passeri Giovanni

Via Flaminia, 1 - Loc. Vaccara - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Bottega D’Arte di Frillici F. & C. S.n.c

Via Flaminia, Km 186 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche C.R. di Paletti e Cusarelli S.n.c.

Via Fratelli Carioli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche d'Arte Manu di Manuela Bellocci

Via del laboratorio - Fraz. Busche - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche d'Arte Mordenti Mauro

Via Vittorio Veneto, 11 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Frillici Nedo

Largo Porta Romana - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Garofoli di Garofoli Cinzia

Via Caduti Marcinelli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Narciso di Cassetta Romano

Zona Ind.le Nord - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Pericoli Graziano

Via Biancospino - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Vecchia Gualdo di Donnini Sergio

Viale Don Bosco, 178 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche XV Secolo di Brunetti Lidiana Nadia

Fraz. Borgonovo, 12 - 06023 - Gualdo Tadino PG

Ceramiche Zenobi Stefano

Piazzale ex-Orti Lavarelli - 06023 - Gualdo Tadino PG

Laboratorio Ceramica Artigianale di Luzi Nazzareno

Via Flaminia - 06023 - Gualdo Tadino PG







GUBBIO E LA CERAMICA EUGUBINA




Gubbio fu centro degli Umbri, come testimoniano le Tavole Eugubine, il più antico cimelio epigrafico dell'Italia preromana. Città alleata con Roma e sottoposta al dominio bizantino e longobardo, nel XII sec. raggiunse, come libero comune, un periodo di prosperità e sviluppo. Tra il 1354 e il 1376 Gubbio fu dominata dalla Chiesa. Seguì un periodo di lotte intestine che portò (1384) alla dominazione dei Montefeltro, duchi di Urbino. Dal 1631 in poi Gubbio fece parte dello Stato della Chiesa. Con Napoleone la città fu unita alla Repubblica Romana e poi al Regno Italico. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, fu aggregata all'Umbria.

Una zona ricca di attrattive paesaggistiche e naturali fa da sfondo al centro storico cittadino, caratterizzato da edifici medievali e da notevoli monumenti. Tra essi ricordiamo: I Palazzi Pubblici e Piazza Grande. Complesso monumentale, iniziato dall'architetto Angelo da Orvieto il Pal. dei Consoli, compiuto verso il 1340, ospita il Museo Comunale, articolato nella pinacoteca e nelle sezioni archeologica e delle ceramiche. L'incompiuto Pal. del Podestà è ora residenza municipale. La piazza pensile fu costruita alla fine del sec. XV. Il Pal. Ducale, di origine medioevale, fu edificato dopo il 1470 su disegno di Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro. Magnifico il cortile rinascimentale. La Cattedrale (secc. XIII-XIV), è stata ripristinata internamente all'inizio del '900. E' ricca di pregevoli pale d'altare e di altri oggetti d'arte. Nell'attigua canonica è ospitato il Museo Diocesano. S. Francesco, chiesa a tre navate risalente alle seconda metà del '200. Nelle absidi affreschi del Nelli e di anonimi dei secc. XIII e XIV. Suggestivi i chiostri e altre parti dell'attiguo convento (in cui ha sede una raccolta d'arte). Di notevole interesse storico-artistico sono pure le chiese di S. Agostino, S. Domenico, S. Pietro e S. Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra S. Francesco e il Lupo. Il Teatro Romano risale alla fine del I sec. a.C. Restaurato all'inizio del '900, è oggi sede di spettacoli estivi. Il Parco Ranghiasci, "ad uso inglese", con villini e giardini, fu realizzato nella prima metà dell' '800.

Festa dei Ceri. Si svolge ogni anno il 15 maggio in onore di S. Ubaldo, protettore della città. I Ceri sono tre alti e pesanti manufatti lignei sormontati rispettivamente dalle statue di S. Ubaldo, S. Giorgio e S. Antonio Abate. I ceraioli li portano a spalla e di corsa con delle barelle per le vie della città fino alla basilica di S. Ubaldo, sulla vetta del monte Ingino. Palio della Balestra (ultima domenica di maggio). E' una tradizionale competizione con l'antica balestra da postazione. I balestrieri eugubini e di Sansepolcro si danno appuntamento in Piazza Grande. La gara consiste nel centrare un bersaglio posto a 36 metri di distanza, ed è accompagnata dall'esibizione degli Sbandieratori. Processione del Cristo Morto (o del Venerdì Santo). Viene organizzata dalla Confraternita di S. Croce della Foce ed è una rappresentazione simbolica del dramma della Passione di Cristo. I confratelli sfilano all'imbrunire portando i simboli della Passione. Il corteo è chiuso dalle statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata; dietro di esse intonano le loro laudi i cantori del "Miserere".



Dal 500 ad oggi il lustro di Mastro Giorgio ha reso Gubbio famosa nel mondo.

I più antichi manufatti ceramici risalgono al neolitico (VI - V millennio a.C.). Sono inoltre emerse testimonianze dell'eneolitico, dell'età del bronzo, del ferro e, soprattutto, del periodo romano: in località Vittorina è stata individuata un'officina del I sec. d.C. in cui si producevano anche tentativi di terra sigillata. L'attività produttiva nel campo della ceramica, documentata sin dal XII sec., ebbe grande sviluppo a partire dalla metà del XV sec. Ai numerosi vasai locali si associarono allora maestri forestieri (provenienti da Siena, Norcia, Borgo Sansepolcro, Teramo etc.), determinando un confronto di esperienze.

Tra i figuli operanti sullo scorcio del '400 un ruolo di rilievo lo ebbe Giacomo di Paoluccio, titolare di una prestigiosa bottega locale. Con lui contrassero società i fratelli Salimbene, Giovanni e Giorgio Andreoli, originari di Intra sul Lago Maggiore. In questo periodo la fama della ceramica eugubina è legata ai lustri rossi, argentei e dorati, ottenuti in terza cottura secondo la tecnica araba codificata dal Piccolpasso (chiamata "maiolica" e ora conosciuta come "lustro ad impasto" o "lustro metallico"). Già nel 1495 - e più espicitamente nel 1501 - Giacomo di Paoluccio e gli Andreoli producevano ceramica lustrata, presumibilmente simile a quella derutese ma arricchita da un intenso lustro rosso rubino. I più antichi esemplari che ci sono pervenuti, datano al secondo decennio del '500, periodo in cui prende avvio la serie delle maioliche siglate o firmate da Mastro Giorgio che morì nella primavera del 1554.

Durante il XVI sec. furono attivi a Gubbio anche altri vasai che praticavano la ceramica lustrata, alcuni dei quali vennero in contatto con Mastro Giorgio: Traversi; Floris; Giovanni Maria, Bartolomeo e Vincenzo Cattani, figli di Giovanni, fratello di Mastro Giorgio.Fra '600 e '700 la ceramica eugubina ebbe un decremento produttivo e qualitativo. Sembra comunque che la maiolica locale, fin dallo stile compendiario, rimandasse a consuetudini delle regioni adriatiche, ma anche a modelli derutesi. Questo oscillare fra tipologie dell'Umbria e delle Marche rimane una delle caratteristiche salienti della produzione eugubina del XVII sec. Sporadiche testimonianze della prima metà del '700 ci permettono di stabilire che a Gubbio persisteva allora la produzione di maiolica decorata, tra cui quella a foglie blu su fondo azzurrato. Le carte d'archivio ci consentono invece di documentare l'esistenza di fabbriche locali di Maiolica Rossa e di Maiolica Bianca nel secondo quarto del XVIII sec.

Tra il 1856 e il 1857 venne ufficializzata la riscoperta dei lustri metallici da parte delle fabbriche eugubine, per merito di Angelico Fabbri e a Luigi Carocci, che condussero esperimenti e ottennero soddisfacenti risultati in proposito. Il perfezionamento dei lustri eugubini avvenne, dal 1865 ca., nella fabbrica diretta da Giovanni Spinaci, il quale sembra abbia appreso dal Carocci il segreto di tale lavorazione. A partire dai primi anni '80 fu attivo pure lo stabilimento ceramico di Antonio Passalboni, che produsse caratteristici piatti con intensi lustri e raffinate decorazioni a rilievo. Maioliche riverberate, ma anche e soprattutto in policromia, vennero minuziosamente decorate fino all'inizio del '900 da Giuseppe Magni, per lungo tempo professore di disegno nelle scuole tecniche di Gubbio. A partire dall'inizio degli anni '20 di questo secolo furono poi aperte numerose fabbriche, tra cui la società Vasellari Eugubini diretta da Ilario Ciaurro e la Fabbrica Majoliche Mastro Giorgio di Polidoro Benveduti, nella quale venne anche sperimentata la tecnica del bucchero. E' questo il periodo al quale risalgono le prime esperienze nel campo della ceramica di Aldo Ajò (il cui stile originalissimo fu imitato da allievi ed epigoni) e di altri abili ceramisti eugubini del '900 (Baffoni, Cavicchi, Faravelli, Monarchi, Notari, i fratelli Rossi etc.).

Lo statuto cittadino del 1338 approvò l'arte dei vasai (ars vasariorum et figulorum) assieme ad altre arti. E' bene comunque ricordare che nel suddetto statuto venne imposto alle arti di lasciar libero il mercato, imposizione riconfermata nello statuto del 1624.Già dal 1326 l'arte dei vasai è rappresentata in consiglio comunale da un proprio capitano, figura che comunque, a partire dal XVI sec., viene esautorata di ogni potere di elezione.Tale rappresentanza è documentata fino al 1406 mentre al 1520 risale la conferma, sempre in consiglio comunale, del breve dei figuli, oggi purtroppo perduto.Siamo anche a conoscenza della misura protezionistica adottata a favore di questa arte nel 1456, segno evidente della considerevole valenza economica che l'attività allora rivestiva. Analoghi provvedimenti furono presi pure nel corso del XVIII sec. Una privativa per la produzione a lustri metallici fu concessa alla Società Fabbri-Carocci dal Governo Pontificio poco prima dell'unità d'Italia.



ARTIGIANI DELLA CERAMICA A GUBBIO


A.C.E.R. Artigiani Ceramisti Eugubini Riuniti
Largo del Bargello - 06024 - Gubbio PG

Arte Pittura di Baldinelli Anna Maria
06020 - Gubbio PG

Baffoni Raimondo Romano
Via dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Buccheri Antonio Rossi
Via Savelli della Porta - 06024 - Gubbio PG

C.A.F.F. s.n.c.
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Capanelli Beatrice
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

Capanelli Mario
Via della Repubblica - 06024 - Gubbio PG

Carlino Giuseppe e Carlino Giuliano s.n.c.
Via XX Settembre - 06024 - Gubbio PG

Casagrande Dolores
Via Fontevole - 06024 - Gubbio PG

Casagrande Giorgio
Via Baldassini - 06024 - Gubbio PG

Ceramica Lupo d'Agobio di Baffoni Sergio Romano
Loc. Cipolleto - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche Artistiche La Eugubina
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche Duca di Montefeltro di Baldelli Katia

Via dei Consoli, 33 - 06024 - Gubbio PG

Ceramiche La Mastro Giorgio
Via Tifernate - 06024 - Gubbio PG

Corazzi Giampiero
Via S. Agostino - 06024 - Gubbio PG

Eredi Sebastiani Franco s.n.c.
Via Reposati - 06020 - Gubbio PG

Fiorucci Giuseppe
Via dell’Arboreto - 06024 - Gubbio PG

Fumanti Aldo
Via Pier Luigi da Palestrina - 06024 - Gubbio PG

Grilli Leo
Via Dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Grossi Particolari di Arredo
Via Gabrielli - 06024 - Gubbio PG

Magnanelli Giovanni
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

Mengoni Gabriele
Via dei Consoli - 06024 - Gubbio PG

Minelli Giancarlo
Via Benedetto Croce, 29 - 06024 - Gubbio PG

Monacelli Giuliana
Via Benedetto Croce - 06024 - Gubbio PG

Morelli Francesco
Via Raffaello Sanzio - 06024 - Gubbio

Rampini s.n.c.
Via Leonardo da Vinci - 06024 - Gubbio PG

S.I.C. s.n.c.
06024 - Gubbio PG

Spogli Ines Aiò
Via della Cattedrale - 06024 - Gubbio PG



IL MAESTRO ENRICO MARRANI
"L'artista nasce a Ripa, un paesino vicino a Perugia, il 22 agosto 1952. Dopo essersi diplomato
all'Istituto d'Arte "Bernardino di Betto" si è perfezionato in pittura e scultura, nonché tecnica del
restauro, presso l'Accademia di Belle Arti "P. Vannucci" a Perugia.
Alla luce di una vocazione artistica già fortemente delineata, dopo un primo periodo di ricerca e
sperimentazione, Enrico Marrani ha trovato la sua più autentica e matura dimensione artistica nella
pittura su ceramica. È su questo sfondo di antiche formelle e suggestive terrecotte (cui fanno da
cornice massicci telai di legno antico) che emergono, in tutta la loro armoniosa bellezza, i temi e i
soggetti cari all'autore: scene di caccia, immagini ieratiche, volti di dame e cavalieri e soprattutto il
dolce paesaggio umbro; il tutto caratterizzato da un'ispirazione sempre viva e ricca di felici intuizioni
cromatiche. Con le sue numerose mostre in Italia e all'estero, Enrico Marrani è ormai diventato un
preciso punto di riferimento per tutti coloro che intendono avvicinarsi alla pittura su ceramica e,
nell'ambito della grande tradizione artistica di Assisi, rappresenta attualmente una delle personalità
più originali e significative."
La specialita' dell’artista e' la pittura artistica in ceramica su cotto e cotto antico. In particolare
nell'arco dell’attivita' trentennale ha sviluppato una tecnica di produzione che prevede numerosi
passaggi, che iniziano con il recupero del materiale antico e relativa pulizia, per poi passare alla
smaltatura con smalto opaco, quindi al disegno, alla pittura, alla cottura in forno, patinatura e
montaggio della ceramica in cornice.
Il tutto rigorosamente realizzato a mano, con la finalità di ottenere delle opere dalle caratteristiche
uniche ed irriproducibili.
I soggetti raffigurati spaziano dalle creazioni personali, di varia natura, alle rivisitazioni di opere dei più
illustri artisti dei secoli scorsi.





 

DISCOVERY UMBRIA 2016
Proposte di visita.
Una serie di proposte per scoprire l'Umbria che non ti aspetti.

Una ricchezza di esperienze che potrai vivere scegliendo la natura e l'ebbrezza del rafting o della mountain bike oppure immerso in arte e spiritualità. Nelle quiete vie medievali o nei densi boschi, ogni attimo sarà indimenticabile. Ma la vivacità dei luoghi diventa imperdibile in concerti jazz e Festival. Ovunque andrai troverai sapori genuini e piaceri della buona tavola.

Emozioni per tutti i gusti.
Bevi, assaggia, gusta, ascolta, ricorda. Qui i prodotti della terra parlano direttamente al cuore. E il sapere antico degli uomini rivive nello stesso piacere che si ha quando si accoglie un amico. Mai stato in Umbria?
Colori e suoni di feste e festival in Umbria
I più stimolanti appuntamenti con il Jazz ma anche l'effervescente atmosfera dei Festival e le ricercate esecuzioni di artisti internazionali. Città che si trasformano in musei. Vieni e scopri l'allegria delle feste e la frizzante competizione che aleggia nei tornei storici. L'Umbria è ricca di occasioni per conoscere gente che non ti aspetti.
Umbria: ovunque ricchezze di arte
Ti guardi attorno: un pozzo etrusco, monumenti romani ma anche mosaici bizantini e ancora Giotto e Perugino. Troverai luoghi non dissimili a secoli fa.
Sport e avventura in Umbria: fiumi, laghi e mille attività per chi non riesce a stare mai fermo
Ti piacciono le sfide? Cerchi l'adrenalina di un volo libero in deltaplano o l'emozione di un gommone lungo il Nera? Preferisci il suono degli zoccoli di un cavallo in un incomparabile paesaggio o domare il vento con una vela? Umbria, una cascata di divertimenti.
Lungo strade e sentieri di santi e pellegrini: arte, storia e natura per scoprire l'anima dell'Umbria
Umbria, per ritrovare se stessi. Alla ricerca di quella dimensione nascosta che ti raggiunge nel cuore e nella mente: esperienze spirituali che potrai vivere nell'intensità dei boschi o nei luoghi scelti dagli eremiti. Antiche tradizioni religiose e leggende di draghi e serpenti da sconfiggere, per raggiungere la tua pace interiore.
Percorsi suggestivi, eccellenze produttive e tradizioni secolari per uno shopping che sposa antico e moderno
La grande tradizione artigiana e produttiva da vivere in tanti modi: diventa garzone di bottega per un giorno e crea dal nulla un capolavoro di ceramica; vai a caccia del miglior cachemire direttamente in maglificio; scopri botteghe e laboratori d'arte, tessuti antichi, mobili intarsiati e tanto altro.
Umbria, Cuore Verde d'Italia: natura da vivere nei colori di ogni stagione
Un paradiso per botanici e birdwatcher: l'aria frizzante del bosco, il muschio sul tronco secolare e il battito rilassato che si allinea al ritmo di ciò che è intorno. Forse è questa la dimensione più profonda che guida i nostri passi con il binocolo al collo… Umbria: la natura allo stato dell'arte
Percorsi naturalistici nei parchi dell'Umbria: itinerari ed escursioni alla scoperta dei luoghi della natura, della storia e della tradizione
L'Umbria è il Cuore verde d'Italia, e il suo cuore è ricco di parchi, aree protette e zone di interesse naturalistico, adatte a tour di scoperta e avventura.
In Umbria ricade una grande parte del parco nazionale dei Monti Sibillini oltre a sette parchi regionali: il parco di Colfiorito, il parco del Monte Cucco, il parco del Monte Subasio, il Parco fluviale del Tevere, il Parco di Monte Peglia e Selva di Meana, il Parco del Lago Trasimeno e il Parco fluviale del Nera.
Ogni parco offre una storia che si racconta attraverso particolarità ambientali e naturalistiche: flora, fauna, corsi d'acqua, laghi e stratificazioni geologiche, elementi tutti che incarnano l'essenza dei parchi umbri, impreziositi anche da numerose testimonianze culturali, legate soprattutto all'appartenenza di queste aree alle più importanti vie di comunicazione di un tempo. Conserva particolari flora e fauna di grande interesse naturalistico. Visita i parchi in compagnia dei tuoi amici o della tua famiglia: ad attenderti una natura unica!
Prodotti tipici
Trova l'ispirazione su cosa fare e vedere in Umbria: luoghi di interesse, eventi, natura, sport, cucina, artigianato
Organizza con noi i tuoi giorni in Umbria. Qualunque sia la tua idea di vacanza o di soggiorno ti possiamo aiutare con consigli, suggerimenti e piccoli segreti per muoversi tra le bellezze dell'Umbria e costruire un'esperienza di viaggio indimenticabile. Ma anche autentica.
Le ricette della tradizionein Umbria
La tradizione è alla base della cucina umbra, con piatti non sempre poveri o popolari. Poco influenzata dalle regioni vicine, si basa essenzialmente sulla carne e sui prodotti della terra, che vengono usati sia nelle grandi occasioni sia nel pasto quotidiano. È una cucina semplice, con lavorazioni in genere non troppo elaborate, che esaltano i sapori delle materie prime.
Le radici della cucina umbra affondano nella civiltà degli Umbri e dei Romani con frequente uso di legumi e cereali. La tipologia può essere divisa in tre grandi aree che, grossomodo, corrispondono a quella culturale in cui si divide la regione. Tipica è la lavorazione del maiale e la produzione di salumi, in particolare nella zona di Norcia, da cui il termine italiano "norcino" per indicare il produttore ed il venditore di salumi.Altri ingredienti "nobili" che ricorrono nei sapori umbri sono il tartufo e l'olio extravergine di oliva : di quest'ultimo la cucina umbra non può fare a meno
MONUMENTI E CHIESE
Per te che vuoi apprezzare il fascino della storia e scoprire come, nei secoli, gli spazi naturali e le città sono stati trasformati con la costruzione di palazzi, chiese, abbazie e monumenti di ineguagliabile eleganza e valore architettonico
I BORGHI DELL’UMBRIA
Ogni comune dell'Umbria nasconde nei suoi vicoli arte, storia, cultura, tradizioni e sapori tutti da scoprire.
Nelle strade di ogni piccolo e grande comune dell'Umbria si nasconde un tesoro unico, fatto di colori, suoni, profumi e sapori che puoi scoprire solo perdendoti nei loro vicoli.
Dalle città più grandi come Perugia, Terni, Foligno, Spoleto fino ai piccoli borghi della Valnerina come Poggiodomo, Arrone e Sant'Anatolia di Narco, passando per i comuni che circondano il Lago Trasimeno e quelli nel territorio tuderte e orvietano. In ognuno dei comuni dell'Umbria trovi una particolarità, un dettaglio in grado di rendere unico il tuo viaggio.
Negli approfondimenti dedicati ad ogni comune trovi tre buoni motivi per visitare ognuno di essi e poi tutte le informazioni che ti servono per conoscere il luogo che stai visitando: la sua storia, le sue peculiarità artistiche, culturali e ambientali. Un viaggio emozionante nell'anima dell'Umbria.



 

NORCINERIE
(Salumi umbri, da leccarsi le dita)

Le origini del maiale si perdono nella notte dei tempi: già in epoca etrusca iniziano a prendere vita le prime forme di allevamento stabile e con le successive invasioni barbariche il suino diventa una delle risorse più importanti del villaggio.
Anche nel Medio Evo il pascolo dei suini ha un rilievo particolare al punto che i boschi sono misurati in base alla loro capacità di nutrire suini, più che in base alla loro superficie.
Col passare dei secoli l’allevamento dei suini e il consumo dei prodotti da essi derivati, assumono progressivamente maggiore importanza passando dai trionfi rinascimentali, in cui si sviluppa l’arte gastronomica e la carne di maiale compare nei banchetti più sontuosi, fino al XIX secolo in cui si diffondono i primi laboratori alimentari e le prime salumerie.
In Umbria le carni di maiale sono state per secoli elemento primario della cucina locale, rappresentando una continuità di tradizione che non ha uguali: ancora oggi in molte case si festeggia il giorno in cui si uccide e si lavora il maiale.
Secondo l’antica usanza medievale, dopo aver spezzato il maiale lo si mangia tutti insieme, e vengono preparate le puntarelle (arrosto o nel sugo per condire la pasta) e le bistecchine fresche.
E del maiale viene usato proprio tutto, a partire dalla sugna che, sciolta a fuoco moderato e depurata, offre uno strutto ottimo per alcuni tipi di frittura, per poi arrivare alla produzione dei numerosi salumi la cui descrizione sarà oggetto della seconda parte del presente fascicolo.








Budellacci
I budellacci sono le interiora del suino affumicate e rappresentano oramai un prodotto tipico in via d’estinzione. Nella tradizione popolare venivano chiamate “annoia” e la classica area di produzione è Norcia e le sue frazioni.
La produzione artigianale di questa rara leccornia prevede l’utilizzo di budello di suino preferibilmente allevato con alimenti biologici che, avvenuta la macellazione, verrà accuratamente lavato con acqua e aceto oppure con vino e limone. Segue il condimento con aglio, sale, pepe e finocchio selvatico in proporzioni variabili. Per ultimo l’essiccatura che tradizionalmente avviene all’interno delle cappe dei grandi camini dei casolari umbri nei quali, trascorsi tre o quattro giorni, i budellacci raggiungono il giusto punto di umidità per la loro conservazione. Sono consumati preferibilmente alla brace o cotti in padella.



BOCCONCINI DI DAINO
Il bocconcino di daino si ottiene dalla lavorazione delle carni magre di daino prive delle parti grasse e dei nervetti, e per un 30% dal grasso del maiale.
Dopo la concia con sale, pepe e bacche di ginepro, l’impasto viene messo in un budello naturale di suino e legato in rocchi che vengono fatti asciugare per circa 2 giorni in locali aerati e tiepidi.
La stagionatura dura circa un mese in luogo fresco e umido.
Il cacciatorino è frutto della lavorazione delle carni magre di daino impastate con il 30% di grasso di suino.
Dopo la concia con sale, pepe e bacche di ginepro, l’impasto viene insaccato e legato in rocchi, si lascia poi asciugare ed infine stagionare in locali freschi.


Capocollo e Lombetto
Il capocollo ed il lombetto sono due prodotti molto apprezzati della norcineria umbra. Particolarmente graditi per preparare antipasti, oppure per farcire la torta di Pasqua e quella al testo.
Secondo la tradizione la loro preparazione cominciava intorno a Natale, quando la temperatura fredda permetteva di iniziare la macellazione del maiale, prolungando poi la stagionatura nei mesi freddi dell’inverno e dell’inizio primavera.
Tipico della norcineria umbra, il capocollo (chiamato nella zona dell’alto Tevere scalmarita), ricavato dal muscolo dorsale del suino, risulta particolarmente apprezzato per il gusto saporito e la marezzatura della carne.
Il processo di preparazione prevede la fase di salatura, pepatura e la successiva fase di aromatizzazione con aglio tritato; il capocollo viene poi messo sotto sale per 15 giorni, al termine dei quali esso viene lavato nel vino bianco, avvolto in carta oleata e messo ad asciugare per 8 giorni.
Infine il capocollo, impacchettato in carta paglia e legato con lo spago, viene lasciato maturare per un periodo da 30 a 60 giorni.
Di sapore più delicato del capocollo, è il lombetto, realizzato appunto con i lombi, vale a dire la parte più pregiata del suino. Esso è riconoscibile per la quasi totale assenza di parti grasse e per il colore delle parti magre, che con la stagionatura tende a scurirsi.
Una tecnica particolare di conservazione del lombettoè sott’olio, tagliando l’insaccato in fettine di tre-quattro millimetri, che vengono poi stratificate in barattolo di vetro e coperte di olio extravergine di oliva, arricchito di bacche di ginepro e foglie di alloro.
Così facendo, la carne si mantiene morbida e può essere consumata anche dopo molte settimane.



CIAUSCOLO
Il ciauscolo è un insaccato caratteristico e tradizionale della regione Marche, ma ormai anche nella nostra regione sono molteplici le zone che si occupano della sua produzione, come Poggiodomo, Norcia e Spoleto. Si ottiene dalla lavorazione delle parti più saporite del maiale come la spalla, la pancetta ed il prosciutto, che vengono macinati per avere una grana finissima.
Dopo la concia con sale, pepe, aglio ed un po’ di vino, si insacca nel budello naturale del maiale e si lascia maturare per qualche giorno in un ambiente arioso, dove sia presente del fuoco e del fumo, per poi passare alla stagionatura.




Coglioni di Mulo
Il nome di questo curioso salume la dice lunga sulla sua forma e si tratta di un prodotto singolare che è possibile trovare solo nel comprensorio di Norcia. La sua origine storica sembra sia da far risalire al consumo di insaccati di carne di mulo del vicino Abruzzo anche se è prodotta da sempre in Umbria con carne suina. I coglioni di mulo sono prodotti a partire da carne magra di maiale, macinata a grana finissima e con un lungo pezzo di lardello centrale. Il salume viene poi legato ad una zeppa di faggio e lasciato stagionare al naturale in cantine fresche ed areate. Alcuni usano consumare i coglioni di mulo dopo averli lasciati a bagno nel vino rosso per un paio di giorni.



Coppa
La coppa o coppa di testa è uno dei prodotti più tipici dell’Umbria, dal sapore speziato e aromatico. La sua preparazione prevede la bollitura delle parti meno nobili del maiale ma ricche di collagene e cartilagini come la testa, l’orecchio, il nasello e il muso. Grazie alla lunga cottura e all’aggiunta successiva di vari aromi come sale, pepe, pinoli, uva sultanina, bucce di arancia e di limone si ottiene un insaccato particolarmente appetitoso e ricercato. Ultimata la bollitura si procede al taglio delle parti in piccoli pezzi e al loro condimento, quindi l’impasto viene insaccato in budello di bovino o sacchi di panno per permettere ai liquidi in eccesso di essere eliminati. La coppa va consumata quasi subito e possibilmente fredda. La miscela di spezie può variare da zona a zona: in Valnerina, per esempio, è frequente trovare la coppa aromatizzata con il tartufo.




Guanciale o Barbozzo
La guancia di suino, alla fine della lavorazione si presenta di forma triangolare, di medie dimensioni, di peso
variabile dagli 800-1000 g., stagionato e ricoperto di pepe
Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura
1. Sezionatura: la parte di suino interessata è il muscolo della guancia, dopo che si è tolta la cotica;
2. rifilatura;
3. salagione: si mette sotto sale per 4-5 gg.;
4. lavaggio, dopo si passa l'aglio, si aggiunge il vino e si ricopre di pepe;
5. asciugatura, per 4-5 gg.;
6. stagionatura per un periodo di 60-90 gg.
REGIONE DELL’UMBRIA
GIUNTA REGIONALE
Direzione Regionale Attività Produttive
Servizio Produzioni Vegetali e Politiche per
l’innovazione
SCHEDA IDENTIFICATIVA DEI PRODOTTI
AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELL’UMBRIA
Materiali e attrezzature specifiche utilizzati per la preparazione e il condizionamento
Coltelli di vario tipo, contenitori per mettere sotto sale, scotennatrice e cella frigorifero
Descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura
1. Sala di sezionamento,dove il suino viene tagliato nelle varie parti e preparato per l'uso;
2. sala lavorazione: dove si rifila, si sala e si lava il guanciale;
3. sala di asciugamento e/o stagionatura: la prima è a temperatura controllata, la seconda a temperatura
naturale.

Il suino viene allevato al pascolo, dove possono crescere più lentamente, mangiano alimenti saporiti e per
procurarsi il cibo sviluppano i muscoli dell’apparato masticatore; il prodotto così ottenuto risulta con una
maggiore presenza di parti magre. Il barbozzo è ideale per la preparazione di piatti dal sapore gustoso:
scafata, piselli di Bettona in padella, pasta all'amatriciana



Insaccati di Cinghiale
Tutta l’arte della norcineria umbra si è dedicata da sempre alla lavorazione e conservazione delle carni di cinghiale. Questo animale è assai diffuso in tutte le aree boschive della regione e rappresenta una delle prede più ambite dei numerosi cacciatori locali.
La gamma dei salumi di cinghiale è molto articolata ed interessa le stesse produzioni tipiche del suino come prosciutto, salcicce, capocollo, salame o barbozzo. La caratteristica principale di questi deliziosi insaccati è quella di contenere una minore quantità di grasso rispetto ai tradizionali e sicuramente un gusto più penetrante e selvatico.
Insaccati di Daino
E’ una tradizione recente ma che si è consolidata in poco tempo quella del trattamento delle carni di daino, animale semiselvatico oggi molto diffuso in numerose aree boschive dell’Umbria. L’area di elezione è senz’altro Nocera Umbra che può vantare molti allevamenti produttivi. Tra i salumi più in voga troviamo il fiocco o filetto di daino, ottenuto dalla stagionatura della lombata disossata, i tipici cacciatorini o lo squisito prosciutto disossato. Nella gastronomia locale la carne di daino è utilizzata per la preparazione di saporiti condimenti per la tradizionale pasta fatta in casa.
Salsicce e Mazzafegati
La scena della lavorazione del maiale in Umbria è dominata dalle salsicce che vengono preparate utilizzando le parti migliori dell’animale rimaste dopo aver separato prosciutti, spalle, capocolli, e lombetti.
Numerosi sono i possibili usi in cucina delle salsicce esistenti sul mercato: quelle classiche fatte con la carne di maiale magra e grassa e insaporite con sale, aglio e pepe possono essere consumate sia fresche che secche, dopo un breve periodo di stagionatura.
La più caratteristica preparazione a base di salsicce fresche vede l’abbinamento di questo prodotto con acini di uva fresca, ma esse sono utilizzate anche per la preparazione di condimenti per primi piatti, nonché per appetitosi secondi insieme a numerose verdure quali lenticchie, patate e cipolle.
Le salsicce secche invece sono particolarmente apprezzate per la preparazione di antipasti oppure sono consumate senza ulteriori preparazioni insieme alla torta di Pasqua o al pane casereccio.
Ma le più tipiche salsicce umbre sono i mazzafegati, a base di fegato di maiale, che vengono fatte sia dolci che salate.
Il fegato tagliato a piccoli pezzi viene mescolato con pasta di salsiccia, sale e pepe, uvetta e pinoli e insaccato nei budelli grandi in forme piuttosto grosse. Vengono cotti interi sulla brace.
Per la versione dolce il sale è sostituito dallo zucchero e vi è l’aggiunta di buccia d’arancia che conferisce un sapore particolarmente delicato.



Mortadella Umbra
La mortadella umbra è un salume raro e di antiche tradizioni della Valnerina. Poco conosciuto anche all’interno degli stessi confini regionali si caratterizza per non avere nulla in comune con la più famosa omonima versione del Nord Italia. E’ prodotta con carne di suino magra, tritata a grana finissima e conciata solo con sale e pepe. La mortadella è insaccata ponendo al centro un lardello lungo una trentina di centimetri. L’impasto viene poi pressato a forma di parallelepipedo e stagionato quattro-cinque mesi in ambienti umidi e freschi.


Porchetta
Una delle preparazioni tradizionali della carne di maiale è la porchetta, che può essere considerata una specialità perugina, ora diffusa in tutto il territorio nazionale,
ma che affonda le sue origini nelle nostre campagne.
La porchetta era preparata con un maiale di montagna, giovane, spesso selvatico, che non superava i 50 chili di peso e nutrito esclusivamente con ghiande. I contadini in occasione di feste popolari, usavano, di buon ora, uccidere e preparare il maiale per le successive lavorazioni.
Ancora oggi la preparazione della porchetta segue le antiche ricette: dopo la macellazione il maiale, ben pulito, viene riempito con piccoli pezzi di carne, interiora e cartilagini condite con sale, aglio, finocchio e pepe.
Il suino, messo allo spiedo, viene poi cotto in forno a legna riscaldato da 3 o 4 ore. Verso la fine della cottura il fuoco viene ravvivato con della legna minuta, in modo che tutt’intorno al maiale si formi una crosticina croccante e dorata.
È usanza popolare mettere sotto la porchetta dei recipienti, per lo più di terraglia, per raccogliere il sugo che esce durante la cottura, che con termine umbro è detto “intocco”. In questo sugo si cuociono i soletti, cioè le zampe, la coda e le orecchie del maiale tagliati a tocchetti e insaporiti con aglio, sale, pepe, salvia, rosmarino e finocchio selvatico.




Prosciutto

Coscio di suino stagionato, dalla caratteristica forma a pera, ricoperto di pepe dove non è protetto dalla cotenna. Il prosciutto nostrano si differenzia dagli altri per le caratteristiche particolari della stagionatura. Il prosciutto viene stagionato in ambienti naturali, asciutti e ben areati grazie all'azione del vento di tramontana tipico della nostra regione. Per consumarlo al meglio va bloccato nell'apposita morsa porta-prosciutti e tagliato con coltello a lama lunga e affilata, si ottengono così delle fette molto sottili e piene di freschezza e sapore che altrimenti si perderebbero.
Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura
1. Sezionatura: la parte di suino interessata è il coscio, di dimensioni più lunghe rispetto a quello di
Parma, perché il taglio arriva fino alla sesta costa;
2. sagomatura, poi viene eliminata la cotenna dalla parte interna del coscio;
3. salagione: si ricopre con un preparato, composto da sale, pepe, aglio e si lascia riposare per 25 gg.;
4. lavaggio, avviene con acqua calda e con vino;
5. asciugatura, viene aromatizzato con pepe e aglio e lasciato ad asciugare per 30-35 gg.;
6. stuccatura con composto di grasso di maiale (strutto), aglio e pepe, sale e farina;
7. stagionatura in ambiente naturale per circa due anni.
Descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura
1. Sala di sezionamento, dove il suino viene tagliato nelle varie parti e preparato per l'uso;
2. sala lavorazione: dove avviene la sagomatura, la salagione e il lavaggio;
3. sala di asciugamento e/o stagionatura: la prima è a temperatura controllata, la seconda a temperatura


PROSCIUTTO DI NORCIA IGP




La storia del prosciutto affonda le radici nell’antica civiltà dei Greci e dei Romani, che producevano il pregiato salume, distinguendo altresì tra prosciutto ottenuto dalla coscia e quello dalla spalla. A partire dal Trecento gli scrittori di agricoltura ne descrivono le tecniche di produzione, ma è nel Rinascimento che il prosciutto vive il suo momento migliore, diventando il piatto forte di feste e banchetti. Nel nostro territorio, Norcia, e tutta la Valnerina in generale, sono le zone di produzione più famose.
Il prosciutto tipico di Norcia, che vanta il riconoscimento di prodotto a IGP e si caratterizza per il suo sapore pieno e sapido e per il profumo leggermente speziato, deve le sue peculiarità alla maestria degli artigiani locali espressa nel paziente lavoro di preparazione e stagionatura.
La prima caratteristica di questo prosciutto crudo stagionatoè sicuramente l’intaglio della sua inconfondibile forma a pera, ma anche il tipo di lavorazione: il coscio di stinco pesante adulto dopo esser stato rifilato, viene salato a secco con sale da cucina e viene lasciato così per circa 20 giorni.
Passato questo periodo, viene messo in acqua calda, e dopo esser stato lavato, viene condito con pepe e aglio e appeso per farlo asciugare.
Dopo circa 8 mesi, si procede alla stagionatura del prodotto che, prima di essere lasciato in luoghi freschi e umidi, viene trattato con un impasto di farina e strutto.
Questa lavorazione avviene nella tradizionale area di produzione che comprende i territori dei comuni della Valnerina, purché posti al di sopra dei 500 metri sul livello del mare.
I prosciutti interi vanno poi conservati in luoghi freschi, ma non in frigorifero, dopo aver unto con una goccia d’olio la superficie di taglio e averla rivestita con un foglio di alluminio o di pellicola trasparente.







PROSCIUTTO E SALSICCE DI CINGHIALE

Prodotti analoghi a quelli presi in rassegna nelle pagine che precedono, si ottengono anche da altri animali, quali il cinghiale e il daino. Si pensi al prosciutto di cinghiale, di dimensioni ridotte rispetto a quello di maiale e con stagionatura di durata non superiore a 16 mesi; presenta una carne di colore rosso scuro, il suo profumo tende al selvatico, ed ha un sapore particolarmente deciso a causa della concia a secco con aglio, spezie e sale.
Dalle migliori carni di cinghiale si ottengono anche gustose salsicce: l’impasto di carne viene insaporito con aglio, sale e molto pepe nero, dopodiché viene insaccato; a questo punto le salsicce possono essere consumate sia fresche che secche.




PROSCIUTTO DI DAINO

Il prosciutto di daino si ottiene dal coscio di daino disossato e sgrassato, messo sotto sale, pepe e ginepro per circa due settimane. La prestagionatura avviene in locali aerati con presenza di fumo, mentre la stagionatura richiede locali con temperatura e umidità controllata.
Il filetto di daino, invece, si prepara con il lombo di daino, dopo aver tolto l’osso ed il grasso, fatto insaporire con sale, pepe e bacche di ginepro per 8-9 giorni.
Tolto dal sale, il filetto viene prestagionato in ambienti caldi, ma aerati, mentre la stagionatura avviene in zone fresche con umidità controllata, per circa 60 giorni.


Prosciutto Nostrano
Realizzato in tutta la regione, il prosciutto nostrano umbro rappresenta il prodotto più diffuso della norcineria locale. Con caratteristiche simili al prosciutto di Norcia, il nostrano viene realizzato con cosci di suino pesante (più di 150 kg.) in alcuni casi alimentato a ghianda. Di grande dimensione e con forma a pera senza zampini, il coscio viene salato a secco con l’aggiunta di pepe e aglio schiacciato. Dopo il periodo di salatura di 30-40 giorni si procede al lavaggio con acqua tiepida per poi procedere ad una seconda salatura che spiega la ragione per la quale questi prosciutti avranno il tipico gusto sapido ed intenso. Prima della stagionatura, che di solito avviene in cantine ben areate, le cosce vengono ricoperte da abbondante strutto e pepe macinato.
Percorsa da venti secchi del nord l’Umbria è una terra ideale per la stagionatura dei salumi e il prosciutto nostrano regalerà, a fine maturazione, un prodotto inconfondibilmente saporoso e marezzato. E’ commercializzato anche sotto il nome di Prosciutto Campagnolo o Prosciutto del Contadino.




Robba Cotta
E’ un prodotto di norcineria oramai quasi scomparso e ottenuto dalle parti più povere del suino come gli zampetti o la coda. Le carni vengono lessate assieme ad aglio, semi di finocchio, sale, pepe ed altre spezie aromatiche.
Un tempo era venduto nei chioschi e lungo le strade per permettere ai viandanti un rapido ed economico spuntino alla stregua del lampredotto fiorentino o della meusa palermitana.



Salame Corallina di Norcia
E’ uno degli insaccati più tipici e diffusi della regione, dalle dimensioni contenute e rappresenta la variante umbra del salame lardellato o di Fabriano. L’impasto è composto da tre parti di carne magra di prima scelta come la spalla e le rifilature del prosciutto finemente macinate e una parte di grasso tagliato a dadini. La concia si effettua con sale, pepe macinato e in grani e aglio macerato nel vino. La maturazione avviene in ambienti areati e riscaldati da stufe a legna, mentre la stagionatura avviene in locali freschi e umidi dai tre ai cinque mesi.
Il salame corallina è uno dei protagonisti del tipico antipasto umbro.





Salcicce
Secondo la tradizione umbra, dopo aver separato prosciutti, spalle e capocollo, le rimanenti carni del maiale servono alla produzione di salami e soprattutto di salcicce da consumare sia fresche che stagionate.
Un’ottima salciccia umbra ha nel condimento la sua peculiarità principale: aglio, sale e soprattutto abbondante pepe nero macinato che renderanno l’impasto particolarmente saporito.
Quando viene consumata fresca la salciccia è normalmente cotta alla brace, in umido od arrosto con patate e rosmarino. Entra anche nei condimenti più tipici delle paste come nel caso del sugo alla Norcina. Assieme all’erba cotta è la farcia per eccellenza della torta al testo.



Sanguinaccio
Una specialità antica quanto gustosa è il sanguinaccio. Si ricava dal sangue di maiale con aggiunta di sale, dadini di grasso, pane casereccio, pinoli, uvetta, cacao, buccia d’arancia,zucchero. Il tutto viene mescolato per evitare che ci siano dei coaguli e si lascia in infusione per almeno dodici ore. Al termine del tempo l’impasto viene insaccato nei budelli naturali del maiale.
Appena insaccati, i sanguinacci vanno immersi in acqua fredda leggermente salata e fatti bollire per circa trenta minuti a fuoco moderato.
Estratti, vanno appesi e per utilizzarli devono essere tagliati in piccoli pezzi e poi ripassati in olio o strutto.
Una variante del sanguinaccio è il migliaccio.
Per questo cibo va preparato l’infuso senza lo zucchero e con un po’ di intocco.
Il composto va messo in una teglia di terracotta e cotto in forno caldo per circa quaranta minuti.
Spalla
Come per il prosciutto di Norcia l’area di origine della spalla è la Valnerina, da dove si è diffusa in tutta la regione con il termine più familiare di spalletta. La lavorazione di questo salume è del tutto analoga a quella del Prosciutto di Norcia e, benché sia meno pregiato, risulta particolarmente apprezzato da un largo pubblico di consumatori che tradizionalmente lo gusta con la torta al testo calda. La spalla ha, infatti, un maggiore contenuto di grasso, assai aromatico e gustoso, e le sue qualità organolettiche dipendono in massima parte dal peso dell’animale alla macellazione, dalla sua alimentazione nella fase di crescita e dall’evoluzione climatica durante la stagionatura.



Ventresca
Nel dialetto umbro, la ventresca è un tipo di pancetta arrotolata, che si ottiene dalla salatura ed aromatizzazione del ventre del suino sviscerato. Eliminata la cotenna, la pancetta viene posta sotto sale con le altre parti del suino e successivamente aromatizzata con pepe e spezie, arrotolata ed incartata alla stregua dei capocolli e dei lombetti.
E’ facilmente riconoscibile in quanto la fetta presenta cerchi di grasso e cerchi di magro dal colore particolarmente rosato.
Subito pronta per l’uso, viene consumata affettata di volta in volta, eliminando l’involucro esterno ed è particolarmente indicata per antipasti e spuntini.
Una variante della ventresca è la pancetta tesa: in questo caso non viene rimossa la cotenna e, il suo utilizzo risulta particolarmente indicato per la preparazione di sughi, di battuti e di soffritti.



SELVAGGINA
La cucina umbra è ricca di preparazioni di carni selvatiche come il daino (in umido o macinato per crocchette), il capriolo (spezzatino di capriolo alla contadina) e il cinghiale,
quest’ultimo soprattutto trasformato con ottimi risultati grazie ad una minore presenza di grassi rispetto ai tradizionali insaccati ed un gusto ancora più marcato di quello del suino.
Alla presenza spontanea di animali nelle aree boschive del territorio si sono aggiunti negli anni più recenti allevamenti selvatici per fini alimentari; l’Umbria infattiè stata una delle prime regioni divulgatrici e promotrici di tali allevamenti per la salvaguardia ed il recupero delle aree marginali, mantenendo però le caratteristiche di rusticità e selvaticità.
Sicuramente tra gli animali che hanno un ruolo di primo piano nella cucina tradizionale, è da annoverare anche la cacciagione.
rappresentata da palombacci, tordi, quaglie, starne, vari uccelli di passo e lepri di bosco. Soprattutto palombe e palombacce meritano un posto di rilievo: era usanza cacciare questi uccelli tra Ottobre e Marzo, quando transitavano sulla regione



 

PANE E DINTORNI
# Tutto quel che c’è da sapere sul pane ed i prodotti da forno
# I prodotti da forno in Umbria


FARINA DI FRUMENTO
La farina di frumento è il prodotto della macinazione del frumento.

La farina e la semola o semolato di grano, assieme all'acqua, al lievito (a volte facoltativo) e alle uova (solo per la pasta all'uovo), rappresentano gli ingredienti principali per gli alimenti tipici e tradizionali italiani (la pasta e il pane).
Mentre la semola o il semolato di grano duro sono impiegate prevalentemente nella produzione della pasta alimentare, la farina di grano tenero (soprattutto tipo 00) viene utilizzata essenzialmente nella panificazione.
Il grano duro e il grano tenero sono cereali del genere Triticum, appartenenti alla famiglia delle Graminacee;
Il frumento [Triticum] è uno dei cereali maggiormente diffusi e utilizzati nel mondo. La pianta produce infiorescenze in spighe composte. Il raccolto consiste nella mietitura (taglio della pianta) e nella trebbiatura (separazione dei chicchi dalla paglia e dalla pula, l’involucro che riveste il chicco). Solitamente, con l’impiego di una mietitrebbia, queste due operazioni vengono svolte contemporaneamente.
Il frumento si suddivide in sei specie diverse, classificate in base al numero di cromosomi che compongono il genoma ed alla composizione genomica:
1. Triticum monococcum (o picccolo farro)
2. Triticum urartu
3. Triticum turgidum (o grano duro; comprende anche Triticum turgidum dicoccum ovvero il farroe Triticum turgidum turanicum ovvero kamut)
4. Triticum timopheevii
5. Triticum aestivum (o grano tenero)
6. Triticum zhukovskyi
La due varietà di farina di frumento più comuni sono la farina di grano tenero [Triticum aestivum o Triticum vulgare] (utilizzata nella preparazione del pane) e la farina di grano duro [Triticum durum o Triticum turgidum] (o semola, utilizzata nella preparazione della pasta). La legge n. 580 del 1967 prevede che, in Italia, la pasta secca deve essere fabbricata solo ed esclusivamente con semola di grano duro.
Le farine di grano tenero si differenziano in:

La farina tipo 00: nonostante sia la più comune in commercio è la meno indicata per la nostra salute infatti, essendo molto raffinata, fa aumentare troppo velocemente la glicemia. Questo aumento fa aumentare a sua volta di molto l'insulina e questa fa alzare i fattori di crescita che determinano la maggior parte dei tumori. Infine questi picchi di insulina favoriscono l'obesità, perché ci mandano in ipoglicemia, e questa ci fa venire fame di zuccheri. Più mangiamo zuccheri e più abbiamo fame di zuccheri [Franco Berrino]. La farina non è particolarmente indicata per la panificazione, meglio usarla per i prodotti di pasticceria.

La farina tipo 0: utilizzata per la panificazione sia casalinga ma soprattutto industriale. Dall'aspetto del tutto simile alla farina tipo 00 ha un contenuto di minerali leggermente superiore.

La farina tipo 1: leggermente più scura delle prime due, è indicata nella preparazione di pane e pizze

La farina tipo 2: con una maggiore quantità di crusca rispetto alla precedente Si distingue dalle altre farine integrali per il colore più scuro, oltre al profumo che emana dopo la cottura del pane. Può essere lavorata senza essere tagliata con altre farine. Grazie alle sue caratteristiche è ideale per la produzione di panini e pane oltre a taralli e pane da biscottare, ma soprattutto per fare il pane buono come quello di una volta, soprattutto se cotto nel forno a legna

La farina integrale: meglio se macinata a pietra è ideale per la panificazione e per ogni tipo di preparazione. La farina non raffinata provoca nell'organismo una risposta glicemica equilibrata che previene l'insorgenza dei tumori. Le fibre dei cereali regolarizzano la funzionalità intestinale ed evitano che le sostanze nocive ristagnino nell'intestino.
Dalla macinazione delle cariossidi e successivo abburattamento (setacciamento), si separano le varie componenti del chicco e quindi i vari tipi di farina (maggiore è questo grado più è bianca la farina).
Il tasso di abburattamento è un indice che misura la quantità di prodotto (in kg) ottenuto macinando 100 kg di grano (maggiore è questo indice più è grezza la farina).
La farina di tipo 00, visivamente più candida e pura, deriva da basse estrazioni (70-75%). Essa non contiene né semola né crusca ed composta quasi esclusivamente da amido e proteine (è infatti la più povera di fibre, proteine, sali minerali e vitamine).
Le farine di tipo 0, tipo 1, tipo 2 sono invece ad alto tasso di estrazione (circa 80%) e appaiono meno chiare poichè contengono anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco. I vari tipi si differenziano tra loro in relazione al contenuto in minerali. La farina di tipo 0, sempre bianca, è ricavata dalla semola, ha molti amidi e poche proteine, le farine di tipo 1 e di tipo 2, progressivamente meno bianche, presentano più crusca, amidi e proteine
La farina di frumento integrale (percentuale di estrazione pari al 100%) è la meno bianca e presenta il minor grado di raffinazione poichè comprende anche la crusca. Essa è la più completa dal punto di vista nutrizionale.
I principali componenti della farina di frumento sono l’amido e il glutine. Sono presenti inoltre destrina, zuccheri, gomme, piccole quantità di sostanze grasse, sostanze minerali, fosfati, sostanze coloranti e vitamine. Dalle cariossidi si ricavano oltre che la farina anche l’amido e, previa fermentazione, l’alcool.
Il grano duro contiene più proteine di quello tenero.

LA FARINA DI GRANO DURO.
La semola di grano duro viene ottenuta dalla prima macinazione del grano duro, un tipo di grano che si rompe difficilmente, e possiede una grana grossolana, a spigoli netti, di colore giallo-ambrato. Questo colore, che dipende dalla varietà di grano impiegato, si trasmette ai prodotti, donando loro un colore più scuro rispetto ai prodotti fatti con farina di grano tenero.
L'impasto ottenuto dalla semola di grano duro presenta, al contrario della farina di grano tenero, una estendibilità minore e una tenacità alta, il che la rende buona sia per la panificazione (è infatti molto usata nella produzione del pane casereccio e industriale) che per la produzione di pasta.
Dalla seconda macinazione della semola di grano duro si ottiene la semola rimacinata, farina di grano duro con grana meno accentuata, sempre impiegata nella panificazione e produzione di pasta. La farina di grano duro contiene più proteine e glutine rispetto alla farina del grano tenero e possiede una capacità di assorbimento di acqua maggiore, possedendo una maggiore frantumazione dei granuli di amido.
I prodotti preparati con farina di grano duro hanno una conservazione migliore, un minore indice glicemico e contengono carotenoidi, pigmenti organici capaci di legare ed eliminare i radicali liberi (antiossidanti). Il semolino di grano duro che si trova in commercio e che viene usato nella preparazione di semolini (dolci e salati), sformati, ma anche dolci, deriva da una diversa macinazione del chicco di grano che, in questo caso, presente una grana grossa.
Altre curiosità sulla farina di grano duro: originariamente la produzione di farina di grano duro apparteneva tipicamente alle regioni del Sud Italia, mentre attualmente la produzione è diventata nazionale; la legislazione italiana obbliga l'impiego della farina di grano dura nella produzione di pasta secca (Legge n. 580 del 1967 e successive modifiche);


LA FARINA BIANCA RAFFINATA ( Fonte: altrainformazione.it)

Questo tipo di prodotto industriale che non ha quasi più niente di naturale è stato privato di 2 parti fondamentali del seme del grano: La crusca all’esterno ed il germe all’interno (l’embrione).
Una dieta basata principalmente su questo prodotto è la causa principale di malnutrizione, costipazione, stanchezza e numerose malattie croniche.
Se ci pensi bene si tratta di un prodotto abbastanza recente, il pane comune infatti fino a poco tempo fa esisteva esclusivamente in forma integrale.
Solo negli ultimi 50 – 60 anni è stato introdotto il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che non ha tenuto conto della salute degli esseri umani.
UN GRANO TROPPO IMPOVERITO

Negli anni ’50 inoltre il frumento è stato vittima di profonde trasformazioni genetiche da parte dei più grandi agronomi italiani. La ricerca genetica, di un frumento che garantisse grosse produzioni e resistentissimo agli eventi esterni, ha creato un grano troppo impoverito, quasi completamente privo di sostanze nutritive.

FARINE ARRICCHITE

Addirittura sono nate delle farine arricchite proprio per soccorrere alla mancanza di questi nutrienti. Quindi le grosse industrie di raffinazione del grano aggiungono 4-5 vitamine e minerali inorganici, pensando così di compensare le 15-20 o più sostanze che si trovano nella crusca e nel germe. (senza considerare le fibre…)

Ma vediamo su cosa influisce il consumo eccessivo di farina bianca:
Più prodotti raffinati una persona mangia più insulina deve essere prodotta dall’organismo.
L’insulina favorisce il deposito di grasso, il passaggio ad un rapido aumento di peso e di trigliceridi elevati, che può portare a malattie cardiache. Nel tempo, il pancreas diventa così carico di lavoro che la produzione di insulina si blocca, e ipoglicemia (poco zucchero nel sangue) o diabete vengono a galla.
Non è un caso che il diabete sia una delle malattie più diffuse negli ultimi decenni. Ci sono bambini che nascono già diabetici negli Usa a causa degli errori alimentari dei loro genitori e in Italia la percentuale di celiachia e intolleranza al glutine (presente nel frumento) cresce ogni anno del 10 %.
Inoltre la farina di grano raffinata è il combustibile che alimenta le infezioni e gli alti livelli di zucchero nel sangue creando un terreno fertile per batteri dannosi ed un conseguente indebolimento del sistema immunitario.
MA NON È TUTTO QUI, PURTROPPO LA SITUAZIONE È ANCHE PEGGIO.
Perché il colore del pane bianco è così bianco,
quando la farina di grano da cui è stato prelevato non lo è?
Il motivo è semplice: la farina usata per fare il pane bianco è sbiancata chimicamente, proprio come quando usi la candeggina per sbiancare i tuoi vestiti.
Così, quando mangi il pane bianco, mangi anche i residui chimici degli sbiancanti.
I mulini industriali usano prodotti chimici differenti per lo sbiancamento, ma sono tutti abbastanza nocivi.
Eccone alcuni: l’ossido di azoto, di cloro e nitrosyl e perossido di benzoile miscelato con sali chimici vari.
Un agente sbiancante, l’ossido di cloro, combinato con le proteine qualunque siano, ancora rimaste nella farina, produce allossana.
L’allossana è velenosa, ed è stata utilizzata per produrre il diabete in animali da laboratorio. L’ossido di cloro serve anche ad allungare la durata di conservazione della farina, ma non è propriamente salutare.
Inoltre, nel processo di produzione di farina bianca, la metà degli acidi grassi insaturi, che sono ad alto valore alimentare, si perdono nel processo di fresatura , e praticamente tutta la vitamina E è perduta con la rimozione di germe di grano e crusca.
Come risultato, il resto della farina del pane bianco che si acquista, contiene solo proteine di scarsa qualità e amido modificato.
MA NON È TUTTO PER QUANTO RIGUARDA LA PERDITA DI SOSTANZE NUTRITIVE.
Circa il 50% di tutto il calcio, il 70% di fosforo, l’80% di ferro, il 98% di magnesio, il 75% di manganese, il 50% di potassio, e il 65% del rame vengono distrutti.
Se questo non fosse abbastanza grave, circa l’80% di tiamina, il 60% di riboflavina, il 75% di niacina, il 50% di acido pantotenico, e circa il 50% di piridossina sono inoltre persi.
E non è ancora finita…
Gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati (farina bianca, pasta, lavorati, cibi devitalizzati, etc..) richiedono poco metabolismo ed entrano nel flusso sanguigno rapidamente.
IMPROVVISO AUMENTO DI ZUCCHERI
Il pancreas, l’organo che regola la quantità di insulina che viene rilasciata nel sangue, è indaffarato dall’ improvviso aumento di zuccheri.
Il risultato di tutto questo è una forte diminuzione della glicemia (solitamente entro un’ora), e una conseguente sensazione di letargia, confusione mentale, debolezza e senso falso di “fame!
Tutti questi problemi portano una forte acidità
che considero una delle cause principali di ogni malattia.
Come se non bastasse, questo fa in modo che lo zucchero causi l’aumento di peso, non solo a causa del suo innaturale contenuto calorico, ma in realtà perché altera il metabolismo!
CHE COSA SIGNIFICA CIÒ?
Ecco cosa significa: se due gruppi di persone sono alimentate con lo stesso numero esatto di calorie, ma un gruppo prende le sue calorie dello zucchero e da prodotti raffinati, mentre l’altro gruppo consuma le calorie sotto forma di cereali integrali, frutta e verdure, il primo gruppo aumenta di peso, mentre l’altro no.
Questa constatazione ci viene da studi pubblicati da parte del Ministero della Salute degli USA
FARINA BIANCA ”ARRICCHITA”
Come abbiamo visto quindi poche sostanze nutritive sintetiche sono aggiunte nuovamente alla farina bianca che viene poi chiamata “arricchita”.
In realtà non c’è stato alcun reale “arricchimento” del prodotto originale, ma l’inganno e la distruzione della vita di una delle tante creazioni perfette che troviamo in natura.
I ratti di laboratorio di solito muoiono in una settimana-dieci giorni,
quando sottoposti ad una dieta a farina bianca raffinata.

10 FARINE ALTERNATIVE ALLA FARINA 00

Per arricchire la propria alimentazione è possibile rivolgersi ad alcune delle numerose tipologie di farine in commercio, da scegliere preferibilmente biologiche ed integrali. Possono essere reperite, quando non presenti nei supermercati, presso le aziende agricole, nelle erboristerie o nei negozi di alimenti naturali, oltre che online.

1) Farina di frumento integrale
E' l'alternativa più semplice da reperire e da utilizzare in sostituzione alla farina di frumento di tipo 00, la più raffinata disponibile in commercio. La farina integrale può essere impiegata in sostituzione della farina 00 praticamente in ogni preparazione, sia dolce che salata, dal pane, alle torte, ai biscotti. A volte può risultare necessario ritoccare leggermente le dosi degli ingredienti liquidi nel corso delle ricette, in modo da ottenere impasti esattamente della consistenza voluta. Rispetto alla farina 00, la farina integrale apporta crusca, vitamina E, vitamine del gruppo B ed una maggiore quantità di sali minerali.
2) Farina di ceci
Si potrebbe pensare che la farina di ceci risulti adatta unicamente per alcune preparazioni salate, tra cui la cecina toscana, le panelle siciliane o la farinata ligure. In realtà la farina di ceci può essere impiegata anche per la preparazione di pasta fresca, gnocchi, grissini, crespelle, plum-cake salati e biscotti dolci (dopo averla sottoposta ad un processo di "denaturazione" tramite calore nel caso dei biscotti e della pasta fresca). E' inoltre ottima per la panatura delle verdure e per la preparazione di burger vegetali. La farina di ceci può essere ottenuta in modo casalingo, a partire dai ceci secchi.
3) Farina di farro integrale
La farina di farro integrale rappresenta un'alternativa interessante non soltanto alla farina 00, ma ad ogni tipologia di farina di frumento, in particolar modo all'interno di una dieta già ricca di prodotti a base di frumento, come la pasta. La farina di farro integrale conserva completamente le proprietà dei chicchi del cereale da cui è ottenuta. E' ricca di sali minerali e può essere facilmente impiegata per la preparazione di pane, pasta fresca, torte, biscotti e prodotti da forno in generale.
4) Farina d'avena integrale
La farina d'avena integrale può essere utilizzata per sostituire altre farine raffinate, in modo tale da ottenere una dieta maggiormente ricca di nutrienti. La farina d'avena è meno calorica ma maggiormente ricca di fibre e con un migliore potere saziante rispetto alla farina di frumento raffinata. Può essere utilizzata, in particolar modo in abbinamento alla farina di farro o alla farina di frumento integrale, per la preparazione di biscotti e plumcake, ma anche del pane, oltre che per addensare le vellutate di verdura o di legumi.
5) Farina di riso integrale
La farina di riso integrale è una farina completamente priva di glutine. Può essere dunque considerata adatta all'impiego in cucina da parte di coloro che soffrano di intolleranze al glutine, ad esempio per la preparazione casalinga di gnocchi e pasta fresca e per la panatura delle verdure. E' inoltre utile in sostituzione della farina di frumento raffinata nella preparazione della besciamellae come addensante per budini e creme dolci. Alcuni cucchiai di farina di riso integrale aggiunti negli impasti delle torte rendono i dolci più soffici.
6) Farina di mais
Esistono diverse tipologie di farina di mais, dalla farina di mais bramata alla farina di mais fioretto. La farina di mais a granelli più fini può essere utilizzata per la preparazione di piccole piadine otortillas, in sostituzione della farina di frumento raffinata. Può essere inoltre impiegata, in abbinamento ad altre farine, per la preparazione del pane, di biscotti, grissini e di altri prodotti da forno. La farina di mais è naturalmente priva di glutine. Il suo impiego più noto è legato alla preparazione della polenta.
7) Farina d'orzo integrale
La migliore farina d'orzo integrale viene ottenuta dalla lavorazione tramite macinatura a pietra dell'orzo decorticato. La decorticatura dell'orzo è indispensabile per eliminare la parte indigeribile del cereale. E' ricca di sali minerali, come calcio, fosforo e potassio. Può essere utilizzata per la preparazione di pasta fresca e di alimenti da forno dolci e salati. Poiché non sviluppa glutine, se ne consiglia l'abbinamento con della farina di frumento integrale.
8) Farina di castagne
La farina di castagne è naturalmente priva di glutine. Essa può essere impiegata come unica farina per la preparazione del castagnaccio o per torte e plumcake, semplicemente sostituendola alla farina 00 all'interno delle normali ricette. La farina di castagne lievita ottimamente nel corso della preparazione delle torte, che risulteranno particolarmente morbide e friabile. In abbinamento alla farina di farro o di frumento integrale si rivela inoltre adatta per la preparazione casalinga dipasta fresca, pane e biscotti.
9) Farina di quinoa
La farina di quinoa viene ottenuta a partire dalla macinazione dei chicchi di questo pseudo-cereale di origine andina. Si differenzia dai cereali per via del suo contenuto di lisina e per una maggiore ricchezza per quanto concerne la presenza di amminoacidi. La farina di quinoa può essere utilizzata nella preparazione del pane e di dolci da forno lievitati. Può essere impiegata per la preparazione di pasta fresca e di prodotti da forno salati in abbinamento ad altre farine, come la farina di farro o di frumento integrale. E' ricca di sali minerali come calcio, ferro e potassio.
10) Farina di segale integrale
La farina di segale integrale andrebbe maggiormente riscoperta, al di fuori del suo utilizzo per la preparazione del pane nero, tipico di alcune regioni d'Italia. Essa infatti può essere impiegata in abbinamento alla farina di farro o di frumento integrale per la preparazione di diverse tipologie di alimenti, come torte, biscotti e grissini. La farina di segale migliore viene ottenuta tramitemacinazione a pietra.
Marta Albè (breadexperience.com)



DOLCI E PRODOTTI DA FORNO IN UMBRIA

La valle umbra era un tempo talmente ricca di mandorle e nocciole che si tramanda ancora il ricordo della magnifica fioritura degli alberi. Questa abbondanza favorì la nascita di dolci che hanno in questi frutti l'ingrediente principale e che ben si accompagnano ai tipici vini liquorosi.
Tra i più noti dolci umbri troviamo il Panpepato, composto da mandorle, miele, canditi, cioccolato e grani di pepe nero, con un gradevole accostamento dolce e piccante, ilTorciglione, immancabile tra i dolci natalizi: una storia antica che forse ha origine dall’anguilla del Trasimeno o da un culto pagano con l’adorazione di dei con forme di animali come il serpente. Gli ingredienti principali sono mandorle, zucchero e albume d’uovo.
Troviamo poi la Rocciata, che rispecchia la tradizione medievale in quanto contiene al suo interno tutto un insieme di frutta esotica e spezie molto diffuse all’epoca. Oggi è un dolce molto diffuso nella zona di Foligno e Assisi, come aspetto ricorda uno strudel altoatesino. I Tozzetti umbri sono pasticcini secchi alle mandorle, fatti con mandorle, zucchero, uova, margarina, farina, vinsanto, lievito chimico. Gli Strufoli, sono fritti, rotondi o allungati imbevuti di alchermes o cosparsi di miele o zucchero. Sono tipici di tutta la regione Umbria prodotti durante il periodo di Carnevale. Preparati nel periodo da Novembre a Natale, gli Stinchetti, chiamati anche "ossi dei morti", sono dei dolcetti secchi a forma di tibia (osso di stinco), tipici del comune di Perugia, a base di pasta e ripieni di mandorle (dolci e amare), zucchero o miele, cacao, cannella, vaniglia, scorza grattugiata di limone, albume d’uovo, ostie.
Dolce tipico della zona di Perugia dalla classica forma a ciambella con incisione pentagonale a indicare, secondo la tradizione, le cinque porte di Perugia), è il Torcolo di San Costanzo, creato in onore di San Costanzo, patrono di Perugia, condannato alla decapitazione. E’ nato come dolce povero, preparato con ingredienti semplici e facilmente reperibili; l’impasto di base, infatti, veniva preparato con la pasta del pane. Gli ingredienti sono: farina, acqua, zucchero, cedro candito, olio, burro, uvetta sultanina, di pinoli, uovo, lievito di birra, semi di anice a piacere

ARVOLTOLO
La pasta di pane è appiattita e tagliata a fette più o meno rettangolari che si friggono nell’olio extravergine d’oliva bollente. Durante la cottura gli arvoltoli, detti anche “tortucce”, si rigonfiano ed assumono forme irregolari, quasi contorte, da cui deriva appunto il nome. Una volta pronti gli arvoltoli possono essere conditi con dello zucchero oppure con il sale.
CIAMBELLE GRASSE
Per il giorno di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, a Terni e dintorni è tradizione confezionare dei panetti di forma circolare grandi alcuni centimetri, i cui ingredienti di base sono farina di frumento, strutto, ciccioli e pecorino grattugiato. Si cuociono in forno e si consumano preferibilmente caldi.
PANE UMBRO
Il classico pane umbro è il filone di circa un chilogrammo rigorosamente senza sale. L’usanza del pane sciapo nasce da precise coincidenze storiche: nel 1540 Perugia era sotto il dominio papale ma godeva di ampie libertà civiche che si giocò “per un pugno di sale”. Papa Paolo III decise l’aumento delle tasse sul sale di tre quattrini per libbra e i perugini non vollero sottostare a questa imposta limitando al massimo il consumo di quel prezioso e sapido ingrediente. Ne seguì una rivolta subito domata con la forza e la libera città di Perugia venne formalmente sottomessa al potere diretto del Pontefice. L’usanza del pane senza sale sopravvisse nei secoli.
Bisogna osservare che il pane umbro trova un matrimonio gustativo ideale con i saporiti prodotti della gastronomi locale, a cominciare dai salumi particolarmente ricchi di spezie e sale.
PANE DI STRETTURA
Strettura è un paesino sui monti dello Spoletino, dove si produce un pane oramai famoso in tutta la regione. Le ragioni di tale successo sono molte: l’acqua purissima delle sorgenti, le varietà selezionate dei cereali utilizzati, la lavorazione completamente artigianale. Al lievito madre si aggiunge acqua tiepida appena salata e farina per formare una pagnotta, sulla cui superficie si traccia una croce, non solo come segno di devozione. Il pane è lasciato lievitare per un’intera notte e il mattino seguente l’impasto è rinfrescato con l’aggiunta ancora di acqua tiepida e farina. Altre due ore di lievitazione e poi la cottura nel forno a legna.
PANE DI TERNI
Come quello di Strettura, anche per il pane di Terni si adopera il lievito madre a cui si aggiunge anche quello di birra per accelerare il processo di crescita. Dopo un breve rimpasto, eseguito meccanicamente, si procede alla pezzatura dei filoni del peso di un chilogrammo che sono spolverizzati di tritello (scarto di lavorazione del grano come la crusca) prima di essere cotti in forno.
Nei secoli passati erano due le tipologie di pane che si differenziavano per forma e per sostanza: uno era il Pan Ducale, una pagnotta bianca fatta con farina finissima e destinato al consumo di una cerchia di privilegiati; l’altro era il Pan Bruno, di colore scuro perché impastato con il tritello che consumava il popolo minuto.
PAN NOCIATO E PAN CACIATO
Il pane condito con il formaggio è un’eredità del mondo classico, tant’è che di esso parla già Sofrone, patriarca di Gerusalemme nel VI secolo, quando raccomanda “un pane al formaggio per i bambini”. A Perugia è usanza il giorno di San Martino, cioè l’11 novembre, di condire la pasta del pane con uvetta, pecorino e noci per farne delle pagnotte dal leggero sapore di mosto e formaggio.
PANI RITUALI UMBRI
A Norcia le monache di Sant’Antonio, nel giorno della festa del Santo, cuociono delle piccole ciambelle dolci con cui confezionano monili che i fedeli mettono al collo per la solenne benedizione degli animali ornati di mappi rossi.
Durante i riti del Venerdì Santo, a Cascia, in occasione della processione del Cristo Morto la confraternita della Buona Morte distribuisce una piccola focaccia dolce ai penitenti per rifocillarli.
Lungo le rive del lago Trasimeno, per la festa di San Nicola il 6 dicembre, i pescatori consumano una pagnottella rotonda con l’effige del Santo per chiedere protezione e pesca abbondante. Sempre confezionati in un Monastero a San Vito, sopra Orvieto, le suore per la festa del Patrono preparano il “pane di San Vito”, delle gallette con l’effige del Santo per chiederne la protezione. In occasione di Sant’Antonio in Umbria veniva prodotta la “panettella”, un pane rettangolare suddivisibile in nove parti, che il parroco donava ai fedeli durante la messa.
SCHIACCIATA CON LA CIPOLLA
Quando si accendeva il forno per preparare il pane in Umbria si utilizzava quel calore per numerose altre vivande: arrosti, verdure gratinate, crostate e croccanti schiacciate. Si tratta di una sorta di pizza alta poco meno di un centimetro, prodotta con un po’ dell’impasto del pane e così chiamata perché veniva appiattita in una teglia e condita con strutto, un velo di cipolla, salvia, sale e pepe. Di forma rotonda o rettangolare, può essere consumata sia fredda che calda ed entra a far parte del tipico antipasto alla umbra.
TORTA AL FORMAGGIO O DI PASQUA
Si tratta di una torta salata, tipica delle feste pasquali, che a Perugia è chiamata torta di Pasqua e di forma assai simile al classico panettone natalizio. Viene preparata con grande impegno, sia di spesa che di tempo, il Giovedì o il Venerdì Santo e la tradizione vuole che essendo in giorni di digiuno, non si dovrebbe assaggiarla finché non si “sciolgano le campane”, ovvero a conclusione del periodo di penitenza. La buona riuscita di una torta di Pasqua ha messo sempre in gioco la reputazione di ogni massaia e ciascuna casa era un tempo animata dai preparativi che cominciavano a notte fonda e proseguivano per l’intera giornata successiva. La ricetta è la seguente: alla pasta del pane si aggiunge il lievito di birra che raddoppia di volume l’impasto, quindi farina, uova sbattute, olio extravergine d’oliva, strutto, pecorino stagionato di Norcia grattugiato, pecorino fresco a tocchetti, sale e una quantità sconcertante di pepe macinato. E’ di solito l’uomo di casa che con erculeo vigore lavora l’impasto a lungo finché non risulti liscio e lucido. A questo punto si pongono le forme a lievitare in stampi di coccio a tronco di cono. Ultimata questa delicatissima fase si passa alla cottura nel forno a legna. Dopo circa tre ore si sfornano torte di un bel colore ambrato pronte a troneggiare nelle tavole imbandite del giorno di Pasqua.
Richiamando gli antichi riti pagani della Fertilità e dell’Abbondanza e quelli cristiani del Giovedì Santo, è usanza portare la torta di Pasqua in Chiesa per essere benedetta assieme a capocolli, salami, vino rosso e uova sode. Oggi la torta può essere acquistata tutto l’anno, in varie forme e dimensioni, spesso farcita e purtroppo anche in versione “light” con il parmigiano al posto del pecorino e una tenue presenza di pepe.
TORTA AL TESTO
Anticamente, il testo, detto anche “panaro”, era una semplice pietra piatta di forma più o meno circolare. In seguito è subentrato l’uso di un testo moderno, ovvero un amalgama di creta e di polvere di marmo cotta al forno. Il testo viene posto ad arroventarsi sopra il fuoco e una volta che è diventato incandescente serve a cuocere una sorta di grande piadina alta un dito e di circa 40 centimetri di diametro.
La preparazione della torta al testo è semplicissima, ricordando quella del pane azzimo. Si mescolano acqua, farina e un po’ di strutto per ottenere un impasto morbido, che andrà spianato all’altezza di un centimetro e quindi cotto sul testo. Durante la cottura la superficie viene traforata con le punte della forchetta per far sfogare il vapore ed abbellire la torta stessa. La torta al testo può essere tagliata a spicchi per accompagnare i ricchi piatti al sugo della tradizione umbra oppure riempita con ingredienti altrettanto classici come salcicce e verdure cotte, prosciutto nostrano, pecorino o capocollo.
Per sopperire alla mancanza di camini che oramai nelle case moderne sono una rarità, oggi si trovano in commercio dei testi di ghisa o di cemento da scaldare sui fornelli a gas.



 

I PRESEPI ARTISTICI UMBRI IN MOSTRA TUTTO L'ANNO
I Presepi Artistici umbri in mostra
Durante il periodo natalizio ma anche nel corso dell'anno l'Umbria mette in mostra la rappresentazione della Natività
Piazze, vicoli, ripide scalinate, chiese e castelli dei caratteristici borghi umbri sono la naturale scenografia dei presepi artistici. Riprodotti in miniatura o a grandezza naturale, i presepi artistici umbri costituiscono una preziosa opportunità di condividere con le comunità locali la tradizione della rievocazione della Natività, ideata nel XIII secolo da San Francesco d'Assisi.
Perugia e comprensorio:
Perugia, chiesa di Sant'Antonio Abate, corso Bersaglieri (01 dicembre - 17 gennaio, ore 16.00/19.30) la Via dei Presepi, presepi lungo le vie del borgo - www.borgosantantonio.org

Terni e comprensorio:
Ferentillo, chiesa di Santa Maria (22 dicembre - 31 gennaio) presepe multiscenico animato con narrazione dei passi del vangelo di Luca (vincitore della 10° edizione "Praesepium italiae") www.presepeferentillo.it
Montefranco (24 dicembre - 31 gennaio) - presepe meccanico realizzato dal Maestro orologiao Giuseppe Romani. Telefonare al numero 0744/389268

Amelia e comprensorio:
Amelia, Cattedrale (tutto l'anno, ore 10.00-12.00/16.00-18.30) presepe artistico permanente realizzato dal presepista amerino Carlo Chiappafreddo (1914/1967); la veduta centrale del Presepe è inserita in una grande grotta incorniciata da stalattiti. Attraverso delle variazioni luminose si passa dall'aurora al pieno giorno e dal tramonto alla notte fondawww.comune.amelia.tr.it
Montenero (Amelia), convento SS. Annunziata (tutto l'anno, ore 9.00-19.00) presepe artistico permanentepera dell’artista spagnolo Juan Maria Oliva. Il Presepe si compone di suggestive scene ispirati alla Natività - Info: 0744/970010
Penna in Teverina, chiesa di Santa Maria della Neve (tutto l'anno, ore 8.30-13.00/14.30-22.00) presepe di tipo meccanico con 140 statue in movimento www.presepedelapenna.it

Assisi e comprensorio:
Santa Maria degli Angeli (Assisi) Basilica, "Mostra Internazionale di Presepi" dal 07 dicembre al 12 gennaio -www.porziuncola.org

Cascia e comprensorio:
Cascia (08 dicembre - 19 gennaio) - X Rassegna dei presepi artistici nelle vie, piazze e nei negozi del centro storico della città di santa Rita – Info: 331.4548029 / 333.5253884

Città di Castello e comprensorio:
Città di Castello, santuario Madonna dei Bagni (tutto l'anno, ore 09.00-19.00) presepe tradizionale allestito in una cappella del santuario

Orvieto e comprensorio:
Orvieto, Pozzo della Cava (23 dicembre - 12 gennaio, ore 09.00-20.00) singolare presepe realizzato nelle grotte sotterranee del pozzo www.pozzodellacava.it

Spoleto e comprensorio:
Spoleto (08 dicembre - 14 gennaio) nel centro storico, quarta edizione di “Spoleto, la città in un presepe” mostre di presepi in diversi luoghi della città www.prospoleto.it

Todi e comprensorio:
Collevalenza, santuario dell'Amore Misericordioso (tutto l'anno, ore 09.00-12.30/15.00-18.30) presepio poliscenico permanente e diorami www.collevalenza.it
Doglio, Monte Castello di Vibio (dal 22 dicembre al 12 gennaio) viaggio all’interno del paese tra presepi artistici ed artigianali provenienti da varie parti del mondo, degustazione di prodotti tipici e vin brulé. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto in beneficenza. Giorni di apertura: 22-25-26-28-29 dicembre 1-4-5-6-12 gennaio. Dalle ore 16,00. Ingresso gratuito. Info: 349/5709363
Foligno e comprensorio:
Foligno, chiesa di San Francesco (dal 24 dicembre al 15 gennaio, orario: 8.00-12.00/16.00-18.00) la rappresentazione, in cui si possono ammirare anche i personaggi del grande presepe del passato, è allestita all’interno della chiesa
Montefalco, Santuario Madonna della Stella (24 dicembre - 02 febbraio) presepe artistico


 

L’UMBRIA TRA “10 BEST WINE TRAVEL DESTINATIONS”
L’UMBRIA TRA “10 BEST WINE TRAVEL DESTINATIONS” DEL MAGAZINE USA “WINE ENTHUSIAST”, CHE INCORONA LA TERRA DEL SAGRANTINO, ORVIETO, TORGIANO E ALTRI, AL TOP DELL’ENOTURISMO MONDIALE. FOCUS - IL LEADER DEL SAGRANTINO CAPRAI E L’ASSESSORE CECCHINI
È l’Umbria, il “cuore verde d’Italia”, l’unica regione Italiana tra le “10 Best Wine Travel Destinations” del popolare magazine Usa “Wine Enthusiast”, che ha incoronato la terra del Sagrantino di Montefalco, ma anche dell’Orvieto, per citare due dei vini più importanti, dopo l’exploit della Puglia, nel 2013 (www.winemag.com). Un riconoscimento che arriva grazie all’affermazione della produzione enologica umbra, ma anche alla bellezza dei paesaggi e alla ricchezza storica del territorio, come spiega Kerin O’Keefe, “italian editor” della rivista: “diversamente da altre mete turistiche dell’Italia più conosciute, le colline e le vallate dell’Umbria, coperte da oliveti e vigneti, sembra intoccata dal tempo. Affianco alla incontaminata bellezza naturale, l’Umbria è piena di città medievali ben conservate. Orvieto appoggia su un terreno vulcanico, e ospita una delle cattedrali più belle d’Italia. Assisi è la casa della Basilica di San Francesco, mentre Perugia, capoluogo della Regione, offre una varietà di musei e due università che gli danno un grande fermento culturale”. Senza dimenticare la bellezza e la storia del Lago Trasimeno, o la bellezza della Valnerina e di centri come Gubbio, Foligno, Spoleto, Todi, Norcia e altri, o festival culturali come Umbria Jazz, solo per citare alcuni esempi.
Insomma, un mix di grandi vini, natura incontaminata, storia ben conservata e vitalità culturale moderna, che hanno portato l’unica Regione italiana senza sbocco sul mare, stretta come è tra Toscana, Marche e Lazio, alla ribalta tra le destinazioni enoturistiche mondiali. Anche per merito di imprenditori e professionisti del wine & food che, negli anni, hanno dato valore e lustro al territorio: da Caprai (già European Winery of the Year” 2012 nei “Wine Star Awards” di “Wine Enthusiast”, ndr), che ha rilanciato il Sagrantino di Montefalco e il suo territorio, sul quale poi hanno investito anche altre griffe del vino italiano come, ultima in ordine di tempo, la famiglia Lunelli (Ferrari), con la Tenuta Castelbuono, alias “Il Carapace”, prima cantina realizzata da Arnaldo Pomodoro, o come Decugnano dei Barbi, cantina di riferimento dell’Orvieto o, ancora, Lungarotti, realtà leader del Torgiano, e da sempre tra le realtà leader dell’enoturismo con il suo Museo del Vino, e Castello della Sala, cantina Umbra di Antinori, dove nascono must del vino tricolore come il Cervaro della Sala. E come non citare, dal punto di vista gastronomico, il nome di Gianfranco Vissani, uno degli chef italiani più conosciute ed affermati, con il suo Casa Vissani di Baschi, o, ancora, quello di Riccardo Cotarella, enologo italiano che, partito dall’Umbria, è diventato uno dei punti di riferimento dell’enologia mondiale, nonché produttore con la cantina Falesco, insieme al Fratello Renzo.
Esperienze che hanno portato l’Umbria nel gotha dell’enoturismo mondiale, secondo Wine Enthusiast, a fianco di territori conosciuti e affermati, ma anche nomi che possono suonare nuovi ed “esotici” ai più: dalla Languedoc in Francia alla Barossa Valley in Australia, da Mendoza in Argentina a Baden in Germania, dalla Valle de Guadalpe/Baja California in Messico alle Isole dell’Egeo in Grecia, fino agli Stati Uniti, con Walla Walla, nello Stato di Washington, Sonoma, in California, e Texas Hill Country, in Texas.
Un’occasione da sfruttare, per la Regione e per la filiera vinicola e turistica, così come ha fatto, nel migliore dei modi, la Puglia nel 2013, con l’allora Assessore all’Agricoltura Dario Stefano, e player della filiera come il Movimento Turismo del Vino Puglia, che hanno valorizzato al meglio il premio come occasione di promozione e comunicazione in Italia e all’estero.
Un premio anche “al grande lavoro che abbiamo fatto non soltanto nel settore della vitivinicoltura, ma di valorizzazione integrale dei territori e dell’Umbria come brand, capace di esprimere una inimitabile offerta di paesaggio, storia, arte, territori ed enogastronomia di eccellenza”, ha commentato l’assessore all’Agricoltura, Fernanda Cecchini. Ma è “un riconoscimento che deve essere visto non come punto di arrivo - commenta il leader del Sagrantino di Montefalco, Marco Caprai - ma come occasione da utilizzare al meglio per crescere ancora. È questa l’Umbria da promuovere”.

Focus - Il leader del Sagrantino, Marco Caprai, commenta: “il riconoscimento deve essere visto non come punto di arrivo, ma come occasione da utilizzare al meglio per crescere ancora. È questa l’Umbria da promuovere”
“È un grande cosa straordinaria, per una Regione così piccola, che però parte da un percorso lontano, avviato da Giorgio Lungarotti, proseguito con il Museo del Vino di Torgiano, con le iniziative come Cantine Aperte, con la costituzione delle Strade del Vino, e con l’attenzione che da sempre, i produttori umbri, hanno avuto per questo aspetto enoturistico della loro attività”. Così a WineNews Marco Caprai, uno dei produttori top del panorama enoico umbro e Italiano, con la sua cantina, tra l’altro, già insignita del riconoscimento come “European Winery of the Year” 2012 da “Wine Enthusiast”.
“Un aspetto che, peraltro - aggiunge Caprai - coniuga poi tutto il meglio dell’Umbria, dove il turismo non è di massa, ma di piccoli numeri, di qualità, di valore aggiunto, alla ricerca della naturalità, delle cose buone, dei paesaggi, dei borghi storici, dei tesori dell’arte che ci sono in Umbria e di quei momenti di relax che la nostra Regione può offrire”.
Un riconoscimento come questo, però, deve essere visto non come punto di arrivo, ma come occasione da utilizzare al meglio per crescere ancora. “Spero che, come ha fatto la Puglia con l’assessore Dario Stefano nel 2013 - aggiunge Caprai - l’Umbria capisca il valore di questa occasione e ne faccia uno dei propri pilastri strategici per gli anni a venire. In questi giorni, in Umbria, c’è una polemica speciosa sull’uso dei soldi per finanziare la fiction Don Matteo, si parla di 700.000 euro. Probabilmente, investire sul turismo del vino aiuterebbe di più l’agricoltura e li turismo. È questa l’Umbria da promuovere, quella del turismo del vino, del mangiar bene, della bellezza, dei festival culturali, delle visite alle cantine, che siano moderne o di tradizione, quel turismo del vino che raccontiamo dalla costituzione del Movimento Turismo del Vino, dal 1993, in quel percorso che aveva delineato Giorgio Lungarotti con il Museo del Vino di Torgiano e il Relais delle “Tre Vaselle”, per esempio” ...

Focus - Il commento dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Umbria, Fernanda Cecchini: “vuol dire che siamo sulla strada giusta”
“Il fatto che una rivista autorevole come “Wine Enthusiast” indichi l’Umbria (unica regione italiana) fra le dieci destinazioni in assoluto, in cui valga la pena di andare per degustare il buon vino, oltre che come occasione per godere di un magnifico soggiorno in una regione bella dal punto di vista paesaggistico, ricca di bellezze storico-artistiche e culturalmente vivace, grazie al suo tessuto culturale e alle sue grandi manifestazioni, è un riconoscimento che ci riempie di soddisfazione”. Così l’Assessore all’Agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini.
“Che una rivista d’Oltreoceano possa proclamarsi “entusiasta” del vino e dell’Umbria intera - ha aggiunto l’assessore - è una circostanza che premia il grande lavoro che abbiamo fatto non soltanto nel settore della vitivinicoltura, ma di valorizzazione integrale dei territori e dell’Umbria come brand, capace di esprimere una inimitabile offerta di paesaggio, storia, arte, territori ed enogastronomia di eccellenza. La qualità del vino umbro è fuori discussione: lo sforzo in cui siamo impegnati è ora quello di promuoverlo e commercializzarlo adeguatamente”.
“Per questo ci siamo dotati di un Piano Regionale per la promozione e la commercializzazione del vino, messo a punto con la collaborazione degli istituti nazionali di ricerca Nomisma e Inea, per rendere il vino umbro riconoscibile ed identificabile nella sua unicità, fusa con lo spirito e l’“anima” dei territori. Gli Stati Uniti - ha sottolineato Fernanda Cecchini, ricordando l’iniziativa promozionale andata in scena a New York a novembre 2013, con un “mese dell’Umbria” a Eataly dedicato ai vini, ai prodotti gastronomici di eccellenza e alla cucina umbra, insieme ad una esposizione delle foto dedicate alla regione da Steve McCurry - sono un mercato al quale l’Umbria guarda con grande attenzione. “Wine Enthusiast” ci conferma che abbiamo imboccato la strada giusta”.

 

LA CULTURA ENOLOGICA IN UMBRIA - I VINI DELL'UMBRIA -
LA TRADIZIONE ENOLOGICA UMBRA

L'Umbria è una terra ricca di storia arte e cultura. Sono state realizzate quattro strade del vino che ripercorrono itinerari suggestivi e ricchi di vocazione vitivinicola con particolare riferimento ai luoghi delle produzioni qualitative a denominazione di origine. Di seguito vi illustriamo Le Strade del Vino della regione:

1) La strada del vino dei Colli del Trasimeno

l territorio della Strada del Vino è interessato dai vini a denominazione di origine controllata “Colli del Trasimeno” o “Trasimeno” e “Colli Altotiberini”. La conformazione delle colline, l’ottima esposizione ai raggi del sole e le diversità del microclima hanno permesso ai produttori di affiancare alle varietà “tradizionali” (Sangiovese, Grechetto, Trebbiano, Canajolo, Malvasia), nuove forme di coltivazione mirando alla produzione di vini moderni e d’alta qualità. Pertanto, in linea con il disciplinare di produzione dei vini D.O.C., le nuove forme di produzione prevedono uve come: Cabernet, Pinot bianco e/o grigio, Merlot, Chardonnay, Riesling italico e Ciliegiolo. Comprende i territori di:
Tuoro sul Trasimeno - Passignano sul Trasimeno
Magione - Corciano
Città della Pieve - Panicale - Piegaro
Castiglione del Lago
Umbertide - Perugia



2) La strada dei vini del Cantico

Fra colline verdi e morbide, borghi dall’atmosfera mite e crinali di strade panoramiche, capaci di conservare all’occhio del passante il mito di un’Umbria oggi ancora non scoperta. Ripercorre la viabilità di antiche vie romane dai Colli Martani con le tipologie di vino Sangiovese Riserva fino al rinomato Grechetto di Todi. Questa è la terra di elezione della DOC Colli Perugini, che valorizza i tipici vitigni umbri, quali appunto il Grechetto, Trebbiano e Sangiovese. Comprende i territori di:
Todi - Marsciano
Perugia - Torgiano
Bettona - Cannara
Spello - Assisi - Bastia Umbra
Umbertide - Perugia



3) La strada dei vini del Sagrantino

E’ il cuore verde d’Italia, attraversato da un reticolo di sentieri che si perdono in una vegetazione lussureggiante e rigogliosa che avvolge, quasi a proteggere, piccole frazioni e borghi caratteristici carichi di storia locale, reperti archeologici e castelli medievali. Il Sagrantino è coltivato da secoli sui territori delle colline umbre e viene considerato autoctono. Comprende i territori di:
Gualdo Cattaneo - Bevagna
Montefalco - Giano dell'Umbria - Castel Ritaldi
Bettona - Cannara



4) La strada dei vini Etrusco Romana

Il percorso principale della strada è articolato tra le zone di produzione dei vini a denominazione di origine controllata di Orvieto e Amelia. Per i vini di Orvieto il Bianco Doc: Orvieto Classico, Orvieto Classico superiore, Orvieto, Orvieto Superiore, e il Rosso Doc.: Orvietano e Lago di Corbara. Per i vini di Amelia il Bianco Doc: Colli Amerini e Malvasia e il Rosso Doc: Rosso, Rosso superiore, Rosato e Novello. Tra gli Igt ci sono: “Umbria”, “Allerona”, “Narni”, “Stroncone”, “Montecastrilli”, “Penna in Teverina” e “Sangemini”. Un percorso ricco e suggestivo fatto non solo di Cantine e Aziende Vitivinicole ma anche di storia, arte e ambiente. Comprende i territori di:
Orvieto - Amelia
Terni - Valnerina






I VINI DELL'ALTA VALLE DEL TEVERE

Colli Altotiberini Bianco; Colli Altotiberini Rosato; Colli Altotiberini Rosso.


I VINI DEL TRASIMENO

Colli del Trasimeno Bianco; Colli del Trasimeno Rosso.


I VINI DI ORVIETO

Orvieto Abboccato; Orvieto Secco; Orvieto Classico.


COMPRENSORIO DI PERUGIA

Uve bianche: Canaiolo bianco, Garganega, Grechetto, Malvasia bianca di Candia, Malvasia del Chianti, Pinot bianco, Riesling italico, Tocai friulano, Trebbiano spoletino, Trebbiano toscano, Verdello, Verdicchio bianco.
Uve nere: Barbera, Cabernet franc, Canaiolo nero, Ciliegiolo, Dolcetto, Gamay, Merlot, Montepulciano, Pinot nero, Sagrantino, Sangiovese.
Vitigni autorizzati
Uve bianche: Biancame, Pecorino, Vernaccia di San Gimignano.
Uve nere: Cabernet Sauvignon, Vernaccia nera.

Vini
Colli Perugini Bianco; Colli Perugini Rosato; Colli Perugini Rosso; Montefalco Rosso; Montefalco Sagrantino; Montefalco Sagrantino Passito; Torgiano Bianco; Torgiano Rosso.



TERNI

Vitigni autorizzati
Uve bianche: Canaiolo bianco, Garganega, Grechetto, Malvasia bianca di Candia, Malvasia del Chianti, Trebbiano toscano, Verdello, Verdicchio bianco.
Uve nere: Barbera, Canaiolo nero, Cesanese comune, Ciliegiolo, Colorino, Dolcetto, Merlot, Montepulciano, Pinot nero, Sangiovese.



ELENCO TIPOLOGIA VINI


Vini: ASSISI

ASSISI GRECHETTO DOC BIANCO Tranquillo
ASSISI BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
ASSISI ROSSO DOC ROSSO Tranquillo
ASSISI NOVELLO DOC ROSSO Novello

Vini: BETTONA

BETTONA ROSSO IGT ROSSO Tranquillo
BETTONA ROSSO NOVELLO IGT ROSSO Novello
BETTON A BIANCO IGT BIANCO Tranquillo
BETTONA BIANCO FRIZZANTE IGT BIANCO Frizzante
BETTONA ROSATO IGT ROSATO Tranquillo
BETTONA ROSATO NOVELLO IGT ROSATO Novello

Vini: CANNARA

CANNARA ROSSO IGT ROSSO Tranquillo
CANNARA VERNACCIA IGT ROSSO Tranquillo
CANNARA ROSSO PASSITO IGT ROSSO Passito
CANNARA BARBERA IGT ROSSO Passito
CANNARA CABERNET FRANC IGT ROSSO Passito
CANNARA CABERNET SAUVIGNON IGT ROSSO Passito
CANNARA CANAIOLO NERO IGT ROSSO Passito
CANNARA CILIEGIOLO IGT ROSSO Passito
CANNARA DOLCETTO IGT ROSSO Passito
CANNARA GAMAY IGT ROSSO Passito
CANNARA MERLOT IGT ROSSO Passito
CANNARA MONTEPULCIANO IGT ROSSO Passito
CANNARA PINOT NERO IGT ROSSO Passito
CANNARA SAGRANTINO IGT ROSSO Passito
CANNARA SANGIOVESE IGT ROSSO Passito
CANNARA VERNACCIA NERA IGT ROSSO Passito

Vini: COLLI ALTOTIBERINI

COLLI ALTOTIBERINI ROSATO DOC ROSATO Tranquillo
COLLI ALTOTIBERINI ROSSO DOC ROSSO Tranquillo

Vini: COLLI AMERINI

COLLI AMERINI BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI AMERINI MALVASIA DOC BIANCO Tranquillo
COLLI AMERINI NOVELLO DOC ROSSO Novello
COLLI AMERINI ROSATO DOC ROSATO Tranquillo
COLLI AMERINI ROSSO DOC ROSSO Tranquillo
COLLI AMERINI ROSSO SUPERIORE DOC ROSSO Tranquillo

Vini: COLLI DEL TRASIMENO

COLLI DEL TRASIMENO BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO ROSSO DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO GRECHETTO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO CABERNET SAUVIGNON DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO CABERNET SAUVIGNON RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO GAMAY DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO GAMAY RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO MERLOT DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO MERLOT RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO BIANCO FRIZZANTE DOC BIANCO Frizzante
COLLI DEL TRASIMENO ROSSO FRIZZANTE DOC ROSSO Frizzante
COLLI DEL TRASIMENO ROSATO DOC ROSATO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO SPUMANTE CLASSICO DOC BIANCO Spumante
COLLI DEL TRASIMENO BIANCO SCELTO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO ROSSO SCELTO DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO ROSSO RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO VIN SANTO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI DEL TRASIMENO NOVELLO DOC ROSSO Novello

Vini: COLLI MARTANI

COLLI MARTANI GRECHETTO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI MARTANI GRECHETTO DI TODI DOC BIANCO Tranquillo
COLLI MARTANI SANGIOVESE DOC ROSSO Tranquillo
COLLI MARTANI SANGIOVESE RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
COLLI MARTANI TREBBIANO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI MARTANI GRECHETTO ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI MARTANI GRECHETTO DI TODI ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo

Vini: COLLI PERUGINI

COLLI PERUGINI BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
COLLI PERUGINI ROSATO DOC ROSATO Tranquillo
COLLI PERUGINI ROSSO DOC ROSSO Tranquillo


Vini: LAGO DI CORBARA

LAGO DI CORBARA DOC ROSSO Tranquillo
LAGO DI CORBARA CABERNET SAUVIGNON DOC ROSSO Tranquillo
LAGO DI CORBARA MERLOT DOC ROSSO Tranquillo
LAGO DI CORBARA PINOT NERO DOC ROSSO Tranquillo
LAGO DI CORBARA ROSSO IGT ROSSO Tranquillo
LAGO DI CORBARA BIANCO IGT BIANCO Tranquillo
LAGO DI CORBARA BIANCO FRIZZANTE IGT BIANCO Frizzante
LAGO DI CORBARA BIANCO PASSITO IGT BIANCO Passito

Vini: MONTEFALCO SAGRANTINO SECCO

MONTEFALCO BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
MONTEFALCO ROSSO DOC ROSSO Tranquillo
MONTEFALCO ROSSO RISERVA DOC ROSSO Tranquillo
MONTEFALCO SAGRANTINO PASSITO DOCG ROSSO Passito
MONTEFALCO SAGRANTINO SECCO DOCG ROSSO Tranquillo

Vini: NARNI

NARNI ROSSO IGT ROSSO Tranquillo
NARNI CILIEGIOLO IGT ROSSO Tranquillo
NARNI ROSSO NOVELLO IGT ROSSO Novello
NARNI CILIEGIOLO NOVELLO IGT ROSSO Novello
NARNI ROSSO PASSITO IGT ROSSO Passito
NARNI CILIEGIOLO PASSITO IGT ROSSO Passito
NARNI BIANCO IGT BIANCO Tranquillo
NARNI BIANCO FRIZZANTE IGT BIANCO Frizzante
NARNI BIANCO PASSITO IGT BIANCO Passito
NARNI ROSATO IGT ROSATO Tranquillo
NARNI CILIEGIOLO IGT ROSATO Tranquillo
NARNI ROSATO NOVELLO IGT ROSATO Novello
NARNI CILIEGIOLO IGT ROSATO Novello

Vini: ORVIETO

ORVIETO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO AMABILE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO DOLCE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO SUPERIORE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO SUPERIORE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO AMABILE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO DOLCE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO SUPERIORE ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO SUPERIORE AMABILE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO CLASSICO SUPERIORE DOLCE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO SUPERIORE ABBOCCATO DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO SUPERIORE AMABILE DOC BIANCO Tranquillo
ORVIETO SUPERIORE DOLCE DOC BIANCO Tranquillo


Vini: ROSSO ORVIETANO O ORVIETANO ROSSO

ROSSO ORVIETANO DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO ALEATICO DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO ALEATICO AMABILE DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO ALEATICO DOLCE DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO CABERNET DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO CABERNET FRANC DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO CABERNET SAUVIGNON DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO CANAIOLO DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO CILIEGIOLO DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO MERLOT DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO PINOT NERO DOC ROSSO Tranquillo
ROSSO ORVIETANO SANGIOVESE DOC ROSSO Tranquillo

Vini: SPELLO

SPELLO ROSSO IGT ROSSO Tranquillo
SPELLO BIANCO IGT BIANCO Tranquillo
SPELLO ROSATO IGT ROSATO Tranquillo
SPUMANTE V.S.Q.P.R.D. BIANCO Spumante
SPUMANTE BRUT V.S.Q.P.R.D. BIANCO Spumante

Vini: TORGIANO

TORGIANO BIANCO DOC BIANCO Tranquillo
TORGIANO CABERNET SAUVIGNON DOC ROSSO Tranquillo
TORGIANO CHARDONNAY DOC BIANCO Tranquillo
TORGIANO PINOT GRIGIO DOC BIANCO Tranquillo
TORGIANO PINOT NERO DOC ROSSO Tranquillo
TORGIANO RIESLING ITALICO DOC BIANCO Tranquillo
TORGIANO ROSATO DOC ROSATO Tranquillo
TORGIANO ROSSO DOC ROSSO Tranquillo
TORGIANO SPUMANTE DOC BIANCO Spumante
TORGIANO ROSSO RISERVA DOCG ROSSO Tranquillo



MONTEFALCO SAGRANTINO
• Montefalco Sagrantino Area di produzione: provincia di Perugia nei comuni: Montefalco e parte dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria
• Montefalco Sagrantino Vitigni: vitigno Sagrantino
• Montefalco Sagrantino Caratteristiche Passito:
o colore: rosso rubino carico;
o odore: delicato, caratteristico, fruttato, ampio, speziato;
o sapore: secco, armonico, fruttato;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13% vol;
• Montefalco Sagrantino Caratteristiche Secco:
o colore: rosso rubino intenso;
o odore: delicato, caratteristico;
o sapore: asciutto e armonico;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13% vol;
• Montefalco Sagrantino Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura passito: 14-16°C
o temperatura secco: 18-20°C
o abbinamenti passito: pasticceria, crostate
o abbinamenti secco: arrosti, carnagione, selvaggina, formaggi stagionati duri


TORGIANO ROSSO RISERVA
• Torgiano Rosso Riserva Area di produzione: territori del comune di Torgiano in provincia di Perugia
• Torgiano Rosso Riserva Vitigni: Sangiovese per 50-70%, Canaiolo per 15-30%, Trebbiano toscano al massimo del 10% e altri vitigni non oltre il 10%
• Torgiano Rosso Riserva Caratteristiche:
o colore: rosso rubino, con riflessi granata e arancio, limpido e brillante
o odore: vinoso e delicato, intenso, persistente, fruttato, con note che ricordano il cacao, ampio, fine;
o sapore: asciutto, armonico, di giusto corpo, secco, caldo, abbastanza morbido e fresco, giustamente tannico, equilibrato
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
• Torgiano Rosso Riserva Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura: 18-20°C
o abbinamenti: primi piatti saporiti, carni rosse alla brace, al forno, alla griglia, selvaggina, lepre, cinghiale, formaggi stagionati


ASSISI
• Assisi Area di produzione: Nei comuni di Assisi, Spello e Perugia
• Assisi Vitigni: Bianco: Trebbiano 50-70%, Grechetto 10-30%, altre uve per un massimo del 40%. Rosso e Rosato: Sangiovese 50-70%, Merlot 10-30% altre uve per un massimo del 40%.
• Assisi Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso rubino intenso;
o odore: fruttato e vanigliato;
o sapore: pieno, asciutto con presenza di tannini speziati;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol;
• Assisi Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli;
o odore: gradevole, fresco, caratteristico;
o sapore: asciutto, fresco, leggermente fruttato;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol;
• Assisi Caratteristiche Rosato:
o colore: rosato;
o odore: vinoso, caratteristico, profumato;
o sapore: asciutto, corposo, armonico, intenso, persistente;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Assisi Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 18-20°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o temperatura Rosato: 12-14°C
o abbinamenti Rosso: cacciagione, secondi piatti di carne
o abbinamenti Bianco: piatti a base di pesce
o abbinamenti Rosato: minestroni

COLLI ALTOTIBERINI
• Colli Altotiberini Area di produzione: Nei comuni in provincia di Perugia lungo la valle del Tevere
• Colli Altotiberini Vitigni: Rosso e Rosato: Sangiovese 55-70%, Merlot 10-20%, Trebbiano toscano e/o Malvasia Bianca lunga (max 10%). Bianco: Trebbiano toscano 75-90%, Malvasia lunga (10%) e ad altre uve per un massimo del 15%
• Colli Altotiberini Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso rubino;
o odore: vinoso;
o sapore: rotondo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol;
• Colli Altotiberini Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino;
o odore: gradevole;
o sapore: armonico;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol;
• Colli Altotiberini Caratteristiche Rosato:
o colore: rosa tenue;
o odore: lievemente fruttato;
o sapore: vivace;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Colli Altotiberini Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 18-20°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o temperatura Rosato: 12-14°C
o abbinamenti Rosso: salumi e formaggi freschi, carni bianche
o abbinamenti Bianco: pesci delicati, fritture di pesce
o abbinamenti Rosato: antipasti saporiti, zuppe, frittate


COLLI AMERINI
• Colli amerini Area di produzione: Nei comuni in provincia di Terni
• Colli amerini Vitigni: Bianco: Trebbiano toscano dal 70 all’85%, Grechetto, Verdega, Garganega, Malvasia toscana: 30%. Rossi: 65-80% di Sangiovese, 30% Montepulciano, Ciliegiolo, Canaiolo, Merlot, Barbera.
• Colli amerini Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso rubino tendente al granato con l'invecchiamento;
o odore: vinoso e gradevole, fine e molto persistente con l'invecchiamento;
o sapore: fresco, spumeggiante e corposo; armonico, rotondo con leggero sentore di mandorla con l'invecchiamento;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol;
• Colli amerini Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli;
o odore: delicato, fruttato, molto intenso;
o sapore: secco, armonico, vellutato ma pieno, con lieve retrogusto amarognolo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Colli amerini Caratteristiche Rosato:
o colore: rosa salmone;
o odore: intenso, persistente con punte di fruttato e floreale;
o sapore: secco, piuttosto caldo, poco morbido, poco tannico, di corpo e abbastanza equilibrato;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Colli amerini Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 18-20°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o temperatura Rosato: 12-14°C
o abbinamenti Rosso: carni bianche, coniglio
o abbinamenti Bianco: pastasciutte magre, sformati
o abbinamenti Rosato: salumi, minestre, baccalà



COLLI DEL TRASIMENO
• Colli del Trasimeno Area di produzione: Nei territori vicini al lago Trasimeno
• Colli del Trasimeno Vitigni: Bianco: Trebbiano toscano dal 60 all’80%, Malvasia bianca, Verdicchio bianco, Verdello e Grechetto 40%. Rosso: 60-80% Sangiovese, 40% di Ciliegiolo, Gamay, Malvasia bianca lunga e Trebbiano toscano.
• Colli del Trasimeno Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso granato con riflessi rubino;
o odore: intenso e persistente, con sentori floreali e fruttati;
o sapore: secco, caldo, poco morbido, giustamente tannico, abbastanza sapido, quasi di corpo, abbastanza equilibrato;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol;
• Colli del Trasimeno Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino più o meno intenso;
o odore: gradevole;
o sapore: secco e armonico;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Colli del Trasimeno Caratteristiche Spumante:
o colore: paglierino più o meno intenso;
o odore: gradevole e caratteristico;
o sapore: asciutto, armonico, spuma a grana fine e persistente;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Colli del Trasimeno Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 16-18°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o temperatura Spumante: 8-10°C
o abbinamenti Rosso: salumi, carni rosse, cacciagione
o abbinamenti Bianco: pesci, zuppe
o abbinamenti Spumante: dessert



COLLI MARTANI
• Colli martani Area di produzione: provincia di Perugia
• Colli martani Vitigni: Sangiovese: 85% Sangiovese; Trebbiano: 85% Trebbiano; Grechetto: 85% Grechetto
• Colli martani Caratteristiche Grechetto:
o colore: giallo paglierino;
o odore: intenso e persistente, con sentori floreali e fruttati;
o sapore: secco, abbastanza caldo, poco morbido, abbastanza fresco e altrettanto sapido, abbastanza equilibrato;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Colli martani Caratteristiche Sangiovese:
o colore: rosso rubino;
o odore: vinoso caratteristico, etereo se invecchiato;
o sapore: asciutto, armonico, fruttato, caratteristico, delicatamente erbaceo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Colli martani Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Grechetto: 10-12°C
o temperatura Sangiovese: 18°C
o abbinamenti Grechetto: molluschi, crostacei, pesci
o abbinamenti Sangiovese: carni rosse

COLLI PERUGINI
• Colli Perugini Area di produzione: province di Perugia e Terni
• Colli Perugini Vitigni: Rosso e Rosato: Sangiovese dal 65 all’85%, Montepulciano, Ciliegiolo, Barbera e Merlot. Bianco: Trebbiano toscano 65-85%, Verdicchio, Grechetto, Garganega, Malvasia bianca.
• Colli Perugini Caratteristiche Rosso:
o colore: rubino, più o meno intenso;
o odore: delicato, vinoso, caratteristico;
o sapore: asciutto, sapido, di buon corpo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol;
• Colli Perugini Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino;
o odore: poco intenso e persistente delicato floreale e fruttato;
o sapore: secco, sapido e debole di corpo con sensazioni finali di leggero amarognolo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Colli Perugini Caratteristiche Rosato:
o colore: rosato più o meno intenso;
o odore: delicato e vinoso;
o sapore: asciutto, fresco e armonico;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Colli Perugini Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 16-18°C
o temperatura Bianco: 12-14°C
o temperatura Rosato: 12-14°C
o abbinamenti Rosso: pasta al forno, arrosto, carni rosse, selvaggina
o abbinamenti Bianco: piatti a base di pesce
o abbinamenti Rosato: salumi freschi, minestre, zuppe




LAGO DI CORBARA
• Lago di Corbara Area di produzione: territori della provincia di Terni
• Lago di Corbara Vitigni: Cabernet sauvignon, Merlot, Pinot nero, Sangiovese per almeno il 70%, con aggiunta di Aleatico, Barbera, Cabernet franc, Canaiolo, Casanese, Ciliegiolo, Colorino, Dolcetto, Montepulciano, per un massimo del 30%.
• Lago di Corbara Caratteristiche:
o colore: rubino tendente al granata con l’invecchiamento
o odore: vinoso gradevole;
o sapore: sapido, armonico, austero
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
• Lago di Corbara Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura: 12-13°C
o abbinamenti: carni rosse e carni bianche, selvaggina

MONTEFALCO
• Montefalco Area di produzione: provincia di Perugia
• Montefalco Vitigni: Sangiovese 60-70% e Sagrantino per il 10-15%.
• Montefalco Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso rubino tendente al granata;
o odore: intenso e persistente, fruttato, floreale e fine;
o sapore: secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico e robusto di corpo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% vol;
• Montefalco Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino;
o odore: leggermente vinoso, fruttato;
o sapore: secco, leggermente fruttato, caratteristico;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Montefalco Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 16-18°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o abbinamenti Rosso: carni bianche, rosse, selvaggina
o abbinamenti Bianco: primi e secondi piatti

ORVIETO
• Orvieto Area di produzione: territori delle province di Terni e Viterbo
• Orvieto Vitigni: Orvieto e Orvieto Superiore: Trebbiano toscano dal 40 al 60%, Verdello dal 15 al 25%, Grechetto, Canaiolo bianco e Malvasia toscana.
• Orvieto Caratteristiche:
o colore: giallo paglierino
o odore: intenso e persistente, fruttato e floreale;
o sapore: secchi, caldi, abbastanza morbidi, quasi freschi e abbastanza sapidi
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Orvieto Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura: 10-12°C
o abbinamenti: antipasti di pesce, zuppe di pesce, crostacei





ROSSO ORVIETANO
• Rosso Orvietano Area di produzione: territori della provincia di Terni
• Rosso Orvietano Vitigni: Aleatico, Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Ciliegiolo, Merlot, Pinot Nero, Sangiovese per almeno il 70%.
• Rosso Orvietano Caratteristiche:
o colore: rosso rubino tendente al granata con l’invecchiamento
o odore: profumo delicato e caratteristico;
o sapore: vellutato
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
• Rosso Orvietano Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura: 15-17°C
o abbinamenti: carni rosse e carni bianche



TORGIANO
• Torgiano Area di produzione: provincia di Perugia
• Torgiano Vitigni: Bianco: Trebbiano Toscano dal 50 al 70%, Grechetto dal 15 al 40% Per il Torgiano; Rosso e Rosato: Sangiovese dal 50 al 70%, Canaiolo dal 15 al 30%.
• Torgiano Caratteristiche Rosso:
o colore: rosso rubino intenso;
o odore: intenso e persistente e sentori erbacei non aggressivi;
o sapore: secco, caldo, abbastanza morbido, poco fresco, giustamente tannico, di corpo con sentori finali di frutta matura;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% vol;
• Torgiano Caratteristiche Bianco:
o colore: giallo paglierino, brillante;
o odore: vinoso e gradevole;
o sapore: leggermente fruttato, piacevolmente acidulo;
o titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
• Torgiano Temperatura di servizio e Abbinamenti:
o temperatura Rosso: 16-18°C
o temperatura Bianco: 10-12°C
o abbinamenti Rosso: carni bianche, rosse, selvaggina
o abbinamenti Bianco: molluschi, crostacei, minestre




ELENCO CANTINE IN UMBRIA

Colli Altotiberini – Colli del Trasimeno
Via Nestore, 59 – 06019 Umbertide (PG)
Tel 075 – 94 10 330 Fax 075 -94 10 411 info@vinidonini.it www.vinidonini.it


Cantina Fanini - Colli Del Trasimeno
Voc. I Cucchi , Petrignano d/Lago - 06060 Castiglione Del Lago (PG)
Tel e Fax 075-32654 info@cantinafanini.it www.cantinafanini.it


Madrevite - Colli Del Trasimeno
Via Cimbano, 36 –Vaiano, - 06060 Castiglione d/Lago (PG)
Tel e Fax 075 – 95 27 220 info@madrevite.com www.madrevite.com


Azienda Agricola Pucciarella - Colli Del Trasimeno
Viale Perugia – Loc.Villa di Magione (PG)
Tel 075 – 84 09 147 info@pucciarella.it www.pucciarella.it
Castello Di Magione Colli Del Trasimeno
Via Cavalieri Di Malta, 31 – Magione (PG)
Tel 075 – 84 35 47 castello@castellodimagione.it www.castellodimagione.it


Duca Della Corgna Cantina del Trasimeno - Colli Del Trasimeno
Via Roma, 236 – Castiglione del Lago (PG)
Tel 075 – 9652493 ducacorgna@libero.it www.ducadellacorgna.it


Terre Del Carpine Colli Del Trasimeno
Via Formanuova, 87 – Magione (PG)
Tel 075 – 84 02 98 info@terredelcarpine.it www.terredelcarpine.it


Agricola Stefania Mezzetti Umbria IGT – Doc Cortona
Loc. Le Caselle – Vernazzano, Tuoro (PG)
Tel 0575 – 67 85 28 marketing.mezzetti@alice.it www.vinimezzetti.it


Cantina Blasi Bertanzi Colli Altotiberini
Via Case Sparse – Loc. San Benedetto - 06019 Umbertide (PG)
Tel. 339 8697891 / 349 320295 eleonora@vignedipace.it www.vignedipace.it/cantina.php


Assisi – Colli Perugini – Torgiano - Az.Agr. Saio Via della passerella – Assisi (PG)
Tel. 075 – 81 29 40
info@saioassisi.it www.saioassisi.it
Valle di Assisi Assisi
Voc. Ceccomatto – Tordandrea, Assisi (PG)
Tel 075 – 80 44 580 s.bianconi@vallediassisi.com www.vallediassisi.com


Sportoletti Ernesto e Remo – Assisi
Via Lombardia, 1 – Spello (PG) Tel 0742 – 65 14 61 Fax 0742 – 65 23 49
office@sportoletti.com www.sportoletti.com


Az. Agr. Chiorri Colli Perugini
Via Todi, 100 – Sant’Enea (PG) Tel O75-60 71 41 Fax O75-60 71 41
info@chiorri.it www.chiorri.it


Castello Monte Vibiano Vecchio Colli Perugini
Via V. Veneto, 4 – Mercatello di Marsciano (PG) Tel 075 – 87 83 001 Fax 075 – 87 83 283
fmontanaro@montevibiano.it www.montevibiano.it


Sasso dei lupi Colli Perugini
Via C. Faina, 18 –Marsciano (PG) Tel 075 – 87 49 523 Fax O75 – 87 49 510
info@sassodeilupi.it www.sassodeilupi.it


Agricola Goretti Produzione Vini Colli Perugini – Montefalco
Str. Del Pino, 4 – Perugia Tel 075 – 60 73 16 Fax 075 – 60 79 187
goretti@vinigoretti.it www.vinigoretti.it
Cantine Giorgio Lungarotti Torgiano
Via Mario Angeloni, 16 – Torgiano (PG) Tel 075- 98 86 61 Fax 075- 98 86 650
lungarotti@lungarotti.it www.lungarotti.it


Vallantica Colli Amerini
Loc. Vallantica, 280 – Sangemini (TR) Tel 0744 – 30 60 16 Fax 0744 – 30 65 67
info@vallantica.com www.vallantica.com


Zanchi Az. Agr. – Colli Amerini
Via Ortana, 122 – Amelia (TR) Tel 0744 – 97 00 11 Fax 0744 – 97 00 11
info@cantinezanchi.it www.cantinezanchi.it


Az. Agr. Dott. Valentino Cirulli Orvieto
Loc. Sala – Ficulle (TR) Tel 06 – 79 34 03 75 Fax 06 – 79 34 00 08
crc@wind.it.net


Marchesi Antinori Tenuta Castello Della Sala Orvieto
Localita’ Sala – Ficulle (TR) Tel 0763 – 86 051 Fax 0763 – 86 491
antinori@antinori.it www.antinori.it


Argillae – Orvieto
Voc.Pomarro, 45 – Allegrona (TR) Tel. 0763 – 62 46 04 Fax 0763 – 62 98 00
info@argillae.eu www.agrillae.eu
Barberani Orvieto
Loc.Cerreto – Baschi (TR) Tel. 0763 – 34 18 20 Fax 0763 – 34 07 73
barberani@barberani.it www.barberani.it


La Carraia Orvieto
Loc. Tordimonte, 56 – Orvieto (TR) Tel 0763 – 304013 Fax 0763 – 304048
info@lacarraia.it www.lacarraia.it


Cantina Cardeto Orvieto
Loc. Cardeto, Fraz. Sferracavallo – Orvieto (TR) Tel 0763 340135 Fax. 0763 3343828
info@cardeto.com www.cardeto.com


Falesco Orvieto
Localita’ S. Pietro Snc – Montecchio (TR) Tel 0744 – 95 56 Fax 0744 – 95 12 19
info@falesco.it www.falesco.it


Az. Agr. Palazzone – Orvieto
Localita’ Rocca Ripesena, 68 – Orvieto (TR) Tel 0763 – 34 49 21 Fax 0763 – 39 48 33
info@palazzone.com www.palazzone.com


Agricola Custodi Orvieto
Viale Venere Loc.Canale – Orvieto (TR) Tel 0763 – 29 053 Fax 0763 – 29 30 5
info@cantinacustodi.com www.cantinacustodi.com
Tenuta Vitalonga Az. Agr. Maravalle Orvieto
Loc.Montiano – Ficulle (TR) Tel 0763 – 83 67 22 Fax 0763 – 83 66 49
info@vitalonga.it www.vitalonga.it


Castello Di Corbara Orvieto – Lago Di Corbara
Località Corbara, 7 – Orvieto (TR) Tel 0763 – 30 40 35 Fax 0763 – 30 41 52
info@castellodicorbara.it www.castellodicorbara.it


Tenuta Le Velette Orvieto
Località Le Velette, 23 – Orvieto (TR) Tel 0763 – 29 090 Fax 0763 – 29 114
tenuta.le.velette@libero.it www.levelette.it


Decugnano dei Barbi Orvieto
Loc. Fossatello, 50 – Orvieto (TR) Tel 0763 – 30 82 55 Fax 0763 – 30 81 18
info@decugnano.it www.decugnano.it


Colli Martani – Montefalco Cantine San Clemente Montefalco
Loc. Polzella – Montefalco (PG) Tel 0742 – 37 91 64 Fax 0742 – 37 14 33
info@cantinesanclemente.it www.cantinesanclemene.it


Agricola Bocale –Montefalco
Via Fratta Alzatura – Montefalco (PG) Tel 0742 – 39 92 33 Fax 0742 – 51 00 15
info@bocale.it www.bocale.it
Baldassarri Luciano Colli Martani
Via Pianelli, 65 – Collazzone (PG) Tel. 075 – 87 07 299 Fax 075 – 87 07 299
info@cantinabaldassarri.it www.cantinabaldassarri.it


Pennacchi Domenico – Terre di Capitani Montefalco
Via S. Angelo, 10 Marcellano, Gualdo Cattaneo (PG)
Tel 0742 – 92 00 69 Mob. 335 – 56 21 949


Cantine Bettona Soc. Agr. Coop. Colli Martani
Via Assisi, 81 – Bettona (PG) Tel. 075- 98 85 048 Fax 075-98 85 070
info@cantinebettona.com www.cantinebettona.com


Roccafiore Colli Martani
Localita’ Collina – Chioano Di Todi (PG) Tel 075 – 89 42 416 Fax 075 – 89 48 754
info@roccafiore.it www.roccafiore.it


Cantina Todini Colli Martani
Fraz. Collevalenza – Todi (PG) Tel 075 – 88 71 22 Fax 075 – 88 72 31
agricola@agricolatodini.com www.cantinafrancotodini.com


Di Filippo Az. Agr. Colli Martani – Montefalco
Voc. Conversino, 153 – Cannara (PG) Tel 0742 – 73 12 42 Fax 0742 – 72 310
info@vinidifilippo.com www.vinidifilippo.com
Agricola Adanti Montefalco
Voc. Arquata – Bevagna (PG) Tel 0742 – 36 02 95 Fax 0742 – 36 12 70
info@cantineadanti.com www.cantineadanti.com


Antonelli San Marco Montefalco
Localita’ San Marco, 59 – Montefalco (PG) Tel. 0742 – 37 91 58 Fax 0742 – 37 10 63
info@antonellisanmarco.it www.antonellisanmarco.it


Arnaldo Caprai Montefalco
Loc. Torre – Montefalco (PG) Tel 0742 – 37 88 02 Fax 0742 – 37 84 22
info@arnaldocaprai.it www.arnaldocaprai.it


Antano Milziade Fattoria Colleallodole Montefalco
Voc. Colleallodole – Bevagna (PG) Tel 0742 – 36 03 71 Fax 0742 – 36 18 97
info@fattoriacolleallodole.com www.fattoriacolleallodole.com


Az. Fongoli – Montefalco
Fraz. San Marco ,67 – Montefalco (G) Tel 0742 – 37 89 30 Fax 0742 – 37 12 73
info@fongoli.com www.fongoli.com


Az.Agraria Perticaia Montefalco
Loc.Casale – Montefalco (PG) Tel 0742 – 37 90 14 Fax 0742 – 37 90 14
guidoguardigli@libero.it www.perticaia.com
Scacciadiavoli – Montefalco
Localita’ Cantinone, 31 – Montefalco (PG) Tel 0742- 37 12 10 Fax 0742- 37 82 72
scacciadiavoli@tin.it


Terre De La Custodia - Montefalco
Via Palombara snc – Gualdo Cattaneo (PG) Tel 0742 – 92951 Fax 0742 – 929595
info@terredelacustodia.it www.terredelacustodia.it


Tenuta San Rocco Colli Martani
Fraz. Duesanti, Loc. San Rocco, 14 – Todi (PG) Tel 075 – 89 89 102 Fax 075 – 89 80 971
info@agriturismo-sanrocco.com www.agriturismo-sanrocco.com


Az. Agricola Tiburzi Gustavo Montefalco
Zona Art. Pietrata – Montefalco (PG) Tel O742-37 98 64 Fax O742-37 98 64
info@tiburzicantine.com www.tiburzicantine.com


Còlpetrone – Saiagricola Montefalco
Via Ponte La Mandria, 8/1, Loc. Marcellano - Gualdo Cattaneo (PG) Tel 0742 – 99 827 colpetrone@saiagricola.it www.saiagricola.it

Spoletoducale Casale Triocco Montefalco – Colli Martani
Loc. Petrognano, 54 – Spoleto (PG) Tel 0743 – 56 22 4 Fax 0743 – 56 06 5
info@spoletoducale.it www.spoletoducale.it


Agricola Dionigi Montefalco
Voc. Madonna Della Pia, 92 – Bevagna (PG) Tel 0742 – 36 03 95 Fax 0742 – 36 91 47
info@cantinadionigi.it www.cantinadionigi.it


Brogal Vini Montefalco – Torgiano
Loc. La Storta Cantalupo di Bevagna (PG) Tel 075 – 80 01 501 Fax 075 – 80 00 935
amministrazione@vignabaldo.com www.brogalvini.com


vini umbria .pdf

 

MONTEFALCO ED IL SUO SAGRANTINO
MONTEFALCO
Montefalco viene denominata "ringhiera dell'Umbria" per la sua splendida posizione panoramica dominante le pianure del Topino e del Clitunno. Fu centro prospero e rurale già in epoca romana. Numerosi resti epigrafici, scultorei (museo comunale, chiostro di San Fortunato, ecc), testimoniano ancor oggi le sue origini. Nel 1185 l'Imperatore Federico Barbarossa vi sostò a lungo, nel 1446 passò sotto il controllo della Chiesa, nel 1848 ottenne il titolo di Città. Percorrendo le mura, intorno al centro storico, s'incontrano le quattro porte: Porta S. Agostino, la più maestosa coi suoi merli ghibellini. Porta della Rocca, demolita agli inizi del secolo. Porta Camiano, dal nome della frazione verso cui è rivolta, e Porta Federico Il, dedicata all'Imperatore, o di San Bartolomeo perché costruita a fianco dell'abside romanica della chiesa omonima.
La Chiesa di S. Agostino, sec. XIII - XIV, conserva affreschi di pittori di scuola umbro-senese (sec. XIV - XVI); Nelli, Lorenzetti, Mezzastris, Alunno, Melanzio, Caporali.
Curiosa la leggenda del Beato Pellegrino, il cui corpo è conservato all'interno della chiesa. Costruiti sulla piazza e lungo Corso Mameli nei secoli XV - XVII, costituiscono notevoli esempi di architettura civile i palazzi signorili: Moriconi - Calvi, Tempestivi poi Langeli, Senili, Ciardelli poi Tempestivi, Santi - Gentili, De Cuppis.
Il Palazzo Comunale, sec. XIII, conserva della costruzione originaria una bifora; il portico risale al sec. XV; dalla Torre si gode una vista panoramica. Il Museo Pinacoteca di S. Francesco custodisce opere pittoriche che vanno dal XlIl al XVII secolo; di particolare interesse gli affreschi di Benozzo Gozzoli nell'abside centrale (1450 - 1452) con scene della vita di S. Francesco, la sua glorificazione fra i Santi dell'Ordine, i suoi primi compagni, i grandi francescani; inoltre, opere di Nicolò Alunno, Mezzastris, Melanzio, Tiberio d'Assisi e il Presepe del Perugino. La struttura ospita anche un Lapidario.
La Chiesa di S. Lucia, sec. XII, si trova nel nucleo più antico del borgo medioevale. La Chiesa di S. Bartolomeo, sec. XVIII, mantiene della prima costruzione (sec. XI) una monofora lunettata e una bifora sulla parete absidale esterna. La Chiesetta di S. Maria Maddalena, sec. XIII, rinnovata nel sec. XVIII, presenta affreschi di pittori locali dei sec. XV e XVI; l'annesso monastero risale al sec. XV. La Chiesa di S. Chiara, sec. XVII, contiene la Cappella di S. Croce affrescata nel 1333 da pittori di scuola umbra; il convento con chiostro risale al sec. XV. La Chiesa di S. Illuminata, sec. XVI, ha la facciata in laterizio preceduta da un portico, e un fastigio lunettato che rammenta l'architettura lombarda; all'interno ospita tra I'altro cappelline affrescate da Francesco Melanzio. La Chiesa di S. Leonardo ha una facciata ornata con due semplici portali rinascimentali; accoglie una tela del Melanzio (1515), rappresentante la Madonna in trono col Bambino.
E' annoverato tra i Borghi più belli d'italia.

Abitanti: 6.000 (montefalchesi) Superficie Kmq: 69,34-Altezza s.l.m.: 472 m.
Distanza da Perugia: Km. 48-Prefisso telefonico: 0742-Cap 06036



SAGRANTINO, FIGLIO D’UMBRIA
Quanto sia antica la coltivazione del Sagrantino a Montefalco, è da sempre materia di dibattito. Esistono comunque numerose testimonianze storiche. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, ricordava che l’uva Itriola era coltivata nelle aree di Mevania (all’epoca dei Romani Montefalco era parte del Municipio di Bevagna n.d.r.) e nel Piceno: «Itriola Umbriae Mevanatique et Piceno agro peculiaris est». Alcune fonti ipotizzano che il vitigno sia stato importato dall’Asia Minore dai seguaci di San Francesco di ritorno dai loro viaggi di predicazione in Asia Minore intorno al XIV-XV secolo. Altre teorie circa l’origine del Sagrantino, ritengono che l’uva sia originaria della Spagna o che la sua introduzione sia stata a opera dei Saraceni.
Poiché la varietà Sagrantino non mostra alcuna somiglianza con altri vitigni, si può considerare un vitigno di origine locale (Commissione per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uve da vino coltivati in Italia – Mi.p.A.F) dimostrando così la mancanza di qualche sua parentela con un noto vitigno comunemente coltivato nelle zone viticole del Centro Italia, come spesso si è erroneamente pensato (già nel 1596 Andrea Bacci identificava l’antica itriola con la Passerina).
Il nome sarebbe riconducibile ai Sacramenti (dal latino “Sacer”- Sacro) in quanto l’uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi o ancora perché era il vino che il contadino tirava fuori in occasione delle festività e delle ricorrenze religiose che scandivano la vita del tempo, come la Pasqua o il Natale.
Quasi scomparso dai vigneti umbri negli anni ‘60, è stato recuperato grazie all’impegno di alcuni coraggiosi vignaioli, ottenendo nel 1979 il riconoscimento della DOC, seguita nel 1992 dalla DOCG, suggello della lunga e importante tradizione. Nel 1998 le poche viti di Sagrantino ancora vegetanti entro le mura urbane di Motefalco sono etichettate e classificate: è stato accertato che alcune di esse risalgono a periodi compresi tra il 1700 ed il 1800. Qualcuna di queste viti la si può trovare negli antichi Monasteri di Santa Chiara e di San Leonardo a ribadire la sacralità e la discendenza di questo vino.
Tra il 2000 e il 2008 la produzione del Sagrantino è quadruplicata: da 666 mila a oltre 2,5 milioni di bottiglie con un giro d’affari stimato in 60 milioni di euro. Negli ultimi dieci anni sono state costruite trenta nuove cantine e la superficie di vigneto iscritta a Docg è quintuplicata (da 122 a 660 ettari). Quantità in aumento di pari passo con la qualità, tanto che anche quest’anno è stata determinata una nuova riduzione della resa per ettaro, da 80 a 70 quintali.




Storia del Montefalco Sagrantino
Del Sagrantino si hanno numerose notizie e testimonianze storiche risalenti ai tempi più antichi. Plinio il Vecchio, nella sua Historia naturalis, descrive l'Itriola, tipica uva del territorio, che secondo alcuni studiosi potrebbe identificarsi con l'uva Sagrantino. Altre fonti ipotizzano che il vitigno sia stato importato dall'Asia Minore dai seguaci di San Francesco: il nome sarebbe riconducibile ai Sacramenti in quanto l'uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi. Non mancano i sostenitori dell'ipotesi autoctona, che lo vorrebbe ottenuto per selezione da cloni locali. Già nel 1088 si scriveva di terre piantate a vigna in Montefalco e risalgono al Duecento numerosi documenti che testimoniavano la cura costante che i vignaioli riservano al campo piantato a vigna. Dalla prima metà del Trecento le leggi comunali iniziavano a tutelare vite e vino, dedicandogli interi capitoli e rubriche di statuti comunali. Nel 1451 il noto pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai francescani ad affrescare l'abside della loro chiesa, oggi museo civico fra i più importanti del Centro Italia, alludeva forse al Sagrantino dipingendo la bottiglia di vino rosso sulla mensa del cavaliere da Celano negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco. A partire dal 1540 un'ordinanza comunale stabilisce ufficialmente la data d'inizio della vendemmia a Montefalco. La gelata dell'inverno 1586 fu un flagello per le piantagioni viticole di Montefalco, che tornarono a produrre soltanto dopo alcuni decenni. Nel 1622 il cardinale Boncompagni, legato di Perugia, inasprì severamente le sanzioni stabilite dallo statuto comunale, prevedendo persino la pena della forca se alcuna persona tagliasse la vite d'uva. Il primo documento che cita ufficialmente il vitigno risale al sedicesimo secolo, ed è conservato nell'archivio notarile di Assisi.
La storia, il vino, il territorio
L’area collinare interessata alla produzione del Montefalco Sagrantino DOCG comprende, oltre all’intero territorio comunale di Montefalco, che le regala il nome, parte dei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo.
Montefalco, cuore simbolico oltre che geografico della Valle Umbra, per la sua centralità ha ricevuto l’appellativo di “Ringhiera dell’Umbria”. Da qualsiasi punto della vallata si guardi verso l’alto, appare il colle di Montefalco, che gode di una splendida vista spalancata sui Monti Martani come sul Subasio e gli Appennini, su Spoleto, Trevi, Foligno, Spello e Assisi.
La struttura della città, compresa all’interno delle mura trecentesche, è concepita in modo che tutte le strade convergano verso la bellissima piazza del Comune.
Visitare Montefalco, una delle pochissime città italiane nelle quali la viticoltura veniva praticata anche all’interno del centro urbano, consente tra l’altro di conoscere luoghi davvero singolari sotto il profilo del paesaggio viticolo, come per il circuito delle viti storiche e di rintracciare i segni dell’assetto agrario del XV secolo, come quelli che il pittore Benozzo Gozzoli ha raffigurato negli affreschi dell’ex chiesa di San Francesco, oggi Museo Civico.
Nell’Archivio Storico Comunale di Montefalco sono custoditi numerosi documenti che testimoniano la cura con cui, in tempi ormai remoti, i vignaioli di Montefalco si dedicavano al “campo piantato a vigna”.
A partire dal quattrocento le leggi comunali iniziano a tutelare in qualche modo vite e vino. Quasi scomparso dai vigneti umbri negli anni Sessanta, il Sagrantino è stato recuperato grazie all’impegno ed al coraggio di alcuni vignaioli, ottenendo così nel 1979 il riconoscimento della DOC, seguita nel 1992 dalla DOCG. Dal 2001 i vini di Montefalco sono tutelati dal Consorzio Tutela Vini Montefalco.

CALENDARIO EVENTI “SAGRANTINO MONTH” – New York – Marzo 2013
Il Consorzio di Montefalco annuncia per il secondo anno consecutivo il ‘Sagrantino Month’, mese del Sagrantino a Eataly New York nel mese di Marzo 2013. Il Mese del Sagrantino è parte di una una lunga promozione dei vini di Montefalco negli USA che durerà per tutto l’anno 2013. La campagna promozionale includerà eventi, promozioni e public relations.
Venerdì 1 Marzo 2013 (6-8pm) Degustazione Eataly Vino
Sabato 2 Marzo 2013 Degustazione Corner Eccellenze Eataly
Lunedì 4 Marzo 2013 Evento “Meet & Greet” per produttori non rappresentati + aperitivo con altro trade
Martedì 5 Marzo 2013 – 6:00-8:00pm aperitivo per lancio promozione a Eataly
Venerdì 8 Marzo 2013 (6-8pm) Degustazione Eataly Vino
Sabato 9 Marzo 2013 Degustazione Corner Eccellenze Eataly
Martedì 12 Marzo 2013 – 6:30-7:30pm Scuola per consumatori “Montefalco Rosso” Consumer class on “Montefalco Rosso”
Venerdì 15 Marzo 2013 (6-8pm) Degustazione Eataly Vino
Sabato 16 Marzo 2013 Degustazione Corner Eccellenze Eataly
Lunedì 18 Marzo 2013 – 3-4:30pm Seminario per il Trade
Venerdì 22 Marzo 2013 Degustazione Eataly Vino
Sabato 23 Marzo 2013 Degustazione Corner Eccellenze Eataly
Giovedì 28 Marzo 2013 – 6:30-7:30pm Scuola per consumatori “Sagrantino” Consumer class on “Sagrantino”
Venerdì 29 Marzo 2013 Degustazione Eataly Vino
Sabato 30 Marzo 2013 Degustazione Corner Eccellenze Eataly
Location:
Eataly – 200 5th Ave New York, NY 10010, Stati Uniti
Il Buco Alimentari & Vineria - 53 Great Jones Street New York

Cantine produttrici del Montefalco Sagrantino
Elecno delle cantine produttrici del vino Sagrantino di Montefalco DOCG, sia nella versione secca che passita

CESARINI SARTORI
Az. Agr. Sartori
Via Fonte Luglio, 2
06035 GUALDO CATTANEO (PG)
Tel. e fax 0742/99597
Cantina Rosso Bastardo - Sagrantino di Montefalco
info@rossobastardo.it

CAMPO DELLA MAESTA'
Cantina Campo della maestà - Sagrantino di Montefalco
info@campodellamaesta.it
VILLA MORA
Cantina Villa Mora - Sagrantino di Montefalco
info@campodellamaesta.it

ADANTI
Az. Agr. Adanti
06031 ARQUATA DI BEVAGNA (PG)
Tel. 0742/360295 - Fax 361270
www.cantineadanti.com
info@cantineadanti.com

AGRICOLA COLLE DI FABBRI
Az. Agr. Annarita Antinori
Loc. Colle di Fabbri, 34
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/399201 - Fax 381539

ANTANO
Cav. Milziade Antano
Voc. Campoletame, 228
06031 BEVAGNA (PG)
Tel. 0742/360371 - Fax 361897

ANTICA TENUTA COL SANT'ANGELO
Az. Agr. Antica Tenuta Col Sant'Angelo
Via Gramsci, 3/a
06035 S. Terenziano
GUALDO CATTANEO (PG)
Tel. 0742/98951
Fax 0742/933203
www.colsantangelo.com
info@colsantangelo.com

ANTIGNIANO
Brogal Vini
Via degli Olmi, 19
06083 BASTIA UMBRA (PG)
Tel. 075/8001501 - Fax 8000935
www.brogalvini.com
amministrazione@vignabaldo.com

ANTONELLI
Az. Agr. Antonelli San Marco
Loc. San Marco, 59
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/379158 - Fax 371063
www.antonellisanmarco.it
info@antonellisanmarco.it

BARTOLONI Dalle Terre della Torre
Maria Rosa Bartoloni
Moriano Case Sparse, 31
06030 GIANO DELL'UMBRIA (PG)
Tel. 0742/90286
Cell. 338/8195558
www.cantinabartoloni.com


BEA
Az. Agr. Paolo Bea
Via Cerrete, 8
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/378128 - Fax 371070
bea@informanet.it

BENINCASA
Az. Agr. Benincasa
Loc. Capro, 99
06031 BEVAGNA (PG)
Tel. 0742/361307 - Fax 362028
www.aziendabenincasa.com
cantina@aziendabenincasa.com


BOCALE
Az. Agricola Bocale di Valentini
Fratta
Alzatura 06036 Montefalco
tel/fax +390742399233
www.bocale.it
info@bocale.it


CANTINA DI VILLA MONGALLI
Cantina di Villa Mongalli
Loc. Cappuccini di Bevagna
06031 BEVAGNA (PG)
Fax 0742/340012
Cell. 348/5110506
Cappuccini2000@yahoo.it

CANTINA TUDERNUM
Pian di Porto, 146
06059 TODI (PG)
Tel. 075/8989403
Fax 075/8989189
www.tudernum.it
info@tudernum.it

CASALE RIALTO
Eraldo Dentici
Via della Vittoria, 48
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/379674
Cell. 392/9188672
www.casalerialto.com
info@casalerialto.com

COLPETRONE
Via Ponte La Mandria, 8/1
Loc. Marcellano
06030 GUALDO CATTANEO (PG)
Tel. 0742/960262 - Fax 011/6533509
www.saiagricola.it
colpetrone@saiagricola.it

DI FILIPPO
Az. Agr. Italo Di Filippo
Voc. Conversino, 160
06033 CANNARA (PG)
Tel. 0742/731242 - Fax 72310
www.vinidifilippo.com
info@vinidifilippo.com

DIONIGI
Az. Agr. Mancinelli Chiara
Voc. Madonna della Pia, 32
06031 BEVAGNA (PG)
Tel. 0742/360395 - Fax 369147
Cell. 333/8649171
www.cantinadionigi.it
info@cantinadionigi.it

FATTORIA COLSANTO
Fattoria Colsanto
Fraz. Cantalupo
06031 BEVAGNA (PG)
Tel. 0432/757173 - Fax 757690
Tel./Fax 0742/360412
www.livon.it
info@livon.it

FAVARONI
Az. Agr. Settimio Favaroni
Via dell'Arte, 8
06030 GIANO DELL'UMBRIA (PG)
Tel. 0742/99318
Cell. 328/0677493

FONGOLI
Az. Agr. Fongoli
Loc. San Marco, 64
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/378930
Fax 0742/371273
www.fongoli.com
info@fongoli.com

LE MURA SARACENE
Vini Goretti
Loc. Pila, Strada del Pino, 4
06070 PERUGIA (PG)
Tel. 075/607316 - Fax 6079187
www.vinigoretti.com
goretti@vinigoretti.com

LUNGAROTTI
Az. Agr. Lungarotti Chiara
Via Mario Angeloni, 16
06089 TORGIANO (PG)
Tel. 075/988661 - Fax 9886650
www.lungarotti.it
lungarotti@lungarotti.it

MADONNA ALTA
Madonna Alta srl
Via Piceni, 14
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/378568 - Fax 379009
www.madonnalta.it
amministrazione@madonnalta.it

Az. Agr. MARCELLI
Loc. Montepennino
06036 MONTEFALCO (PG) Tel./Fax 0742/20470 cell. +39.392/4317329 cantinemarcelli@libero.it
ITALIAN WINE Soc. Agr.
Voc. Sasso
06031 BEVAGNA (PG)
Tel. 0742/362124 - Fax 369595
Tel. 0763/343212 - Fax 344438
www.cantinemartinelli.com
info@cantinemartinelli


MORETTI
Az. Agr. Omero Moretti
Loc. San Sebino, 19-20
06030 GIANO DELL'UMBRIA (PG)
Tel./Fax 0742/90426
www.morettiomero.it
info@morettiomero.it

NAPOLINI
Az. Agr. Matteo Napolini
Loc. Gallo, 71
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/379362 - Fax 371119
www.napolini.it
info@napolini.it

NOVELLI
Cantine Novelli srl
Loc. Pedrelle,
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0744/803301 - Fax 814345
www.cantinanovelli.it
cantina@grupponovelli.it

PARDI
Cantina F.lli Pardi
Via G. Pascoli, snc
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/99754 - Fax 99925
Tel./Fax 0742/379023
info@cantinapardi.it
www.cantinapardi.it

PENNACCHI
Az. Agr. Domenico Pennacchi
Fraz. Marcellano, 8
06030 GUALDO CATTANEO (PG)
Tel./Fax 0742/920069
Cell. 335/5621949

PERTICAIA
Az. Agr. Perticaia di Guido Guardigli
Via E. Cattaneo, 39-1
06035 GUALDO CATTANEO (PG)
Tel. 0742/920328 - Tel./Fax 379014
Cell. 333/3456753
guidoguardigli@libero.it

RUGGERI
Giuliano Ruggeri
Loc. Montepennino
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/379679
info@viniruggeri.it

SCACCIADIAVOLI
Az. Agr. Scacciadiavoli-Pambuffetti
Loc. Cantinone
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/371210 - Fax 378272
scacciadiavoli@tin.it

SPACCHETTI
Az. Agr. Lamberto Spacchetti
Via Benozzo Gozzoli
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/379859

SPOLETODUCALE - CASALE TRIOCCO
Spoletoducale-Casale Triocco
06049 PETROGNANO DI SPOLETO (PG)
Tel. 0743/56224 - Fax 56065
www.spoletoducale.it
spoletoducale@libero.it

TABARRINI
Az. Agr. Giampaolo Tabarrini
Loc. Turrita
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/379351 - Cell. 328/1599119
www.tabarrini.com
info@tabarrini.com

TENUTA ALZATURA
Tenuta Alzatura
Loc. Alzatura, 108
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/399435
www.tenuta-alzatura.it
tenutaalzatura@libero.it

TENUTA CASTELBUONO
Tenuta Castelbuono
Voc. Fossato, 54
06031 CANTALUPO DI BEVAGNA (PG)
Tel. 0461/972311 - Fax 913008
www.cantineferrari.it
t.castelbuono@ferrarispumante.it



TENUTA ROCCA DI FABBRI
Tenuta Rocca di Fabbri Srl Soc. Ag.
Loc. Fabbri
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/399379 - Fax 399199
www.roccadifabbri.com
info@roccadifabbri.com

TENUTA SAN LORENZO
Tenuta San Lorenzo
Loc. San Lorenzo Vecchio
06034 FOLIGNO (PG)
Tel./Fax 0742/22553
www.tenutasanlorenzo.it
info@tenutasanlorenzo.it

TENUTE SAN CLEMENTE
Morettoni spa
Nuova Zona Industriale
06088 SANTA MARIA DEGLI ANGELI (PG)
Tel. 075/8043785 - Fax 8043792
www.morettoni.com
morettoni@morettoni.com

TERRE DE' LA CUSTODIA
Via I maggio
06030 BASTARDO (PG)
Tel. 0742/929587 - Fax 929595
www.terredelacustodia.com
info@terredelacustodia.it


TERRE DE' TRINCI

Cantina Terre de' Trinci scrl
Via Fiamenga, 57
06034 FOLIGNO (PG)
Tel. 0742/320165 - Fax 20386
www.terredetrinci.com
cantina@terredetrinci.com

TIBURZI GUSTAVO
Az. Agr. Gustavo Tiburzi
Zona Artigianale di Pietrauta
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel./Fax 0742/379864
www.tiburzicantine.com

info@tiburzicantine.com


TOCCHI
Az. Agr. F.lli Tocchi sas
Loc. Poggio Turri
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/379287 - Fax 354463
cantinapoggioturri@libero.it


VIRILI
Cantina Piero Virili
Loc. Montepennino
06036 MONTEFALCO (PG)
Tel. 0742/379602
www.digilander.libero.it/virilipiero
virilipiero@libero.it


 

REGIONE UMBRIA - ITINERARI DEL VINO
Regione Umbria

1) DA PERUGIA AL LAGO TRASIMENO

L’Itinerario parte alle porte di Perugia, si protrae verso nord raggiungendo Umbertide per poi terminare nei dintorni del Lago Trasimeno.
PERUGIA
In auto da Nord Autostrada A1, uscita Valdichiana, direzione Perugia – Roma; da Sud Autostrada A1, uscita Orte, direzione Perugia.
Perugia offre ai suoi visitatori un'atmosfera intatta di altri tempi fra le chiese medievali, le meraviglie del Perugino, la magia di piazza IV novembre, la splendida Fontana Maggiore, il Palazzo dei Priori, il Duomo e la Galleria Nazionale dell'Umbria. Poi i sapori della migliore tradizione enogastronomica.
Di origini etrusche, la città sorse a partire dal VI secolo a.C. sui colli di Porta Sole e Landone, dai quali dominava la sottostante valle del Tevere. Dal III secolo a.C. fu sotto l’influenza di Roma e nel I secolo a.C. ne ottenne la cittadinanza.
Nel Medioevo Perugia divenne libero Comune, raggiungendo nel 1300 il dominio del territorio circostante. Sotto il controllo della Chiesa dal 1540 acquistò l’indipendenza con il Risorgimento, epoca in cui lo sviluppo urbano si svolse in pianura lasciando intatto l’antico centro storico e i suoi monumenti.
Percorrendo Corso Vannucci, corso principale di Perugia costellato di negozi e dei bei palazzi si giunge nel cuore della città: Piazza IV novembre, sorta sulle fondamenta della città etrusca e poi foro romano. Al centro la Fontana Maggiore (1275-78) disegnata da Niccolò e Giovanni Pisano, è l’emblema di Perugia, con due vasche poligonali in marmo interamente ornate da bassorilievi raffiguranti i mesi dell’anno, i segni zodiacali, stemmi araldici, le arti liberali e le favole di Esopo accanto ad episodi della Bibbia. La Cattedrale, che vi fa da sfondo, fu iniziata nel X secolo e ricostruita nel XIV e XV da Fra Bevignate: si noti il mosaico del pulpito a destra del portale, da cui predicava Bernardino da Siena. Nell’interno capolavori di Luca Signorelli e, nell’abside, coro quattrocentesco intagliato da Giuliano da Maiano. Il vicino Palazzo dei Priori, stupendo esempio di architettura medievale costruito tra il 1290 e il 1440 in stile gotico, custodisce la Sala dei Notari (fine XIII sec.) con affreschi quattrocenteschi, stalli e bancone in legno del ‘500, e il Collegio della Mercanzia, con la sala dell’Udienza interamente rivestita da pannelli lignei del ‘400.
Il palazzo è sede del Municipio e della Galleria Nazionale dell’Umbria, da vedere per la preziosa e vasta raccolta di capolavori dell’arte umbra dal XIII al XIX secolo. Adiacente al palazzo dei Priori è il Collegio del Cambio, antica sede della corporazione dei cambiavalute, con la magnifica sala del Cambio affrescata dal Perugino. Percorrendo nuovamente Corso Vannucci, superata Piazza della Repubblica si arriva in Piazza Italia dove inizia la città sotterranea della cinquecentesca Rocca Paolina, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, offre al visitatore un meraviglioso tour sotterraneo suggestivo. I suoi ruderi, spogli ed essenziali ma di notevoli dimensioni, mostrano ciò che resta delle antiche case medievali, le vie, fra cui la Bagliona, asse principale del quartiere, il pozzo e i serbatoi per l’acqua, due cannoniere e i locali per le vedette della rocca, i resti della Porta marzia etrusca (sec. III a.C) e delle abitazioni dei Baglioni, proprietari del luogo e signori della città fino alla sua resa alle truppe papali nel 1540, avvenuta dopo la guerra del sale.
Altri palazzi notevoli sono quello del Capitano del popolo, quattrocentesco, quello dell’università Vecchia e Palazzo Gallenga Stuart, barocco, sede dell’odierna Università per Stranieri.
Fra le chiese si segnalano quella di Sant’Angelo, la più antica, a pianta circolare, eretta tra il V e il VI secolo, con portale gotico del ‘300 e capitelli corinzi alle colonne interne; la Basilica di San Domenico del 1300 ma riedificata all’interno nel 1600, con vetrata dei Fratelli Nardo e affreschi attribuiti a Taddeo di Bartolo.
L’oratorio di San Bernardino è invece del periodo rinascimentale: ha la facciata policroma con bei bassorilievi di Agostino di Duccio del 1457-61. Per gli appassionati di archeologia consigliamo di visitare il Museo Archeologico nazionale, nell’ex convento di San Domenico, con collezioni che vanno dal Paleolitico alle epoche villanoviana, etrusca, romana.


CANTINE DA VISITARE

Agricola Goretti Produttori Vini
Strada del Pino, 4 , Loc. Pila 06070 PILA - (PG) Tel: 075 607316 Fax: 075 6079187
Email goretti@vinigoretti.com Web www.vinigoretti.com
Sorta a Pila, a pochi chilometri da Perugia, l’azienda è l’esempio di come tradizione e innovazione possano convivere nel rispetto della natura e dell’amore per la terra. Quella per il vino, infatti, più che un’attività, è una vera passione di famiglia, tramandata di generazione in generazione e oggi nelle mani sapienti dei fratelli Stefano e Gianluca Goretti. La grande attenzione per le origini e per la propria storia, infine, ha portato al restauro della trecentesca torre di proprietà in un complesso multifunzionale con enoteche, sale degustazione, cucine e camere per una calda e confortevole accoglienza.
Visite da lunedì - venerdì, 8.30 - 13.00 / 15.00 - 19.00; sabato, 8.30 - 13.00, preferibilmente su appuntamento.

Az. Agricola Chiorri di Monica Mariotti
Via Todi, 100 , Loc. Sant'Enea 06070 PERUGIA - (PG) Tel: 075 607141 Fax: 075 607141
Email info@chiorri.it Web www.chiorri.it
Azienda collinare situata lungo la strada Tuderte, ad appena 11 km dal centro storico di Perugia. La proprietà si affaccia su una terrazza, dalla quale si può ammirare il suggestivo panorama della valle umbra e delle città medievali che la circondano: Perugia, Assisi, Deruta e Todi. La famiglia Mariotti si dedica personalmente da più generazioni alla cura dei vigneti, ed alle diverse fasi di produzione, abbinando tradizioni, esperienza e tecnologia per ottenere vini di ottima qualità. Comprende anche un edificio di recente costruzione per la vendita diretta dei vini e per la loro piacevole degustazione.
Visite dal lunedì al sabato, 8.00 - 13.00 / 15.00 - 19,00, preferibilmente su appuntamento.

Cantina La Spina
Loc. SPINA - Via Emilio Alessandrini, 1 06050 Marsciano - (PG) Tel:075.8738120 Fax:075.8738120 Email cantinalaspina@tiscali.it Web www.cantinalaspina.it
L'Azienda vitivinicola "Cantina la Spina" è sorta con l'intento di coniugare al meglio l'antica vocazione locale nella coltivazione della vite con le attuali metodologie di vinificazione, sì da accrescere la qualità dei vini prodotti. I vigneti di proprietà sono situati in una dolce zona collinare in Località Spina, nel Comune di Marsciano, a due passi di Perugia, su terreno con tessitura franco argillosa, ricco di calcare, ad un'altitudine media di circa 300 metri sul livello del mare, con esposizone Est-Ovest.
Visite dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20.00 il sabato dalle 8:30 alle 20:00. Festivi su prenotazione.

Cantina Sasso dei Lupi
Viale Carlo Faina, 18 06055 Marsciano –PG- Tel.075 8749523 Fax.075.8749510
Email info@sassodeilupi.it Web www.sassodeilupi.it PRESENTI SU FACEBOOK : SASSO DEI LUPI
Nel settembre 2008 l'Assemblea dei Soci della Cantina Sociale Colli Perugini si è riunita per l'ultima volta, per sancire ufficialmente la fine di questa storica realtà e salutare la nascita della Società Cooperativa Agricola Sasso dei Lupi.
Molto più di una semplice operazione di marketing dunque, molto più di un rinnovamento del look delle etichette, dietro questa nuova azienda vi è un forte spirito di innovazione, miglioramento, e la volontà di rispettare quei valori che negli anni hanno dato lustro al nostro territorio.
Visite in cantina su prenotazione

Castello di Monte Vibiano Vecchio
Voc.Bocca di Rigo 06072 Mercatello, Marsciano Tel.075 8783001 Fax.075.8783283
Email info@montevibiano.it Web www.montevibiano.it
Castello Monte Vibiano Vecchio, diretto da Lorenzo Fasola Bologna, è un’antica tenuta sulle colline perugine. Produce olio extravergine d’oliva, vini pregiati, champagne. È leader mondiale nella produzione di olio di oliva in bottigliette, con una forte specializzazione nel settore aereo.
La cantina di recente costruzione, i lavori sono iniziati nel 2002 e terminati nel 2003.
Intorno al Castello si estendono circa 40 ettari di vigne.
Visite in cantina su prenotazione


UMBERTIDE

Comune Umbro situato nell’alta valle del Tevere, presenta un caratteristico centro storico circondato ancora dalle mura medioevali nei tratti che costeggiano i corsi d'acqua.
I principali monumenti nel paese sono la Rocca medievale, ora adibita a centro di esposizioni, e le chiese. Fra queste, la Collegiata di S. Maria della Reggia, con tele del Pomarancio,la gotica S. Francesco, la chiesa e il museo di Santa Croce con la deposizione di Luca Signorelli, la chiesa di Santa Maria del 1486, con un affresco del Pinturicchio.


CANTINE DA VISITARE

Cantina Blasi Anna e Mauro Soc.Agr.
Via Villa Pace-Loc.San Benedetto -06019 Umbertide Tel. 075.9413451 Fax. 075 9413451
Email blasibertanzi@libero.it Web www.cantineblasi.it
La cantina risale al 1742 e dopo una ristrutturazione conservativa e innovativa allo stesso tempo, oggi si presenta quale esempio di modernità e storia, eleganza e praticità dove produrre vini di qualità sembra quasi un obbligo morale. Nel tentativo di consolidare un legame con il passato, la Famiglia Blasi mantiene nel logo dei propri prodotti anche il nome Bertanzi, al fine di rispettare e gratificare la continuità nella storia di questo luogo. Attualmente la superficie vitata risulta essere di 20 ettari nei quali compaiono varietà autoctone ed internazionali. I vigneti appaiono geometrici, armoniosi, simili a giardini nei quali emerge la precisione dei gesti quotidiani.
Visite in cantina su prenotazione

MAGIONE

A pochi chilometri da Perugia si trova Magione, piccolo comune umbro nei pressi del lago Trasimeno.
E' l'antica Pian del Carpine. La denominazione attuale deriva da magione, dal francese maison (casa), dal latino mansio -onis (comunità monacale o convento, poi casa).
Il santo patrono, San Clemente, viene festeggiato il 23 novembre.
Da visitare il Museo della pesca, la Torre dei Lombardi ed il Palazzo della Badia, edifici storici intorno alla città.
Ogni anno, tra la seconda metà del mese di luglio e l'inizio di agosto, si svolge nella frazione di san feliciano la festa del Gracchio, gara tra pescatori del lancio della rete.

CANTINE DA VISITARE
Azienda Agricola Pucciarella
Via Case Sparse, Fraz. Villa 06063 MAGIONE Tel. 075 8409147 Fax. 075- 8409440
Email info@pucciarella.it Web www.pucciarella.it
L’Azienda Agricola Pucciarella si sviluppa per oltre 282 ettari nei Comuni di Magione e Corciano. I vigneti si estendono per 58 ettari sui terreni collinari più vocati e meglio esposti. A oliveti specializzati realizzati sul finire degli anni ’80 sono dedicati 21 ettari. Il resto è occupato da boschi nelle zone collinari più impervie e, in pianura, da seminativi irrigui. Nel 2001 è stata realizzata una nuova cantina dotata di impianti tecnologici all’avanguardia completamente sotterranea che accoglie il reparto di produzione dello spumante metodo classico e quello dedicato all’affinamento e all’invecchiamento dei vini di maggior pregio in botti, barriques e tonneaux.
Visite in cantina su prenotazione

Cantina Terre del Carpine
Via Formanuova, 87 06063 MAGIONE Tel.075.840298 Fax. 075.843744
Email info@terredelcarpine.it Web. www.terredelcarpine.it
Fondata nel 1966 si è poi sviluppata con l’arrivo di nuovi soci, con l’impianto di nuovi vigneti e la costruzione di nuova struttura per la vinificazione e l’imbottigliamento. . I vini che si producono sono tra gli altri lo Chardonnay, il Grechetto, il Malvasia ed il Trebbiano.
Ad oggi i soci hanno raggiunto il numero di 400 ed una superficie vitata di 420 ettari: dal 1998 sono stati reimpiantati circa 200 ettari, rispettando le secolari tradizioni della zona.
Visite in cantina dal martedi' al sabato dalle 8,00 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 18,00, preferibilmente su appuntamento.

Castello di Magione
Viale Cavalieri di Malta, 31 06063 MAGIONE Tel. 075 843547 Fax.075.8478770
Email f.leoni.castellodimagione@sagrivit.it Web www.castellodimagione.it
Il castello dei Cavalieri di Malta a Magione risale agli anni 1150-1170.
Nato come hospitium (ricovero) per i pellegrini che si recavano a Roma o Gerusalemme, ha subito nei secoli varie trasformazioni.
Ricavata all' interno dei vecchi locali del castello oggi ristrutturati, la cantina offre un immagine suggestiva di quello che risulta essere un ottimo equilibrio fra tradizione e innovazione.
L' azienda agricola Castello di Magione, si estende su una superficie di 550 ettari. I vigneti, occupano una superficie di circa 30 ettari e godono di un' ottima esposizione al sole che favorisce una buona maturazione delle uve.
Visite in Cantina su prenotazione

TUORO

Il nome del paese di Tuoro, deriva probabilmente dalla forma “torus” che in latino significava originariamente rigonfiamento, sporgenza.
Il paese infatti è situato in posizione dominante su di un piccolo rilievo che si protende sulla pianura settentrionale del Trasimeno.
Le stupende ed ancora integre campagne cinte al nord da folti boschi di querce e lecci offrono spazi tranquilli e rilassanti da raggiungere a piedi o in bicicletta. Questi percorsi possono inebriare sia l’appassionato di storia, sia il naturalista.
Da visitare la chiesa dei Santa Maria Maddalena, tutt’oggi chiesa del paese, e la chiesa di Sant’Agata, distrutta nel ‘300 , ma di cui ancora esistono le rovine.

Agricola Stefania Mezzetti
Loc. Casella ,Vernazzano 06069 Tuoro sul Trasimeno -(PG) Tel.0575.678528 Fax.0575.679395
Email marketing.mezzetti@alice.it Web www.vinimezzetti.it
I vigneti della cantina si estendono per circa 10 ettari. Otto ettari sono di vitigno nero San Giovese, Cabernet, Merlot DOC Colli del Trasimeno e DOC Cortona, Syrah mentre i due restanti sono di vitigno Grechetto e Trebbiamo bianco IGT.
Parti delle vigne si trovano all'interno dell'azienda agrituristica dalla quale viene ottenuto vino IGT dell'Umbria e parte a Terontola di Cortona dove viene prodotta una DOC. I vini prodotti sono il risultato di coltivazioni biologiche e di una raccolta selezionata con cura. Il risultato che ne deriva è un prodotto di alta qualità, salutare e genuino che si accompagna in maniera stupefacente alla cucina tipica italiana, fatta di sapori forti ed intensi.
Visite in Cantina su prenotazione


CASTIGLIONE DEL LAGO

Castiglione del Lago sorge su di un sperone calcareo che in origine era la quarta isola del lago ma, in seguito all'abbassamento del livello delle acque e al crearsi di una pianura di tipo alluvionale, assunse infine l'attuale configurazione.
Questa fertile zona pianeggiante, corrispondente all'antico invaso lacustre, è delimitata ad ovest da una serie di rilievi collinari che segnano il confine fisico con la Toscana.
La città moderna si è sviluppata a distanza dal centro storico medievale, perfettamente conservato. Il centro storico di Castiglione del Lago, ancora tutto compreso dentro le mura medievali, è in pratica diviso in due grandi sezioni: la metà ad est è totalmente occupata dal Palazzo Ducale e dalla Fortezza, la metà ad ovest è il centro abitato, la cui disposizione, si rifà interamente al numero 3. Tre infatti le porte di accesso al paese, tre le strade principali, tre le piazze, e perfino il Mastio ha soltanto tre lati.


CANTINE DA VISITARE

Duca della Corgna - Cantina del Trasimeno
Via Roma, 236 06061 Castiglione del Lago Tel. 075.9652493 Fax. 075.9525303
Email ducacorgna@libero.it Web www.ducadellacorgna.it
Madrevite
Via Cimbano, 36 -Loc. Vaiano 06061 Castiglione del Lago Tel. e Fax 075 9527220
Email info@madrevite.it Web www.madrevite.com
Madrevite nasce nel 2001 dalla ristrutturazione dell'Azienda di famiglia, di proprietà della famiglia Chiucchiurlotto da tre generazioni. L'Azienda si estende su circa venti ettari, radunati in un unico corpo. I vigneti si appoggiano per sei ettari sulla dorsale collinare, in posizione sud sud-ovest, in terreni argillosi ed assolati.
Il nome Madrevite riprende quello di un omonimo strumento che veniva usato dagli antichi vignaioli umbri per fissare l'usciolo (la porticina frontale delle botti di legno.
L'oggetto,ristrutturato e conservato dall'Azienda, oggi rappresenta il legame con il passato, il rispetto per la tradizione e per l'ambiente, i valori che guidano Madrevite nella sua attività quotidiana.
Visite in cantina su prenotazione



Itinerari della Regione Umbria

2) IL CUORE DELL'UMBRIA TRA TORGIANO E MONTEFALCO
L’itinerario si svolge attraverso le più belle colline dell'Umbria, regione conosciuta come il cuore verde d'Italia, offrendo al visitatore un paesaggio ampio e soleggiato, dai morbidi orizzonti, modellato da un’agricoltura ha avuto il suo grande sviluppo grazie all’opera dei monaci Benedettini.
Il visitatore si muove alla scoperta di borghi dal nome conosciuto, ancora immersi nella quiete di un tempo, circondati da vigneti da cui nascono le due grandi DOCG dell’Umbria: il Torgiano Rosso Riserva e il Sagrantino di Montefalco.
Il nostro itinerario parte da Torgiano, per proseguire alla scoperta di Assisi, Spello, Bevagna e terminare a Montefalco.
TORGIANO

Dalla superstrada E45 uscita Torgiano San Martino in Campo seguire le indicazioni per Torgiano.
Torgiano è posto su di un rilievo alla confluenza con del Tevere con il Chiascio e delle ampie vallate percorse dai due fiumi. Il visitatore che giunge a Torgiano rimane colpito dalle splendide colline dei vigneti che concorrono a produrre i vini storici del territorio la cui qualità è favorita dall’altitudine della media collina e dalle forti escursioni termiche estive fra il giorno e la notte.
Il “Castrum Torsciani” fu murato ex novo nel 1276, sui resti di insediamento romano distrutto dai goti nel VI secolo. Fondato per delibera del Comune di Perugia divenne, grazie anche alla felice ubicazione e alle fortificazioni presenti , luogo conteso di rifugio durante le lunghe lotte tra i “nobiles e populares” che dilaniarono Perugia nei secoli. Di questo periodo resta l’isolata Torre Bagliona del XVI secolo. La città nel 1540 fu annessa allo Stato della Chiesa poi, 1979, occupata dai Francesi; caduto Napoleone, un vicegovernatore pontificio si occupò dell’amministrazione sino all’Unità d’Italia.
Nel seicentesco Palazzo Graziani Baglioni, al cui interno si possono ammirare gli affreschi di Paolo Brizzi, ha sede il Museo del Vino, aperto al pubblico nel 1974 venne ideato e realizzato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti a sostegno della locale economia vitivinicola. Il Museo ospita, nei suoi venti ambienti, raccolte archeologiche, tecniche, storiche, artistiche, etnografiche ordinate secondo criteri museo-grafici che lo collocano tra i musei “multipli” più significativi. Sempre alla Fondazione Lungarotti si deve il Museo dell’Olio, allestito in un frantoio del ‘500: dieci sale guidano alla scoperta delle caratteristiche botaniche e delle tecniche colturali e di estrazione dell’olio.
Tra gli appuntamenti ricordiamo il concorso enologico nazionale Banco d’Assaggio dei Vini d’Italia (novembre), la rassegna Caselle d’Autore per il Vino Novello (novembre), la manifestazione Vinarelli a Torgiano, un evento che si svolge nel periodo di Ferragosto e unisce arte e vino, richiamando decine di artisti e semplici appassionati a dipingere usando il vino anziché l’acqua per diluire i colori.


Cantine da Visitare

Cantina Giorgio Lungarotti
Viale Giorgio Lungarotti 2, 06089 TORGIANO - (PG) Tel: 075 988661 Fax: 075 9886650
Web www.lungarotti.it Email lungarotti@lungarotti.it
Il fondatore è stato Giorgio Lungarotti, un pioniere della moderna enologia italiana; è lui che ha disegnato l’Umbria nella mappa enologica mondiale già a partire dai primi anni ’60.
Oggi le figlie di Giorgio, Chiara Lungarotti e Teresa Severini, conducono i 250 ha di vigneto a Torgiano e 20 a Montefalco, e una cantina nella quale la più aggiornata tecnologia esalta il profondo rispetto per la tradizione familiare. I prodotti, dal rinomato Rubesco e l’attuale Sagrantino, all’eccellente olio extra vergine di oliva, sono presenti in 42 Paesi come massima espressione della loro terra d’origine, l’Umbria.
La famiglia Lungarotti ha inoltre creato a Torgiano un sistema produttivo, culturale e turistico unico e di straordinaria qualità che unisce il buon vivere, l’arte, la cultura e l’ospitalità attraverso il Museo del Vino e il Museo dell’Olivo e dell’Olio; il relais a 5 stelle Le Tre Vaselle e gli Agriturismo Poggio alle Vigne e Pometo. L’articolazione delle diverse aziende del Gruppo ne fa uno strumento forte di valorizzazione del territorio e di servizio al consumatore attraverso principi ed elementi del buon vivere.
Visite in Cantina su prenotazione.

Terre Margaritelli
Voc.Chiusaccia 06089 Miralduolo di Torgiano Tel 075 9889032 Fax 075 9889032
Web www.terremargaritelli.com Email info@terremargaritelli.com
Dalla volontà di permeare i prodotti con il valore della sincerità della terra, oltre che dalla passione e dalla fantasia che da decenni ispira e contraddistingue gli uomini Margaritelli, nasce un marchio profondamente autentico: Terre Margaritelli. L’azienda si sviluppa su 52 ettari di vigneto a corpo unico su una meravigliosa collina, Miralduolo, posta nel cuore dell’Umbria tra Perugia e Assisi nella nota area vinicola di Torgiano. Ad oggi l’azienda produce 4 etichette di vini Umbria IGT per complessive 50.000 bottiglie che rappresentano solo il punto di partenza di un importante progetto di sviluppo.
Visite in cantina su prenotazione

Strada dei Vini e dell’ Olio dell’ Umbria- Coordinamento
Corso Vittorio Emanuele II, 25
06089 Torgiano Tel. 0759886037 Fax 075982128


ASSISI

Da Torgiano seguire la SP403 in direzione Assisi.
Insediata su uno sperone del Monte Subasio, in posizione dominante sulla Valle Umbra, Assisi fu un fiorente centro dell’Umbria antica. Patria del poeta Properzio, cresciuta a partire dal I secolo a.C. su precedenti insediamenti etruschi, Assisi sorge tra due importanti vie romane, l'Amerina e la Flaminia. A testimonianza di questo passato ci sono giunte le vestigia dei numerosi monumenti. L'opera architettonica romana più rilevante si trova in piazza del Comune: è il Tempio di Minerva del I sec. a.C., riconsacrato in epoca cristiana alla Vergine, che conserva la facciata originale a colonne corinzie scanalate. Nello spazio sottostante, al di sotto dell'attuale sede stradale, si trovava il foro, centro civile e commerciale della comunità, che conserva l'originale pavimentazione e numerosi reperti custoditi nel Museo Civico del Foro Romano Altri resti si trovano nei pressi della trecentesca Porta Perlici. Qui una fila di case cela i resti di un Anfiteatro romano del I sec. D.C.
Testimonianza del fatto che Assisi rivela l’aspetto di tipica città medievale è la Piazza del Comune, piazza 'laica' della città, sede del potere civile. Qui sorge il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo con la Torre Civica. La Cattedrale di San Rufino venne costruita tra il 1140 e il 1253, quando le trasformazioni sociali fecero nascere negli assisani il desiderio di avere una nuova chiesa con una vera piazza. Dalla piazza, prendendo via dei Perlici si arriva alla porta omonima e proseguendo lungo le Mura trecentesche si può raggiungere la Rocca Maggiore, da cui si gode un panorama grandioso della valle e della città.
Attraversando tutta la città si arriva alla Basilica di San Francesco. Voluta da papa Gregorio IX nel 1228, a soli due anni dalla morte del Santo, fu edificata su un luogo che veniva chiamato "Colle dell'inferno", perché lì erano eseguite le sentenze capitali, ma da allora il nome fu trasformato in "Colle del Paradiso". All'interno, alcune delle più grandi opere pittoriche medievali: dai celeberrimi affreschi di Giotto del ciclo "Vita di San Francesco", ai capolavori di Cimabue. A conclusione consigliamo di indugiare presso la Basilica di Santa Chiara il visitatore rimarrà colpito dal rosone e dagli archi rampanti di pietra rosa del Monte Subasio.


CANTINE DA VISITARE

Brogal Vini
Via degli Olmi, 9 , Loc. BASTIA UMBRA 06083 - (PG) Tel: 075 8001501 Fax: 075 8000935. Web www.brogalvini.com Email l.broccatelli@brogalvini.com
A Torgiano l’azienda agricola si estende su una superficie di circa 50 ettari. Un’antica casa colonica, recentemente ristrutturata, sembra un faro da cui si irradiano i raggi del sole che vanno ad addolcire, tutt’intorno , le splendide vigne impiantate a cordone speronato e a palmetta.
L’azienda nel territorio di Montefalco invece occupa una superficie di circa 28 ettari. Vi si trova un’antico convento che sembra garantire la fertilità delle vigne allevate anch’esse a cordone speronato e a palmetta e i cui vitigni sono il prezioso Sagrantino, Sangiovese e Grechetto. L’accurata selezione delle uve, l'attenzione con cui si segue ogni fase della vinificazione e dell’imbottigliamento rispettano la tradizione ed al tempo stesso, avvalendosi delle più avanzate tecnologie si riesce a realizzare prodotti di alto pregio; la cura di mani esperte, la grande generosità della natura e l’esperienza nel settore vinicolo consentono di offrire prodotti magnifici.
Visite in cantina su prenotazione.

Cantine Bettona
Via Assisi, 81 – 06084 Bettona (Pg) Tel 075 9885048 Fax 075 9885070
Web: www.cantine bettona.com E-mail: info@cantinebettona.com
La Società, costituita nel 1960, riunisce il lavoro e la passione dei produttori vitivinicoli del comune di Bettona e delle zone circostanti. I nostri Soci conferiscono uve altamente selezionate, provenienti da vigneti coltivati nelle migliori posizioni della fascia collinare. L’ottima produzione dei vini è assicurata da un attento processo di vinificazione che, pur avvalendosi di tecnologie all’avanguardia nel settore, non dimentica i dettami della lavorazione tradizionale. L’arte della vite e del vino è intimamente legata al nostro territorio per naturale vocazione e da secoli di storia: una garanzia di qualità per vini eccellenti a D.o.p. “Colli Martani” e I.g.p. “Umbria” e “Bettona”. Possibilità di acquistare direttamente in Cantina i vini ed altri prodotti agro-alimentari tipici (olio e miele).
Visite in cantina su prenotazione.

Bianconi Susanna – Valle di Assisi
Loc. Tordandrea 06081 Assisi Tel.075 8044580 Fax 075 8044709
Web www.vallediassisi.com Email s.bianconi@vallediassisi.com
Tra le verdi colline di Assisi nasce la tenuta di Susanna Bianconi: Valle di Assisi, luogo affascinante e seducente, dove cortesia e ospitalità convivono con il comfort e i moderni servizi business del resort. Soggiornare a Valle d’Assisi significa entrare in contatto con l’azienda agricola della tenuta, assaporarne i pregiati vini e l’olio, visitare in qualunque periodo dell’anno la cantina e partecipare a degustazioni che mettono in evidenza lo splendido rapporto con una terra generosa e incontaminata. La tenuta si estende per circa 70 ettari.
Visite in Cantina su prenotazione.

Az. Agr. Saio
Via della Passerella, 9 06081 ASSISI - (PG) Tel: +39 075/812940 Fax: +39 075/8019780; Web: www.saioassisi.it email info@saioassisi.it
La cordialità dell’accoglienza della famiglia Mencarelli, la sorpresa di lasciarsi guidare tra i vigneti alla scoperta dei segreti della viticoltura e il piacere di degustare insieme un buon calice di vino di fronte alla basilica di San Francesco di Assisi. Questa è l’azienda agraria SAIO.
20 ha di vigneti e uliveti alle pendici del Monte Subasio in cui l’esperienza, le tradizioni e l’entusiasmo per queste colture millenarie si uniscono alle migliori tecnologie. SAIO propone piccole produzioni da vitigni autoctoni come Grechetto e Sangiovese e da vitigni internazionali come Chardonnay, Merlot e Cabernet sauvignon. Nell’elegante e luminosa sala degustazione, ricavata da una vecchia casa di campagna, i vini SAIO incontrano i sapori del territorio, un’ottima occasione per conoscere meglio l’Umbria e l’affascinante mondo del vino.
Visite in cantina su prenotazione.

SPELLO

Lasciata Assisi si percorre la SS147 / SR147 seguendo le indicazioni per Spello.
Spello deve tutto all'antica Roma: le dieci porte, le mura augustee, gli archi, l'anfiteatro sono ancora lì a testimoniare i fasti della colonia Julia Hispellum, che oggi offre al turista numerose tele e affreschi straordinari.
Punto d'accesso obbligato al paese è la grandiosa Porta Consolare. Poco più avanti, salendo sulla destra si trova la Chiesa di Santa Maria Maggiore che, nella Cappella dei Baglioni, custodisce un pavimento di maioliche del XVI secolo e tre dei più begli affreschi del Pinturicchio: “L’Annunciazione”, “La Natività” e “La disputa di Gesù con i dottori”. Continuando a salire appaiono la Chiesa di Sant’Andrea, del XIII secolo e la piazza della Repubblica, sulla quale si affacciano numerosi ristoranti, botteghe di pittori e il vecchio Palazzo Comunale costruito nel 1270. Una volta arrivati nel quartiere più alto della città, la Posterula, inizia la discesa verso il Belvedere da cui si gode una bellissima vista sulla valle sottostante. Scendendo ancora si arriva alla seconda porta monumentale romana, la Porta Venere, che prende il suo nome dalla sua ubicazione in direzione di un tempio di Venere, nell'area di Villa Fidelia.


CANTINE DA VISITARE

Sportoletti Ernesto e Remo
Via Lombardia, 1 06038 SPELLO - (PG) Tel: 0742 651461 Fax: 0742 652349
Web www.sportoletti.com Email office@sportoletti.com
È un’impresa a conduzione familiare che opera da sempre nel settore agricolo. Per valorizzare la tradizione cantiniera, tramandata di padre in figlio da generazioni, nel 1979 l’azienda decide di introdurre sul mercato la sua prima etichetta specifica. Attualmente comprende circa 20 ettari di vigneti situati sulle colline di Assisi e Spello, su terreni altamente vocati. Negli ultimi anni si è provveduto ad avviare un graduale processo di rinnovamento dei vigneti, con l’introduzione di nuovi cloni di vitigni che rispondono alle esigenze del mercato per la produzione di vini altamente competitivi.
Visite in cantina su prenotazione.

BEVAGNA

Usciti da Spello si prende la SS75 in direzione Foligno- Bevagna e si esce a Foligno Nord per poi proseguire in direzione di Bevagna.
Di origini romane la cittadina presenta oggi l’aspetto frutto dello sviluppo medioevale. Tappa obbligata è Piazza Silvestri dove si erge il palazzo gotico dei Consoli, posto, singolarmente, in obliquo rispetto agli assi viari e le chiese di San Silvestro (1195 d. C.) e di San Michele Arcangelo; la fontana, che completa la scenografia di questa piazza, è invece un rifacimento di epoca ottocentesca. Ben conservate sono le cinta murarie e le porte medioevali della cittadina. Non mancano, inoltre, testimonianze delle origini romane di Bevagna: i resti di un tempio del II secolo d.C. sul quale fu successivamente eretta la chiesa medioevale della Madonna della Neve, il Teatro Romano (II secolo d.C.) che rimane a far da fondamenta ad un isolato circolare lungo il corso dell'antica Flaminia e i notevoli resti di mosaici appartenenti, forse, ad un edificio termale che riportano rappresentazioni di animali marini.


CANTINE DA VISITARE

Az. Agricola Dionigi
Vocabolo Madonna della Pia, 92 , Loc. Castelbuono 06031 BEVAGNA - (PG) Tel: +39 0742 360395 Fax: +39 0742 369147. Web www.cantinadionigi.it Email info@cantinadionigi.it
La Cantina Dionigi produce vino fin dal 1896 quando Gabriele si trasferì assieme alla sua famiglia da Petrignano ad Assisi, a queste suggestive colline situate nel Comune di Bevagna individuando fin da subito il tipo di coltura più adatto, la vite.
Ci troviamo in una delle più belle e suggestive zone dell'Umbria, nel Comune di Bevagna, in una zona collinare e circondati da boschi. I vigneti sono esposti al sole per la maggior parte della giornata, adagiati su una dolce collina: tale favorevole posizione garantise una produzione ottimale di uve di alta qualità.
Tutt’ora i discendenti di Gabriele coltivano la vite e producono vino con lo stesso entusiasmo e passione che gli è stato tramandato.
Visite tutti i giorni 08.30/19.00, preferibilmente su appuntamento.

Fattoria Colleallodole
Voc. Colleallodole , Loc. Colleallodole 06031 BEVAGNA - (PG) Tel: 0742 360371 - 335 8342207 Fax: 0742 361897
Web www.fattoriacolleallodole.it email info@fattoriacolleallodole.com
L’azienda, che si estende su una superficie di circa 7 ettari di vigneto, è gestita da circa 30 anni da Milziade Antano, con l’aiuto della sua famiglia. I vigneti, alloggiati su terreni argillosi e ricchi di minerali, sono stati piantati a partire dal 1975, con le classiche uve presenti in zona, il Sagrantino ed il Sangiovese. La vinificazione viene fatta secondo tradizione ed i vini vengono lasciati maturare in botti di rovere prima di essere imbottigliati e posti in commercio. Nel ‘93 il signor Antano ha costruito una nuova struttura in cui i vini imbottigliati vengono tenuti per diversi mesi prima di giungere in commercio.
Visite tutti i giorni, 9.00 - 19.00, preferibilmente su appuntamento.

MONTEFALCO

Situato sulla sommità di una collina, è al centro delle valli del Topino, del Clitunno e del Tevere. In origine fu probabilmente un villaggio rurale abitato da popolazioni umbre. Dal 1180 si ha notizia del castrum Cocoroni che già nel XII sec. era libero comune. Sul finire del 1249 il nome fu mutato da Coccorone in Montefalco e ciò, secondo la tradizione locale, in omaggio a Federico II di cui era nota la passione per la caccia con il falco pellegrino. Montefalco acquistò il titolo di città nel 1848 periodo nel quale il territorio comunale fu ampliato con l’aggragazione dei Castelli di Fabbri, Fratta e San Luca.
Nell’assetto urbano sono ancora riconoscibili il nucleo più antico e il castrum medievale, sviluppatosi ad anelli concentrici attorno alla Piazza circolare, dalla quale si diramano le principali vie della città.
Si consiglia di iniziare la visita da Porta di S. Agostino, la principale delle quattro porte della cinta muraria. Imboccando Corso Mameli, si incontra la Chiesa di Sant’Agostino e si giunge infine alla Piazza del Comune, posta al centro dell'abitato, circondata dalle sontuose dimore delle famiglie nobili su cui domina il Palazzo Comunale. Nei dintorni si trova il più interessante monumento di Montefalco, il Museo Civico, dal 1895 ospitato nell' ex Chiesa di san Francesco, che conserva opere di artisti umbri, oltre a un ciclo di affreschi di Benozzo Bozzoli e del Perugino. Poco distante, degne di nota sono la Chiesa di San Bartolomeo, una parrocchiale di origine medievale rimaneggiata nel '600 e la Chiesa di Santa Chiara di Montefalco., splendido esempio di architettura barocca.


CANTINE DA VISITARE

Agricola Tiburzi Gustavo
Zona Art. Pietrauta 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: +39 0742 379864 Fax 0742 379864
Web www.tiburzicantine.com Email info@tiburzicantine.com
L'azienda porta il nome del suo fondatore, il Cavaliere del lavoro Gustavo Tiburzi, da 50 anni attivo imprenditore del centro Italia nel settore carni e salumi.
L azienda è situata Montefalco, a tre chilometri dal centro storico, in una posizione strategica di passaggio per il turismo enogastronomico umbro. I vigneti situati a circa 450 m s.l.m. ricoprono una superficie di 8,00 ettari circa. Hanno tutti una densità d’impianto superiore alle 6.000 viti per ettaro e sono dislocati nel territorio della DOC in modo omogeneo, per cogliere tutti i possibili climi e tutte le possibili sfumature di queste incredibili terre. Le varietà impiantate sono tutte a bacca rossa.
Visite dal lunedì al venerdì:9:00-18:00, preferibilmente su appuntamento.

Arnaldo Caprai
Loc. Torre 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: 0742 378802 Fax: 0742 378422
Email info@arnaldocaprai.it Web www.arnaldocaprai.it
Azienda nata da un’idea imprenditoriale di Arnaldo Caprai nel 1971. Nel corso degli anni, si assiste ad un’affermazione dei vini della tenuta, attraverso una conduzione di tipo manageriale, supportata da un lavoro di ricerca e sperimentazione e attestato da prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale.
Visite dal lunedì al venerdì, 9.00 - 12.00 / 15.00 - 17.00, su prenotazione.

Az. Agricola Fratelli Tocchi
Poggio Turri, 1, Loc. Montefalco 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: 0742/379287-379767 Fax: 0742 354463
Email info@cantinapoggioturri.com Web www.cantinapoggioturri.com
La storia della nostra cantina nasce nell’anno dell’ultima fondazione, il 2002, da parte dei titolari Tocchi Damiano e Domenico, con il nome di Cantina Poggio Turri. Il nostro obiettivo è quello di continuare l’antica tradizione familiare nata nel 1840 con il nostro antenato Benedetto Tocchi e proseguita fino ad oggi.
Visite tutti i giorni dalle 9 alle 19, preferibilmente su appuntamento.
Azienda Agraria Scacciadiavoli

Loc. Cantinone, 31 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: 0742 371210 Fax: 0742 378272.
Email scacciadiavoli@tin.it Web www.scacciadiavoli.it
È una delle più antiche aziende del territorio di Montefalco. Il nome deriva da un antico borgo che sorge in prossimità dell’azienda, in cui viveva un esorcista, detto scacciadiavoli. La dimensione aziendale è di 130 ha di superficie di cui 28 investiti a vigneto e la cantina, costruita nella seconda metà dell’800 e recentemente restaurata, è dotata di moderni impianti. “Sola fides”, grande fiducia, impresso sullo stemma che si trova sul frontale della cantina, è il motto, il sentimento e la convinzione che la terra premierà il lavoro quotidiano con prodotti di grande personalità e qualità.
Visita dal lunedì al venerdì, 8.30 - 18.00; sabato e domenica, su prenotazione.

Az. Agricola Antonelli San Marco
Loc. San Marco, 59 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: 0742 371063 Fax: 0742 379158.
Email info@antonellisanmarco.it Web www.antonellisanmarco.it
San Marco de Corticellis era una coorte longobarda. Dal XIII al XIX secolo è appartenuta al vescovo di Spoleto, come testimonia un documento del XIII secolo, conservato all’archivio vescovile di Spoleto. Nel 1881 Francesco Antonelli ha acquistato la proprietà e avviato profonde trasformazioni, tra le quali l’impianto di vigneti specializzati. Nel 1979 è iniziata l’attività di imbottigliamento e commercializzazione dei vini che, sino ad allora, venivano venduti per lo più all’ingrosso.
Visite da lunedì al sabato, 8.30 - 12.30 / 14.30 - 18.30, prefreibilmente su appuntamento.

Az. Agraria Fongoli
Fraz. San Marco , Loc. San Marco 06036 MONTEFALCO - (PG) Tel: 0742 378930 Fax: 0742 371273. Email info@fongoli.com Web www.fongoli.com
Nel cuore dell’Umbria, in una splendida cornice ambientale, si estende la tenuta della famiglia Fongoli che si dedica da oltre 70 anni alla coltivazione della vite, da quando Decio Fongoli Calvani acquistò la tenuta di San Marco e diede vita a quella che sarebbe ben presto diventata una riconosciuta eredità familiare.
Visite dal lunedì al venerdì: 9.00 - 12.30 / 14.30 - 17.00; sabato, 9.00 - 12.30, preferibilmente su appuntamento.

Azienda Agraria Perticaia
Via Santa Chiara – 06036 MontefalcoTel. 0742 920328 fax 0742 928119 Email guidoguardigli@libero.it Web www.perticaia.it
I terreni di proprietà dell’Az. Agraria Perticaia si estendono per 20 ettari, dei quali 14 a vigneto in prevalenza di nuovo impianto e 2 ettari ad oliveto. Il nome “Perticaia” nel dialetto umbro significa aratro, da sempre attrezzo simbolo dell’attività agricola. I terreni, situati nel comune di Montefalco ad una quota compresa tra i 300 ed i 350 metri, sono prevalentemente di medio-impasto, ricchi di scheletro, con ottima capacità di drenaggio. Il 60% della superficie vitata è piantata con il vitigno Sagrantino, mentre il restante 40% è rappresentato dai vitigni Sangiovese, Merlot, Colorino e Cabernet. I vini prodotti sono il “Montefalco Sagrantino DOCG” ed il “Montefalco Rosso DOC”. La cantina di vinificazione e stoccaggio, di recente costruzione, è posta all’interno di un podere, mentre l’affinamento in piccole botti di legno francese si effettua nella settecentesca cantina situata nel borgo medievale di Gualdo Cattaneo.
Visite in Cantina su prenotazione.

Cantina Di Filippo
Vocabolo Conversino, 153 06033 CANNARA (PG) Tel. 0742.731242 Fax.0742.72310
Web www.vinidifilippo.com Email info@vinidifilippo.com
È Italo Di Filippo a dare un forte impulso verso un’azienda riconosciuta come simbolo della zona. I figli Roberto ed Emma, oggi, hanno esportato il nome di famiglia nel mondo. Il territorio dell’azienda si estende per 30 ettari vitati, adagiati su colline splendidamente esposte al sole, a metà strada fra Torgiano e Montefalco : dalla cantina si può ammirare anche in tutto il suo splendore la cittadina di Assisi, che sembra proteggere i vigneti. E’ qui che la passione si unisce ad una visione della coltura che guarda al biologico ed alla biodinamica, non come una moda, ma come filosofia di vita.
Visite in cantina su prenotazione.

Cantina Còlpetrone – Saiagricola
Via Ponte la Mandria, 8/1 , Loc. Marcellano 06030 Gualdo Cattaneo
Web colpetrone@saiagricola.it Email www.saiagricola.it
Situata a Gualdo Cattaneo, in uno straordinario contesto ambientale, nell’area più vocata alla produzione di vini DOC E DOCG di Montefalco, Còlpetrone è passata dai 4,5 ettari iniziali agli attuali 140 . Il Sagrantino, vitigno autoctono di questa area, è uno dei più antichi d'Italia ed il più ricco di tannini e polifenoli. Per questo motivo richiede quindi una lavorazione molto attenta che ne esalti la potenza e l'unicità e ne garantisca il giusto equilibrio ed eleganza. Parallelamente allo sviluppo dei vigneti è sorto il nuovo centro aziendale di Còlpetrone, per una superficie totale di circa 3.200 m2 nello stile dei fabbricati tipici del luogo.
Visite in Cantina: lun-ven 9-12 14-17 week end su prenotazione

Azienda Agricola Bocale
via Fratta Alzatura Loc.Madonna della Stella 06036 Montefalco
Web www.bocale.it Email info@bocale.it
Giunta a Montefalco intorno agli anni venti del ‘900, la famiglia Valentini si dedica da subito all’agricoltura, con particolare attenzione alla vite e alla molitura delle olive, allevate sulle dolci colline in località Alzatura. Un legame, quello con i generosi prodotti di quelle terre, che si rafforza di anno in anno, tanto da meritare il soprannome di Bocale, termine dialettale che indica il boccale della capacità di due litri di vino e d’olio.
Il filo della storia è ripreso oggi dalle nuove generazioni, che con grande entusiasmo si dedicano alla produzione di vino, rinnovando l’opera di un tempo con una piccola azienda agricola di cinque ettari chiamata Bocale.
Visite in cantina, consigliata prenotazione

Cantina San Clemente
Loc. Polzella- 06036 Montefalco Tel. 0742 379164 Fax.0742 371433
Web www.cantinesanclemente.it Email info@cantinesanclemente.it
Azienda giovane e dinamica, da sempre impegnata nella valorizzazione dei prodotti provenienti dai vitigni umbri, nel completo rispetto dell’ambiente e delle tradizioni del territorio regionale. Vini di punta sono il Sagrantino, coltivato e vendemmiato nelle Tenute San Clemente da cui prende il nome, e lo Spumante Brut di Grechetto.
Visite in cantina su prenotazione

Cantina Novelli
Loc. Le Predelle 06036 Montefalco –PG- Tel 0744 803301 Fax. 0744-814345
Web www.cantinanovelli.it Email cantina@grupponovelli.it
Circondata da vigneti e da un boschetto di querce secolari, La Cantina Novelli è situata nella splendida cornice delle colline di Montefalco, e nei pressi città e paesi ricchi di arte e di storia. La Cantina si estende su una superficie di 3000 mq di cui 600 sono riservati all’accoglienza.
All’interno delle proprietà Novelli, estese per 800 ettari, ne sono stati selezionati circa 56 per la coltivazione della vite: i vigneti per la produzione dei rossi si trovano a Montefalco (30 ha), mentre i vigneti destinati alla produzione dei bianchi, si trovano a Spoleto (26Ha).
La ricerca e la sperimentazione sia in vigna che in cantina insieme alla migliore tecnologia disponibile sono i fondamenti su cui si basa la qualità del lavoro.
Visite in Cantina da lun al ven dalle 9 alle 17, Sabato mattina dalle 9 alle 12
Domenica e sabato pomeriggio su prenotazione.

Terre de la Custodia
Loc. Palombara 06035 Gualdo Cattaneo-PG- Tel 0742.92951 Fax 0742.929595
Email info@terredelacustodia.it Web www.terredelacustodia.it
Di proprietà di una famiglia di agricoltori umbri sin dal 1780 , la famiglia Farchioni, dedita con successo ad attività agricole, spazia dagli elementi classici dell’agricoltura umbra: cereali, olio e vite, ad una ormai grande storia industriale. Nel 2004 è stata inaugurata a Gialdo Cattaneo, la nuova Cantina che ha preso il nome di Terre de la Custodia; dove sono stati impiantati numerosi nuovi vigneti, di Grechetto , Rosso Montefalco e Sagrantino rispettando il terroir umbro varietale. Intraprendendo quest’iniziativa, La Famiglia Farchioni, ben consapevole dell’ingente sforzo economico che comportava, non ha lasciato nulla al caso, ma creando una cantina dotata delle più moderne tecnologie e di uno straordinario team di uomini, coordinato dall' enologo Dott. Riccardo Cotarella, ha continuato a lavorare con passione,modestia e professionalità.
Quest'anno Novità di Cantina 2010 Terre de la Custodia presenta:...il suo Spumante metodo Classico da uve Sangiovese in purezza vinificato "Rosè"
Visite in Cantina su prenotazione




Itinerari della Regione Umbria
3) IMMERSI NELLA NATURA E NEI SUOI PRODOTTI: Sorseggiando vino lungo il corso del Tevere

PARCO FLUVIALE DEL FIUME TEVERE

Il Parco del Fiume Tevere include territori significativi lungo il percorso del Tevere da Montemolino (Montecastello di Vibio) nei pressi di Todi fino al lago di Alviano.
Il suo sviluppo lungo il Tevere è di circa 50 Km; comprende i comuni di Montecastello di Vibio, Todi, Baschi, Orvieto, Montecchio, Guardea e Alviano.
In tempi più recenti, tra il 1959 e il 1962, mediante lo sbarramento delle acque del Tevere è stato creato un invaso artificiale, da cui è nato il Lago di Corbara. Il bacino del lago ha una estensione di 10-13 Kmq, una profondità media di circa 30-40 mt. e una capacità di 207 milioni di mq d'acqua.
In questo viaggio visiteremo le Cantine Socie del Movimento Turismo del Vino Umbria che contribuiscono alla vita del Parco, trasformando in “nettare divino”ciò che la natura offre.

TODI

La leggenda narra che quando erano in corso i lavori per la costruzione della città sulle rive del fiume Tevere,arrivò un’aquila mentre gli uomini stavano ancora mangiando che trascinò via con gli artigli la tovaglia lasciandola sul punto più alto del colle. Gli abitanti della Valle pensarono che ciò fosse un segno del destino ed è così che costruirono la città di Todi sul colle. Uno dei suoi più illustri cittadini nacque nel 1236 : Jacopone. Importante uomo di legge, a 32 anni si convertì religiosamente iniziando a condurre una vita monastica ed in povertà.
Dal 1400, dopo un periodo di grave decadenza, la città comincia a rifiorire, grazie anche al Vescovo Angelo Cesi, vengono effettuati importanti lavori urbanistici ed architettonici quali la costruzione della Fontana della Rua o Cesia, della Chiesa del Crocifisso e del bellissimo Tempio della Consolazione, sito ai piedi della città, completato dopo la sua morte.


Cantine da visitare

TENUTA SAN ROCCO
Fraz.Due Santi- Loc. San Rocco 14 06059 Todi-PG- Tel. 075.8989102 Fax 075.8980971
email info@agriturismo-sanrocco.com web www.agriturismo-sanrocco.com
L'azienda agraria San Rocco si estende per circa 57 ettari in una dolce collina a 350 m. sul livello del mare, di fronte alla città di Todi da cui dista circa 7 Km. La vocazione produttiva dell'azienda riguarda le colture cerealicole (grano tenero e duro), oleaginose (girasole), olivicole e viticole.
Al fine di migliorare ed ampliare i servizi per clienti e visitatori, la proprietà è impegnata nella realizzazione di un piano di sviluppo rurale che prevede la trasformazione in loco delle uve con vinificazione in proprio e vendita diretta,nonché di gustare le tipiche ricette umbre nel ristorante agrituristico di prossima apertura.
Visite in cantina su prenotazione

CANTINA TUDERNUM
Loc. Pian di Porto, 146 06059 Todi-PG. Tel. 075 8989403 Fax 075-8989189
email info@tudernum.it web www.tudernum.it
Cooperativa composta da circa 300 soci,vinifica esclusivamente le uve prodotte nel comprensorio. Fondata nel 1958 e situata alle pendici del colle di Todi, la Cantina Tudernum si presenta oggi sullo scenario vitivinicolo maturata da anni di esperienza che hanno richiesto anche sacrifici e investimenti, ma che sono alla base della odierna proposta di qualità. La cantina è sempre stata attenta alle evoluzioni del mondo esterno riuscendo a creare un moderno Vigneto dov’è possibile verificare la capacità degli agricoltori tuderti nel saper coniugare efficacemente le tradizioni contadine con le nuove tecnologie di coltivazione.
Visite in cantina su prenotazione

CANTINA TODINI
Fraz. Rosceto Voc.Collina 29/1 -06059 Todi –PG- Tel. 075.887122 Fax.075.887231
email agricola@agricolatodini.com web www.cantinafrancotodini.com
Sulle dolci colline, tipiche del paesaggio umbro, si allineano filari di viti di varietà diverse, vitigni introdotti in epoca recente, aggiuntisi ad altre varietà già esistenti. Il microclima particolarmente favorevole, l'adeguata composizione dei terreni e la cura dei terreni e la cura dei maestri vignaioli hanno dato origine alla coltivazione di vitigni da cui si ottengono vini D.O.C. e I.G.T. di elevato pregio.
La proprietà si estende per 300 ettari di seminativi e 25 di vigneti D.O.C. .e fa parte della zona D.O.C. "Colli Martani", adiacente a quella di "Montefalco" e dei "Colli Perugini".
Visite in Cantina su prenotazione

CORBARA ed il suo Lago

Alla distruzione di Nocera (216 a.C.) ad opera di Annibale, parte della popolazione superstite si trasferì nelle zone limitrofe in attesa della ricostruzione della città durata trent'anni, finanziata dal Senato di Roma per ripagare Nocera della fedeltà a Roma stessa. In questo periodo, verosimilmente, si suppone abbia preso corpo il grosso del nucleo abitativo che diventerà Corbara.
Con la proclamazione del Regno d'Italia, nel 1860, Corbara conservò la sua autonomia che mantenne anche durante il ventennio fascista, periodo quest'ultimo, durante il quale, centri più importanti furono cancellati o accorpati per volontà politica-propagantistica.
Nel 1943 le truppe tedesche d'invasione occuparono Corbara che venne parzialmente distrutta dai bombardamenti alleati e ricostruita anche con le generose rimesse degli emigranti.
Sotto la denominazione di origine controllata rientrano, oltre al Lago di Corbara Rosso, anche il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Pinot Nero.
Per chi ama la natura è possibile passeggiare lungo le sponde del lago, visitare le Gole del Forello (le insenature carsiche del Tevere) e le splendide grotte che si aprono sui fianchi del lago.

CASTELLO DI CORBARA
Loc. Corbara, 7 05018 ORVIETO Tel. 0763 304035 Fax. 0763 304035
Email info@castellodicorbara.it Web www.castellodicorbara.it
L’azienda da quasi quarant’anni vanta un patrimonio viticolo di grosso pregio, con circa 1000 ettari di vigneti collocati ad altitudini variabili tra i 100 ed i 350 metri slm, di ottima esposizione e con materiale vegetativo particolarmente interessante ed attualmente oggetto di studio e ricerca. Dotata di una moderna cantina progettata per una vinificazione di precisione ha in programma il recupero delle antiche cantine di invecchiamento site nei sotterranei del Castello medioevale, simbolo dell’azienda di Corbara.
Visite in cantina su prenotazione

DECUGNANO DEI BARBI
Loc. Fossatello, 50 05019 Orvieto Tel. 0763-308255 Fax. 0763-308118
Email info@decugnano.it Web www.decugnano.it
La Cantina sorge su una collina rivolta verso la rupe di Orvieto, nel cuore dell’antica zona di produzione dell’Orvieto Classico. La particolare e privilegiata posizione dell'azienda determina condizioni ideali per una produzione di qualità.
Il clima, il microclima e l'esposizione al sole sono particolarmente adatti alla coltivazione della vite, come pure il terreno di origine marina, marnoso e argilloso, ricco di fossili di ostriche e conchiglie di epoca pliocenica.
Visite in cantina su prenotazione


ORVIETO

Le origini di Orvieto risalgono ad epoca etrusca: i primi insediamenti, sono del IX secolo a.C. e si localizzarono all'interno delle grotte di tufo ricavate nella rupe su cui sorge attualmente la città.
Dopo essere stata annessa nel III secolo a.C. a Roma, Orvieto rimane sotto la sua dominazione fino al declino dell'Impero Romano d'Occidente. In seguito diviene libero Comune, e durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, è strenua oppositrice del Barbarossa, rimanendo fedele al Papa.
Forte della considerazione dello Stato Pontificio, Orvieto prospera per tutto il Medioevo, raggiungendo l'apice dello sviluppo nel XIII secolo con la costituzione del Consiglio Generale dei 400 e l'elezione del Capitano del Popolo. Durante questo periodo si ha un fervido lavoro di costruzione di palazzi ed edifici sacri tra cui spicca il famoso Duomo, risalente al 1263, che, con la sua splendida facciata gotica e con la ricchezza delle decorazioni e delle cappelle interne, è la testimonianza architettonica più importante della città.
Nella città antica troviamo poi il Pozzo di San Patrizio, edificato nel 1527 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, il Palazzo dei Sette del 1300, il Palazzo del Capitano del Popolo (XII secolo) nel quale si tenevano le riunioni del Consiglio Popolare, le chiese di Sant’Andrea (XII secolo), San Domenico (XIII secolo), San Giovenale (XI secolo) ed il Palazzo Soliano (1262) al cui interno sono ospitati due musei : il Museo dell'Opera del Duomo ed il Museo d'Arte Moderna. Inoltre si ricordano la suggestiva Città Sotterranea e la Necropoli del Crocefisso del Tufo risalenti al periodo etrusco.


CANTINE DA VISITARE:

CANTINA CARDETO
Loc. Cardeto, Sferracavallo - 05018 Orvieto Tel. 0763-341286 Fax. 0763-344123
Email info@cardeto.com Web www.cardeto.com
La Cantina viene fondata nel 1949, dispone di circa 880 ettari, tutti coltivati a vigneto prevalentemente a bacca bianca. Sotto il marchio Cardeto lavorano circa 400 soci, produttori di vino da molte generazioni.
La Cantina si è sempre impegnata nei confronti della sicurezza e della qualità dei prodotti, nel rispetto delle norme che regola il settore agroalimentare.
Per raggiungere questi obiettivi, Cardeto ha definito un proprio Sistema Qualità in conformità alla normativa internazionale ISO 9001 e lo ha integrato con il Sistema di Autocontrollo Igienico, conformemente alle normative nazionali ed agli standard riconosciuti dalla Grande Distribuzione Inglese, Francese e Tedesca.
Uno staff preparato ,entusiasta e accogliente sarà ben lieto di incontrarvi!
Visite in cantina su prenotazione

TENUTA CASTELLO DELLA SALA -MARCHESI ANTINORI-
Loc. La Sala 05016 FICULLE Tel.Cantina 0763.86127 Tel. Castello 0763 86051
Fax. O763.86491 Email castellodellasala@antinori.it Web www.antinori.it
Da ben 26 generazioni quantificate in 600 anni la famiglia Antinori si dedica con passione alla produzione vinicola in Umbria e Toscana.
La tenuta del Castello della Sala si estende oggi su una superficie totale di 500 ettari, di cui 160 ettari a vigna, piantati a 200 - 400 metri sul livello del mare, su un suolo argilloso e ricco di fossili del Pliocene di origine sedimentaria e vulcanica. Circa 8 ettari sono ricoperti da ulivi per la produzione, ad uso domestico, di olio extravergine di oliva.
I vini del Castello della Sala che richiedono invecchiamento, sono affinati in barrique di rovere francese nelle cantine medievali 30 metri sotto il Castello che risale al XIV secolo.

AZIENDA AGRICOLA PALAZZONE
Loc. Rocca Ripesena, 68 05019 ORVIETO Tel. 0763 344921 Fax. O763-394833
Email info@palazzone.com Web www.palazzone.com
Nel 1969 Angelo Dubini e sua moglie Maria Locatelli acquistano il podere Palazzone iniziando, con la ristrutturazione delle case coloniche, la riconversione di quello che, a quel momento, era un luogo quasi abbandonato. Sui terreni collinari di origine sedimentaria e argillosa di Rocca Ripesena, con una vista emozionante sulla rupe di Orvieto, sono stati impiantati 25 ettari di vigneto per produrre vini di grande complessità e carattere. L’Azienda è arrivata nel 1988, con la costruzione della nuova cantina, a vinificare tutta la produzione e ad organizzare la commercializzazione, facendo diventare “Palazzone” una delle realtà più significative tra i vini dell’Umbria.
Visite in cantina su prenotazione

AZIENDA AGRICOLA BARBERANI
Via Michelangeli, 8 05019 ORVIETO Tel 0763 341820 Fax 0763- 340773
Email barberani@barberani.it Web www.barberani.it
L'azienda ha una superficie complessiva di oltre 75 ettari, di cui circa 50 ettari sono a vigneti specializzati, oltre ad oliveti ed altre produzioni marginali. La natura calcareo-argillosa dei terreni della Azienda, la loro posizione collinare, il microclima positivamente influenzato dal lago sottostante che funge da volano termico impedendo repentine variazioni di temperatura, la continua sperimentazione e applicazione agronomica, permettono la produzione di uve di eccellente qualità, premessa essenziale per ottenere poi ottimi vini.La vinificazione viene effettuata separatamente per ogni vigneto, nell'assoluto rispetto delle loro differenti caratteristiche.
Visite in cantina su prenotazione

VINICOLA FALESCO
Loc. San Pietro 05020 Montecchio Tel 0744 9556 Fax 0744-950725
Email info@falesco.it Web www.falesco.it
L’azienda vinicola Falesco è stata fondata nel 1979; uno dei primi obiettivi fu quello di lavorare per recuperare gli antichi vitigni della zona. Il territorio infatti aveva goduto nei secoli di una fama che gli derivava dalle produzioni di vini straordinari, esclusivi delle mense papali e dell’antica nobiltà ma, da innumerevoli decenni, versava in una preoccupante situazione di abbandono.
I vigneti si estendono per circa 280 ettari lungo l’area che va dal Lago di Bolsena alle colline intorno ad Orvieto. La Produzione dell'Azienda Falesco è caratterizzata da due linee di prodotti, differenziate in base al Territorio di riferimento.
La "Linea Lazio" comprende la produzione nel Lazio, nella zona di Montefiascone in Provincia di Viterbo, mentre la "Linea Umbria" si riferisce ai territori della zona di Montecchio e Orvieto.
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ARGILLAE SRL
Voc. Pomarro, 45 05011 Allerona Tel 0763 624604 Fax 0763 629800
Email argillaesrl@alice.it Web www.agrillae.eu
L'azienda agricola Argillae si distende sulle colline fra Allerona e Ficulle a nord-ovest di Orvieto su di una superficie di circa 258 ettari, di cui 70 coltivati a vigneto. Il territorio e' costituito dalla presenza di terreni argillosi-sabbiosi, caratterizzati dalla presenza di particolari formazioni geologiche dette "calanchi".

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TENUTA LE VELETTE
Loc. Le Velette, 23 - 05018 Orvieto Tel 0763-29090 Fax 0763-29144
Email tenuta.le.velette@libero.it Web www.levelette.it
La felice posizione dei terreni, esposti ai raggi del sole dall'alba al tramonto favorisce da sempre la coltura della vite. Il microclima e il terreno tufaceo sono inoltre tutti elementi straordinariamente favorevoli alla coltura della vite e dell'olivo. Tutti i vini sono imbottigliati direttamente in azienda dal viticoltore. I prodotti della Tenuta Le Velette sono perciò esclusivamente frutto delle proprie uve nate da vigneti altamente specializzati e frutto di un lavoro svolto nel più attento rispetto delle tradizioni.
Visite in cantina su prenotazione

AZIENDA AGRICOLA CUSTODI GIAN FRANCO
Viale Venere Loc.Canale 05018 Orvieto Tel O763- 29053 Fax O763- 29305
Web info@cantinacustodi.com Email www.cantinacustodi.com
La tenuta dell’Azienda si estende per circa 70 ettari, 37 coltivati a vigneto,di cui almeno la metà produce uve rientranti nella D.O.C. Orvieto classico, mentre il resto è destinato alla produzione di Sangiovese ed altri vitigni non autoctoni di elevata qualità quali: Chardonnay, Sauvignon blanc, Merlot, Cabernet sauvignon e Cabernet franc, tutti derivati da accurate selezioni clonali.
Nel 2003 è stata costruita la Cantina sopra una terrazza naturale che si affaccia sulla rupe e sul Duomo, da cui sono stati "presi in prestito" i sampietrini e le capriate del tetto, quasi a cercare un collegamento diretto con la città. Fino al 2003 infatti l'azienda agricola conferiva il raccolto alla cantina sociale e quindi non produceva internamente il vino. Solo dal 2004, anno di investimenti, la produzione ha inizio.
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DECUGNANO DEI BARBI
Loc. Fossatello, 50 - 05019 Orvieto T. 0763-308255 F.0763-308118
Email info@decugnano.it Web www.decugnano.it
L’azienda si trova sulle colline che separano Orvieto da Todi. Decugnano è il nome che da almeno otto secoli contraddistingue la zona ove sorge l'azienda. La continua ricerca, finalizzata ad ulteriori miglioramenti qualitativi, il rispetto per la natura, l'amore per il lavoro, la considerazione per la tradizione, fanno si che il Decugnano dei Barbi non sia solo un vino ma anche l'espressione di una cultura e di uno stile di vita.

Visite in cantina su prenotazione

AMELIA

Ridente cittadina costruita su dolci colline ondulate e luminose, variopinte dalle tante specie vegetali che vi crescono, raggiunge la sua altitudine massima nel monte Croce di Serra a
1000 m s.l.m.
Suggestivo e di grande interesse naturalistico è il torrente del Rio Grande che attraversando, tutto l’amerino, in prossimità di Amelia, per mezzo di una diga duecentesca detta la Para, crea un bacino lacustre chiamato Lago Vecchio.
Da visitare si consiglia la Torre Palombara, eretta per produrre il concime fornito dai palombi o piccioni selvatici. Le quattro porte, poste all’ingresso della città .la porta Romana , la più maestosa, la Porta Leone IV, dal papa che la ristrutturò, la Porta Posterola e la Porta della Valle, di notevole importanza poiché conduceva direttamente nel cuore della città.

CANTINA DEI COLLI AMERINI
Loc. Fornole di Amelia 05022 Amelia T. 0744 989721 F. 0744 989695
Web www.colliamerini.it
La cantina dei Colli Amerini è nata nel 1975, mirando a portare alla luce e valorizzare questa ricchezza che fino a quegli anni si era espressa solo in minima parte. I suoi 350 ettari di vigneto sono divenuti così una testimonianza ed una sintesi delle immense potenzialità del territorio.
Con il passare del tempo il numero dei soci della Cantina è andando aumentando, riuscendo a raggiungere il numero di 278 soci. In un’ideale composizione di altitudini, microclimi, terreni, vi è qui un patrimonio straordinario di varietà e vitigni che si sono andati storicamente evolvendo e dimostrano come la vocazione alla vite del territorio affondi in radici antichissime.
Visite in cantina su prenotazione

TENUTA AGRICOLA DEI MARCHESI FEZIA
via Tiberina 1435 Loc. Narni Scalo (TR) T. 0744 759031 F. 0744 759031
Email agricolafezia@virgilio.it Web www.tenutamarchesifezia.com
Ubicata tra Sangemini e Narni, in una posizione particolarmente privilegiata, si sviluppa in un complesso agricolo comprensivo di Agriturismo, Ristorante e Cantina la Tenuta dei Marchesi Fezia.
L’azienda ha una superficie di circa 280 ettari di cui 30 coltivati a vigneti. Nella cantina, di recente ristrutturazione, viene effettuato tutto il ciclo di produzione del vino: vinificazione, imbottigliamento e invecchiamento. La struttura utilizza botti in acciaio inox tutte termo controllate.
Visite in cantina su prenotazione

VALLANTICA TACCONI OTTELIO
Loc. Valle Antica, 280 - 05029 Sangemini T. 0744-243454 F.0744-242869
Email info@vallantica.com Web www.vallantica.com
La proprietà si estende per circa 200 ettari di cui 15 coltivati a vigneto, Tutto il processo di vinificazione fino all'imbottigliamento viene eseguito con cura e professionalità da enologi esperti, che si avvalgono di strumenti e tecniche all'avanguardia nell'attento rispetto della tradizione.

Visite in cantina su prenotazione

TENUTA CASTELLO DELLE REGINE
Via di Castelluccio – Loc. Le Regine 05022 Amelia T. 0744-702005 F.0744-702006
Email info@castellodelleregine.com Web www.castellodelleregine.com
L’azienda si estende per 400 ettari attorno alla fortificazione denominata Castelluccio Amerino che domina la vallata delle Regine tra Narni ed Amelia.
Attualmente l’azienda annovera nella proprietà circa 10 ettari di vigneti vecchi di 40 anni e 70 nuovi. La vendemmia avviene manualmente. Il terreno argilloso -sabbioso e l’esposizione verso sud rappresentano un perfetto connubio per un’ottima produzione di vino.
Intorno si estende la proprietà comprensiva di un Agriturismo di lusso, un allevamento di razza chianina , un uliveto ed una riserva di caccia.

AZIENDA AGRICOLA ZANCHI
SP Amelia- Orte KM 4, 640
05022- Amelia
Tel. 0744970011- 0744970089
Fax 0744970011


www.movimentoturismovino.it

 

VINO, CHE PASSIONE!
La passione per il vino impazza in tutto il mondo
- Ecco la “top 10 wine education books” i consigli di lettura di “the drinks business” per scoprire sui libri i segreti del mondo di Bacco

La passione per il vino impazza in ogni angolo del mondo, ma l’universo di Bacco, a ben guardare, non è così semplice da capire: millenni di storia, centinaia di terroir diversi, migliaia di varietà, tecniche di degustazione da cui è difficile prescindere per comprendere fino in fondo cosa si sta bevendo.
E, se in Paesi come Italia, Francia e Spagna il vino è parte integrante della cultura nazionale e condivisa, altrove, prima ancora di seguire uno dei tanti corsi di formazione che ormai spuntano come funghi, potrebbe essere utile farsi un’idea con qualche lettura edificante.

Libri e manuali sull’argomento, del resto, ce ne sono a centinaia, ma la redazione di “The Drinks Business” (www.thedrinksbusiness.com) ha messo in fila i dieci migliori, nella sua “Top 10 Wine Education Books”. Per cominciare, il “Kevin Zraly’s Windows on the World Complete Wine Course”, diviso in lezioni e, all’edizione n. 33, arricchito di contenuti interattivi, sembra perfetto. “World Atlas of Wine”, curato dai Master of Wine Hugh Johnson e Jancis Robinson, è invece una sorta di immancabile “Bibbia” del mondo del vino, un classico venduto in 4,5 milioni di copie in tutto il mondo. “Wine Wise” di Steven Kolpan, Brian H. Smith Michael Weiss, è invece una guida al consumo, con un approccio decisamente soft alla degustazione ed alla scoperta.

“Viticulture - An introduction to commercial grape growing for wine production” di Stephen Skelton è un manuale dedicato principalmente a chi il vino lo studia seriamente, ma anche a chi ha l’ambizione di diventare vignaiolo, mentre per chi all’estero segue i corsi del Wine & Spirits Education Trust, c’è il “Coursebook” dell’associazione. Per navigare nel Mare Magnum del vino, è interessante anche il “Wine Report 2009” di Tom Stevenson, mentre per un approccio più leggero ma comunque completo “Drink This: Wine Mae Simple” di Dara Moskowitz Grumdahl è quello giusto.

E ancora, chi fosse interessato agli aspetti tecnici, ha in “Understanding Wine Technology” di David Bird una grande risorsa, così come per avere un compendio esaustivo di ogni aspetto del mondo del vino “The Oxford Companion to Wine”, del 1994, firmato Jancis Robinson, è ancora molto attuale. Infine, per i primi rudimenti della degustazione, e quindi per allenare il palato, “The Drinks Business” consiglia “Essential Wine Tasting” di Michael Schuster.

Fonte: Winenews

 

GROTTA DI MONTE CUCCO - VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA
Escursioni alla Grotta di Monte Cucco di Costacciaro (Pg)
Con i nuovi percorsi “Scoperta”, “Avventura” e lo “Speciale Ragazzi” ripartono le visite guidate nella Grotta del Monte Cucco, oltre 30 i chilometri di gallerie e una profondità massima di più di 900 metri per uno dei sistemi ipogei più importanti in Europa e sicuramente tra i più noti e studiati nel mondo. 800 metri di percorso sotterraneo invece quelli aperti al pubblico.

Un’esperienza sensoriale unica fatta di suoni, quelli dell’acqua che scava la roccia, di odori della profondità della montagna, di immagini delle formazioni calcaree interne. Un’avventura che si snoda tra stalattiti e stalagmiti, gallerie, labirinti e cunicoli, alla scoperta di un mondo per tanti solo immaginato.

All’escursione classica, la cosiddetta “Traversata” che unisce percorsi di trekking per scoprire i panorami unici dell’Appennino fino a scorgere il Mar Adriatico, si aggiunge da questa stagione il “Percorso Scoperta” altrettanto suggestivo ma meno impegnativo con possibilità di abbinare una degustazione di prodotti tipici del Parco; c’è anche il“Percorso Avventura” dedicato a chi vuole vivere l’esperienza speleologica fino in fondo alla scoperta dei tratti più nascosti e più “tecnici” della Grotta; speciale invece ogni venerdì di giugno, luglio e agosto con la proposta tutta dedicata ai ragazzi dai 15 ai 18 anni per vivere in gruppo l’esperienza della Grotta.

Inoltre l’Info Point di Costacciaro è pronto ad informare tutti coloro che vogliono vivere le numerose attività del Parco come le escursioni a cavallo, in montagna e nella Valle del Chiascio fino a Gubbio, le escursioni in mountain bike, il volo biposto in deltaplano, le escursioni lungo i sentieri del Parco alla scoperta delle abbazie e dei borghi, i corsi di fotografia naturalistica, le visite alla Sorgente Scirca e al museo laboratorio del Parco del Monte Cucco.


Parco regionale Monte Cucco
Superficie Area Protetta: Ha 10.480
Comuni compresi nel parco: Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia e Pascelupo, Sigillo.
Il Parco ricade interamente nel territorio della Provincia di Perugia.
Il Parco del Monte Cucco, posto al confine nord-est, della Regione Umbria è delimitato dal crinale dei monti Appennini su cui svetta il Cucco (metri 1.566), dal percorso storico della Via Flaminia, dai fiumi Sentino e Chiascio. La popolazione residente nel Parco è di circa 8.000 abitanti. Nella zona montana l’attività dell’uomo è incentrata sulla conduzione dei boschi e sul pascolo. Il fondo valle è in gran parte utilizzato a seminativo con colture non intensive. Sono presenti nel territorio dei Comuni del Parco numerose attività artigianali e manifatturiere di piccole dimensioni, imprese ricettive e di ristorazione che, insieme all’elevato livello dei servizi, assicurano una piacevole ed agevole fruizione del Parco. Le città più importanti, per grandezza e patrimonio culturale, che si trovano di confine del territorio del Cucco, sono: Gubbio a ovest e Gualdo Tadino a sud. Il Parco è ricco di acque sotterranee e di fonti minerali, di corsi d’acqua incontaminati, di grandi faggete intatte, di grotte carsiche inaccessibili ai più (fortunatamente!). Il Parco ospita il lupo e l’aquila reale. Esso è caratterizzato da molti centri storici minori ma ricchi di testimonianze culturali ed artistiche, e numerosi e suggestivi eremi benedettini.
L’alta qualità del Parco del Monte Cucco lo rende luogo ideale per la pratica dello sport in montagna: il volo a vela, lo sci di fondo, il trekking. Le quote più alte della, catena appenninica sono caratterizzate da faggete e pascoli montani, da pareti rocciose e forre molto profonde nelle quali scorrono corsi d’acqua. I monti declinano dolcemente e progressivamente in una fascia di alte colline caratterizzate anch’esse da boschi pregiati e da pascoli. Più in basso si trovano boschi cedui che digradano a loro volta in zone coltivate. Nella valle si snoda la Via Flaminia, ed i fiumi Sentino e Chiascio. L’ambiente montano si presta ad una presenza significativa del lupo e, probabilmente del gatto selvatico oltre quella del daino, del cinghiale, dell’istrice, della martora, della lepre. Sono presenti alcuni esemplari di aquila reale oltre che il falco, la starna, la coturnice, il gufo reale, il martin pescatore. Nelle parti alte dei corsi d’acqua vive insieme alla trota fario ancora il gambero di fiume.




Per informazioni:
Info Point (aperto tutti i giorni)
via Valentini - Costacciaro
tel. 075.9171046
info@grottamontecucco.umbria.it
www.discovermonteccuco.it
www.grottamontecucco.umbria.it
www.facebook.com/parcodelmontecucco

Per informazioni turistiche:
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Eugubino-Alto Chiascio
Via della Repubblica, 15 - 06024 Gubbio
Tel. 075.9220693 - Fax 075.9273409
info@iat.gubbio.pg.it

 

OLIO D’OLIVA : L'ORO VERDE DELL'UMBRIA
Tutto sull'olio d'oliva ed i Frantoi dell'Umbria.

www.umbriaolii.com

Il leggendario albero di ulivo e l'olio ricavato dai suoi frutti hanno accompagnato la storia dell'umanità. 8000 anni fa l'ulivo veniva già coltivato in Medio Oriente e le prime coltivazioni si ebbero molto probabilmente in Siria o Creta. I Fenici in seguito diffusero questa coltivazione su tutte le coste del Mediterraneo, dell'Africa e del Sud Europa. Con i Greci le coltivazioni di ulivo divennero sempre più numerose, ma furono i Romani che provarono a coltivare in ogni territorio conquistato questi frutti polivalenti (trascurando in alcuni casi le coltivazioni esistenti dell'Italia meridionale).
In molti casi i Romani ordinarono alle popolazioni conquistate il pagamento dei tributi sotto forma di olio di oliva. Sempre i Romani riuscirono a costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive e a perfezionare sempre di più le tecniche per conservare l'olio.
Fin dall'inizio l'ulivo e i suoi frutti sono stati presenti nella storia degli uomini sia nei riti sacri che nella vita quotidiana, l'olio infatti venne utilizzato non solo per arricchire gli alimenti ma anche nei massaggi e nella cosmetica. Nei poemi omerici l'olio era usato esclusivamente per la pulizia e l'igiene.
Gli antichi Romani classificavano l'olio di oliva in cinque qualità: "oleum ex albis ulivis" proveniente dalla spremitura delle olive verdi, "oleum viride" proveniente da olive raccolte a uno stadio piu' avanzato di maturazione, "oleum maturum" proveniente da olive mature, "oleum caducum" proveniente da olive cadute a terra e "oleum cibarium" proveniente da olive quasi passite che era destinato all'alimentazione degli schiavi.
I numerosi utensili per la raccolta e la spremitura delle olive, rinvenuti dagli archeologi in vari scavi nell'area mediterranea, nonché diversi passaggi della Bibbia e del Corano dimostrano l'importanza storica di questo frutto dell'ulivo e del lavoro degli uomini.
Anche all'alba del terzo millennio l'olio di oliva costituisce un prodotto carico di misticismo e soprattutto un componente fondamentale della ormai famosa dieta mediterranea, una moda di cui molti esperti attestano gli aspetti benefici per la salute



www.comunediperugia.com

Definita da sempre il "cuore verde d'Italia", l'Umbria si è sempre distinta per le sue coltivazioni di ulivi vantando quasi 30 000 ettari di territorio coltivato ad ulivi ed oltre 250 frantoi.

La coltivazione dell'ulivo è una delle più antiche in Italia, già presente fin dall'epoca etrusca.

All'epoca dei romani, molti patrizi scelsero per le loro ville in campagna l'Umbria, molteplici sono stati i reperti trovati di quell'epoca tra la valle del Tevere e il Nera. Durante il periodo del Medioevo ci fu il declino di questa coltivazione a causa delle lotte barbariche che interruppero questo tipo di commercio.

Con l'avvento delle prime grandi proprietà ecclesiastiche riprese questa coltivazione, anche per l'obbligo, da parte dei coloni, di piantare ogni anno un certo numero di ulivi. E' solo con il Rinascimento però che la bontà dell'olio umbro venne riscoperta e apprezzata, con i banchetti e la riscoperta del piacere della buona tavola.
Una coltivazione particolare in Umbria è quella del Moraiolo, una pianta piccola ma forte che caratterizza gli olii umbri.

Sebbene a livello nazionale la produzione dell'olio sia in percentuale alquanto ridotta, l'olio umbro si distingue per la quasi totalità di produzione di olio di un certo pregio, ottenendo nel 1997 il riconoscimento europeo della denominazione di origine protetta Umbria, l'unica a livello nazionale che racchiude una regione intera.

Il merito di tutto questo è senza dubbio l'insieme delle condizioni climatiche del territorio: il clima temperato e caratteristico della regione fa maturare le olive in maniera relativamente lenta, con risultati notevoli sul piano dell’acidità e del gusto, oltre al metodo di lavorazione dell'olio tradizionale che ne esalta il gusto.

In base alle diverse caratteristiche del territorio e alle coltivazioni di ulivo, la regione è stata suddivisa in sottozone:

- COLLI DEL TRASIMENO
- COLLI ASSISI-SPOLETO: La varietà prevalente è il Moraiolo
- COLLI MARTANI: Una varietà specifica di questa sottozona è il San Felice, meno acerba e aspra che insieme al Moraiolo presenta un colore dal verde al giallo, un odore fruttato medio/forte e un sapore fruttato con forte o media sensazione di amaro e
piccante.
COLLI DI ORVIETANI
COLLI AMERINI

Le principali varietà di olio presenti nella regione sono: il Moraiolo, il Leccino, il Frantoio, il San Felice, il Pendolino, l'Agogia


LE VARIETA' DELL'OLIO IN UMBRIA

La realtà olivicola umbra è caratterizzata da poche varietà: il Moraiolo; il Leccino; il Frantoio; il San Felice; il Pendolino e l'Agogia.
Il Moraiolo
è olivo di non grosse dimensioni. Si caratterizza per avere i rami principali e i rami fruttiferi diretti, che si innalzano in modo caratteristico. L'oliva è di medie dimensioni, con forma tondeggiante ed è polposa e molto ricca di olio considerato di ottima qualità. La sua produttività è notevole e anche costante: caratteristica, unitamente alla qualità, che lo fa prediligere dagli olivicoltori umbri. Resiste bene al freddo e ama posizioni un po' elevate, altro aspetto che ne ha determinato la diffusione in Umbria.
Il Leccino
al contrario, ha portamento assai poderoso con chioma ampia. Si caratterizza per l'andamento inclinato dei rami principali e dei rami secondari. L'oliva è piuttosto grossa e polposa, con forma ovoidale-cilindrica e buona ricchezza di olio, anch'esso di ottima qualità. La sua produttività è buona ma forse meno costante del Moraiolo. Resiste molto bene al freddo.
Il Frantoio
pur rientrando tra gli olivi di media grandezza, ha dimensioni maggiori dei precedenti. Si caratterizza per avere i rami principali molto tortuosi ed inclinati e i rami minori tipicamente penduli. Le sue olive sono piuttosto grosse e ricche di polpa, con forma ovoidale allungata e grande contenuto di olio di ottima qualità. La sua produttività è costante ed ha una media capacità di resistenza al freddo.
Il San Felice
varietà specifica della zona DOC dei Monti Martani, contribuisce in maniera importante alla qualità degli olivi prodotti. Come pianta garantisce media resistenza al freddo, ha buona produttività e l'olio che si ottiene ha un buon contenuto in sostanze anti-ossidanti. La pianta è di media grandezza e con olive di media dimensione.
Il Pendolino
come dice il nome stesso, ha un tipico portamento pendulo e dimensioni piuttosto modeste. Le sue olive sono piuttosto grosse, con tipica forma ellittica che ricorda la falce. Ha buona oleosità pur se il suo olio non è pari a quello del Moraiolo e del Frantoio. Ha una produttività costante e ottima residenza al freddo. La sua funzione prevalente è quella di fungere da impollinatore, in particolare proprio delle varietà Moraiolo e Frantoio.
L'Agogia
presenta anch'essa un discreto sviluppo arboreo. I rami principali hanno un portamento che tende alla verticale e i rami fruttiferi sono poco penduli. L'oliva è piuttosto grossa, seppure non come quella del Frantoio, di forma ovoidale, con discreto contenuto d'olio di buona qualità. La produttività è buona e relativamente costante. Buona la resistenza al freddo, che ne consente la vita anche nelle zone montane.
Altre varietà presenti in percentuali minori sono: Raggio, Rosciola, Canino, Maurino e altre.


ELENCO DELLE AZIENDE PRODUTTRICI DI OLIO DI OLIVA IN UMBRIA

MONINI SPA
km 129, s.s. Flaminia - 06049 Spoleto (PG) |
tel:0743 23261 fax:0743 232689
Da 3 generazioni la MONINI, dopo un'accuratissima selezione nelle migliori aree di produzione in Italia e nel Bacino Mediterraneo, imbottiglia e commercializza olio extravergine di oliva di...

IL TARTUFO DI PAOLO
di MENICHINI GIAMPAOLO
14, v. Fonte Citerna - 06038 Spello (PG) | tel:0742 303045 fax:0742 301065
Nel cuore verde d'Italia che è l'Umbria, ricca di un immenso patrimonio naturale, la famiglia Menichini si dedica con amore e con impegno instancabile a favore della qualità, alla raccolta...

CLARICI IMPRESA SERVIZI
PIERDOMENICO CLARICI
144, v. G. Garibaldi - 06034 Foligno (PG) |
tel:0742 342730

SOCIETA' AGRICOLA TREVI IL FRANTOIO SPA
v. Fosso del Rio - 06039 Trevi (PG) | tel:0742 391631, 0742 392441, 800 862157
La società agricola, con i suoi oliveti situati a Trevi in Umbria, al centro della zona D.O.P.

AZIENDA AGRARIA EREDI GRADASSI ANDREA S.S.
2, v. Virgilio - 06042 Campello Sul Clitunno (PG) | tel:0743 521033 fax:0743 275602
Da molti anni, con infinita passione, la famiglia Gradassi coltiva ulivi sulle colline rocciose che circondano il borgo medioevale di Campello sul Clitunno in Umbria, da tutti conosciuta come il...

FRANTOIO BERTI SNC
173, str. Trasimeno Ovest - 06132 Perugia (PG) | tel:337 648297, 075 5178992 fax:075 5178643
L'olio extravergine di oliva prodotto nel Frantoio Berti è un delizioso e salutare condimento naturale, adatto sia per essere usato a crudo che per preparare sughi, salse, arrosti e fritture.

IL TOPPELLO SRL
2, voc. Toppello - 06073 Mantignana (PG) |
tel:075 5841456 fax:075 5841245
L'azienda, nata nel 2000, si è posta come obiettivo la produzione di vino e olio di alta qualità, avvalendosi, nel rigoroso rispetto delle tradizioni, delle più moderne tecnologie.

AGRITURISMO POGGIO DEL SOLE
100, loc. Collepizzuto - 05029 Colle Pizzuto (TR) | tel:0744 334072
L'antico casale, completamente ristrutturato, offre comfort e semplicità ed è, soprattutto, pronto ad accogliere chiunque sia in cerca di relax e voglia ritemprare il proprio spirito.

CIBI COMPAGNIA ITALIANA BENI IMMOBILI SRL
voc. Sassara II - 05017 Monteleone D'Orvieto (TR)
tel:0763 834001
Azienda sociale.

AZIENDA AGRARIA MARFUGA
vl. Firenze - 06042 Campello Sul Clitunno (PG) | tel:0743 275989
L'agriturismo Marfuga è un casolare tipico umbro, recentemente ristrutturato, ubicato all'interno dell'azienda agraria.


ELISIR DELL'UMBRIA
di BRAUZI PIERO
13, p. Mazzini - 06039 Trevi (PG) | tel:0742 357685 fax:339 8636772
L'Azienda Agricola Elisir è un'attività a conduzione esclusivamente familiare, questo garantisce ai nostri clienti la sicurezza di acquistare un prodotto di ineguagliabile qualità.
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FRANTOIO REGGIA DELL'OLIO SRL
v. Amerina Vocabolo Stibi - 05022 Fornole (TR) | tel:0744 989808 fax:0744 989808
Frantoio Reggia dell'olio, oli alimentari e frantoi oleari.

FRANTOIO BAZZICA
di FUCCELLO DAVID
44, loc. Buon Respiro - 05018 Sugano (TR) | tel:0763 217031, 320 3521304
Il Frantoio Bazzica affonda le proprie radici nella tradizione e nell'esperienza maturata in oltre 50 anni di attività della famiglia Bazzica nella produzione olearia.

SETTIMI FRANCO - L'AGRICOLA SNC
di SETTIMI FRANCO & C.
30, vl. Roma - 06034 Foligno (PG) | tel:0742 352722 fax:0742 343056
Frantoio.

VIVAI RINALDINI
di ORLANDO RINALDINI
121, v. Tagina - 06023 Gualdo Tadino (PG) | tel:075 9108252
Orlando Rinaldini, un imprenditore che negli anni ha saputo diversificare la propria attività dai pozzi al vivaio sempre con professionalità, trovando addirittura un qualcosa di originale con il...
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BARTOLOMEI OLEIFICIO
Bartolomei - Al Vecchio Frantoio -F.Lli Bartolomei Produzione Vendita Olio Extravergine Oliva
Via Cagnano - 05020 Montecchio (TR) | tel:0744 951395
BOCCI ING. INNOCENZO OLEIFICIO
Vocabolo Piano Di Ricciano - 06034 Foligno (PG) | tel:0742 660041
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CONSORZIO AGRARIO PERUGIA
Consorzio Agrario Provinciale Oleificio Di Spoleto
10, Via Degli Ulivi-Bazzano Inferiore - 06049 Bazzano Inferiore (PG) | tel:0743 277034

COOPERATIVA OLEIFICIO MONTECCHIO
34, Strada Provinciale Montecchio - 05020 Montecchio (TR) | tel:0744 951170

COOPERATIVA OLEIFICIO POZZOLESE
3, Via Croce - 06061 Pozzuolo (PG) | tel:075 959151

MELCHIORRI GIANFRANCO OLEIFICIO
1, Localita' Madonna Di Lugo - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 207237, 0743 221384
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NERI NILO COMMERCIO CEREALI OLEIFICIO
Via Del Monte - 06035 Grutti (PG) | tel:0742 98800

OLEIFICIO CECCI S.N.C. DI CECCI VINCENZO E SIRO
Via Dei Renicci - 05014 Castel Viscardo (TR) |
tel:0763 624580

OLEIFICIO COOPERATIVO IL PROGRESSO
Via Olmini - 06064 Panicale (PG) | tel:075 837289

OLEIFICIO COOPERATIVO INTERCOMUNALE
6, Viale D. Alighieri - 05020 Lugnano In Teverina (TR) | tel:0744 900198, 0744 902143

OLEIFICIO COOPERATIVO PRODUTTORI AGRICOLI
Localita' Colle Del Marchese - 06044 Castel Ritaldi (PG) | tel:0743 254003

OLEIFICIO COPPINI ANGELO S.R.L.
Strada Di Recentino 80 - 05100 Terni (TR) | tel:0744 813778, 0744 814375 fax:0744 814375


OLEIFICIO LA CORTE DI FREZZA ALFIO AUGUSTO
66, Vocabolo La Corte - 05032 Calvi Dell'Umbria (TR) | tel:0744 707161, 0744 710110, 0744 710770

OLEIFICIO RANIERI S.R.L.
Via Vittorini - 06012 Cerbara (PG) | tel:075 8510039, 075 8512058 fax:075 8512543

OLEIFICIO SOCIALE DI FOLIGNO - SOCIETA' COOPERATIVA A RESPONSABILITA' LIMITATA
Via Zona Industriale 68 - 06034 Sant'Eraclio (PG) | tel:0742 670262

A.P.O.C.S.
20, Viale Del Cassero - 05100 Terni (TR) | tel:0744 420310

AGRICOLA CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO SRL
4, Via Vittorio Veneto - 06055 Mercatello (PG) | tel:075 8783262, 075 8784470, 075 879279, 075 8795020 fax:075 879279

AMMETTO GAETANO FRANTOIO
06049 Spoleto (PG) | tel:0743 49355

ANTICO FRANTOIO NUNZI DI NUNZI MATTEO SAS
85, Vocabolo Felceto-Cantalupo - 06031 Bevagna (PG) | tel:0742 360381

ANTICO FRANTOIO TRAMPOLINI
Via Dal Pozzo Enrico 103 - 06126 Perugia (PG) | fax:075 5738000

ANTICO FRANTOIO TRAMPOLINI PRODUZIONE E VENDITA OLIO
Via Dal Pozzo Enrico 103 - 06126 Perugia (PG) | tel:075 5724578

AZIENDA AGRARIA VIOLA S.R.L.
11/B, Via Borgo S. Giovanni - 06034 Sant'Eraclio (PG) |
tel:0742 67515 fax:0742 392203

AZIENDA SOC. AGRICOLA CIBI
Tradizione Umbra Srl
5, Via Gino Bombagli - 06062 Città Della Pieve (PG) | tel:0578 299745

BARTOLOMEI AL VECCHIO FRANTOIO PUNTO VENDITA OLIO,VINI,PRODOTTI TIPICI,DEGUSTAZIONE E VENDITA
97, Corso Cavour - 05018 Orvieto (TR) | tel:0763 344540

BELLOCO FELICIANO
28, Frazione S. Giovanni Profiamma - 06034 Foligno (PG) | tel:0742 660426

BENEDETTI AGOSTINO
Via Flaminia Nord - 06034 Vescia (PG) | tel:0742 311678

C.U.FR.OL. S.R.L.
Km. 135.050, Via Flaminia - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 271156, 0743 275819, 0743 277390 fax:0743 271156
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CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO S.R.L.
Mercatello - 06055 Marsciano (PG) | tel:075 8783283, 075 8783346, 075 8783354, 075 8783395, 075 8784799

CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO S.R.L.
Mercatello - 06055 Mercatello (PG) |
tel:075 8783001

CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO S.R.L.
4, Via Vittorio Veneto - 06055 Mercatello (PG) | tel:075 8783011

CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO S.R.L.
4, Borgo Vittorio Emanuele-M.Vibiano - 06055 Marsciano (PG) | tel:075 8783394

CASTELLO MONTE VIBIANO VECCHIO S.R.L.
4/A, Via Vittorio Veneto - 06055 Villanova (PG) | tel:075 8783241, 075 8787096

CATALONI MIRANDA FRANTOIO
Via Sandro Pertini - 05017 Monteleone D'Orvieto (TR) | tel:0763 834340


CONTESSA GIUSEPPE MOLA OLIO-AUTOTRASPORTI
128, Via Mentana - 05100 Terni (TR) | tel:0744 274489

COSTA D'ORO S.P.A.
Localita' Madonna Di Lugo Snc - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 23061 fax:0743 221400

DEL SERO FRANTOIO OLIVE
14, Vocabolo Moriano - 06030 Giano Dell'Umbria (PG) | tel:0742 90554

E.P.S.O. S.R.L.
48, Via Osteria - 05010 Parrano (TR) | tel:0763 838497
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ETRURIA SRL
4/A, Via Monte Bianco - 05015 Fabro (TR) | tel:0763 831494, 0763 831534 fax:0763 831494

F.C.C DI CIUCHI BERNARDINO
3, Localita' San Lazzaro - 05016 Ficulle (TR) | tel:0763 832981, 0763 839070, 0763 839071

FRANTOIO A.E.A. DI ANTONIO DE ANGELIS & C. S.A.S.
74, Strada Rosaro - 05100 Terni (TR) | tel:0744 400782

FRANTOIO ALBERTO CIPOLLONI SAS OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA DOP UMBRIA
21, Via Allegri Antonio - 06034 San Giovanni Profiamma (PG) |
tel:0742 311436
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FRANTOIO BASILI DI FORMICONI CHETI
Localita' Fossatello - 05018 Orvieto (TR) | tel:0763 308326

FRANTOIO CAMPANA OLIO EXTRAVERGINE OLIVA
Via Tevere - 06049 San Martino In Trignano (PG) | tel:0743 539060

FRANTOIO DEL TRASIMENO SOCIETA' COOPERATIVA AGRICOLA
Vocabolo Bottinali - 06060 Paciano (PG) | tel:075 830227, 075 830357

FRANTOIO DI SPELLO UCCD SOCIETA' COOPERATIVA AGRICOLA
Via Banche - 06038 Spello (PG) | tel:0742 651662

FRANTOIO FALIERO MANCIANTI
20, Via Della Parrocchia - 06063 San Feliciano (PG) | tel:075 8476045

FRANTOIO FIORETTI LUIGINA
1, Via Vocabolo Larviano - 05100 Terni (TR) | tel:0744 67333

FRANTOIO GAUDENZI DI BRUNETTI ROSSANA
6, Localita' Camporeale - 06039 Pigge (PG) | tel:0742 781107

FRANTOIO OLEARIO BARTOLINI EMILIO
18, V. Della Grotta - 05031 Arrone (TR) | tel:0744 389142 fax:0744 388722

FRANTOIO OLEARIO BARTOLINI EMILIO
Bartolini Emilio & C. S.N.C.
18, Via Della Grotta - 05031 Arrone (TR) | tel:0744 389142, 334 9430384 fax:0744 388722

FRANTOIO PETASECCA DONATI S.R.L.
4, Via Raggiolo - 06031 Bevagna (PG) | tel:0742 361900

FRANTOIO RINALDUCCI SAS DI RINALDUCCI GIOVANNI E C. FRANTOIO OLEARIO
Localita' Pozzo - 06035 Gualdo Cattaneo (PG) | tel:0742 91821

FRANTOIO S.FELICISSIMO
Vocabolo Badessa - 06100 Perugia (PG) | tel:075 6919347

FRANTOIO SOCIALE INTERCOMUNALE
2, Localita' Mola Moretti - 05030 Fontechiaruccia (TR) | tel:0744 389159

FRANTOIO VALOROSI DI VALOROSI ROSSANO E MENCARELLI MORENO S.N.C.
10, Via Monte Oliveto - 06081 Palazzo (PG) | tel:075 8038207

FRANTOIO VALTERIO MONALDO
1, Localita' Colonetta Di Prodo - 05018 Orvieto (TR) | tel:0763 308420

FRATELLI VENTURI SRL
16, Via Degli Ulivi - 06049 Campello Sul Clitunno (PG) | tel:0743 27091

GNAVOLINI GIANMICHELE
Via S. Lucia 8 - 06083 Bastia Umbra (PG) |

GNAVOLINI RACCOLTA SAPORE DI GNAVOLINI GIANMICHELE
16/S, Via Butine - 06083 Bastia Umbra (PG) |

GOCCIA UMBRA DI PATRIZI MARCELLA & C. SNC.
1, Localita' Vitiano - 05014 Castel Viscardo (TR) | tel:0763 361383

GOCCIA UMBRA S.N.C.
Localita' Pian Della Chiesa - 05013 Castel Giorgio (TR) | tel:0763 627036, 0763 627106 fax:0763 627106

GOCCIA UMBRA S.N.C. ALIMENTARI- PRODUZIONE
Localita' Pian Della Chiesa - 05013 Castel Giorgio (TR) | tel:0763 627036

IL FRANTOIO DI GIULIA S.A.S. DI SIMONA VALERIANI & C. FRANTOIO
10, Via A. Degli Atti - 05020 Montecchio (TR) | tel:0744 951909

IL FRANTOIO DI VICENO SOCIETA AGRICOLA
Via Della Mola - 05014 Castel Viscardo (TR) | tel:0763 361682

IL MOLINO DELL'OLIO D'OLIVA SAN FRANCESCO SRL
257, Via Perugia - 06084 Bettona (PG) | tel:075 9869651

INCHES SRL FRANTOIO OLEARIO
Via Collelungo - 05023 Morre (TR) | tel:0744 958232

LA CANONICA DI CANNICCI ASTERO
Via Della Canonica 15 - 06012 Città Di Castello (PG) | tel:075 8521208

LE VECCHIE MACINE ANTICA MOLITURA OLIVE
Frazione Tordibetto - 06081 Tordibetto (PG) | tel:075 8019538

MASSARELLI DI ANDREINI FIORELLA E C. S.N.C.
Strada Di Camminata 58/E - 05100 Terni (TR) | tel:0744 238153

MASSARELLI FRANTOIO OLEARIO
58/E, Str. Di Camminata - 05100 Terni (TR) | tel:0744 58172

MOLINO MODERNO DI FRANCO PULA
3, Strada Dei Conservoni - 06100 San Marco (PG) | tel:075 43240

MONINI S.P.A.
Localita' Fabbreria - Eggi - 06049 Eggi (PG) | tel:0743 208418, 0743 208419, 0743 208420

MONINI S.P.A.
Localita' Fabbreria - 06049 Eggi (PG) | tel:0743 235067

OLEUM DANIELA DI FAGIOLI DANIELA E C. SAS
55, Corso Goffredo Mameli - 06036 Montefalco (PG) | tel:0742 379057

OLIO METELLI DI METELLI GUSTAVO E CLAUDIO & C. SAS
13, Via Cupa - 06034 Sant'Eraclio (PG) | tel:0742 67552, 800 016381

OLIO TACCHIO S.A.S.
Via Tiberina 49 - 06059 Todi (PG) | tel:075 8942304

OLIO TACCHIO S.A.S.
Olio Tacchio Di Oscar Tacchio & C. Sas Olii Alimentari
160, Vocabolo Torresquadrata - 06059 Todi (PG) | tel:075 8942304

OLIVESTRI DI G. VESTRI & C. S.N.C.
Via Cavour 13 - 06061 Petrignano (PG) | tel:075 9528182, 075 9689084

OLIVESTRI S.N.C. FRANTOIO OLEARIO
Via Cavour - 06061 Petrignano (PG) | tel:075 9528182

PALMADORI GEOM. MASSIMO FRANTOIO OLEARIO
53/B, Localita' Acquasparta - 05021 Acquasparta (TR) | tel:0744 931105


PIETRO CORICELLI S.P.A.
44, Localita' Madonna Di Lugo - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 23281

PINNA E FIORETTI SRL
Via Borgo Sole - 05015 Fabro (TR) | tel:0763 831535

PISTELLI DR. ENZO FRANTOIO OLEARIO
9, Strada S. Maria Maddalena - 05100 Terni (TR) | tel:0744 283395

PISTELLI DR.ENZO
Strada S. Maria Maddalena 9 - 05100 Terni (TR) - tel:0744 283395, 0744 287327

RONCI MARCELLO FRANTOIO OLEARIO
Localita' Sasso - 06031 Bevagna (PG) | tel:0742 360501

S.I.O. VERDIANI S.R.L.
1, Via Tiro A Segno - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 222666, 0743 223940, 0743 223941, 0743 224041

SOC. AGRICOLA TREVI OLI TREVI
Localita' Fosso Del Rio - 06039 Matigge (PG) | tel:0742 677303

SOCIETA' AGRICOLA ATTONE FRANTOIO OLEARIO
21, Vocabolo Madonna Delle Grazie - 06031 Bevagna (PG) | tel:0742 361575

SOCIETA' COSTANTINI DI BRUNO COSTANTINI & C. S.A.S.
1, Localita' Castellonbasso - 05034 Ferentillo (TR) | tel:0744 780989

TERRA UMBRA S.R.L.
Via Dei Tigli - 06083 Bastia Umbra (PG) | tel:075 8005058

ULIVETI DI TREVI SRL VENDITA OLIO
Km. 141.700, Via Flaminia - 06039 Trevi (PG) | tel:0742 381008

UMBRIA OLII INTERNATIONAL S.R.L.
10, Via Giovanni Agnelli - 06042 Campello Sul Clitunno (PG) | tel:0743 27061

VERDIANI ENRICO & FIGLIO S.N.C. DI SANTI CARLO E VERDIANI CARLO COMMISSIONI RAPPRESENTANZE
1, Via Tiro A Segno - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 223940

VESCOVI GRAZIANO
Via Beviglie Snc - 06081 Tordibetto (PG) | tel:075 8019538

ZAMPORLINI ANTONIO FRANTOIO OLEARIO FRANTOIO OLEARIO
286, Vocabolo Caselle - 06059 Pantalla (PG) | tel:075 888133

BARTOLOMEI OLEIFICIO
6, V. Cagnano - 05020 Montecchio (TR) | tel:0744 951395 fax:0744 951655

BURAGLINI FRATELLI & NEPOTI (S.N.C.) FABBRICA FISCOLI PER OLEIFICI
Vocabolo Olmini - 06064 Panicale (PG) | tel:075 837234

COOP. OLEIFICIO COLT. DIRETTI S.C. AGRICOLA
Via Casa Vecchia 23 - 05025 Guardea (TR) | tel:0744 903303

FELIZIANI OLEIFICIO FRANTOIO
532, V. G. Marconi - 06049 Spoleto (PG) | tel:0743 260488

MUZI GIOVANNI OLEIFICIO
9, Vocabolo Fossatello - 05020 Alviano (TR) | tel:0744 904126




OLIO D'OLIVA DOP UMBRIA

La Denominazione di Origine Protetta DOP è un marchio collettivo introdotto dal Regolamento Ce n. 2081/92 per la tutela e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari originari di un determinato territorio.
Nel caso della DOP, tutto il processo produttivo, dalla materia prima alla trasformazione, fino al confezionamento, deve essere realizzato all’interno di un’area geografica delimitata.
L’olio Dop è la punta di diamante del mercato legato alla produzione dell’olio d’oliva, grazie ad un livello di qualità nettamente superiore che lo rende un prodotto eccellente, da tutelare e valorizzare. Oggi il riconoscimento Dop non è più solo e semplicemente sul piano locale e regionale ma è un elemento distintivo anche sul fronte mondiale. Per quanto attiene l’olio Dop umbro siamo di fronte ad una rarità qualitativa ancora più significativa, dato che l’intera regione ha confini perfettamente coincidenti con quelli delle colture Dop. Oltre alle olive che devono essere esclusivamente umbre, la certificazione Dop Umbro per l’olio d’oliva, è determinata dalla possibilità di garantire che la trasformazione dell’olio avvenga esclusivamente in un frantoio del territorio umbro così come l’imbottigliamento che deve avvenire rigorosamente in un’azienda umbra. Affinche l’olio possa fregiarsi del titolo Olio Dop umbro, ogni passaggio della produzione deve avvenire unicamente all’interno del territorio umbro.



Consorzio di Tutela extravergine di oliva D.O.P. Umbria

Nel 1986, nel quadro degli interventi regionali a favore dell’olivicoltura umbra, fu costituito il Co.Re.Ol Consorzio Regionale olio extravergine di oliva tipico Umbro. L’organismo consortile fu ideato sin dalla nascita per promuovere e tutelare il nome dell’olio umbro. Si tratta di un vero e proprio antesignano dell ‘attuale Consorzio di Tutela in cui il Co.Re.Ol è stato trasformato dopo che nel 1998 é stato ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) Umbria, prima denominazione di origine italiana dell’olio a coprire un intero territorio regionale.
Il Consorzio di Tutela definisce programmi di miglioramento qualitativo della produzione DOP Umbria in termini di sicurezza igienico-sanitaria, caratteristiche chimiche, fisiche, organolettiche e nutrizionali del prodotto.
Attraverso la vendita dei contrassegni numerati da apporre a bottiglie e latte, il consorzio é in grado di controllare la tracciabilità del prodotto, tutto il prodotto certificato ed imbottigliato é annotato attraverso le sigle alfanumeriche dei contrassegni nel nostro database.
Il Consorzio inoltre collabora con l’ispettorato Centrale Repressione frodi nella vigilanza, la tutela e la salvaguardia della DOP Umbria da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni, uso improprio della denominazione, comportamenti comunque vietati dalla legge;
propone eventuali adeguamenti del disciplinare di produzione dell’ olio extravergine di oliva DOP Umbria anche in funzione di nuove esigenze riguardanti le innovazioni tecnologiche, l’immagine e il consumo;
fornisce assistenza e informazioni sul piano legale, tecnico e scientifico al fine di affermare la qualità e l’immagine dell’olio oggetto di tutela in Italia e all’estero;
promuove direttamente o partecipa a iniziative promozionali a favore dell’olio DOP Umbria ed anche degli oli extravergini di qualità .




Aziende associate DOP UMBRIA

COLLI AMERINI
• AZ. AGR. SEGGIANO DI FANTOZZI PAOLO
• ANGELINI ROTA CAMILLO MARIA
• ANTONINI MARCELLA
• AZ . AGR. MORETTI ANGELO
• AZ. AGR. ACCORIMBONI AGATA DI RUOZI BERRETTA M. TERESA
• AZ. AGR. ANTONIO BACHETONI
• AZ. AGR. CERERE DI BATTISTI ENRICO MARIA
• AZ. AGR. CHECCARELLI PETRUCCI SS
• AZ. AGR. CIPOLLONI DI CARLO PAGLIACCI E C. SAS
• AZ. AGR. EREDI GRADASSI ANDREA
• AZ. AGR. MARFUGA
• AZ. AGR. PALLOTTA GIULIO , STEFANO , CECILIA
• AZ. AGR. VILLA OSCANO
• AZ. AGRARIA MALVETANI TERENZIO
• AZ. AGRARIA BACCI NOEMIO
• AZ. AGRICOLA CASANOVA DI MACCAGLIA ALESSANDRO
• AZ. AGRICOLA LE BALZE SS
• AZIENDA AGRICOLA AGRITURISMO "OLIVETO" DI CONTESSA GELTRUDE
• BARTOLONI OTTAVIO
• BATTA GIOVANNI
• BIOAGRITURISMO SANTA BRIGIDA DI PANULLO ANNA MARIA
• CLARICI PIER DOMENICO AZ. AGR.
• CLERICI ALDINO
• CONSORZIO AGRARIO PROVINCIALE DI PERUGIA
• CONSORZIO OLIVICOLO MACINE DEL TRASIMENO
• COOPERATIVA DITREVI ARL
• COSTA DEL MAGO DI SALVATORELLI STEFANO
• DAZZIERI INNOCENZO
• EREDI FATTORILLO PIETRO
• EREDI AMICI MARIA ANNA SS
• FANCELLI FELICIANO
• FRANTOIO CIUCHI BERNARDINO
• FRANTOIO RINALDUCCI SAS
• FRANTOIO OLEARIO BARTOLINI EMILIO E C. SNC
• FRANTOIO OLEARIO ZAMPORLINI ANTONIO
• GIGLIARELLI GIANFRANCO
• GRADASSI ETTORE
• IANNARILLI FERRUCCIO
• LUIGI MINELLI
• MARCO VIGNUDELLI
• MINIUCCHI SABRINA
• MONINI SPA
• MONTALBANO AGRICOLA SPA
• OLEIFICIO "LA CORTE" DI FREZZA ALFIO AUGUSTO
• SBARAGLIA ELPIDIO

COLLI ASSISI - SPOLETO
• AGOSTINO BENEDETTI
• AGRICOLA BARTOLINI EMILIO SS DI BARTOLINI DOMENICO E ULDERICO
• ANTONINI MARCELLA
• AZ. AGR. ACCORIMBONI AGATA DI RUOZI BERRETTA M. TERESA
• AZ. AGR. ANTONIO BACHETONI
• AZ. AGR. CHECCARELLI PETRUCCI SS
• AZ. AGR. CIPOLLONI DI CARLO PAGLIACCI E C. SAS
• AZ. AGR. EREDI GRADASSI ANDREA
• AZ. AGR. MARFUGA
• AZ. AGR. PALLOTTA GIULIO , STEFANO , CECILIA
• AZ. AGR. VIOLA BIAGIO
• AZ. AGRARIA MALVETANI TERENZIO
• AZ. AGRARIA RAGANI EMANUELE
• AZ. AGRARIA SIGISMONDI SORDINI DI FLAMINIA SIGISMONDI
• AZIENDA AGRICOLA "COLLE DEL PARADISO"
• CIPOLLONI FRANCESCO FILIPPO
• CIPOLLONI LAURA
• CLARICI PIER DOMENICO AZ. AGR.
• COMUNITA' MONTANA DEI MONTI MARTANI E DEL SERANO
• COOPERATIVA DITREVI ARL
• COSTA DEL MAGO DI SALVATORELLI STEFANO
• CUFROL SRL
• DAZZIERI INNOCENZO
• EREDI AMICI MARIA ANNA SS
• EROLI BERARDO
• FANCELLI FELICIANO
• FRANTOIO OLEARIO BARTOLINI EMILIO E C. SNC
• GRADASSI ETTORE
• GUIDOBALDI ANGELO
• IANNARILLI FERRUCCIO
• MASSARINI LELLO
• MINIUCCHI SABRINA
• MONINI SPA
• MONTANI MONTANO
• OLEIFICIO SOCIALE FOLIGNO COOP. ARL
• OLIO METELLI SAS DI METELLI G. E C.
• PIACENTINI COSTANTINO
• PISTELLI ENZO
• RUGGIERI SANTE
• SETTIMI ORLANDO
• SOC. AGRICOLA PUCCI DELLA GENGA SS
• SOC. AGRICOLA TREVI "IL FRANTOIO" SRL
• TENUTA CAMPOMAGGIORE DI ROBERTO KECHLER FERRARI
• TRAMPETTI SRL
• VERDI OLIVETI SOC. COOP. AGRICOLA s.c.ar.l


COLLI DEL TRASIMENO
• AZ. AGRARIA F.LLI PALOMBARO SS
• ANGELINI ROTA CAMILLO MARIA
• AZ. AGR. VILLA OSCANO
• AZ. AGRICOLA LE BALZE SS
• BATTA GIOVANNI
• CONSORZIO AGRARIO PROVINCIALE DI PERUGIA
• CONSORZIO OLIVICOLO MACINE DEL TRASIMENO
• EREDI FATTORILLO PIETRO
• FRANTOIO DEL TRASIMENO SCA SOC.COOP.VA AGRICOLA
• FRANTOIO FALIERO MANCIANTI SRL
• MERCURIALI EROS ANGELO
• ROBERTO SALVETTI
• SAIAGRICOLA SPA - TENUTA MONTECORONA

COLLI MARTANI
• AZ. AGR. SEGGIANO DI FANTOZZI PAOLO
• AZ . AGR. MORETTI ANGELO
• AZ. AGR. LA FATTORIA DI DILLON SIMONE CAITLIN
• AZ. AGRARIA BACCI NOEMIO
• BARTOLONI OTTAVIO
• BARTOLONI PAOLO
• CLERICI ALDINO
• FRANTOIO RINALDUCCI SAS
• FRANTOIO "LA CASELLA" DI PAOLO SCASSINI
• FRANTOIO OLEARIO ZAMPORLINI ANTONIO
• GIGLIARELLI GIANFRANCO
• LA "MONTAGNOLA" SNC DI MARCELLO IRACI BORGIA E C.
• LUIGI MINELLI
• MORETTI OMERO
• OLEIFICIO COOPERATIVO TRA PRODUTTORI AGRICOLI SOC. COOP. ARL
• OLIVICOLA TUDERTE SOC. COOP. ARL


COLLI ORVIETANI
• BELCAPO SETTIMIO
• EUGENIO RANCHINO
• FRANTOIO CIUCHI BERNARDINO
• LEPRINI FRANCO



APPUNTAMENTI D'AUTUNNO DA NON PERDERE
Stand gastronomici all'aperto, navette per un percorso guidato, mercatini degli "antichi sapori", mostra fotografica sugli ulivi e molto altro ancora:
CASTEL RITALDI (Pg)
Frantotipico
Esposizione prodotti tipici locali
Per informazioni tel. 0743 252833
STRONCONE (Tr)
Pane e olio
Mostra mercato dell'olio nuovo di Stroncone con degustazione gratuita di bruschette fagioli e altri prodotti tipici, dimostrazione di macchine raccoglitrici, convegno sulla raccolta delle olive, degustazione guidate di oli; ristoranti dell'olio
Per informazioni tel. 0744 607468
LUGNANO IN TEVERINA (Tr)
Andar per Frantoi e Mercatini
Tutte le domeniche visite guidate ai frantoi e all'antiquarium comunale. Il 22.12.2001 sagra della bruschetta e tavola rotonda: "Olio di Oliva: produzione, valorizzazione, DOP e ..dintorni" (II ed.); 24/25-12-2001 degustazioni di oli e prodotti tipici all'interno del presepe vivente
Per informazioni tel. 0744 902314
SPELLO (Pg)
XL Festa dell'olio e sagra della bruschetta "pane-olio e sale"
Le forme e i gusti del pane con l'olio novello, esposizione di prodotti tipici; il pane di Spello in vetrina, apertura delle taverne, spettacoli folkloristici
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
BEVAGNA (Pg)
Degust'olio
Mostra dei produttori locali di olio e di opere d'arte legate all'oll'olivo, degustazione guidata di olio extravergine di oliva
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
GIANO DELL'UMBRIA (Pg)
Le Vie dell'Olio VI edizione
Mostre, visite ai frantoi, degustazioni guidata "l'Olio a Tavola", rassegna gastronomica nei ristoranti del territorio, revocazione della tradizione "Festa della Frasca", grande bruschetta in piazza con l'olio novello
Per informazioni tel. 0742 931947 MONTECCHIO (Tr)
Festa dell'Olio
Degustazione di bruschetta e vendita dell'olio di oliva in piazza; intrattenimenti e spettacoli musicali; consegna "dell'ulivo d'oro" a personaggi che si distinguono nella loro attività per la promozione dell'olio di oliva
Per informazioni tel. 0744 9557
CASTIGLIONE DEL LAGO (Pg)
Festa dell'Olio
Degustazioni, laboratori del gusto e spettacoli
Per informazioni tel. 075 951586
MARSCIANO (Pg)
Pane e olio a Marsciano
Degustazione di "pane e Olio" presso il frantoio del molino popolare marscianese
Per informazioni tel. 075 8747256
MASSA MARTANA (Pg)
Frantolio
Promozione dell'olio di oliva abbinata al mercatino dell'antiquariato
Per informazioni tel. 075 8951702
Appuntamenti d'autunno"
Stand gastronomici all'aperto, navetta per un percorso guidato che comprende frantoi, museo, chiesa di S. Pietro in Bovara e ulivo di Sant'Emiliano, mercatini degli "antichi sapori", mostra fotografica sugli ulivi, cena a pagamento a cura del maestro Angelo Paracucchi per presentare l'olio nuovo
Per informazioni tel. 0742 332214
CASTEL RITALDI (Pg)
Frantotipico
Esposizione prodotti tipici locali
Per informazioni tel. 0743 252833
STRONCONE (Tr)
Pane e olio
Mostra mercato dell'olio nuovo di Stroncone con degustazione gratuita di bruschette fagioli e altri prodotti tipici, dimostrazione di macchine raccoglitrici, convegno sulla raccolta delle olive, degustazione guidate di oli; ristoranti dell'olio
Per informazioni tel. 0744 607468
LUGNANO IN TEVERINA (Tr)
Andar per Frantoi e Mercatini
Tutte le domeniche visite guidate ai frantoi e all'antiquarium comunale. Il 22.12.2001 sagra della bruschetta e tavola rotonda: "Olio di Oliva: produzione, valorizzazione, DOP e ..dintorni" (II ed.); 24/25-12-2001 degustazioni di oli e prodotti tipici all'interno del presepe vivente
Per informazioni tel. 0744 902314
SPELLO (Pg)
XL Festa dell'olio e sagra della bruschetta "pane-olio e sale"
Le forme e i gusti del pane con l'olio novello, esposizione di prodotti tipici; il pane di Spello in vetrina, apertura delle taverne, spettacoli folkloristici
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
BEVAGNA (Pg)
Degust'olio
Mostra dei produttori locali di olio e di opere d'arte legate all'oll'olivo, degustazione guidata di olio extravergine di oliva
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
GIANO DELL'UMBRIA (Pg)
Le Vie dell'Olio VI edizione
Mostre, visite ai frantoi, degustazioni guidata "l'Olio a Tavola", rassegna gastronomica nei ristoranti del territorio, revocazione della tradizione "Festa della Frasca", grande bruschetta in piazza con l'olio novello
Per informazioni tel. 0742 931947 MONTECCHIO (Tr)
Festa dell'Olio
Degustazione di bruschetta e vendita dell'olio di oliva in piazza; intrattenimenti e spettacoli musicali; consegna "dell'ulivo d'oro" a personaggi che si distinguono nella loro attività per la promozione dell'olio di oliva
Per informazioni tel. 0744 9557
CASTIGLIONE DEL LAGO (Pg)
Festa dell'Olio
Degustazioni, laboratori del gusto e spettacoli
Per informazioni tel. 075 951586
MARSCIANO (Pg)
Pane e olio a Marsciano
Degustazione di "pane e Olio" presso il frantoio del molino popolare marscianese
Per informazioni tel. 075 8747256
MASSA MARTANA (Pg)
Frantolio
Promozione dell'olio di oliva abbinata al mercatino dell'antiquariato
Per informazioni tel. 075 8951702
TREVI (Pg)
"Appuntamenti d'autunno"
Stand gastronomici all'aperto, navetta per un percorso guidato che comprende frantoi, museo, chiesa di S. Pietro in Bovara e ulivo di Sant'Emiliano, mercatini degli "antichi sapori", mostra fotografica sugli ulivi, cena a pagamento a cura del maestro Angelo Paracucchi per presentare l'olio nuovo
Per informazioni tel. 0742 332214
CASTEL RITALDI (Pg)
Frantotipico
Esposizione prodotti tipici locali
Per informazioni tel. 0743 252833
STRONCONE (Tr)
Pane e olio
Mostra mercato dell'olio nuovo di Stroncone con degustazione gratuita di bruschette fagioli e altri prodotti tipici, dimostrazione di macchine raccoglitrici, convegno sulla raccolta delle olive, degustazione guidate di oli; ristoranti dell'olio
Per informazioni tel. 0744 607468
LUGNANO IN TEVERINA (Tr)
Andar per Frantoi e Mercatini
Tutte le domeniche visite guidate ai frantoi e all'antiquarium comunale. Il 22.12.2001 sagra della bruschetta e tavola rotonda: "Olio di Oliva: produzione, valorizzazione, DOP e ..dintorni" (II ed.); 24/25-12-2001 degustazioni di oli e prodotti tipici all'interno del presepe vivente
Per informazioni tel. 0744 902314
SPELLO (Pg)
XL Festa dell'olio e sagra della bruschetta "pane-olio e sale"
Le forme e i gusti del pane con l'olio novello, esposizione di prodotti tipici; il pane di Spello in vetrina, apertura delle taverne, spettacoli folkloristici
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
BEVAGNA (Pg)
Degust'olio
Mostra dei produttori locali di olio e di opere d'arte legate all'oll'olivo, degustazione guidata di olio extravergine di oliva
Per informazioni tel. 0742 300042 - 300039
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Le Vie dell'Olio VI edizione
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Festa dell'Olio
Degustazione di bruschetta e vendita dell'olio di oliva in piazza; intrattenimenti e spettacoli musicali; consegna "dell'ulivo d'oro" a personaggi che si distinguono nella loro attività per la promozione dell'olio di oliva
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Festa dell'Olio
Degustazioni, laboratori del gusto e spettacoli
Per informazioni tel. 075 951586
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Pane e olio a Marsciano
Degustazione di "pane e Olio" presso il frantoio del molino popolare marscianese
Per informazioni tel. 075 8747256
MASSA MARTANA (Pg)
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PARCHI ED AREE PROTETTE IN UMBRIA

Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Istituito nel 1993, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini (17.790 ettari a cavallo tra Umbria e Marche) ricopre l'area montuosa dove, secondo la leggenda, si trovava la grotta della Sibilla.
È un territorio dal fascino magico, impregnato di leggende e impreziosito da paesi fortificati, torri, chiese e abbazie incastonate nel verde.
Qui nasce il Nera, che scava una delle valli più belle di tutti gli Appennini, e qui si trovano le cime più alte della regione, tra cui domina il Vettore (2.476 m).
Sul versante occidentale dell'Appennino si apre una spettacolare depressione carsica, i Piani di Castelluccio, formati dal Pian Perduto, dal Pian Grande e dal Pian Piccolo; nei pressi di quest'ultimo si trova la Macchia Cavaliere, una faggeta di enorme valore naturalistico.
La flora del Parco è particolarmente ricca: vasti boschi e 1.800 specie di fiori censite, tra cui la stella alpina dell'Appennino, l'anemone alpino e varie orchidee.
Abbonda anche la fauna, che annovera il lupo, l'istrice, il gatto selvatico e rapaci maestosi come l'aquila e il gufo reali.
Tra gli animali più rappresentativi si segnalano la vipera dell'Orsini, una specie protetta, e il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo rosso unico al mondo che popola il lago di Pilato.
Attraversato da numerosi sentieri, il Parco si presta naturalmente al trekking; stupendo l'itinerario del Grande Anello, 120 chilometri da percorrere in nove giorni lungo tutto il massiccio dei Sibillini.
E' possibile praticare anche altri sport: sci alpinismo, equitazione, mountain bike, deltaplano, parapendio e arrampicate.
Parco del Monte Subasio
Il Parco del Monte Subasio (1995, 7.442 ettari) è il parco della spiritualità: nel suo territorio sorge Assisi, epicentro mistico dell'Umbria.
La città di Francesco e il monte, il“Monte de Assisio” per antonomasia, hanno allacciato nei secoli un rapporto strettissimo di dipendenza: Assisi ne usava la pietra rosa, i boschi e i pascoli, ridisegnando la fisionomia stessa della natura. La cima (1290 m.) svetta sulla Valle Umbra e fa da cornice anche a Spello e Nocera Umbra. Prevalentemente piatta e solcata da doline, fenditoie e fosse carsiche, è caratterizzata da una grande varietà di ambienti.
I versanti del Subasio sono ricoperti da una fitta vegetazione, come la lecceta in cui è immerso l'Eremo delle Carceri, con il suo impressionante strapiombo, le grotte degli eremiti e il secolare leccio di San Francesco.
Parco del Trasimeno
L'istituzione del Parco del Trasimeno (1995) è di fondamentale importanza per preservare un ambiente naturale delicatissimo, messo a dura prova specialmente dalla pressione del turismo balneare.
È stato fatto un buon lavoro: acqua e spiagge sono pulite e molte aree, come le isole e le valli, hanno conservato i loro pregi naturalistici.
A colpo d'occhio, il paesaggio è semplicemente incantevole. Il Parco (13.200 ettari) ricopre l'intera superficie del lago di Perugia, il più vasto d'Italia tolti i laghi alpini, e ingloba anche i borghi sulle rive.
Nello specchio d'acqua (alto al massimo sette metri) emergono tre isole: la Polvese adattata a parco scientifico, la Maggiore, abitata tutto l'anno, e la Minore.
Oltre che per la fauna ittica, gioia della cucina locale, il Trasimeno è importante come luogo di transito degli uccelli migratori, tra cui l'airone, la cicogna e la garzetta.
Parco Fluviale del Tevere
Il Parco Fluviale del Tevere (1995, 7.925 ettari) si snoda lungo 50 chilometri di fiume, dal colle di Todi fino all'oasi di Alviano passando attraverso la gola del Forello, le alture di Prodo e Titignano (a breve distanza da Orvieto) e il lago artificiale di Corbara, che ha mutato il paesaggio senza però impoverirne il fascino.
Le rive e tutto il territorio adiacente sono disseminati di ruderi e reperti dell'epoca degli Umbri, degli Etruschi e dei Romani, per i quali il Tevere ha rappresentato un'arteria di comunicazione vitale.
Il Parco è un vero scavo archeologico a cielo aperto.
Nei punti più selvaggi, come ad esempio la gola del Forello, le sponde sono ricoperte di vegetazione rigogliosa e forniscono l'habitat alla poiana, al nibbio reale e allo sparviero.
Le acque del lago di Corbara (creato per scopi idroelettrici) pullulano di carpe, anguille e cavedani, che attirano tanto gli uccelli lacustri quanto i pescatori.
Lo sbarramento del Tevere nel 1963 ha prodotto, oltre al bacino di Corbara, una conseguenza inaspettata ma felice: 500 ettari di zona umida, palude e acquitrini che sono stati scelti come luogo ideale di riproduzione e di sosta da 150 specie di uccelli acquatici e migratori, con specie rare come le gru e il falco pescatore. È l'Oasi di Alviano gestita dal WWF.
Area Protetta dei Sette Frati
In prossimità del Parco, sulle falde del monte Peglia, si trova l'area protetta dei Sette Frati, 25 ettari di boschi pregevoli da attraversare passeggiando, e da cui si gode una vista fantastica.
Oasi la Valle
A San Savino di Magione si trova l'Oasi la Valle, istituita nel 1996 e gestita da Legambiente: si tratta di una vasta zona umida di grande rilevanza, 500 ettari di canneto preziosi per l'avifauna e in particolare per gli uccelli migratori.
La struttura organizza visite guidate, anche a bordo di un battello elettrico.
Solcato dai corsi del Nera e del Velino, che affluisce nel primo precipitando nella spettacolare Cascata delle Marmore.
Foresta Fossile di Dunarobba
La Foresta Fossile di Dunarobba, nelle vicinanze di Avigliano è uno dei siti paleontologici tra i più interessanti del mondo e conserva tronchi fossili di oltre due milioni d'anni.
Il fenomeno che si può osservare in questo sito si discosta da quello di tutte le altre foreste pietrificate: i tronchi fossili infatti mantengono la loro sostanza originale e conservano la loro posizione eretta.
Parco S.T.I.N.A.
Nel lembo centro-occidentale della regione si trova il Parco S.T.I.N.A. (Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale) del monte Peglia-Selva di Meana, di istituzione recente (1999) e gestito dalla Comunità Montana locale.
La notevole varietà della flora conta più di mille specie, con perle rare come l'ipocisto rosso (Cytinus ruber).
Nella vasta estensione (44.270 ettari) dello STINA sono comprese tre Aree Naturali Protette: la Selva di Meana-Allerona (3.255 ettari di boschi, popolati da tassi e martore), il Bosco della Melonta (1.154 ettari caratterizzati dalle leccete e dal gufo reale) e San Venanzo (126 ettari).
Ci sono anche zone di interesse paleontologico: il giacimento preistorico del Monte Peglia, risalente a 700.000 anni fa, e i giacimenti di Fabro e Ficulle, ricchi di fossili. Esterno al Parco, sul confine con la Riserva Naturale del Monte Rufeno in Lazio, c'è l'area protetta di Villalba (25 ettari), fitta di boschi e di fiori preziosi.
Splendide, infine, le Fonti del Clitunno, che si trovano sulla via Flaminia tra Spoleto e Foligno.
Dalle fenditure della pietra sgorgano acque cristalline, che si raccolgono formando un piccolo lago e poi si incanalano nel fiume.
Le fonti erano sacre ai Romani, che venivano qui ad ascoltare i responsi degli oracoli del dio Clitunno.
Furono cantate da Virgilio, Properzio e Plinio il Giovane, e secoli dopo ispirarono Byron, Carducci e Corot.
Ancora oggi la visita alle fonti regala le stesse emozioni.
Parco del Monte Cucco
Il Parco del Monte Cucco (1995) è il paradiso degli sportivi.
Si estende per 10480 ettari intorno al Monte (1556 m.), nella zona nord-est dell'Umbria.
È caratterizzato da grandiosi fenomeni carsici: grotte sotterranee, valli profonde solcate da fiumi purissimi, fonti sorgive.
Conserva faggete pressoché intatte e ospita l'aquila reale e il lupo, mentre nei corsi d'acqua vive il gambero.
Tra i luoghi di maggior interesse naturalistico ci sono la Forra di Rio Freddo, l'Orrido del Balzo dell'Aquila, l'imponente Corno di Catria, il canyon noto come Valle delle Prigioni e il piano carsico delle Macinare, una meraviglia di prati e faggete.
Nelle viscere del massiccio si dipanano per decine di chilometri le Cave Sotterranee di Valdorbia, scavate dall'uomo, mentre la Grotta del Monte Cucco penetra in profondità (fino a oltre 990 metri) per 30 chilometri: è uno dei sistemi carsici più estesi d'Italia. In questa cornice naturale si inseriscono tre borghi, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro, che con la loro dotazione di mura e torrioni arricchiscono la vista.
Il richiamo per gli escursionisti, che possono contare su 120 chilometri di ottimi sentieri, è irresistibile così come per gli appassionati di equitazione, mountain bike, parapendio e deltaplano, torrentismo e sci di fondo (sul Pian delle Macinare).
Nella Grotta del Monte Cucco si pratica anche la speleologia; in un ex monastero di Costacciaro ha sede il Centro Escursionistico Naturale Speleologico.
Parco di Colfiorito
Il Parco di Colfiorito (nato nel 1995, 338 ettari) è un vasto altopiano carsico formato da sette conche di laghi prosciugati, cinte di colline dal profile dolce.
All'interno di questa estensione si trova la palude omonima, un'area umida di rilevanza internazionale dove prolifera una ricca flora acquatica.
È un luogo fantastico per gli amanti del birdwatching grazie all'abbondanza di avifauna.
Sulle alture intorno alla piana anticamente sorgevano i castellieri, insediamenti abitativi preistorici tipici dei secoli precedenti l'arrivo dei Romani.
Nel Parco è compresa la cima del Monte Orve, da cui si ammira un paesaggio mozzafiato.
Sempre nell'area del Parco si trovano anche i resti della città romana di Plestia.
Parco Fluviale del Nera
Il Parco Fluviale del Nera (1995, 2.120 ettari) si merita l'appellativo di “parco delle acque”. La Valnerina offre un paesaggio di enorme fascino: il fiume si incunea tra pareti scoscese, in una gola a tratti verdissima.
Gli animali più caratteristici sono il codirossone, il rondone, il merlo acquaiolo, il gatto selvatico, la trota e i gamberi nei torrenti.
La Cascata delle Marmore è di antica origine artificiale: furono i Romani a deviare il corso del Velino verso il salto alto 165 metri, creando quella che oggi è un'attrazione turistica di prim'ordine. Tutta la zona è battuta dal turismo sportivo e in particolare da quello ldquo;acquatico”: gli appassionati di kajak, canoa, hydrospeed e rafting, così come quelli dell'arrampicata libera, possono contare su varie strutture dedicate appositamente a loro.
Esterno al Parco, a breve distanza dalle Marmore si incontra il Lago di Piediluco, il secondo naturale dell'Umbria per estensione, un piacevole specchio d'acqua contorniato di montagne e casette colorate.
Vi si svolgono gare di canottaggio d'importanza mondiale.
I testi sono tratti da: Umbria Guida Generale
(Agenzia Regionale di Promozione Turistica)





 

CISTERNE ROMANE AD AMELIA (TR)


Dopo l’aggiudicazione da parte della cooperativa “Sistema Museo” della gara per la gestione dei siti museali dei Comuni aderenti alla Convenzione intercomunale “Terre&Musei”, di cui anche il Comune di Amelia è membro, sabato 1 febbraio riapriranno al pubblico le Cisterne Romane di Amelia.
Questa è la novità fortemente voluta dall’amministrazione comunale e perseguita attraverso il bando di gara: integrare in una gestione unica ed armonica i principali siti culturali cittadini di proprietà del Comune.
Il sito archeologico delle Cisterne, fra i più interessanti dell’Umbria, è un importante complesso formato da 10 ambienti di grandezza simile ed intercomunicanti. Ogni vano misura 19 metri di lunghezza, tra i 5 e i 6 metri di larghezza e di altezza, per una cubatura totale di 4397 metri.
Le cisterne furono edificate nel momento in cui l'antico centro umbro di Amelia divenne municipio romano. Si trovano al di sotto piazza Matteotti, forum della romana Ameria ed oggi piazza del Comune.
La visita alle cisterne romane sarà sempre accompagnata da un operatore, il quale illustrerà tutte le peculiari caratteristiche tecniche e di ingegneria idraulica degli antichi romani.
Sarà possibile visitare il sito tutti i sabati e le domeniche di febbraio dalle 10,30 alle 13 e dalle 15 alle 17. Al visitatore sarà offerta anche la possibilità di acquistare un biglietto che permette l’accesso agevolato al Museo Archeologico e alle Cisterne Romane.
A partire dal mese di marzo, inoltre, con l’apertura domenicale di Palazzo Petrignani, sarà possibile con un biglietto cumulativo sperimentare il nuovo circuito museale cittadino, che prevede l’ingresso al Museo Archeologico, alle Cisterne Romane e a Palazzo Petrignani.




 

LA FIORITURA A CASTELLUCCIO DI NORCIA
"La Fioritura" l'imperdibile spettacolo della natura a Castelluccio di Norcia (Pg)

Dagli inizi di giugno a metà luglio, l'incantevole spettacolo di molte specie floreali che trasformano l'altopiano in un mosaico di colori
Tra giugno e i primi giorni di luglio, l'altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, la Fioritura. Per diverse settimane la monotonia cromatica del pascolo viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
Anche se quest'anno la festa della "Fiorita" ricade il 29 giugno, non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo. Ogni anno tutto è affidato all'andamento climatico della stagione anche se, solitamente, l'apice della fioritura viene raggiunto nei primi di luglio. Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto in questo periodo sono innumerevoli, camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Lo spettacolo di colori avanti al quale il viaggiatore si trova nel periodo della fioritura una volta giunto al cospetto dei piani di Castelluccio di Norcia è difficilmente descrivibile. Le foto di tale tripudio di colori rendono solo parzialmente giustizia alla realtà. La fioritura di Castelluccio è oramai un evento famoso, ma non tutti riescono a goderne l'esplosione. Chi visita frettolosamente il posto fermandosi solo una giornata infatti, non sempre ha la fortuna di vedere ciò che può offrire il paesaggio. Ogni anno è diversa, ammettiamolo, a volte è più bella, altre meno, ma da cosa dipende? Molti turisti confondono la fioritura con la festa della Fioritura, gli eventi sono collegati, ma la fioritura è un evento deciso dalla natura e ... fortunatamente imprevedibile. A seconda delle precipitazioni invernali (nevose) e primaverili, dal periodo di insolazione, dal periodo della semina (lenticchia ed altro) e da altri innumerevoli fattori che ci sfuggono la fioritura varia di intensità, di durata ma soprattutto, varia il momento dello sbocciare delle singole specie che compongono il sublime paesaggio. Il momento della semina è l'unico evento "non naturale" che può parzialmente influenzare il periodo della fioritura, in quanto, a causa di questa scelta, la sequenza di colori può essere anticipata o posticipata in un singolo appezzamento di terra, questo causa la meravigliosa scacchiera di colori che spesso i piani di Castelluccio ci hanno donato. L'evento della fioritura simultanea delle varie specie floreali è senz'altro raro, più comune è invece la sequenza che vede il paesaggio assumere un verde di intensità eccezionale, passare alla dominanza del giallo, al rosso dei papaveri, al turchese, per finire poi con il viola (non sempre). A proposito dei campi di lenticchia e dei fiori gialli, c'è opinione diffusa che i fiori di lenticchia siano quelli, da lontano infatti i campi di lenticchia appaiono di un giallo intenso. Se si guarda da vicino, ci si rende conto che il fiore della lenticchia, molto piccolo e discreto, ha una colorazione bianca con tonalità viola chiaro e che quelli gialli sono fiori di un'altra specie sempre presente nei campi di lenticchia.

Salendo in quota si scoprono le creste delle montagneche circondano la Valle di Norcia. Al termine della lunga salita, la strada comincerà lentamente a riscendere. Sulla vostra destra troverete una piazzola di sosta, fermatevi lì, scendete dalla vostra macchina, godrete di una vista magnifica: da qui in poi tutto cambia, “benvenuti in un’altra dimensione”.

Il grande altopiano di Castelluccio ogni stagione rinnova il suo splendore: mutano i suoi colori, i profumi e i suoi abitanti. I visitatori di questo luogo arrivano da mezzo mondo, ognuno con un proprio sogno, con una aspettativa speciale.

Qui, nel periodo preistorico, c’era un grande lago. Liberando la fantasia si riesce ad immaginare tutto questo spazio, a 1500 metri sul livello del mare, pieno di acqua e di creature che lo popolavano.

Questo luogo è un paradiso per chi vuole fare sport out-door come mountain bike, deltaplano, parapendio, sci di fondo, trekking a piedi e a cavallo. Un luogo dove perdersi per ritrovarsi, un luogo da rispettare e conservare.

Anche il mondo della televisione lo ha scoperto da molti anni, usando spesso questi scenari per film, spot e video musicali mozzafiato.




Per informazioni in tempo reale sullo stato della fiorituta contattare:
Pro-Loco Castelluccio - Cell. 3386267022
Ufficio Informazioni Norcia - Tel. 0743.828173


Per informazioni turistiche:
Comprensorio della Valnerina-Cascia
Piazza Garibaldi 1 - 06043 Cascia
Tel. 0743.71147 - Fax 0743.76630
E-mail: info@iat.cascia.pg.it



 

UMBRIA, QUESTIONI DI CUORE
di Federico Fioravanti

Lontano dalla pazza folla e dalla fretta. Nel centro d’Italia, a poco più di 100 km da Roma e da Firenze, c’è una piccola terra dove arte, cibo, natura e cultura si fondono, in perfetta armonia. E’ l’Umbria, l’unica regione italiana a non confinare né con il mare né con paesi esteri. Ha poco più di 900mila abitanti. Nessuna metropoli, ma 92 comuni: piccole, splendide città, “a misura d'uomo”.
Henry James, il grande scrittore americano di nascita ed inglese di adozione, autore del celebre romanzo “Ritratto di signora”, visitò la regione nel 1872. Nelle sue pagine ricordò ad un ipotetico viaggiatore che bisognava visitarla senza aver fretta: “Camminare lentamente e senza meta... Il verde è davvero ovunque”.

Un laboratorio del paesaggio italiano Verde. La parola, come in un gioco psicologico, si abbina al territorio. Quasi un riflesso condizionato dal quale è nato un famoso e fortunato slogan: “L’Umbria, il cuore verde d’Italia”. Più del 30 per cento del territorio è costituito da boschi. Solo il 6 per cento è formato da pianure raccolte, quasi nascoste. Piccole montagne. E una dolce distesa di colline: terreni ondulati, che da secoli sono coltivati dall’'uomo. Campi, declivi leggeri, pascoli, orti, boschi. Sette parchi regionali. Tanto verde. Variegato. Dappertutto. Quasi un laboratorio del paesaggio italiano, disegnato dalle colture, diffuse da migliaia di anni, della vite e dell'ulivo.

Poi, l’azzurro, del cielo e delle acque. Fonti, laghi, terme, ruscelli, fiumi. Il lago Trasimeno è il quarto d’Italia: sulle sue sponde, 217 anni dopo Cristo, fu combattuta la celebre battaglia tra Annibale e i romani. Quello di Piediluco, piccolo, piatto e profondo, è la patria del canottaggio. Poco lontano, la cascata delle Marmore, la più alta e spettacolare d'Europa, che da Goethe a Byron ammaliò i viaggiatori del “Grand Tour”, storditi dal fragore della sua imponente bellezza. L’Umbria è anche il luogo della penisola più ricco di acque minerali: imbottigliate alla fonte, dissetano, ogni giorno, milioni di italiani. Spuntano discrete, su boscose colline, vene d’azzurro nel verde. Negli spazi pianeggianti, il Tevere, il mitico fiume di Roma, da secoli ha trovato la sua strada: per 210 km attraversa la regione, della quale ha segnato, oltre che il destino, anche il clima.
La preistoria abita ancora presso la gola del Bottaccione, nei pressi di Gubbio. In questo luogo, ricchissimo di iridio, circa quaranta anni fa, si è trovata la prova della teoria di Alvarez che attribuisce la scomparsa dei dinosauri ad una catastrofe ecologica dovuta all’impatto di meteoriti con la terra. E a Dunarobba, vicino Terni, si può visitare la Foresta Fossile, un luogo affascinante, unico al mondo, con alberi pietrificati che risalgono a 2 milioni di anni fa. Una eccezionale scoperta paleontologica sul monte Peglia ha confermato che l’Umbria è anche uno dei luoghi d’Italia abitato da più tempo dall’uomo.
Il popolo più antico “Gens antiquissima Italiae”: già Plinio parlò degli Umbri come del più antico popolo della penisola. I Greci chiamarono “Ombrikoi” la favolosa gente che sopravvisse al diluvio. Al tempo della guerra di Troia in Umbria sorgevano almeno 30 fiorenti città. E duemila anni prima di Cristo in quasi tutta la penisola italiana già si parlava una lingua unitaria indoeuropea: quella degli umbri, diversa dal latino, dal celtico e dal germanico. Dagli antichi umbri nacquero via via tutti gli altri popoli italici.

Oscurati dagli Etruschi, sottomessi ed assorbiti dalle forza delle armi di Roma, riaffiorano oggi dalla tenebre della Storia grazie ad una traccia affascinante, composta solo di parole. Centinaia di termini, che dall’indoeuropeo alle lingue latine, hanno attraversato, indenni, i secoli. Parole che declinate in varie lingue, usiamo ancora oggi: arbitro, spazio, pontefice, vino, vaso, famiglia, autorità, via, calle, cibo, popolo, casa, soglia, mattone, carne, tartufo...
Segni e suoni, che riemergono dalle Tavole Eugubine, sette tavole di bronzo, scoperte per caso nel 1444 ed ora conservate nella città di Gubbio. Sono il più antico documento della civiltà occidentale e il più importante testo rituale dell’antichità classica.

Gli Umbri vivevano alla destra del Tevere. Alla sinistra del grande fiume che spacca con il suo incedere lento e sinuoso la regione, viveva un altro popolo affascinante e misterioso: quello degli Etruschi. La splendida Orvieto ne era la capitale religiosa, il luogo sacro dove si celebravano i giochi delle città confederate e dove venivano prese le decisioni politiche più importanti. Gli Etruschi hanno lasciato innumerevoli opere d'arte: tombe, statue, pozzi, mura, opere di ingegneria, gioielli e capolavori dell’artigianato.
Umbelicus Italiae Reperti preziosi. Così come i templi, gli anfiteatri, le sculture e le testimonianze del ricchissimo periodo romano. Nel 299 a.c. le legioni iniziarono l’invasione dell’antica Umbria occupando Narnia, l’attuale Narni, famosa per un recente grande successo letterario e cinematografico: “Cronache di Narnia”. Un ponte nei pressi fu chiamato “Umbelicus Italiae”: l’Umbria centro geografico della penisola. Ponti, strade, cisterne e teatri ricordano, ad ogni passo, la gloria immortale di Roma. Passeggiare nella regione è come leggere un libro a cielo aperto: la boscosa Valnerina è stata la culla del monachesimo e la patria di San Benedetto da Norcia, fondatore dell'ordine dei benedettini. Gli Ostrogoti, i Bizantini, i Longobardi. Il ducato di Spoleto, il primo regno d'Italia. Santi, poeti, condottieri, capitani di ventura. Una terra che da sempre è crocevia di culture. E che vanta ancora oggi due prestigiose università: quella di Perugia, una delle più antiche d'Europa con più di 700 anni di vita e l'Università per Stranieri, dove, da tutto il mondo, si viene per studiare la lingua e la letteratura italiana.
Medioevo e futuro Arte da vedere e gustare. Nel Paese che racchiude il 60 per cento delle opere d’arte di tutto il mondo, questa piccola “città regione” vanta il record dei musei per chilometro quadrato: 150 perle d'arte disseminate nei centri storici. Anche il centro più minuscolo racchiude e svela un tesoro, una testimonianza di civiltà. Dalla biga di Monteleone di Spoleto, eccezionale testimonianza artistica dell’Età del Ferro, conservata al Metropolitan di New York, all’inestimabile giacimento culturale della civiltà etrusca. Dal Rinascimento al Futurismo. Fino ad Alberto Burri, padre dell’arte informale, celebrato da Città di Castello, sua città natale, con un grande spazio espositivo di arte contemporanea.
Antico e moderno. Medioevo e futuro. Intrecciati. Come i merletti di pietra dei rosoni di centinaia di chiese. Dal duomo di Orvieto, capolavoro dell’architettura gotica, al duomo di Spoleto, dalla basilica di Assisi, il luogo dell'incontro delle religioni del mondo, ai templi di Perugia, di Terni. Cento campanili spuntano tra le stradine di ogni borgo. E ricordano, ad ogni passo, il lungo elenco degli artisti immortali che in Umbria sono nati oppure hanno vissuto e lavorato: Cimabue, Giotto, Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Perugino, Pintoricchio, Pier Matteo d’Amelia, Luca Signorelli, il grande Raffaello...
Del resto, Federico da Montefeltro, signore di Urbino, umanista, mecenate, statista e condottiero, l’uomo che grazie al celebre ritratto di Piero della Francesca incarna l'immagine stessa del Rinascimento italiano, nacque nel castello di Petroia, vicino Gubbio.

Colture e cultura Quasi un segno del destino per una terra nella quale l’arte, ad ogni passo, si può accarezzare, come si fa con l’erba ed i fiori, anche grazie ai prodotti dell'alto artigianato: le preziose ceramiche di Deruta, di Gualdo Tadino, di Orvieto e di Gubbio. I ricami ed i merletti. Le terracotte e gli antichi libri. Il legno pregiato degli intarsi. La lavorazione del ferro battuto. Il restauro e la produzione dei mobili in stile. La pietra e i portoni dei cento castelli e delle dimore d’epoca nelle quali è ancora possibile soggiornare, immersi nella bellezza. Come quella delle maglie, della seta e dei tessuti. E del cashmere, un polo regionale di eccellenza artigiana che vale il 40 per cento dell’intera produzione “made in Italy”.
Cultura e colture. Anche il cibo in Umbria viene da lontano. La cucina è semplice ma straordinaria. A partire dall’olio extravergine di oliva.

Una regione Dop L’Umbria è l’unica regione italiana che ha ottenuto il marchio di eccellenza Dop su tutto il suo territorio: l’olio, di grande qualità, ha un retrogusto amaro ed eccezionali caratteristiche organolettiche. Il pregiato tartufo nero, una delle varietà più famose nel ricettario italiano, è una gloria gastronomica della regione. Come lo zafferano, il pane, le piccole lenticchie di Castelluccio di Norcia. Il famoso vino bianco dell’Orvietano. E quello di Montefalco, il Sagrantino: un rosso strutturato, corposo, premiato di recente come miglior vino d’Italia.
L’Umbria è anche terra di carni gustose. Una tradizione culinaria che si identifica in un mestiere: in Italia i macellai di qualità si chiamano norcini, proprio come gli abitanti di Norcia, la piccola città della Valnerina famosa per la lavorazione delle carni e la prelibatezza dei suoi salumi. Poi i dolci. E le torte. Al formaggio o cotte “al testo”, sotto la cenere. Gli ingredienti sono gli stessi, tutti naturali: acqua e farina, sale e pecorino, uova e lievito. Ma i modi e i tempi della lavorazione variano, da chilometro a chilometro, da paese a paese. Così, la torta al testo nasce grossa a Perugia e poi, cammin facendo, diventa più fine, fino a trasformarsi, a nord dell’Umbria, nella celebre e sottile piadina romagnola.
Con la famiglia Buitoni l’Umbria è stata anche la patria della pasta e del cioccolato. Una azienda mitica, la Perugina, ora di proprietà della multinazionale Nestlè. I Baci Perugina, sono i buonissimi cioccolatini che si scambiano tutti gli innamorati del mondo. Perugia è ancora la patria del cioccolato, grazie ad Eurochocolate, una grande kermesse che, nel giro di pochi giorni, raduna ogni ottobre a Perugia più di un milione di persone. Folle variopinte seguono le grandi feste di paesi e città, per tanti versi uniche anche nel ricco panorama delle tradizioni popolari italiane: l'emozionante Corsa dei Ceri di Gubbio, che ha lontane origini pagane; la festa della Quintana a Foligno; la corsa dell’Anello a Narni o il suggestivo Cantamaggio di Assisi.
La scoperta del Tempo In un viaggio in Umbria si riscopre la vera, grande ricchezza perduta nella frenesia della vita di tutti i giorni: quella del Tempo. Smarrito e poi ritrovato, ogni sera, quando, al crepuscolo, piccole luci si accendono sulle colline mentre si aspetta l'ora di sedersi a tavola, insieme agli amici e alle persone care.
Una parola, più di altre, definisce l’Umbria: qualità. Quella delle sue imprese di eccellenza, dalla green economy alle tecnologie avanzate, dalla moda alla gastronomia, dall'arte alla vita quotidiana. Non a caso Todi, secondo una ricerca della Kentucky University, è il luogo del mondo dove si vive meglio. E per questo l’Umbria è diventata la seconda casa e il “regno segreto” di tante star del cinema, politici, artisti e manager. Da George Lucas, creatore di “Guerre stellari” ed Indiana Jones al premio Oscar Colin Firth. Dai registi Luca Ronconi a Dario Fo. Fino al presidente della Bce Mario Draghi o a Gae Aulenti, il grande architetto che ha anche progettato il nuovo, elegante aeroporto internazionale di Perugia, “San Francesco d’Assisi”. E in Umbria, nella sua casa natale di Città di Castello, appena può, torna Monica Bellucci, icona della bellezza italiana nel mondo.
L’Umbria è anche una terra di suoni. Non solo le campane che ancora scandiscono la vita collettiva nei piccoli borghi disegnati sulle colline. Ma la musica gioiosa di bande, filarmoniche e cori. Piccoli e grandi concerti, nelle piazze, nei vicoli, dentro i palazzi storici. Perugia, con Umbria Jazz, nel mese di luglio diventa la capitale mondiale del jazz e ospita i più grandi musicisti del mondo. E poi il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Festival delle Nazioni nell'alta valle del Tevere, la Sagra Musicale Umbra.
Le città del silenzio Poi, di colpo, queste città della musica diventano anche città del silenzio. E allora i rumori del mondo, nei piccoli borghi silenziosi, nelle campagne nascoste, nelle piccole chiese sulle colline, appaiono ovattati e lontani. L’Umbria, terra mistica da secoli, torna ad essere il luogo dove cercare Dio e la pace della propria anima. E' un altro viaggio che comincia, questa volta dentro se stessi. Questa è la terra di Francesco di Assisi e di santa Chiara, di “fratello Sole” e “sorella Luna”, del Cantico delle Creature. Dell ”ora et labora” di San Benedetto, di Rita da Cascia, “la santa degli impossibili”. E di San Valentino, il patrono degli innamorati, festeggiato il 14 febbraio a Terni e in ogni altra parte del globo.
Un grande poeta perugino del Novecento, Sandro Penna, pensando alla sua terra, ha scritto: “Vivere io vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”.
Questa è l'Umbria. Un luogo dove la vita è più dolce.


 

L'UMBRIA NASCE DA UNA CONCHIGLIA
di Daniela Querci

L' Umbria nasce, come Venere, da una conchiglia. Visitare le sue montagne equivale a lasciarsi trasportare in un viaggio lontano, nel gorgo di una spirale che ha le sembianze del fossile per eccellenza: l'ammonite. Simbolo del passato della Terra, e guida affascinante per scoprire un'Umbria ancora diversa.
Le magnifiche dorsali montuose che si snodano da Nord a Sud lungo il settore orientale della regione, dalla Serra di Burano al Monte Penna, fino al gruppo dei Sibillini, sorgono dal fondo di un mare antichissimo.
Alla scoperta dei fossili Accarezzare la liscia superficie del Calcare Massiccio, della Corniola o del Rosso Ammonitico, evoca immagini di ambienti costieri, di dolci scogliere digradanti su bassi fondali, e di specchi di acque limpide abitati da piccole, ancestrali creature.

Nei calcari e nelle marne dell'Appennino umbro è frequente rinvenire fossili, ed è un’emozione osservare le delicate ed eleganti strutture ornamentali del guscio di un’ammonite, incastonata per sempre nella roccia di un picco montuoso, che fra le trine aggraziate dei suoi merletti nasconde un invito a riflessioni profonde sul significato della vita. Che va molto al di là della sua durata. E sul divenire di una terra che è stata tante altre cose prima di assumere l'aspetto che oggi noi conosciamo.
Darwin docet Gli ammoniti dell'Appennino Umbro-Marchigiano, conservati presso il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Perugia, rappresentano un modello molto chiaro dell'azione della selezione naturale nel contesto dell'evoluzione. In questo senso l'Umbria vanta uno degli esempi più belli fra le prove a sostegno della teoria evoluzionistica di Darwin.

Passando dagli strati di roccia più antichi a quelli più recenti, i fossili di queste creature marine mostrano forme man mano differenti. I loro gusci diventano gradualmente sempre più aerodinamici, in un adattamento funzionale al loro ambiente di vita che rappresenta l'espressione dell'evoluzione attraverso ciò che Darwin definì la selezione naturale. Gli ammoniti che presentavano le caratteristiche più vantaggiose per la vita hanno avuto una maggiore probabilità di sopravvivenza e quindi di riproduzione. Queste qualità, essendo ereditarie, sono state tramandate alle generazioni successive, e si sono diffuse nella popolazione di questi antichi esseri viventi, mentre i tipi che possedevano caratteristiche meno favorevoli al loro ambiente di vita si sono estinti. E' il concetto della selezione naturale, il pilastro su cui si fonda la moderna biologia.
La forza della Terra Le imponenti successioni rocciose che fanno da spettacolare scenario alle strade ed ai borghi appenninici, piegate e rovesciate in titaniche architetture, rivelano tutta la suggestiva energia di una natura possente, che increspa, corruga e stravolge i fondali marini, fino a farli emergere in sontuosi anfiteatri di pietra, che abbracciano e proteggono le morbide colline boscose dell'Umbria occidentale. La sensazione che deriva da un viaggio fra gli Appennini umbri è inebriante: la Terra è forte, più di tutti noi. Ed esserne consapevoli, almeno per un giorno, fa bene al cuore.





 

LA FUNIVIA DI GUBBIO
LA FUNIVIA NEL NOME DI DANTE
di Domenico Corucci

Nel 1958 durante il viaggio di ritorno da Thann in Francia in occasione del gemellaggio con quella cittadina, la delegazione eugubina era tutta in due automobili: Fernando Nuti con il sindaco Giuseppe Bei Clementi e con Gioacchino Uccellani con il ragioniere capo del Comune Luigi Fiorucci che fungeva anche da autista. Sull’altra auto c'erano Armando Andreoli, Zeno Cipiciani, Carmine Farneti e Mons. Origene Rogari.
Racconteranno nei mesi successivi che avevano visto una funivia arrampicarsi sui pendii alpini, forse in Svizzera. E avevano cominciato a sognare: pensa che bello se anche a Gubbio…
Probabilmente fu così che, in occasione dell’VIII centenario della morte di S.Ubaldo, in alcuni eugubini si fece strada il progetto di rendere più agevole la salita al Monte Ingino con una funivia, magari solo per andare su alla Basilica del Santo Patrono più spesso durante l’anno o per una più laica passeggiata nel bosco.
Un colle fino allora scalato sì ma con fatica, soprattutto se gli anni si facevano sentire, con qualche automobile e… di corsa per la Festa dei Ceri.
Se ne cominciò a parlare: “Possiamo andare su senza fatica quando ci pare, ma quanto costa, dove troviamo i soldi, certo lassù d’estate è fresco, chissà che panorama salendo. Ma i soldi...”.
Fu aperta una pubblica sottoscrizione cui aderirono oltre duecento persone, versando tra 5 mila lire a qualche milione a seconda delle proprie capacità.
Ne nacque una società di capitali. Per 22 milioni, che poi divennero quasi 40 con i piloni e le strade d’accesso, in un anno la Ditta Marchisio di Torino la costruì, dai 532 metri di altitudine nel cuore di Gubbio fino agli 803 della Basilica.
Arrivò qualche aiuto dalle istituzioni, in particolare 6 milioni di lire dal ministro Zaccagnini su interessamento degli onorevoli Malfatti e Baldelli, ed il 16 novembre 1959 fu firmato l’atto costitutivo della società proprietaria.
Il Comune fece la sua parte sottoscrivendo azioni per 2 milioni complessivi. Fu agevole costruire i piloni sul Monte Ingino, che era stato spogliato delle sue piante durante la guerra: proprio allora si stava procedendo al rimboschimento,
Il 3 dicembre 1960, benedetta da Mons. Beniamino Ubaldi, la funivia tra Gubbio ed il Santuario cominciò a trasportare passeggeri.
Si chiamò Funivia “Colle Eletto” perché Dante Alighieri in persona aveva scelto il nome nel versi del XI canto del Paradiso, dove scrive:
Intra Tupino e l’acqua che discende
del Colle Eletto del Beato Ubaldo,
fertile costa…
All’inaugurazione c’erano tutti gli eugubini. Il biglietto costava duecento lire e la prima a salire fu una bambina, Letizia Ducci. Si racconta che durante l’ascesa verso la basilica qualcuno perse un ponte dentario provvisorio. Altri, ombrelli, cappelli, occhiali, ma quei cestelli di un celeste chiaro un po’ fuori luogo furono in tanti a volerli provare e tutti li chiamarono “buzzi”.
Da quei cestelli in rete, poi rinforzati con una grata, qualcuno, magari alticcio, sarà anche inciampato salendo o scendendo. Ma ogni aneddoto fa parte ormai del fascino e della storia della Funivia Colle Eletto.
Domenico Corucci
Il sito della funivia: www.funiviagubbio.it


 

LA FORESTA FOSSILE DI DUNAROBBA
Hai mai pensato di passeggiare in una foresta di milioni di anni fa? Questo è possibile nel sito paleontologico di Dunarobba, nel Comune di Avigliano Umbro, in provincia di Terni.
In un suggestivo paesaggio, puoi ammirare i resti fossili risalenti al Pliocene di un bosco di conifere. Particolarità ulteriore è che i circa 50 tronchi si sono conservati in posizione verticale, a causa di un graduale sprofondamento del terreno, consentendo così ai paleontologi di poter conoscere in modo approfondito le caratteristiche ambientali in cui sono vissuti questi affascinanti alberi, che molto probabilmente erano di dimensioni importanti, visto che il loro diametro può arrivare fino a 4 metri.
Questa imponente foresta ci racconta anche di un ampio lago, che molto probabilmente aveva la singolare forma di un’ipsilon rovesciata e che copriva gran parte dell’Umbria, a partire dall’odierna Alta Valle del Tevere, e di una vasta zona paludosa, in cui il clima era decisamente più caldo di quello attuale.
Numerose sono le attività didattiche, comprensive di esperienze di scavo, organizzate dal Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba e rivolte agli alunni della scuola primaria e secondaria inferiore e superiore. Si va dal Laboratorio di Paleontologia (Un giorno da Paleontologo) a quello di paleobotanica (Alla ricerca dei semi fossili), da quello di geologia (Classifichiamo le rocce) a quello di archeologia (Il lavoro dell’archeologo. Archeologia come scienza per ricostruire la storia), sono possibili anche approfondimenti sulla biodiversità , sulla botanica, per conoscere i segreti delle piante, e sull’energia per un focus sugli idrocarburi e l’inquinamento



 

I TESORI DI CORCIANO
PACE E BELLEZZA: I TESORI DI CORCIANO
di Laura Fratini

Poesia di Corciano

“Al centro di cinque collinette che vestite di ulivi si tengono per mano, davanti al verde e materno Monte Malbe, sta Corciano. Chi non lo conosce non sa che sia bellezza umbra, pace umbra; non dico la bellezza troppo nota di Perugia, Assisi, Orvieto, Montefalco, Gubbio, dico la bellezza e la pace intima della regione, fatta essenzialmente di semplicità, e di quella povertà che san Francesco elevò a poesia.
Corciano è ancora tutto raccolto a tondo nel suo anello di pietra grezza, fermato dal torrione di porta Santa Maria, ed alza anche lui (come ogni paese che abbia storia) le sue due torri “torre d’imperio e torre di preghiera” (…)
Dalla cerchia delle sue mura, perfettamente conservate, non domina, contempla un panorama che si stende dalla vetta azzurra dell’Amiata alle ondulazioni di Marsciano e di Todi, dalle curve pacatamente digradanti sul Trasimeno fra Castel Rigone e Montecolognola, alla asprezza nuda di Monte Tezio e di Monte Acuto. Ed ha questa particolarità: per un lungo raggio in terra umbra, non c’è paese dove non appaia qualche punto che appartiene al panorama di Corciano, e dove un corcianese non possa dire con sorpresa e orgoglio: “Questo si vede anche da noi!”.

Maria Sticco (ottobre 1949).

Il borgo medioevale di Corciano, a circa 12 km da Perugia, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Insieme ad altri 21 piccoli centri storici dell’ Umbria, Corciano è uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Questo paese racchiude in sé tutto il fascino discreto, sobrio, non esibito, di un'Italia minore, nascosta e spesso poco conosciuta.
Personalmente ho avuto il privilegio di recarmi giornalmente, per alcuni anni, in questo splendido paese essendo docente presso la locale scuola media ”Benedetto Bonfigli”. Hanno fatto parte, dunque, del mio vissuto quotidiano quei vicoli, quell’armonia architettonica, quelle scalinate, quella solitudine, quei silenzi, quegli angoli preziosi e sorprendenti che me ne hanno fatto apprezzare e respirare, in ogni momento, una particolare intensa spiritualità.
A Corciano i muri di pietra sono ricoperti di gelsomini e tanti sono gli scorci fioriti creati dai corcianesi per valorizzare e arricchire tanta bellezza…
Non dimentico quelle mattine autunnali nebbiose in cui, arrivando in macchina, venivo puntualmente sorpresa dall’emergere del profilo del paese che si stagliava alto nel sole. E poi ancora, quando nel periodo degli esami, in un clima già estivo, dalle finestre aperte si poteva ascoltare netto e chiaro il canto delle cicale…
Qualche giorno fa mi è capitato di ritornare a Corciano e, all’ingresso del paese, la mia attenzione è stata attirata dall’insegna, ovviamente vista molte volte un precedenza, di una via intitolata a Maria Sticco (1891–1981) scrittrice.
Forse non tutti la conoscono. Sì, Maria Sticco. “Chi era costei”?...
Questa illustre corcianese nacque il 23 novembre 1891, la madre era una contessa Oddi Baldeschi, il padre un colonnello medico.
Da considerarsi figura di primo piano nel mondo cattolico italiano: laica fortemente impegnata, scrittrice di successo e docente universitaria di valore, ha condiviso fin dall’inizio le vicende dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove per quaranta anni ha insegnato Lingua e Letteratura italiana. Ispirata al più genuino spirito francescano, è rimasta sempre legata alla sua terra, a cui ha dedicato numerosi scritti. L’ideale francescano la incantava e pochi hanno saputo come lei esplorarne e apprezzarne la profondità. Parlando della regola francescana affermava: “Mi piace perché è una regola democratica, che concede larga parte all’iniziativa individuale.”
La sua vasta opera letteraria ha celebrato ideali religiosi, di probità morale e di impegno sociale a fianco dei più deboli.
Si possono citare, tra tanti altri, lavori quali: “Pensiero e poesia in San Bernardino da Siena” (1945); “Lettura del Machiavelli”; “La poesia religiosa del Risorgimento”; “Il romanzo italiano del Novecento”; “Una donna tra due secoli”; “Padre Gemelli: appunti per la biografia di un uomo difficile”.
Ha scritto anche una celebre biografia di San Francesco d’Assisi (1926), testo che, giunto alla trentaduesima edizione, è entrato di diritto tra i classici della letteratura francescana.
Maria Sticco muore a Milano il 17 Marzo 1981 ed è sepolta nel cimitero di Perugia.

La “poesia di Corciano” che precede questa mia lettera è tratta da un prezioso volumetto della Sticco, “ Segreto di Assisi”. In questo testo, l’autrice ha fissato le sue emozioni e le sue note più ispirate e, nel quadro e nello spirito del più autentico francescanesimo, gli accenti narrativi del tutto personali del suo stile, molto spesso permeato di poesia.
“I mantelli di san Francesco”, “Sant’Antonio al Monte”, “Segreto di Assisi”, “Ritorno a Roma con San Francesco”, questi sono alcuni dei titoli dei quindici bozzetti dei quali si compone il volumetto in ognuno dei quali vibra e scorre lo spirito del santo…
“Poesia di Corciano” è un bozzetto di nove pagine in cui la Sticco, attraverso un commosso lirismo, “vive” e “canta” la bellezza, la grazia, la solitudine, la serenità della “sua” Corciano.
Non mancano tuttavia anche riferimenti alla storia nobile del suo amato borgo ed ecco allora che affiorano citazioni relative all’origine di Corciano, al suo periodo medioevale testimoniato dalla chiesa francescana, riferimenti all’Umanesimo con il gonfalone del Bonfigli e la tavola del Caporali e altro ancora…
Il volume contiene anche un capitolo molto speciale, diverso dagli altri: il “Taccuino di un pastore”. Si tratta di un diario vero e proprio lasciato da un pastore anglicano, al passaggio del fronte nel 1944, nella casa in cui era stato ospitato, nei pressi di Corciano, ed è un’acuta osservazione sugli usi religiosi del contado in quell’epoca…interessantissimo!
Mi sento di incoraggiare alla ricerca e alla lettura dei testi di questa illustre corcianese per la qualità rilevante e il valore delle sue opere. L’occasione di questa “lettera” mi ha dato l’opportunità di ri-prendere e rileggere “Sete d’infinito”- quasi un’autobiografia di Maria Sticco, opera “corposa” (700 pagine) la cui prefazione recita:
Mi riprende quel rodìo che sentivo da giovane,
come se mi mancasse qualche cosa.
Allora pensavo che mi mancava l’amore.
Soffrivo di non essere amata.
Ora, provando lo stesso vuoto,
capisco che mi mancava e mi manca qualcosa d’altro:
l’infinito.
Si, è sete d’infinito quella che mi strugge.

Maria Sticco (dicembre 1976).


 

NARNI SOTTERRANEA
Per chi ama l'arte e la storia , NARNI SOTTERRANEA offre un importante varietà di ambienti da visitare nell'ambito di un percorso guidato. Durante questa visita si possono ammirare i locali sotterranei dell'antico complesso conventuale di SAN DOMENICO con annessa una chiesa ipogea affrescata nel XIII e XV secolo, una cisterna romana ed una cella ricca di graffiti realizzati dai reclusi del tribunale dell'INQUISIZIONE. Lo stesso tour prevede la visita guidata all' ex cattedrale di San Domenico, dove è possibile ammirare uno splendido mosaico bizantino del VI sec.
Solo su prenotazione è possibile la visita anche all'interno dell'acquedotto romano della
Formina (I sec. d.C.).


I Sotterranei
Il percorso inizia dal complesso conventuale di S. Domenico con l'ingresso in una chiesa del XII secolo, scoperta solo 30 anni fa, che conserva affreschi tra i più antichi della città.
Attraverso un varco nella muratura si passa in un locale con cisterna romana, probabilmente resto di una domus, e subito dopo, percorrendo un lungo cunicolo, si giunge in una grande sala, dove avevano luogo gli interrogatori del Tribunale dell'Inquisizione, attestato da documenti ritrovati nell'archivio storico comunale, negli Archivi Vaticani e al Trinity College di Dublino, oltre ai segni lasciati dagli strumenti di tortura sulla muratura. Una piccola cella, unica nel suo genere, documenta con segni graffiti sulle pareti le sofferenze patite dagli inquisiti, uno dei quali ha voluto lasciare un messaggio attraverso un codice grafico, con simboli alchemico massonici non ancora completamente decifrati. Su richiesta si può visitare il sotterraneo della chiesa di Santa Maria Impensole, dove si conservano strutture romane con 2 cisterne, sopra alle quali fu edificata una chiesa nell'ottavo secolo, poi utilizzata per costruire una soprastante chiesa romanica. Il percorso nella "Narni Sotterranea" termina all'interno del Lacus, la grande cisterna altomedioevale presente sotto la fontana di piazza Garibaldi, già piazza del Lago.


L'Acquedotto della Formina

L'acquedotto romano detto "Formina" fu forse costruito dal curator aquarum Nerva, nel 27 d.C. sotto l'impero di Tiberio. L'acquedotto è lungo 13 km circa e mantiene una pendenza costante. Si snoda lungo le pendici delle colline, attraversa tre monti con altrettanti trafori e attraverso i ponti supera alcuni corsi d'acqua.
L'associazione Subterranea offre l'opportunità di scoprire un affascinante percorso sotterraneo all'interno dell'unico acquedotto romano aperto al pubblico in Italia. E' possibile camminare in un condotto lungo 700 metri, per comprendere le difficoltà superate dagli operai durante lo scavo nella roccia, ammirare le fantastiche concrezioni e quindi uscire, attraverso una ripida scala a chiocciola scavata nella roccia , da un pozzo profondo 18 metri. Abiti e scarpe di ricambio sono indispensabili. La visita è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, ha problemi cardiaci e supera il quintale di peso.

L'AVVENTURA E' ASSICURATA!
La visita all'acquedotto si effettua unicamente nel periodo 1/4 30/10 nei giorni festivi e prefestivi su prenotazione, inviando almeno 10 giorni prima le generalità dei partecipanti. Il costo è di 20 € a persona, comprensivo della guida, casco e polizza assicurativa.


SULLE ORME DI SAN FRANCESCO

Dalla città di Narni, lungo l'acquedotto romano "Formina", S.Francesco si diresse sulle montagne del paese di S. Urbano, dove si ritirò in preghiera all'interno di una grotta, sulla quale in seguito fu fondato il convento del Sacro Speco. Proponiamo lo stesso itinerario, particolarmente suggestivo, attraverso la mistica atmosfera del bosco umbro, ammirando i resti dell'antico acquedotto, fra cui 2 ponti romani in opera quadrata e la visita al convento francescano.

SENTIERO BENEDETTINO

L'abbazia di S. Cassiano fu fondata intorno all'anno mille dall'abate Orso sui resti di un eremo preesistente. Il complesso conserva ancora le tracce di una chiesa orientata nord-sud, esattamente ortogonale a quella attuale, costruita con numerosi materiali romani di riuso. L'abbazia, detentrice di considerevoli possessi fondiari, fu commendata anche a papa Borgia. Ebbe una ricca biblioteca e uno scriptorium. Il luogo è particolarmente affascinante, tanto che proprio da qui Corot dipinse il celebre paesaggio con il ponte romano d'Augusto, oggi esposto nel museo del Louvre.
NELLE CITTA' SEPOLTE DI OCRICOLUM E CARSULAE

L'Umbria fu uno dei territori che i romani, nella loro conquista della penisola, assoggettarono per primo.
A pochi chilometri dalla capitale dell'impero essi costruirono grossi centri urbani, alcuni dei quali si modificarono nel corso dei secoli, giungendo fino a noi nella loro veste attuale, altri invece furono abbandonati di fretta e furono coperti dalla terra e dalla vegetazione... è questo il caso di Ocriculum e Carsulae.
Tra loro vicini ma diversi, sia per il materiale utilizzato per le costruzioni, tufo nel primo caso e calcare nel secondo, sia per il destino che segnò la loro fine.
Una cosa li univa: la via Flaminia che li attraversava, e che, nel tratto vicino a Narni, superava il fiume Nera per mezzo del superbo ponte detto di Augusto.

VIAGGIO TRA GLI EDIFICI ROMANICI NELLA BASSA UMBRIA

L'Umbria è la terra mistica e religiosa per eccellenza.
Prima di Francesco un altro Santo nacque in questa verde regione: Benedetto.
L'ordine dei Benedettini fu uno fra i più importanti nel medioevo, "Ora et Labora" era il loro motto ed essi misero in pratica queste parole costruendo chiese ed abbazie che ammiriamo ancora oggi per il loro stile semplice ed austero.
Narni, città umbra, medioevale per eccellenza, ha un intero scrigno di questi tesori, per lo più ancora sconosciuti, una serie di edifici religiosi che meritano una visita e la nostra ammirazione:
San Cassiano, San Michele Arcangelo, Santa Pudenziana, San Martino, Santa Maria Impensole e nelle vicinanze San Pietro in Valle, fondata dai Longobardi.


LA CITTA’ DI NARNI
NARNI-centro geografico d'Italia, è situata nel sud della regione Umbria su una collina di 240 m di altezza a controllo dell'ultimo tratto della Valnerina. Caratteristica città umbra con forti connotati medioevali, conserva ancora numerose testimonianze storiche e archeologiche. L'area narnese ospitò popolazioni già dal Neolitico, mentre le prime testimonianze storiche risalgono al 600 a.C., come disse Livio menzionando Nequinum (Narni) e i suoi abitanti. Nel 299 a.C. fu conquistata dalle truppe romane che la trasformarono in Colonia Latina, con il nuovo nome di "Narnia", toponimo tratto dal fiume Nahar che scorreva ai suoi piedi, odierno fiume Nera, che in lingua indoeuropea significa proprio fiume.Nel 220 a.C. la strada consolare Flaminia attraversò l'abitato, dando inizio ad uno straordinario processo di sviluppo economico. Nel 90 a.C. divenne Municipio. Nel 369 i narnesi ebbero il loro primo vescovo, il cartaginese Giovenale, che poi fu sepolto a ridosso delle mura urbiche, dove fu costruita la cattedrale durante il XII secolo. La città tra il tardo antico e l'alto medioevo fu contesa tra i longobardi ed i bizantini. Il secolo XII fu in assoluto il più florido per la storia della città. Nel 1371 fu costruita la rocca Albornoziana che mise fine al sogno di autonomia di Narni iniziato nel 1143 quando nacque il libero comune narnese.Il 27 Luglio 1527 i Lanzichenecchi, dopo il sacco di Roma, saccheggiarono la città distruggendo gran parte dell'archivio storico. Artisti illustri hanno lasciato le loro opere partecipando alla ricostruzione del '500:gli Zuccari, il Vignola, il Sangallo e lo Scalza. Narni ha inoltre dato i natali ad illustri personaggi: l'imperatore romano Cocceio Nerva, il condottiero di ventura Erasmo da Narni detto il "Gattamelata", papa Giovanni XIII, la Beata Lucia, l'umanista Galeotto Marzio ed altri.


Il fascino e la bellezza di Narni hanno ammaliato anche lo scrittore Lewis che si è ispirato ai meravigliosi paesaggi e alle medioevali strutture della città per creare una favola avvincente: " LE CRONACHE DI NARNIA".
Al libro si è ispirato il film prodotto dalla Disney con la regia di Andrew Adomson dove è possibile riconoscere i paesaggi naturalistici che caratterizzano la città così come vedere la somiglianza tra la dimora della perfida strega di Narnia e i diversi castelli che sorgono sulle colline narnesi.

ORARI DI VISITA DEI SOTTERRANEI
dal 1/4 al 31/10
Sabato ore 15.00, 16.30 e ore 18.00
festivi ore 10.00, ore 11.15, ore 12.30, ore 15.00, ore 16.15, ore 17.30

dal 1/11 al 31/3
festivi ore 11.00, ore 12.15, ore 15.00 , ore 16.15
(il giorno di Natale escluso)
Su prenotazione, per gruppi, è possibile effettuare visite guidate in qualsiasi giorno ed orario dell'anno
Durante i ponti festivi le visite si effettuano anche nei giorni feriali; per gli orari consultare le NEWS.
Sono possibili aperture straordinarie durante l'anno, per parteciparvi contattare telefonicamente l'Associazione.

Orario estivo in vigore dal 15/06 al 15/09:
Feriali: una visita guidata alle ore 12.00 e una alle ore 17.00.
Sabato: ore 15.00, ore 16.30, ore 18.00.
Domenica e Festivi: ore 10.00 - 11.15 - 12.30. ore 15.00 - 16.15 - 17.30


INTERI
6 EURO

GRUPPI OLTRE 20 PERSONE E SCUOLE MEDIE SUP.
5 EURO

SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE INF.
3 EURO

DA 6 A 14 ANNI
3 EURO

GRATUITO
SOTTO 6 ANNI


Per informazioni:
Tel. 339 10 41 645
Tel fisso 0744.722292
Web: www.narnisotterranea.it
e_Mail: info@narnisotterranea.it


- Negli orari sopra indicati non è necessaria la prenotazione per gruppi inferiori a 10 persone, mentre per gruppi di quantità superiore, le prenotazioni devono pervenire almeno 3 giorni prima
della data di visita.
Qualora non si riceva una conferma alla prenotazione entro breve tempo, attraverso la modalità indicata, la preghiamo di contattarci telefonicamente.

-Per gli Ospiti del Villaggio Agrituristico “LE QUERCE DI ASSISI” il prezzo intero è ridotto a 5 Euro, dietro presentazione di un Voucher in distribuzione alla reception de “Le Querce di Assisi”.


COME RAGGIUNGERCI

Narni Si trova in provincia di Terni, in Umbria, e si può raggiungere:
- In auto percorrendo l'autostrada A1 ROMA-MILANO. Uscita ORTE provenendo sia da Nord che da Sud. Per chi proviene da Sud è possibile uscire anche a Magliano Sabina.Uscendo ad ORTE ci si immette direttamente sul raccordo TERNI-ORTE. Da qui proseguire fino alle indicazioni di uscita per NARNI. Provenendo da Roma o da Fano si può raggiungere Narni attraverso la via Flamina (SS 3). Provenendo da Cesena si può raggiungere attraverso la E-45 e quindi reimmettersi sul raccordo TERNI-ORTE al termine della E-45 - Uscita Sangemini-Narni Scalo direzione Narni Scalo.
-In treno lungo le linee Ancona-Roma e Perugia-Roma (linee dirette che non necessitano di cambio) e Firenze-Roma (cambio ad Orte su treno regionale) con fermata alla stazione di NARNI-AMELIA. Il centro è raggiungibile attraverso il trasporto pubblico di autobus della ATC (linea urbana).
Una volta giunti a Narni dirigersi nel centro storico lungo via Mazzini, a metà della quale troverete sulla sinistra l'indicazione che vi condurrà nei giardini pubblici di S. Bernardo dove è l'ingresso di Narni Sotterranea.


COSA DICE LA STAMPA

fonte CORRIERE DELL'UMBRIA

ECCO I MISTERI DELLA CITTA' SOTTERRANEA

Rai Storia e altre tivù nazionali interessate alla messa in onda
Pronto il Trailer del docu-fiction "ALLA RICERCA DELLA VERITA'" tratto dal libro di Robero Nini

Dopo mesi di promesse, idee, progetti e qualche delusione è stato finalmente realizzato il trailer del docu-fiction su Narni sotterranea intitolato: "Alla ricerca della verità" e ripreso dal libro scritto dal presidente dell'associazione Subterranea Roberto Nini, che verrà presentato al grande pubblico a dicembre.
“Nel 1979 – hanno spiegato dall’associazione Narni Sotterrane - sei giovani speleologi scoprirono a Narni, nei sotterranei dell’ex convento domenicano di S. Maria Maggiore, le segrete del Sant’Uffizio e i graffiti fatti da un misterioso detenuto che aveva lasciato, oltre ad una miriade di simboli, anche la sua firma: Giuseppe Andrea Lombardini. Grazie alle ricerche portate avanti negli anni dai ragazzi di allora e da altri volontari, con la stretta collaborazione degli Archivi Vaticani e del Trinity College di Dublino, è stato possibile ricostruire un interessante capitolo di storia.
Giuseppe Andrea Lombardini scrisse di essere stato rinchiuso nella prigione il 4 dicembre del 1759. Oggi, a 252 anni da quegli episodi, l’Associazione Culturale Subterranea, che ha creato e gestisce la NARNI SOTTERRANEA, ha voluto realizzare un filmato con il quale raccontare le vicende degli uomini che furono legati ai luoghi dell’Inquisizione di Narni e svelare l’identità dell’autore dei graffiti. Con ricostruzioni storiche ambientate nel XVIII secolo e interviste, lo spettatore verrà accompagnato attraverso l’esperienza maturata da un gruppo di volontari che non si sono fermati di fronte alle difficoltà. “Alla ricerca della verità”, è il titolo del libro, autore Roberto Nini, edito dalla Thyrus di Arrone, dal quale è tratta la docu-fiction, Oltre 100 persone hanno collaborato alla produzione, per la maggior parte gratuitamente. Il filmato, girato in Full HD, ha una durata di 53’ ed è stato finanziato dagli stessi volontari dell’Associazione Subterranea attraverso le visite guidate nei sotterranei di Narni e con il contributo della Fondazione CARIT, della Banca Popolare di Spoleto e della Camera di Commercio di Terni, con il sostegno logistico del Comune di Narni e la collaborazione di Enti, Istituzioni e privati. Le riprese sono state realizzate in 29 giorni tra Narni, Spoleto, Pisa, Roma e Dublino, ossia i luoghi legati alla storia, per un totale di oltre 35 ore, con la magistrale regia di Giorgio Serafini Prosperi. Tra gli intervistati – ricordano dall’associazione - citiamo il Vescovo di Terni Narni e Amelia Mons. Vincenzo Paglia, l’Ambasciatore dell’Honduras presso la S. Sede Dott. Emilio Alejandro Valladares Lanza, il Protonotario Apostolico Mons. Charles Burns, il Prof. Adriano Prosperi docente di Storia dell’Età della Riforma e della Controriforma presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, il Prof. Gian Mario Cazzaniga docente di Filosofia morale presso l’Università di Pisa.
Il filmato sarà presentato al pubblico in prima nazionale il prossimo 4 dicembre alle 15,30 presso il cinema Monicelli (ex Vittoria) di Narni. RAI Storia ha già espresso il suo interesse per la messa in onda così come altre TV nazionali. Sarà prodotta anche una versione in inglese per il mercato estero”.
Chiara Rossi


NARNI, CON I SOTTERRANEI E LE SUE BELLEZZE MONUMENTALI È SULLA PAGINA 805 DEL TELEVIDEO RAI

Narni si guadagna uno spazio anche sul Televideo della Rai. A partire dalla mezzanotte di ieri, infatti, a pagina 805
dell’importante strumento mediatico la Rai ha pubblicato un servizio dove è possibile leggere notizie riguardanti la città ed in modo particolare tutta una serie di informazioni sulla Narni sotterranea che come è noto presenta tantissime cose da vedere. Il servizio rimarrà sulle pagine di Televideo fino al 21 dicembre e rappresenterà un’ottima vetrina promozionale visibile in tutta Italia per le bellezze culturali della città. “Sulle quattro pagine che la Rai ci ha dedicato – spiega Roberto Nini responsabile dei beni culturali del Comune – è possibile avere notizie sulla Narni Sotterranea, sulla città in generale e sul collegamento fra quest’ultima e la Narnia fantastica del film che la Disney ha lanciato proprio in questi giorni su scala mondiale. Una serie di servizi dedicati ai monumenti cittadini ma soprattutto ai segreti del suo sottosuolo. Questa opportunità di promozione è nata grazie ad un’educational’ con operatori turistici e giornalisti, organizzato dal G.a.l. (Gruppo d’Azione Locale) del ternano, in collaborazione con il D.it.t.. (Distretto Intergrato Turistico del Ternano) per la promozione dell’olio extravergine d’oliva locale e delle eccellenze turistiche della zona”. A stuzzicare l’interesse dei responsabili del Televideo Rai sarebbe stata in particolare la visita guidata che ha avuto luogo nei sotterranei narnesi un paio di settimane fa: “Quella visita – spiega Nini - ha permesso ai partecipanti di scoprire cosa nasconde la città e siccome in mezzo al gruppo c’era anche Mariella Morosi, capo redattore della Rai, c’è stato quel colpo di fulmine che ha determinato la messa in onda del servizio. La Morosi, infatti, è rimasta molto colpita dai luoghi ed appena tornata a Roma si è data da fare per preparare una serie di schede da pubblicare sul Televideo. Il bello di queste pagine – conclude Nini -, è rappresentato dal fatto che in esse si evidenziano le potenzialità della città reale e di quella magica e misteriosa


ASSOCIAZIONE CULTURALE SUBTERRANEA

L'Associazione Culturale Subterranea è costituita da volontari che da anni lavorano a Narni per scoprire e valorizzare il ricco patrimonio culturale celato nel sottosuolo.
NARNI SOTTERRANEA è una affascinante visita indietro nel tempo alla scoperta di acquedotti, cisterne, cripte, cunicoli e delle misteriose segrete dell'Inquisizione.

Per ulteriori informazioni e collaborazioni:
ASSOCIAZIONE CULTURALE SUBTERRANEA
VIA SAN BERNARDO 12 05035 - NARNI (TERNI) ITALY
E-mail:info@narnisotterranea.it
Cell. 339.1041645 Tel. 0744.722292





NARNI SOTTERRANEA.pdf

 

LA STRADA MATTONATA DI ASSISI
PERCORSO DI SOLIDARIETA' UMANA.

La strada Assisi-Santa Maria degli Angeli costituisce storicamente il percorso primario degli itinerari francescani. Essa, infatti, mette in relazione fra loro i due massimi luoghi di devozione del Santo (le due Basiliche, rispettivamente, di S. Francesco e di Santa Maria degli Angeli), unendoli in un unico itinerario di pellegrinaggio. Su un tracciato di probabile origine romana, questa strada già collegava al tempo di San Francesco la città con la piccola cappella della Porziuncola posta ai piedi della collina.



L’intervento di riqualificazione portato avanti dal Comune di Assisi ha puntato alla conservazione dei segni storici ancora presenti e al recupero delle funzioni originarie del percorso.

Malgrado le troppe polemiche strumentali, l'antico itinerario di preghiera, lungo circa 3 km, è tornato a segnare il nostro territorio e già molte persone, cittadini e turisti, la percorrono ogni giorno.

La Strada Mattonata si presenta come un itinerario di grande fascino non solo religioso, in quanto collega i due più significativi luoghi francescani, ma anche ambientale, poichè, percorrendola si possono ammirare le straordinarie prospettive di Assisi e del suo paesaggio.

In futuro potrebbe ospitare opere d'arte e segni di spiritualità francescana, in modo da diventare anche un "museo all'aperto".

Quest'opera, già recensita nella nota rivista di architettura "Arca", come esempio di arredo urbano, rimarrà un segno dei valori antichi, ma sempre attuali, legati allo "spirito" universale di Assisi.

INFORMAZIONI:

Per informazioni telefonare al 075-8138423 dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00.


STORIA DEL PERCORSO PROCESSIONALE
ASSISI-SANTA MARIA DEGLI ANGELI
DENOMINATO "STRADA MATTONATA”.

La strada Assisi-Santa Maria degli Angeli costituisce storicamente il percorso primario degli itinerari francescani. Essa, infatti, mette in relazione fra loro i due massimi luoghi di devozione del Santo (le due Basiliche, rispettivamente, di S. Francesco e di Santa Maria degli Angeli), unendoli in un unico itinerario di pellegrinaggio.
Su un tracciato di probabile origine romana, questa strada già collegava al tempo di San Francesco la città con la piccola cappella della Porziuncola posta ai piedi della collina. Tuttavia è solo con la morte del Santo e con l’immediato sviluppo della venerazione delle sue memorie che essa assume il ruolo, che ancora mantiene, di itinerario principale dell’intera rete dei percorsi francescani.
Questo carattere è attestato da tutta 1’iconografia di Assisi dal XV secolo in poi e dalle notizie pervenuteci attraverso le fonti archivistiche di interventi di manutenzione e ripristino che risalgono già al secolo precedente. La particolare importanza del percorso Basilica di San Francesco - Porziuncola rispetto alle altre vie di uscita dalla città murata verso gli insediamenti esterni è testimoniata dai vari manufatti civili e soprattutto religiosi che vengono realizzati lungo la strada (Fonte del Vescovo; Chiesa di San Nicolò dell’Orto; Cappellina della Madonna delle Grazie) ed al suo punto di arrivo (Fontana delle Tre Cannelle, 1526; Fonte delle 26 Cannelle, 1610 ; Palazzo del Capitano del Perdono, 1610-20) (Figg.l-5).

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E’ all’inizio del 1400 che sappiamo essere stata eseguita la prima sistemazione generale attraverso una pavimentazione di tutto il tracciato a partire dalla Porta San Pietro allo scopo di migliorarne la percorribilità per i pellegrini e l’utilizzo per le funzioni religiose La pavimentazione, realizzata attraverso una corsia centrale in mattoni destinata ai pedoni, affiancata da due corsie laterali per il traffico dei carri, ha dato da allora la denominazione di “mattonata” alla strada, denominazione che si è conservata nel corso del tempo.
La conferma della continua importanza della strada nel corso dei secoli è data da un secondo grande intervento che l’ha interessata per la quasi totalità del suo tracciato: la “piantata degli olmi” realizzata lungo i due lati della mattonata nel 1667 allo scopo di rendere più ombreggiato, e quindi più confortevole, il percorso dei pellegrini.



I numerosi editti che tendono a scoraggiare il taglio delle piante da parte della popolazione a scopo di riscaldamento e di foraggio (erba bella) dimostrano l’interesse delle autorità a mantenere la qualità del percorso; la piantata originale viene però gravemente compromessa dal passaggio delle truppe spagnole nel 1743 tanto che si rende necessario quattro anni dopo un nuovo intervento di piantumazione, questa volta di “gelsi mori”, dei quali sopravvivono ancora oggi degli esemplari.
Una dettagliata rappresentazione grafica, accompagnata da annotazioni scritte, realizzata nel 1748, permette di riconoscere con elevato grado di precisione lo stato della mattonata (Fig.6). Essa infatti prende in considerazione l’intero percorso da Porta S. Pietro fino alla Basilica di S. Maria degli Angeli, costruita a partire dal 1569 per proteggere la Porziuncola, la Cappella del Transito e gli altri edifici francescani ad esse connessi. Oltre alla rete delle strade campestri intersecate, la mappa indica tutti gli edifici lungo il percorso e mostra come fossero state realizzate la fascia centrale pedonale (“selciata di mattoni e sassi“) e le due porzioni laterali, lievemente più basse, destinate al passaggio dei carri. Da questo documento apprendiamo anche l’esistenza di due fossi di scolo su entrambi i lati della strada destinati a regolare il deflusso delle acque e a proteggere il manufatto da eventuali allagamenti in caso di forti piogge. L’esistenza dei due fossi motivava la necessità di ponticelli di attraversamento, anch’essi realizzati in mattoni, a livello delle strade intersecanti e degli edifici che si affacciavano sulla strada stessa. Al di là dei fossi un’ulteriore delimitazione del percorso era costituita da muretti di recinzione, alcuni dei quali rinforzati da siepi, di cui persistono ancora degli esempi. Il documento permette, infine, di riscontrare la disposizione della piantata, sia dei nuovi gelsi appena messi a dimora, sia degli olmi sopravvissuti al passaggio delle truppe spagnole.


La struttura della strada rimane sostanzialmente inalterata fino all’arrivo della ferrovia nel 1866 e il conseguente impulso dato allo sviluppo dell’abitato intorno alla Basilica di Santa Maria degli Angeli dalla costruzione della Stazione.
Il collegamento ferroviario non determina lo sperato rilancio dell’economia assisana, tuttavia l’avvio di un movimento turistico di élite impone la realizzazione di strutture recettive che introducono modifiche profonde nel percorso fra Assisi e Santa Maria. Qui, nel 1870 viene aperto l’Albergo Porziuncola, nella Piazza a fianco della Basilica, e si realizza la costruzione della Villa Cherubino fra la Stazione ferroviaria e la stessa piazza. La prima parte della mattonata viene inglobata nell’espansione edilizia della zona di Santa Maria più vicina alla Stazione, dove vengono aperte anche le prime locande, trattorie e nuove strutture recettive.
Accanto alle nuove iniziative legate al turismo, si realizzano anche interventi edilizi destinati a rinforzare le attività religiose e assistenziali tipiche della città di Assisi.
Nel 1922 viene realizzata la circonvallazione della città verso la valle che interseca la parte iniziale della vecchia mattonata. L’intervento taglia di fatto questa parte della strada dal traffico veicolare, riservandola in pratica da allora al solo uso pedonale.
Lo sviluppo successivo della circolazione automobilistica determina l’ultima grande trasformazione della strada, la cui antica pavimentazione viene ricoperta da un manto di asfalto ed i cui fossi laterali di scolo vengono in gran parte canalizzati e ricoperti per lunghi tratti da marciapiedi.
Questa importante trasformazione della strada è accompagnata da una concomitante profonda ristrutturazione del circostante impianto urbanistico di accesso alla città con la costruzione di imponenti edifici, come il Seminario regionale (Seminario Pio IX). e l’Istituto per i Ciechi e Sordomuti (Istituto Serafico).
Nel dopoguerra, si assiste alla progressiva lottizzazione di alcune aree limitrofe alla strada, soprattutto tra Santa Maria degli Angeli e la Madonna delle Grazie; mentre il PRG di G. Astengo riesce a proteggere la parte iniziale del percorso nelle immediate vicinanze della città di Assisi con il vincolo istituito sull’intera fascia prospiciente la città antica.
Parallelamente alla modificazione del ruolo della strada in asse di scorrimento veloce tra i due insediamenti principali si determina un progressivo disuso degli itinerari storici minori che sarà causa dell’attuale netta separazione dei luoghi francescani sparsi nel territorio dalle Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli.

I caratteri della struttura: unità ed articolazione delle parti.
I processi descritti mostrano come nel corso degli anni, ed in particolare negli ultimi decenni, la strada sia stata profondamente modificata, pur mantenendo ancora sostanzialmente intatto il suo tracciato originario e la sua funzione storica di principale asse di collegamento tra i due santuari maggiori. Alcuni interventi che più pesantemente si sono ripercossi sulla sua struttura fisica ne rendono oggi addirittura difficile la riconoscibilità complessiva. Tra questi, la scomparsa della pavimentazione centrale (distruzione o copertura) ha avuto un ruolo sostanziale nel trasformare un percorso che in origine era un’estensione della città murata nella campagna in un tragitto extraurbano privato di ogni connotazione storico-morfologica. Altri interventi hanno persino interrotto la continuità fisica della strada. E’ il caso della testata verso la città, completamente alterata dalla serie di risistemazioni che hanno toccato nel suo insieme l’area antistante la porta S. Pietro, in particolare la realizzazione di un terrapieno che ha coperto l’antico tratto d’attacco della mattonata alla porta urbana, e di una scala di sostituzione fatta per raccordare le due differenti quote venutesi così a creare fra la fine della mattonata e la porta S. Pietro stessa. E’ il caso del taglio dell’antico tracciato in corrispondenza del nuovo asse viario realizzato per facilitare l’accesso carrabile ad Assisi dalla pianura, all’altezza del Seminario regionale. Infine è il caso della realizzazione di nuove lottizzazioni residenziali, particolarmente nell‘area della Madonna delle Grazie e in prossimità della linea ferroviaria, e della realizzazione di nuove attrezzature recettive con prevalente riuso degli antichi edifici rurali lungo il suo tratto centrale.
L’accelerata trasformazione che ha investito la strada negli anni recenti ha di fatto condotto ad accentuare la disarticolazione dell’originaria unitarietà, introducendo in alcuni tratti elementi conflittuali di funzione (asse di traffico veloce e percorso di pellegrinaggio religioso-meditativo; asse veloce e aree di residenza; asse di circolazione veicolare pesante e zone che conservano gli originali connotati agricoli e paesistici; asse di traffico veicolare turistico e permanenze di valori storici e visivi; asse di scorrimento rapido e rete progressivamente crescente di strutture recettive diffuse).
Perciò, rispetto all’unitarietà della sua configurazione storica, la strada si caratterizzava per una serie di parti morfologicamente e funzionalmente diverse fra loro: una prima parte, all’immediata uscita dalla città murata, fino all’intersecazione con la circonvallazione, che ha perso l’originale accesso alla città ma ha conservato molti degli elementi storici originari (uso pedonale, larghezza della sezione, alcune alberature, alcuni manufatti - Fonte del Vescovo). Una seconda parte, sottostante alla circonvallazione, fino alla Maestà del Ferri (inizio del percorso di pianura), anch’essa caratterizzata da una discreta persistenza dei caratteri storici (uso prevalentemente pedonale, riconoscibilità di sezione, persistenza di manufatti - muretti di recinzione, chiesa di S Nicolò, Maestà del Ferri). Una terza parte dalla Maestà del Ferri fino all’estensione periferica di Santa Maria degli Angeli (zona in relazione alla Stazione ed al Campo sportivo), caratterizzata da una persistenza significativa dei suoi caratteri storici (rete dei tracciati storici minori e fossi di scolo solo in parte canalizzati, alcune alberature superstiti delle antiche piantate, i principali manufatti edilizi riportati nella mappa del 1747, quali l’Ospedaletto, ovvero l’Ospizio di S. Agostino, con il relativo giardino antistante; alcuni edifici rurali di interesse storico ambientale, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Villa Canini con il suo parco, il portale storico di casa Busti, nonché tratti degli antichi muretti con siepi di recinzione e alcuni dei ponticelli storici, anch’essi in mattoni, riportati nella mappa del 1747). Una quarta parte, infine, ormai interna all’abitato di Santa Maria degli Angeli, che ha perso i suoi caratteri originali di percorso religioso entro uno spazio essenzialmente agricolo per acquistare invece, seppure in forma ancora embrionale, i tratti specifici di un asse urbano, con funzioni prevalentemente commerciali e ricettive. La riorganizzazione della piazza antistante la Basilica, da un lato, e la crescita dell’abitato di Santa Maria degli Angeli verso la superstrada dall’altro, hanno condotto ad una modificazione sostanziale dello stesso termine del percorso, che nell’attuale situazione appare prolungarsi oltre la Basilica stessa per confluire in un incrocio di vie e spiazzi povero di qualità spaziali e sprovvisto di una riconoscibile identità funzionale.

La scoperta nel corso dei lavori di pavimentazione di questo tratto di strada eseguiti dall’ANAS nel 1990 (Figg.7-8) della persistenza di gran parte della fascia mattonata al di sotto del mento di asfalto ha portato alla decisione di reinterrarla nuovamente, sebbene a scopo protettivo (con una guaina capace di evitarne il dissestamento).
L’intervento di riqualificazione ha puntato non solo conservare i segni storici ancora presenti e recuperare le funzioni originarie del percorso ma anche promuoverne gli usi coerenti e compatibili attraverso un processo di valorizzazione generale degli spazi pubblici urbano-territoriali e una riconoscibilità dell’intero sistema tutelando la qualità ambientale ma anche efficienza e funzionalità.


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La strada mattonata di Assisi.pdf

 

CHIESE, BASILICHE, SANTUARI IN ASSISI
Elenco luoghi Santi di Assisi e loro breve storia:

Basilica di San Francesco e Sacro Convento - Assisi

Secondo la tradizione fu lo stesso Francesco ad indicare il luogo in cui voleva essere sepolto. Si tratta della collina inferiore della città dove, abitualmente, venivano sepolti i "senza legge", i condannati dalla giustizia. Su quel colle, che poi venne chiamato Collis paradisi fu edificata la basilica che porta il nome del santo. Il complesso basilicale si compone di due chiese sovrapposte: l'inferiore 1228 - 1230 e la superiore 1230 - 1253 e una cripta, con la tomba del Santo.
Si accede alla prima dalla piazza inferiore, delimitata da un portico del '400. Il bel portale gemino è sormontato da tre rosoni. La decorarono i maggiori pittori del '200 - '300, Cimabue, Giotto i Lorenzetti, Simone Martini. Stupende le vetrate di Giovanni di Bonino e Puccio Capanna. La Chiesa superiore, ad una navata, è impreziosita dagli affreschi di Giotto che illustrano la vita del Santo. Vi sono pure opere di Cimabue, Cavallini, Torriti. Nel convento, assai notevole è il Tesoro con rari codici miniati, dipinti, reliquiari, arazzi ecc. Interessantissima è la collezione Perkins, qui annessa. Orario Basilica Inferiore di San Francesco:
Da Pasqua a Novembre: 06:00 - 18:45. Da Novembre a Pasqua: 06:00 - 18:00


Basilica Superiore di San Francesco:
Da Pasqua a Novembre: 8:30 - 18:45. Da Novembre a Pasqua: 08:30 - 18:00
Info: Basilica di San Francesco, tel. 075 819001 - fax 075 8190035
www.sanfrancescoassisi.org - sacroconvento@sanfrancescoassisi.org


Cattedrale di San Rufino - Assisi

La suggestiva facciata romanica (1140) è adorna di tre rosoni e di simboliche sculture. L'interno, rinnovato nella seconda metà del XVI secolo (1571-1578) su disegno di Galeazzo Alessi, presenta sostanzialmete tre navate: nella navata di destra si impone il fonte battesimale, ivi trasferito dall' antica Cattedrale di Santa Maria del Vescovado (Santa Maria Maggiore). E' qui che ricevettero il Battesimo San Francesco, S. Chiara, S. Agnese, S. Gabriele dell' Addolorata e Federico
II di Svevia. A seguire, sempre sulla destra, troviamo la Cappella del Sacramento e l' Altare dell' Addolorata;
- a sinistra dell' altare maggiore è sita la piccola Cappella della Madonna del Pianto, risalente al 1894, ove è possibile ammirare una Pietà lignea in arte tedesca del sec. XV, che, nel 1499, pianse lacrime umane;
- sotto la Cattedrale, precisamente in direzione dell' altare, è ubicata una Cripta che custodisce un sarcofago romano, già precedentemente destinato alla sepoltura del Santo. Il complesso si affaccia sull' omonima piazza di San Rufino, dove sorge anche un palazzo medievale, forse dimora paterna di Santa Chiara.
Orario Cattedrale di San Rufino: Ora solare: 07:00 - 13:00/14:30 - 18:00
Ora legale: lunedì-venerdì: 07:00 - 12:30/14:30 - 19:00 - Sabato, prefestivi, festivi e agosto: 07:00 - 19:00
Info: Cattedrale di San Rufino, tel. 075 812283 - fax 075 815312


Basilica di Santa Chiara - Assisi


In stile gotico-italiano contiene preziose opere pittoriche dei secoli XII, XIII e XIV e il famoso Crocifisso venerato da San Francesco in San Damiano. Nella cripta si conserva il corpo della Santa Chiara. La Basilica si trova nell'omonima piazza ed è un notevole esempio di architettura gotica italiana del XIII secolo. Iniziata nel 1257 e consacrata nel 1265 fu edificata su probabile progetto di Filippo da Campello.L'esterno è caratterizzato da tre grandi archi del XIV secolo
poggianti sulla fiancata sinistra da una semplice facciata con un portale a tutto sesto affiancato da due leoni e sovrastato da uno splendido rosone e da uno slanciato campanile con cuspide. L'interno è a una navata conserva nell'abside una "Croce" dipinta su tavola della scuola di Giunta Pisano. Nel transetto sinistro un dipinto del XIV secolo raffigurante un Presepe di scuola umbro-senese e nel transetto destro una tavola del Maestro di Santa Chiara raffigurante la Santa. Scendendo nella cripta del XIX secolo in un'urna di vetro sono custoditi i resti mortali di Santa Chiara. Nella navata di destra una porta ci conduce all'annessa cappella di San Giorgio restaurata pochi anni fa dove sono custoditi le reliquie di San Francesco e Santa Chiara e il Crocefisso che secondo la tradizione avrebbe parlato a San Francesco nella chiesa di San Damiano; la Cappella del Sacramento conserva affreschi di scuola giottesca e senese del XIII e XIV secolo.
Orario Basilica di Santa Chiara: Ora solare: 06:30 - 12:00/14:00 - 18:00. Ora legale: 06:30 - 12:00/14:00 - 19:00
Info: Basilica di Santa Chiara, tel. 075 812282 - fax 075 816827


Basilica Papale di S. Maria degli Angeli e Santuario della Porziuncola


Per volere del Papa san Pio V (1566-1572), al fine di custodire le cappelle della Porziuncola, del Transito e del Roseto e altri luoghi resi sacri dalla memoria di san Francesco, e accogliere i tanti pellegrini che da ogni luogo si recano a visitarli, tra il 1569 e il 1679 viene edificata la grande Basilica di Santa Maria degli Angeli. Grandiosa basilica, sormontata da una bellissima cupola su progetto dell'Alessi a Santa Maria degli Angeli.
Vi sono racchiuse la Porziuncola (nucleo del primo convento francescano e dove, nel 1211, Santa Chiara ebbe da San Francesco il saio francescano) e la Cappella del Transito (dove il Poverello morì il 3 ottobre 1226), affrescata dallo Spagna. Le cappelle laterali della basilica recano pregevoli dipinti del secolo XVI - XVIII. A lato della basilica è la Cappella delle Rose, affrescata da Tiberio d'Assisi. Nell'annesso Museo sono conservate opere del Maestro di San Francesco, di Giunta Pisano ed altri.
Orario Basilica di Santa Maria degli Angeli: 6:15 - 12:30/14:30 - 19:30
Luglio - Agosto - Settembre: 21:00 - 23:00
Il sabato tutto l’anno apre alle 21:15 per il Rosario e la processione Aux Flambeaux.
Info: Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli e Santuario della Porziuncola, tel. 075 80511
www.porziuncola.org - basilica.porziuncola@libero.it


Santuario Francescano del Sacro Tugurio di Rivotorto

Questo Santuario è importante perché custodisce il "Tugurio" di San Francesco, che fu umile dimora del Santo poverello e dei suoi seguaci, prima di ottenere dall'Ordine dei Benedettini il possesso della Porziuncola. Il Tugurio è all’interno della chiesa ed è formato da tre piccoli vani. La permanenza in questo luogo (1209-1211) di Francesco e dei suoi primi compagni di fede, segna una tappa fondamentale nella vita del Santo. Infatti, Francesco detta qui la Prima Regola e chiama Minori i suoi discepoli.
La facciata è decorata con la rappresentazione del miracolo che avvennè in questo paese: San Francesco, infatti, sarebbe apparso su un carro di fuoco che volava sopra Rivotorto, quando - nella realtà - risulta che egli fosse ad Assisi, in attesa di ricevere udienza dal Vescovo Guido II.
Orario Santuario Francescano del Sacro Tugurio di Rivotorto: 08:00 - 12:00/14:30 - 19:00
Info: tel./fax 075 8065432 - www.sanfrancescoassisi.org - rivotorto@sanfrancescoassisi.org


Abbazia di San Pietro - Assisi


Il convento dei PP. Cappuccini con l'annessa chiesa dedicata a san Francesco d'Assisi venne consacrata il 21 ottobre del 1579. Alla fine del XVIII secolo venne raddopiato il convento. In seguito, con l'entrata in vigore della legge eversiva dei beni ecclesiastici anche nell'ex-Stato Pontificio, nel 1873, la struttura venne messa all'asta dallo Stato italiano, e nel 1876 andò ai frati che la riacquistarono per 9671.94 lire.
Nel 1889 a Frascati morì il cardinale Giuseppe Massaia, in onore del quale nel 1909 venne aperto nel convento il Museo Etiopico. Il Convento di Frascati è molto importante per l'ordine, tanto che vi ha sede dal 1911 un Collegio Internazionale.
Orario Abbazia di San Pietro: 07:30 - 19:00 - tel. 075 812311


Chiesa di Santa Maria Maggiore - Assisi

Romanica, prima Cattedrale di Assisi. La Chiesa di Santa Maria Maggiore è stata fondata nel 10 ° secolo ed era originariamente la cattedrale di Assisi. Fu edificata sopra un tempio cristiano ricavato da un edificio di culto romano. Avanzi romani sono visibili nella cripta, in modo particolare capitelli e muri. Della stessa epoca sono anche sbiaditi affreschi. La chiesa fu cattedrale sino all'XI secolo, cioè sino a quando venne aperta al culto la Chiesa di San Rufino.
La facciata, con due ingressi, è in pietra e si presenta piuttosto disadorna a parte le due fasce verticali e il grazioso rosone centrale. Nel tempio è stato battezzato San Francesco. A pochi passi vi è il Vescovado, dove San Francesco rinunciò ai beni del padre davanti a Guido II.
Orario Chiesa Santa Maria Maggiore: Da Pasqua a Novembre: 08:30 - 19:00
Da Novembre a Pasqua: 08:30 - 18:30
Info: tel. - fax 075 813085 - smmaggioreassisi@libero.it


Chiesa Nuova - Assisi


Con il contributo di re Filippo III di Spagna, la Chiesa Nuova è stata costruita nel 1615, poco distante dalla Piazza del Comune. Si ritiene che essa sia stata eretta sui ruderi della casa di Pietro di Bernardone, padre di San Francesco.
La costruzione è in stile rinascimentale e si presenta elegante, a croce greca, con una cupola centrale e una cupola più piccola su ciascuno dei quattro rami. Il progetto è di frate Rufino da Cerchiara, ed è ispirato a quello disegnato da Raffaello di Sant’Eligio degli Orafi in Roma.
Sotto il profilo artistico e architettonico, l’edificio è poco rilevante: la sua importanza sta nel fatto che il luogo è pervaso dalla poesia francescana, quindi si trova sul cosiddetto “percorso francescano”. Ancora visibili sono il sottoscala in cui Francesco d'Assisi era posto in castigo dal padre severo; il fondaco in cui Bernardone esercitava i suoi commerci, aiutato per qualche tempo dal figlio; un gruppo di quattro porte, la maggiore delle quali sembra sia stata la porta d’ingresso della casa paterna del Santo; la camera da letto, in cui Francesco avrebbe avuto delle visioni. Nei pressi dalla Chiesa, si trova la piccola stalla dove si sarebbe rifugiata Madonna Pica, per partorire Francesco, obbedendo ad un’ispirazione divina. Nella piazza antistante la chiesa sorge un gruppo marmoreo che raffigura i genitori di Francesco. Il convento, annesso alla chiesa, ospita un ricco Museo francescano e un’importante biblioteca.
OrarioChiesa Nuova, Santuario casa Paterna San Francesco:
Ora solare: 08:30 - 12:00/15.00 - 17.00. Ora legale: 08:30 - 12:00 / 15.00 - 18.00
Info: tel. 075 812339 - fax 075 8155050


Santa Maria sopra Minerva

Nell'aspetto medievale della piazza del Comune spicca l'elegante facciata classica, con sei colonne scanalate dai capitelli corinzi, dell'antico santuario romano risalente al I secolo a. C. L'interno, trasformato in chiesa, è stato riadattato in forme barocche nel Seicento. Venne edificato per volere di Gneo Cestio e Tito Cesio Prisco, che furono anche i finanziatori del progetto. Il nome deriva da un'interpretazione posteriore, dovuta al ritrovamento di una statua femminile; è stata invece rinvenuta una lapide votiva
dedicata ad Ercole. Nel 1539 venne edificata al suo interno la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, rimaneggiata poi in stile barocco nel XVII secolo.
Orario Chiesa Santa Maria sopra Minerva: Feriali: 07:15 - 19:30. Festivi: 08:00 - 19:30
Info: tel. 075 812361 - fax 075 8197189 - assisitor@tiscali.it


Chiesa di Santo Stefano - Assisi


(Sec. XIII), in uno dei più suggestivi angoli della città di Assisi. La chiesa e' tra le piu' antiche di Assisi e non ha avuto sostanziali modifiche o rimaneggiamenti dal XII secolo.
E' composta da una navata che termina su un abside a semicerchio. All'interno domina l'essenzialità, le decorazioni si limitano all'affresco della "Madonna e Santi" e al "Cristo Crocifisso".
OrarioChiesa di Santo Stefano: Giugno, Luglio, Agosto 08.30 - 21.30 da Settembre a Maggio 08.30 - 18.30
Info: tel./fax 075 813085 - smmaggiore@libero.it
Oratorio dei Pellegrini


Orario Oratorio dei Pellegrini: Feriali: 10.00 - 12.00 / 16.00 - 18.00. Domenica e festivi chiuso
Info: tel. 075 812267


Eremo delle Carceri - Assisi


L'eremo è costruito sul luogo dove San Francesco e i suoi seguaci si ritiravano in preghiera, presso una chiesetta circondata da grotte.
Nel XIV secolo il carattere eremitico si trasformò in forma cenobitica con la costruzione del convento, che ebbe l'odierna configurazione con l'ampliamento voluto nel 400 da Bernardino da Siena. All'interno dell'Eremo delle Carceri vi è un cortiletto triangolare che ha al centro un pozzo da cui l'acqua sarebbe sgorgata secondo una leggenda per miracolo di San Francesco.
La parte più suggestiva è sicuramente la Grotta di San Francesco, in origine ambiente unico ora divisa in due vani, uno contiene il letto di pietra su chi dormiva il santo; nell'altro, alla parete destra si vede un masso su chi probabilmente Francesco sedeva per meditare e pregare.
OrarioEremo delle Carceri: Da Pasqua a Novembre giornaliero: 06:30 - 19:00
Da Novembre a Pasqua giornaliero: 06:30 - 18:00
Info: tel./fax 075 812301 - www.eremocarceri.it - eremo.carceri@tiscali.it


Santuario di San Damiano - Assisi

Santuario francescano sorto dove San Francesco udì la voce di Cristo e dettò il Cantico delle Creature. Ancora quasi intatto è il convento che fondò Santa Chiara. Era in abbandono, quando il Poverello, all'inizio del suo ciclo di mutamento spirituale, vi entrò. Alla vista della Chiesa volle entrarvi e pregare. Davanti al crocifisso inizia la sua preghiera verso il Signore. Dalla bocca del Cristo scaturiscono queste parole: "Francesco, và e ripara la mia casa che cade in rovina".
Il giovane tornò a casa, prese dalla bottega di Pietro di Bernardone quante piu stoffe potè e si recò a Foligno. Con il ricavato tornò a San Damiano, ma il sacerdote che custodiva la chiesetta avendolo riconosciuto e temendo le ire del padre rifiutò il denaro. Fu così che Francesco gettò via le monete dalla finestrella che ancora si vede appena l'ingresso della chiesina. Fu quello l'episodio che per San Damiano è principalmente legato al francescanesimo. Il Santo tornò più volte alla chiesina ma le sue apparizioni erano per lo più legate alle visite che effettuava a Chiara d'Assisi. San Damiano fu legata soprattutto a qust'ultima figura. Santa Chiara vi dimorò dal 1211 al 1253. San Francesco vi sosterà più a lungo nel 1225 quando stanco e malato compose il Cantico delle Creature. La salma del Poverello fu fatta sostare qui il 4 ottobre 1226, all'indomani della morte avvenuta in Porziuncola, durante il viaggio di trasferimento nella chiesa di San Giorgio.
OrarioSantuario di San Damiano: Ora solare: 10:00 - 12:00/14:00 - 16:30
(Vespri ore 17:00). Ora legale: 10:00 - 12:00 / 14:00 - 18.00 (Vespri ore 19:00)
Info: tel. 075 812273 fax 075 8198007 - www.assisiofm.org - guardianosandamiano@libero.it


Rocca Maggiore - Assisi


La severa fortezza nella quale si narra abbiano soggiornato Federico Barbarossa e Federico II ancora bambino, domina dall'alto la città e l'intera valle. Documentata per la prima volta nel 1174, la Rocca era stata costruita come castello feudale tedesco.
Federico di Svevia, il futuro imperatore Federico II vi passò alcuni anni della sua infanzia, affidato alle cure di Corrado di Urslingen. Un anno più tardi, durante un'assenza di Corrado, durante dei moti popolari indipendentisti,la Rocca
fu distrutta dagli Assisani. Soltanto nel 1367 il Cardinale Albornoz la ricostruì riutilizzando le mura merlate esterne occidentali e parti delle mura interne. Nel 1458 il Signore di allora, Jacopo Piccinino, fece costruire il torrione dodecagonale e il lungo muro di collegamento; Papa Sisto IV restaurò il mastio nel 1478 e Paolo III fece erigere nel 1535-38 il torrione circolare vicino all‘ingresso.

Si ricorda che l'accesso nelle chiese è consentito soltanto a chi ha un abbigliamento consono.


 

MOSTRA PERMANENTE DI GEOPALEONTOLOGIA AD ASSISI
Laboratorio Ecologico di Geopaleontologia

Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico
Località Cà Piombino - 06081 Assisi (PG)
Tel. 075/8155290 - Fax 075/8197395
E-mail: parco.montesubasio@tiscali.it

Una mostra che promuove il patrimonio geologico e paleontologico del monte Subasio. Sono stati realizzati e poi esposti tre studi sulle rocce calcaree e marnose, con particolare riguardo agli ammoniti della Corniola e del rosso Ammonitico, ai fossili di molluschi vissuti circa 180 milioni di anni fa (Giurassico inferiore). Ci sono modelli calcarei delle conchiglie che sono utilizzate dai geologi per la datazione delle rocce. Il Rosso Ammonitico dell’Umbria-Marche contiene 40 generi e varie centinaia di Ammoniti.

Sezioni del Museo

Qui sono presenti le seguenti sezioni:

Una per la Corniola (Cava del Gabbiano);
Due per il Rosso Ammonitici (Eremo delle carceri e San Benedetto).
Per collocare nel tempo lo squarcio geologico del Subasio, si espone un quadro più generale che riguarda le ere geologiche. Una vetrina dedicata alle fossilizzazioni (legni sicilizzati) ammoniti in pirite, insetti in ambra, impronte di rettili, vegetali del carbonifero, modelli di gasteropodi e foglie di travertino.
Le quattro vetrine successive sono dedicate alle ere geologiche (in prevalenza fossili guida) dal Precambriano con le stromalotiti; il Paleozoico fine del Paleozoico, il Mesozoico. Per il Cenozoico Quaternario, che occupa l’ultima vetrina, i resti di un mammifero contemporaneo all’uomo preistorico, chiude la panoramica sulle ere. Nel giardino della struttura museale (sede dell’ente parco Subasio) sono collocati campioni di tutte le rocce presenti sul Subasio.

La Mostra permanente del Museo Paleontologico è visitabile tutti i giorni in orari di ufficio, dal lunedì al venerdì (in estate sab-dom mattina e pomeriggio) o su appuntamento con guida, anche in altri orari. Attraverso una guida si possono percorrere dei sentieri finalizzati alla ricerca del materiale paleontologico, con la collaborazione del GUMP e l’Università di Perugia.

Il servizio di guida è GRATUITO.

Il Museo si trova in loc. ca’ Piombino /strada provinciale Armenzano) Assisi Tel. 0758155290 Fax 0758197395 Mobile 339.7743826 - 338.5664463 E-mail foxilgump@libero.it Website www.gumpassisi.it

Nel Laboratorio Ecologico di Geo-Paleontologia, presso la sede del Parco del Monte Subasio, una mostra permanente curata dal G.U.M.P (Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico) illustra i numerosi fossili recuperati sul Monte Subasio.
L'esposizione si articola in tre sale: nella prima vengono illustrati i processi che portarono alla formazione dei fossili e spiegate, con l'ausilio di fossili provenienti da tutte le parti del mondo, le ere geologiche; la seconda sala è dedicata al Monte Subasio e ai reperti locali, mentre nella terza sono esposti rettili fossili dell'era Mesozoica provenienti da giacimenti di grande importanza a livello internazionale; sempre in questa sala viene, inoltre, posto a confronto il Giurassico umbro con quello del resto d'Europa. Viene, infine, trattata l'estinzione dei dinosauri e delle ammonniti.
Il laboratorio è dotato di aula didattica con microscopi messi a disposizione dei visitatori.
Il pomeriggio dei giorni feriali, il sabato, la domenica e gli altri giorni festivi è aperta su prenotazione

Per maggiori informazioni
www.parks.it/parco.monte.subasio - www.gumpassisi.it/
Per informazioni sulle attività didattiche: Tel.3397743826

La mostra permanente di geologia e paleontologia e si articola in 3 sale: la prima tratta i processi con cui si può formare un fossile e le ere geologiche attraverso l’esposizione di fossili provenienti da diverse parti del mondo. La seconda ha come tematica il Monte Subasio con rocce e fossili del territorio. La terza di recente inaugurazione tratta diverse tematiche, alcune delle quali molto suggestive. Sono esposti dei rettili fossili dell’era mesozoica provenienti da diversi giacimenti fossiliferi importanti a livello internazionale, sono trattate tematiche di confronto fra il Giurassico dell’Umbria e del resto d’Europa. Infine è trattata l’estinzione degli ammoniti e dei dinosauri.
INFO 3397743826

paleontologia.pdf

 

IL MIRACOLO DI BOLSENA
LA STORIA: Il Miracolo di Bolsena e l’istituzione della ricorrenza del CORPUS DOMINI
A Bolsena, nella chiesa di Santa Cristina, è conservata l'epigrafe in marmo, attribuita a Ippolito Scalza, realizzata nel 1573, con la descrizione dell'episodio.. Secondo la tradizione nella tarda estate dell'anno 1263 (o 1264) un sacerdote boemo, Pietro da Praga, fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati.
In un periodo di controversie teologiche sul mistero eucaristico, il sacerdote intraprese un pellegrinaggio verso Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e placare nel suo animo i dubbi di fede che, in quel momento, stavano mettendo in crisi la sua vocazione. La preghiera, la penitenza e la meditazione nella basilica di San Pietro rinfrancarono l'animo del sacerdote, che riprese quindi il viaggio di ritorno verso la sua terra.
Percorrendo la via Cassia, si fermò a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena.
Il ricordo della martire Cristina, la cui fede non aveva vacillato di fronte all'estremo sacrificio del martirio, turbò nuovamente il sacerdote e, il giorno dopo, chiese di celebrare messa nella chiesa. Di nuovo tornò l'incertezza di quello che stava facendo; pregò intensamente la santa perché intercedesse presso Dio affinché anche lui potesse avere «quella fortezza d'animo e quell'estremo abbandono che Dio dona a chi si affida a lui».
Durante la celebrazione, dopo la consacrazione, alla frazione dell'Ostia, è apparso ai suoi occhi un "prodigio" al quale da principio non voleva credere: l'Ostia che teneva tra le mani sarebbe diventata carne da cui stillava "miracolosamente" abbondante sangue. Impaurito e confuso ma, nello stesso tempo, pieno di gioia, cercò di nascondere ai presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue sarebbero cadute anche sul marmo del pavimento e sui gradini dell'altare.
Il sacerdote andò subito da papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il papa inviò a Bolsena Giacomo, vescovo di Orvieto, per verificare la veridicità del fatto e riportare le reliquie. Secondo la leggenda, il presule fu accompagnato dai teologi Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Tra la commozione e l'esultanza di tutti, il vescovo di Orvieto tornò dal Papa con le reliquie del "miracolo". Urbano IV ricevette l'ostia e i lini che si supponeva fossero intrisi di sangue, li mostrò al popolo dei fedeli e li depose nel sacrario della cattedrale orvietana di Santa Maria.
A seguito di ciò e delle rivelazioni della liegina Beata Giuliana di Cornillon, che aveva già proposto al suo Vescovo una solennità in onore del Ss. Sacramento, nel 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini, e fu affidato a Tommaso d'Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la Messa della nuova festività, stabilendo che questa venisse celebrata il giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.
Per custodire il corporale fu innalzato a Orvieto, sul luogo più alto e a partire dal 1290, il Duomo, al quale si aggiunse la cappella del Corporale (1350-1364) e la Cappella Nuova (1408-1504). Il Duomo venne disegnato da Arnolfo di Cambio (1290) in forme tardo romaniche. I lavori proseguirono in stile gotico sotto la guida di Lorenzo Maitani a partire dai primi anni del 1300 e terminarono solo alla fine del 1500.
Per informazioni turistiche:
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Orvietano
Piazza Duomo, 24 - 05018 Orvieto
Tel. 0763.341772-Fax 0763.344433
info@iat.orvieto.tr.it

 

IL MATRIMONIO INTERNAZIONALE "MAURIZIO & ALINE" A "LE QUERCE DI ASSISI"
“DIFFICILISSIMO TROVARE LE PAROLE GIUSTE...”
Recensito su TripAdvisor
Io e la mia compagna abbiamo pernottato in questa straordinaria struttura per 3 volte, ed abbiamo avuto la possibilità di viverla in momenti e situazioni diverse dell'anno: due volte come "normali" ospiti della struttura... ed infine per organizzare la nostra festa di matrimonio.
Ho aspettato qualche giorno a scrivere questa recensione, volevo essere sicuro di farlo nel migliore dei modi, usando le migliori parole..... Non le troverò mai!!!
E non troverò mai il modo di ringraziare a sufficienza Rosalba e tutto il suo team!!!
La struttura si trova in un angolo di paradiso, con diverse sfumature che più ci si vive più si apprezzano. Le camere, gli appartamenti, la reception e il ristorante sono adagiati nella natura come in un villaggio di altri tempi. La grande piscina con angolo idromassaggio è impreziosita da un panorama incredibile che le fa da cornice. La giusta altitudine e la sua esposizione alle brezze ci hanno offerto un benessere inimmaginabile proprio nei recenti giorni di Caronte!
La cucina.... eccezionale!!! E l'abbiamo provata sia da normali ospiti con il menù tipico umbro "quotidiano", sia con un raffinato menù da cerimonia. Una lode enorme va a Bernardo, chef che ha saputo conquistarci già dal primo momento della descrizione delle portate (non dimenticherò mai quella salivazione a fatica nascosta per educazione...). Bontà poi confermate in piatti presentati in modo stupendo. Spettacolari anche gli accostamenti con i vini consigliati.
Ma quello che veramente mi ha sorpreso delle Querce... è la passione e l'amore verso il proprio lavoro e verso i propri ospiti! Un grazie di cuore per questo anche a Romina, Cinzia e Tina.
Non potevamo trovare posto migliore in cui vivere la nostra festa di matrimonio e qualche giorno con tutte le persone a noi più care!!! A secondo degli impegni che ognuna di loro aveva, sono andate via in momenti diversi... ma vi assicuro che sono partite tutte con un pensiero comune: "Mannaggia! Dobbiamo andare via... :-( "
Ma la cosa che mi dispiace di più e che non si può spiegare quanto si sta bene a Le Querce, o almeno io non ho trovato le parole giuste. Bisogna venirci! E bisogna ritornarci!!!

Grazie di tutto! E sopratutto, complimenti per tutto, a tutta la squadra! (o grande famiglia?)

Maurizio (di Maurizio & Aline)

 

ROCCA DI NARNI - IL PRIMO PARCO MEDIEVALE DELL'UMBRIA
Parco a tema in Rocca Narni per rivivere il medioevo
Villaggio con giullari, cavalieri e dame


TERNI - E’ stato presentato in una conferenza stampa all’auditorium di San Domenico il progetto “Rocca di Narni”, il primo Parco Medievale dell’Umbria creato dalla società Rocca di Narni srl. Ad illustrarlo l’imprenditore di riferimento Andrea Pucci, il presidente di Rocca di Narni Danilo Regis, il sindaco Stefano Bigaroni, l’assessore alla Cultura Francesco De Rebotti, il vice presidente della Provincia di Terni Vittorio Piacenti D’Ubaldi, l’assessore alle politiche formative e del lavoro della Provincia di Terni Fabio Paparelli, la giunta ed il consiglio comunale e i consiglieri provinciali del territorio narnese. Il parco, che aprirà al pubblico l’8 e 9 aprile, in occasione della Pasqua, proietterà i visitatori in un ambiente tipico del medioevo, tra locande, botteghe artigiane, armigeria, giullari, cavalieri e dame. Il Parco medievale aprirà ogni fine settimana con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per tutta la regione, per il centro Italia e per il resto della penisola, contribuendo ad arricchire l’offerta turistica della città in un settore del tutto innovativo a livello nazionale. Alla Rocca si rivivranno momenti di vita quotidiana medievale con un villaggio ricostruito filologicamente unico in Italia. Alla Rocca ci saranno accampamenti militari, mercati, villaggi arti e mestieri, come l’arco e la falconeria e ancora sale dello speziale, saloni della musica, sala delle armi, del costume, del mastro dipintore e il salone delle feste. Nei giorni di apertura si succederanno spettacoli di vario genere, giullarate, drammi storici, commedie “Boccaccesche”, concerti di musica antica, danze storiche, esibizioni di sbandieratori, falconieri, spadaccini, arcieri, cavalieri ed altre attrazioni tipiche del periodo di riferimento. Particolare attenzione sarà rivolta ai bambini che troveranno ad accoglierli esperti animatori che li guideranno nelle molteplici attività. All’interno del giardino, ci sarà una grande attrazione: Artù, l’incredibile albero parlante, in esclusiva per il Parco “Rocca di Narni”. Si tratta di un grande robot alto quattro metri in grado di muovere occhi, bocca e “braccia” e di interagire con il pubblico grazie ad un attore operante a distanza quindi invisibile agli occhi degli spettatori. Nel corso dell’anno si alterneranno anche una serie di eventi: la festa della birra artigianale, la festa del grano, la festa dell’uva, la festa del norcino ed il grande marcato. Verranno inoltre proposte alcune conferenze di carattere storico, rievocativo, mirate ad approfondire aspetti differenti della medievistica e della storia dell’arte nei suoi vari momenti storici. All’interno della rocca ci sarà una taverna medievale ospitata in due tende fedeli riproduzioni del XV° secolo e un’area interna riservata alle serate di gala dove sarà possibile ospitare banchetti nuziali, cene aziendali e convivi. La Rocca di Narni è anche dotata di una sala conferenze attrezzata per traduzioni simultanee. All’interno vi sarà anche la possibilità di organizzare mostre sia occasionali che permanenti che promuoveranno giovani artisti e nuove idee. Verranno proposti infine percorsi di trekking nelle aree naturali circostanti la Rocca, oltre ad iniziative di didattica culturale per le scuole, laboratori artigianali e ricostruzioni storiche. “E’ stato facile – ha dichiarato l’imprenditore Andrea Pucci - innamorarsi del progetto relativo al parco tematico ‘Rocca di Narni’. La collaborazione con il presidente di Rocca di Narni Danilo Regis va avanti ormai da molti anni ed è sfociata in questo ambizioso progetto, al quale va tutto il mio appoggio. Sponsorizzare progetti validi per il territorio ed il ‘nuovo che avanza’ è una delle mie prerogative e posso ritenermi molto soddisfatto di aver dato il mio apporto al parco tematico che sorgerà presso la rocca albornoziana”. Soddisfazione anche per il vice presidente della Provincia di Terni Vittorio Piacenti D’Ubaldi che ha dichiarato: “La valorizzazione di strutture come la Rocca di Narni deve avvenire attraverso il turismo culturale, uno dei settori trainanti dell’economia italiana che è dotata di strutture prestigiose. In questo senso l’amministrazione provinciale ha contribuito con entusiasmo insieme al comune di Narni affinchè si potesse in tempi rapidi arrivare ad una utilizzazione piena della struttura”. Dello stesso avviso il sindaco di Narni Stefano Bigaroni che ha affermato: “Il lungo percorso intrapreso per la gestione della Rocca, inserito in un ampio progetto legato al turismo culturale, ha permesso di dare vita ad una sinergia tra pubblico e privato, che muove dalle radici del territorio e che punta sull’imprenditoria narnese per promuovere la città ed il suo patrimonio”. Parole che vanno ad aggiungersi a quelle dell’assessore alla cultura del Comune di Narni Francesco De Rebotti che ha dichiarato: “Questo è il primo esperimento di impresa della cultura in città che trova un valore aggiunto nell’investimento di forze imprenditoriali locali. Il parco che prenderà vita alla Rocca avrà l’effetto di avvicinarla al centro storico, creando un asse turistico che abbatterà la distanze. L’obiettivo è quello di attrarre visitatori e famiglie in questa zona del Centro Italia, valorizzando e pubblicizzando tutto il nostro territorio. Quello che scaturirà sarà dunque un effetto moltiplicatore di presenze che porterà beneficio a tutta Narni”. Parole d’encomio anche quelle dell’assessore provinciale Fabio Paparelli che ha affermato. “Sono sicuro che questo progetto porterà un aiuto concreto alla nostra attività scolastica e formativa e che ci saranno importanti possibilità dal punto di vista della dinamicità e dell’occupazione. L’integrazione tra il parco medievale e le strutture di formazione della Provincia di Terni costituisce, in questo senso, una preziosa ed importante fonte di sviluppo”. (fonte ufficio stampa rocca di narni)

Pubblicato il 26/03/2012


Narni, alla Rocca Albornoz costruito il primo parco medievale dell’Umbria: inaugurazione a Pasqua

di Fabio Toni

Il medioevo a portata di mano, tra locande, botteghe artigiane, tenzoni, giullari, cavalieri e dame. Al via l’ambizioso progetto «Rocca di Narni, primo parco medievale dell’Umbria». L’inaugurazione ufficiale è in programma per il prossimo weekend pasquale, quello dell’8 e 9 aprile.
Alla Rocca Albornoz Sede «naturale» del parco sarà la maestosa rocca Albornoz di Narni dove è stato ricostruito un villaggio filologicamente unico in Italia. Accampamenti militari, mercati, villaggi, arti e mestieri (come l’arco e la falconeria) e ancora sale dello speziale, saloni della musica, sala delle armi, del costume, del mastro dipintore e il salone delle feste. Spazi che verranno arricchiti, ogni fine settimana, da spettacoli musicali, teatrali e dalle esibizioni di sbandieratori, falconieri, spadaccini, arcieri e cavalieri. Particolare attenzione sarà rivolta ai bambini, accolti da animatori esperti.
Eventi tutto l’anno Nel corso dell’anno si alterneranno eventi a tema come la festa della birra artigianale, la festa del grano, la festa dell’uva, la festa del norcino e il grande mercato. Verranno inoltre proposte alcune conferenze di carattere storico, artistico e rievocativo. All’interno della rocca ci sarà anche una taverna medievale ospitata in due tende fedeli riproduzioni del XV° secolo e un’area interna riservata alle serate di gala.
Bigaroni: le radici di un territorio «E’ stato facile innamorarsi di questo progetto ambizioso – ha detto nel corso della presentazione l’imprenditore Andrea Pucci -, nato dalla collaborazione ‘storica’ con il presidente di Rocca di Narni Danilo Regis». «La Provincia e il Comune di Narni – ha spiegato poi Vittorio Piacenti D’Ubaldi, vicepresidente della Provincia – hanno cercato con determinazione la strada per un utilizzo pieno della rocca Albornoz. La direzione è quella del turismo culturale». Alla presentazione era presente anche il sindaco di Narni Bigaroni che ha sostenuto come «Tutto parte dalle radici del territorio, in una sinergia fra pubblico e privato su cui sarà importante puntare anche in futuro».
Paparelli: supporto anche per le scuole Per Francesco De Rebotti, assessore alla cultura comune di Narni, «il parco che prenderà vita alla Rocca avrà l’effetto di avvicinarla al centro storico, creando un asse turistico che abbatterà la distanze. L’obiettivo è quello di attrarre visitatori e famiglie, valorizzando e pubblicizzando tutto il nostro territorio». «Il progetto – ha detto invece l’assessore provinciale Fabio Paparelli – offrirà un supporto anche alle scuole del territorio, integrandosi ancora di più con le strutture formative della provincia».

L'apertura è prevista per l'8 e 9 aprile e riporterà tutti i visitatori a vivere tempi passati, l'epoca dei villaggi medievali, campi militari, artigiani e di artisti. Il campo tematico sarà arricchito da concerti di musica antica con danze storiche e l'esibizione di sbandieratori, cavalieri ed arcieri. Un progetto presentato sabato promosso da un gruppo di giovani imprenditori di Narni e dal ternano Andrea Pucci. L'ambiente accogliente e tipico per la santa Pasqua proietterà i visitatori in un ambiente straordinario da rivisitare che in seguito rimarrà aperto ogni weekend per arricchire l'offerta turistica della provincia. Nel ricostruire la vita quotidiana medievale verrà riservato anche uno straordinario spazio per i bambini che saranno accolti da animatori per i numerosi servizi nelle attività. Nel corso dell'anno si realizzeranno eventi come feste e conferenze tematiche di storia e rievocative. Immancabili le taverne medievali e un'area interna riservata a convegni o banchetti. Certamente una bellissima promozione turistica.



Rocca di Narni.pdf

 

ORVIETO, VIAGGIO NEL TEMPO
di Stefano Bottini

Sarebbe bello poter viaggiare nel tempo per ammirare architetture e camminare in luoghi dell’antichità. Un po’ come nel film “Ritorno al futuro” di Robert Zemeckis, dove si poteva andare indietro nei secoli con l’ausilio di un complicato macchinario. A Orvieto invece, è sufficiente visitare gli scavi sotto la Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo e affidarsi alla sapiente conduzione di un archeologo che vi trasporterà nel lontano periodo etrusco per poi compiere un balzo di sette secoli, fino a ritrovarsi catapultati in pieno Medioevo.
Questo ed altro è quanto si può leggere dagli scavi, realizzati in varie fasi, dal 1927 al 1929, con la costruzione delle imponenti travature in cemento armato, che sostengono l’attuale pavimento della chiesa. E poi ripresi, dal 1967 al 1969, dall’importante archeologo Michelangelo Cagiano De Azevedo.
Ne parliamo con il nostro moderno Virgilio, Francesco Pacelli, della Intrageo,che svolge per la Soprintendenza (il luogo è del demanio pubblico, contrariamente alla Chiesa) le attività didattiche per le scuole primarie e secondarie e accompagna i visitatori alla scoperta di quella che è considerata una vera e propria carta d’identità di Orvieto.
Qual è l’origine della città e di questo luogo?
La rupe di Orvieto è stata da sempre un luogo speciale che ha attratto l’attenzione degli abitanti del luogo che l’hanno sempre considerata come un baluardo difensivo. I primi popoli appartenenti alla cultura villanoviana colonizzarono la rupe di Orvieto nel IX secolo a.C.
Quei primi insediamenti furono caratterizzati dalla presenza di strutture abitative identificate come semplici capanne, di forma ellittica e una matrice economia fondata sullo sfruttamento dei terreni del pianoro e dei vicini corsi d’acqua. Sarà poi la successiva colonizzazione greca, che nacque dall’Italia meridionale, e la mediazione con i primi centri etruschi delle coste tirreniche a formare un primo insediamento urbano definibile in senso “etrusco”.
E gli Etruschi?
Si possono leggere i primi segni dell’urbanizzazione della città, dalla fine del settimo secolo a.c. agli inizi del sesto. Proprio qui sono presenti tracciati stradali che ci permettono di capire una parte dell’assetto topografico della città etrusca e conoscere l’orientamento dei diversi edifici, in relazione alla principale via della città, che corrisponde all’attuale tracciato di Corso Cavour, orientato in senso Est-Ovest.
Inoltre, sono presenti una fornace, un’area sacra ed anche dei pozzi con canalizzazioni sotterranee.
Ma lo strato archeologico più interessante riguarda la presenza di un fitto acciottolato di tufi che si estende per tutta l’area e che è stato scoperto anche in altri punti della città. Gli archeologi vi hanno riconosciuto i resti degli edifici abbattuti dai Romani dopo la conquista violenta dell’antica Velzna, riconducibile all’anno 264 a.C.
Non sono state riscontrate, in questi scavi, tracce romane. Nessun segno del passaggio di questa grande civiltà. Come mai?
In seguito alla distruzione di Velzna, la popolazione superstite fu deportata sulle sponde del lago di Bolsena, in un punto molto più controllabile dai Romani e poco difendibile, a differenza della città sulla rupe. Qui nasce la colonia di Volsinii Novae, l’attuale Bolsena, per opera dei pochi abitanti scampati al massacro di Velzna. Per tutta l’epoca romana, dalla fine dell'età repubblicana e per tutta l’epopea imperiale, fino al 476 d.C. la nuova città si evolverà in senso “romano”; lì passerà la via Cassia che la collegherà con Roma e con la Val di Chiana, verso Arezzo, lasciando isolati i territori gravitanti attorno alla vecchia città etrusca sulla rupe.
I recenti scavi archeologici, condotte dall’équipe della professoressa Simonetta Stopponi e dall’Università di Perugia, nei terreni adiacenti alle pendici della rupe di Orvieto, presso il Campo della Fiera, sono stati rivolti alla ricerca del Fanum Voltumnae, il santuario federale della dodecapoli etrusca. E le recenti indagini della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, presso il sito archeologico di Pagliano, dove sorgeva una villa residenziale con attracchi portuali sul fiume Paglia e sul Tevere, hanno messo in luce la destinazione d’uso del territorio della distrutta Velzna, inscritto nella settima regione augustea ed adibito a granaio di Roma.

Dopo la fine della città etrusca, quindi, si salta direttamente nell’epoca paleocristiana...
Il caos generato dalle invasioni dei Visigoti e degli Ostrogoti nel 410 d.C. e la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, porteranno problemi anche in questi territori, soprattutto a Bolsena, che fu devastata dalla furia barbarica. Dopo il 313 d.C. proprio lì era già nata una diocesi e il Cristianesimo si andava diffondendo presso i borghi rurali dislocati lungo la via Cassia. Bisognerà attendere la successiva guerra gotica, dal 535 al 553 d.C., per assistere alla liberazione di quest’area (compresa quella dei territori dell’antica Velzna), al progressivo abbandono di Bolsena ed alla rinascita di una nuova città sulla rupe. Questo grazie allo spostamento, a opera dei vescovi, della popolazione dal centro lacustre nuovamente sulla sommità dell'attuale Orvieto. Un viaggio a ritroso rispetto a quello che i Romani avevano fatto per gli etruschi di Velzna, sette secoli prima.
Nacque allora la prima basilica paleocristiana, riferibile al VI sec. d.C., le cui strutture sono conservate in quest’area, al di sotto delle fondazioni della successiva Collegiata. La basilica è dedicata a San’Andrea, il cui culto fu portato in questo territorio dai Bizantini, dopo la liberazione dal domino dei Goti, nel 539 dopo Cristo.
La basilica orvietana segue lo stesso schema dell’omonima chiesa di Ravenna: aveva la funzione di cappella privata del vescovo ed era adiacente alla sede episcopale. I resti sono proprio qui, sotto il palazzo comunale.
I mosaici che qui possiamo ammirare a che epoca sono riferiti?
Sono mosaici del VI sec d.C. e decorano le tre navate della Basilica. “Opus Sectile Tessellatum” è la definizione della tecnica di lavorazione. Le tessere presentano un’alternanza bicroma bianca e nera con alcuni inserti grigio-azzurri. Sono suddivisi in due registri decorativi per ogni navata e le decorazioni geometriche sono tipiche del periodo.
Ci sono dei documenti che attestano l’edificazione paleocristiana?
Per quel che riguarda la basilica, non ne conosciamo l’esistenza, a parte la consacrazione sulla parete laterale destra, vicino all’ingresso. In relazione al periodo storico sul ripopolamento dell’antico centro etrusco in era cristiana, possediamo invece solo tre lettere in cui Papa Gregorio Magno dialoga con i vescovi della città di Bolsena. In queste missive si percepisce l’intenzione dei vescovi di reclutare, presso gli ordini monastici locali, il clero della città nuova che sarebbe poi rinata sulla rupe, contravvenendo al principio della fraternitas.
I mosaici in questo sito hanno una notevole estensione. Qual è il loro significato iconico?
Cerchi, rombi e quadrati: sono tutte figure riguardanti l’universo cosmico di Dio, mentre la stella è un simbolo di espansione cosmica di Dio nel creato.
Un’altra simbologia interessante è quella della svastica (crux gammata): nella cristianità ha un significato di protezione contro Satana e, come nelle religioni orientali, di buon augurio. La svastica si annoda su se stessa fino a formare un meandro quadrato. Questa forma geometrica, oltre a rappresentare lo schema della città di Gerusalemme (la città perfetta in terra), è legata al numero quattro (i quattro lati del quadrato), una delle simbologie numeriche del Nuovo Testamento. Rappresenta le tre destinazioni della Fede, la triade divina (Padre, Figlio e Spirito Santo) a cui si aggiunge un quarto elemento, l’uomo. E’ il simbolo della Nuova Alleanza tra Dio e l’uomo, il Nuovo Testamento, la comparsa di Gesù in terra, il Corpus Christi e la transustanziazione che il miracolo eucaristico celebra ad Orvieto con la magnifica cattedrale.
Qui sono qui presenti anche altri importanti mosaici cosmateschi. Di che periodo sono?
Sono gli arredi liturgici dell’attuale collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo, che sorgerà sopra la precedente basilica paleocristiana. Al culto bizantino di Sant’Andrea si unisce il “collegium” di persone dedite al culto del martire San Bartolomeo, portato sulla città della rupe dalle popolazioni longobarde, tra il 570 e il 575 d.C. Quando ad Orvieto regnava Agilulfo.
Inoltre, San Bartolomeo è per la tradizione cristiana, tra le tante qualifiche del martire, soprattutto protettore degli ammalati: la circostanza testimonia la presenza in quest’area di un ospedale che sorgeva nelle vicinanze.
Ci sono altre strutture leggibili?
L’archeologo Michelangelo Cagiano De Azevedo, nello scavo eseguito dal 1967 al 1969, riconobbe la presenza di un’area sacra etrusca sorta sopra uno strato di mattoni crudi di epoca villanoviana precedente. Un altro segno dell’importanza di quest’area, al di sotto dell’attuale Piazza della Repubblica, come centro nevralgico della città.
Quale importanza aveva nel Medioevo la Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo?
Era importante perché fu la chiesa che assunse nel tempo, prima della costruzione del Duomo, la funzione di basilica cattedrale, già detenuta dalla precedente basilica paleocristiana. Qui viene bandita nel 1216 la Quarta Crociata. E l’anno dopo Pietro D’Artois fu nominato re di Gerusalemme. Mentre nel 1281, proprio qui venne eletto papa Martino IV, che morì e fu sepolto a Perugia. Inoltre, nel XIV secolo questa diventò la chiesa dell’ordine dei Mendicanti.
Una lunga storia. Da riscoprire. Non resta che augurare al turista un buon viaggio nel tempo.
www.stefanobottini.com


 

I MONTI SIBILLINI
SIBILLINI, DI NOME E DI FATTO
di Daniela Querci

Un maestoso anfiteatro di pietra ammantato in un'aura di mistero. Suggestivo palcoscenico naturale dove, da tempo immemorabile, vanno in scena miti e leggende infernali. Una gemma dalle sfumature blu intenso che si dice si tinga di rosso quando nei suoi fondali si apre una voragine che conduce nientemeno che all'Averno, il nome degli inferi nella mitologia latina.
Il gruppo montuoso dei Sibillini, nell’area sud-orientale dell’Umbria, a cavallo con le Marche, rappresenta il massiccio più imponente del settore centrale della dorsale appenninica ed il quarto per elevazione di tutta la catena. Ha la forma di un gigantesco ferro di cavallo: un semicerchio di roccia con un diametro di più di un chilometro e mezzo di ampiezza. Lo incorniciano cime frastagliate che svettano oltre i 2.400 metri di altezza che all'interno sprofondano verticalmente fino a 1940 metri, nella pittoresca depressione occupata dalle acque del Lago di Pilato.

Il lago con gli occhiali Il lago rappresenta l'antico retaggio dell'ultima era glaciale. I detriti rocciosi, strappati dalle ripide pareti calcaree e trascinati verso il basso dalle lingue dei ghiacciai, formarono uno sbarramento naturale, una conca che venne poi occupata dalle acque. Lo specchio d’acqua è ricco di particolarità. E' uno dei rarissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sulla catena appenninica. Ha una profondità massima di 9 metri, ma la sua ampiezza è variabile, perché dipende fortemente dalle precipitazioni. Infatti, oltre che dalle piogge, è alimentato dallo scioglimento delle nevi, che coprono per buona parte dell'anno la sua superficie. A seconda della quantità di acqua che lo alimenta nei diversi periodi dell'anno, il lago appare formato da due piccoli bacini, separati o comunicanti attraverso uno stretto corridoio che gli conferisce la forma di un paio di occhiali; è infatti conosciuto anche come “il lago con gli occhiali”. Il suo perimetro massimo è di circa 900 metri, per 130 di larghezza. La profondità fu rilevata nel 1990, quando lo specchio d'acqua restò completamente all'asciutto dopo un periodo di intensa siccità. Anche se non ha immissari visibili, sul fondo sono presenti dei passaggi sotterranei per l'acqua: inghiottitoi che attraverso condotti carsici di difficile individuazione si pensa che alimentino l’Aso, un fiume che scorre nelle Marche.

Il chirocefalo abita qui Il lago di Pilato è l'ambiente di una particolarissima forma di vita, il Chirocefalo di Marchesoni, che vive esclusivamente nelle sue acque. E' un piccolo crostaceo, lungo 9 - 12 millimetri, di colore rosso corallo, che si muove nuotando all'indietro con il ventre rivolto verso l'alto. Quando il lago si prosciuga o si congela completamente, il chirocefalo sopravvive grazie ad una sua peculiare caratteristica: è in grado di produrre delle cisti isolate da una barriera protettiva, in cui gli embrioni si conservano fino a quando le condizioni ambientali adatte alla schiusa non vengono ripristinate.
La porta per l’Averno I miti e le leggende che aleggiano su questo piccolo specchio d'acqua sono innumerevoli. Ma la più antica è forse quella da cui deriva il suo nome. Si narra che nelle sue acque abbia trovato la morte Ponzio Pilato, condannato dall'imperatore Tiberio ad una morte senza sepoltura. Il suo corpo, legato ad un carro trainato da buoi, sarebbe stato abbandonato e quindi costretto a vagare senza meta. Infine sarebbe precipitato nel lago dalle affilate creste della Cima del Redentore, tingendo le acque di rosso e spalancando sul fondo una voragine comunicante con l'Averno.
Col passare dei secoli, il luogo acquisì una fama sempre più sinistra. Nel Medioevo era considerato dimora di streghe. E molti negromanti affrontavano viaggi da tutta Europa per raggiungere il lago. Le autorità ecclesiastiche e la popolazione dei paesi circostanti, allo scopo di impedire il sinistro pellegrinaggio, eressero muraglie di sbarramento.
E arrivarono persino a decretare l'impiccagione, come pena per chi fosse stato sorpreso a girovagare nei dintorni dello specchio d'acqua. Nell'antichità il lago era anche conosciuto come “Lago della Sibilla”, in relazione alla mitica indovina che presta il nome a tutto il gruppo montuoso.

I monti azzurri di Leopardi I Sibillini, ricordati da Giacomo Leopardi come i “monti azzurri” ne Le Ricordanze, raggiungono la massima elevazione col Monte Vettore. Il nome deriva dal latino Victor, vincitore, che rimanda probabilmente alle sue notevoli quote rispetto alle cime limitrofe. Con i suoi 2.476 metri, il Vettore è infatti secondo solo alle vette del massiccio del Gran Sasso - che tocca la più elevata quota appenninica con i 2.912 metri del Corno Grande -, a quelle del massiccio della Majella, e al Monte Velino, tutti in Abruzzo. Mentre le pareti interne del monte dominano la conca del Lago di Pilato, all’esterno il versante umbro della montagna sovrasta l'incantevole panorama del Pian Grande di Castelluccio di Norcia.

La strada delle fate ed altre leggende Proprio dal Pian Grande è perfettamente visibile una larga fascia trasversale di ghiaia, che percorre tutto il fianco del Monte Vettore, e che è chiamata “la strada delle fate”. In questo caso, la leggenda vuole che in una notte d'estate un gruppo di fate si fossero attardate a ballare con i giovani di un paese vicino (Pretare, sul versante marchigiano del Vettore). Sorprese dal sopraggiungere dell'alba, le fate sarebbero fuggite tanto precipitosamente da lasciare le loro impronte lungo il fianco della montagna, tracciando con i loro piedi incantati il sentiero di pietre che è tuttora facilmente individuabile anche dalle immagini da satellite. Ancora oggi, la tradizione popolare ricorda questo episodio leggendario proprio a Pretare, dove le giovani del luogo, vestite da fate, sfilano lentamente dalle falde della montagna verso il centro del paese, dove poi iniziano a danzare.
I Sibillini sono ricordati come porta per l’oltretomba da Virgilio, nel VI canto dell'Eneide. Ma la più affascinante delle leggende che riguarda la catena montuosa è quella che si riallaccia al mito pagano ed orgiastico di Cibele, la madre di tutti gli Dei. Con l’avvento del cristianesimo, al culto pagano sarebbe subentrato quello religioso, e Cibele sarebbe stata rimpiazzata dalla Sibilla, vergine dotata di virtù profetiche e quindi in grado di effettuare previsioni e fornire responsi. Risposte che in genere venivano presentate in forma oscura o ambivalente, tanto da poter essere interpretate in modi diametralmente opposti.
La Sibilla che dimorò sui monti omonimi viene anche ricordata come “Oracolo di Norcia”, o “Sibilla Appenninica”. Sembra che dimorasse in una caverna sul Monte Sibilla, di incerta localizzazione e la cui entrata è ora presumibilmente sotterrata da una frana.
Mito, leggenda o semplicemente frutto della fantasia umana, la Sibilla ha ispirato anche celebri romanzi cavallereschi, come il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino, dove il protagonista, allo scopo di ricongiungersi con i suoi cari, affronta un lungo e pericoloso viaggio proprio per interrogare l’indovina.




 

ASSISI, PATRIMONIO MONDIALE UNESCO

LE MOTIVAZIONI PER L'INSERIMENTO DI ASSISI
Assisi, antico santuario e città medievale costruita su una collina, è la città natale di San Francesco e strettamente associata con il lavoro dell'Ordine francescano.
I capolavori di arte medievale, come la basilica di San Francesco e gli affreschi di Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e Giotto, hanno fatto di Assisi un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo artistico e architettonico dell'Italia e dell'Europa.
Iscrizione: 2000 Criteri: C (i) (ii) (iii) (iv) (vi) Giustificazione: Criterio (i): Assisi rappresenta un insieme di capolavori del genio creativo umano, come la Basilica di San Francesco, hanno fatto di essa un riferimento fondamentale per la storia dell'arte in Europa e nel mondo. Criterio (ii): Lo scambio di messaggi artistici e spirituali dell'Ordine francescano ha contribuito significamene allo sviluppo dell'arte e dell'architettura nel mondo. Criterio (iii): Assisi rappresenta un esempio unico di continuità di una città-santuario all'interno della sua posizione ambientale dalle sue origini umbro-romane e medioevali ad oggi, ha rappresentato nel paesaggio culturale, gli insiemi religiosi, i sistemi di comunicazione e le tradizioni territoriali. Criterio (iv): La Basilica di San Francesco è un esempio straordinario di un tipo di complesso architettonico che ha significativamente influenzato lo sviluppo dell'arte e dell'architettura. Criterio (vi): Essendo il luogo di nascita dell'Ordine francescano, Assisi sin dal medioevo è stata strettamente associata con il culto e la diffusione del movimento francescano nel mondo, focalizzando su un messaggio di pace e tolleranza anche le altre religioni.

LISTA DEI SITI UNESCO ITALIANI
1979 Arte Rupestre della Val Camonica
1980 La Chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie e il 'Cenacolo' di Leonardo da Vinci
1982 Centro storico di Firenze
1987 Venezia e la sua Laguna
1987 Piazza del Duomo a Pisa
1990 Centro Storico di San Gimignano
1993 I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera
1994 La città di Vicenza e le ville del Palladio in Veneto
1995 Centro storico di Siena
1995 Centro storico di Napoli
1995 Crespi d'Adda
1995 Ferrara, città del Rinascimento, Delta del Po
1996 Castel del Monte
1996 Trulli di Alberobello
1996 Monumenti paleocristiani di Ravenna
1996 Centro storico di Pienza
1997 La Reggia di Caserta del XVIII con il Parco, l'acquedotto Vanvitelli e il Complesso di S. Leucio

1997 Residenze Sabaude
1997 L'Orto botanico di Padova
1997 Portovenere, Cinque Terre e Isole (Palmaria, Tino e Tinetto)
1997 Modena: Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande
1997 Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata
1997 Costiera Amalfitana
1997 Area Archeologica di Agrigento
1997 La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina
1997 Villaggio Nuragico di Barumini
1998 Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula
1998 Centro Storico di Urbino
1998 Zona Archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia
1999 Villa Adriana (Tivoli)
2000 Isole Eolie
2000 Assisi, La Basilica di San Francesco e altri siti Francescani
2000 Città di Verona
2001 Villa d'Este (Tivoli)
2002 Le città tardo barocche della Val di Noto (sud-est della Sicilia)
2003 Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia
2004 Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia
2004 Val d'Orcia
2005 Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica
2006 Genova, le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli
ITALIA SANTA SEDE
1980, 1990 Centro Storico di Roma, le proprietà della Santa Sede che godono dei diritti di extraterritorialità, e San Paolo Fuori le Mura.


 

MUSEO REGIONALE DELLA CERAMICA DI DERUTA
Per gli appassionati della ceramica, una tappa obbligata è certamente il Museo Regionale della Ceramica. Il percorso museale è costituito da 14 sale espositive con oltre 7.000 opere, distribuito su tre piani, al quale va aggiunto l’immenso spazio destinato ai depositi che conservano oltre 5.000 maioliche e collezioni di ceramica contemporanea, accessibili al pubblico e debitamente attrezzate per attività di studio.
Al piano terreno si accede a sale “open” dove sono sistemate mostre temporanee che consentono al visitatore di cogliere, a colpo d’occhio, un saggio della sistemazione del Museo e di decidere se proseguire la visita a pagamento. Dalla stessa area si accede alla biblioteca specialistica in storia della ceramica, già ricca di oltre 1.400 volumi. Il percorso si apre con una sala dedicata alla tecnica della ceramica e continua a pian terreno con una sezione dedicata alla ceramica arcaica ed alla storia della ceramica di Deruta. La sezione archeologica, che riunisce oggetti di provenienza varia e spesso ignota, offre un significativo panorama dei
principali tipi di vasellame prodotti in Grecia e in Italia in epoca antica. Notevoli sono alcuni vasi di fabbricazione etrusca; fra le produzioni romane si segnala la “sigillata italica”, il tipico vasellame da mensa della prima età imperiale. La produzione locale medioevale è testimoniata da brocche e catini del XIV sec. Di maggiore ricchezza decorativa sono le ceramiche databili fra
il XV ed il XVII sec. Sono esposti elementi non realizzati per uso comune, come piatti da pompa recanti stemmi nobiliari o ritratti di belle donne rinascimentali, decorati con la tecnica
del lustro, coppe amatorie, gamelii, ballate, impagliate, oggetti per la tavola, alzate,
saliere, boccali e brocche. Durante il percorso vengono proposte alcune aree tematiche,
come la sezione dei pavimenti, delle targhe votive, nonché la ricostruzione di un’antica farmacia. Particolare attenzione al secondo piano è dedicata al collezionismo, con la parte finale del percorso destinata alla “Collezione Magnini”.


Orario di apertura al pubblico:


aprile-giugno
10.30-13.00 / 15.00-18.00
tutti i giorni

luglio-settembre
10.00-13.00 / 15.30-19.00
tutti i giorni

ottobre-marzo
10.30-13.00 / 14.30-17.00
chiuso il martedì

Chiuso il 25/12 e il 01/01
Informazioni e prenotazioni gruppi:
Museo Regionale della Ceramica
Largo San Francesco, 1 06053 Deruta (Perugia)
Tel. 075 9711000
fax 075 9711000
e-mail: deruta@sistemamuseo.it


UN MUSEO LUNGO UN SECOLO

Il dottore in legge Francesco Briganti […] ha avuto l’idea di costruire un museo da servire agli artisti derutesi, alla storia dell’arte ed al decoro della patria illustre delle majoliche, Deruta. A tale lodevole impresa mi associai io, promotore del primo risveglio ed Alpinolo Magnini con copie di vasi ritratti in Roma dove ora studia ed altri simili lavori, Alessandro Piceller di Perugia, il professor Giuseppe Bellucci, il professor Eugenio Aruch ed altri con doni non ispregevoli. E’ Angelo Micheletti, straordinaria ed eclettica personalità di artista-medico-ceramologo, che in una dichiarazione del 27 dicembre 1899 fornisce, con questo breve passo, la prima testimonianza sulle origini del Museo delle Ceramiche di Deruta. In effetti, la fondazione del Museo risale all’anno 1898. Ne da certezza la relazione presentata dall’ideatore, Francesco Briganti, al Consiglio Comunale riunitosi in seduta straordinaria il 30 agosto 1903, per assumere alcuni provvedimenti a miglioramento del museo: Esiste in Deruta un museo.
Gli oggetti ivi raccolti cominciarono a raggranellarsi nel 1898 ed io stesso insieme al dott. Angelo Micheletti cercai vari frammenti e di raccogliere degli oggetti posseduti da varie famiglie di Deruta. il professor Magnini trovavasi allora in Roma per ragioni di studio e lo pregammo d'inviarci degli acquerelli e copie di maioliche esistenti in quei musei. Rispose gentilmente all'invito mandando degli splendidi disegni e continuò sempre ad interessarsi della nostra raccolta. L'idea di un museo piacque moltissimo al signor Alessandro Piceller di Perugia che con rara munificenza donò un grandissimo numero di oggetti che formano la parte principale dei lavori sino ad ora messi insieme. E di più ci onorò più volte della sua presenza portandoci pure dei forestieri ed acquistando i lavori dei nostri fabbricanti che ricevettero continuamente da lui consigli ed incoraggiamento. Indispensabile è infine l'utilità di questo museo. Con esso veniamo a conoscere la storia e lo sviluppo dell'industria ceramica in Deruta; diamo ai nostri lavoranti degli esemplari da imitare e questi esemplari gloriosi saranno uno stimolo per i fabbricanti ed una réclame per i visitatori.
Gli espliciti scopi didattici voluti da Briganti per il Museo artistico pei lavoranti in maiolica (questa la significativa denominazione che appare nel catalogo del 1900), insieme alle finalità sia di ricerca storico-ceramologica che divulgativo-promozionale in rapporto alla locale produzione industriale, corrispondevano ad una concezione moderna dei musei. Pare evidente, infatti, che non fosse ignota all’ideatore né l’insegnamento di papa Pio VII, che già nel 1802 raccomandava di concepire i musei anche come luoghi utili al progresso della professionalità artigiana e all’incremento del turismo, né l’esempio dei musei di arte applicata che, a partire dalla fondazione nel 1852 del South Kensington Museum, comparvero rapidamente in tutta l’Europa con lo scopo di esporre modelli che servissero da esempio agli operai. L’idea moderna era quella di rinnovare l’alleanza fra arte e industria di fronte all’inevitabile declino dei mestieri tradizionali con il progredire dell’industrializzazione. Nascono così e si sviluppano rapidamente, nella seconda metà dell’Ottocento, accanto ai musei d’arte applicata, mostre e concorsi industriali , scuole di disegno. La lucida consapevolezza della crisi in atto e la tensione verso il rinnovamento industriale trovano impegnata anche Deruta fin dai primi anni postunitari. Nel 1872, infatti, il Comune realizza la prima Esposizione industriale di Deruta, a cui concorrono le officine locali, e promuove contemporaneamente una borsa di studio per l’invio di un allievo in qualche importante manifattura nazionale -così recita la deliberazione comunale- allo scopo di istruirsi e perfezionarsi nell’arte del vasaio.

Nella stessa occasione viene anche realizzata una mostra di arte antica che raccoglie, come si ricava dai documenti dell’archivio comunale, venti maioliche perlopiù di epoca rinascimentale, fra le poche ancora rimaste a Deruta e in possesso di alcuni privati. E’ qui che vanno rintracciate le prime origini del museo sia poiché questa prima esperienza tracciò in nuce quello che più tardi, grazie a Briganti, Magnini e Micheletti, divenne un concreto e riuscito programma di ripresa e trasformazione della ceramica derutese, sia poiché quelle prime antiche maioliche esposte costituirono parte del primo nucleo del museo. Ancora di più, si potrebbe dire che l’esposizione delle antichità perché servissero da esempio agli artigiani e per la meraviglia dei visitatori costituisce già di per sé l’idea del museo, rappresentandone alcune fra le principali essenziali. Non pare un caso, allora, che lo stesso Francesco Briganti ricordi, in un altro passo della citata relazione, questa prima esperienza: Nel 1872 il municipio di Deruta a titolo di incoraggiamento indisse una esposizione, la quale dette degli ottimi risultati e piacerebbe a voi, egregi colleghi che ne foste i nobili iniziatori, che noi giovani vogliamo imitarvi nelle condizioni presenti. Nella sua originaria sistemazione nel palazzo municipale, il museo contava 214 oggetti, comprese le riproduzioni ad acquerello eseguite da Alpinolo Magnini e gruppi di frammenti ritrovati in scavi locali, che risultano tutte accuratamente descritte nel catalogo redatto nel 1900 da Angelo Micheletti, primo conservatore nominato dal Comune.
La consistente donazione di Alessandro Piceller (1842-1929) collezionista perugino e critico d’arte, aveva portato al museo ben 97 opere, cui si aggiunsero quelle di Eugenio Aruch, Giuseppe Bellucci, Gerolamo Donati, il conte Lemmo Rossi-Scotti, altri importanti esponenti della cultura perugina, e dei derutesi Ettore Andreoli, Ermenegildo Cherubini, Vincenzo Cherubini, Ariodante Magnini, Marsilio Magnini, Alessandro Pascoli, compresi gli stessi promotori Francesco Briganti, Angelo Micheletti e Alpinolo Magnini. Numerosi furono anche i depositi, cosicché ben 155 opere erano rappresentate da donazioni e depositi. La prematura scomparsa nel 1901 di Angelo Micheletti indusse il Comune ad affidare l’incarico di conservatore a Francesco Briganti che lo concluse due anni dopo con la relazione al Consiglio Comunale, cui egli stesso prendeva parte come consigliere, il 30 agosto 1903 che al termine approvò sia la nomina a conservatore di Alpinolo Magnini sia la proposta di ampliamento dei locali destinati al museo, divenuti insufficienti proprio per le acquisizioni promosse da Briganti e quella di uno splendido pavimento maiolicato, con mattonelle a forma di stella e di croce, scoperto nella chiesa di San Francesco, nel 1902. Venne così adibita a museo anche la Sala del conciliatore, ma è degno di nota che, nel corso della seduta consiliare, il sindaco Vincenzo Cherubini Caraffa avesse avanzato la proposta di una sistemazione interamente nuova del museo nell’ex convento di San Francesco, oggi sede del nuovo museo.
Benché non più conservatore, non venne meno l’attività di Francesco Briganti a favore del museo: a lui si devono gli acquisti di frammenti da ritrovamenti locali e la produzione di alcuni significativi scritti di carattere storico-critico che rappresentano i primi studi ceramologici locali. La nomina di Alpinolo Magnini rese ancor più concreto l’originario progetto funzionale del museo che perseguiva uno stretto rapporto con le manifatture locali e la formazione delle maestranze. Finalmente nel 1907 si concretizzò la Scuola comunale di disegno diretta dallo stesso Magnini, reduce da analoga esperienza a Laveno, che al tempo stesso si dedicò con notevole impegno sia nella ricerca ceramologica che nella direzione artistica di una fabbrica locale. Negli anni della sua direzione, tuttavia, poche furono le nuove acquisizioni di cui vanno almeno ricordate, per la felice intuizione nel voler testimoniare anche le produzioni contemporanee, quella del 1910 di alcune pregevoli opere salvate dalla liquidazione della Società Anonima Cooperativa Maioliche, in particolare il frontale che figurò all'esposizione di Faenza e che meritò la medaglia d'oro, un piano da tavolino (Ars Umbra) e un metro quadrato di mattonelle che riproducono la formella centrale del pavimento in Santa Maria Maggiore di Spello –come spiega la deliberazione della giunta municipale- ad evitare che detti oggetti di vera importanza per l'arte nostra debbano essere venduti altrove, nonché, nello stesso periodo, delle prime riproduzioni a lustro di cui venne recuperata la tecnica dallo stesso Magnini e da Ubaldo Grazia.
Il museo conobbe purtroppo, nei decenni successivi uno stato di progressiva trascuratezza finché nel secondo dopoguerra si pose l’urgente necessità di risistemazione sia dei locali che delle collezioni. Così, infatti, si esprime con preoccupazione la Giunta Municipale nel 1954: la popolazione di Deruta ed i visitatori sempre più numerosi reclamano una nuova sede per detto museo che giace immagazzinato in un unico vano e per la pinacoteca affinché tanti quadri di valore non siano più raccolti in un locale del tutto insufficiente; tenuto presente che tanto del museo quanto della pinacoteca fanno menzione la Guida d'Italia del Touring Club Italiano nonché altre pubblicazioni del genere a carattere artistico, per cui amatori ed intenditori anche stranieri si portano volentieri a Deruta per ammirare tante opere d'arte, ma ne partono tutt'altro che edificati dopo avere constatato la caotica conservazione di così prezioso patrimonio artistico a cagione dell'insufficienza dei locali in cui è custodito. I primi concreti interventi seguirono di lì a poco:
mentre si sviluppa un intenso carteggio fra il sindaco Armando Sonno e le autorità pubbliche competenti che consente di ottenere il restauro della tavola dipinta dall’Alunno da parte dell’Istituto Centrale del restauro, il tecnico comunale Salvatore Turchetti provvede alla ristrutturazione dei locali, mentre alla risistemazione delle esposizioni viene chiamato nuovamente Francesco Briganti coadiuvato da Ezechiele Sposini, un valido pittore derutese. Nel frattempo, per iniziativa della Associazione Pro Deruta nel 1950 si era tenuta una mostra di maioliche antiche e moderne, e nel 1953, ideata da Giuseppe Agozzino e promossa dell'Ente Provinciale per il Turismo, la prima riuscita edizione del concorso internazionale di decorazione ceramica denominato “Premio Deruta” alla cui realizzazione il Comune partecipa attivamente con l’espressa intenzione di costituire attraverso l’acquisizione delle opere premiate una collezione di maioliche moderne di notevole pregio artistico. La rinnovata centralità del museo nella politica amministrativa locale trova, quindi, anche nuove motivazioni che interpretano le esigenze di modernità nel rapporto con le correnti artistiche contemporanee. Esigenze che già nel periodo fra le due guerre avevano trovato a Deruta spazio nelle produzioni delle manifatture locali. Le attese e le speranze suscitate paiono ben rappresentate dall’elogio rivolto da Francesco Briganti al sindaco Armando Sonno, in una lettera oggi conservata nell’archivio comunale: Colgo l'occasione per rallegrarmi con Lei dei grandi lavori che Ella ha fatto eseguire per l'abbellimento di Deruta. Fin da quando vennero restaurati i muri castellani a Deruta non è cessato mai il lavoro di risanamento igienico ed edilizio. I derutesi dovranno essergli grati perchè in circa trenta anni non vi era mai stata una altra amministrazione che avesse addimostrata tanta attività come quella da Lei diretta anche per quanto riguarda la parte culturale come lo addimostra il concorso del premio "Deruta".


In effetti da allora proseguì ininterrottamente il progressivo investimento del Comune di Deruta nel proprio museo, ampliandone via via la capacità, realizzando nuove acquisizioni, promovendo nuove iniziative espositive, organizzando mostre temporanee, mentre nei primi anni Sessanta alla azione culturale del Comune si affianca l’Istituto Statale d’Arte di nuova istituzione. Nel 1963 venne approvato il progetto di ristrutturazione del palazzo comunale e della pinacoteca - museo, e l’anno precedente era stato acquisito, ad incremento della dotazione del museo il campionario dell’ex fabbrica Maioliche Deruta del consorzio CIMA, evitando la dispersione di una delle più valide testimonianze della ceramica artistica italiana fra le due guerre, mostrando anche in questo caso una notevole sensibilità e consapevolezza da parte dell’Amministrazione che così motivò l’acquisto:
esso rappresenta la storia della produzione delle ceramiche di Deruta in questo ultimo secolo e costituisce, per l'immediato futuro, un'importante rassegna della produzione stessa delle ceramiche di Deruta, mettendo in evidenza l'origine della scuola derutese e la sua continuazione sul piano dell'artigianato della locale economia, esprimendo i tempi e le tradizioni. Si tennero ulteriori edizioni del “Premio Deruta” fino al 1972, allorché la manifestazione cessò definitivamente, mentre nel 1965 a seguito del decreto ministeriale del 15 settembre che classificò quello di Deruta fra i “musei minori”, fu adottato dalla nuova amministrazione un regolamento di organizzazione e funzionamento affidando a Marsilio Magnini l’incarico conservatore del museo. Nel 1978, infine, matura l’idea di un nuovo museo per la ceramica che avesse caratteristiche regionali, che potesse cioè documentare tutta la produzione storica dei diversi centri umbri e ne viene individuata la nuova sede nell’ex convento di San Francesco, nel centro storico di Deruta. La ristrutturazione del convento, sorto intorno all’anno Mille e appartenuto in origine, forse, ai monaci benedettini e più tardi ai francescani, ha richiesto un imponente lavoro di trasformazione e restauro affidato alla progettazione, prima, dell’architetto Giuliano Mastroforti e, dal 1989, dell’architetto Mario Manieri Elia e terminato solo di recente grazie, anche, al sostegno economico della Comunità Europea e ad un contributo straordinario del Presidente del Consiglio dei Ministri. La progettazione definitiva, che si deve anche a Gian Carlo Bojani e Giulio Busti per la parte museografica, disegna un museo funzionale e attuale con la sistemazione di un percorso innovativo: superato all’ingresso il banco della reception si accede, infatti, a due sale “open” dove sono sistemate sintetiche mostre temporanee (attualmente una dedicate alle terrecotte invetriate e una agli artisti derutesi del Novecento) che consentono al visitatore di cogliere, a colpo d’occhio, un saggio della sistemazione del museo e di decidere se proseguire la visita a pagamento. Dalla stessa area si accede alla biblioteca specialistica già ricca di circa mille volumi, mentre il restante percorso che sale dal piano terra ai due piani superiori descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica derutese dalle produzioni in “maiolica arcaica” ai primi anni del Novecento.

Sono poi salvaguardate alcune aree tematiche, come la ricostruzione di una antica farmacia, qualche collezione presentata integralmente, la sezione dei pavimenti e delle targhe votive. Una torre metallica di tre piani è riservata, infine, ai depositi e ai frammenti, anch’essi visitabili. Nel complesso le opere conservate nel museo sono oltre seimila, la maggior parte acquisite dal Comune nell’ultimo ventennio. E’ del 1979, infatti, l’acquisizione della serie di piatti d’artista “Deruta 2000” realizzata da un consorzio fra diverse aziende locali che insieme alle numerose opere realizzate nel 1981 in occasione della mostra “Multiplo d’Artista in maiolica” e a quelle provenienti dalle varie edizioni del “premio Deruta” rappresentano il consistente nucleo della sezione contemporanea del museo, dove sono conservate opere di Edgardo Abbozzo, Nino Caruso, Piero Dorazio, Paolo Portoghesi, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini e molti altri artisti contemporanei. Dal 1980 con l’acquisizione da parte della Provincia di Perugia, con il contributo del Comune di Deruta, della collezione Pecchioli ricca di centotrenta opere di epoca cinque e seicentesca, quasi tutte di origine derutese, si incrementa invece il fondo storico che era rimasto immutato dai primi anni del secolo. Nello stesso anno viene avviato il restauro del grande pavimento maiolicato rinvenuto nella chiesa di San Francesco nel 1902. Mentre riprendono le pubblicazioni specializzate perlopiù in occasione di mostre, si compiono nuove significative acquisizioni. Nel 1990 la importante collezione Milziade Magnini, medico di origine derutese, ma a lungo residente in Puglia, viene acquisita al museo, con il concorso di vari enti, recandovi parecchi e pregevoli esempi di maiolica rinascimentale derutese nonché un importante raccolta di antiche ceramiche apule. L’attività attorno al concreto evolversi del nuovo museo e, nell’attesa, la riorganizzazione del piccolo museo nel palazzo municipale dei primi anni Novanta favoriscono le donazioni che consentono di acquisire, grazie alla generosità dei discendenti, diverse opere di Alpinolo Magnini e Ubaldo Grazia. Prosegue, infine, fino ai nostri giorni un’accorta politica di acquisizioni mirata soprattutto a colmare vuoti di documentazione di tipologie, specie quelle relative al periodo migliore della produzione derutese tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Tra le acquisizioni più recenti e significative, i ventitre pezzi della collezione Del Guerra tra cui numerosi piatti da pompa decorati a lustro e i quattro raffinatissimi piatti provenienti dall’asta Sotheby’s di Milano del luglio scorso e ora esposti, in occasione del suo primo centenario, nella sala centrale del nuovo Museo delle Ceramiche di Deruta.
(Tratto da: Giulio Busti e Franco Cocchi, Inaugurato a Deruta il Museo Regionale della Ceramica, in “Ceramicantica”, VIII, 4, 1998, pp.50-63)

 

RETRÒ - CITTA' DI CASTELLO -
Mercatino dell'antiquariato, la terza domenica di ogni mese.

Retrò si tiene a Città di Castello la terza domenica di ogni mese. È una Mostra mercato per gli appassionati di oggetti di antiquariato, artigianato, rigatteria, per i cultori di cose preziose, per i curiosi alla ricerca di qualcosa di insolito o bizzarro per coltivare hobby e collezionismo. C'è di tutto, per tutti i gusti e per tutti i portafogli.
La cornice è quella storica dei palazzi nobili delle vie e piazze che caratterizzano il centro storico di Città di Castello come porta rinascimentale di un'Umbria tutta medievale.

La Città

Città di Castello posta su una lieve altura, tra il verde di dolci e ridenti colline, è il centro più importante e popolato dell'Alta Valle del Tevere. Depositaria di un prezioso patrimonio storico, religioso ed artistico, viene a tutt'oggi considerata una cittadina notevolmente significativa per la suggestività dei monumenti più antichi, per la presenza di una fervida civiltà rinascimentale e per la qualità delle numerose manifestazioni che, di portata nazionale, richiamano ogni anno migliaia di visitatori. Simpatici momenti folcloristici e musicali, interessanti esposizioni artigianali ed agricole, allegre feste paesane ed importanti eventi sportivi, animano periodicamente e caratterizzano in modo vivace la vita di questa bella realtà umbra.


Città di Castello: La Storia

Città di Castello rappresenta il centro più abitato e importante dell'Alta Valle del Tevere, fondata sulla riva sinistra del suddetto fiume presumibilmente agli inizi del I millennio a.C. dagli Umbri che la denominarono Tiferno.
Intorno al III secolo a .C., dopo essere stata assoggettata dai Romani, prese il nome di Tifernum Tiberinum; due secoli più avanti divenne municipio romano, abbellito con edifici pubblici e templi da Gaio Plinio Cecilio Secondo, ovvero Plinio il Giovane.
La diffusione del Cristianesimo è legata alla figura di San Crescenziano, vissuto tra il III e il IV secolo e martirizzato sotto Diocleziano, lo stesso che incluse la città nella provincia Tuscia et Umbria sotto la diretta amministrazione romana. Divenne sede vescovile tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Dopo essere stata saccheggiata e distrutta per opera del goto Totila durante la guerra gotico-bizantina (535-553), la cittadina venne ricostruita dal Vescovo Florido verso il VII secolo assumendo prima il nome di Castrum Felicitatis e poi, a partire dal X secolo, quello di Civitas Castelli, dal quale derivò l'attuale Città di Castello.
La città venne organizzata in comune a partire dal 1100; durante l'epoca del libero Comune, essa venne divisa equamente in quattro rioni, ciascuno dei quali correlato alle quattro porte principali: Porta San Florido, Porta San Giacomo, Porta Santa Maria e Porta Sant'Egidio. Ad oggi, invece, essi sono tre: Prato, il più antico, Mattonata, che include il Rione di Santa Maria, e San Giacomo.
Città di Castello passò in periodi successivi sotto il controllo di Perugia, degli imperatori e dei Papi; il papa Martino V decise di affidare la città al condottiero Braccio Fortebraccio da Montone; terminata la signoria dei Fortebracci, ebbero inizio battaglie tra potenti famiglie volte alla conquista del potere. Tra i Fucci, i Tartarici e i Vitelli, solo questi ultimi ebbero la meglio e Città di Castello divenne signoria della famiglia Vitelli, sotto i quali la città ebbe un notevole sviluppo artistico e urbanistico (essa fu arricchita di eleganti palazzi, Chiese e monumenti; Raffaello, i Della Robbia, Luca Signorelli e molti altri artisti lavorarono per la città).
Durante il convegno di Senigallia del 1502, Vitellozzo Vitelli fu ucciso da Cesare Borgia, soprannominato Il Valentino, che si proclamò Duca della città; in seguito quest'ultima passò sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa fino alla fine del XVIII secolo. Fu allora, infatti, che le truppe cisalpine entrarono in città, proclamando la Repubblica; ma l'anno successivo, più precisamente il 18 giugno 1799, essa venne occupata dagli Austriaci: il potere pontificio fu ristabilito e l'ordine fu riportato in città.
All'inizio dell'800 Città di Castello fu annessa all'Impero Napoleonico (1809-1814), mentre nel 1849 aderì alla Repubblica Romana; l'11 Settembre 1860, all'arrivo del generale Fanti a capo delle truppe piemontesi, entrò a far parte del Regno di Italia.
Nel corso del secondo conflitto mondiale, Città di Castello fu pesantemente colpita dai bombardamenti anglo-americani (ponti, fabbricati civili e industriali, acquedotti furono distrutti), ma scrisse anche una delle pagine più eroiche della Resistenza grazie al tenente Venanzio Gabbiotti, poi insignito della medaglia d'oro al valor militare, che, sollecito verso gli ideali di libertà, finì con l'essere assassinato dai Fascisti e dai Nazisti.


Città di Castello: Turismo

Città di Castello ospita un rilevante e suggestivo patrimonio storico, artistico e religioso, che richiama ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo.
L' antica storia di Città di Castello è testimoniata dai palazzi che furono sede degli antichi organismi amministrativi come il Palazzo del Podestà, attribuito ad Angelo da Orvieto, in stile trecentesco; la facciata, invece, risale al XVII ed è opera di Nicola Barbioni, che la realizzò in stile neoclassico.
Costruita seguendo lo stile gotico agli inizi del XIV secolo, la Chiesa di San Francesco accoglie la copia del dipinto di Raffaello 'Sposalizio della Vergine' il cui originale si trova nella Pinacoteca di Brera; l'opera 'L'incoronazione della Vergine, invece, di Giorgio Vasari è posta nell'altare maggiore della cappella Vitelli, anch'essa del Vasari.


Da vedere
Musei

Pinacoteca Comunale

Collezione tessile Tela Umbra

Museo Capitolare

Museo delle Tradizioni Popolari

Collezione Burri

Raccolta Civica


Monumenti
in Città

Palazzo dei Priori

Campanile cilindrico

Cattedrale

Torre Civica

Palazzo del Podestà

Chiesa di S. Francesco

Chiesa di S. Domenico

Santuario di S. Maria delle grazie

Palazzo Vitelli alla Cannoniera

Palazzo Vitelli a Sant' Egidio

Palazzo Vescovile



Altri Eventi

Festival delle Nazioni (fine agosto): concerti di musica da camera vengono effettuati nelle più belle chiese e nei palazzi della città
• Fiere di San Florido (14-15-16 novembre)
• Stracastello (la seconda domenica di settembre)
• Fiere di San Bartolomeo (23-24-25 agosto)
• Mostra Mercato Nazionale del Libro Antico (primo fine settimana di settembre)
• Mostra Nazionale del Cavallo (secondo fine settimana di settembre)
• Mostra Nazionale del Mobile in Stile
• Mostra del Tartufo Bianco e Prodotti Agroalimentari (primo fine settimana di novembre)
• Giornate dell'Artigianato Storico, ultimo fine settimana di agosto: nel centro storico della città (rione Prato) vengono ricreate botteghe atigiane di antichi mestieri
• Rievocazione del Canto della Pasquella (vigilia dell'Epifania)
• Ciclo di conferenze "Chiese e arte" (agosto-settembre)
• Dicembre organistico (chiesa di San Francesco)
• Festa della beata Margherita (4 maggio)
• Festa del beato Carlo Liviero (30 maggio)
• Festa di san Crescenziano (2 giugno)
• Festa della beata Florida Cevoli (12 giugno).
• Festa patronale di santa Veronica Giuliani (9 luglio)
• Festa patronale della Madonna delle Grazie (26 agosto)
• Festa della dedicazione della Basilica Cattedrale (23 agosto)
• Festa di san Ventura (5 settembre).
• Palio dell'Oca - Quartiere Mattonata - 1ª domenica di ottobre
• Fiera delle Utopie Concrete - 2º fine settimana di ottobre
• Festa di san Donnino (12 ottobre)
• Festa patronale dei santi Florido e Amanzio (13 novembre)
• Concorso Musicale "Zangarelli" (prima settimana di maggio)


Città di Castello e l’Arte del legno

L'arte di lavorare il legno, già da secoli, costituiva uno dei settori principali della realtà artigianale di Città di Castello: dalle campagne alle città erano numerose le botteghe dei falegnami che caratterizzavano i vicoli.
Fin da allora la peculiarietà della produzione Altotiberina sta nell'arte di realizzare mobili in stile utilizzando sia legno antico recuperato, sia legno nuovo, comunque sempre ed esclusivamente massello, evitando l'uso di materiali tipo truciolare, melaminico MDF o nobilitati. Dalla documentazione presente nelia Archivi Storici della Diocesi e da queli del Comune, si evince come l'attività del falegname sia stata di prima importanza nella vita sociale cittadina già dal XVIII secolo.
Per mobile in stile si intende il pezzo prodotto recentemente ricalcando il più possibile un modello originale. Si tratta di repliche che non hanno alcun intento ingannevole e sono ispirate ai tipi più diffusi e noti del passato.
Il mobile in stile altotiberino risente in particolare degli influssi stilistici sia umbri che toscani, di epoca rinascimentale e tardo rinascimentale.


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FRANCESCO DI ASSISI E FEDERICO II DI SVEVIA
UN RILANCIO DI ASSISI A LIVELLO EUROPEO ED INTERNAZIONALE
CON UN PROGETTO CAPACE DI ATTRARRE NUOVI TURISTI
ALLA SCOPERTA DI UN MEDIOEVO CHE SI FA EVENTO
NELL'INCONTRO TRA IL SANTO E L'IMPERATORE PIU' FAMOSO DEL MEDIOEVO

Assisi è conosciuta nel mondo come la città di S.Francesco, il santo più famoso nel Medioevo. Egli raccoglie tra i suoi devoti non solo cattolici ma appartenenti ad altre religioni. E' stato ed è fonte continua di ispirazione per poeti, scrittori, romanzieri, drammaturghi, registi.
Federico II è l'Imperatore che nel Medioevo ha stupito il mondo con la sua personalità e le sue scelte innovative in campo letterario, giuridico, amministrativo, architettonico. Nelle regioni meridionali da lui governate, Puglia e Sicilia innanzitutto e poi Campania, Calabria, Basilicata, è ancora viva la sua memoria con Centri, Associazioni, Istituti, Università ed.... Aeroporto che hanno il suo nome ed innumerevoli sono le celebrazioni che, in molte città delle suddette Regioni , ne rinnovano la fama, come tornei, sagre, rievocazioni storiche.
Federico II ha un legame particolare con Assisi. Ha ricevuto il battesimo nella Chiesa di S.Rufino, ha trascorso i suoi primi tre anni nella Rocca Maggiore, Frate Elia volle la sua immagine scolpita sulla facciata orientale della Basilica di S.Francesco e fece incidere sulla grande campana di bronzo (distrutta nel 1833) la frase “ per volere di Frate Elia nell'Anno del Signore 1239, al tempo di Papa Gregorio IX e del potentissimo Imperatore Federico..”
Ritengo pertanto che non sia fuori luogo dare a Federico II la cittadinanza onoraria di Assisi, andando oltre vicende che videro contrapporsi sostenitori del potere papale a fautori del potere imperiale, con battaglie e scomuniche. Anche perchè Assisi, grazie a S.Francesco è la città della pace e della riconciliazione.
C'è di più. Da una mia ricerca ( la documentazione in allegato) risultano notevoli corrispondenze, sorprendenti analogie ed elementi comuni nelle vite parallele di S.Francesco e Federico II , tanto da giustificare la realizzazione, oggi, di un incontro che all'epoca non avvenne. . Assisi, per essere il luogo in cui Francesco accoglie Federico come il figlio che ritorna a casa, diventa anche la sede in cui il patrimonio religioso e spirituale di S.Francesco si unisce al patrimonio politico di Federico, per realizzare una nuova stagione di pace e riconciliazione tra fede e scienza, tra religione e politica, utilizzando i contributi innovativi da essi dati a questi ambiti.
L'incontro tra S.Francesco e Federico ha le caratteristiche di un evento unico ed originale capace di interessare non solo intellettuali e studiosi ma anche turisti. Assisi, città medioevale con il suo centro storico intatto e con rinomate Associazioni come quella dei Balestrieri e con Istituzioni ed Enti come quello del Calendimaggio, potrebbe per la realizzazione concreta di questo incontro, ricorrendo a scenografi, attori, compagnie di spettacolo, diventare una ribalta europea ed internazionale per le migliori e più caratteristiche rappresentazioni medioevali, sia cortei in costume che combattimenti, che palii, che tornei ed ancora gare gastronomiche con ricette d'epoca o tra arcieri, balestrieri, falconieri e non ultime di composizioni poetiche o musicali.
Il ruolo nazionale, europeo, internazionale di Assisi scaturisce naturalmente dall'incontro tra S.Francesco e Federico II in quanto esso connota Assisi come luogo di raccordo e relazione tra le varie regioni italiane ed europee e mediorientali, con le quali essi hanno avuto legami, di origine o di attività : Umbria, Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria, Germania (terra d'origine della dinastia Hohenstaufen, capostipite Federico Barbarossa, nonno di Federico II), Francia ( per le origini provenzali di Madonna Pica, madre di Francesco), Egitto ( dove avvenne l'incontro di S.Francesco, nel corso della quinta crociata e di Federico II nella sesta, con lo stesso Sultano Malik Al Kamil.

GIUSEPPE SANNOLLA
Assisi – Giugno 2011


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IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
LA VIA FRANCIGENA

STORIA

La Via Francigena che da Canterbury portava a Roma è un itinerario della storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma. Fu soprattutto all'inizio del secondo millenio che l'Europa fu percorsa da una moltitudine di anime "alla ricerca della Perduta Patria Celeste". Questa via attesta infatti l'importanza del pellegrinaggio in epoca medioevale: esso doveva compiersi prevalentemente a piedi (per ragioni penitenziali) con un percorso di 20-25 kilometri al giorno e portava in sé un fondamentale aspetto devozionale: il pellegrinaggio ai Luoghi Santi della religione cristiana. È noto come tre fossero i poli di attrazione per questa umanità in cammino: innanzitutto Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo; Santiago de Compostela, dove l'apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace e naturalmente Gerusalemme in Terra Santa. Il pellegrino inoltre non viaggiava isolato ma in gruppo e portava le insegne del pellegrinaggio (la conchiglia per Santiago de Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per San Pietro a Roma). Va detto che queste vie di pellegrinaggio erano allo stesso tempo vie di intensi scambi e commerci e che le stesse venivano percorse dagli eserciti nei loro spostamenti.

Il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell'apostolo Pietro era nel medioevo una delle tre peregrinationes maiores insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela.[1] Per questo l'Italia era percorsa continuamente da pellegrini di ogni parte d'Europa. Molti si fermavano a Roma, gli altri scendevano lungo la penisola fino al porto di Brindisi e da lì si imbarcavano per la Terra Santa. Una tappa importante prima di giungere a Brindisi era il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, sul Gargano, in provincia di Foggia. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le Strade consolari romane. I pellegrini provenienti soprattutto dalla terra dei Franchi in età post carolingia cominciarono a valicare le Alpi ed entrare in Italia. Con l'itinerario primitivo si entrava in territorio italico attraverso il Colle del Moncenisio (talvolta transitando anche dal Colle del Monginevro), dando così alla strada il nome di Francigena, cioè proveniente dalla Terra dei Franchi. La via prese quindi a far parte di quella vasta rete di strade e percorsi che segnava l'Europa di pellegrinaggio e che univa tutti i maggiori luoghi di spiritualità del tempo.
La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell'Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa moderna; è nota la frase del poeta Goethe secondo cui la coscienza d'Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio.
A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.
www.camminodifrancesco.it



LA VIA FRANCIGENA

L'itinerario di Sigerico
La relazione di viaggio più antica risale al 990 ed è compiuta da Sigerico, arcivescovo di Canterbury di ritorno da Roma dove ha ricevuto il Pallio dalle mani del Papa. L'arcivescovo inglese descrive le 79 tappe del suo itinerario verso Canterbury, annotandole in un diario. La descrizione del percorso è assai precisa anche per ciò che riguarda i punti di sosta (Mansio).
Le informazioni contenute nella cronaca di Sigerico, così come quelle del diario di Nikolas da Munkathvera, partito dalla lontana Thule sono molto utili per stabilire quale fosse il tracciato originario della Francigena. Il testo originario della cronaca recita: « Adventus archiespiscopi nostri Sigeric ad Romam : primitus ad limitem beati Petri apostoli : deinde ad Sanctam Mariarn scolarn Anglorum: ad Sanctum Lauren¬tium in craticula : ad Sanctum Valentinum in ponte Molui : ad Sanctam Agnes : ad Sanctum Laurentium foris murum : ad Sanctum Sebastianum : ad Sanctum Anasta¬sium : ad Sanctum Paulum : ad Sanctum Bonefatium : ad Sanctam Savinam : ad Sanctam Mariam scolam Graecarn : ad Sanctam Ceciliam : ad Sanctum Crisogo¬num : ad Sanctam Mariam Transtyberi : ad Sanctum Pancratium. Deinde reversi sunt in domum. Mane ad Sanctam Mariam rotundam : ad sanctos apostolos : ad Sanctus Johan¬nes in Laterane. Inde reficimus cum domini apostolico Johanno : deinde ad Jerusa¬lem : ad Sanctam Mariam majorem : ad Sanctum Petrum ad Vincula : ad Sanctum Laurentium ubi corpus ejus assatus fuit. Iste sunt submansiones de Roma usque ad mare. I Urbs Roma. Il Johannis VIIII. III Bacane. IlIl Suteria. V Furcari. VI Sce Valentine. VII Sce Flaviane. VIII Sca Cristina. IX Aquapendente. X Sce Petir in Pail. XI Abricula. XII Sce Quiric. XIII Turreiner. XIV Arbia. XV Seocine. XVI Burgenove. XVII Aelse. XVIII Sce Martin in Fosse. XIX Sce Gemiane. XX Sce Maria Glan. XXI Sce Peter Currant. XXII Sce Dionisii. XXIII Arne Blanca. XXIII Aqua Nigra. XXV Forcri. XXVI Luca. XXVII Campmaior. XXVIII –Luna. XXIX Sce Stephane. XXX Aguilla. XXXI Puntremel. XXXII Sce Benedicte. XXXIII Sce Moderanne. XXXIV Phi¬lemangenur. XXXV Metane. XXXVI Sce Domnine. XXXVII Floricum. XXXVIII Placentia. XXXIX Sce Andrea. XL Sce Cristine. XLI Pamphica. XLII Tremel. XLIII Vercel. XLIV Sca Agath. XLV Everi. XLVI Publei. XLVII Agusta. XLVIII Sce Remei. XLIX Petrecastel. L Ursiores. LI Sce Maurici. LII Burbulei. LIII Vivaec. LIV Losanna. LV Urba. LVI Antifern. LVII Punterlin. LVIII Nos. LIX Bysiceon. LX Cuscei. LXI Sefui. LXII Grenant. LXIII Oisma. LXIV Blaecuile. LXV Bar. LXVI Breone. LXVII Domaniant. LXVIII Funtaine. LXIX Chateluns. LXX Rems. LXXI Corbunei. LXXII Mundlothuin. LXXIII Martinwaeth. LXXIV Duin. LXXV Atherats. LXXVI Bruwaei. LXXVII Teranburh. LXXVIII Gisne. LXXX Sumeran.[2] » La Francigena non era propriamente una via ma piuttosto un sistema viario con molte alternative. Tali varianti trovano unitarietà e ufficialità nel diario di viaggio di Sigerico. A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale. Percorso Si sviluppa su di un percorso di 1.600 chilometri che parte da Canterbury, e arriva a Dover per attraversare la Manica; da Calais, passando per Reims, Besançon e Losanna si arriva alle Alpi che vengono passate al colle del Gran San Bernardo. Dalla Valle d'Aosta si scende a Vercelli, Pavia e si attraversano gli Appennini tra le province di Piacenza e Parma. Da Pontremoli si prosegue per Lucca, Porcari, Altopascio, Ponte a Cappiano, Fucecchio, San Gimignano, Colle di Val d'Elsa, Poggibonsi, Siena, Viterbo per terminare a Roma. Delle settantanove località attraversate da Sigerico nell'itinerario originale, trentatré sono le città : Canterbury, Calais, Bruay, Arras, Reims, Châlons-sur-Marne, Bar-sur-Aube, Besançon, Pontarlier, Losanna, Gran San Bernardo, Aosta, Ivrea, Santhià, Vercelli, Pavia (deviazione per Bobbio), Piacenza, Fiorenzuola d'Arda, Fidenza, (deviazione per Parma), Fornovo di Taro, Pontremoli, Aulla, Luni, Lucca, Porcari, Altopascio, San Genesio, San Gimignano, Siena, San Quirico d'Orcia, Bolsena, Viterbo, Sutri, Roma. Sigerico impiegò 79 giorni a percorrere, perlopiù a piedi, tutti i 1.600 chilometri del tragitto. La percorrenza media di viaggio fu quindi di 20 km circa al giorno.
Varianti Gli ostacoli naturali che i pellegrini ed i viandanti dovevano superare erano il canale della Manica, le Alpi e gli Appennini oltre che il fiume Po. Mentre per i primi due non esistevano molte alternative, per attraversare gli Appennini c'erano diverse possibilità.
Anche per l'attraversamento del fiume Po potevano esistere problemi in caso di piena ma i punti attrezzati per il passaggio erano ben noti e conservati sempre attivi, infatti solitamente questi luoghi fungono anche da 'porto' per le imbarcazioni che trasportano merci. Un esempio è il fiume Lambro che al suo sbocco nel Po vedeva essere mantenuto un efficiente porto che i documenti dicono essere 'mediolanense' (milanese).
Nel tratto della Via Francigena che porta dalla Pianura padana alla Toscana, si registravano diverse varianti di percorso che sfruttavano i vari valichi risalendo la val Trebbia e passando per Bobbio (via degli Abati), oppure la val di Taro o ancora altre valli minori. Studi recenti hanno messo in evidenza la via Francigena della Sambuca, variante che seguiva il corso del Reno fino a Porretta Terme e andava a Pistoia passando dall'antico castello di Sambuca Pistoiese e dal Passo della Collina. Un'altra variante appenninica a volte utilizzata era, almeno per alcuni tratti, la via Flaminia minor (fra Bologna e la Toscana). Una variante alpina della via Francigena attraversa le Alpi all'altezza della Val di Susa, e passa dall'abbazia di Novalesa e dall'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso per raggiungere poi Torino e ricollegarsi con il tragitto principale.
Più a sud, dopo la morte di San Francesco e la sua elevazione agli altari, molti pellegrini deviavano dall'antico percorso per visitare Assisi. La Francigena oggi Dopo la riscoperta, avvenuta negli anni Settanta, del Cammino di Santiago, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio, la via Francigena.
Come era successo per il camino spagnolo, anche il percorso della Francigena giaceva quasi interamente sotto l'asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato il tracciato di quelle che già erano state le strade principali del medioevo e dell'età romana.
L'interesse, dapprima limitato agli studiosi, poi estesosi a molti che, dopo aver percorso il Cammino di Santiago, desideravano arrivare a Roma a piedi, così come era possibile arrivare a Santiago di Compostela in Spagna, ha fatto nascere una rete di amanti della Francigena che, con vernice e pennello, hanno cominciato a segnare sentieri e percorsi. Dove possibile si è cercato di recuperare il tracciato originario, ma a volte si è scelto di deviare dal percorso storico in favore di sentieri e strade meno trafficate.
Constatando il sempre maggiore interesse per il Cammino di Santiago, è oggi chiaro che anche la Francigena è un tesoro dal punto di vista turistico, e se questo ha portato le amministrazioni pubbliche a prendere coscienza dell'importanza del fenomeno ha anche portato alcuni ad approfittarsi, ad esempio deviando il percorso pur di farlo passare nei pressi di quel bar o di quell'altro ristorante. Nonostante questo, grazie anche ad un certo interesse mediatico, come ad esempio una serie radiofonica di Rai Radio Tre dedicata alla Francigena,[4] documentari, e la pubblicazione di alcune guide è sempre maggiore il numero di persone che, per motivi religiosi o meno, percorre zaino in spalla l'antico percorso.
Nonostante le buone intenzioni di alcune amministrazioni comunali però, il percorso della Francigena a piedi in Italia non è decollato come nel caso del Cammino di Santiago in Spagna, soprattutto per la mancanza di strutture ricettive a buon prezzo dislocate a distanze regolari tra le tappe del percorso, rendendo di fatto la via percorribile solo per alcuni tratti. Cammino di Santiago e di Assisi - gemellati Al più antico e conosciuto Cammino di Santiago si affianca così questa nuova opportunità di pellegrinaggio in uno splendido scenario naturale italiano, che germoglia sotto l’egida di due grandissimi santi come Francesco e Antonio per ravvivare la fiamma di“quell’amore che move il sole e l’altre stelle” che ogni uomo quasi inconsapevolmente porta in sè. Proprio nel mese di luglio (2007), gli amministratori di Santiago e di Assisi hanno ritenuto di gemellare queste due cittadine per le comuni affinità culturali e spirituali, rinverdendo così il fondamento del pellegrinaggio come vera fonte di “nuova” evangelizzazione.



LA VIA FRANCIGENA IN EUROPA


ITINERARIO CULTURALE D'EUROPA

Canterbury Calais Bruay Arras Reims Chalons sur Marne Bar sur Aube Besancon Pontarlier Losanna Gran San Bernardo Aosta Ivrea Santhia Vercelli Pavia Piacenza Fiorenzuola Fidenza Parma Fornovo Pontremoli Aulla Luni Lucca S.Genesio S.Gimignano Siena S.Quirico Bolsena Viterbo Sutri Roma

razie al lavoro del Comitato Scientifico Internazionale, oggi siamo in grado di ricostruire questo itinerario sulla base di un documento lasciatoci da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 994 scrisse, tornando da Roma alla sua diocesi, il diario delle varie tappe toccate durante il viaggio. Inoltre il Consiglio d'Europa, accogliendo le richieste delle reltà locali interessate, ha dichiarato la Via Francigena "Itinerario Culturale Europeo", come il cammino di Santiago de Compostela in Spagna. Si vuole così affermare, nel senso più ampio, l'identità culturale europea nelle sue diversità e nella sua unitarietà, in particolare attraverso la valorizzazione del suo patrimonio monumentale ed artistico. La Via Francigena rappresentò l'unione e la comunicazione tra le varie culture e le idee dei diversi paesi d'Europa, una Europa che oggi vede cadere le barriere ma che già da allora esprimeva il desiderio e la necessità di essere unita.




LA VIA FRANCIGENA IN ITALIA


ITINERARIO ITALIANO


Gran San Bernardo Aosta Ivrea Santhia Vercelli Pavia Piacenza
Fiorenzuola Fidenza Parma Fornovo Passo della Cisa Pontremoli Aulla Luni Lucca S.Genesio S.Gimignano Siena S.Quirico Bolsena Viterbo Sutri Roma


La Via Francigena fra tante "Francigene"

Attraverso quali percorsi gli antichi pellegrini giungevano a Roma, altera Jerusalem? Fra i numerosi percorsi “romei” che da varie parti d’Europa e d’Italia raggiungevano la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto "Via Francigena” o via “francesca”, via, cioè, proveniente dalla Francia. La sua origine risale all’età longobarda: quando infatti i Longobardi nel sec. VI stabilirono il proprio dominio sull’Italia settentrionale e centro-meridionale, creando un regno con capitale Pavia, si trovarono costretti, per raggiungere i propri ducati al di là dell’Appennino, a cercare un percorso sicuro, lontano dagli itinerari romagnoli e liguri, di origine romana e certamente più comodi ma ormai controllati dai bizantini, i loro nemici irriducibili.
Diedero così impulso al percorso di Monte Bardone (‘Mons Langobardorum’), fra Fornovo, Berceto e Pontremoli, corrispondente grosso modo all’attuale passo della Cisa, attraverso cui raggiungere l’antico scalo marittimo di Luni, alla foce del Magra, e la Tuscia. Quando poi ai Longobardi subentrarono i Franchi, il percorso venne ampliato e consolidato in direzione della Francia (da cui il nome di “francigena”, attestato per la prima volta, non a caso, in documenti di questo periodo) e in direzione di Roma e del papato, che in Carlo Magno e nei Franchi aveva trovato preziosi alleati. Probabilmente fu allora che, con il consolidarsi dei traffici in direzione nord-sud, prese deciso impulso anche il pellegrinaggio verso i luoghi sacri della Città Eterna. Va sempre ricordato, però, che non si trattava propriamente di “una” strada ma di un’”area-strada”, di un insieme di percorsi usati in tempi diversi e forse con funzione diversa, a seconda dei tipi di traffico e delle vicende politiche, topografiche e climatiche delle varie zone.
Non una sola Francigena, dunque, ma “tante” Francigene, confluenti tra di loro in alcuni punti nodali.

I più frequentati valichi “francigeni” attraverso le Alpi erano il Monginevro e il Moncenisio, confluenti, nel versante italiano, nel nodo viario di Susa. Altri punti di accesso erano il Grande e il Piccolo S. Bernardo, il cui sbocco sul versante italiano è la valle d’Aosta. Fra tutti questi valichi, uno dei più frequentati dai pellegrini fu certamente quello del Moncenisio, il cui percorso di accesso all’Italia è segnato dall’antichissima abbazia di Novalesa e dalla Sacra di S. Michele, sorta nelle vicinanze del luogo che vide l’esercito di Carlo Magno aggirare a sorpresa lo sbarramento posto dall’esercito di Adelchi, figlio di Desiderio, ultimo re longobardo, di manzoniana memoria.
Altre tappe fondamentali furono Pavia, ex capitale longobarda, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, e sul tratto appenninico, le città di Fornovo e di Berceto. Al di là degli Appennini, il percorso toccava Pontremoli e Luni. La decadenza del porto di Luni, avvenuta a partire dal sec. VIII, portò allo sviluppo di Sarzana, di Massa e Pietrasanta, che, collocate lungo l’antica direttrice della via consolare Aurelia, divennero punti fondamentali del transito francigeno.
Dopo Pietrasanta, lasciata la zona costiera, insicura a causa delle incursioni piratesche, il percorso più frequentato toccava Camaiore, Lucca, Altopascio, splendido esempio di centro di assistenza ed ospitalità tra i meglio organizzati dell’Europa medioevale.
Dopo Altopascio, il tracciato della Francigena toccava la Val d’Elsa e Siena.
Da lì si innestava sulla Cassia romana, toccando Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Capranica, Sutri, Monterosi. Alla Storta, nei pressi di Roma, i pellegrini preferivano lasciare la Cassia, che attraversava zone malsane e pericolose, per seguire l’antica Via Triumphalis ed arrivavano al Vaticano dal monte Mario, detto Mons Gaudii (‘monte della gioia’).
L’accesso al piazzale della basilica di S. Pietro avveniva dal lato destro, dalla via del Pellegrino e dalla Porta Sancti Pellegrini lungo un tratto di strada che, non a caso, venne a lungo chiamato “ruga francisca” ‘strada dei francesi’.

La Via Francigena, arteria di traffici e di pellegrinaggio, divenne una via di collegamento importantissima fra il nord e il sud Europa e un fecondo terreno di scambio culturale. Monumenti e tesori d’arte arricchirono i principali centri del percorso: cattedrali splendide, come quelle di Lucca, di Sarzana o di Fidenza, chiese dove si custodivano preziose reliquie connesse al pellegrinaggio, come quella proveniente, secondo la tradizione, dal pretorio di Gerusalemme custodita nella cripta della Cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente o come il misterioso Volto Santo di Lucca, prefigurazione della Veronica romana.
Lungo il percorso sorsero santuari e oratori dedicati ai santi protettori del cammino, come Giacomo, Cristoforo, Michele arcangelo, Donnino, o, più tardi, Rocco. Miracoli strepitosi accaddero lungo la Francigena, come quello di Bolsena che, avvenuto nel sacello della martire Cristina, riportò alla fede un sacerdote dubbioso, anch’egli pellegrino a Roma, e diede alla Chiesa la festa del Corpus Domini. Sulla Francigena, come sul Cammino di Santiago, si è fatta la comune civiltà europea. Per queste ragioni nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto alla Via Francigena la dignità di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago diretto alla tomba dell’apostolo Giacomo, difensore della cristianità.



PER FAR RIVIVERE LA VIA FRANCIGENA

Ora che i collegamenti fra l’Italia e l’Europa sono facili, rapidi e numerosi e che l’antico percorso compiuto dai pellegrini è stato inglobato in una rete stradale molto più ampia ed articolata, è importante cercare di fare rivivere la Via Francigena, per ridarle in pieno quella dignità che la Comunità Europea, sulla carta, le ha già riconosciuto e per restituire al nostro Paese una parte, importantissima, della propria cultura e della propria storia. Le difficoltà, purtroppo, sono numerose, perché il percorso francigeno, a differenza del Cammino di Santiago, non ha mai avuto una “mitologia” ed una identità comune e non ha più una solida tradizione di cammino.
La strada di Santiago era nata ed era stata sostenuta da una precisa volontà politica di difesa nei confronti dell’Islam; il percorso francigeno era solo uno dei tanti che portavano a Roma, risultava esso stesso dal confluire di molti percorsi, e, per giunta, nel corso dei secoli, non è mai stato sostenuto da una volontà politica precisa, unitaria e ben finalizzata. Ora, se si vuole ridare davvero vita a questo itinerario, come è accaduto per il Cammino di Santiago, occorre individuare concretamente sul terreno un tracciato unitario e rivitalizzarlo tanto dal punto di vista del turismo culturale quanto dal punto di vista del turismo pedonale.
A questo proposito, per chi viaggia a piedi o in bicicletta occorrono innanzi tutto segnaletica e cartografia adeguate, solo in parte sinora realizzate; occorrono percorsi appartati dal traffico; occorrono credenziali ufficiali, che, dietro nostra iniziativa, l’Associazione dei Comuni italiani sulla Via Francigena ha già predisposto; occorrono strutture di accoglienza a basso costo, organizzate, efficienti, ben distribuite. Occorre, infine, che nella Basilica Vaticana, come accade presso la Cattedrale di Santiago, si predisponga un apposito ufficio di accoglienza e si organizzino celebrazioni specifiche. Solo così si potrà incoraggiare chi intende mettersi sui passi degli antichi pellegrini e vedere le bellezze del nostro Paese con ritmi più naturali ed umani di quelli moderni; solo così si potrà fare della Via Francigena una vera strada per l’Europa.


testo a cura dell'Associazione Culturale Jubilantes



Via francigena1.pdf

 

IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA: SENTIERO FRANCESE

Sentieri perfettamente ben segnalati per 800 km, a partire dai piedi dei Pirenei nel versante francese, e dopo avere attraversato la Spagna si giunge di fronte alla maestosa cattedrale di Santiago. Il cammino di pellegrinaggio è il più calpestato da sempre.
Un "viaggio" in 30-35 tappe suddiviso secondo la portata fisica di ciascun pellegrino, con la certezza di trovare una branda e una doccia calda ogni sera alla fine di una faticosa tappa, poi una trattoria per un pasto caldo o diversamente una cucina per autoprepararsi, una morigerata cenetta.
Il cammino di Santiago esiste da un millennio circa, il tracciato attuale non è più quello storico poiché è stato traslato su nuovi sentieri per evitare le antiche strade oramai troppo trafficate, tuttavia si toccano gli stessi centri storici mete degli antichi pellegrini medioevali.
La storia del Cammino di Santiago risale al IX secolo, intorno all'anno 813, quando un eremita di nome Pelayo ha una visione in una notte della luce di una stella che puntava al Monte Obradón, seguita da altri eventi soprannaturali. I fatti raggiunsero le orecchie del vescovo di Iria Flavia, Teodomiro ed ottennero l’attenzione dopo la scoperta di una necropoli dove furono trovati i resti del Apostolo Santiago.
Gli avvenimenti sono trasmessi, a sua volta, all’ asturiano re Alfonso II il casto, che diventa il primo pellegrino conquistatore della capitale del Regno delle Asturie, Oviéu. Sui resti sacri del sacro sepolcro fu costruita una piccola chiesa con pezzi di pietra e fango che più tardi sarebbe stato demolita da Alfonso III per costruirne una più grande e più solenne. Cosicchè si dà inizio al culto dell'Apostolo, diffondosi rapidamente in tutto il regno Asturiano e determinando l'arrivo dei primi pellegrini provenienti dai confini del Regni vicini. Il primitivo percorso da Oviedo a Santiago, più tardi diventa il Camino de la Costa. Il re Asturiano era consapevole dell 'importanza di avere un ideale da seguire per il consolidamento del Regno e sapientemente usò la spiritualità come un fattore unificante nel campo anti-islamico riuscendo nell’intento di creare una coscienza collettiva che raffigura l'apostolo Santiago,nel corso del tempo, come il forte guerriero cristiano immolato nella guerra santa contro il fanatismo islamico.
Intorno all'anno 844 nella pianura di Clavijo (un piccolo villaggio di Rioja), il re delle Asturie Ramiro I si trova, in netto svantaggio, di fronte alle truppe musulmane di Abd ar-Rahman II. L’apparizione di Santiago armato, su un cavallo bianco, strasvolge l'esito della battaglia contro i Mori. Il mito è così nato. Da allora tutte le vittorie cristiane vengono attribuite alla protezione del Apostolo. La vendetta dei Mori arriva nell’ anno 997, quando le truppe lanciano un attacco ad Almanzor, ad ovest della penisola, riuscendo a saccheggiare la stessa Santiago, nel rispetto però, del Santo Sepolcro.
Nel decimo secolo il pellegrinaggio a Compostela era già un dato di fatto. Le strade erano piene di persone provenienti da tutte le classi sociali e da innumerevoli nazioni. Man mano che la riconquista cristiana guadagna terreno contro l'Islam, l'immagine di Santiago guadagna stima come difensore della cristianità. Inoltre, mentre i confini con il mondo arabo si spostano verso il sud, i percorsi seguiti dai pellegrini prendono strade nuove. Il re di Navarra Sancho III, il più grande del Sec. XI, apre un nuovo percorso, sfruttando l'antica strada romana che da Bordeaux porta ad Astorga, negli altopiani spagnoli della Navarra, disegnando, così, il percorso per Santiago più fortunato e più celebre, il Cammino francese, che ha introdotto pellegrini provenienti da tutta Europa e con loro uno sviluppo urbano, culturale, economico e demografico mai vissuto fino a quel momento.
Naturalmente la chiesa costruita da Alfonso III era piccola e non poteva ospitare un così elevato numero di pellegrini, cominciò pertanto, nell’ undicesimo secolo, la costruzione di una cattedrale in stile romanico, che circondava completamente il vecchio edificio, che non fu demolita. La grande cattedrale si dimostrò all’altezza del compito ed il fervore generato nelle popolazioni di pellegrini, spinse Papa Callisto II nel 1122 ad istituire l'Anno Santo di Santiago di Compostela.
I pellegrinaggi sono ancora in corso e si diffondono in tutte le strade d’ Europa. E’ calcolato che e durante il dodicesimo e tredicesimo secolo, il pellegrinaggio a Santiago trova il suo picco. E’ nel 1139 che viene scritto il "Codex Calixtinus", che comprendente, tra le sue pagine, la prima guida al pellegrinaggio a Santiago di Compostela.
Altre strade per Santiago di Compostela sono state aperte successivamente, sulle tracce delle vie romaniche. I Cammini di Santiago che entrano in Galizia complessivamente sono 8: il Cammino Francese (il più conosciuto), il Cammino Primitivo, il Cammino del Nord, il Cammino Inglese, il Cammino di Fisterra-Muxía (cammino di prolungamento), la Rotta Marittima di Arousa, il Cammino Portoghese e la Via della Plata-Cammino del sud est. I primi tre e l'ultimo attraversano, ormai le porte di Santiago e il cuore della Galizia, le valli dell’ Ulla e del Tambre.

Approfittando del boom dei pellegrinaggi, il re cristiano, consapevole del ruolo svolto dalle strade, costruì molti monasteri ed infrastrutture per agevolare la transizione dei pellegrini; costruì ponti, aprì sentieri nei boschi, costruì ospedali per il loro riposo e guarigione e diede impulso allo sviluppo di attività commerciali ed artigianali, sicura base per la nascita di nuovi insediamenti e nuove città.
El Camino de Santiago diventa così un legame tra i popoli del vecchio continente, il continuo transito dei pellegrini, artigiani, commercianti determina uno scambio culturale, d'arte e di idee che muove tutta l’Europa, arricchendo ciascuno dei suoi partecipanti.
Nel corso del quindicesimo secolo, la Via inizia il suo declino, le guerre continue e la peste nera decima la popolazione europea. La situazione si deteriora giorno dopo giorno, cosicchè le reliquie dell'Apostolo vengono nascoste, per paura di saccheggi da parte delle truppe inglesi al comando di Drake, esacerbate nella vendetta per l'intervento della Armada spagnola sulle coste britanniche. Nel corso del XVII secolo, continuano epidemie e guerre in tutta Europa. Solo alla fine del XX secolo, grazie ad alcuni lavori nella cattedrale di Compostela, sono state recuperate le reliquie di l'Apostolo da molto tempo ritenute perse.
Per questo motivo si pensa che la parola Compostela derivi da Campus Stellae (campo della stella) o da Compos Tellum (terreno di sepoltura).
Il Cammino francese , o Cammino delle stelle, e’ il cammino di Santiago per eccellenza. Partendo da Saint Jean Pied de Port , si configura un viaggio di circa 800 chilometri verso ovest, su una strada millenaria, con la via Lattea che ci accompagna dal cielo. L’emozione non si puo’, nè si deve descrivere. E’ il pellegrino che , passo dopo passo, deve scoprirla, ricreandosi lo spirito nei paesaggi e negli anfratti cosi’ diversi che incontrera’ lungo tutto il cammino, estasiandosi al cospetto delle pietre millenarie di ponti, stradine, chiesette sperdute, monasteri e cattedrali che ci han lasciato i nostri antenati, la cui meta era, soltanto, incontrare “l’eternita” alla “fine della terra” . E sempre godrà, lungo il cammino, della gentilezza ed ospitalita’ della gente locale , della cultura , delle usanze e, non ultima, della buona cucina.
Le porte del cammino si aprono a tutti , ai sani ed agli infermi . Non solo ai cattolici , ma a tutti senza distinzione di religione, a tutti, buoni o cattivi. ULTREIA E BUON CAMMINO, PELLEGRINO !


Tappe del cammino:

1. Saint Jean Pied de Port - Roncesvalles
2. Roncesvalles - Larrasoaña
3. Larrasoaña - Pamplona/Iruña
4. Pamplona/Iruña - Puente La Reina
5. Puente La Reina - Estella
6. Estella - Arcos, Los
7. Arcos, Los - Logroño
8. Logroño - Nájera
9. Nájera - Santo Domingo de la Calzada
10. Santo Domingo de la Calzada - Belorado
11. Belorado - San Juan de Ortega
12. San Juan de Ortega - Burgos
13. Burgos - Hornillos del Camino
14. Hornillos del Camino - Castrojeriz
15. Castrojeriz - Frómista
16. Frómista - Carrión de los Condes
17. Carrión de los Condes - Lédigos
18. Lédigos - Sahagún
19. Sahagún - Burgo Ranero, El
20. Burgo Ranero, El - Mansilla de las Mulas
21. Mansilla de las Mulas - León
22. León - Villadangos del Páramo
23. Villadangos del Páramo - Astorga
24. Astorga - Rabanal del Camino
25. Rabanal del Camino - Molinaseca
26. Molinaseca - Villafranca del Bierzo
27. Villafranca del Bierzo - O Cebreiro
28. O Cebreiro - Samos
29. Samos - Portomarín
30. Portomarín - Palas de Rei
31. Palas de Rei - Arzúa
32. Arzúa - Monte do Gozo
33. Monte do Gozo - Santiago de Compostela


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IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
IL CAMMINO DI ASSISI

Cammino di Santiago e di Assisi - gemellati
Al più antico e conosciuto Cammino di Santiago si affianca così questa nuova opportunità di pellegrinaggio in uno splendido scenario naturale italiano, che germoglia sotto l’egida di due grandissimi santi come Francesco e Antonio per ravvivare la fiamma di“quell’amore che move il sole e l’altre stelle” che ogni uomo quasi inconsapevolmente porta in sè.
Proprio nel mese di luglio (2007), gli amministratori di Santiago e di Assisi hanno ritenuto di gemellare queste due cittadine per le comuni affinità culturali e spirituali, rinverdendo così il fondamento del pellegrinaggio come vera fonte di “nuova” evangelizzazione
www.camminodiassisi.it

Il Cammino di Assisi sorge quasi spontaneamente, cioè dall’opportunità di concatenare i tanti pellegrinaggi tradizionali che già esistono da secoli in ambito locale (Vedi:Assisi, La Verna, Cerbaiolo, Montecasale, Montepaolo), legati ad antiche e peculiari devozioni e che rivissuti in questa dimensione ridaranno un nuovo slancio alla ricerca interiore rinverdendo l’essenzialità della dottrina di Francesco; anche perché non siano soltanto le pietre a testificare al forestiero il Suo Magistero, ma si rinnovi lungo il cammino e nella stessa comunità assiate l’originale fraternità francescana.
La città di Assisi sarà elevata a: "Luogo di Convergenza Universale" per gli uomini e per le donne di buona volontà, trascendendo così qualunque distinzione di Cultura e Credenza in coerenza dei Principi Fondanti di ogni Vera Religione.
Confidiamo che il forte richiamo di questo Cammino di Assisi, non incida troppo sulle vere motivazioni dei pellegrini che intraprendono codesta esperienza esistenziale



IL CAMMINO DI ASSISI

I Cammini di Francesco e Giacomo verso Compostela
"...Francesco per sua divozione andò a santo Jacopo di Galizia..."
(I Fioretti di San Francesco, IV, 1830 in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, Movimento Francescano, 1986)
Due personalità, San Francesco e l'Apostolo Giacomo, divise dai secoli ma unite dalla fede e dal desiderio di percorrere le vie del mondo.
San Francesco fu missionario e pellegrino. Percorse larga parte dell'Italia, raggiunse la Terra Santa, predicò in Siria e in Egitto, tentò di raggiungere il Marocco.
San Francesco camminò lungo le vie che migliaia di fedeli seguivano per i loro pellegrinaggi, veri motori della storia del Medioevo europeo. Come tanti suoi contemporanei anche Francesco raggiunse la meta più ambita: Santiago di Compostela.
I Fioretti sono l'unica fonte autorevole a narrare il viaggio di San Francesco verso la Galizia e Santiago di Compostela. È facile immaginare Francesco pellegrino sul Cammino di Santiago.
Il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela
Santiago di Compostela nel cuore della Galizia, estrema propaggine occidentale della Spagna, ospita il sepolcro dell’Apostolo Giacomo.
A partire dal IX sec. genti da tutta Europa si spostarono per raggiungere Compostela e le spoglie venerate.
Il Medioevo pellegrino
L'intera civiltà medievale si fonda sull'idea di pellegrinaggio, nel quale convergono fede, passione per il viaggio e per l'avventura.
Per un uomo medievale compiere almeno un pellegrinaggio era indispensabile. Pur di adempiere a questo dovere schiere di fedeli affrontavano viaggi lunghissimi, spesso a piedi, sfidando continui pericoli. Non a caso i pellegrini prima di mettersi in cammino facevano testamento. Oltre Santiago, le altre due grandi mete erano Roma e Gerusalemme.


LE TAPPE DEL CAMMINO

• Assisi: Eremo delle carceri
• Monteluco di Spoleto: Santuario francescano
• Terni: Convento di San Francesco
• Piediluco: Chiesa di San Francesco
• Rieti: residenza di papa Onorio III
• La Foresta del Cantico delle Creature
• Poggio Bustone: San Francesco inizia la sua missione di pace
• Il Faggio di San Francesco - Rivodutri
• Greccio: la nuova Betlemme
• Fontecolombo: il Sinai francescano
• Il Tempio del Terminillo: scrigno della reliquia del corpo di San Francesco
• Roma: Santuario di San Francesco a Ripa


Le Tappe in dettaglio

1. Assisi - Eremo delle carceri
Lo spirito del santo rivive soprattutto nei piccoli borghi e nei luoghi appartati dove si ritirava in preghiera, come nel piccolo Eremo delle Carceri, che sorge a circa 5 km da Assisi, dentro una splendida selva di lecci, lungo la strada che porta al monte Subasio.

Qui, fin dal 1205, san Francesco e i suoi seguaci si "carceravano" per dedicarsi alla contemplazione e alla preghiera: una piccola cappella, alcune grotte e qualche "rifugio in cannucce e fango". Oggi mostra un bellissimo cortiletto triangolare, il refettorio e la chiesa da cui si accede alla grotta di San Francesco.
Da vedere sicuramente le grotte che hanno ospitato i primi eremiti francescani e il cosiddetto "albero degli uccelli", un antichissimo leccio sotto il quale, secondo la tradizione, il santo predicava ai volatili.

L'Eremo è aperto tutto l'anno (9.00/12.00 - 14.30/16.30).


2. Monteluco di Spoleto: santuario francescano
Nei pressi di Spoleto, Francesco individuò un altro luogo dove ritrovarsi nella tranquillità della preghiera. Nel 1218 infatti ottenne dai monaci eremiti del Monteluco la cappella di Santa Caterina, dove oggi sorge il Santuario Francescano sulla vetta dell'omonimo monte, circondato e quasi nascosto da una folta boscaglia di antichi lecci.

La fitta vegetazione del "bosco sacro" ricopre il Monteluco (800 m slm), la collina che lo spettacolare "Ponte delle Torri" unisce alla città di Spoleto.

Da vedere la chiesa, dedicata a san Francesco e a santa Caterina, che conserva ancora le minuscole cellette e la pietra utilizzata dal santo come giaciglio; le grotte dove hanno soggiornato alcuni santi e il panorama della magnifica valle spoletina.
Il Santuario è aperto tutto l'anno (9.00/12.00 - 15.00/18.00).


3. Terni - Convento di San Francesco
A Terni, nel luogo dove sorgeva l'oratorio di San Cassiano, donato a Francesco nel 1218 dal vescovo Rainerio, oggi si può ammirare il convento di San Francesco, su disegno di Filippo da Campello, con la chiesa edificata tra il 1265 e il 1288, ampliata e ristrutturata più volte nei secoli successivi, che mostra ancora testimonianze dell'edificio originale e preziosi affreschi cinquecenteschi.

Elevata a "Santuario francescano" nel 2004, la chiesa sorge nell'attuale centro storico di Terni.

Sono da vedere la facciata esterna, risalente al primitivo insediamento e recentemente restaurata, l'elegante campanile decorato con ceramiche policrome verdi e blu, i preziosi dipinti e affreschi che decorano le tre navate interne tra cui quelli cinquecenteschi della Cappella Paradisi realizzati da Bartolomeo di Tommaso.
Il convento è aperto tutto l'anno (9.00/12.00 - 16.00/18.30).


4. Piediluco - Chiesa di San Francesco
A ricordo della visita del santo a Piediluco, la chiesa di San Francesco fu edificata tra la fine del XIII secolo e il 1338, come si legge nell'epigrafe posta sulla facciata d'ingresso.
L'edificio conserva preziosi reperti artistici del Quattrocento e del Cinquecento e sul portale bassorilievi di pesci e strumenti per la pesca che si effettuava nell'omonimo lago.

Da vedere sono il convento, fondato tra il 1235 e il 1237, e la chiesa di San Giacomo Maggiore della metà del 1400; sei cappellette, risalenti al 1650 e il Sacro Speco, il "romitorio superiore", la grotta dove Francesco pregava, ora inglobata in una chiesetta incassata sotto un blocco roccioso e nascosta dalla fitta vegetazione.

La chiesa di San Francesco è aperta tutto l'anno. Orari: messa domenicale h. 11.00; messa pomeridiana h. 18.00 nel periodo estivo (aprile - ottobre) e h. 16.30 nel periodo invernale.


5. Rieti: residenza di papa Onorio III
"All'epoca in cui San Francesco era presso Rieti, alloggiando per alcuni giorni in una camera di Tebaldo Saraceno per motivo del suo male d'occhi..."
Leggenda Perugina, 24, in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, Movimento Francescano, 1986

Le principali fonti narrano la presenza di San Francesco nella città di Rieti, a stretto contatto con la curia di Onorio III, che nella città sabina più volte soggiornò a partire dal 1219. In un momento cruciale per gli sviluppi del suo Ordine, San Francesco cercava a Rieti il consenso del papa e della sua corte.
I luoghi sacri che videro la presenza di San Francesco a Rieti sono: l'imponente Palazzo Papale e, secondo la tradizione locale, un oratorio presso l'ospedale di Santa Croce. Sull'oratorio sarebbe poi stata edificata la grandiosa chiesa di San Francesco, iniziata nel 1245 e in via di conclusione già nel 1253.
La città fu teatro di numerosi episodi e miracoli che mostrano il profondo amore di San Francesco per l'arte e tutte le creature. Nel Palazzo Papale si verificò il miracolo della cetra, un vero inno alla spiritualità della musica. Presso l'oratorio si svolse l'episodio del dono del mantello alla donna cieca e povera, ennesima testimonianza di San Francesco povero, amante dei poveri.


6. La Foresta del Cantico delle Creature
"Venne l'uomo santo e rifuggendo la pompa del mondo e la conversazione degli uomini..."
Anonimo Reatino,Actus Beati Francisci in Valle Reatina, VII, 35, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni

La chiesina di San Fabiano è oggi un convento di straordinaria suggestione, noto come Santuario di Santa Maria della Foresta o più semplicemente La Foresta. Chi cerca la pace e vuole, come San Francesco, fuggire dalla "pompa del mondo" trova in questo convento appartato un luogo ideale. San Francesco vi giunse nel settembre del 1225. Immerso nel verde intenso dei boschi e cullato dal suono delle sorgenti il Poverello con molta probabilità vi scrisse l'immortale Cantico delle Creature.



7. Poggio Bustone: San Francesco inizia la sua missione di pace

"Buon giorno, buona gente!"

Così San Francesco salutò secondo la tradizione gli abitanti di Poggio Bustone nel 1209 quando fece il suo ingresso nella Valle Reatina.
Inerpicandosi sulla strada che conduce fino all'eremo si riscopre tutta la semplicità e la letizia di questo saluto, in una natura che somiglia ancora a quella che San Francesco vide e amò. Il Santuario è circondato dai boschi verdeggiati e apre lo sguardo su un panorama che ha del mistico: la splendida Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile.
Qui il Poverello ebbe la visione che gli confermò il perdono dei peccati giovanili. Da qui partì la missione di pace dei francescani.



8. Il Faggio di San Francesco - Rivodutri
Il faggio è famoso per la sua forma straordinaria, con i rami che s’intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. La tradizione vuole che la pianta assunse questa conformazione per riparare San Francesco da un temporale che lo sorprese durante un solitario ritiro mistico. Percorrendo un sentiero solitario, uno tra i tanti sentieri francescani che attraversano boschi secolari, si arriva al faggio, un miracolo della natura, un monumento nato da oltre due secoli. In tutto il pianeta solo altri due esemplari della stessa specie hanno una forma paragonabile.



9. Greccio: la nuova Betlemme

"Francesco amava l'eremo di Greccio, dove i frati erano virtuosi e poveri..."
Leggenda Perugina, 34, in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, Movimento Francescano, 1986

Incassato nella roccia, come un nido d'aquila, l'eremo di Greccio è una straordinaria fusione di architettura e natura. I confini delle costruzioni si perdono nei boschi rigogliosi di lecci che accolsero le solitarie ascesi di San Francesco.
Il Santuario è noto in tutto il mondo per essere stato scelto dal Poverello di Assisi come teatro di uno dei momenti più alti e lirici della sua esistenza: la prima rievocazione della Natività di Betlemme della storia del Cristianesimo, avvenuta nella notte di Natale del 1223.

Di recente il borgo di Greccio e il suo Santuario francescano sono stati inclusi dall'UNESCO tra i 754 siti che fanno parte del Patrimonio Mondiale dell'umanità.


10. Fontecolombo: il Sinai francescano
"Questo è Fontecolombo, che dobbiamo salire a piedi scalzi, perché questo luogo è veramente santo."
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, II, 60, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999.

Nella parte più nascosta di un bosco di lecci secolari, sulla costa del verdissimo Monte Rainiero, si adagia il Santuario di Fontecolombo. È il Sinai francescano, è il monte scelto da San Francesco per stilare la Regola definitiva del suo Ordine. Qui tutto è sacro: gli edifici, la fonte d'acqua purissima e il bosco stesso, perché racchiude il Sacro Speco, la grotta in cui fu scritta la Regola.
In questo luogo San Francesco fu operato agli occhi: gli vennero incise con un ferro rovente tutte le vene dall'orecchio al sopracciglio. Come raccontano le fonti, miracolosamente fratello fuoco risparmiò San Francesco dal dolore.


11. Il Tempio del Terminillo: scrigno della reliquia del corpo di San Francesco

Nel 1939 Pio XII dichiarava San Francesco Patrono d'Italia. Per celebrare l'evento i frati francescani vollero costruire un monumento eccezionale; sul Terminillo, a 1623 metri d'altitudine, eressero il Tempio Votivo Nazionale. I lavori iniziarono nel 1949, si dovettero sbancare 25.000 metri cubi di roccia per arrivare alla consacrazione del 1964. L'edificio è una fusione armonica di architettura, mosaici, sculture e arredi sacri di alta qualità artistica.
Questo scrigno custodisce, nella cappella di San Francesco, il ricordo più prezioso: un'urna contenente la reliquia del corpo del Poverello. Davanti all'urna arde perenne una lampada votiva.
L'olio che alimenta la lampada viene offerto dai fedeli devoti al Santo patrono d'Italia e in modo particolare da coloro che, compiendo il Cammino di Francesco, salgono fino al tempio terminillese per pregare dinanzi alla reliquia del Santo.

Ogni anno nell'ultima domenica di agosto alle ore 11:30 si tiene una solenne celebrazione eucaristica durante la quale viene offerto l'olio e riaccesa la lampada votiva. Al termine della cerimonia gli intervenuti consumano un "pasto francescano", così come si legge nei fioretti.

Per ulteriori informazioni sull'iniziativa consulta il sito www.parrocchiaterminillo.org


12. Roma - Santuario di San Francesco a Ripa
Fondata nel secolo XI la chiesa fu dedicata a san Francesco dopo la sua permanenza nel 1219 mentre era in visita al papa. L'edificio attuale è il risultato di lavori di ristrutturazione avvenuti tra il 1600 e il 1700.
Nella cella del santo sono ancora oggi conservati il suo guanciale in pietra e il crocifisso.

Il "Poverello d'Assisi" restò molto affezionato a questa chiesa a cui fece ritorno altre volte nel corso della sua vita.
Il Santuario è ricco di cose da vedere: sculture, mosaici, marmi policromi, decorazioni e stucchi; la statua della beata Ludovica Albertoni, scolpita da Gian Lorenzo Bernini, una tavola col santo (XIII secolo) attribuita a Margaritone d'Arezzo e la tomba di Giorgio De Chirico.

Il Santuario è aperto tutto l'anno (feriali 7.00/12.00 - 16.00/19.00 - Messa 7:30 9:00 18:30 - festivi 7.00/13.00 - 16.00/19.30). Messa 7:30 9:00 10:00 11:00 12:00 18:30)





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IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
LA VIA BENEDICTI

Un itinerario tra la bellezza e la cultura delle abbazie benedettine
La visita alle abbazie benedettine permette di scoprire il patrimonio di cultura e tradizioni trasmesse nei secoli dai monaci: prestigiose biblioteche e laboratori di restauro, preziosi lavori di tessitura e ricamo, solenni armonie di canti gregoriani durante le funzioni religiose, erbe e piante officinali ed aromatiche con cui si preparano prodotti fitoterapici e rinomati distillati e liquori acquistabili presso le rivendite interne ai monasteri, insieme a miele, marmellate, cioccolata.

La società civile organizzata

Nate in tutta Europa, le abbazie benedettine hanno rappresentato i principali centri di irradiazione della cristianità nell’Occidente medievale, ma anche efficienti laboratori del vivere civile, contributo che fu decisivo per la rinascita morale e culturale del continente dopo il collasso della società tardoantica. Al loro interno nasce e si concretizza il concetto di “società civile organizzata”, si applica la Regola benedettina, un codice di comportamento, che ruota intorno alla figura dell’abate e che ha valore individuale e collettivo, capace di rivolgersi alla coscienza dei singoli per garantire la qualità della vita in comune. E così i monasteri benedettini rappresentano vere e proprie comunità, società in miniatura, in cui s’intersecano attività meditative e spirituali, ma anche culturali, amministrative, produttive. In tal senso il messaggio trasmesso dalle numerose comunità monastiche benedettine in Europa ha contribuito alla costruzione dell’individuo e della moderna società europea e ne rappresenta, oggi più che mai, un valido punto di riferimento di valori democratici e civili.

Sul sito www.viabenedicti.it troverai tutti gli approfondimenti su: storia, arte, natura e territorio dei luoghi dell’itinerario benedettino.


Alle radici della cristianità e della civiltà europea

Seguendo le tappe dei Cammini di Fede ci si immerge in un'atmosfera unica che offre l'occasione di riflettere, di vivere inmodo diverso le proprie emozioni e di scoprire, al tempo stesso, la complessità e la varietà delle forme assunte da un movimento, quello monastico, che, a partire soprattutto dal VI secolo, segnò il corsodella storia, dell'arte e della cultura in Italia, offrendo un contributo determinante alla nascita della civiltà europea.
Dalla religione pagana a quella cristiana
Numerose fondazioni di chiese sui resti di templi romani dimostrano che il passaggio dalla religione pagana a quella cristiana avvenne in maniera graduale; la popolazione continua tutt'oggi a mostrare una particolare affezione ai propri Santi celebrandoli con feste, le cui tradizioni spesso sono legate ad avvenimenti del passato; alcune di queste nascono dall'adattamento di riti pagani a culti in onore di santi cristiani, come avveniva fino a due secoli fa nella città di Isernia, dove le antiche feste pagane di Priapo erano state "trasformate" in quelle per san Cosma, il santo medico operante insieme al gemello san Damiano. Capacità guaritrici erano attribuite anche all'acqua miracolosa sgorgante dal sarcofago di san Nicandro (la "manna" di san Nicandro) che curava gli ammalati giunti nella città di Venafro. I santi hanno avuto spesso un ruolo importante nella nascita e nello sviluppo di numerosi centri urbani. La loro presenza (attraverso reliquie ed oggetti a loro appartenuti o a loro legati) era considerata una sicura protezione da eventi negativi. A causa di ciò, durante il Medioevo si diffuse anche l'abitudine di "adottare" reliquie di santi e sante provenienti da altre città o da paesi stranieri. Le reliquie potevano anche essere rubate da una città rivale; tali pratiche, piuttosto diffuse, erano definite " furta sacra". Costruire una chiesa che custodisse le reliquie, "possederle", avrebbe significato protezione da catastrofi naturali, guerre o invasioni ed avrebbe significato anche un grande afflusso di pellegrini con innegabili effetti economici a livello locale. A tal scopo si ricordi il culto di sant'Emidio, introdotto ad Agnone dai lanaioli ascolani affinché proteggesse la città dai terremoti, o di san Giorgio, ritenuto dagli abitanti di Campobasso artefice della vittoria sulle città nemiche durante gli scontri avvenuti nel tardo medioevo.


L'Europa di San Benedetto

San Benedetto (Norcia 480 - Cassino 547) visse all'alba dei "secoli bui" dell'altomedioevo. All'indomani dell'inarrestabile declino dell'impero romano, in un'Europa ancora dedita a culti pagani, confusa e sconvolta dalle invasioni barbariche, con la popolazione decimata da pesti e da carestie, san Benedetto affrontò con vigore l'evangelizzazione e avviò un cammino di rinascita morale e culturale, che si tradusse presto nell'opera più ampia di unificazione spirituale e civile dell'intero Occidente. Sotto la guida dei monaci benedettini molte popolazioni europee impararono a prosciugare le paludi, a diboscare le selve, a coltivare la terra, a tracciare nuove strade, a leggere e a scrivere


La vita all'interno dei monasteri

Il suono della campana, prima dell’alba, annuncia l’inizio della giornata che si apre con la preghiera. In chiesa si recita l’ufficio notturno e, al termine, le lodi mattutine. Può così cominciare il tempo del lavoro durante il quale ogni monaco svolge l’attività di propria competenza che non interrompe più sino alla Messa conventuale, punto culminante della vita monastica. A ricordare l’ora del pranzo risuona la campana dell’Angelus: nel refettorio l'abate benedice la mensa e il lettore, come vuole la regola, legge un brano di S. Scrittura durante il pasto. A tavola i monaci si servono a vicenda, a turni settimanali. Al termine del pasto i monaci tornano al lavoro fino ai rintocchi della campana della cena. Dopo un semplice e rapido pasto il monastero s’immerge nel silenzio: è l'ora di compieta, la preghiera della sera, l'ultimo atto che conclude la lunga e operosa giornata del monaco. Da compieta all'indomani mattina, finito l'ufficio notturno, nessuno può rompere il silenzio senza un grave motivo.



Cammino di Francesco e Via Benedicti. Cresce l'entusiasmo tra gli operatori e i giornalisti

Si è rivelata vincente l'idea di ospitare a Rieti agenti di viaggi e giornalisti che dopo aver partecipato all’ educational realizzato dall'APT della Provincia di Rieti, personalmente hanno potuto apprezzare la bontà del Cammino e riversarla sul mercato ognuno con i propri mezzi. E che sta dando ancora i suoi frutti: riflessi positivi sia per il Cammino che per altre risorse turistiche della Sabina, meno note ma di grande spessore. E' il caso del servizio su Gente Viaggidi Settembre della giornalista Manuela Soressi che, dopo aver partecipato all'educational, propone uno spaccato sul museo del silenzio a Fara Sabina, unico al mondo e realizzato all'interno del monastero delle suore di clausura eremite. Un angolo di pace che invita al relax, alla quiete e alla meditazione. A soli cinque chilometri dall'Abbazia di Farfa, dove frati benedettini offrono prodotti tipici ed ospitalità, prima di immergersi lungo la Via Benedicti, itinerario turistico, anche questo ideato e promosso dall’APT di Rieti, che da Norcia a Cassino, passando per la Sabina e Roma, guida il turista alla riscoperta delle radici del monachesimo occidentale e della cultura cattolica europea, attraverso 10 tra i più importanti luoghi di fede dell’Umbria e del Lazio in cui è vissuto san Benedetto e i suoi successori. La figura di San Benedetto rappresenta un elemento unificatore in un’Europa da sempre impegnata a costruire un’identità civile, culturale e spirituale. Il suo messaggio, diffuso dalle tante comunità benedettine presenti ovunque a partire dal VII secolo, ha sostenuto il “vecchio continente” durante i periodi più bui della storia, offrendo un decisivo contributo alla costruzione della moderna società, tanto da meritarsi il titolo di Santo Patrono d’Europa.



LE TAPPE

Partendo da Norcia in Umbria, passando per la Sabina, la Ciociaria e Roma nel Lazio, il viaggio si conclude in Molise, a Rocchetta al Volturno. Un itinerario emozionante che attraversa i luoghi in cui si concentrarono la vita e l’attività di san Benedetto e dei numerosi successori. Le architetture e la sacralità dei luoghi, le amenità del paesaggio vi faranno vivere un’intensa esperienza spirituale e non solo. Per ogni tappa della Via Benedicti sono state selezionate informazioni e curiosità che ci auguriamo possano stimolare la vostra curiosità di viaggiatori.


BASILICA DI S. BENEDETTO A NORCIA

Con Norcia, in Umbria, comincia la Via Benedicti
Prima tappa della Via Benedicti è Norcia dove egli nacque nel 480 d. C, da un'agiata famiglia romana, insieme alla sorella gemella Scolastica e qui visse i suoi anni giovanili fino all’età di 12 anni, quando si allontanò dalla sua terra natale per andare a studiare a Roma e per non farvi più ritorno. Sui monti della vicina Val Castoriana il giovane Benedetto ebbe modo di entrare in contatto con i monaci siriani giunti dall’Oriente (“i Padri del Deserto”), che frequentavano l’Abbazia di S.Eutizio a Preci e le grotte circostanti, e che si possono ritenere i padri spirituali del santo.

Oggi, nella Piazza principale di Norcia, dedicata a san Benedetto, intorno alla statua realizzata da Giuseppe Prinzi ed eretta in onore del santo nel 1880, si affacciano i più importanti edifici della città. Tra questi la Basilica di S. Benedetto che sorge sopra i ruderi di un edificio romano del I-II sec. d.C. identificato, secondo la tradizione, come la casa dove nacquero i santi gemelli. La Basilica, eretta tra il 1290 e il 1338 sulla cripta preesistente del IX sec., è stata rimaneggiata varie volte in seguito ai danni provocati dal terremoto nei sec. XVII e XVIII e restaurata in occasione del Giubileo del 2000.


Percorso di visita

La Basilica presenta all’esterno una facciata a capanna della fine del sec. XIV in stile gotico con un bel portale ogivale finemente scolpito e sovrastato da una lunetta raffigurante la "Madonna con Bambino tra angeli"; un elaborato rosone centrale e due nicchie laterali con le statue di san Benedetto e della sorella santa Scolastica. Alla fiancata destra della chiesa è stato addossato verso il 1570 la Loggia dei Mercanti, o Portico delle Misure, per creare una sorta di mercato coperto dei cereali: ancora oggi sono visibili i recipienti in pietra utilizzati per le misure.
L'interno, a croce latina con unica navata e abside poligonale, è strutturato su due livelli. Al piano superiore si trova la chiesa principale che mescola elementi romanici, gotici e barocchi a testimonianza delle varie modifiche subite nei secoli. Le pareti sono decorate con preziosi affreschi del 1500 e tele del 1600 tra cui quella prodotta da Filippo Napoletano nel 1621 racconta una storia curiosa della vita di Benedetto, allorché il santo riceve un fante travestito da re, inviato, al suo posto, da Totila, re dei Goti. Dalla navata della chiesa si accede, attraverso due scalette laterali, alla cripta posta al piano inferiore. Nell’ambiente diviso in tre piccole navate si vedono i resti di antiche mura romane (I-II secolo d.C.), ritenuti appartenenti alla casa natale del santo, una lapide a memoria della nascita dei due gemelli e frammenti di affreschi trecenteschi sulle pareti.


CHIESA DI SANTA SCOLASTICA A NORCIA

Nei dintorni di Norcia la Via Benedicti incontra santa Scolastica
Poco distante da Norcia, la Via Benedicti ci conduce alla Chiesa di Santa Scolastica, ubicata su un fertile altopiano, fondo di un antico lago, che raggiunge i 700 metri di quota, nel cuore dell'Appennino umbro-marchigiano, inserito nel comprensorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

La chiesa è dedicata a santa Scolastica, sorella di san Benedetto perché, secondo la tradizione, proprio in questo luogo ella riunì le prime consorelle e vi dimorò fino al trasferimento a Cassino.

ll primitivo nucleo della chiesa risale al periodo alto-medievale, come testimoniano le strutture con elementi di epoca romana visibili intorno all’edificio attuale. Ristrutturazioni e rifacimenti si ebbero tra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV, così come nei secoli XVII e XVIII.

Come risulta dalle cronache locali, il luogo nei secoli è sempre stato oggetto di culto e meta di continui pellegrinaggi, soprattutto in caso di siccità, visto che santa Scolastica è invocata dalla tradizione popolare per la difesa dai fulmini e per ottenere la pioggia.


Percorso di visita

All’esterno ci accoglie la facciata, con tetto a capanna, ristrutturata nel Settecento.
All’interno, nell’unica navata a pianta rettangolare della chiesa, risaltano il soffitto ligneo del XVIII sec., nella parete di fondo una lunetta con la Madonna in trono con il Bambino incoronata da due angeli e lungo le pareti un ciclo di affreschi quattrocenteschi di oltre 100 mq, recentemente scoperti e relativi agli episodi salienti della vita di san Benedetto. Graffiti, apposti dai visitatori in più di mezzo secolo, decorano le pareti della chiesa.


Monastero di S. Benedetto a Rieti

Il monachesimo femminile a Rieti
La chiesa di S. Agata ad Arci, già possesso dell’Abbazia di Farfa, è ricordata a partire dal 761 nei pressi del luogo dove oggi sorge il Monastero di S. Benedetto. L’attuale cenobio femminile fu costruito agli inizi del XIV secolo e gradualmente ampliato a ridosso delle mura della città, presso la casa dei Cimini, dove si apriva anche una porta detta di San Benedetto. Nel primo Trecento le monache ottennero dal comune di poter ampliare una via lungo il Càntaro per facilitare il passaggio dei viandanti. La chiesa fu radicalmente ristrutturata agli inizi del Cinquecento, mentre il monastero subì lavori lunghi e dispendiosi nella seconda metà del secolo. Gli ultimi interventi sulla chiesa monastica, compiuti nel Settecento, le diedero un aspetto squisitamente barocco. Confiscato e assegnato al comune di Rieti dopo l’unità d’Italia, il monastero fu adibito a edificio scolastico.


Abbazia di San Pastore a Contigliano

Ricostruita dai “monaci bonificatori” cistercensi
Il monastero di S. Matteo de Insula fu fondato agli inizi del XIII secolo per poi divenire, nel 1218, una filiazione dell’abbazia cistercense S. Maria
di Casanova in Abruzzo. L’attività dei cistercensi si concentrò sulle operazioni di bonifica della piana compiute di concerto con il comune reatino.
L’insuccesso finale di tali operazioni costrinse i monaci e i conversi ad abbandonare l’insediamento originario, ormai insalubre, per trasferirsi a partire dal 1234 presso il monastero di S. Pastore nei pressi di Contigliano. L’Abbazia di San Pastore fu edificata tra il 1255 e il 1264; per la costruzione
degli altri edifici annessi occorse più tempo, dato che nel 1283 si stava ancora lavorando ai dormitori.
Tra Quattrocento e Cinquecento molti edifici furono restaurati. Dopo il 1561 il monastero fu lasciato dai cistercensi e affidato dal 13 dicembre del 1580 ai canonici lateranensi che lo abbandonarono definitivamente nei primi decenni del secolo XIX. E' stato quasi del tutto ristrutturato


ABBAZIA DEI SS. QUIRICO E GIULITTA A MICIGLIANO

La sapienza benedettina nella cura del territorio
Situata nei pressi del greto del fiume Velino, l’Abbazia dei Ss. Quirico e Giulitta fu fondata probabilmente nei primi decenni del X secolo, in seguito alle incursioni saracene che, incendiando e saccheggiando alcune chiese, avevano in parte disarticolato le strutture religiose del territorio. L’abbazia benedettina ebbe un ruolo di grande rilievo nell’organizzazione territoriale dell’alta vallata del Velino e nello sfruttamento delle aree marginali in quota, utilizzate come pascoli e in parte terrazzate e ridotte a coltura. Filoimperiale nell’XI secolo, l’abbazia fu incendiata nella metà del successivo durante l’occupazione normanna di gran parte del comitatus reatino. Ricostruita dall’abate Sinibaldo, fu consacrata nel 1179 dal vescovo di Rieti Dodone. Nel 1215, in seguito all’uccisione dell’abate da parte di alcuni monaci, papa Innocenzo III l’affidò a Gervasio, abate di Prémontré. I possessi monastici,oltre a un gruppo di chiese dipendenti diffuse lungo l’alta valle del Velino e sulle aree in quota, si estendevano anche in altre regioni limitrofe, in particolare nell’Abruzzo.


Abbazia di San Salvatore Maggiore a Concerviano

Dall’Impero allo Stato della Chiesa
Situata tra Concerviano e Longone, l’Abbazia di S. Salvatore Maggiore fu fondata nel 735, in un periodo di grande fortuna per i monasteri nel regno longobardo. Abbazia imperiale, ampliò i suoi possessi, oltre che nel Reatino, in Sabina, nelle Marche, in Abruzzo e nella stessa Roma.
Nell’891 fu presa e incendiata dai saraceni. Ricostruita con qualche difficoltà nel secolo successivo, nella lotta per le investiture si schierò con gli imperatori contro i papi. Con il concordato di Worms del 1122 S. Salvatore fu inglobata,
anche se dopo forti resistenze, nel nascente Stato della Chiesa; la locale nobiltà rurale si oppose a vari tentativi d’introdurvi la riforma cistercense.
Dagli inizi del Trecento iniziò la progressiva decadenza dell’abbazia, che subì profondi sconvolgimenti sociali, fu assaltata e in parte distrutta, perse irreparabilmente l’archivio abbaziale e fu gradualmente svuotata di possessi e potere.


Abbazia di Santa Maria a Farfa

Nella Sabina: centro di civiltà e cultura
Tra i boschi e gli uliveti della Sabina sorge l’Abbazia di Santa Maria a Farfa, uno dei gioielli architettonici del Lazio. Il nome deriva dall'omonimo fiume, il Farfarus di Ovidio, che scorre poco lontano e ha dato il nome anche al borgo adiacente. L’Abbazia è stata uno dei più potenti centri monastici del medioevo. Le sue origini risalgono alla metà del VI secolo, quando fu fondata dal vescovo Lorenzo sui resti di un’antica struttura romana, forse un tempio dedicato alla dea Vacuna. Incendiata dai Longobardi, fu riedificata nel 680 a opera di Tommaso di Maurienne. L’Abbazia estese progressivamente il suo controllo religioso e amministrativo a gran parte del centro Italia, diventando un’organizzazione potentissima con interessi spesso in contrasto con quelli dei pontefici di Roma. L’Abbazia “imperiale”, cosiddetta per l’appoggio ricevuto da imperatori e re, da Carlomagno a Federico Barbarossa, conobbe il massimo splendore tra l’VIII e il IX secolo, quando rappresentò un importante centro di cultura e favorì la rinascita degli studi. Gli ampliamenti e le ristrutturazioni eseguite tra ‘400 e ‘600 caratterizzano l’attuale complesso architettonico.

Nel periodo di massimo splendore diede nuovo impulso alle opere di dissodamento delle terre e di diboscamento delle foreste, sviluppando l’agricoltura e favorendo il fiorire e la crescita di un tessuto economico e produttivo, come dimostrato dalle sue famosissime fiere, cui accorrevano i mercanti da ogni dove.


Percorso di visita

Per ammirare il complesso nella sua interezza, conviene risalire la strada verso Castelnuovo di Farfa. L’abbazia è il frutto di numerosi ampliamenti, ristrutturazioni e rifacimenti nel corso dei secoli. Vi si accede attraverso un portale romanico del XV secolo (opera di Anselmo da Perugia) sormontato da una lunetta in cui è affrescata una "Madonna con Bambino e Santi".
Nel cortile, dominato a sinistra dalla grande torre merlata detta "Palazzaccio",
ci si trova di fronte la bella facciata della chiesa (consacrata alla Vergine e ricostruita nel Quattrocento dal cardinale Battista Orsini inglobando preesistenti strutture longobardo-carolingie), adornata da un bel rosone e frammenti di sarcofagi paleocristiani e romani.
Un elegante portale tardogotico conduce nella chiesa, a tre navate.
Qui si ammirano: sulla navata centrale il soffitto ligneo a cassettoni del 1494, opera di maestranze tedesche, sulla controfacciata un bel Giudizio finale dipinto a olio su muro nel 1561 da mani fiamminghe, nella navata sinistra affreschi e quadri di Orazio Gentileschi e della sua scuola, nel transetto e nell’abside vari affreschi a grottesche della scuola degli Zuccari.

Nel coro, durante i vespri risuonano suggestivi i canti gregoriani dei monaci benedettini. Coinvolgente è anche la visita alle parti più antiche della struttura: la cripta semianulare dell’VIII secolo, con un sarcofago romano del II secolo d.C., la torre campanaria, i resti del piccolo chiostro del XIV secolo, detto "longobardo", con bifore romaniche. Da segnalare l’attuale biblioteca statale, a cui si accede dal chiostro del tardo ‘500, con al centro la statua bronzea di san Benedetto, che conserva il ricordo dell’antico scriptorium in cui tra il 1090 e il 1134 operò il monaco Gregorio da Catino, che ci ha trasmesso circa 3.500 documenti rilevanti non solo per la storia farfense, ma europea, contenente 350 manoscritti, 56 incunaboli e oltre 60.000 volumi.


ABBAZIA E BASILICA DI SAN PAOLO FUORI LE MURA A ROMA

Tra i grandi centri della fede a Roma
A pochi chilometri “fuori” dalle mura Aureliane (da cui il suo nome), lungo la Via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, sorgono l’Abbazia benedettina di San Paolo fuori le mura e l’omonima Basilica, una delle quattro basiliche cattoliche di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro. Dedicata all’apostolo Paolo che in questo luogo, secondo la tradizione, subì il martirio e qui fu in seguito sepolto nella tomba sotto l'altare maggiore, la Basilica ha condiviso nei secoli le sorti dell’annessa abbazia. Una primitiva comunità monastica era qui presente già nel secolo V, ma è nei secoli XII e XIII che il complesso monastico romano raggiunse la massima grandezza spirituale ed economica. La storia della basilica ci conduce al 1823 quando, nella notte tra il 15 e il 16 luglio, un incendio fortuito la ridusse in breve a un cumulo di rovine. La ricostruzione si protrasse per un intero secolo e si concluse con la realizzazione, nel 1931, della monumentale porta centrale di bronzo, opera del Marami. La ripresa in pieno della vita monastica ed economica dell'abbazia iniziò alla fine del secolo XIX e proseguì nel XX.


Percorso di visita

Al periodo di maggior splendore della basilica risalgono le opere di grandi artisti: il chiostro romanico-cosmatesco realizzato da Pietro Vassalletto, la decorazione dell’abside eseguita dai mosaicisti veneziani, i mosaici della facciata e i pregiati affreschi delle pareti interne del toscano Pietro Cavallini, il magnifico baldacchino gotico innalzato sul sepolcro dell'Apostolo, opera di Arnolfo di Cambio.
La parte della basilica che guarda a via Ostiense è del '400, quella intorno al grande cortile è cinquecentesca, con importanti ritocchi della seconda metà dell'Ottocento. E’ da visitare la famosa biblioteca, con la preziosa “bibbia carolingia” o di Carlo il Calvo, voluminoso manoscritto pergamenaceo scritto dal copista Rigoberto negli anni 860-870, e il piccolo ma importante museo che raccoglie le testimonianze paleocristiane del luogo.

La porta di bronzo lavorata con figure in argento e smalto eseguite a Bisanzio nel 1070, dopo accurato restauro, è stata risistemata all'interno della Porta Santa della basilica.
L'interno è solenne e maestoso. Volte a botte, stemmi a stucco dei principali monasteri cassinesi sulle lunette, un grandioso lampadario barocco e massicci tavoli disposti a ferro di cavallo. Nelle varie sale vi sono tele di pregevole fattura di autori diversi e nella sala del tesoro oggetti e cimeli preziosi. Nella cappella delle reliquie sono conservate, tra l'altro, le catene di san Paolo, vero e proprio oggetto di culto e di venerazione


CONVENTO DI SAN COSIMATO A VICOVARO

L’eremitismo: una scelta che lascerà il posto a quella cenobitica
Seguendo l’esperienza spirituale di san Benedetto, la Via Benedicti ci conduce a Vicovaro, località nella valle dell’Aniene a 45 Km da Roma. Qui si trovano il Convento di S. Cosimato, oasi di tranquillità immersa nella fantastica natura del Parco Regionale dei Monti Lucretili, e le numerose Grotte affollate un tempo dagli eremiti.

Abbandonata Roma e gli studi letterari, san Benedetto scelse questi luoghi come luogo solitario dove ritirarsi. Rimase nascosto in una grotta per tre anni aiutato da un monaco di nome Romano che dall'alto della rupe calava abilmente il pane con una lunghissima fune, a cui aveva agganciato un campanello: l'uomo di Dio sentiva, usciva e lo prendeva. Qui san Benedetto soggiornò per diversi anni affrontando l’esperienza eremitica d’isolamento estremo che in seguito, a Subiaco, lascerà il posto a quella cenobitica, definitiva.

In questo luogo, nel VI secolo i seguaci del santo eressero una chiesa e un monastero dedicandoli ai santi medici Cosma e Damiano. Devastato più volte da barbari (sec. VI) e Saraceni (IX) è passato nei secoli dalla guida dei cluniacensi prima (sec. X) a quella dei cistercensi poi (XIII) che rimasero fino al 1407, anno in cui il monastero vicovarese fu concesso da Gregorio XII ai Frati Ambrosiani di S. Clemente a Roma, che tra fine XV inizio XVI secolo provvidero a un ampio restauro. Dal 1648 è stato affidato ai Frati del Terzo Ordine Regolare di san Francesco, mentre da pochi anni è gestito da una cooperativa di servizi.


Percorso di visita

In fondo a un ampio viale con cappelle della via Crucis si apre il portico della chiesa al cui interno si possono ammirare affreschi di scuola umbra e un crocifisso ligneo del Cinquecento presso l'altare. Intorno al Convento si aprono numerose grotte scavate nella roccia a strapiombo sul fiume sottostante, estremamente suggestive per i visitatori, a cui si accede attraverso una porticina a destra dell'ingresso della chiesa. Un’altra serie di romitori si trova nel giardino retrostante il convento e a cui si accede attraverso una stretta botola.


SANTUARIO DELLA MENTORELLA A CAPRANICA PRENESTINA

La diffusione del messaggio benedettino nel Lazio
Nei secoli tutta l’Europa ha visto fiorire importanti luoghi di culto dedicati a san Benedetto e al suo Ordine, ma al Lazio è riservata il primato di “terra di Benedetto”. Infatti questa regione d’Italia risuona del messaggio benedettino proveniente dai numerosi monasteri sparsi sul suo territorio e dedicati al santo. Tra i santuari toccati dalla Via Benedicti è presente il piccolo ma suggestivo Santuario della Madonna della Mentorella presso Capranica Prenestina, molto caro a Papa Giovanni Paolo II. Collocato su uno sperone roccioso dei monti Prenestini a 1.220 metri di quota, è ritenuto il più antico santuario d'Italia e d'Europa. Fu gestito dai benedettini di Subiaco dal IX al XIV secolo, il periodo del massimo splendore dell’Abbazia della Mentorella, perché sono di questo tempo i lavori più importanti e i suoi ornamenti. Andato in rovina e restaurato nel 1600 grazie agli sforzi del padre A. Kircher, è dal 1857 affidato ai monaci Resurrezionisti polacchi. Successivamente, dal maggio 1977, il santuario passò alle dirette dipendenze della Provincia Polacca della stessa Congregazione.

Percorso di visita

Il Santuario della Madonna della Mentorella è raggiungibile dal piccolo centro abitato di Guadagnalo, frazione di Capranica Prenestina, attraverso il "Sentiero Wojtyla". San Benedetto visse per due anni nella grotta naturale ancora oggi visitabile a pochi passi dalla chiesa del santuario, dove è custodita la statua lignea della Madonna delle Grazie e del Bambino, il più grande “tesoro" della Mentorella, un altorilievo del XII secolo di scuola laziale tra le più importanti espressioni della scultura lignea regionale.


MONASTERI DI S.SCOLASTICA E SAN BENEDETTO DEL SACRO SPECO DI SUBIACO

Arrivo di san Benedetto nella valle sublacense e creazione della comunità cenobitica
Nella valle di Subiaco, intorno al 500, san Benedetto fondò una comunità di dodici piccoli monasteri, ognuno con un proprio abate, e tutti sotto la sua guida spirituale: un’esperienza durata quasi trent’anni che segna l’inizio del monachesimo benedettino.

Di questi, il Monastero di Santa Scolastica, ritenuto il più antico monastero benedettino al mondo, è l’unico sopravvissuto. Il nucleo originario risale al VI secolo quando Benedetto ne guidò la costruzione e lo intitolò al papa san Silvestro. A partire dal sec. X, sotto l'abate Leone III, inizia il suo periodo di splendore: riceve in dono grandi beni dal principe romano Alberico, si costruisce una nuova grande chiesa romanica.
Ma solo alla fine del secolo XII comincia la vita cenobitica completa, con un priore dipendente dall'abate della sottostante Badia. E’ il periodo dei due monasteri di Subiaco, quello di san Benedetto, il Sacro Speco, e quello di san Silvestro che alla fine del secolo XIV assumerà il nome attuale di Santa Scolastica. Nel XIV secolo vicende avverse determinarono una decadenza del luogo: alluvioni, terremoti, ma anche l’indisciplina dei monaci. Per porvi rimedio il senese Bartolomeo III, eletto abate nel 1363, espulse i monaci che non si ravvedevano, chiamando monaci da altre nazioni europee.

Nel XV secolo il monastero ospitava una comunità europea con sempre più monaci tedeschi: tra questi giunsero anche i diffusori della nuova arte della stampa che ancora oggi fanno del monastero la culla della stampa in Italia.

Nel 1800 cominciò una nuova fase guidata da una nuova Congregazione monastica internazionale, quella Sublacense, staccatasi definitivamente dalla Cassinese nel 1872.

Percorso di visita

Il monastero di Santa Scolastica sorge poco distante dal Sacro Speco, alla base del monte Taleo.
Il luogo come appare oggi è il risultato di molte stratificazioni e molti stili che si sono sovrapposti alla fondazione originale benedettina. All’interno delle mura che circondano il monastero si possono vedere la chiesa, ricostruita in stile neoclassico nel 1769, il campanile romanico, i tre meravigliosi chiostri (Rinascimentale, Gotico, Cosmatesco) e la ricchissima biblioteca.
Immancabile tappa della Via Benedicti è altresì il Sacro Speco o Monastero di S. Benedetto a Subiaco

Nella valle sablacense, solcata dalle limpide acque del fiume Aniene e attualmente all’interno del Parco Regionale dei Monti Simbruini, san Benedetto giunse all’età di 20 anni e qui si isolò per circa tre anni. Il ricordo della sua esperienza eremitica si rinnova nel visitare il suggestivo Sacro Speco o Monastero di S. Benedetto che contiene la grotta dove il santo si ritirò in meditazione e preghiera fino alla Pasqua dell'anno 500. Secondo alcune versioni, la sorella Scolastica lo spinse a uscire dalla condizione di eremitaggio e a raccogliere intorno a sé i giovani che venivano a cercarlo desiderosi di accogliere il suo insegnamento, soprattutto da Roma. Fu così che Benedetto, nei trent’anni circa che visse nella valle di Subiaco, fondò una comunità monastica che contava ben dodici monasteri: inizia così l’esperienza cenobitica.

Sopra la grotta dov’egli si isolò, a partire dal sec. XII, sorse il monastero del Sacro Speco. Nei secoli successivi è stato ampliato e arricchito di opere d’arte di grande valore.

Percorso di visita

Non lontano da quello di Santa Scolastica, sulle pendici del Monte Taleo, il Monastero è accessibile in auto o da una comoda scalinata in pietra immersa nel bosco di lecci che circonda l’area. L’attuale complesso comprende due piccole chiese sovrapposte, il convento e varie cappelle e grotte collegate da scalinate, arricchite da pregevoli elementi architettonici e numerosi affreschi. Una porta gotica immette in uno stretto corridoio scavato nella roccia e aperto verso la valle dove scorre il fiume Aniene da ampi archi di sostegno. La volta affrescata crea un’atmosfera suggestiva della Sala del Capitolo Vecchio e della Chiesa Superiore costruita verso la metà del Trecento. Un'ampia e ripida scala porta ai numerosi ambienti che compongono la Chiesa inferiore dove si trova la Cappelletta di S. Romano, il vero e proprio Sacro Speco dove il santo visse per tre anni in assoluto ritiro. Gli affreschi sulle pareti, di scuola senese del sec. XIV e marchigiana del XV secolo, illustrano scene della vita di Gesù e di san Benedetto: il miracolo del Goto, il Miracolo di san Placido, il tentativo di avvelenamento del prete Fiorenzo. Da qui si scende per la Scala Santa, costruita sul ripido sentiero percorso da Benedetto e si arriva alla Cappella della Madonna, alla Grotta dei Pastori e a una piccola terrazza dove si trovava l'Ossario dei Monaci e il roveto, trasformato da san Benedetto in roseto, dove la tradizione vuole che il santo si rotolasse per scacciare le tentazioni.



Certosa di Trisulti a Collepardo

San Benedetto nel cuore della ciociaria
Un’altra tappa della Via Benedicti offre l’occasione d’immergersi in un’atmosfera di emozioni, arte e cultura come quella che si respira visitando la Certosa di Trisulti a Collepardo in provincia di Frosinone. La Certosa sorge a 825 metri di quota, immersa nei secolari boschi di querce dei Monti Ernici, a ridosso del Parco Nazionale d'Abruzzo. Questo meraviglioso complesso architettonico rappresenta il luogo ideale per rigenerarsi e ritrovare serenità. La costruzione della Certosa risale al 1204 quando fu edificata sui resti dell’antica abbazia benedettina risalente all’anno Mille e di cui oggi restano solo alcuni ruderi. Il meraviglioso complesso architettonico, nonostante gli interventi subiti, tra cui i lavori di restauro del 1958, conserva lo stile romanico-gotico originale. Abitata in origine dai benedettini per circa due secoli, passò nel 1204 ai certosini che costruirono l'edificio che possiamo vedere oggi e lo mantennero fino al 1947, quando fu affidata alla Congregazione cistercense di Casamari.


Percorso di visita

Si accede al complesso attraverso un portone decorato con un bassorilievo raffigurante san Bartolomeo, protettore dei certosini. Raggiunto il piazzale principale del monastero si trovano la facciata medievale del Palazzo di Innocenzo III, che oggi ospita un’importante Biblioteca e la facciata neoclassica della chiesa.
Rifatta nel Settecento sull'impianto originario ma mantenendo la divisione in due parti tipica delle chiese certosine che separavano i monaci dai conversi, la chiesa dedicata a san Bartolomeo conserva al suo interno affreschi e tele di Filippo Balbi, le sepolture di due cavalieri crociati, oltre a opere come la raffigurazione della Strage degli Innocenti e quella che riproduce lo scontro avvenuto a Casamari contro i Lanzichenecchi. La visita continua con il Chiostro, la Sala Capitolare ma soprattutto l'antica farmacia, ora trasformata in museo, a cui è associata in larga parte la fama di questo luogo. Opera settecentesca di Filippo Balbi, affrescata dal pittore G. Manco, conserva le vetrine e i recipienti di vetro dove i monaci conservavano le erbe e le spezie raccolte sui monti circostanti e da cui estraevano essenze e aromi ancora oggi prodotti all’interno del monastero.


Abbazia di Casamari a Veroli

Dalla Francia alla Ciociaria: il gotico cistercense
L’Abbazia di Casamari rientra tra le prime e maggiori espressioni in Italia dell’Ordine dei Cistercensi e dello stile gotico di derivazione francese di cui essi si fecero portatori. Uno stile "verticale", i cui denominatori comuni sono semplicità, assenza quasi totale di elementi decorativi e del campanile, costruzione ragionata degli edifici monastici su una pianta comune, di cui Casamari è un modello evidente e magnifico. Casamari rappresenta uno dei pochi esempi ancora integri dell’organizzazione spaziale prevista da Bernardo da Chiaravalle, fondatore dell’Ordine Cistercense. Gioiello dell’architettura gotica italiana, la costruzione risale al 1096 quando fu edificata dai benedettini sui resti del municipio romano di Cereatae Mariane che diede i natali al celebre condottiero romano Caio Mario, ancora nel nome dell’abbazia (dal latino “Casa di Mario”). La stessa ebbe inizialmente un grande sviluppo economico, ma all’inizio del XII secolo cadde in una profonda crisi, che indusse questo come altri monasteri benedettini in Italia, ad aderire all’ordine circestense nato in Francia in quel periodo a opera di san Bernardo di Chiaravalle. Eccetto brevi periodi, l’abbazia è guidata dal XIII secolo dall’ordine dei Cistercensi. Le modifiche e gli ampliamenti iniziati dai cistercensi nel 1203 hanno rispettato lo stile semplice e austero previsto dalla casa madre francese di Citeaux.

Percorso di visita

L’Abbazia, collocato nella valle del fiume Amaseno, è quasi nascosta dalla fitta vegetazione del fondovalle bonificato dagli stessi monaci. Un grande portale immette nel cortile, alberato e in leggera salita, in fondo a cui si aprono la scalinata che porta alla chiesa e l'ingresso al monastero. Attualmente si possono visitare: la Chiesa a tre navate con abside rettangolare, dedicata alla Vergine Assunta e consacrata da Papa Onorio III nel 1217, il Chiostro (a destra come per regola cistercense), l’Aula del Capitolo, il Refettorio, i campi e le officine. All’interno si trovano anche una fornitissima Biblioteca e il Museo-Pinacoteca dove sono conservati reperti archeologici e alcune tele del Cinquecento


Abbazia di Montecassino a Cassino

Epicentro della devozione benedettina nel mondo
La tappa conclusiva della Via Benedicti chiude un itinerario geografico di scoperta ma al tempo stesso anche il percorso, iniziato a Norcia, della storia umana e spirituale di san Benedetto, il padre fondatore del monachesimo occidentale.

Nell’antica città romana di Casinum Benedetto giunse intorno al 529 per rimanervi fino alla morte sopraggiunta nel 547. Sulla cima di Montecassino lo stesso santo e i suoi seguaci edificarono un piccolo oratorio dedicato a san Giovanni Battista. Tra le sue mura san Benedetto maturò il proprio progetto monastico e individuò una propria originale proposta racchiusa nella sua Sancta Regula.

Nello stesso luogo oggi sorge l'Abbazia di Montecassino, epicentro della devozione benedettina nel mondo e monumento nazionale dal 1866. Dagli anni in cui vi operò a oggi, l’abbazia è stata distrutta numerose volte, da terremoti e dalla barbarie umana, ma altrettante volte è stata ricostruita grazie alla tenacia dei fedeli e dei monaci benedettini. L’abbazia, come si può ammirare oggi, è una perfetta ricostruzione di com’era prima che i bombardamenti della seconda guerra mondiale la radessero completamente al suolo.

Qui, per tutto il Medioevo fino al 1300, gli anni di maggiore splendore e fervore, i monaci cassinesi hanno praticato la medicina, la musica, le scienze filosofiche, traducendo dal latino e dal greco le opere dell'antichità.


Percorso di visita

Percorrendo i tornanti che risalgono Montecassino, si giunge nell’ampio piazzale antistante l’Abbazia. All’interno del complesso si è accolti da tre grandi chiostri rinascimentali da cui si ammirano le valli del fiume Liri e del Gari, che nei pressi di Cassino si congiungono.
Da essi si accede alla Chiesa il cui ingresso è segnato da tre portali: due laterali, opera del Canonica nel 1952, e quello centrale, originale, che risale al secolo XI e riporta incise in lettere ageminate tutte le terre possedute dall’Abbazia. All’interno della Chiesa risaltano marmi policromi pregiatissimi, stucchi dorati, tele e affreschi. Nella suggestiva cripta presente sotto l’altare sono conservate le spoglie di san Benedetto e della sorella Scolastica. Visitando il Museo dell’Abbazia, si comprende pienamente il ruolo culturale rivestito da questo luogo nel corso della storia d’Europa. In esso sono conservati preziosi codici miniati, testi letterari e documenti come il "placito cassinese", uno dei più antichi documenti in lingua volgare risalente al 960.


Abbazia di San Vincenzo al Volturno
a Rocchetta al Volturno

Sotto Carlo Magno divenne uno dei più importanti cenobi d’Europa
L’arrivo dei benedettini in Molise coincide probabilmente con la nascita dell’Abbazia di San Vincenzo presso la valle del Volturno, cui si giungeva da Cassino attraverso il Passo Annunziata Lunga, che si pensa fu patrocinata dal duca di Benevento Gisulfo II.Durante il regno franco il monastero fu elevato al livello dei più importanti cenobi europei grazie ai numerosi privilegi concessi dal re Carlo Magno. La maggior espansione fu raggiunta durante il IX secolo, quando il monastero arrivò ad ospitare più di 350 monaci, contando tra le sue pertinenze dieci chiese e numerosi possedimenti situati per la maggior parte nell’Italia meridionale. Tale crescita del complesso fu però frenata da due fatti tragici: un terremoto che danneggiò gravemente le strutture nell’848. Successivamente, nell’881 il monastero fu saccheggiato dagli Arabi che imprigionarono parte dei monaci. Altri riuscirono invece a rifugiarsi a Capua da dove tornarono circa trent’anni dopo per rifondare il cenobio, sostenuti economicamente anche dagli imperatori tedeschi Ottone II e Ottone III. In seguito all’avvento dei Normanni, i monaci decisero di trasferire il monastero sulla riva destra del Volturno in una posizione più sicura. La nuova chiesa fu consacrata da Papa Pasquale II nel 1115, periodo nel quale fu redatto il Chronicon.



VITA DI SAN BENEDETTO

San Benedetto vive e opera in un periodo storico, quello a cavallo tra IV e V secolo, particolarmente difficile e caotico delle cui esigenze di rinnovamento e stabilità egli si fa interprete e attore determinante. Quattro anni prima della sua nascita (476) finisce l'Impero Romano con la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo. Per l'Italia inizia un periodo che sarà descritto dalla storia come di "secoli bui". Povertà e insicurezza sono la conseguenza dei saccheggi e delle terribili guerre per il predominio del territorio che vedono protagonisti nuove popolazioni (Goti, Bizantini, Franchi, Longobardi) contrapposte da mire di potere e da differenti tradizioni culturali e religiose. In questo scenario Benedetto e i suoi seguaci svolgono la loro opera di costruzione: già nel secolo XI, l'Europa consiste in una comunità di popoli uniti dalla stessa fede e dalla stessa cultura, quella cristiana


San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale

Tutte le grandi religioni del mondo sono state interessate, anche se con modalità espressive differenti, dal fenomeno del monachesimo, cioè da quel bisogno di stabilire un diretto ed esclusivo rapporto con la divinità, da attuarsi mediante l’allontanamento dalla consueta vita sociale, la meditazione, lo svolgimento di ogni attività come atto d'amore verso Dio.
Quando san Benedetto fondò i suoi monasteri e scrisse la sua Regola, il fenomeno monastico cristiano, in forma eremitica o cenobitica, conosceva già due secoli d’intensa e varia esperienza. Sorto in Egitto e in Palestina con figure quali sant'Antonio, san Pacomio, san Basilio, esso aveva avuto modo di espandersi anche in Occidente grazie all’opera di san Martino di Tours, san Girolamo, Cassiano e san Patrizio.
San Benedetto fa opera di sintesi di questa esperienza varia e frammentaria, fornendo le “linee guida” del monachesimo occidentale di cui definisce il carattere istituzionale e moderno. La sua Regola si rivelò talmente piena di elementi di rinnovamento culturale e spirituale da venire adottata ovunque, come regola per eccellenza del monachesimo cattolico.
Il carattere “benedettino” dell’esperienza monastica, a cui si può attribuire l’ampio consenso raccolto dal Medioevo a oggi, risiede sull’equilibrio tra i tre momenti cardine: preghiera comune, preghiera personale, lavoro; se uno prende il sopravvento sugli altri il monachesimo cessa di essere benedettino. Se la scelta della misura e dell’equilibrio, della ricerca di un tempo per ogni cosa, prevede da un lato ordine e rigore, dall’altro conferisce alla vita di comunità una struttura più flessibile, articolata e varia.



La Regola benedettina

“Scrisse infatti una regola per i monaci segnalata per discrezione e limpida per dettato. Se qualcuno volesse conoscere più compiutamente i costumi e la vita di quest'uomo di Dio può trovare nelle disposizioni di questa regola tutto ciò di cui egli è stato un magistero vivente, perché il santo non poté insegnare diversamente da come visse”. Questo è tutto ciò che san Gregorio Magno, maggiore e primo biografo di Benedetto, scrive sulla Regola nei suoi Dialoghi.


Le origini

Secondo la tradizione era l’anno 534 quando Benedetto decise di compilare un “libro di istruzioni” per i suoi monaci di Cassino conosciuta come La Regola di san Benedetto (Regula Benedicti) e da non confondere con il motto benedettino “ora et labora” risalente al 1700. Comunque, come si evince da alcune evidenze interne al testo, l'opera nella sua forma attuale è più probabile che sia il risultato di correzioni e ampliamenti apportati, alla luce dell'esperienza, in un certo arco di tempo.


Le fonti

Per la sua stesura Benedetto, come emerso chiaramente da recenti studi, prese spunto dall’insieme di prodotti letterari (vite, dialoghi, regole, lettere, sermoni) derivanti dall’esperienza monastica che già da due secoli interessava il bacino del Mediterraneo. In particolare è ormai indubbio il debito di Benedetto nei confronti della regola scritta dal vescovo Cesario di Arles (ca. 470 - 542) e della Regula Magistri, un testo italico scritto probabilmente in uno dei monasteri a sud di Roma dopo l'anno 500 da un ignoto abate, che diede il maggior contributo a quella di Benedetto. Questa “appropriazione” del lavoro altrui, che oggi può essere considerato plagio, era tra gli scrittori medievali attività comune e segno di umiltà e rispetto nei confronti di un importante uomo di Dio. Così san Benedetto risulta non un solitario e appassionato legislatore monastico, ma piuttosto il rappresentante di una scuola d’insegnamento ascetico diffusa nel VI secolo in Italia e che affonda le proprie radici in Egitto.


La sua diffusione

Sebbene sia confermata la presenza di altre regole nel Medioevo benedettino, fu proprio la Regola di Benedetto che ottenne nei secoli l'universale riconoscimento dell'Europa occidentale. A promuoverne la cir-colazione contribuì la biografia di san Gregorio Magno, che fece conoscere Benedetto e la sua Regola, ma anche i meriti intrinseci all’opera stessa.
Scritta in lingua vulgaris, il latino parlato e scritto nell'Europa meridionale del VI secolo, la Regola benedettina con le sue esigenze di ordine, di stabilità, di sapiente equilibrio fra preghiera e lavoro, si impose ben presto a tutto il monachesimo occidentale e fu seguita in tutti i monasteri europei.


Le versioni disponibili

Numerosissimi sono i manoscritti della Regola pervenuti a noi e custoditi in altrettante biblioteche in Europa. Il più antico di questi - anche se non il più autorevole - è un codice inglese dell’anno 750 e ora conservato nella Bodleian Library di Oxford. Ma la copia più preziosa è quella presente in un manoscritto della biblioteca di San Gallo. Compilata ad Aquisgrana nei primi anni del IX secolo, questo documento è stato trascritto da un codice che Carlomagno aveva ricevuto da Teodemaro, l'abate di Monte Cassino, in risposta alla sua richiesta di un testo autentico della Regola. Si ritiene che il documento inviato a Carlomagno fosse stato ricopiato a Cassino da un manoscritto autografo di san Benedetto.


Struttura e contenuto

La Regola di san Benedetto consiste di un prologo e di settantatre capitoli: i monasteri che la applicano sono detti benedettini. Essa costituisce una dettagliata guida pratica per la gestione di una comunità cenobitica fondata su quattro principi ispiratori: preghiera comune, preghiera personale, studio (delle Sacre Scritture ma anche di scienza e arte), lavoro. Nella Regola i monaci e lo stesso abate ritrovano un codice scritto e sovrano contenente i principi d’obbedienza e umiltà alla base della vita monastica, le prescrizioni del ritmo quotidiano con i turni di preghiera, le ore di sonno, i tempi di lavoro, le indicazioni per la risoluzione di questioni costituzionali come l'elezione dell'abate e le pu-nizioni per le inosservanze della disciplina monastica.


L'ordine benedettino

I Benedettini, (in latino Ordo Sancti Benedicti o, semplicemente, O.S.B.), rappresentano l’ordine monastico che osserva la Regola dettata da san Benedetto nel 534. L’Ordine prosperò per tutto il Medioevo, grazie anche all’aiuto di uomini insigni come Papa Gregorio Magno e Carlomagno, e a essi si può attribuire l’originaria opera di evangelizzazione dell’Italia e dell’Europa. Attualmente i Benedettini sono presenti in tutto il mondo con circa 2.000 monasteri e oltre 8.000 monaci, e sono organizzati in circa 20 Congregazioni, ovvero associazioni di abbazie, di cui le maggiori sono:
• Congregazione cassinese, fondata nell'Abbazia di Monte Cassino;
• Congregazione cluniacense, fondata nella Badia di Cluny;
• Congregazione dei Camaldolesi;
• Congregazione dei Vallombrosani;
• Congregazione dei Cistercensi, fondata nella Abbazia di Cîteaux;
• Congregazione Cavese, fondata nella Badia di Cava;
• Congregazioni dei Silvestrini;
• Congregazione dei Celestini;
• Congregazione degli Olivetani;
• Congregazione di Santa Giustina, fondata nella Badia di Padova;
• Congregazione dei Maurini.


Le fonti biografiche

Poche sono le testimonianze a noi pervenute sulla vita di san Benedetto. La fonte biografica più autorevole, sia per la contemporaneità che per l’importanza del suo autore, è rappresentata dal secondo libro dei Dialoghi, opera scritta fra il 593 e il 594 da san Gregorio Magno, poi Papa Gregorio. Si tratta di un testo redatto secondo le norme dell'antica agiografia e come tale esso va interpretato. I dati essenziali sono però sostanzialmente attendibili e sull'identità storica di san Benedetto non possono esistere dubbi.

Via Benedicti1.pdf

 

IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA
UN PONTE PER LA PACE

L’esperienza del pellegrinaggio

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14)*

I pellegrini descrivono spesso il loro pellegrinaggio in Terra Santa come un’esperienza che ha trasformato la loro vita ed hanno molta difficoltà ad esprimere la felicità assoluta provata durante questa esperienza spirituale, unica nel suo genere.
Seguendo le orme di Gesù, alcuni pellegrini ritengono che il viaggio diventi un modo per avvicinarsi di più a Gesù stesso o per scoprire le radici della fede cristiana. Altri raccontano dell’appassionata sensazione di essere portatori di pace e riconciliazione o della sensazione di appartenenza al ricco scenario di storia religiosa che ispira ogni angolo di questa Terra Santa.
Nonostante la natura profondamente personale dell’esperienza in Terra Santa, il pellegrinaggio stesso unisce insieme tutti i credenti. Li unisce in Cristo, nella fede e nel loro contributo a preservare il prezioso retaggio cristiano in questo magnifico Paese.


Il Sentiero del Vangelo: Seguire le Orme di Gesù

Seguire le orme di Gesù, assume un significato completamente nuovo percorrendo il “Sentiero del Vangelo”. "E, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare …" (Matteo 4:13). Dal Monte del Precipizio nei sobborghi meridionali di Nazaret, fino a Cafarnao, puoi visitare gli stessi luoghi e vedere gli stessi paesaggi che visitò e vide Gesù.
Il Sentiero del Vangelo offre un’occasione d’oro per scoprire la culla del Cristianesimo in Galilea. Segui il sentiero lungo i percorsi che si crede Gesù abbia percorso quando lasciò la città di Nazaret, nella quale aveva trascorso la sua infanzia, per andare a Cafarnao, ubicata sulla costa nord-occidentale del Mare di Tiberiade, località che divenne il centro del suo ministero. La parte principale del sentiero sarà aperta all’inizio del 2011 e il resto sarà completato entro la fine dell’anno.
Per migliorare la tua esperienza, potrai scegliere come preferisci percorrere il sentiero – a piedi, in bicicletta o in automobile, o anche navigando lungo il Lago di Tiberiade. E inoltre, puoi percorrerlo usando mezzi diversi in tratti diversi. Scegli la possibilità migliore per te secondo le tue preferenze personali e il livello di difficoltà che desideri.
"Levatisi, lo cacciaron fuori della città, e lo menarono fin sul ciglio del monte, sul quale era fabbricata la loro città, per precipitarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò." (Luca 4: 29-30)
La parte principale della strada comincerà dal Monte del Precipizio a Nazaret e finirà a Cafarnao. I percorsi secondari saranno più corti, diramandosi dalla strada principale per toccare i siti affascinanti della Galilea. Dal Monte del Precipizio la strada ti porta nelle vicinanze di Nazaret, dove puoi vedere i paesaggi del Monte Tabor e la Chiesa della Trasfigurazione, Cana e la Valle Turan, attraverso l’Incrocio Golani e i Corni di Hattin, il luogo del conflitto fra le forze Crociate e gli eserciti Musulmani sotto il comando di Saladino.
La strada scenderà poi lungo i dirupi di Arbel in direzione del Lago di Tiberiade, fino a raggiungere Migdal e i resti dell’antica Magdala, casa di Maria Maddalena. Da Magdala, la strada continuerà verso nord lungo il Lago di Tiberiade fino al Triangolo santo – Tabgha, il Monte delle Beatitudini e Cafarnao, e lungo il Lago di Tiberiade, lungo la passeggiata, comprendendo le magnifiche vedute, fino a raggiungere la nostra destinazione finale – il bacino e il Parco Nazionale di Cafarnao.

Le strade secondarie del Sentiero del Vangelo saranno in quello che è conosciuto come il Bacino Santo, diramandosi in brevi sentieri da Tabgha, il Monte delle Beatudini, la Casa di Galilea (Domus Galilaeae), Corazin e Betesda. Tutte queste strade finiranno alla destinazione principale al centro di Cafarnao, dove gli escursionisti potranno godere dell’arrivo all’acqua, raggiungendo un bacino sofisticato con imbarcazioni al loro servizio, aree di preghiera e solitudine ispiratrice sulla spiaggia, oltre a diversi servizi turistici – riposo e rinfreschi, informazioni, cibo, prodotti turistici, gite, trasporti e servizi igienici. Altre strade secondarie si uniranno alla strada principale da Cana e Zippori, il Monte Tabor, i Corni di Hattin e il Monte Arbel.

Il Sentiero del Vangelo – chi c’è dietro
Le forze motrici del Sentiero del Vangelo sono il Ministero del Turismo, l’Ente Governativo del Turismo Israeliano e il Fondo Nazionale Ebraico, l’ Autorità Nazionale per la Protezione dei Parchi e della Natura, l’Autorità per lo Sviluppo della Galilea, la Israel Antiquities Authority (Autorità Israeliana per le Antichità) e anche altri soci, le autorità locali dei luoghi che si trovano lungo il percorso del sentiero del Vangelo: la Bassa Galilea, la Valle del Giordano, la Valle di Jezreel, Nazaret, Tiberiade, Cana, Migdal e molti altri.
La Galilea, il centro del ministero religioso di Gesù ha sempre dato il benvenuto e continuerà a dare il benvenuto ai pellegrini Cristiani che desiderano avvicinarsi alle radici della loro fede lungo il Sentiero del Vangelo.


ITINERARI CONSIGLIATI

L’esperienza in Terra Santa sarà immensamente
più significativa partecipando a uno o più dei
diversi gruppi di studio e attività di esperienza
pratica offerte adesso da musei, “villaggi” biblici
e altre iniziative educative in Israele.
La partecipazione a programmi di questo tipo
lungo l’itinerario seguito dal gruppo forniranno al
Pellegrino moderno una migliore comprensione
della vita di tutti i giorni nella Terra Santa ai
tempi di Gesù e Maria.
È possibile organizzare gruppi di studio che si
occupano di attività diverse: agricole, tessili,
cucina tradizionale, ceramica, falegnameria e
altri settori dell’artigianato.
È anche possibile organizzare un pasto biblico,
con piatti che sarebbero stati serviti in una casa
ebraica nel periodo del Secondo Tempio.
Gli Uffici di Informazioni Turistiche e le agenzie di
viaggio possono aiutarvi a trovare e organizzare
programmi di questo tipo.


Un’affascinante escursione di 8 giorni che integra la visita ai luoghi santi al Cristianesimo con quella ad altri interessanti siti storici

Primo giorno – L'ambiente naturale biblico, Mini-Israele e i dintorni di Gerusalemme
• Arrivo all’aeroporto Internazionale Ben Gurion, nei pressi di Tel Aviv.
• Un “Pasto di sapore biblico” a Neot Kedumim - riserva naturale biblica – dimora di alberi, piante e frutti menzionati nella Bibbia ed una tranquilla passeggiata in questo sito straordinario.
• Alternativamente, o in aggiunta, visita al Mini-Israele, che offre una panoramica in miniatura dell’intero Paese, esponendo repliche di tutti i luoghi santi. (Ognuna di queste mete può essere adatta a concludere il vostro tour).
• Viaggiate (per meno di un’ora) fino alla Città Santa di Gerusalemme.
• Pernottamento: a Gerusalemme


Secondo giorno - Al seguito di Gesù a Gerusalemme, Città Santa per le tre principali religioni
• Visita al Monte degli Olivi, per una magnifica vista panoramica della Città Vecchia.
• Passeggiata nel Giardino del Getsemani (Matteo 26:30), per uno sguardo alla Grotta dell’Agonia ed una preghiera nella Chiesa delle Nazioni, nella Chiesa del Paternoster e nella Cappella dell’Ascensione. È possibile anche visitare la Piscina di Bethesda, dove Gesù compì il miracolo nel giorno di sabato (Giovanni 5:1-24).
• Non può mancare una visita emozionante al Monte Zion, luogo della Tomba del Re Davide e della sala che attualmente si ritiene sia quella in cui fu consumata l’Ultima Cena (Marco 14: 12-26).
• Nei pressi sorge la Chiesa di San Pietro in Gallicantu, eretta sul luogo della casa del Sommo Sacerdote Caifa (Matteo 26:57), dove Gesù fu imprigionato per una notte, e l’Abbazia della Dormizione.
• Girovagare nel variopinto e fantastico Quartiere Mussulmano verso la Moschea Al-Aqsa ed il Duomo della Roccia, che si trovano, secondo la tradizione ebraica, sul Monte Moriah (Genesi 22:2), sito del Sacrificio di Isacco e dei due Templi Ebraici.
• Toccare le pietre sature di emozioni del Muro del Pianto, il sito più sacro al mondo per l’Ebraismo, ed esplorare sotto terra oltre 3000 anni di storia, in un’affascinante esplorazione nei Sotterranei del Muro occidentale.
• Pernottamento: a Gerusalemme


Terzo giorno – Betlemme, dove tutto ebbe inizio….. ed ancor più Gerusalemme
• Un breve tragitto da Gerusalemme conduce a Betlemme, luogo della nascita di Gesù.
• Visita alla chiesa più antica della Terra Santa, la Chiesa della Natività in Piazza della Mangiatoia (Matteo 1:18-25, Luca 2:1-7), costruita sopra la Grotta della Mangiatoia.
• Visita alla Cappella di San Gerolamo, alla Chiesa di Santa Caterina ed al vicino Campo dei Pastori* (Luca 2:8-20).
• Ritorno a Gerusalemme per una visita al Museo d’Israele, che espone una vasta gamma di impressionanti reperti antichi e moderni, ed un fantastico modello dettagliato di Gerusalemme del primo secolo d.C.
• Ein Karem, un sereno e pittoresco sobborgo periferico di Gerusalemme, in cui sorgono la Chiesa di San Giovanni il Battista e la Chiesa della Visitazione.
• Terminare la giornata con una visita di forte impatto e riflessione a Yad Vashem, il Memoriale Nazionale Israeliano delle vittime dell’olocausto perpetrato dai nazisti.
• Pernottamento: a Gerusalemme


Quarto giorno – Lungo la Via Crucis
• Entrare nella Città Vecchia dalla Porta di Santo Stefano.
• Seguire letteralmente le orme di Gesù, nel suo cammino lungo la Via Dolorosa.
• Ascoltare la sorprendente storia delle Sorelle di Zion al Litostroto dove i Frati di Ratisbonne fondarono la loro comunità e la loro sacra attività in Terra Santa.
• Continuare lungo la Via Dolorosa fino a raggiungere le cinque Stazioni della Via Crucis, nella Chiesa del Santo Sepolcro.
• Dedicare il pomeriggio allo shopping o ad un giro turistico nella Gerusalemme moderna, che offre una gamma di centri commerciali, mercati di prodotti freschi, musei, affascinanti rioni ed altro!
• Pernottamento: a Gerusalemme


Quinto giorno – Gerico, la più antica città del mondo, a nord del Lago di Galilea
• Congedarsi da Gerusalemme, attraversando il misterioso deserto di Giudea,sulla via di Gerico.
• Breve sosta a Betania*, casa di Maria, Marta e Lazzaro (Giovanni 11) dove Gesù si trattenne in casa di Simone il lebbroso (Matteo 26:6), ed una visita alla Locanda del Buon Samaritano (Luca 10:34).
• Immaginatevi la conquista di Gerico avvenuta sotto la guida di Giosuè tanti anni addietro (Giosuè 6:20), godetevi la favolosa corsa in teleferica al Quarantal (il Monte delle Tentazioni. Matteo 4:1-11) e visitate un monastero attivo scavato sui dirupi.
• Spostandosi verso nord, percorrere la Valle del Giordano fino a raggiungere il panoramico Monte Tabor (Salmi 89:12), uno dei due luoghi ritenuti il sito probabile della Trasfigurazione.
• Un breve tratto di macchina vi condurrà in un altro mondo. Il mondo dell’infanzia di Gesù, nella Città Santa di Nazareth. Potrete assistere alla Messa nella Basilica dell’Annunciazione e visitare la Chiesa di San Giuseppe.
• Visita a Cana, il sito del primo miracolo di Gesù, che tramutò l’acqua in vino (Giovanni 2:1-11)
• Proseguire fino a Tiberiade, una della “Quattro città Sante" dell’ebraismo. I coniugi che vorranno rinnovare le loro promesse matrimoniali potranno fare una sosta nella locale Cappella delle Nozze.
• Pernottamento: Nella zona di Tiberiade


Sesto giorno – Lago di Galilea ed i Miracoli di Gesù
• Attraversare le gloriose acque del Lago di Galilea – da Tiberiade a Cafarnao, sede del ministero di Gesù il Galileo.
• Visitare la sinagoga, dove Gesù, molto probabilmente, ha insegnato e che ha onorato (Matteo 4:13, Marco 3:1, 8:5 e 14)
• Attraversando la strada, potrete salire sul Monte delle Beatitudini, con la sua emozionante veduta sul Lago di Galilea. Qui Gesù ha pronunciato il suo famoso Discorso della Montagna (Matteo 5:1-12)
• La prossima fermata sarà a Tabgha, sito del Miracolo della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci (Luca 9:10-17) e della Chiesa del Primato di San Pietro, dove Gesù ordinò a Pietro di “pascere i miei agnelli” (Giovanni 21:15-17).
• Una piacevole sosta per ammirare la "Barca della Galilea", un’autentica barca da pesca dei tempi di Gesù, ed assistere ad un filmato su come fu rinvenuta e conservata.
• Pernottamento: Nella zona di Tiberiade


Settimo giorno – Altri miracoli ed avvenimenti in Galilea
• Visitare Kursi, la Geraseni del Nuovo Testamento, affacciata sulla costa occidentale del Lago di Galilea e sito del Miracolo dei maiali dei Gadareni (Matteo 8:28-34, Marco 5:1-13). Il miracolo è commemorato dai ruderi di una splendida chiesa bizantina del V secolo.
• Proseguire fino a Dodekathronon, sito del secondo miracolo dei Pani e dei Pesci (Luca 9:11-17).
• Una breve sosta al Kibbutz Ein Gev vi consentirà di assistere allo spettacolo della versione animata di “Sulle orme del Vangelo”.
• Il Parco del Giordano, sito di Betsaida, la città di Filippo, Andrea e Pietro (Giovanni 12:21) ed altri, e dove Gesù guarì un cieco (Marco 8:22-26).
• Ritornare per una nottata a Tiberiade, ma non dimenticare una visita alle rovine di Korazin, una delle città del “Triangolo ebraico” ai tempi di Gesù (Matteo 11:21)
• Pernottamento: Nella zona di Tiberiade


Ottavo giorno – i Crociati, Elia, i Romani ed altri ancora
• Visitare la Città Vecchia di Acri ed i ruderi della fortezza crociata.
• Spostarsi fino a Haifa e, sul Monte Carmelo, visitare la Stella Maris (per la Messa) sulla via verso il sito della famosa vittoria di Elia sui profeti di Ba’al (Re 1 18:25).
• Dirigersi verso sud fino alla città romana di Cesarea, dove il centurione Cornelio fu battezzato da Pietro, diventando il primo gentile convertito al cristianesimo (Atti 10) e dove Festo processò Paolo (Atti 25: 6-12). Visitare gli impressionanti scavi, l’anfiteatro ed il porto di Erode.
• Di ritorno a Tel Aviv, è possibile fare una sosta per un fantastico giro nel porto dell’antica Giaffa, prima di apprestarsi al volo di ritorno a casa.


Messe saranno celebrate quotidianamente.
Per i gruppi accompagnati da un sacerdote, sarà possibile organizzare delle Messe private. Queste dovranno essere prenotate in anticipo e potranno essere celebrate da Lunedì a Sabato (a seconda dei posti liberi) nei seguenti siti:
• Monastero carmelitano di Haifa
• Chiesa del Primato di San Pietro in Galilea
• Basilica dell’Annunciazione a Nazareth
• Chiesa della Natività a Betlemme
• Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme
• Chiesa della Visitazione a Ein Karem.
I gruppi non accompagnati da un sacerdote, potranno assistere alle Messe regolari domenicali, celebrate in lingua inglese. Durante la settimana, in alcuni luoghi, si celebrano Messe pomeridiane.


In bicicletta nei siti biblici
Attraversare in bicicletta i siti biblici della Galilea

Questo tragitto di sette giorni vi condurrà nei più noti siti della Galilea, menzionati nell’Antico e Nuovo Testamento. Dal Monte Carmelo al Lago di Galilea; dal I libro dei Re fino al Vangelo di Giovanni; da Elia e Debora a Gesù di Nazareth. Potrete attraversare pedalando i villaggi della regione, alcuni dei quali furono meta di pellegrinaggi degli ultimi due millenni.
Primo giorno
Haifa ed il Monte Carmelo. La storia di Elia
Circa 35 km.
Iniziate la vostra escursione al Monastero Stella Maris, sovrastante la Grotta di Elia, che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Proseguite da qui fino al Centro Bahai, sul Monte Carmelo, prima di salire più su, attraversando Haifa. Continuate a salire fuori città ed attraversate i boschi del Monte Carmelo verso le città Druse di Daliat El Carmel e Isfiya. Da Isfiya, seguendo la strada per la vetta del Monte Carmelo, raggiungete il Monastero Carmelitano, che indica il luogo dove Elia sfidò i falsi profeti di Ba’al (Re 1:18). Da qui, scendete nuovamente a Isfiya.
Pernottate nella zona del Monte Carmelo.


Secondo giorno
Dal Monte Carmelo a Nazareth. La casa di Gesù e Maria
Circa 40Km.
Seguire la strada N. 7212 scendendo i ripidi versanti del Monte Carmelo, verso il Kfar Hasidim. Da qui, proseguire per Kiryat Tivon (fuori strada o su strada). Seguire la Strada N. 7513 attraverso Bosmat Tivon per Betlemme di Galilea, fondata dai Templari germanici intorno al secolo scorso. Seguire le strade secondarie attraverso i campi per Givat Ella e Eilut. Poi iniziare la scalata attraverso il villaggio fino a Nazareth. Pernottamento a Nazareth. (Suggeriamo un’altra giornata in città per visitare le chiese ed i mercati).

Terzo giorno
Da Nazareth al Monte Tabor. La terra della profetessa Deborah
Circa 45 Km.
Iniziare la giornata con la visita a Cana (Kfar Kana) a nord di Nazareth, il luogo in cui Gesù mutò l’acqua in vino (Giovanni 2:1), commemorato dalla Chiesa delle nozze e dalla Chiesa di Nathanael.
Lasciato Kfar Kana, dirigersi verso Ein Mahel ed il Monte Dvorah. Proseguire fuori strada a vall, verso il villaggio di Daburia. Da qui, seguire la strada per salire intorno al Monte Tabor, che sovrasta la Valle di Jezre’el (Yizrael) e la Bassa Galilea. In cima alla montagna, si trova la Chiesa della Trasfigurazione, una chiesa cattolica a ricordo del luogo in cui Gesù incontrò Elia e Mosè (Luca 9:28). In seguito, ridiscendere la collina verso Shibli e Kfar Tabor. Pernottare a Kfar Tabor.

Quarto giorno
Dal Monte Tabor al fiume Giordano
Circa 45 Km.
Dalla zona del monte Tabor proseguire verso sud, seguendo la strada N. 65 fino alla 716/717. Percorrere la strada lungo la Valle di Beit She’an, attraverso le comunità agricole di Ramat Zvi e Moledet. Proseguire sulla strada ad oriente del forte crociato di Belvoir. Questa zona, che fu popolata dalla tribù di Issachar, divenne in seguito una roccaforte delle armate crociate in Galilea, dominando l’antica strada lungo il Giordano. Dopo aver visitato il sito, discendere verso il fiume Giordano. Pernottare a Gesher, Yardena, Beit Yosef, Newe Or o Ashdot Ya’akov.


Quinto giorno
Lungo il Giordano fino alle Terme Romane di Hamat Gader
Circa 40 Km.
Seguire la strada litorale del fiume in direzione nord. Oltrepassare la prima centrale elettrica in Israele, a Naharaim, e proseguire verso nord fino ad Ashdot Ya’akov. Seguire la strada ad est del fiume Yarmukh all’angolo meridionale delle Alture del Golan fino a Hamat Gader. A Hamat Gader, menzionata per la prima volta nel libro di Giosuè, ci sono sorgenti naturali calde, incorporate nelle terme risalenti ad epoca romana.
Dopo la sosta piacevole alle sorgenti calde, ritornare verso Tzemah, sulla riva meridionale del Lago di Galilea. Proseguire in direzione di Yardenit, centro battesimale sulla riva del Giordano.
Pernottamento nella zona di Degania.

Sesto Giorno
La costa orientale del Lago di Galilea, Kursi e Cafarnao
Circa 40 Km.
Seguire la ciclabile nord-orientale che fa il giro intorno al lago. Continuare a nord, con il lago a sinistra e le alture del Golan a destra, fino a Kursi. Visitare l’antica chiesa a ricordo del Miracolo dei Porci (Matteo 8:32), e proseguire verso nord.
Attraversare il fiume Giordano, che si riversa nel Lago di Galilea presso Betsaida, dove Gesù guarì il cieco (Matteo 11:21). È possibile anche raggiungere Cafarnao, sulla riva settentrionale del lago. In questo sito storico, menzionato parecchie volte nella Bibbia (Luca 4:31, Matteo 4:13, 8:5), sorgono varie chiese con nomi differenti, in commemorazione di molti eventi della vita di Gesù accaduti in questo luogo.
Da qui, proseguire verso uno delle numerose sistemazioni di soggiorno, disponibili sulla riva settentrionale del lago.

Settimo giorno
La sponda settentrionale fino a Tiberiade
Circa 30 Km.
Iniziare la giornata salendo sopra il bacino del Lago di Galilea sul Monte delle Beatitudini, il luogo tradizionale del Discorso di Gesù (Matteo 5:1-12). Da lì scendere a Tabgha, dove Gesù compì la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci (Marco 6:25), e visitare la chiesa in commemorazione del Miracolo. Continuare verso sud fino al Kibbutz Ginosar. Qui, nel Museo Yigal Alon, si può ammirare la Barca della Galilea, una barca da pesca originale dei tempi di Gesù.
Oltrepassare le pendici del monte Arbel fino alla città di Tiberiade e godersi una passeggiata sul lungolago della città antica costruita dai Romani. Pranzare in uno dei numerosi ristoranti e girovagare piacevolmente nel mercato, aperto tutta la settimana.
Pernottare a Tiberiade.


ITINERARIO BREVE DI 5 GIORNI

1º Giorno: Giro di Nazaret, la città della Sacra
Famiglia, ove crebbe Gesù. Visita ai numerosi
siti che ricordano gli eventi principali della vita
di Maria – la Basilica dell’Annunciazione, dove
secondo il Vangelo di Luca le apparve l’angelo
Gabriele; la Chiesa di S. Giuseppe, secondo la
tradizione il sito della falegnameria; il vicino Museo
Francescano; la Sorgente della Vergine Maria
(il Pozzo di Maria) dal quale Maria attinse acqua.
Visita al vicino Centro Internazionale di Maria di
Nazaret poi proseguimento per Cana di Galilea
per visitare la Chiesa del Primo Miracolo.
Possibili gruppi di studio: artigianato e
agricoltura antiche; produzione di olio d’oliva;
produzione di vino; cucina tradizionale.
Pernottamento: vicino al Lago di Tiberiade.

2º Giorno: Visita di Cafarnao, il villaggio di pescatori
dove Gesù chiamò sette dei suoi discepoli. Nel
sito si trovano la Chiesa della Casa di S. Pietro
e l’antica Sinagoga. Proseguimento per Tabgha
e la Chiesa della Moltiplicazione, dove Gesù
diede da mangiare alle moltitudini; il Monte delle
Beatitudini; e il Kibbutz Ginnosar per vedere la
“Barca di Gesù”, una barca di pescatori del 1º
secolo nel Lago di Tiberiade simile a quella che può
essere stata usata da Gesù e dai suoi Discepoli.
Se il tempo lo consente, visita a altri siti Cristiani
nella zona; e/o navigazione sul Lago di Tiberiade
(è possibile organizzare l’imbarco e lo sbarco in
uno fra molti luoghi possibili lungo la riva del lago).

3º Giorno: Vista di Gerusalemme dalla cima
del Monte degli Ulivi. Discesa a piedi fino a
Getsemani e visita alla Chiesa della Tomba
della Vergine Maria. Entrata nella Citta Vecchia
attraverso la Porta dei Leoni (conosciuta anche
come la Porta di S. Stefano) e visita alla Chiesa
di S. Anna. Passeggiata lungo la Via Dolorosa
prestando una speciale attenzione alle stazioni
connesse con la Vergine Maria. Giro della Chiesa
del Santo Sepolcro. Poi passeggiata lungo il
Cardo (la strada principale della città Romana/
Bizantina, con un colonnato, orientata da nord a
sud) fino a Monte Sion per visitare il Cenacolo
(la “Sala Superiore“) e l’Abbazia Hagia Maria
Sion (l’Abbazia della Dormizione), che ricorda la
Dormizione di Maria. Entrata nella Città Vecchia
attraverso la Porta di Sion e continuazione per
il Muro Occidentale. Se il tempo lo consente
entrata nel Parco Archeologico lungo la base
meridionale della piattaforma del Monte del
Tempio per vedere la parte di un’antica rampa
di scale lungo la quale è possibile che Gesù, sua
Madre e i suoi Discepoli abbiano camminato.
Possibili gruppi di studio: arte ebraica tradizionale
dello scriba; ceramica, cucina e cottura in
forno tradizionali.
Pernottamento: a Gerusalemme.

4º Giorno: Visita al Parco Nazionale della Città
di Davide e poi, per capire meglio l’aspetto fisico
della città di Gerusalemme ai tempi di Gesù e
della Vergine Maria, visita al grande Modello di
Gerusalemme nel periodo del Secondo Tempio,
in mostra all’aperto nel Museo di Israele. La visita
può comprendere il Tempio del Libro dove sono
in mostra i Rotoli del Mar Morto. Poi viaggio verso
Betlemme*, per vedere la Basilica della Natività
e la Grotta del Latte. Ritorno a Gerusalemme,
visita lungo la strada alla Tomba di Rachele.
Possibili gruppi di studio: intaglio tradizionale
del legno e fabbricazione di vetro.
Pernottamento: a Gerusalemme.

5º Giorno: Viaggio a Ein Karem, ove Maria si
recò in visita a sua cugina Elisabetta, madre di
S. Giovanni Battista. Nel villaggio si trovano molti
siti religiosi compresa la Sorgente di Maria dove
Maria bevve acqua, la Chiesa della Visitazione,
che secondo la tradizione si trova nel sito della
casa di S. Elisabetta e S. Zaccaria; e la Chiesa
di S. Giovanni Battista (costruita sopra una
grotta che si crede sia il luogo della sua nascita).
Uscendo da Gerusalemme proseguimento per
Abu Ghosh per visitare la chiesa del 12º secolo,
l’Abbazia di S. Maria della Resurrezione con i
suoi importanti affreschi medievali. [Se il tempo lo
consente, l’itinerario può comprendere anche il
monastero e il convento a Beit Gemal, un po’ a
sud di Beit Shemesh, e il Santuario della VergineMaria
a Deir Rafat, a ovest di Beit Shemesh.


UN PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA SULLE ORME DELLA VERGINE MARIA

Vivete l’esperienza di un viaggio dello spirito seguendo le tracce della vita di Maria, la madre di Gesù, nei luoghi e nel paesaggio Biblico dove visse, gioì e soffrì.

Introduzione

Per un Cattolico, un pellegrinaggio in Terra Santa può essere un
viaggio dello spirito, di riaffermazione e scoperta. Ritrovarsi nel
paesaggio storico, visitare i luoghi santi e i siti menzionati nella
Bibbia e i santuari collegati con la vita e il ministero di Gesù, fornirà
l’ispirazione per un interiore viaggio spirituale che ogni pellegrino
spera di sperimentare durante il proprio soggiorno. Seguire un tema
e una specifica narrazione contribuirà al raggiungimento di questo
scopo.
Il pellegrinaggio che segue le orme della Vergine Maria, la madre di
Gesù, la quale nacque, visse e probabilmente terminò la propria vita
nella Terra Santa, è un pellegrinaggio di questo tipo.
Nonostante la Vergine abbia provato il dolore più grande per una
madre, quello di vedere la passione e la morte del proprio figlio, un
pellegrinaggio in suo onore è un evento gioioso, poichè la Vergine
fu benedetta con la grazia del Signore, com’è scritto nel Vangelo:
“Gioisci, o piena di grazia! Il Signore è con te.” (Luca 1:28)1
Per vivere l’esperienza della presenza di Maria nel Mistero di Gesù e
nella Chiesa, il pellegrino può scegliere di visitare i siti direttamente
connessi con la vita della Vergine o ampliare l’esperienza con un
programma di pellegrinaggio più ampio.
Le informazioni seguenti forniscono una lista di luoghi santi e
siti direttamente connessi con Maria attraverso descrizioni e
informazioni pratiche destinate a aiutare il visitatore e l’organizzatore
del pellegrinaggio.
Salvo dove diversamente indicato, tutte le date sono D.C.
(Dopo Cristo)
Gli itinerari proposti comprendono consigli per l’organizzazione
di attività che aggiungeranno una dimensione ulteriore a un
pellegrinaggio in onore della Vergine Maria.



Nazareth

Vivete l’emozione di una passeggiata lungo le strade e i sentieri di Nazareth, oggi città moderna, il villaggio dove fu allevato Gesù. Nella Basilica dell’Annunciazione è conservata la grotta nella quale, secondo la tradizione, l’angelo Gabriele apparve alla Vergine Maria (Luca1:26-35). Nel vicino Centro Internazionale di Maria di Nazareth sono conservati importanti resti recentemente scoperti dell’abitazione di una famiglia risalente al periodo del 1º secolo. A poca distanza, la fontana del Pozzo di Maria segna probabilmente il posto nel quale Maria attinse acqua per la Sacra Famiglia.
Ai tempi di Gesù la città di Nazaret era
un piccolo villaggio. I suoi abitanti erano
contadini e artigiani che probabilmente
dipendevano dalla vicina città di Sefforis per
la maggior parte delle merci e dei serviz
Gli abitanti del villaggio conducevano una vita
rurale tradizionale, lontano dall’influenza dei
Romani che occupavano la zona (influenza
molto sentita nelle città principali). È possibile
che fossero un po’ lontani anche dai disordini
politici, sociali e religiosi esistenti all’interno
della società ebraica del tempo.
Da scavi archeologici sappiamo che la città
antica del tempo di Gesù si trovava nella zona
dell’attuale Basilica dell’Annunciazione e della
vicina Chiesa di San Giuseppe.
Nonostante l’importanza di Nazaret nella vita
di Gesù e dei suoi genitori, questa località
non diventò immediatamente un luogo di
pellegrinaggio cristiano. Il primo santuario
fu costruito probabilmente alla metà del 4º
secolo.
Alla pellegrina spagnola Egeria, che visitò
Nazaret nel 383, fu mostrata una “grande e
splendida grotta nella quale visse Maria
Un altare era stato ivi collocato.”2
Questa era probabilmente la più grande
fra le grotte inserite nell’attuale complesso
architettonico della Basilica. Nella tradizione
Cattolica Romana, è il luogo nel quale l’angelo
Gabriele apparve a Maria (Luca 1:26-38).

Altri luoghi in Galilea
Secondo una tradizione della Chiesa antica, l’antica città di Zippori, oggi un parco nazionale archeologico, fu il luogo in cui nacque Maria; questa tradizione è attualmente ricordata nel moderno Monastero Francescano di S. Anna e Gioacchino.
Maria era presente alla festa delle nozze di Cana, il luogo del primo miracolo di Gesù, ove egli trasformò l’acqua in vino (Giovanni 2:1-11).

Sefforis

Le rovine della città di Sefforis si trovano a 6 km da
Nazaret in direzione nord ovest, su una collina che si
innalza sopra la valle di Bet Netofah. Questo fu il centro
amministrativo della Bassa Galilea dai tempi del Secondo
Tempio fino al 4º secolo. Secondo una tradizione dei primi
tempi della chiesa, questo è il luogo dove nacque Maria e
vissero i suoi genitori. Ai piedi della città antica fu costruita
nel 12º secolo una chiesa crociata dedicata ai Santi Anna
e Gioacchino, i genitori di Maria. Oggi la Chiesa è in
rovina e rimane solo il muro orientale del santuario.
Il sito appartiene al convento francescano moderno dei
Santi Anna e Gioacchino.

ALTRI LUOGHI
IN GALILEA

Nelle vicinanze ci sono i resti di una sinagoga del 6º
secolo nella quale si trova un mosaico contenente sette
pannelli con dediche in Ebraico e Greco e un’architrave
di pietra intagliata con un’iscrizione in Greco che ricorda
il completamento dell’edificio e i nomi dei donatori. Una
strada separata porta al parco nazionale dell’Antica
Sefforis (entrata a pagamento). Tracce archeologiche
e altri ritrovamenti storici indicano che la città con la
sua popolazione ebraica e gentile era un modello di
coesistenza non solo ai tempi di Maria, ma a lungo anche
durante il periodo romano/bizantino.
Sefforis è importante nell’ebraismo essendo il luogo nel
quale, all’inizio del 3º secondo, fu raccolta e codificata la
Mishnah (la raccolta di tradizioni orali nella legge religiosa
ebraica) sotto la guida di Rabbi Yehudah il Principe.
Nella città superiore è stato portato alla luce un quartiere
ebraico e sono stati trovati molti bagni rituali.


Cana

La tradizione identifica questa città, che si trova non
lontano da Nazaret, con la Cana menzionata nel Vangelo
di San Giovanni “Tre giorni dopo, si fecero delle nozze
in Cana di Galilea. C’era la madre di Gesù, e Gesù
pure fu invitato con i suoi discepoli.” (Giovanni 2:1-2).
Cana divenne famosa perchè, come ci dice l’Evangelista,
è il luogo nel quale Gesù compì il primo miracolo,
trasformando l’acqua in vino (Giovanni 2:3-9).
“Maria è presente a Cana in Galilea come la Madre di
Gesù e in modo significativo contribuisce all’ ”inizio dei
segni.” (Giovanni 2:11) 4
Cana è conosciuta anche per altri due eventi. Il primo
riguarda Nathanael (S. Bartolomeo), che all’inizio aveva
dubitato di Gesù e successivamente diventò uno dei
suoi discepoli. Si pensa abbia abitato nella città tanto
che fu costruita una chiesa a suo nome dove, secondo la
tradizione, incontrò Gesù per la prima volta (Questa chiesa
è aperta al pubblico solo il 24 Agosto). Il secondo evento
che ebbe luogo a Cana fu la guarigione da parte di Gesù
del figlio di un funzionario (Giovanni 4: 46-54).
Questo episodio è considerato a volte come la prima
azione compiuta da Gesù per aiutare un pagano e fu,
secondo il Vangelo, il secondo miracolo che compì.
Si dice che le due torri della chiesa francescana del Primo
Miracolo rappresentino la sposa e lo sposo. All’interno
ci sono grandi vasi che ricordano il miracolo. Elementi
architettonici antichi, forse facenti parte di una sinagoga,
sono incorporati nella chiesa. Questi comprendono
un’iscrizione aramaica in un mosaico.
È possibile accedere a una cripta per mezzo di scale.


Monte Tabor

A cominciare dal 4º secolo, la tradizione identifica il
Monte Tabor come il sito della trasfigurazione di Gesù
(Matteo 17:1-13, Marco 9:2-13 e Luca 9:28-36).
La montagna viene menzionata per la prima volta
relativamente a Debora e Giaele, le “Più benedette fra
le donne.“ (Giudici 5:24).
La chiesa cattolica confronta la descrizione di Debora, che
“...Sorse, madre di Israele” (Giudici 5:7), con la Vergine
Maria che è la madre della comunità dei fedeli.
Così è anche l’elogio di Giaele nella Cantica di Debora -
“Benedetta sia fra le donne Giaele” (Giudici 5:24) -
riecheggiata nel Magnificat (Luca 1:46-54), e nell’elogio
di Elisabetta a Maria: “Di tutte le donne tu sei la più
benedetta …” (Luca 1:42).
La battaglia biblica contro i Cananei ebbe inizio al Monte
Tabor. Lì Debora radunò gli uomini di Israele e li chiamo
perchè combattessero in nome di Dio. Dal convento
francescano si può vedere verso il basso alla Valle di
Jezreel (la pianura di Esdrelon), il sito dell’antica battaglia.
È possibile vedere anche Nazaret, a ovest. Durante il
periodo del Secondo Tempio e anche successivamente
venivano accesi segnali di fuoco in cima alla montagna
per trasmettere avvisi che annunciavano l’inizio di un
nuovo mese e l’inizio delle feste ebraiche.


CAFARNAO

Il sito dell’antico villaggio di pescatori di Cafarnao (in
Ebraico Kfar Nahum, il Villaggio di Nahum) si trova sulla
riva nord-occidentale del Lago di Tiberiade. Il sito presenta
due grandi punti d’interesse: la Chiesa della Casa di
S. Pietro, e l’antica Sinagoga.
La città è menzionata molte volte nel Nuovo Testamento,
dove appare nel racconto del Vangelo soprattutto come
il luogo nel quale Gesù visse durante gran parte del
suo ministero in Galilea. La città è importante anche
nel pellegrinaggio di Maria. Secondo il Vangelo, Maria
accompagnò suo figlio a Cafarnao:


Il Lago del Kinneret (il Mare di Galilea - il Lago di Tiberiade)
L’antico villaggio di pescatori di Cafarnao, nel quale Gesù visse durante gran parte del suo ministero in Galilea, è importante anche nel contesto del pellegrinaggio di Maria, poichè si racconta che la Vergine Maria accompagnò suo figlio a Cafarnao. (Giovanni 2:12). Nella Chiesa della Casa di S. Pietro sono conservati i resti di un’abitazione di una stanza che si presume sia la “Casa di Simone, detto Pietro" (Marco 1:29). La chiesa attuale è costruita sopra l’antico sito archeologico dell’la Insula Sacra realizzato per conservare i reperti archeologici.
“Dopo questo, scese a Cafarnao, egli con sua madre e
i suoi fratelli e i suoi discepoli, e stettero quivi non molti
giorni.” (Giovanni 2:12).
Sia Matteo (12:46-50) che Marco (3:31-35) riferiscono
un episodio durante il quale la madre di Gesù provò a
avvicinarsi a lui, senza successo, a causa di una grande
folla raccolta fuori dalla “casa” di Gesù (Marco 3:20), che
si riferisce con molte probabilità alla casa di Simone, detto
Pietro (Marco 1:29).
Il sito di Cafarnao fu “riscoperto” nel 1838 dal geografo
biblico Americano Dottor Edward Robinson. Nel 1894,
una parte del sito antico fu acquistata dalla Custodia
Francescana di Terra Santa e vi furono eseguiti scavi
archeologici dal 1905. Il sito è gestito dai Francescani
che vi hanno eseguito indagini archeologiche ed è aperto
al pubblico a pagamento.


Haifa e il Monte Carmelo

Il Monastero di Stella Maris è dedicato alla Vergine Maria in qualità di “Nostra Signora, la Stella del Mare" (Stella Maris, in Latino). La vicina Grotta di Elia è stata identificata dai tempi Bizantini come un luogo nel quale la Sacra Famiglia si riposò lungo la strada di ritorno dall’Egitto.


Gerusalemme – La Città Vecchia

Nei tempi antichi, come oggi, Gerusalemme era il centro della vita religiosa ebraica. È possibile che Maria, soprattutto da adulta, si sia recata in visita nella città almeno una volta all’anno per pregare al Tempio. I pellegrini di oggi possono visitare il Muro del Pianto [in ebraico, ha-Kotel ha-Ma'aravi] ovvero i resti del grande muro di contenimento della spianata del Monte del Tempio, luogo di preghiera e devozione per gli Ebrei dalla distruzione del Secondo Tempio da parte dei Romani nel 70 DC. I visitatori possono anche salire sul Monte del Tempio stesso (ove i non-musulmani possono solo vedere, senza potervi entrare, la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa.).
Nella Chiesa di S. Anna (la Piscina di Bethesda) del 12º secolo è conservato il sito che secondo la tradizione Bizantina fu il luogo nel quale nacque la Vergine Maria.
La Via Dolorosa inizia vicino all’arco dell’Ecce Homo nel Quartiere Musulmano e finisce alla Chiesa del Santo Sepolcro nel Quartiere Cristiano. Delle quattordici stazioni, quattro sono collegate direttamente o indirettamente alla Vergine Maria che era presente e assistette alla Passione.
La Chiesa del Santo Sepolcro contiene molti santuari dedicati alla Vergine Maria, compresa un’immagine di Maria come Mater dolorosa.
Nei tempi antichi, come oggi, Gerusalemme
era il centro della vita religiosa ebraica.
È possibile che Maria, soprattutto da adulta,
abbia visitato la città almeno una volta
all’anno, durante Pasqua o forse durante
la festa autunnale di Sukkot (la Festa dei
Tabernacoli). Tra le tre feste di pellegrinaggio,
questa era forse quella con la partecipazione
più elevata perchè il raccolto era finito e la
popolazione rurale era libera di viaggiare.
Il Nuovo Testamento ci racconta che Maria
si trovava a Gerusalemme durante l’ultima
settimana prima dell’arresto e del processo a
Gesù e che fu testimone della Crocifissione
e della Resurrezione. Fu probabilmente lì che
finì la sua vita, nonostante una tradizione del
4º secolo dica che seguì l’apostolo Giovanni
a Efeso (nella Turchia dei nostri giorni),
trascorrendo i suoi ultimi giorni in quella
città. Tuttavia, tutte le più antiche tradizioni
conosciute dicono che la Dormizione di Maria
ebbe luogo a Gerusalemme.


La Via Dolorosa

Il corso attuale della Via Dolorosa comincia vicino all’arco
dell’ Ecce Homo nel Quartiere Musulmano e finisce al
Santo Sepolcro (Golgota) nella chiesa del Santo Sepolcro
situata nel quartiere cristiano. Il percorso di devozione
ricorda eventi come per esempio Gesù che porta la croce
dal luogo di condanna da parte di Ponzio Pilato al luogo
della sua crocifissione sul Golgota (Calvario) e il trasporto
di Cristo al sepolcro, luoghi che a quei tempi sarebbero
stati fuori dalle mura della città (le merlature attuali
risalgono al 16º secolo).
Quattordici stazioni con cappelle sono dedicate a incontri
e eventi descritti nei Vangeli o nei testi apocrifi. Delle
quattordici stazioni, quattro sono collegate direttamente
o indirettamente con la Vergine Maria che fu presente e
assistette alla dura esperienza.
La Quarta Stazione, situata nella chiesa Armena
Cattolica, richiama il luogo nel quale Maria soffrì vedendo
suo figlio sotto il peso della croce sulla strada verso il
Golgota. Nella chiesa si trovano resti risalenti a periodi
precedenti compreso un pavimento a mosaico di una
chiesa bizantina con l’immagine di due impronte o sandali
al centro, considerato il luogo nel quale si trovava la
Vergine Maria, quando guardava suo figlio.
Questa chiesa insieme all’adiacente Terza Stazione è il
centro della Chiesa Armena Cattolica (Uniate) in Israele.
Altre tre stazioni associate con Maria - la X, XII e XIII -


Gerusalemme – Fuori dalle Mura della Città Vecchia

Il Cenacolo (la “Sala Superiore”): una sala del 14º secolo situata in una piccola struttura a due piani all’interno di un complesso più vasto di edifici sulla vetta del Monte Sion – commemora il luogo nel quale Gesù celebrò l’Ultima Cena con i suoi discepoli. È associata anche a una tradizione precedente risalente almeno al 4º secolo secondo la quale questo fu il luogo (o almeno la zona) nella quale i discepoli si radunarono con la Vergine Maria e altri membri della comunità dopo la morte di Gesù (Atti degli Apostoli 1:14) – e il luogo nel quale sperimentarono la discesa dello Spirito Santo durante la Pentecoste (Atti degli Apostoli 2:1-4).
L’abbazia sul Monte Sion “Hagia Maria Sion” (precedentemente conosciuta come la Basilica della Dormizione) fu consacrata nel 1910. Fu costruita su parte del sito occupato dalla precedente basilica Bizantina di Hagia Sion e una successiva chiesa Crociata, S. Maria del Monte Sion.Un santuario nella cripta è dedicato alla Dormizione.
La Tomba della Vergine (Chiesa Ortodossa) si trova ai piedi del Monte degli Ulivi nella Valle di Giosafat, un ramo della Valle del Cedro, adiacente al Giardino di Getsemani e alla Chiesa delle Nazioni.

Parco Nazionale
della Città di Davide

Il sito originale della biblica “Città di Davide” era
lungo la Collina di Ophel, a sud del Monte del
Tempio. Scavi archeologici in questa zona, sopra
e sotto terra, consentono al visitatore di vedere
qualcosa dell’antica storia di Gerusalemme dai
giorni dei Gebusiti fino ai tempi di Re Davide, il
periodo del Primo Tempio e dei Re di Giudea,
l’incendio della città da parte dei Babilonesi nel 586
AC (Secondo libro dei Re 25:9), la ricostruzione
delle mura da parte di Nehemiah nel 5º secolo AC,
fino ai tempi del Secondo Tempio e la distruzione
della città da parte dei Romani nel 70 DC.
Una presentazione audio-visiva nel Centro per
Visitatori aiuta a orientarsi nel sito.
Il reperto più importante che risale ai tempi di
Re Davide che sia stato scoperto fino a oggi è un
grande edificio regale, molto danneggiato.
È possibile che questo possa essere stato il palazzo
di Re Davide. È anche possibile vedere parte delle
mura di fondamenta e un muro di contenimento
massiccio nella zona aperta al pubblico.
Scavi sotterranei consentono di accedere a strade
e passaggi che sono da tempo coperti da secoli
di sporcizia e distruzione. Il complesso comprende
il Tunnel di Ezechiele, un condotto intagliato
nel sostrato roccioso che portava l’acqua dalla
Sorgente Gihon fuori dalle mura fino alla Piscina di
Siloe dentro la città (Secondo libro dei Re 20:20 e
Secondo libro delle Cronache 32:2-4 e 32:30).
si trovano nella chiesa del Santo Sepolcro.



Ein Karem

Secondo la tradizione Cristiana, è il luogo di nascita di S. Giovanni Battista e il luogo nel quale abitavano i suoi genitori Zaccaria e Elisabetta. Il Nuovo Testamento parla della visita di Maria a sua cugina Elisabetta quando entrambe attendevano la nascita di un figlio (Luca 1:39-56). Molti siti nel villaggio sono collegati a quella visita.
La Sorgente di Maria, una sorgente ed una fontana al centro del villaggio antico. Secondo una tradizione, questo è il luogo nel quale si incontrarono Maria e Elisabetta, da dove Maria bevve (di conseguenza la sorgente divenne un sito di pellegrinaggio Cristiano).
La Chiesa della Visitazione – secondo la tradizione il sito della casa della cugina di Maria, Elisabetta, e di suo marito, Zaccaria (i genitori di S. Giovanni Battista).
La Chiesa di S. Giovanni Battista segna, secondo la tradizione, il luogo di nascita di S. Giovanni Battista.

Betlemme*

Nella Basilica della Natività, uno dei primi edifici Cristiani e fra i più importanti, è custodita la grotta che secondo la tradizione si ritiene essere il luogo nel quale nacque Gesù (Luca 2:7).
La Grotta del Latte si trova nella cripta di una piccola cappella Francescana e celebra la tradizione secondo la quale la grotta fu usata come rifugio dalla Sacra Famiglia prima della sua fuga in Egitto.
* Sotto la giurisdizione dell’Autorità Palestinese. La visita sul posto può richiedere preparativi speciali, compreso coordinamento per il trasporto e le guide.

La Grotta del Latte

La grotta che si crede sia il luogo nel quale nacque Gesù
è il punto più importante della Basilica, uno dei primi e
più importanti fra tutti i santuari cristiani. Negli scritti del
2º secolo di Justin Martyr (nel suo Dialogo con Trypho)
è ricordata una grotta vicino a Betlemme e di nuovo è
ricordata all’inizio del 3º secolo da Origene di Alessandria,
uno dei primi padri della chiesa cristiana. La prima basilica
sul posto fu costruita per iniziativa di S. Elena, madre
dell’Imperatore Constantino. Bruciata durante la rivolta
samaritana nel 529, fu ricostruita nella sua forma attuale
nel 565, per ordine dell’Imperatore Giustiniano.
La Grotta di Maria, la cosiddetta “Grotta del Latte“,
si trova a pochi minuti di cammino dalla Piazza della
Mangiotoia. La grotta, nella cripta di una piccola cappella
Francescana, ricorda la tradizione secondo la quale la
grotta stessa fu usata come luogo di rifugio dalla Sacra
Famiglia prima della loro fuga in Egitto. La leggenda
racconta che, mentre la Vergine Maria stava allattando
Gesù, una goccia del suo latte cadde per terra e
miracolosamente fece diventare bianche le pareti della grotta.

Abu Ghosh

Il villaggio di Abu Ghosh si trova sul luogo della biblica Qiryat Ye'arim, nel quale l’Arca dell’Alleanza rimase per venti anni prima di essere riportata a Gerusalemme (1 Samuele 6: 21, 7:1-2). La Chiesa di Notre Dame de l'Arche de l'Alliance (la Nostra Signora dell’Arca dell’Alleanza, costruita nel 1924) ubicata in cima alla collina, commemora l’evento.
L’Abbazia di S. Maria della Resurrezione all’interno del
villaggio di Abu Ghosh è una fondazione Crociata costruita
nel 12º secolo dai Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni di
Gerusalemme. La chiesa fu costruita su un’antica sorgente
che una volta serviva un campo della Decima Legione
Romana Fretensis. Nel 1873 l’edificio della chiesa, che
esisteva ancora, fu conferito dal governo Ottomano alla
Repubblica Francese in segno di gratitudine per il suo aiuto
durante la Guerra di Crimea. Dal 1973 c’è una comunità
di monaci Benedettini dall’Abbazia di Bec-Hellouin (in
Normandia, Francia); e dal 1974, in un nuovo convento
adiacente, una congregazione monastica separata di
monache dal Convento di Santa Maria di Monte Oliveti
(vicino a Siena, Italia). La parte che ancora rimane degli
importanti affreschi medievali è stata restaurata. Due degli
affreschi rappresentano la Vergine Maria. Nella semi-cupola
dell’abside settentrionale, Maria e S. Giovanni Battista
s ai due lati di Gesù. La seconda campata del muro
settentrionale rappresenta la Dormizione della Vergine


Deir Rafat

Il santuario cattolico del Monastero di Deir Rafat (a ovest di Beit Shemesh e del Kibbutz Tzora) fu fondato negli anni 30 del secolo scorso dal Patriarca Latino di allora, Monsignore Louis Barlasina. Il santuario è dedicato alla Vergine Maria nel suo ruolo di Regina delle Nazioni e protettrice della Terra Santa.
Il santuario cattolico del Monastero di Deir Rafat, a ovest
di Beit Shemesh e del Kibbutz Tzora, fu fondato negli
anni 30 del secolo scorso dall’allora Patriarca Latino
Monsignore Louis Barlasina. Il santuario è dedicato alla
Vergine Maria nel suo ruolo di Regina delle Nazioni e
protettrice della Terra Santa. Una statua di Maria, come
Regina di Palestina e della Terra Santa, sormonta la
chiesa. All’interno, il soffitto della navata è coperto di
dipinti che rappresentano angeli che tengono nastri
con il testo “Ave Maria” in 343 lingue. La festa di
Regina Palestina, riconosciuta dalla Chiesa Cattolica
nel 1933, è celebrata ogni anno la prima domenica
dopo il 25 Ottobre.


Figure femminili nella Bibbia collegate con la Vergine Maria

Nella Bibbia sono rappresentate figure
femminili chiave. La Chiesa Cattolica si
riferisce alle seguenti donne:
Eva, Sara, Rachele, Miriam, Debora, Giaele,
Anna, la Regina di Saba, Giuditta e Ester.
Eva, la prima madre, è considerata come
la precorritrice della Vergine Maria, poichè
entrambe diedero alla luce figli che furono
i primi; coloro da cui tutto è cominciato.
Tuttavia, Eva fu responsabile per il Peccato
Originale. Invece la Vergine Maria fu lo
strumento per portare alla redenzione dal
Peccato Originale, consentendo all’umanità di
tornare a vivere in armonia con Dio, come era
nel Giardino dell’Eden prima della cacciata.
In questo senso, la Vergine Maria è l’esatto
opposto di Eva.
Sara partorì Isacco in età avanzata, dopo
aver perso la speranza di avere un bambino.
Simboleggia quanto accadde ad Anna, che
partorì la Vergine Maria in età avanzata.
Rachele diede alla luce figli in tarda età. La
fuga di Giacobbe dalla casa di suo padre
e il nascondere gli idoli vengono letti come
presagio della fuga della Sacra Famiglia in
Egitto per salvare Gesù dalla morte. Il lutto di
Rachele per i suoi figli è inteso come il lutto
per l’Innocente Bambino ucciso da Re Erode.
Miriam, la sorella di Mosè, innalzò un canto di
esultanza davanti a Dio, come la Vergine Maria
innalzò il suo canto di lode (Magnificat) quando
era in visita da sua cugina Elisabetta.
Debora e Giaele hanno redento le persone in
nome di Dio. Il Canto di Debora loda Dio e la
redenzione e questo è anche un presagio della
preghiera e gratitudine della Vergine Maria
e della redenzione di cui fu intermediaria nei
confronti dell’umanità per mezzo della nascita
di Gesù.
Anna non aveva figli e pregò Dio di avere un
bambino. Samuaele, che nacque dopo questo
evento, fu dedicato da lei a Dio. Per questo
motivo è paragonata a Maria.
La Regina di Saba andò in visita da
Salomone, che la vide come sua pari; questa
è considerata una prefigurazione di Maria,
incoronata come la Regina dei Cieli. Gli Etiopi
credono che l’Arca dell’Alleanza fu portata nel
loro Paese; l’Arca rappresenta simbolicamente
Maria che portò Gesù nel ventre, come
la parola di Dio, le tavole di pietra, erano
conservate nell’Arca.
Giuditta è menzionata nei libri apocrifi della
Bibbia, e salvò il Popolo di Israele dalle mano
degli Assiri, decapitando il loro comandante
Oloferne. Il suo compito come liberatrice
la rende la persona che rappresenta
simbolicamente la liberazione di Dio per mezzo
della nascita di Gesù dalla Vergine Maria.
La regina Ester salvò il suo popolo. Era
completamente dedita al suo compito e
rischiò la sua stessa vita. Lo sforzo che la
Regina Ester fece per comparire di fronte
al Re è paragonato agli sforzi di Maria
per l’umanità, soprattutto il Giorno del
Giudizio.L’incoronazione della Regina Ester è
un simbolo dell’incoronazione di Maria come
la Regina dei Cieli.





Correnti cristiane nella Terra Santa

La Terra di Israele, il luogo nel quale sono avvenuti gli eventi di grande importanza della storia sacra descritti nelle scritture sacre Cristiane, si distingue per la sua ricchissima tradizione Cristiana. Molti luoghi sono stati santificati per mezzo della memoria degli eventi religiosi e storici e successivamente attraverso strutture di commemorazione, memoria e rituale, usati come siti meta di pellegrinaggio.
Al di là degli eventi, i caratteri e i siti sacri – è stata la comunità Cristiana che ha mantenuto la continuità e la memoria di 2000 anni di Cristianesimo. Le numerose confessioni Cristiane, una delle caratteristiche del Cristianesimo Medio Orientale, rendono la Chiesa di Gerusalemme un museo antropologico-teologico-liturgico. Questa varietà trasforma la Terra Santa in una composizione di grande effetto dei tipi diversi di esperienza religiosa. Per esempio, nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, sei confessioni lodano il Signore sotto lo stesso tetto e lo fanno contemporaneamente in Latino, Greco, Armeno, Coptico, Siriaco e nella lingua dell'antica Etiopia.

La Chiesa Cattolica

La Chiesa Cattolica Romana nel Medio Oriente è conosciuta come la "Chiesa Latina", a nome della lingua usata in passato per le preghiere. Durante le Crociate, i Cattolici costruirono nuove chiese, alcune delle quali rimangono completamente intatte fino a oggi. Fra queste troviamo la Chiesa di Sant'Anna (secondo la tradizione il luogo di nascita della Vergine Maria) e la più importante – la Chiesa del Santo Sepolcro nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme. Nel 14º secolo, l'Ordine Francescano arrivò in Terra Santa. I frati Francescani rinnovarono e costruirono i siti sacri, e fu loro affidata dal Papa la custodia della Terra Santa. I Francescani salvarono i siti sacri dall'oblio, e dopo aver scavato e rivelato i resti del passato, costruirono chiese come la chiesa monumentale a Nazareth nel luogo dell'Annunciazione e la chiesa costruita sulla casa di Pietro Principe degli Apostoli a Cafarnao. Nel 19º secolo, il primo Patriarca Latino dopo le Crociate si stabilì a Gerusalemme e con l'aiuto di dozzine di comunità di monaci e istituzioni Cattoliche, costruì in Terra Santa molte altre chiese, monasteri, istituzioni e pensioni. Insieme alla popolazione di religiosi proveniente da tutto il mondo (come Francesi, Italiani e altri), la popolazione Araba-Cattolica nella Terra Santa divenne più forte e creò la sorprendente e affascinante liturgia Latina in Arabo (come le interpretazioni Arabe degli inni Latini di S. Tommaso d'Aquino nella processione del Corpus Christi). Oltre alla popolazione Araba Cattolica nei villaggi e nelle città di Israele, la Chiesa Cattolica è rappresentata in Israele da tre organizzazioni: l'Ordine Francescano, il Patriarcato Latino e la Nunziatura Apostolica. Le prime due organizzazioni guidano le processioni e le ceremonie, oltre alle feste Cattoliche, in base al calendario Cristiano Gregoriano, con la partecipazione di locali e pellegrini da tutto il mondo. Fra le più famose c'è la processione della Domenica delle Palme, durante la quale decine di migliaia di credenti marciano agitando fronde di palma dal Monte degli Ulivi fin dentro la città Vecchia chiamando "Osanna".

Le chiese Orientali Cattoliche

Nella Terra Santa, il numero dei membri delle chiese Orientali Cattoliche è superiore al numero dei membri della chiesa Latina Cattolica. Anche se tutti sottostanno al Papato, queste comunità Cattoliche hanno retaggi rituali e culturali diversi: Greci - Cattolici, Maroniti - Cattolici, Armeni - Cattolici, Siriani - Cattolici, ecc. Le cerimonie cattoliche durante la Settimana Santa secondo le tradizioni Orientali Ortodosse offrono un'emozionante occasione di sperimentare la festa in modo diverso.


Le chiese Orientali Ortodosse

La Chiesa Greca Ortodossa è stata presente in modo continuato nella Terra Santa per 1.700 anni, dal quarto secolo DC, come discendente diretto di San Giacomo (fratello di Gesù) – il primo Vescovo di Gerusalemme. Alla sua guida c'è il Patriarca Ortodosso di Gerusalemme, insieme a dozzine di monaci, membri della "Fraternita del Santo Sepolcro". Il Patriarcato, che si trova vicino alla Chiesa del Santo Sepolcro, è responsabile di dozzine di comunità Arabe Ortodosse, dozzine di monasteri e siti sacri e moltissimi pellegrini che vengono da tutto il mondo Ortodosso. La predominanza della Chiesa Ortodossa è riconosciuta per mezzo dei suoi svariati diritti sui siti sacri, che le garantiscono il suo stato di priorità anche durante le cerimonie celebrate insieme da tutte le confessioni.
La Chiesa Ortodossa celebra le preghiere, le cerimonie e le feste secondo la tradizione Bizantina e secondo il calendario Cristiano Giuliano, che è indietro di 13 giorni rispetto al calendario Gregoriano usato nell'Occidente. Nel calendario Ortodosso ci sono molte feste, comprese alcune uniche e pittoresche, celebrate in presenza del Patriarca di Gerusalemme e delle masse di pellegrini; fra queste, la processione notturna alla "Tomba di Maria" in Agosto, la discesa per gettare la croce nel Fiume Giordano durante la Festa dell'Epifania in Gennaio, e la più famosa, la ceremonia del Fuoco Sacro il Sabato Santo.
In Terra Santa sono presenti anche altre chiese nazionali-Ortodosse, che ricevono il loro potere dal Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, cioè la Chiesa Russa Ortodossa e la Chiesa Rumena Ortodossa. La Chiesa Russa è particolarmente di rilievo, e possiede chiese e monasteri in tutta Gerusalemme e Israele. Ha monaci, suore e pellegrinaggi di massa. Le feste, le processioni e gli inni religiosi esaltati della Chiesa Russa arricchiscono il mosaico liturgico della Terra Santa.

Le Chiese Orientali Ortodosse (Chiese Non-Calcedoniche)

Le Chiese Orientali sono chiese che hanno accettato le decisioni della Chiesa dall'inizio del quarto secolo, ma hanno rifiutato le decisioni dal Concilio di Calcedonia del 451. Queste Chiese hanno mantenuto un'esistenza e istituzioni independenti, conservando le altre tradizioni e lingue a esse uniche. Hanno mantenuto la loro presenza a Gerusalemme e in altri luoghi della Terra Santa: i loro diritti al rituale e la presenza nei siti sacri sono riconosciuti a livello internazionale e costituisono un'aggiunta pittoresca e emozionante alla Terra Santa.

Armeni Ortodossi

Il popolo Armeno fu il primo a accettare il Cristianesimo come religione nazionale, e ci sono prove di una presenza Armena continua a Gerusalemme dal quarto secolo fino a oggi. A parte la Chiesa Madre in Armenia, la Chiesa Armena a Gerusalemme ha un Patriarcato indipendente, responsabile dei beni Armeni e dei suoi vasti diritti sui siti sacri. La cattedrale decorata, il monastero Armeno e i suoi dintorni formano un loro quartiere nella Città Vecchia a Gerusalemme. Le cerimonie uniche di questa Chiesa sono celebrate gloriosamente nella Cattedrale Armena e nei siti sacri secondo i diritti di vecchia data, usando l'antica lingua e le scritture Armene. Fra le cose uniche di questa comunità Armena ci sono i festeggiamenti Armeni per Natale che hanno luogo a Betlemme in una data eccezionale: il 18-19 Gennaio, solo in Terra Santa.

I Copti - Ortodossi, Ortodossi Siriaci e Etiopi Ortodossi

Queste tre Chiese Orientali rappresentano antiche tradizioni Cristiane: i Copti sono i rappresentanti dei Cristiani della Valle del Nilo; i Siriaci rappresentano i Cristiani di lingua Siriaca dell'est, e gli Etiopi rappresentano il primo Paese Cristiano in Africa: l'Etiopia. A capo di queste Chiese ci sono Arcivescovi che siedono a Gerusalemme, che riferiscono dell'operato a Patriarchi che si trovano al di fuori dalla Terra Santa, rispettivamente: a Alessandria, Antiochia (oggi Damasco) e Addis Abeba. Nonostante il numero di abitanti del luogo non superi alcune migliaia, nelle strade e nelle chiese viene sentita la presenza colorita delle confessioni, soprattutto durante le feste principali. A Gerusalemme si può sentire il canto, "è resuscitato" in lingue antiche: Coptico (la lingua dell'Egitto prima dell'Arabo), Siriaco (dialetto Aramaico) e la lingua dell'antica Etiopia - Ge'ez.

Le Chiese Protestanti

Le Chiese Protestanti arrivarono nella Terra Santa nel 19º secolo. La prima iniziativa importante fu quella della Chiese Anglicana e Luterana, che lavorarono insieme per molti anni sotto un'unica diocesi a Gerusalemme. Successivamente, ognuno di loro fondò chiese e istituti didattici, sanitari e di altro tipo. A parte le costruzioni in città in Israele, furono costruite la Cattedrale di San Giorgio e la Cerchia della Cattedrale di San Giorgio che vengono usate dall'Arcivescovo Anglicano della Terra Santa, e le Chiese monumentali Luterane sul Monte degli Ulivi (Augusta Victoria) e vicino alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. In entrambe le chiese si sono formate piccole congregazioni locali (insieme alle congregazioni di lingua Inglese, Tedesca, Svedese, Danese e Finlandese), con a capo un Vescovo Arabo. Uno dei siti sacri più famosi per i Protestanti in Terra Santa è la Tomba del Giardino, identificata dagli Anglicani come il sito della sepoltura di Gesù. La Tomba del Giardino è diventata un luogo molto importante di preghiera e meditazione per i pellegrini Protestanti.

Altre Chiese Protestanti come La Chiesa Scozzese, La Chiesa Battista, e altre hanno costruito edifici e case di culto, e le organizzazioni Protestanti partecipano all'organizzazione di incontri religiosi entusiasmanti come la Festa Evangelica dei Tabernacoli a Gerusalemme ogni anno.


INFO
Gite organizzate
Numerose gite organizzate, la maggior parte in autobus o
minibus con aria condizionata, sono guidate da operatori
turistici autorizzati. Gli itinerari e i prezzi sono determinati
in conformità con le istruzioni del Ministero del Turismo
per assicurare un programma di visita turistica completa
con la massima comodità. Sono disponibili gite di mezza
giornata, di una giornata completa e più lunghe, alcune
delle quali uniscono gite all’aria aperta con viaggio lungo
le strade. Le gite partono regolarmente dalle città principali
e da aree vacanza popolari durante l’alta stagione. Tutte
le gite organizzate sono accompagnate da guide esperte,
autorizzate che parlano più lingue; è possibile riconoscerle
per mezzo di un emblema ufficiale che porta le parole
“Licensed Tour Guide” (Guida Turistica Autorizzata).
Gruppi più piccoli possono ingaggiare una guidaautista
autorizzata e una limousine speciale o minibus,
identificata dall’emblema rosso del Ministero del Turismo.
Dati completi e itinerari, prezzi e tempi sono disponibili presso
le agenzie di viaggio, e presso le compagnie turistiche.
Le istituzioni e organizzazioni pubbliche principali,
come WIZO, Hadassah, le università e la Knesset (il
Parlamento Israeliano) offrono giri guidati delle loro
strutture. I municipi organizzano giri a piedi delle città
più grandi. Ulteriori informazioni sono disponibili presso
gli hotel principali.
La Settimana Israeliana
La settimana di lavoro Israeliana comincia la Domenica
e finisce il Giovedì, e il weekend è di venerdì e sabato.
La maggior parte dei negozi che sono aperti il venerdì
chiudono il primo pomeriggio prima dell’inizio dello
Shabbat Ebraico, che comincia al tramonto il Venerdì, e
dura fino a poco dopo il tramonto il Sabato. Musulmani e
Cristiani osservano il loro giorno festivo, rispettivamente
il venerdì e la domenica.
Lingue
L’ebraico e l’arabo sono le due lingue ufficiali di Israele,
ma è raro trovare un Israeliano che non sia bilingue
(almeno). Il Paese è un crogiolo di cittadini che provengono
da quasi ogni Stato sulla faccia della terra – molti dei
quali parlano la lingua dei loro genitori. Quasi tutte le
insegne stradali, dei negozi, i menu dei ristoranti, le
guide e altro materiale sono scritti anche in Inglese.
Denaro e Questioni Doganali
La moneta Israeliana è il Nuovo Shekel Israeliano (New
Israel Shekel - NIS) o shekel in breve (plurale shkalim
in ebraico o shekels in Inglese). Ci sono 100 agorot
(agora al singolare) in ogni shekel. Le banconote
hanno il valore di NIS 20, 50, 100, e 200; le monete
hanno il valore di NIS10, 5, 2, 1, 1/2, e 10 agorot.
È possibile cambiare il denaro quasi in tutte le banche in
Israele. La maggior parte delle banche aprono alle 8:30
am dalla Domenica al Giovedì. Le ore nel pomeriggio
possono variare. Alcune banche sono aperte il venerdì
mattina. Tutte sono chiuse il venerdì pomeriggio, il sabato e
in taxi e con un viaggio condiviso (da Gerusalemme,
Tel Aviv o Haifa).
Negozi
Nella città principali di Israele, i negozi sono aperti
generalmente dalle 9:00 am alle 7:00 pm, dalla
Domenica al Giovedì. Alcuni, soprattutto piccoli
negozi di quartiere, chiudono per una pausa
pomeridiana dall’1 (o le 2) fino alle 4 del pomeriggio.
Molti centri commerciali sono nati in tutto il Paese
durante gli ultimi anni, con orari di lavoro che sono
ancora più flessibili. Tuttavia, il venerdì i negozi chiudono
generalmente per il resto della giornata a cominciare
dalle 2:00 o le 3:30 pm, e la maggior parte dei luoghi
di commercio nelle zone ebraiche non sono aperti il
sabato.
Musei
L’orario varia da un museo all’altro. Alcuni sono aperti
il sabato.
Ufficio Postale
La maggior parte degli uffici postali aprono alle 8:30
a.m. dalla domenica al venerdì, e rimangono aperti
fino alle 12:30 o 1:30 del pomeriggio, secondo il
giorno. Le ore del pomeriggio variano; alcune filiali
sono aperte dalle 3:30 pm alle 6:00 pm. In molti uffici
postali è anche possibile cambiare valuta estera, e
ricevere trasferimenti di denaro dall’estero velocemente.
Carte di Credito
La maggior parte dei negozi, ristoranti e hotel accettano
carte di credito. Le più comuni sono Visa, EuroCard/
MasterCard, Diners Club e American Express.
IVA
La Tassa sul Valore Aggiunto in Israele è del 16,0%. Salvo
quando diversamente indicato, l’importo indicato nei conti
comprende l’IVA (nonostante non israeliani che pagano
in moneta estera siano esenti da IVA negli hotel, sui voli,
gite organizzate e autonoleggio, con o senza autista).
Turisti che usano moneta estera quando fanno acquisti di
merce per un valore superiore a $50 nei negozi israeliani
elencati dal Ministero del Turismo hanno generalmente
diritto a uno sconto del 5% nel negozio e al rimborso
dell’IVA.

www.holylandpilgrimage.org
THE HOLYLAND.pdf

 

IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO
IL SENTIERO FRANCESCANO PER LA PACE

OLTRE IL SENTIERO
Lo scenario naturale in mezzo al quale rivive la sacralità francescana del Sentiero Assisi-Gubbio è un completamento molto significativo per chi percorra le rotte del Giubileo, e anche un'opportunità senza pari per il visitatore dell'Umbria meno impegnato in una direzione penitenziale.
Nell'uno e nell'altro caso, il Sentiero, pur così esteso e paradigmatico, ha il grande pregio aggiunto di non esaurire in se stesso la carica spirituale che gli deriva dall'eredità lasciatavi da san Francesco.
La profonda energia di un uomo che attraversa le fasi più delicate della sua "conversione" oltrepassa i confini stessi del cammino materialmente inteso e si espande, nelle forme più varie, verso altri luoghi, altra natura, altri monumenti, altri itinerari.
Procedendo verso nuove destinazioni comunque adeguate al senso del sacro, si potrà di nuovo attraversare questa terra umbra confortati in ogni senso dai messaggi che è stato possibile cogliere lungo il Sentiero.
Con questo spirito, si propongono qui alcune mete che, dislocate all'interno di un percorso ideale, permetteranno di spostarsi dal Lago Trasimeno alla "Valle Spoletana", entro, cioè, un'area molto vasta del territorio provinciale. Sono vecchi insediamenti, ville, chiese non più officiate in cui ferve una sempre gradevole attività, anche ricettiva, garantita dalla Provincia di Perugia per mezzo di opportuni restauri.
Sono soste di un itinerario talvolta casuale, ricavabili magari all'interno delle più differenti intenzioni di viaggio, ipotesi accessorie a lato di tour già strutturati.
Ma vale la pena tenerne conto, se si vuole andare più al centro della natura e della sacralità, della bellezza e dell'intensità della realtà umbra.


Il sentiero tra Assisi e Gubbio, da tutti riconosciuto come emblematicamente francescano, si intitola al nome di san Francesco non solo per il fatto che egli lo compì molte volte con i suoi frati per recarsi alla Verna, ma anche, e forse soprattutto, perché è al centro di un episodio fondamentale della sua giovinezza. Quando, nel 1206, egli riconsegnò al padre tutti i beni terreni per chiudere in questa forma la citazione giudiziaria intentatagli da Bernardone di fronte al Vescovo Guido, si trovò in un momento di grande esaltazione spirituale e di grave difficoltà contingente. Solo e vestito di una specie di saio, partì alla volta di Gubbio, città in cui poteva contare sull'amicizia di Giacomo Spadalonga per poter riprendere con maggior vigore la sua opera di conversione, di servizio degli altri e di ricostruzione materiale e spirituale della chiesa. Il suo cammino in direzione di Gubbio è narrato succintamente dai biografi e la storiografia contemporanea con un lavoro di composizione delle fonti è riuscita a delineare il percorso di quel viaggio lungo un tracciato ancora in parte esistente. Così, oggi, il "Sentiero francescano della pace" pur sempre primo tratto del percorso che unisce Assisi alla Verna e che verrà completato quanto prima può essere riproposto in tutte le sue valenze mistico-religiose, storico-architetoniche e paesaggistico-ambientali in grado di orientare quel cammino verso la pace - non sempre facile e scontato - al quale è dedicato. In ciò, del resto, lo stesso insegnamento di san Francesco è davvero prezioso in quanto vuole avvertirci che nessuna conquista della pace è definitiva, ma è sempre tale da rimetterci in discussione - e in marcia - nel momento in cui ci proponiamo di affermarla.
Giulio Cozzari
Presidente della Provincia di Perugia


CENTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE TRA I POPOLI
Principi ispiratori e finalità del Sentiero francescano Assisi - Valfabbrica - Gubbio

Il Sentiero della Pace unisce le città di Assisi e Gubbio sviluppandosi lungo il tracciato che Francesco percorse verso Gubbio, dopo la rinuncia ai beni paterni fatta al Vescovo Guido nella piazza di Assisi. Questa via, che Francesco ha percorso tante volte con la pace di Dio nel cuore e innalzando canti di lode al Padre Comune di tutte le creature, vuole costituire un simbolo universale di Pace tra uomini di tutte le confessioni e di tutte le razze, e tra l'uomo e il creato, divenendo un segno di grande valore per un nuovo umanesimo, e per una nuova civiltà dell'amore e della pace. Testimonianza dell'atteggiamento di Francesco verso il mondo e le creature, il Sentiero vuole ispirare e rafforzare i valori di semplicità, di umiltà, di contatto con la natura e di fraternità con tutto il creato, divenendo luogo di letizia spirituale e testimonianza di un nuovo tempo d'amore. Percorribile a piedi, a cavallo e in bicicletta, con esclusione di qualsiasi mezzo a motore, il Sentiero della Pace, si propone la fedeltà all'itinerario storico percorso da San Francesco dopo la rinuncia ai beni del padre Bernardone; l'eliminazione delle situazioni di conflitto con la viabilità ordinaria e con le aree compromesse; la salvaguardia e il rispetto del paesaggio e delle zone circostanti. Concepito per essere una significativa opportunità di conoscenza e d'approfondimento del messaggio francescano - amore per Dio e per tutte le creature, semplicità, umiltà, frugalità, moderazione, povertà, solidarietà - il Sentiero offre una preziosa occasione per un'esperienza di preghiera, di meditazione, di riflessione e di scoperta di sé, proponendosi come un gioioso momento di contatto con la natura, d'incontro tra persone di culture, razze e religioni diverse, e come elemento di riflessione sul valore della pace come perdono, comprensione, tolleranza e giustizia, e sui tempi e sui modi di realizzazione di tutto questo. Altre importanti finalità del Sentiero della Pace sono il recupero strutturale e funzionale di tutti i monumenti francescani posti lungo il percorso: Caprignone, Vallingegno, San Pietro in Vigneto, San Lazzaro, Vittorina ed altri; l'utilizzazione dei monumenti francescani e dei fabbricati adiacenti più significativi dal punto di vista storico, culturale e architettonico, per raccogliere le testimonianze di pace di tutto il mondo, al fine di consentire l'agevole trasmissione del messaggio di cui ogni singola testimonianza è portatrice; l'individuazione dei siti più idonei per la dislocazione, in piena armonia con il paesaggio circostante, di servizi essenziali per quanti percorreranno il sentiero, quali piazzole di sosta e di meditazione, fontanelle e servizi igienici, e infine la collocazione lungo il tracciato, sempre in stretta armonia e compatibilità con l'ambiente, di semplici ed artistici messaggi e simboli francescani legati al Cantico delle Creature e ai Fioretti. Per tutto ciò, inoltre, sarà necessario sia predisporre un coordinamento e una vigilanza in merito alle iniziative economiche che verranno proposte per valorizzare l'idea - facendo in modo di prevenire e avversare ogni speculazione economica che contrasti lo spirito dell'iniziativa e tenda a compromettere l'immagine e le finalità dell'opera - sia approntare un rigido regolamento per la gestione di tutte le attività.

Ulteriori informazioni sulle iniziative collegate all'Evento Giubilare, sono reperibili sui seguenti siti:
Umbria 2000
La Santa Sede



PRIMO TRATTO DELL'ITINERARIO: ASSISI - PIEVE SAN NICOLÒ

Dopo la rinuncia ai beni paterni di fronte al vescovo Guido, alla fine dell'inverno del 1206 (1207, secondo certi storici), san Francesco abbandona la sua città. Il viaggio non sembra avere una destinazione: egli "se ne va per una selva", dice il biografo. In realtà, alla fine del racconto del Celano, il santo sarà arrivato a Gubbio. Certissimi sono, dunque, il luogo di partenza (il vescovado di Assisi), i fatti accaduti lungo la via, il punto d'arrivo (il fondaco di Spadalonga a Gubbio), il tipo di attività svolto in questa città (l'assistenza ai lebbrosi). Verosimilmente le tappe di un simile tragitto possono essere ripercorse tenendo presente la strada per Valfabbrica e Gubbio che - ci informa Fortini - aveva inizio, in Assisi, dalla Porta di Murorupto inferiore, non lontano dall'attuale Porta san Giacomo. E' ipotizzabile che per dirigersi verso questa strada e arrivare da Pieve San Nicolò, alle porte di Valfabbrica, nella località detta "Il Pioppo", san Francesco, anche per gli ostacoli della neve testimoniati dai biografi, non abbia seguito un itinerario regolare, ma che, rivestito della natura divina dell'atto appena compiuto, abbia consentito al suo corpo quella peregrinazione indifferente a uomini e cose dalla quale lo avrebbe ridestato solo la ripresa di un antico canto.
Non più ricchezze immediate, ma neppure più scandali, non più il peso dell'ascesa sociale, ma neppure più il giogo della vergogna, non più la piazza ma neppure un antro dove nascondere il proprio smarrimento. E' interminabile il silenzio che regna in questa città dopo lo strepito del giorno. Il peso sul cuore è come quello di una grande nevicata, dovuto a fiocchi leggerissimi e impalpabili, che da soli non infastidirebbero le piume di un uccello ma che sovrapposti e composti possono spezzare rami robusti, i tetti del ricco non meno che le fradice coperture dei tuguri.
Ma in tanti altri sensi questa grande neve che ancora insiste su Assisi e oltre le sue mura pare non essere caduta per caso. Essa è si un peso, l'emblema di un peso spirituale ma sta anche a dire, a mano a mano che si scoglie, che saremo alleggeriti di quel peso, liberi di andare, di parlare di nuovo, di alzare al cielo le mani non più intirizzite.
Allora la neve sarà un bel ricordo, ridotta all'esplosione del suo candore, orlo e trama di gelo sulle cose che piano piano ricompaiono, irruenza dell'acqua in cui si stempera il rigore invernale.
San Francesco è già al di là dei suoi passi, un torrente in piena nel disgelo della città che attraversa, delle mura che costeggia, del viaggio che è cominciato.



SECONDO TRATTO DELL'ITINERARIO: PIEVE SAN NICOLÒ - VALFABBRICA


Uscito dal bosco, in cui a lungo ha cantato "le lodi di Dio in francese" (Celano), san Francesco è ormai vicino all'importante borgo fortilizio di Valfabbrica. Al "Pioppo", dove il bosco finiva, cominciavano i campi coltivati intorno al castello e, circa mezzo chilometro dopo questo, a sinistra della strada per la Barcaccia e Gubbio, si ergeva il monastero benedettino dal quale dipendeva il fortilizio. Secondo Fortini, che dà il giusto risalto alla Legenda versificata di Enrico Abricense, al "Pioppo" era avvenuta l'aggressione dei ladroni e al monastero di Valfabbrica occorre ascrivere la cattiva ospitalità dei monaci.
Da quanto tempo non ha più parole, San Francesco, per creatura umana, in quale angustia è sepolta la sua voce? Se il suo silenzio, quand'era rimasto in città, sapeva di selva, di brusio proveniente dal fondo di una selva, ora che il bosco non finisce di avvolgerlo e che piccoli rumori ogni tanto - un ramo spezzato, un battito d'ali, un guaito - scuotono il suo corpo dal torpore in cui l'ha lasciato la lotta vittoriosa con il padre terreno, ora, ora per un attimo stupisce nel sentirsi di nuovo uscire qualcosa di bocca, qualcosa che pare non provenire da lui stesso ma da un angolo del bosco o da uno squarcio azzurro fra gli alberi sopra la sua testa.
Anche il passo, d'improvviso, è più franco, sembra che più cose si raccolgano intorno a lui. Con l'esca del canto il cielo l'ha ripreso nei suoi confidenti colloqui d'amore.



TERZO TRATTO DELL'ITINERARIO: Valfabbrica - Coccorano

Durante il viaggio, secondo l'Abricense, san Francesco capitò nel disgelo e trovò una sorta di ricovero in un monastero - forse quello di Valfabbrica - "assediato dalle acque".
Proseguì, quando le condizioni lo permisero, per Gubbio, passando il Chiascio alla Barcaccia e risalendo la via sotto Coccorano.Il castello di Coccorano era dì proprietà della famiglia Bigazzini di Gubbio,"amica del santo dai tempi delle sue ricchezze terrene"(A.R. Vagnarelli).
Si cammina ancora, in mezzo ai campi diventati palude. Quando bisogna attraversarlo nel punto chiamato "Barcaccia", il Chiascio sembra essere anche lui un pezzo di palude, solo più profondo e ribollente. A monte e a valle, le sue anse sono come sparite, sommerse da un costante acquitrino. Melma ancora quando sì sbarca e, per proseguire, in certi tratti bisogna risalire la scarpata. Il baluardo dì Coccorano, castello che aveva avuto in familiarità e la cui ospitalità non aveva disdegnato, appare a san Francesco un monumento della sua giovinezza divenuto improvvisamente silenzioso. Se qualcuno, dì lassù, lo riconoscesse e lo chiamasse, come potrebbero, lui e l'altro, onorarsi dì nuova amicizia se non perdendo nel vuoto ì rispettivi sguardi?



QUARTO TRATTO DELL'ITINERARIO: COCCORANO - BISCINA

Ancora un castello è il riferimento di san Francesco in questo tratto del suo percorso. Non è un fortilizio qualunque, quel castello di Biscina che ancora è un feudo della contea di Coccorano, ma che ben presto sarà sottomesso da Perugia e poi passerà a potenti famiglie, come i Gabrielli, i Montefeltro, i della Porta. Sulla collina di Biscina, nodale punto di controllo di ogni strategia politico - militare, passa il confine tra "i comuni di Gubbio e di Valfabbrica e si situa l'argine del ducato spoletino"(A.R. Vagnarelli).
Il fiume, adesso, ha un corso così tortuoso e anse così sviluppate che non riesce a confondersi con i campi che ha inondato. Basta farsi tornare alla mente questa sua forma di "biscia" per sapere che si è giunti a ridosso del castello di Biscina, per ricordare che questo castello e il suo colle devono avere preso il loro nome proprio dal guizzante serpente che là sotto si dimena. Che nome augurale per una fortezza costruita in un punto che nessuno vorrebbe cedere e che tutti vorrebbero avere, che può appartenere ad ognuno pur sfuggendo dì volta in volta a tutti! Effimera è la gloria dei confini, se tali devono rimanere passando per le mani di signori e briganti. Non resta a san Francesco che portare il suo cuore sul punto più alto della fortezza e lì, come se fosse di pura aria, lasciarlo attraversare dallo sguardo e dalla lancia dì ogni contendente, così che ogni offesa cada nel vuoto e non si debba fare altro che contemplare il mondo tanto ampio.



QUINTO TRATTO DELL'ITINERARIO: BISCINA - VALLINGEGNO

Molti storici hanno sostenuto che san Francesco fu aggredito presso Caprignone e che il monastero in cui trovò asilo fu quello di San Verecondo di Vallingegno. Certo è che, dovunque siano localizzabili gli avvenimenti narrati dal Celano, in questo tratto del Sentiero e nel raggio di pochi chilometri sono riuniti monumenti fondamentali per il francescanesimo: è da ricordare, oltre la chiesa di Caprignone e l'Abbazia di Vallingegno, l'eremo di San Pietro in Vigneto.
Tutti questi insediamenti religiosi sono sorti su preesistenze pagane, a testimonianza di un rinnovamento spirituale che si impone sulle antiche fedi e che tocca i suoi vertici nella vita comunitaria della chiesa. Proprio nei dintorni di Vallingegno si tenne il primo capitolo generale dei francescani fuori Assisi.
La disperazione degli uomini si è manifestata in questo viaggio come aveva detto la voce celeste e come il biografo avrebbe trascritto: "affinché sia compagna della sua povertà la pace nel cammino infestato da insidie e solo il velo della carne lo separi ormai dalla visione di Dio".
Non erano dei disperati i briganti? E non hanno essi tratto con il corpo di san Francesco, mentre il suo spirito era altrove, al di sopra delle sue stesse parole, dei suoi atti, sospeso nel suo "itinerarium in Deum"?
Niente è ciò che stato fatto al suo corpo, tutto viveva già in una dimensione di riscatto e di perdono. Il ponte tra il corpo e lo spirito sta in quelle parole di annuncio, credenziale divina e insieme umana vertigine: io sono "l'Araldo del Gran Re". I luoghi sono confidenti, ormai, lo sono le pietre della terra e il colore del cielo. La chiesa é il corpo che sarà ripreso, quando lo spirito avrà raggiunto la sua meta. La chiesa sarà ogni pietra che i frati porteranno, quando essi, nello spirito, non sentiranno più la pesantezza di nessuna pietra.



SESTO TRATTO DELL'ITINERARIO: VALLINGEGNO - FASSIA

Ormai poco distante da Gubbio, nei pressi della via principale, san Francesco attraversa i luoghi nei quali molti pellegrini si concentravano per avere ospitalità e cura fuori delle mura. In quei luoghi, ben presto, sarebbero sorti due veri e propri ospedali: Santa Maria di Fonte Salice o Montebaroncello e Santa Maria Maddalena di Fassia. Luoghi di dolore e di pietà, confini tra un'assistenza in qualche modo garantita e una meno scontata verso chi in tutto è "minore": i lebbrosi.
La strada che procede verso Gubbio sulla cima di svelte colline ha abbandonato ormai da tempo la prossimità del fiume. La vista di questo si allontana lentamente; il Chiascio è ripreso e racchiuso nella sua valle talmente in fondo rispetto all'altezza su cui si cammina che le voci giungono solo nell'eco. Tutto il cammino è nascosto dietro i tornanti fatti per salire a Vallingegno, passi faticosi ripresi già dalla storia. San Francesco non celebra il peso che si è lasciato alle spalle, non enfatizza il suo coraggio. Se dovesse dire, ammetterebbe che la storia è sanguinaria ad Assisi come a Gubbio, in ognuna di queste terre che affiorano dalle valli o vi si immergono. Cosa, dunque, troverà a Gubbio che, pur reimmergendolo nella storia, lo libererà da essa e così libererà anche, nello spirito, il povero sofferente per la lebbra e il ricco ammalato? Oh si, il perdono!


SETTIMO TRATTO DELL'ITINERARIO: FASSIA - GUBBIO

Alle porte di Gubbio c'era il lebbrosario di San Lazzaro. Da lì si raggiungeva la città, ipoteticamente come san Francesco, entrando dall'attuale porta di San Pietro.
All'inizio del XIII secolo il Campus Mercatalis, dove san Francesco incontra Giacomello Spadalonga, era "un'ampia area inedificata esterna alla cinta muraria"(A.R. Vagnarelli). Sul fondaco dello Spadalonga, intorno al 1240, saranno costruiti la chiesa e il convento di San Francesco ma inizialmente i francescani si erano stabiliti alle porte della città nella piccola chiesa di Santa Maria della Vittoria - o Vittorina - che san Francesco aveva ottenuto nel 1213 dai benedettini di San Pietro. In un certo senso, il viaggio verso Gubbio termina con l'incontro fra il santo e il suo amico dì un tempo. Tuttavia, il successivo impegno del santo verso i lebbrosi - raccontato in sequenza dal Celano - sta a indicare che la meta ultima di un così lungo tragitto coincide non tanto con un'ospitalità ricevuta da san Francesco, quanto con quell'assistenza che egli stesso si è operato a dare a chi molto più di lui ammalato ne aveva bisogno.
Il coraggio del cavaliere, la gaiezza del cantore hanno ripreso il sopravvento nell'animo di san Francesco. L'estasi del percorso è stata così intensa da vincere ogni cupezza, da mitigare ogni sofferenza, da rendere indulgente all'affronto ogni comportamento del santo. Anche adesso, la conversione è così penetrante che sembra a san Francesco o dì non essere mai partito da Assisi o di aver compiuto un percorso tanto lungo nell'attimo dì un volo, quale può sognarlo l'uomo che deliri per la febbre. E febbre è questa - calore di un corpo ravvivato dalla neve, brivido che serpeggia sulle membra accaldate per l'afa - che avvicina san Francesco alla sua meta, le mura dl Gubbio, sotto le quali una grande piazza formicola per il mercato.
Prima l'indifferenza della gente, poi qualcuno che lo nota, si ferma e ferma gli altri. Prima un silenzio senza limiti, ma brevissimo, poi la voce dell'amico che lo chiama a sé.Mentre la piazza s'infervora di nuovo, la febbre di fan Francesco è diventata un tepore indescrivibile, che ha sapore di primavera e ti fa muovere - labbra e mani - come in una preghiera da recitare con chi in tutto è "minore".



Ulteriori informazioni sulle iniziative collegate all'Evento Giubilare, sono reperibili sui seguenti siti:
Umbria 2000
La Santa Sede

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IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO - IL CAMMINO DI S. VICINIO
Nella terra del Santo taumaturgo fra natura e storia.

Mettersi in cammino
Quando aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di marzo, impregnando ogni vena di quell'umore che ha la virtù di dare vita ai fiori; quando anche zefiro col suo dolce fiato ha rianimato per ogni bosco e ogni brughiera i teneri germogli e il nuovo sole ha percorso metà del suo cammino in Ariete, e cantano melodiosi gli uccelletti che dormono tutta la notte a occhi aperti tanto che li punge in cuore la natura: allora la gente è presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio, e di andare per contrade forestiere alla ricerca di lontani santuari, variamente noti.
Geoffrey Chaucer, I Racconti di Canterbury


In un batter di ciglia, ecco il Cammino di San Vicinio: 14 tappe, 2 deviazioni e 6 collegamenti. Quasi 320 km a piedi, su sentieri segna- lati partendo da Sarsina. Un percorso e una esperienza avvincente, alla portata di tutti, dove contano, per raggiungere la meta, più le motivazioni personali che la preparazione fisica. Sono più di duemila anni che si cammina sul sistema strada- le dell’antica Provincia Alpes Apenninae, che collegava le regioni del nord ’Europa con la Città più importante dell’Impero Romano, prima, e con quella di Pietro e Paolo, poi. Storicamente Roma e la Terra- santa, erano raggiunti da i pellegrini con tragitti che facevano capo - prima di arrivare a Sarsina e Ba- gno di Romagna, alle città di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, per continuare alla volta di Borgo San Sepolcro, Arezzo o Firenze.
Un sistema viario che collegava e permetteva la visita a i più importanti santuari dell’area, come: la Madonna del Monte in Cesena, San Vicinio in Sarsina, La Verna, il “Volto Santo” in Borgo San Sepolcro; o deviando, per il rinomato polo culturale e spirituale fondato da San Romualdo, all’eremo e al monastero di Camaldoli. Meno famosi alla conoscenza del pellegrino europeo, si collocavano sul territorio i piccoli santuari dalle origini più remote, posti in luoghi meno accessibili, ma vivi di devozione locale per santi e immagini miracolose, come: il santuario della “Madonna degli Occhi” in Pondo di Santa Sofia, di Sant’Ellero in Galeta; o di Sant’Alberico, posto presso le scaturigini delle vene del Tevere; o per l’immagine della “Madonna del Sangue” e del crocifisso ligneo del “Perdono”, conservati presso l’Abbazia camaldolese di Bagno di Romagna.



Il territorio e la città di Sarsina, fin dalle epoche più remote, furono considerati dai viaggiatori luoghi meritevoli di visita, in quanto la presenza di culti idrici e l’affermar- si in epoca imperiale del santuario delle divinità orientali, non cessarono di essere mete di pellegrinaggio. L’afflusso non si esaurì nemmeno in età tardoantica quando l’area fu evangelizzata dal proto vescovo Vicinio, il quale, declinando la propria vita alla ricerca della santità, generò nella religiosità popolare, la certezza delle virtù taumaturgiche della propria persona nella lotta pe- renne contro le opere del maligno. Il cristianesimo arrivò in queste terre dalle città poste alle pendi- ci dell’Appennino settentrionale e centro meridionale, tramite gli assi viari più vitali come la via Arezzo - Rimini - Sarsina. Dalla denominazione di Bobium, a quella di Sarsina, sono passati alcuni secoli (circa XV), come da Alpes Apenninae, a Appennino tosco-romagnolo-marchigiano. La morfologia dell’ Ap- pennino, la ricchezza del suo manto boschivo e del sistema idrografico, sono rimasti sostanzialmente uguale ancora oggi, con in più, forse, una forte qualità ambientale.
Ora, in occasione del Millenario di edificazione della Basilica con Cattedrale di Sarsina, questa terra antica e la sua capitale culturale, vogliono offrire al viaggiatore contemporaneo - come avvenne per i fedeli provenienti dall’Italia settentrionale e dall’Europa del nord nei secoli addietro - le suggestioni di una terra arcaica, ereditate dalla sua storia, dalla sua fede profonda che non ha rinunciato al legame con la Tradizione. Grazie a documenti, studi, ritrovamenti archeologici, testimonianze, diari di viaggio, che hanno rappresento l’unione e la comunicazione tra le varie culture e le idee dei diversi Paesi d’Europa, siamo in grado di presentare - ai viaggiatori curiosi e intelligenti e ai pellegrini più motivati - Il Cammino di San Vicinio, tracciato lungo le direttrici di santuari e di luoghi della devozione popolare fondati secoli fa dalla fede che non discute, che non replica: la stessa che guidava i pellegrini ai santuari piccoli o grandi, ricchi di opere d’arte o semplici come sono le chiese di campagna.
Un viaggio attraverso le tante testimonianze della storia religiosa e culturale, un viaggio che può legare la motivazione culturale a quella spirituale, dove il cammino può anche essere metafora del viaggio, di iniziazione, di rinnovamento o di arricchimento culturale personale.

ASSOCIAZIONE IL CAMMINO DI SAN VICINIO
Via IV Novembre, 13 47027 Sarsina (FC) tel. +39.0547.94901 int. 130 fax +39.0547.95384 - P. IVA 90062890406
Richiedi informazioni: info@camminosanvicinio.it




La segnaletica
Come rendere riconoscibile l'itinerario lungo un percorso così esteso che attraversa territori, culture, paesaggi, regioni diverse, sapendo sempre quale è il Cammino da seguire? Si è predisposto a tale proposito, un appropriato sistema di "comunicazione", fatto di estrema chiarezza, ma anche di grande qualità e attenzione negli spazi che lo circondano, soprattutto quando si è trattato di contesti storici o paesaggistici di interesse. Il progetto segnaletica ha cercato di evitare criticità nel percorrere la via, favorendo per quanto possibile fruibilità e sicurezza, evitando di chiedere al viaggiatore - pellegrino, rischi o stress irragionevoli che possono causare situazioni di pericolo oggettivo, eccessiva perdita di tempo o, anche costi non previsti. Il progetto degli elementi segnaletici, ha tenuto conto anche di quelli esistenti - di cui è auspicabile un attento riordino - proponendo un sistema integrato "affine" al luogo d'intervento. È stata adottata una grafica ed un design consoni all'identità del sito, in accordo con i colori, la luminosità, le caratteristiche climatiche dei luoghi attraversati. Con il simbolo della "Catena" del Cammino, impresso nella segnaletica disposta lungo il percorso (orizzontale con vernice a terra; su apposita segnaletica verticale di direzione / di località), si è voluto creare lo strumento principe di identificazione, elemento di riferimento dell'itinerario il Cammino di San Vicinio.

Come leggere la segnaletica
La segnaletica Il Cammino di San Vicinio contempera l'esigenza della completezza informativa con quella della discrezione, ossia del rispetto dei luoghi e dell'ambiente. La segnaletica collocata lungo il percorso è di due tipi:
1. Segnaletica di Percorso
Segnaletica Verticale - Principale
Segnaletica Orizzontale o Secondaria o Intermedia

Indispensabile per seguire il tracciato, s'intende quella utilizzata dal Club Alpino Italiano, riconosciuta e utilizzata in campo internazionale per i sentieri trekking (Club Alpino Svizzero, Federazioni di Escursionismo Internazionali ecc.). Questa tipologia è necessariamente omogenea per tutto il tracciato ad indicare chiaramente il percorso.

2. Segnaletica d'Informazione
S'intende quella che espone in modo esauriente e conciso un quadro d'assieme del percorso, le informazioni generali e brevi note culturali e storiche del territorio ove il Cammino si snoda; una sintetica parte è dedicata ai principali monumenti delle località che si incontrano lungo il percorso.

MAPPA DEL PERCORSO
Dove si trova e come raggiungere il Cammino di San Vicinio
Sarsina è raggiungibile da nord con il servizio pubblico degli autobus da Cesena; da sud da Arezzo, via Borgo San Sepolcro; da Firenze, via Bibbiena; da Roma via Cesena.
Se provenite dal sud d’Italia con i mezzi pubblici può accadere di trovare nei collegamenti con Sarsina più difficoltà del previsto. Vi consigliamo prima di partire di assumere le informazioni necessarie per evitare inconvenienti.
La stazione ferroviaria più vicina è Cesena.
In auto si può raggiungere Sarsina, da nord, con l’A1 Milano - Napoli, via Ancona con l’A14, uscita Cesena Nord - Superstrada E45 direzione Roma. Da sud, Autostrada A1 Napoli - Milano, uscita Orte, Superstrada E45 direzione Ravenna.

Sarsina - Bagno di Romagna - TAPPA 1
Una terra di confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio, un’area raramente selvaggia, ma ricca di valori naturalistici, dove i segni lasciati dall’uomo che l’ha abitata sono ancora leggibili: borghi, case rurali, chiese, santuari, si susseguono lungo il Cammino, fino a San Piero e Bagno di Romagna.
Bagno di Romagna - Camaldoli - TAPPA 2
Il sole illumina la corona di monti vestiti di bosco. Il Cammino riprende: la meta è la Foresta di Camaldoli, dove San Romualdo eresse l’Eremo e il Monastero. Un viaggio attraverso la natura e la storia, i cui protagonisti sono gli uomini e gli alberi.

Camaldoli - Badia Prataglia - TAPPA 3
Il rumore del vento e lo scrosciare del torrente accompagnano il Cammino attraverso luoghi sacri e carichi di storia. Paesaggi naturali e costruiti dall’uomo fanno da cornice al viaggio verso la Pieve di Santa Maria Assunta a Badia Prataglia.

Badia Prataglia - La Verna - TAPPA 4
<>. Il Cammino varca con la Romea l’Alpe di Serra e giunge percorrendo la Vallesanta, al Santuario francescano della Verna: sul monte che più di ogni altro, ha santo il mondo.

La Verna - Verghereto - TAPPA 5
Dal Crudo Sasso, si snoda il percorso della viabilità medievale tra le valli dell’Arno e del Tevere, dove un fantomatico esercito ancora custodisce il Tesoro di Annibale. E poi giù, nei meandri tortuosi del fiume Savio, tra ruderi di castelli e memorie dell’Abbazia di San Michele, da cui fu cacciato a vergate San Romualdo.

Verghereto - Balze - TAPPA 6
Il Massiccio del Monte Fumaiolo sovrasta con la sua altezza le testate dei fiumi Savio, Marecchia e Tevere che solcano le vallate tra Romagna, Marche e Toscana. Sentieri antichi poco battuti conducono alla sorgente del Savio e alle conosciute vene del Tevere, in mezzo a boschi verdissimi e prati coperti di fiori spontanei, dove cacciano le loro prede il lupo e l’aquila reale.

Balze - Sant’Agata Feltria - TAPPA 7
Quasi la luce non filtra sul sentiero che risale la conca stretta verso Sant’Alberico. Il bosco, il suo silenzio, le sue cellette, i suoi monasteri colmano la prima parte del Cammino. Poi il paesaggio muta, si scende sulla cresta di argille e arenarie, si scivola tra prati, terreni brulli e boschi, dominati dal colle del Lupo e dalla Rocca Fregoso.

Sant’Agata Feltria - Pietra dell’Uso - TAPPA 8
Conventi, abbazie, piccole chiese parrocchiali, si susseguono in questa tappa in cui il territorio muta di continuo. Gli ampi pascoli di Sant’Agata Feltria lasciano presto la scena alle rupi di Perticara in un paesaggio che digrada tra campi e gole fino nella valle dell’Uso, ai piedi dei massi di Montetiffi e Pietra dell’Uso.

Pietra dell’Uso - Sogliano al Rubicone - TAPPA 9
Il paesaggio è tipico dei primi colli che si inseguono dalla pianura verso le montagne. Chiese che sembrano fortezze e abitati con cinta di mura arroccati su cime a volte nervose, controllano un territorio in cui la vegetazione esuberante è interrotta da calanchi, rocce e una valle scavata dall’Uso, torrente sottile ed energico.

Sogliano al Rubicone - Borghi - TAPPA 10
Si scende in una terra di mezzo che non è ancora pianura e che non è più montagna. Tutta la tappa è una altalena continua, incessante e faticosa tra vallate e creste attraverso paesaggi mai uguali in un avvicendarsi di calanchi, vigne, boschi e paesi: San Giovanni in Galilea, borgo fortificato su uno sperone calcareo domina il paesaggio.



Borghi - Sorrivoli - TAPPA 11
Torri e cinta murarie rivestono un ruolo da protagoniste: da lontano, su uno sfondo di colline e mare o in primo piano, con le pareti massicce, le piazze selciate, i chiostri. Discese e salite si susseguono procedendo verso il Santuario di Santa Paola, i borghi di Monteleone e Sorrivoli di traverso ai crinali separati dai Torrenti Rubicone e Pisciatello.

Sorrivoli - Cesena - TAPPA 12
Scavalcando basse colline e camminando sugli argini di rivoli, si arriva alla grande città. Si attraversa un territorio ondulato, coltivato a vite, ulivi e frutteti. Si incontrano pievi e oratori, piccoli e grandi, fino alla Madonna del Monte sui colli di Cesena.

Cesena - Ciola - TAPPA 13
Dal punto più basso e antropizzato del Cammino si comincia a risalire. Lo si fa seguendo il corso del fiume Savio, perdendo la vista delle sue acque tranquille solo per brevi tratti. Giusto il tempo e lo spazio per raggiungere i colli dove sorgono il borgo di Roversano e il torrione della rocca, per poi rituffarsi nella valle.

Ciola - Sarsina - TAPPA 14
Le colline appaiono tappezzate. Il giallo dei campi di grano si alterna al verde dell’erba medica interrotto a tratti da linee e macchie scure di bosco e creste grigie di argilla fine. Sul paesaggio che poi muta e diviene di macchia, prevale l’importanza della sagoma massiccia di Montesorbo, quella compatta del borgo di Calbano, quella sacra della Cattedrale di Santa Maria Annunziata e Santuario di San Vicinio.


DA VEDERE

Camaldoli


CHIESA DI SAN SALVATORE TRASFIGURATO
La chiesa attuale sorge sullo spazio del primitivo oratorio, del quale conserva il titolo e la centralità della posizione, rispetto alla planimetria dell'eremo. Da vedere sono il transetto, con l'affresco raffigurante la Visione di San Romualdo, la navata centrale in stile barocco napoletano e l'abside, nel quale è posta la Pala della Crocefissione, dipinto di scuola toscana risalente al 1593. All'interno della struttura della chiesa sono da segnalare anche la cappella di S. Antonio Abate, con lo splendido altorilievo in ceramica invetriata di Andrea della Robbia del XV secolo raffigurante la Vergine con il Bambino e i Santi, e l'Aula Capitolare.

CELLA DI SAN ROMUALDO
Le celle sono il luogo in cui gli eremiti vivono gran parte della giornata dedicata allo studio, al lavoro e alla preghiera. Le celle dell'eremo sono distribuite oltre il cancello che delimita lo spazio dedicato alla clausura. L'unica visitabile è quella di S. Romualdo, cui si accede dal piazzale della chiesa. È costruita ad un piano, con orticello esterno e caratteristica pianta a chiocciola, atta a difendersi dai rigori del clima invernale.

CHIESA DEI SANTI DONATO E ILARIANO
La chiesa originaria fu distrutta da un incendio nel 1203 e ricostruita in stile medioevale nel 1220. Venne poi riedificata nel '500 e ristrutturata tra il 1772 e il 1776. La sobria facciata esterna contrasta con le decorazioni barocche della navata interna. Conserva sette tavole del Vasari nell'altare maggiore, nel coro monastico e nelle cappelle vicine al presbiterio.

ANTICA FARMACIA
Fu costruita nel 1523 e fa parte dell'antico ospedale esistente fin dal 1048; è dotata di arredi in noce intagliato che conservano i prodotti in vendita e ceramiche dei secoli XVI-XVIII. In una stanza secondaria i monaci hanno ricostruito un Laboratorio Galenico con antichi mortai in pietra, frantoi, alambicchi, ricettari con disegni di piante medicinali, la distilleria dei liquori aromatici e una serie di animali esotici impagliati.

Foresteria
È la costruzione più antica del complesso religioso di Fontebona, quella adibita all'ospizio dei pellegrini. Della foresteria fanno parte il Chiostro di Maldolo, attraverso cui si accede al monastero, e i resti della Cappella dello Spirito Santo.


La Verna



CAPPELLA DELLE STIMMATE
La cappella fu eretta nel 1263 presso il luogo in cui il Santo ricevette le Stimmate. Sopra all'altare si trova la Crocefissione, l'altro capolavoro di Andrea della Robbia. Vi si accede attraverso il Corridoio detto delle Stimmate. La parete è affrescata per tutta la sua lunghezza con scene raffiguranti gli episodi più significativi della vita del Santo, ad uso dei pellegrini illetterati.

MUSEO
I pregevoli codici miniati del XV secolo, i paramenti liturgici, i dipinti e due opere di particolare significato, un crocifisso ligneo policromo, attribuito al Montorsoli, e un busto in ceramica, attribuito ad Andrea della Robbia, sono conservati nelle sale quattrocentesche e negli ambienti in cui visse il Santo. Il percorso si conclude nella sala dedicata all'antica Farmacia e al Laboratorio di Spezieria.

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI
La chiesa è il primo luogo sacro del convento. Fu costruita dallo stesso Francesco tra il 1216 e il 1218 e ampliata tra il 1250 e il 1260. All'interno si trovano opere importanti di Andrea della Robbia, come la Natività e la Pietà; oltre alla tomba del Conte Orlando Catani, donatore a Francesco del Monte della Verna.

BASILICA MAGGIORE


Fu fatta costruire dal Conte Angelo Tarlato Tarlati e da sua moglie Giovanna di Santa Fiora in Vallesanta, tra il 1348 e il 1509. È intitolata a Santa Maria Assunta. Al suo interno colpiscono per la loro bellezza estetica le terrecotte invetriate bianche e azzurre eseguite dalla famiglia Della Robbia, tra le quali l'Annunciazione e l'Ascensione, due dei capolavori di Andrea della Robbia. Da vedere anche il Coro del 1495, realizzato in legno di noce in cui si trova l'organo, composto da quattro tastiere, novanta registri e cinquemila cinquecento canne.

Altri luoghi francescani
La Cappella della Maddalena, eretta sul luogo della prima capanna di San Francesco, dove è ancora visibile la pietra, ora inserita nell'altare, dove - secondo la tradizione - si sedeva Gesù Cristo quando parlava a San Francesco immerso in preghiera; il Sasso Spicco, imponente macigno che sporge sopra ad un'altra roccia, creando un anfratto naturale, divenuto il luogo preferito dal Santo per la meditazione; il Giaciglio del Santo, la grotta umida e fredda formata da enormi macigni sospesi l'uno sopra all'altro in cui, secondo la tradizione, Francesco era solito riposare stendendosi sulla nuda pietra.

I Castelli

Corzano

Il Castello e il Santuario della Madonna di Corzano

Sul colle di Corzano sovrastante San Piero in Bagno, sorgeva il castello dei Conti Guidi. Una rocca imponente a controllo dell'alta val Savio e delle vie di comunicazione per la Toscana, fino alla conquista dei Fiorentini nel 1404. La popolazione dopo l'abbandono si spostò nel sottostante borgo di San Piero, sorto nel XIV secolo come mercatale del castello. Accanto ai ruderi rimase la chiesetta di San Bartolomeo, con l'affresco venerato dalla popolazione, raffigurante la Madonna con il Bambino e Santa Caterina d'Alessandria. Con il passare del tempo il culto della Signora di Corzano si affievolì, fino a che, nel 1835, invocata dai fedeli fece cessare i forti terremoti, riconducendo a sé la devozione popolare. Fu allora edificato il santuario attorno alla primitiva chiesa e all'affresco ancor oggi oggetto di venerazione profonda, culminante in occasione delle feste celebrate la Domenica in Albis e l'ultima domenica di agosto.

Facciano

CASTRUM FACCIANI, est super quadam serra...

Il cardinale Anglic De Grimoard, legato papale, fece stilare nel 1371 una dettagliata descrizione geografica amministrativa della regione, conosciuta come Descriptio Romandiole. Il compilatore così descrive Facciano: Il Conte Guido di Bagno governa il Castello di Facciano posto sopra un colle di un altissimo monte; ha un recinto di mura attorno alla rocca e una torre fortissima e domina su tutto il vicariato di Bobbio. È collocato sopra una strada per la quale si va da Cesena a Bagno e in Toscana. Ci sono 25 focolari.

San Giovanni in Galilea

IL CASTELLO
Il Castello di San Giovanni in Galilea era noto già dal X secolo. Costruito in posizione dominante su uno sperone di roccia calcarea a 447 metri sul livello del mare, fu proprietà dello Stato della Chiesa e dei Malatesta di Sogliano. Del grande castello rimangono i resti delle antiche mura e il rudere della torre cinquecentesca. La Porta di Levante, l'unica rimasta, introduce al borgo di case costruite una accanto all'altra. Fuori dalle mura, alcune centinaia di metri più a valle, sorgeva la Pieve di San Giovanni Battista. La costruzione dell'edificio religioso di cui sono visibili le fondamenta dell'abside risale tra il 546 e il 570. La sua navata doveva misurare circa 26 metri per 15 e aveva un'abside semicircolare del diametro di 6 metri. Era imponente e pare sproporzionata per questi luoghi. In realtà dalla pieve dipendevano tutte le chiese del territorio e si trovava al centro di un crocevia di strade che conducevano alla val Marecchia, all'Uso e al Montefeltro. Fu abbandonata alla metà del 700 d.C., per i gravi danni alla struttura procurate dalle continue frane.

Borghi


ANTICO CASTELLO
In via del Poggio, si trovano i resti dell'antico castello. Del fortilizio rimangono parte delle mura e due torrioni. La rocca e la porta d'ingresso del borgo sono andati completamente distrutti durante la Seconda guerra mondiale al passaggio del fronte.



Monteleone

BORGO E CASTELLO

Monteleone è un borgo medioevale disposto a mezzaluna attorno al castello posto a 362 metri s.l.m. Le prime notizie di questo insediamento, quale possedimento della Chiesa ravennate, risalgono all'anno 1000. Fu feudo dei Malatesta di Rimini, degli Ordelaffi di Forlì e dei Montefeltro, in seguito passò sotto il dominio diretto della Chiesa di Roma per poi transitare nel 1485 in possesso dell'Arcivescovo di Filiasio Roverella Arcivescovo di Ravenna. Su piazza Byron si affaccia l'intero borgo formato da poche case e in particolare il castello trasformato a palazzo residenziale di campagna a metà del '700. Qui vi soggiornò, ospite della famiglia Guiccioli, il poeta George Byron. Nel 1960 fu acquistato dai conti Volpe.

Cesena

CHIESA DI SAN DOMENICO
Il complesso, ad una sola ampia navata, è stato riedificato ai primi del '700. Custodisce una serie importante di dipinti tra cui quello dei Santi Donnino, Carlo Borromeo e Apollonia e quello dell'Annunciazione, entrambi di Cristoforo Tavolini; la Madonna del Carmine, di Giovanni Francesco Modigliani e l'Epifania, di Francesco Menzocchi e Livio Modigliani.



ROCCA MALATESTIANA
Il complesso, completato intorno al 1476, è stato fatto costruire da Galeotto Malatesta in cima al colle chiamato Garampo, alto 85 metri. La rocca fu anche carcere. L'accesso è da Piazza del Popolo, attraverso un'ampia scalinata. Al suo interno trova sede il Museo della Civiltà Contadina.

FONTANA MASINI
È, insieme alla Biblioteca Malatestiana, il monumento più rappresentativo della città. Realizzata in pietra d'Istria, le prime notizie risalgono al 1452. La progettazione e la direzione dei lavori fu affidata a Francesco Masini. La vasca polilobata è ornata da mascheroni, cartigli, figure in rilievo. La struttura è complessa ed è caratterizzata da una coppia di lesene che reggono un timpano curvilineo. L'acqua che fuoriesce da un mascherone si getta in un catino semicircolare. Si riconosce il simbolo di Papa Sisto V, con l'insegna della città e le figure di due delfini ai margini del catino circolare, una pigna sulla sommità della fontana, l'immagine densa di particolari del Nettuno bolognese.

CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Dedicata a San Giovanni Battista, venne costruita tra il 1300 e il 1405. In esterno, la cattedrale si presenta con una ampia facciata con portale in marmo in stile gotico e una scultura della Madonna col Bambino; un porticato, un imponente campanile (XV secolo) e la preziosa Cappella di San Tobia. L'interno è a tre navate. Da segnalare il Crocifisso di legno del XVI secolo e il magnifico altare di San Giovanni costruito a nicchia, al cui interno si trovano le immagini di Cristo, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista e la Cappella della Madonna del Popolo

Sarsina

CATTEDRALE DI SANTA MARIA ANNUNZIATA
SANTUARIO DI SAN VICINIO
La Basilica con Cattedrale risale all'epoca Bizantina, ma ha subìto una serie di interventi, il primo compiuto intorno all'anno 1000, che ne hanno fatto uno dei migliori esempi di stile romanico in Romagna. La pianta dell'edificio è a croce latina, mentre l'aspetto e l'interno della cattedrale sono semplici e austeri. Sulla parete destra è collocato il quadro più pregevole, la Messa di San Gregorio Magno, attribuita alla scuola del bolognese Carlo Cignani (1628-1719). In fondo alla navata destra si trova la Cappella di San Vicinio, fatta costruire nel 1755 dal vescovo Paolo Calbetti: conserva sotto l'altare le reliquie del Santo e dentro il tabernacolo la celebre catena o collare. Il collare di San Vicinio da secoli viene offerto al bacio dei fedeli o racchiuso al collo dei malati e degli ossessi che a migliaia, ogni anno e da tutta Italia, giungono a Sarsina per implorare la salute e il conforto. All'interno della cattedrale operano alcuni sacerdoti a cui compete l'esecuzione degli esorcismi. Al di sopra dell'altare è posta la pala di San Vicinio, raffigurante la Madonna con il Bambino e San Vicinio incoronato, opera di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino (1550 ca - 1620). Lungo le pareti sono collocati i dipinti votivi, dedicati ai miracoli di San Vicinio descritti da un antico lezionario del XII sec. e realizzati da Michele Valbonesi tra il 1755 e il 1760: il ritrovamento della catena di San Vicinio nel Savio; la guarigione di una indemoniata ad opera di San Vicinio; apparizione della Vergine a San Vicinio eremita; la punizione di una mugnaia che aveva offeso San Vicinio. Ammirevoli sono anche sulla sinistra del presbiterio, l'ambone in marmo, opera del XII sec. (raffigurante i quattro evangelisti con i loro simboli) e una lastra marmorea del X secolo, proveniente dalla Badia di San Salvatore in Summano. Essa rappresenta il Cristo tra gli arcangeli Gabriele e Michele.



MAUSOLEO DI OBULACCO
Il monumento funebre proviene dalla necropoli di Pian di Bezzo. Eretto a ricordo di Aulo Murcio Obulacco, figlio di Annio della tribù Pupinia (I secolo a.C.). Ha una struttura ad edicola con copertura piramidale cuspidata. La porta sta a significare il trapasso. Il capitello e il cinerario sono copie fedeli degli originali, conservati nel Museo Archeologico.



STORIA
La vita e il culto di san Vicinio
A Vicinio la terra sarsinate e la media valle del Savio, ancora popolate di culti e divinità pagani, sono tributarie della prima evangelizzazione: i primi dati sicuri, a cui ci si possa appoggiare non per notizie riconducibili al santo ma per elevate testimonianze sull'antichità della locale comunità cristiana, conducono agli anni 455 e 507-511. Alla prima data risale una iscrizione cristiana conservata nel Museo Archeologico sarsinate; alla seconda va riferita una lettera – registrata nelle Variae di Cassiodoro (480/485-580ca.) - che il re Teoderico (454 ca.-526) invia a Gudila, vescovo ariano di Sarsina.


Dobbiamo partire da un dato che può meravigliare ma che corrisponde a verità: della vita di san Vicinio - primo vescovo di Sarsina - e delle sue vicende storiche sappiamo pochissimo, quasi nulla.

Tra gli specialisti autorevoli annoveriamo gli agiologi faentini Francesco Lanzoni e Giovanni Lucchesi. Il primo asseriva che «Vicinio, forse non senza ragione, suole assegnarsi al secolo IV», mentre il secondo ribadiva che «è comunque verosimile l'episcopato di san Vicinio nel secolo IV, o anche agli inizi del V».

La Vita sancti Vicinii Saxenatis episcopi è il solo documento che ci parla del santo, un testo agiografico composto in età medievale con finalità edificatorie, devozionali e cultuali; si tratta dunque di uno scritto commissionato (molto probabilmente dall'autorità vescovile e/o capitolare) e chi l'ha scritto (un anonimo di area romagnola e probabilmente d'àmbito riminese) si prefiggeva l'illustrazione di un modello di santità episcopale, la glorificazione del protagonista e la propaganda del santuario.

La Vita è tramandata da cinque manoscritti: il Passionario della Biblioteca Gambalunga di Rimini della seconda metà del secolo XII; il codice 1622 della Biblioteca Universitaria di Padova, del secolo XV; il codice Vaticano Latino 5834, scritto verso la metà del secolo XVI e compilato dall'erudito ravennate Gian Pietro Ferretti (1482-1557); i manoscritti H.8.1 e H.9 della Biblioteca Vallicelliana di Roma, fine XVI-inizio XVII secolo.


Il testo, volgarizzato dal sacerdote sarsinate Filippo Antonini, 1560 -1621 (Vita et miracoli del glorioso confessore s. Vicinio vescovo, et protettore di Sarsina. Nouamente posta in luce d'ordine di monsignor Nicolò Brautio vescouo di Sarsina. Ad instanza del Capitolo della medesima Città, Sarsina 1609), viene édito per la prima volta dai Bollandisti. La Vita sancti Vicinii fu composta a cavallo dei secoli XI-XII, e comunque non oltre la prima metà del XII, a motivo della datazione del codice riminese che per primo la tramanda; un riferimento interno al vescovo sarsinate Uberto (documentato da prima del 20 maggio 1028 a dopo il 1053) funge da indicatore e spartiacque cronologico.

Che cosa ci racconta di Vicinio? Originario della Liguria, vale a dire dell'Italia nord-occidentale, giunse a Sarsina in tempo di persecuzioni; qui predicò il Vangelo, fu ordinato vescovo e svolse santamente il ministero episcopale, dedito alle virtù pastorali e in particolare a liberare con la preghiera e col digiuno gli infelici oppressi da influsso demoniaco.

Esercitò al sommo grado tutte le virtù evangeliche, ammaestrando clero e popolo, sovvenendo ai poveri, alle vedove, agli orfani e ai sofferenti, praticando la povertà in prima persona, pregando, vegliando e digiunando, aborrendo tutto ciò che era mondano e improntando il proprio essere e il proprio agire alla sequela di Cristo.


La sua presenza fisica determinò molteplici opere miracolose, guarendo da malattie e liberando gli ossessi dal demonio: azione, quest'ultima, nella quale Vicinio eccelleva; una sorta di specializzazione, precisa il testo, constatata e registrata anche al tempo della sua stesura. Dopo ventisette anni e tre mesi di episcopato, ricevette con la morte il premio che Dio riserva ai suoi figli diletti. Con trionfali esequie e un funerale famoso per la solennità della liturgia, fu sepolto in un sarcofago marmoreo collocato nella cripta. Dopo la sepoltura, continuarono i miracoli operati per sua intercessione presso il suo sepolcro e la vita cristiana crebbe rigogliosa.

È una "vita" che non ha notizie biografiche: nulla della famiglia d'appartenenza di Vicinio, nulla su nascita e infanzia; alcun episodio riferito alla vita terrena, al periodo precedente l'elezione episcopale e all'operato da vescovo (ma l'assenza di cronologia e di cronotopi è anche in funzione dell'atemporalità della figura del santo); si fa cenno a miracoli in vita ma non vengono raccontati; gli episodi prodigiosi appartengono tutti al post mortem.

Lo scenario d'azione dell'evangelizzatore rimane su un piano indistinto. Mancano implicazioni urbane da potersi definire sarsinati in senso stretto; la città è soltanto genericamente nominata («si diresse alla volta della città di Sarsina, comunemente chiamata Bobbio») e individuata dai connotati geografico-topografici: è collocata fra gli Appennini, ai suoi piedi scorre il fiume Savio e si trova sulla direttrice viaria Ravenna-Roma.
.
I secoli posti tra l'esistenza del santo e l'età di redazione della Vita Vicinii hanno inghiottito notizie e informazioni puntuali; del suo protovescovo la Chiesa sarsinate conserva soltanto lineamenti generali, derivati dalla tradizione e poggiati più sull'oralità che sui documenti scritti, dal momento che la memoria storica risulta del tutto offuscata, per non dire definitivamente perduta.

Ma qui l'agiografo si limita a prendere atto dell'esistenza di un culto secolare, attestato e ribadito dalla prassi devozionale di cui è testimone la sua fonte, cui non intende aggiungere nulla o sovrapporre alcunché di forzato; registra un dato tradizionale e lo rispetta pur nell'autocosciente consapevolezza della povertà delle indicazioni. All'autore non rimane che procedere ad un'azione programmatica pressoché obbligata: esaltare, per il tramite dei miracula post mortem registrati e registrabili intorno al sepolcro, il carisma taumaturgico del corpo di Vicinio, e dunque le proprietà esclusive della cattedrale sarsinate (plebs urbana, non si dimentichi), ormai rinomata custode di un locus sanctus, con tutte le prerogative del sanctuarium (di cui i racconti prodigiosi sanciscono le canoniche specificità); del resto la fitta rete di santuari e il ricco panorama di pellegrinaggi denunciati dal testo pongono la città sul Savio fra le mete dei questuanti bisognosi e dei cercatori del Dio-salus, sancendone una sorta di ufficialità e improntando una pubblicizzazione che sortisce l'efficacia maggiore proprio nella spettacolare e puntuale concretezza delle azioni miracolose derivate dai meriti del santo. Il catalogo dei miracoli mette in sequenza storie - che risultano veri e propri quadri di genere - assolutamente indipendenti fra loro, benché manifestino analoghi procedimenti narrativi e medesime modalità stilistiche; la loro conclusione comporta sempre un ravvedimento e una conversione della persona esaudita o guarita, e il malato diventa uno "strumento" del santo.


C'è una coscienza collettiva alla base dei racconti prodigiosi, dai quali si sprigiona un culto che giunge a determinare persino forme di aggregazione sociale (la festa del patrono confluisce in fiere e occasioni di commercio): la solennità liturgica si prolunga così su un versante laico e civile, con più elevata frequenza e densità. I miracoli, vera sopravvivenza postuma del santo, ruotano attorno ai consueti ingredienti (malato, taumaturgo e pubblico) e si sviluppano narrativamente secondo la classica struttura ternaria:
1) l'insorgere di un problema-difficoltà;
2) l'intervento del santo-aiutante;
3) la scomparsa del problema-difficoltà.

La sequenza dei nove racconti miracolosi è così articolata:
• liberazione di un indemoniato
• un ricco cessa di vessare un suo diacono
• furto della «catena», suo prodigioso rinvenimento e liberazione d'indemoniato
• una donna, che ha irriso il santo, dapprima viene punita e poi liberata
• guarigione di un cavallo, in seguito morto per inadempienza del voto
• liberazione di un prete ingiustamente incarcerato
• furto di sacre offerte e conseguente punizione
• guarigione di uno storpio
• la reliquia del santo, dimenticata in un letto per distrazione, si manifesta prodigiosamente e così viene recuperata

L'agiografo deve aver operato una selezione senza alcuna preoccupazione cronologica (peraltro impossibile per lui perché già impossibile per le sue fonti), miscelando materiale taumaturgico più o meno "vecchio" (e di tradizione orale) con episodi più recenti perché riconducibili a testimonianze direttamente o indirettamente pervenute ai committenti.
TESTIMONIANZE SU SAN VICINIO
Come tutti i santi, anche Vicinio ha un culto ed una devozione documentati nel corso dei secoli. Alquanto significativa, in proposito, è l'età medievale, nella cui lunga durata si appuntano varie e variegate segnalazioni riguardo al santo vescovo di Sarsina. La più antica è costituita da una preghiera attribuita all'abate benedettino san Guglielmo da Volpiano contenuta in un codice del secolo XI: fra i santi venerati troviamo affiancati Apollinare, Vitale e Vicinio. La seconda testimonianza si trova in un altro testo agiografico (Sancti Rophilli episcopi Foropopiliensis miracula post mortem), trasmesso da un codice in gran parte degli inizi del sec. XI; nel secondo episodio narrato san Vicinio è protagonista, insieme al vescovo Rufillo di Forlimpopoli. In un notevole documento iconografico raffigurante Cristo in trono fra i santi Giovanni Battista e Vicinio e donatori, conservato nella Biblioteca Malatestiana di Cesena, con esattezza datato 1104, qualcuno vi riconoscere la figura di s. Vicinio proprio grazie alla presenza del suo tipico attributo: il protovescovo sarsinate (a destra del Cristo) è accompagnato da un'ancella che reca il collare. Un'interessantissima attestazione del culto viciniano, datata 1120, si trova nell'abbazia di Montetiffi, una fondazione benedettina del Montefeltro risalente alla metà del secolo XI: nella chiesa abbaziale si conserva la base dell'antico altare con un'epigrafe che menziona san Vicinio (primo di una lista santorale che comprende Agostino, Nicola, Leonardo, Giorgio e Giovanni Battista). Si devono poi aggiungere: un privilegio di papa Lucio III, del 1182 (cita i mercanti che giungevano a Sarsina per la festa di san Vicinio e che dovevano versare al Capitolo della cattedrale la terza parte delle tasse dovute); il sinodo diocesano del 1380, testimone del fatto che sul monte detto di San Vicinio si trova una chiesa a lui dedicata; un documento notarile del 1404 attestante la solennità di san Vicinio, con la partecipazione obbligatoria di tutti i chierici del circondario. Il culto ritorna prepotente nella seconda metà del Cinquecento, in clima post-tridentino, e agli esordi del Seicento: alimentata da evidenti impulsi di carattere locale, la devozione al santo subì agli inizi del secolo XVII una forte accelerazione ad opera soprattutto di un volumetto composto da Filippo Antonini. La redazione, fa capire l'autore, è voluta dal vescovo Nicola Brauzzi (1602-1632) e verosimilmente rientra in un progetto che intende partire da una riscoperta della tradizione locale, e dunque anche del culto dei santi; una rilettura ed un rinnovamento già iniziati dai presuli predecessori, artefici di riesumazioni, ricognizioni e traslazioni delle reliquie del santo.




 

IL PELLEGRINAGGIO NEL TERZO MILLENNIO - LA VIA DEI ROMEI
LA VIA DEI ROMEI, L'EREDE DELLA ROMANA VIA POPILIA
Questa antica strada collegava le regioni dell'Europa orientale a Roma, passando anche dalla costiera adriatica. Superate quindi Venezia e Ravenna, ci si addentrava nell'Appennino. Da Ravenna i pellegrini medievali avevano diverse opportunità per proseguire verso la città di San Pietro. Questo percorso permetteva inoltre ai devoti viaggiatori di raggiungere gli imbarchi della Puglia per la Terra Santa o il Santuario di S. Michele sul Monte Gargano. I Romei potevano provenire da vari luoghi della cristianità medievale e, fin dal 784, una lettera del Papa a Carlo Magno segnalava l'esistenza di un ricovero per pellegrini Romei a Galeata. Durante il Medioevo essi viaggiavano seguendo i percorsi interni, dal ferrarese fino a Faenza, anziché lungo il litorale, all'epoca ancora malsano, trovando il conforto e l'ospitalità delle comunità monastiche che incontravano lungo il cammino. La prima era quella benedettina di Pomposa, quindi - discendendo- i pellegrini trovavano Comacchio, mentre verso Ravenna a Sant'Alberto, il Monastero omonimo in Insula Parei rappresentava il riferimento per coloro che si dirigevano a Ravenna.
DA RAVENNA ALL'APPENNINO
Appena fuori Ravenna, si visita la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, situata in aperta campagna: al suo interno vengono conservati pregevoli sarcofagi del V e VI sec. e magnifici mosaici databili fra il VI e il VII sec.. Nei pressi della Basilica si estende la pineta di Classe.
Dopodichè si può scegliere di procedere da un lato verso Cesena lungo la Via del Dismano e dall'altro verso Forlì lungo l'attuale Ravegnana. Entrambi i percorsi sono costellati di antiche pievi di campagna.
Un ulteriore tragitto, verso l'entroterra, conduce dal Delta del Po a Faenza. Esso conduce dapprima a Ferrara: una sosta di due o tre giorni consente di approfondire la conoscenza della città estense. Da Ferrara i pellegrini procedevano a piedi fino ad Argenta, quindi si servivano delle imbarcazioni per giungere fino al margine meridionale delle paludi.
Lungo il percorso si incontrano la Pieve di S. Maria in Fabriago e la Pieve di S. Pietro in Sylvis a Bagnacavallo. Eretta nel VII secolo, è una delle pievi meglio conservate del Ravennate. La dedica rimanda alla presenza di un'antica foresta, al cui limitare si trovava la pieve. A questo punto si inizia a varcare lo spartiacque dell'Appennino, che offre diverse opportunità.
ITINERARI FRA LE VALLI
A Faenza il turista può visitare il MIC, il Duomo, Palazzo Mazzolani, la Cattedrale, la Pinacoteca e la Chiesa della Commenda. Dall'antica "Faventia", il viaggiatore può scegliere tre alternative, in base alle direttrici vallive del Senio, del Lamone e del Tramazzo.
Tappe di riferimento del primo percorso sono Riolo Terme e Casola Valsenio, quindi Palazzuolo in territorio toscano. L'antico borgo di Riolo Terme era già noto ai romani per le qualità curative delle sue acque; Casola Valsenio presenta varie attrattive: la Rocca di Monte Battaglia, il Giardino Officinale e, ad appena 2 Km dal centro il Cardello, risalente forse all'XI secolo.
Il secondo percorso parte da Brisighella, dove si visiteranno la duecentesca Torre dell'Orologio, la Collegiata, la Chiesa dell'Osservanza (1525), la Rocca Manfrediana e Veneziana che si compone del cosiddetto "Torrione Veneziano" (XVI secolo) e dell'antico "Torricino" (1300) e la curiosa sopraelevata Via del Borgo, altrimenti detta Via degli Asini. Anche Brisighella è famosa, sin dall'epoca romana, per le sue acque termali.
Il terzo percorso attraverso la Valle del Marzeno ha come centri di riferimento Modigliana e Tredozio: la prima dal X secolo patria della famiglia dei Guidi e quindi al centro di importanti eventi storici, Tredozio invece era già nota al tempo dei Romei per la Pieve di San Michele.
Da Forlì si diramavano, all'epoca dei pellegrini medievali, altre tre strade che conducevano i fedeli in Toscana, quindi a Roma:la prima attraversa la Valle del Montone toccando Terra del Sole e Castrocaro, rinomato centro termale immerso nel verde; la seconda attraversa la Valle del Rabbi che ha come riferimenti principali Predappio e Premilcuore; infine la terza attraversa la Valle del Bidente che conduceva al passo dei Mandrioli e da qui ad Arezzo in territorio toscano.
COME ARRIVARE
Per Ravenna, casello autostradale A14 Ravenna. La città dista 74 Km da Bologna, 136 Km da Firenze, 285 Km da Milano, 366 Km da Roma.
Per Forlì, casello autostradale A14 Forlì. La città dista 63 Km da Bologna, 109 Km da Firenze, 282 Km da Milano, 354 Km da Roma.
LA VIA ROMEA NONANTOLANA: TRA STORIA E NATURA FINO A FANANO
Nell'Alto Medioevo la Via Romea Nonantolana collegava Nonantola a Fanano e attraverso una serie di sentieri giungeva a Roma. La conseguente espansione verso oriente, oltre il Reno, dei Longobardi, indusse all'esigenza di riorganizzare la rete viaria allo scopo di raggiungere più agevolmente l'Italia centrale. L'opera venne iniziata da re Astolfo che cedette il territorio di Fanano al cognato Anselmo, il quale, vestito l'abito monacale, fondò nel 749 il Monastero e l'Ospizio benedettini di Fanano, importanti riferimenti per i pellegrini lungo il crinale appenninico. Tre anni dopo, nel 752 Anselmo fondò un Monastero a Nonantola, destinato a divenire il nodo del nuovo sistema viario.
Nella Val di Lamola (attuale Ospitale) venne in seguito costruito un importante Ospizio, mentre altri "posti tappa" furono creati lungo il percorso, come Ospitaletto a Marano, il cui nome è testimonianza del ruolo avuto da questa località lungo il percorso.
Con la decadenza di Nonantola e l'avanzare delle potenze rivali di Modena e Bologna, si smembrò l'unità territoriale. Nonostante la frammentazione del percorso, un antico tracciato nei pressi di Fanano veniva ancora utilizzato in età feudale divenendo la "Mutina Pistoria".
La Via Romea Nonantolana nelle sue varie tappe è segnalato per tutti i 115 Km e adatto sia al trekking sia alla mountain bike. Il percorso è stato inoltre arricchito con il posizionamento di 10 sculture, sul tema del pellegrinaggio, realizzate nel corso del XV Simposio Internazionale della Scultura su Pietra di Fanano.
Il percorso escursionistico ha inizio a Nonantola, lungo tratti di strada dalle ampie panoramiche sulla sottostante Valle del Panaro, su Marano e sulla Torre della Chiesa di Festà. La piccola borgata di Denzano è tutta raccolta attorno all'antica Pieve del XII secolo. Usciti dal centro, si trovano le omonime Salse, dove si osserva un fenomeno simile a quello delle Salse di Nirano: emissioni di fanghi ed acque melmose fredde sospinte verso l'alto da idrocarburi.
Si prosegue quindi per il centro di Ospitaletto per visitare la sua Parrocchiale, qui il verde si fa particolarmente suggestivo e si può avvistare anche il monte Cimone, mentre scendendo fra ginestre e roverelle, si può godere la veduta dei Sassi di Roccamalatina.
Raggiunta la Provinciale si arriva a un'importante tappa: la Pieve di Coscogno intitolata a Sant'Apollinare. Si procede fra i coltivi con una magnifica vista sulla valle del fosso di Benedello. Nel vicino borgo di Niviano è possibile vedere la Torre, che doveva risalire all'XI secolo, e un bell'Oratorio seicentesco; a Lavacchio i famosi murales.
Situata nei pressi del monte Cimone, Sestola merita una sosta il suo caratteristico borgo medievale. La Torre dell'Orologio ospita il Museo della Civiltà Montanara e il Museo degli Strumenti Musicali Meccanici. Nelle vicinanze l'Oratorio romanico di S. Biagio è circondato dal silenzio e dalla solitudine dei boschi che le fanno da cornice, e il passo del Lupo, sede del Giardino Botanico "Esperia", un "museo" ecologico sulla flora locale ed alpina.

A pochi Km si incontra Fanano, nodo nevralgico della Via Romea Nonantolana, nonché centro dotato di un ricco patrimonio artistico, come il Parco Urbano di Sculture in Pietra, un museo all'aperto che accoglie 213 sculture realizzate nel corso dei diversi simposi di scultura.
Si procede quindi verso Ospitale. Per gli amanti delle escursioni naturalistiche, ci troviamo nell'area del Parco del Frignano, il lago Scaffaiolo e il lago Pratignano fino a giungere uno dei tratti meglio conservati e più affascinanti della Romea, fra boschi e praterie.
COME ARRIVARE
Casello autostradale A1 Modena, quindi si prende la SS 255 per Nonantola. Modena dista 39 Km da Bologna, 130 Km da Firenze, 170 Km da Milano, 404 Km da Roma.


GENERALITÀ DELLA VIA DEI ROMEI

PR Il tratto Adriatico dell'antica Via Francigena, dal XI secolo in poi, prese anche il nome di Via Romea per indicare la destinazione finale: Roma.


Con il termine "Romeo" si designavano tutti coloro che compivano un viaggio di penitenza verso la Città Santa. I pellegrini viaggiavano a piedi o su animali da soma, portando le "Insegne del pellegrinaggio" cioè la chiave per San Pietro a Roma.


I Romei non aprirono nuove strade, ma utlizzarono le "direttrici" create dai romani e talvolta modificate, per motivi militari, dai Goti, Bizantini e Longobardi.


La via partiva dal Brennero, percorreva il Veneto e la Romagna. A Faenza, Forlì e Cesena prendeva diverse ramificazioni per attraversare gli Appennini e giungere in Toscana. Da Forlì, i percorsi dei pellegrini attraversavano la Valle del Montone, la Valle del Tramazzo e la Valle del Bidente.


Nella Valle del Montone, Castrocaro Terme è già presente in documenti che risalgono al 1035 d.c. Da qui, il percorso proseguiva per Dovadola, Rocca San Casciano fino a San Benedetto in Alpe dove si univa al percorso che partiva dalla Valle del Tramazzo, cioè da Modigliana e Tredozio, per arrivare in Toscana.




Il territorio della Valle del Bidente è citato in diverse fonti medioevali. La prima città che si incontrava eraMeldola, si proseguiva poi per Cusercoli, Galeata, Santa Sofia, Campigna.

ITINERARIO DETTAGLIATO
La posizione di Forlì è caratterizzata dall' unione di almeno due strade provenienti dall' Italia Centrale che percorrevano le valli del Montone e del Rabbi. Particolarmente interessante da visitare è la Basilica di San Mercuriale, nata nel IX secolo come monastero benedettino sul luogo di sepoltura del protovescovo Mercuriale. Fu ricostruita negli anni 1178-1235, a tre navate e ampliata alla fine del XV e nel XVI sec. Nel sesto decennio del XII secolo passò alla congregazione vallombrosana.


Partendo da Forlì, dopo circa 10 km della strada statale 67, si incontra l' antica Castrum-Cari, Castrocaro Terme. La cittadina ha origini antiche. Lungo il percorso i pellegrini incontravano la Fortezza, l'imponente Castello, considerato uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medioevale.


Modigliana si trova nella valle parallela a quella del Lamone (il percorso che da Faenza risaliva il Lamone in direzione Marradi), la Valle del Tramazzo - Marzeno, anch' essa utilzzata dai pellegrini. Modigliana è una cittadina ricca di storia, patria fin dal X secolo dei Conti Guidi. Al tempo dei pellegrini esistevano una "Roccaccia", ora un rudere, e il Palazzo Pretorio, costruito nel XII secolo dai Conti Guidi.


Proseguendo per circa 10 km, si arriva a Tredozio, altro borgo antico suggestivo, compreso nel territorio gestito dai Conti Guidi. L' edificio più importante è la Pieve di San Michele, originaria del XII secolo e già conosciuta all' epoca dei romei.


Un' altra via che i Romei potevano percorrere, partendo da Forlì, attraversava il territorio della Valle del Bidente. Allora come oggi, (la strada statale odierna è la 310 del Bidente), Meldola è la prima cittadina che i pellegrini incontravano sul loro percorso. La cittadina ha origini romane ed era dotata di un "Castrum Meldule", un fortilizio sul quale nel secolo XV il Signore di Rimini, Malatesta Novello, fece costruire una parte della rocca.


Proseguendo sulla strada statale 310 del Bidente, a circa 25 km da Forlì, si incontra Cusercoli. Anche questa cittadina possedeva una rocca conosciuta già dal XII secolo e costruita su una prima fortificazione romana di cui resta un muro di pietra a secco.


Dopo Cusercoli, a circa 30 Km da Forlì, la Valle del Bidente si allarga e nella conca sorge Galeata.

Nel Palazzo Pretorio c'è il Museo Civico "Monsignor Domenico Mabrini" dedicato al religioso che nella prima parte del Novecento si adoperò per il recupero e la salvaguardia delle memorie di Galeata. Il Museo raccoglie reperti archeologici della zona e dell' area dell' antica città romana di "Mevaniola" .


A circa 3,5 km da Galeata sorge la Abbazia di Sant' Ellero. A partire dal V secolo, la chiesa faceva parte dell' importante monastero di S. Ellero. La potente abbazia esercitò nel corso dei secoli una grande influenza politica e spirituale sulla valle del Bidente. Nella cripta è conservato il sarcofago del Santo, tuttora meta di pellegrinaggi. L' abbazia è raggiungibile attraverso l' antico sentiero dei pellegrini: al giorno d' oggi si percorre la Via II Giugno, da Galeata, seguendo le edicole della Via Crucis.


Santa Sofia si trova alle sponde opposte del Bidente, a circa 40 km da Forlì. Attraverso la parte più antica del borgo si sale fino alle case costruite sui bastioni dell' antico castello. Da lì, i pellegrini arrivavano a Bagno di Romagna, attraversando l'Alta Valle del Savio. In questo luogo la Via dei Romei che partiva da Forlì si univa con quella che partiva da Cesena. Da Bagno di Romagna, percorrendo l' attuale strada statale 71 della Valle del Savio, si sale fino al Passo dei Mandrioli e si arriva in Toscana.


STORIA
Le strade degli antichi pellegrini
Il pellegrinaggio a Roma durante il medioevo era una delle tre peregrinationes maiores insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela, ma conobbe il suo massimo impulso a partire dal 1300, anno del primo Giubileo cristiano. Tra le vie più utilizzate dagli antichi pellegrini vi era il percorso che dal Brennero scendeva nel Veneto e in Romagna, per proseguire attraverso i valichi appenninici verso la Città Eterna.

Gli storici hanno tuttavia rinunciato al tentativo di individuare un unico itinerario battuto dai viaggiatori medievali. I documenti ci mostrano infatti come il mutamento dei corsi d'acqua, le trasformazioni politiche, la creazione o l'abbandono di insediamenti e luoghi di culto modificassero nel tempo i percorsi e le strade rispetto all'età romana.

Inoltre, per raggiungere gli stessi luoghi, accanto a strade sempre trafficate come la via Emilia, i pellegrini e i mercanti utilizzavano percorsi alternativi che presentavano caratteristiche più convenienti per ragione di natura economica - esenzione da pedaggi o tasse di transito, nuovi mercati - o di natura religiosa per via della presenza di culti di santi o di reliquie che acquistavano un credito crescente. Pertanto gli studiosi oggi preferiscono parlare di "aree di strada" o di "fascio di strade".

Molti dei nostri Romei, una volta giunti a Venezia, utilizzavano la città come scalo. Per chi arrivava dalla Padania occidentale e dal Centro Europa attraverso il Brennero una possibilità poi era quella di utilizzare il Po come via d'acqua.

Fra la laguna di Venezia e Ravenna, attraverso il Delta del Po, i romani avevano costruito verso il 132 a.C. la via consolare Popilia. Ma dopo la crisi dell'impero quella strada era stata lasciata andare e paludi malsane si erano impadronite della zona. Il tracciato ricominciò ad essere utilizzato solo a partire dal '400, sicchè al tempo del medioevo le alternative più importanti divennero le vie d'acqua interne che avevano in Ferrara Argenta e Ravenna i porti fondamentali del tragitto, peraltro già conosciuto ai romani.

L'asse itinerario di base del percorso era il Po di Primaro - che portava a canali e fiumi minori fino al mare - con le vastissime paludi che fiancheggiavano il suo basso corso. Questo percorso fu praticato da personaggi illustri, come gli imperatori della casa di Sassonia, da Ottone I a Ottone III.

Un'altra alternativa per compiere il tratto tra Venezia e Ravenna era costituita dalla navigazione lungo la costa adriatica.

L'Emilia Romagna ha caratteristiche geografiche molto semplici: una costa, una fascia di pianura attraversata dalla via Emilia e infine, verso il confine con la Toscana, una serie di colline e di montagne via via più elevate. Una volta raggiunta la via Emilia - ci fossero arrivati dalla costa adriatica o piuttosto dal Po - i viaggiatori medievali diretti a Roma dovevano per forza incamminarsi in lenta salita per valicare l'Appennino, nei suoi diversi tratti.

Chi volesse, poteva invece scegliere di proseguire il viaggio via mare alla volta della Puglia e quindi della Terrasanta, imbarcandosi dal porto di Rimini.



LE AVVENTURE DI VIAGGIO MEDIEVALI
I pellegrini in cammino verso la Città Eterna provenienti da ogni luogo della cristianità erano chiamati Romei, letteralmente, "coloro che sono diretti a Roma". Molte erano le motivazioni che spingevano uomini e donne nel medioevo a mettersi in viaggio.
Se le fonti dell'epoca tendono a presentarci il viaggiatore come pellegrino alla ricerca di santuari dove pregare per la salvezza propria e dei propri cari, tuttavia le stesse fonti ecclesiastiche mettono in luce come i pellegrini fossero spesso accompagnati da quella curiosità di conoscere il vasto mondo che è più o meno insita in ogni essere umano.
Ad essi si mescolavano spesso i mercanti, che continuarono ad assicurare merci rare e di lusso, anche nei periodi in cui le economie locali tendevano alla sussistenza. La Romagna, zona di passaggio naturale, vide quindi sempre transiti di pellegrini padani o transalpini che lungo la costa si recavano a Roma o al famoso santuario di San Michele del monte Gargano.
Ma la Romagna fu anche zona di transito dei mercanti che, soprattutto a partire dall'età comunale, trasportavano dalla pianura romagnola grano e altri prodotti agricoli, e dalla montagna appenninica legname verso la Toscana. Le vie d'acqua interne o le rotte dell'Adriatico videro poi sempre le navi veneziane distribuire le preziose merci bizantine.
Un'altra categoria un po' particolare di viaggiatori si affiancava poi alle precedenti: quella degli studenti, che sempre più numerosi percorrevano le strade d'Europa dal XII secolo, attirati dalla fama delle Università italiane, quella bolognese prima fra tutte. Ad essi si aggiunsero i "clerici vagantes" che si allontanavano dal loro monastero con dubbi intenti di arricchimento culturale e spirituale ma in realtà per insofferenza della vita monotona in un luogo ristretto.
Viaggiare era pericoloso e scomodo. Spesso i mercanti e i pellegrini preferivano accordarsi con altri che seguissero almeno una parte del percorso per aiutarsi r